youtube

Buon compleanno, Web

Alessandro

By Alessandro
Published 14th November, 2011

Nel 1991 un signore di nome Tim Berners-Lee inventava il world wide web. Oggi, vent’anni dopo, a Roma si festeggia questo compleanno con un evento, che potrete fra l’altro seguire in diretta twitter attraverso il nostro account grazie a Francesco.
Io però ci tengo a fare i miei auguri personali al Web, perché se li merita.
Perché è grazie a lui se oggi ho un lavoro. E oggi, non è poco.
Perché è grazie a lui se da quando sono uscito dall’università ho lavorato, anche prima di Estrogeni.
Perché a volte mi ritrovo a pensare che ne sarà della nostra categoria se il Web dovesse essere superato e sostituito da altri media. Ma poi mi dico che non succederà, almeno non a breve.
Perché ogni anno che passa è un po’ meno difficile spiegare di cosa mi occupo a chi è molto più grande di me. E questa è vita reale, non retorica generalizzata del “Popolo della Rete”.
Perché quando capita di avere un problema di rete e cade la connessione mi rendo conto che il computer è quasi inservibile.
Perché, anche dopo una giornata passata davanti al PC per lavoro, la sera ho ancora voglia di leggere un post su un blog, guardare un video su YouTube, condividere una foto su Facebook e scorrere di continuo la timeline di Twitter.
Perché, al di là di tutti i luoghi comuni sulla perdita di socialità per colpa dei nuovi media, la verità è che grazie al Web hai la possibilità di entrare in contatto con persone che altrimenti prima non avresti mai avuto la possibilità di conoscere.
Sicuramente ci sono altri motivi che ora dimentico, e ce ne sono altri ancora che invece preferisco tenere per me. Ma mi sembra che già questi siano ampiamente sufficienti per farti tanti auguri di cuore: Buon compleanno, Web!

Nostalgia 2.0

Matteo

By Matteo
Published 25th July, 2011

I social network come Youtube e Facebook fungono da deposito di memorie felici dove i ragazzi condividono quotidianamente le proprie memorie d’infanzia. Questo facilita la comunicazione e la condivisione di ricordi, e contribuisce a far nascere anche in giovane età il senso di nostalgia proprio degli adulti e degli anziani. I ragazzi, oggi, grazie anche al contributo dei nuovi media, crescono più rapidamente, e altrettanto rapidamente consumano il presente e immagazzinano memorie. Memorie che si sedimentano in una sorta di passato-recente e se stimolate, attivano facilmente il senso di nostalgia. Questa la spiegazione di Maria Rita Parsi – psicologa esperta nelle problematiche dell’età evolutiva dei minori e degli adolescenti – sul proliferare delle vecchie serie televisive nei palinsesti di mezzo mondo. E mentre scorro l’articolo di Stefano Pesce su Repubblica, ripenso a quella nostalgia del tempo presente lamentata da Pasolini. All’impossibilità di cogliere la vita nella sua pienezza, suscitando nel momento stesso in cui la si possiede già un sentimento di perdita. Singolare appare che la risposta sia allora offerta dalla riproposizione dell’identico, specie se affidato ai non luoghi di cui si diceva. Spazi aperti per guardare al futuro e generare nuove conoscenze. Forse, la faccia triste di un progresso che troppo spesso sembra sorriderci.

 

Siamo ciò che cerchiamo

Francesco

By Francesco
Published 16th December, 2010

Milioni di query di ricerca, nell’epoca in cui la Treccani finisce sottolio, diventano rappresentative della nostra cultura. Le query rappresentative dello zeitgeist, ovvero la cultura predominante in una determinata epoca storica. Nell’era contemporanea in cui la cultura è determinata, modificata e amplificata dai supporti mediatici e in particolar modo dal web, Google rappresenta l’indice dell’immensa enciclopedia multimediale messa a disposizione della popolazione. L’espansione della cultura viene a coincidere con la contrazione dei tempi. Milioni di contenuti definiscono una cultura, che sta stretta anche in un solo anno invece che in decenni. Google Zeitgeist 2010 dimostra che ciò che cerchiamo delinea chi siamo.

