vittorio di giacomo

Estrogeni va in campagna

Daniela

By Daniela
Published 25th October, 2010

È on air oggi – su Il sole 24 ore – il secondo soggetto della prima campagna di comunicazione di Estrogeni per Estrogeni. Una profonda distesa verde con un messaggio chiaro e inequivocabile: si regalano campagne. Gratis!
Dopo la lettera di Babbo Natale, ecco un nuovo messaggio a ribadire l’iniziativa. Offrire, agli imprenditori che coltivano un sogno, un progetto di comunicazione.  Per essere grandi ma con l’entusiasmo e la passione dei piccoli. Per cogliere un’opportunità. Per sperimentare una struttura che si mette in gioco. Per realizzare un progetto che aspetta nel cassetto. Per rischiare, insieme, su un nuovo progetto.
Troppo semplice?
Metteteci alla prova, scrivete subito a babbo.natale@estrogeni.net. La vostra campagna vi aspetta!

La Freccia è tratta

Vittorio

By Vittorio
Published 22nd October, 2010

Permettete? Un pensiero interrogativo.
Molto spesso, su questo blog, abbiamo analizzato le migliori produzioni fatte da altre agenzie. Questo perché siamo convinti che le creatività capaci di far esplodere un ragionamento, arricchiscono. Siano esse pregevoli o totalmente sconclusionate, sono utili per l’apprendimento. Diciamo che, in certi casi, si fa esperienza sulla pelle degli altri.
Interessante, in merito, il pensiero espresso da Chiara Garibaldi in occasione del Piemonte Share Festival: “L’errore racchiude una potenza creativa unica perché rappresenta sempre l’emergere di un problema: in tutte le sue varianti, indica una questione che necessita attenzione e questa attenzione suscita controversie, le controversie generano soluzioni e innovazione. Ecco perché è interessante in questo periodo di emergenze globali occuparsi degli errori intelligenti.” (fonte NinjaMarketing)
Venendo al punto. In settimana, mi è capitato più volte di leggere articoli che hanno ripreso la polemica generata dalla promozione/iniziativa “Frecciarosa”, innaugurata da Trenitalia a inizio Ottobre. In sostanza, la parte interessante dell’offerta per il consumatore è stata “La possibilità per le donne di viaggiare gratis sui treni della media e lunga percorrenza (con l’Offerta Familia OttobreSabato Rosa) e l’opportunità di usufruire di un biglietto omaggio per i musei di RomaFirenzeVenezia eNapoli esibendo il biglietto Offerta Familia OttobreSabato Rosa, oltre a tanti omaggi e sconti ad hoc per le viaggiatrici . L’inziativa coinvolge inoltre anche pattuglie Polfer di sole donne sui treni e nelle stazioni per informare sui temi della sicurezza (fonte Trenitalia.it).
La problematica si è generata, secondo l’opinione pubblica in prima istanza e il Codancons poi, intorno alla discriminazione delle donne single, vedove e divorziate, per cui non erano previste agevolazioni. Ciò ha avuto, come è immaginabile, conseguenze notevoli sulla brand reputation di Trenitalia, che ha infatti reagito arricchendo l’offerta con soluzioni più estese.
Mi sono posto quindi la domanda, C’è stato un errore di comunicazione?. Leggendo quanto scritto sul sito, probabilmente sì: Le ferrovie si tingono di rosa. Per l’intero mese di ottobre stazioni e treni del Gruppo FS diventeranno teatro di iniziative e promozioni di grande impatto a favore della clientela femminile, con al centro una campagna di comunicazione e sensibilizzazione sui temi della salute, dei diritti e della sicurezza delle donne, con il sostegno e la collaborazione di Ministeri e Associazioni (fonte Trenitalia.it).
Evidentemente, si parla a tutto il pubblico femminile, non ad una parte. La stessa definizione “Frecciarosa” seleziona naturalmente un target femminile. Di sole donne, eppure l’offerta non comprende le donne sole.
Successivamente, quindi, mi sono chiesto, L’errore di comunicazione era evitabile? Sì. Ma è scontato dirlo ex-post. E qui, torniamo all’importanza degli errori e di riuscire a leggerli. Se l’errore lo commettono gli altri, beh… siete stati fortunati.
Spero sia chiaro che il mio intento, con quest’articolo, non è parlar male della creatività altrui. Ho preso ad esame questo caso perché mi ha interessato e sono riuscito ad approfondirlo per tutta la settimana. Trovando, infatti, ben 11 articoli che hanno trattato l’argomento.
Chiunque abbia sostenuto un esame di Teorie e Tecniche della comunicazione pubblicitaria, si sarà sicuramente accorto dell’importanza di rispondere correttamente alla domanda sull’analisi di una creatività (io ancora ricordo la mia con cui mi trovai totalmente in disaccordo con il mio professore, un certo Alfredo Borrelli, non so se lo conoscete…). Per questo, ho scritto l’articolo. Per consigliare a tutti coloro che studiano con la convizione di fare questo lavoro, di soffermarsi su tutto quello che vedono per strada, in tv o in rete e soprattutto sulle campagne che trovano sbagliate. Inseguendo i ragionamenti che esse generano. Non sarà mai possibile abbattere totalmente il margine d’errore ma abbassarlo di molto, credo proprio di sì.

