La povertà che arricchisce
Pubblicato da Francesco
Permettetemi di iniziare un post con l’incipit di un post che pubblicherò in futuro.
Una lezione di sociologia servendosi della musica neomelodica? Io non ci sarei mai arrivato, ma per fortuna qualcun’altro ci ha pensato. Una musica che si è portati ad etichettare facilmente, escludendola dalla nostre analisi. Una musica che però racconta una terra, la gente, la vita. Ma questo è un altro post.
Una lezione che mi ha spinto a ragionare sull’importanza del mezzo. Questo determina, inevitabilmente, la comunicazione, perché soggetto ad interferenze. Il messaggio spesso vieni ignorato perché semplicemente non raggiunge un grande pubblico. Spesso si ignorano messaggi con tematiche poco note o semplicemente scomode. Ignorare il problema come unica soluzione.
Spesso la comunicazione richiede la povertà dei mezzi. Una povertà che arricchisce la comunicazione. Basta un cellulare, una handycam e il video sharing per descrivere una realtà scomoda ai canali istituzionali.
Daniele è riuscito in ciò che altri hanno ignorato. Descrivere un mondo con gli occhi di chi ha visto e ha avuto il coraggio di non tacere. Descrivere il bullismo che molti hanno vissuto e pochi hanno raccontato. Lo ha fatto con un’espressività degna di De Sica. Un uso neorealista (attori) di un supporto moderno (web) che stimola molti perché sulla società moderna. Perché a cui si risponde con sufficienza. Perché che non andrebbero abbandonati a se stessi. Perché a cui rispondere con altri perché.
Il mio plauso finale è per lo scontro/incontro tra il mondo finizionale e quello reale, mentre scorrono i titoli di coda.
Le immagini parlano di più.
Umberto Eco al rione Sanità
Pubblicato da Sabrina Sanza
Il tempo passa ma le idee restano. Le provocazioni vengono accolte, partorendo idee pulsanti. Sabrina, host writer dicembrina, mi aveva stupito con la sua analisi greimassiana. Io l’ho provocata con Eco, lei ha risposto creativamente. Questa è la sua analisi, che riporto quasi per intero. Il mio intervento sarebbe stato superfluo, ma questo non mi esenta da future considerazioni.
[...]La semiotica interpretativa di Eco, caratterizzata da un approccio più filosofico che concreto nei confronti della disciplina, parte dall’assunto che ogni testo è una macchina pigra, che presuppone cioè l’intervento attivo del lettore, inteso come fruitore in senso lato di un testo che non è necessariamente scritto, per l’interpretazione e la completa comprensione dello stesso. Un testo può essere considerato chiuso o aperto, a seconda del fatto che la sua interpretazione contempli da parte del lettore un solo tipo di lettura possibile, o, al contrario, preveda differenti chiavi e possibilità interpretative, conseguenza della cooperazione attiva del lettore e della realtà culturale, sociale, storica e politica in cui esso si trova immerso; prima di giungere alla completa interpretazione di un testo, il lettore, in base ai primi elementi dello stesso con cui si trova a confrontarsi, prefigura dei mondi possibili, cioè è in grado di fare ipotesi, selezionare e decidere proprietà e universi di discorso, compiere delle inferenze, per poi verificare se gli stati successivi del testo disattendano o, al contrario, confermino le sue intuizioni. Il testo a cui si fa riferimento, il video-choc dell’omicidio, può essere considerato un testo aperto, in quanto le azioni, i gesti e le reazioni che rappresenta, al di là dell’evento inequivocabile dell’assassinio, sono suscettibili di essere interpretati in modo diverso in relazione alle differenti idee, ai vari (pre)giudizi e ai distinti contesti socio-culturali in cui si trovano i diversi lettori che fruiscono dello stesso.
