Il ROI del SMM non esiste
Si sente molto parlare del ROI del Social Media Marketing, il Sacro Graal che dovrebbe convincere i CMO ad investire sulle attività di Web Marketing, perché ne renderebbe finalmente misurabili i ritorni.
Vorrei dare il mio piccolo contributo al dibattito: come sanno tutte le aziende che investono efficacemente sulla Rete, il ROI del Social Media Marketing non esiste.
Ne esistono 10, almeno.
Scordatevi quindi una percentuale che indichi il rendimento del capitale investito in attività sulla Rete. E cominciamo a pensare invece, alle possibili prospettive degli investimenti digitali, come suggerito dagli studi più recenti, e ai vantaggi che si possono ottenere per ciascuna.
Le prospettive sono 4, i benefici 10. Eccovi una sbrigativa, ma veritiera, lista:
1. Risk Management → gestione e prevenzione delle crisi
2. Risk Management → possibilità di gestire il customer care via social media
3. Brand Management → aumento di valore dell’asset Brand
4. Brand Management → aumento dell’attrattività, della riconoscibilità e della credibilità del marchio
5. Digital perspective → rapidità di comunicazione con i propri follower, possibilità di entrare rapidamente in contatto con nuovi follower
6. Digital perspective → migliore conoscenza dei propri clienti e delle loro aspettative
7. Financial perspective → fidelizzazione dei propri clienti (+ ricavi)
8. Financial perspective → maggiore targettizzazione delle offerte (+ ricavi)
9. Financial perspective → aumento della platea di potenziali clienti a cui rivolgersi (+ ricavi)
10. Financial perspective → aumento del traffico dai social media verso il proprio sito (+ ricavi)
Tutto questo è valido, naturalmente, solo a patto che il social media marketing sia considerata non una attività residuale da fare a budget residuale e solo per dovere di presenza, ma invece una scelta decisiva per l’impresa, e che di conseguenza venga costantemente allineata alle strategie aziendali, semplicemente perché ne è parte integrante.
E ciascun punto della lista, naturalmente, meriterebbe un post dedicato. A partire dal fatto che se una azienda non ha intenzione di comunicare con trasparenza e rigore, forse sono più i rischi che corre che non i vantaggi che potrebbe ottenere, perché sul web tutto è tracciato, e qualunque parola sul web rimane scolpita nella pietra.
Tutto questo era quindi solamente per dire: la formula magica non esiste ancora, e forse è inutile provare a calcolarla perché il valore dell’investimento digitale è lì davanti ai nostri occhi. Si potrebbe obiettare: ma il caso Apple non dimostra che si può essere leader senza stare sui social? La risposta potrebbe essere semplice: non è forse Steve Jobs il primo, grande, insuperato evangelizzatore di community, con i risultati che tutti conosciamo?







Chissà se è d’accordo Vincos :D
http://vincos.it/2012/01/23/il-mio-primo-libro-e-disponibile-social-media-roi-apogeo/
…Se legge tutto il post si troverà d’accordo ;-)
Sono assolutamente d’accordo con quanto hai scritto. Lo sbarco nel pianeta dei social da parte di un’azienda deve essere consapevole, pianificato e studiato da una persona competente perché i Social Network sono un’arma a doppio taglio: tanto un’opportunità quanto una minaccia, se non gestiti correttamente.
In termini di ROI sarà sempre e comunque difficile quantificare: per questo è necessario che l’azienda sia a conoscenza delle dinamiche delle community e del valore che hanno. Creare cultura è, secondo me, il primo passo per la costruzione di una strategia social.
Steve Jobs secondo me è un po’ un caso a se’, per il tipo di prodotto (altamente tecnologico) e per i tempi in cui ha iniziato l’evangelizzazione, in cui non c’era la stessa concorrenza che c’è oggi. :)
Esatto. Il concetto che ho provato ad esprimere è che non tutto ciò che ha valore è misurabile esattamente, e non tutto ciò che è misurabile ha necessariamente valore.
Ad esempio, sempre per rimanere su Jobs, è la passione ha reso grande la Apple, non la voglia di aumentare i ricavi.