Annozero. Il Fenomeno sociale

Vittorio

By Vittorio
Published 15th October, 2010

Permettete? Uno zeropensiero.
Ieri sera, come qualcun altro in Italia, ho visto Annozero. Nella puntata di ieri, la sobrietà delle parti in causa non ha dato luogo a spiacevoli, a volte vergognosi, teatrini di urla e accuse, reciproche, sterili, inconcludenti. Premetto una cosa. Io voto a sinistra, quando ne vale la pena. Altrimenti, voto bianco. Messo in chiaro questo aspetto, sottolineo che questo non è un post volto a lodare Annozero bensì ad analizzare il suo fenomeno sociale online (ci tento almeno), partendo da quello che ha generato la puntata di ieri sera e da questa riflessione.
“Scherzi a parte” ha dato ampio spazio al problema della disoccupazione, con il caso delle donne dell’Omsa di Faenza a tenere banco. Un problema di cui anche noi che abbiamo un lavoro dobbiamo preoccuparci. Da qui, è partita la mia riflessione. Mi sono chiesto quante persone come me in quel momento stessero guardando il programma. Non per il programma in sé, né per le vignette di Vauro (che adoro), né per l’arringa di Santoro in difesa di se stesso (che ho condiviso, ma non condivido ad ogni modo i vaffa di ogni genere, perché inficiano in primo luogo la dignità di se stessi), né per l’editoriale di Travaglio ma per l’attenzione posta su questo enorme problema. E come su questo, per l’approfondimento che dedica a tanti altri problemi gravi che affliggono il nostro paese.
Sono entrato pertanto nei social, per vedere se qualcuno avesse dato il via a dibattiti di qualsiasi genere. E molto tristemente, ho trovato stati del tipo: “Quale calciatore ti somiglia di più?” – “HAPPY MILF. Il nuovo menu di McDonalds”……
Ho trovato la cosa abbastanza deprimente. Ho chiuso e ci ho riprovato con più calma stamattina. Ed ecco un po’ di numeri.
Annozero non ha vinto soltanto la gara di ascolti in tv (6,3 mln di spettatori e il 23%), ma ha avuto un riverbero enorme anche in rete, generando conversazioni sia tra gli utenti di destra che sinistra. Probabilmente, rendendo ancora più forte il senso del messaggio che sta dando. Infatti, con soli 20 contenuti pubblicati su Facebook estratti dalle testate principali che hanno trattato l’argomento (Unità, Corriere della Sera, Repubblica, ilFattoquotidiano, Annozero, Informare per resistere, IlManifesto), la puntata di ieri sera ha generato 4.109 commenti e 8.855 mipiace in 12 ore. In più, sono andato a vedere quali pagine esistessero in rete dedicate ad Annozero e quanti fan totali ci fossero. Anche qui, il numero di fan è di tutto rispetto: 498.957 divisi su 8 contenuti principali. Chi fosse interessato invece a sapere se ci sono state conversazioni su Twitter, consiglio questo link.
Numeri, questi, che mostrano il notevole passaparola generato dai temi trattati. Dati (certamente parziali) che, nel mondo della comunicazione contemporanea, acquisiranno una forza sempre maggiore, fino a diventare più importanti dell’Auditel stesso. Perché una cosa è tenere la tv accesa mentre si stira o si prepara la cena. Un’altra è spostare la propria attenzione dalla tv al pc, per approfondire ed espandere la discussione.