I fruitori del testo in questione potrebbero essere suddivisi in due fasce: [...] coloro che sono coinvolti nella realtà della camorra profondamente, in quanto, vivendo in un territorio maggiormente interessato dal fenomeno, vi si trovano quotidianamente e più facilmente a contatto, anche più direttamente diventando addirittura testimoni involontari di un omicidio come nel caso dei passanti del video, e il gruppo di coloro che, invece, si raffrontano con la realtà della camorra solo attraverso i canali informativi e le notizie e le immagini diffuse dagli stessi.
Le immagini presenti nel video potrebbero, quindi, essere valutate e considerate, interpretate differentemente da questi due distinti gruppi di lettori: i lettori più lontani dalla realtà criminale napoletana potrebbero interpretare la fuga dei passanti, la noncuranza rispetto all’uomo riverso sul marciapiede di una strada affollata e la stessa scelta della diffusione del video per ottenere collaborazione e informazioni utili all’identificazione del killer [...], potrebbero prefigurarsi un mondo possibile in cui, per vigliaccheria o per fredda e distaccata abitudine alla violenza [...], coloro che si sono trovati coinvolti direttamente in questo omicidio non hanno prontamente reagito all’evento, chiedendo aiuto o contattando immediatamente le Autorità competenti. Contrariamente, chi si trova quotidianamente e intensamente a contatto con la realtà della camorra a Napoli[...], potrebbe interpretare le immagini del video, in particolare le reazioni dei passanti all’omicidio, immedesimandosi e compenetrandosi profondamente nella situazione rappresentata, potrebbe essersi prefigurato un mondo possibile in cui la fuga delle persone che transitavano nella strada davanti al bar e dei clienti dello stesso, la loro apparente indifferenza rispetto al crimine commesso, e l’omertà, la loro ritrosia a diffondere e comunicare alle Autorità informazioni di cui erano stati diretti testimoni, era in realtà dettata dalla paura, dal terrore di fronte ad un delitto commesso con una tale freddezza e lucidità, dall’istinto di sopravvivenza che potrebbe magari indurre a chiudersi e rifugiarsi nella propria dimensione individuale pur di non essere coinvolto in una situazione così pericolosa e potenzialmente letale.
Considerando, però, l’esigua quantità dei componenti del secondo gruppo di lettori rispetto a quello precedentemente considerato, con tutta probabilità l’interpretazione da parte della maggior parte dei lettori delle azioni e reazioni rappresentate nel video ha contribuito a considerare un’immagine della città di Napoli che non corrisponde completamente alla realtà, quella cioè di una città in cui crimini efferati si consumano quotidianamente, senza alcun timore o scrupolo di chi li compie, sotto gli occhi di una popolazione indifferente, insensibile, fredda e distaccata anche rispetto alla morte, che andrà ad arricchire e rinforzare la già grande quantità di pregiudizi che gravitano intorno questa città e chi vi abita, e che era emersa prepotentemente già nell’estate scorsa, con la diffusione della notizia di un uomo romeno ucciso per errore in un raid di camorra nella metropolitana di Napoli davanti ad una folla indifferente che non fece nulla per aiutarlo e soccorrerlo.
Diventa lecito, alla luce di questa riflessione, domandarsi quindi se il fine giustifica i mezzi, se è giusto che, per risolvere un caso giudiziario, si possa procedere in un modo che potrebbe essere considerato superficiale e leggero allo screditamento o ad una rappresentazione parziale dell’immagine e della reputazione di Napoli e dei napoletani; e forse diventa anche superfluo darsi una risposta.