Adv-roulette

Vittorio

By Vittorio
Published 7th September, 2010

Permettete? Un pensiero al cacciatore.
Stamattina ero sul motorino fermo al 15245187esimo semaforo di Roma. Auto e scooter ovunque.
Tuttavia, mi è caduto l’occhio sulla creatività di una pubblicità dinamica sulla fiancata di un bus. Il prodotto era una radio, romana credo, che passa musica rock. Ascolto quasi esclusivamente musica rock, soprattutto in radio. Ne ascolto tanta, eppure questa radio non la conoscevo.
Avendo discusso una tesi in Marketing Non-Convenzionale, è di pubblico dominio la mia posizione in merito all’utilizzo tradizionale di mezzi tradizionali. Eppure, questa volta hanno funzionato. Proprio con me.
Allora ho pensato alla pubblicità come ad una roulette russa.
Non so se qualcuno ha già parlato di quello che sto per dire. Per quanto sono sbadato potrei averlo fatto io ed averlo dimenticato. Nel caso qualcuno abbia letto qualcosa di simile a quello che sto per esprimere è pregato di passare parola.
La roulette russa, come molti ricorderanno grazie al film di Michael Cimino, è un macabro gioco in cui due sfidanti armano il tamburo di un revolver con una sola pallottola, facendolo girare e fermandolo a caso. Se quando ci si punta alla testa l’arma non si è morti d’infarto, si può anche provare a sparare.
La pubblicità è un po’ così. Armi un canale come faresti con una pistola, ma quando spari non sei sempre certo di riuscire a colpire il tuo target. Spesso il proiettile diventa vagante, e colpisce più tardi di quello che pensavi.
Nel caso che si tratti di supporti off-line, è ancora più difficile sapere quando, come e quanto lo hai colpito (non tutti quelli che notano una pubblicità su un bus ci scrivono un post). I mezzi, cosidetti above-the-line sono sicuramente in crisi anche per questo (tranne internet, che a mio parere meriterebbe un cluster a parte). Sono costosi, persistenti, e non offrono una ROI attendibile. Va sottolineato infatti che l’esposizione ad uno spot non è un dato paragonabile a quello della visualizzazione libera di un video.
Quindi non utilizziamo questi mezzi ATL? Sarebbe un’assurdità.
Il problema è che sono mezzi di massa che non parlano più alle masse. Come dice quello che cito sempre il mercato non si è ristretto, ha solo creato tante nicchie al suo interno. Ognuna delle quali ha bisogno di essere informata, su eventi o evoluzioni che riguardano il brand ad esempio. In questa ottica anche i mezzi ATL diventano utili allo scopo. Ciò che rende difficile, impossibile, il loro utilizzo resta il costo. Pagare uno spazio tv il doppio di quanto pagheresti la realizzazione di uno spot di buona fattura, a fronte di un numero certamente inferiore al passato di persone che saranno interessate allo spot, mette l’investitore nella condizione di non poter sostenere l’investimento.
Allora non funziona perché costa troppo? È un buon indizio, ma non voglio farla così semplice. Ma per il momento basta così. Altrimenti Ale non mi leggerà.

La povertà che arricchisce

Francesco

By Francesco
Published 30th March, 2010

Permettetemi di iniziare un post con l’incipit di un post che pubblicherò in futuro.
Una lezione di sociologia servendosi della musica neomelodica? Io non ci sarei mai arrivato, ma per fortuna qualcun’altro ci ha pensato. Una musica che si è portati ad etichettare facilmente, escludendola dalla nostre analisi. Una musica che però racconta una terra, la gente, la vita. Ma questo è un altro post.
Una lezione che mi ha spinto a ragionare sull’importanza del mezzo. Questo determina, inevitabilmente, la comunicazione, perché soggetto ad interferenze. Il messaggio spesso vieni ignorato perché semplicemente non raggiunge un grande pubblico. Spesso si ignorano messaggi con tematiche poco note o semplicemente scomode. Ignorare il problema come unica soluzione.
Spesso la comunicazione richiede la povertà dei mezzi. Una povertà che arricchisce la comunicazione. Basta un cellulare, una handycam e il video sharing per descrivere una realtà scomoda ai canali istituzionali.
Daniele è riuscito in ciò che altri hanno ignorato. Descrivere un mondo con gli occhi di chi ha visto e ha avuto il coraggio di non tacere. Descrivere il bullismo che molti hanno vissuto e pochi hanno raccontato. Lo ha fatto con un’espressività degna di De Sica. Un uso neorealista (attori) di un supporto moderno (web) che stimola molti perché sulla società moderna. Perché a cui si risponde con sufficienza. Perché che non andrebbero abbandonati a se stessi. Perché a cui rispondere con altri perché.
Il mio plauso finale è per lo scontro/incontro tra il mondo finizionale e quello reale, mentre scorrono i titoli di coda.
Le immagini parlano di più.

123