Unconventional Cooking

Vittorio

By Vittorio
Published 13th October, 2010

Permettete? Un pensiero culinario.
Come ben sapete se seguite questo blog, l’arte del non-convenzionale può esprimersi in diverse forme e diversi campi. Anche in cucina, ad esempio.
Arriva infatti a Milano, le Grand Fooding di Alexandre Cammas. Nella notte del 15 Ottobre, dalle 19, in via Tortona 31, in uno spazio abitualmente usato per attività industriali e che terminato l’evento tornerà alla destinazione originaria. Attorno a un capannone centrale il percorso gustativo-visivo si snoda tra spazi coperti e aperti, tra cucina, musica e incontri, come leggiamo su Milano.Corriere.
Per un foodblogger appassionato come me, Alexandre Cammas è un autentico guru. Il padre inconsapevole del Fooding Concept (abbinamento delle parole food e feeling), che scosse le basi della tradizionalista cousine française proponendo una cucina nuova dove il divertimento è parte fondamentale dell’esperienza allo stesso modo del cibo. Movimento tutto raccontato su un sito lefooding e una guida glamour (Fooding, 864 ristoranti di stile) con una specifica: «La guida che paga i suoi conti e lo prova».
Da novello, ma per sempre fedele, sostenitore de IlMangiarozzo, condivido in toto l’idea di Alexandre secondo cui “non esistono chef superiori, ma solo chef che fanno bene il loro mestiere. Un grande ristorante è quello dove spendi 25€ e gusti una zuppa straordinaria”.
Inoltre, trovo fantastica l’idea di pubblicare lo scontrino del ristorante di cui fare la recensione.
Geniale pure l’idea – del tutto unconventional – con la quale catalogare i ristoranti, con classi come:«quando la noia va via»; «quando vuoi fare lo splendido»; «quando si vuole vedere o essere visti». Insomma, per tutti i gusti e le tasche.
Ci tengo a sottolineare l’iniziativa di fundraising parallela all’evento, che prevede il 40% del costo del biglietto di 25€ sarà devoluto al
Caf (Centro di aiuto al bambino maltrattato e alla famiglia in cristi).
Che dire?
Buon appetito e buone idee a tutti.

Facebook Place. E Foursquare già puzza

Vittorio

By Vittorio
Published 1st October, 2010

Permettete? Un pensiero geolocalizzato.
La battaglia tra Facebook Place e Foursquare ha aperto un altro fronte: l’Italia.
Dopo gli Stati Uniti, Australia, Giappone, Canada e Regno Unito, anche nel nostro paese sarà possibile “registrare” la posizione in cui ci troviamo grazie all’apposito servizio creato da Facebook. Foursquare e Gowalla tremano? Fanno bene. Per una serie di questioni molto semplice.
Il primo problema è perché un utente dovrebbe postare su tre social diversi quando può farlo dall’unico che usa quotidianamente e costantemente?
Inoltre, il social risponde sempre all’esigenza primaria di mettere in contatto le persone (è un secondo gradino quella di dire loro dove si trovano), creando una rete. Più è ampia la rete, più ha forza la discussione, più ti senti affermato. Quindi, se ho 400 amici su Facebook a cui posso dire che sono in un luogo, perché dovrei farlo su Foursquare dove ne ho solo 20?
Questione funzionale. Avete mai provato ad aggiungere un nuovo luogo su Foursquare? Diciamo che non è il massimo della semplicità. Anzi, sembra una funzione del tutto nascosta fino a quando non si effettua una ricerca esplicita del luogo che vuoi. Mentre su Facebook Place c’è un pulsante diretto già nella prima schermata, con cui in poche mosse è possibile aggiungere il luogo.
Gli stati su Facebook Place hanno pressappoco lo stesso potenziale di quelli standard, con la possibilità di taggare un amico che è con te in un posto facendo comparire il messaggio sulla sua bacheca. Anche se “Registrazione” al posto di “Check-in” non si può sentire.
Resta la questione meramente estetica. Foursquare ha uno stile molto più fresco, sia in termini di colorazione che per la struttura dei layout di gestione. Ma è un giudizio del tutto personale quindi, è un falso problema (:D)
Elemento che invece crea ancora un forte appeal in Foursquare, e che manca assolutamente in Facebook Place, è la possibilità di essere mayor di un luogo, e l’accumulazione dei punti. Sistema che risponde alla volontà delle persone di “apparire sempre in testa” (vero Franco?), talvolta mettendole anche in competizione per la conquista della mayorship.
Per le tesi che ho posto, e nonostante sia enormemente affezionato a Foursquare, non credo molto nella sopravvivenza degli altri social di geolocalizzazione. Anzi, vi ricordate della proposta di Facebook di acquisire Foursquare nel suo gruppo? Beh… credo proprio che il rilancio di 30 milioni di Foursquare gli sia costato molto più dei 120 offerti.

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