Riposizionarsi
Pubblicato da Francesco
Il posizionamento del brand è un elemento fondamentale, se non costitutivo, del marketing aziendale. Oggi è richiesta molta più attenzione, da parte dell’azienda, nell’effettuare il proprio posizionamento. Maggior accuratezza dovuta all’impossibilità di avere un perfetto controllo della situazione. Ciò non è possibile per semplici motivi, messi in chiaro da Seth Godin: “il pubblico non può ascoltare tutto, non è possibile controllare il messaggio e perché tutto cambia rapidamente”. Non è possibile avere un posizionamento statico, all’interno del mercato odierno, e ciò riguarda sia le piccole realtà che il più potente brand mondiale. Il più noto motore di ricerca, nelle ultime ore sta cercando di modifica il posizionamento, del suo brand, all’interno del mercato cinese. Un mercato di cui il colosso, entra a far parte nel lontano 2000, quando internet nel paese asiatico era ancora poco sviluppato e quindi molto fecondo. I problemi iniziano a sorgere dopo due anni, quando il sito viene oscurato dalle autorità e reso inaccessibile agli internauti cinesi, fino a giungere ad un “adeguamento” di Google alle leggi imposte da Pechino sull’informazione in rete. Google.cn accetta di introdurre dei filtri al proprio sito, per attuare la censura prevista dal regime cinese. I rapporti, dopo anni di tranquilla “convivenza” tra colossi, iniziano ad incrinarsi quando uno dei due cerca di imporsi sull’altro. Il regime oscura il figlioletto di Google, per la presenza di video di repressione armata contro i monaci buddisti. La situazione precipita gradualmente, fino allo schiaffo in faccia al regime di ieri mattina. Google, attraverso il blog ufficiale, minaccia di lasciare il mercato cinese e disattiva i filtri. Gli internauti cinesi ritornano a vedere l’omino che sfido i carri armati. Una minaccia scaturita dal continuo attacco di hacker/spie, alle Gmail di oppositori del regime, con furto di dati sensibili. Un attacco continuativo e immorale, che ha portato il colosso del web a non favorire più la censura cinese.
Una risposta al regime, che auspica un nuovo posizionamento della società all’interno del mercato asiatico. Un posizionamento non più assoggettato dalla censura, ma proteso ad una liberalizzazione del cyberspazio cinese. Una scelta virtuale, che porterebbe a miglioramenti reali. Un motivo in più per aggiudicarsi il più ambito dei titoli.
Riuscirà Google ad attuare le sue politiche? Rischierà di perdere 360 mil. di utenti e con essi un mercato da 600 mil. di $? Riuscirà nel suo ri-posizionamento etico?
Saranno queste le vere motivazioni o solo un movimento per riguadagnare una fetta di mercato, che si sposta altrove? Io,come Kawakumi,sono per il free web.
Il simbolo perduto
Pubblicato da Vittorio
Permettete? Un pensiero simbolico.
Sono a Varese, fuori fa freddo, quindi meglio prendere un po’ di caldo prima di riuscire, e fare quattro saldi in giro per i negozi (:DDD). Sono nell’ufficio di una mia amica, ma qui dai pc aziendali non si va né su Facebook, né su Youtube. “Nè! Terun! ki se laùra.” Beh, almeno Repubblica.it lo posso leggere (fiù..) e allora becco questo articolo.
Lance e carte di credito ecco i simboli della civiltà, interessantissimo di Enrico Franceschini che parla di una lista redatta dal direttore del British Museum di Londra, Neil MacGregor, che ha selezionato i cento oggetti che hanno fatto la storia dell’Homo Sapiens, in collaborazione con la Bbc che ne farà un programma radiofonico settimanale a partire da fine gennaio.
Continuo a leggere e scopro che è un articolo teaser. Infatti, la lista non compare, è segreta (shhh…). Sarà oggetto del programma radiofonico, tuttavia qualche items è stato svelato. Ciascuno di essi fotografa un momento dell’evoluzione umana, una situazione o un evento che hanno condizionato i nostri antenati e ne hanno influenzato il cammino successivo. Una svolta tecnologica, come per esempio la lancia acuminata, sorella della clava, con cui l’uomo primitivo cominciò a cacciare e combattere, imparando ad assottigliare un ramo d’albero con una roccia fino al punto da renderlo un’arma letale. Oppure un cruciale passaggio di comunicazione e cultura, come la stele di Rosetta, la pietra – uno dei tesori del British Museum, di cui l’Egitto ha recentemente chiesto la restituzione – che permise di comprendere e tradurre finalmente i geroglifici. Solo l’ultimo simbolo, il centesimo, non è ancora stato trovato e i curatori della lista hanno pensato bene di chiedere al pubblico di esprimere il proprio parere.
Un articolo teaser è fatto per suscitare interesse e curiosità intorno all’argomento. E questo lo ha fatto. Mi sono chiesto cos’altro ci potrebbe/dovrebbe essere nella lista? – Vediamo.. la tv, internet, telefono, telefonino, cinema, macchina fotografia. Uff…
Poi mi sono chiesto, cosa ci sarebbe nella mia lista? Ovvero quella che ha reso me un uomo sapiens (aspetto anche in questo caso una battuta di Alfredo). – Ri-vediamo:
- l’isola del tesoro (il primo libro che ho letto);
- il commodore 64 (e da lì tutte le varie console della sony);
- il pc (doh..);
- il mac (:D);
- l’adsl (= internet a casa 24h24);
- l’iphone (= internet ovunque 24h24)
- braveheart ‘95 di Mel Gibson (il primo film che vidi al cinema)
- holly & benji (anche se sono rimasto deluso quando poi ho scoperto che il campo di calcio non è lungo 1,5 km);
- destro a volo di Van Basten nella finale dei Campionati Europei del ‘88 (ho scoperto una nuova religione, il calcio);
- i videotutorial (di qualsiasi genere dalla grafica all’editing alla cucina);
- il marketing non convenzionale.
Vabbè 10 possono bastare. I vostri quali sono invece? O cosa non dovrebbe mancare nella lista di Neil MacGregor?

Suicidio collettivo
Pubblicato da Francesco
300km da percorrere il 27 dicembre possono essere noiosi, sia per i postumi natalizi, sia per la scarsità di luce. Possono esserlo, ma se la quantità di zuccheri assunta è cospicua, si può anche ragionare. La tematica non è definita a priori, forse nemmeno a posteriori, lo scopo è riflettere o almeno provarci. Avendo una compagna di viaggio, sempre pronta a partecipare, ogni tragitto frutta qualche considerazione/collisione. Gli ultimi 300km, ci hanno portato a considerare la capacità degli individui di analizzare la realtà circostante, sulla loro capacità/volontà di informarsi e di approfondire le tematiche. Una carenza di capacità/volontà, dovuta essenzialmente alla mancanza di curiosità. Questo desiderio di conoscenza, latente o spiccato, è ciò che ha portato l’essere umano ad evolversi. Una curiosità, che ci permette di essere ciò che siamo.
La riflessione, come accade spesso, non ha portato a risultati concreti, ma a contrasti, vuoti e silenzi. Ovvero ciò che genera riflessioni ulteriori. Un ciclo continuo, vizioso, psichedelico.
Poi una sera accendi la tv, canale 5, il GF. I tuoi neuroni iniziano a suicidarsi. Assisti ad una scena che ha dell’incredibile, “uomini e donne”, urla, abbracci, pianti, pensi sia morto qualcuno e ti chiedi perché Maria De Filippi si sia messa a girare il nuovo Saw. Non è un horror, non dovrebbe essere una fiction, ma un reality. Ed è proprio questo che ti fa venire i brividi. Questa è la realtà? Questa è la vita? Questa è la mia generazione?… ti fermi… prendi il telecomando… cambi canale. Film. Un acrobatico Jet Li, capace di recitare una parte drammatica. Pensi.
I media sono questi, belli perché vari. Capaci di offriti una grande quantità di materiale, che ognuno è chiamato a scoprire, selezionare e approfondire. Anche nel fruire un mezzo, ipodermico sotto alcuni aspetti, come la tv, c’è bisogno di curiosità. Occorre lasciare attiva questa curiosità, intrinseca nell’uomo, anche quando si è alla ricerca del dovuto riposo.
Avevo intenzione di citare la teoria del frame, di Erving Goffman e il No sense of Place, ma condividere un suicidio collettivo, potrebbe scaturire maggiore curiosità.





