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	<title>Estrogeni - Blog. CEO - Alfredo Borrelli. &#187; vittorio di giacomo</title>
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		<title>A vele spiegate</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Jul 2010 16:46:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lisbeth</dc:creator>
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C&#8217;era una voce che circolava in rete. La voce è diventata notizia. La notizia è destinata a scuotere le basi del rapporto instaurato finora tra gli utenti e la rete, vista come istituzione. Un avvenimento così importante da portare ad interrompere il mio silenzio.
Svezia, rivoluzione web arriva il provider pirata titola un articolo comparso oggi sulla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a class="google_buzz"  
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<p>C&#8217;era una voce che circolava in rete. La voce è diventata notizia. La notizia è destinata a scuotere le basi del rapporto instaurato finora tra gli utenti e la rete, vista come istituzione. Un avvenimento così importante da portare ad interrompere il mio silenzio.<br />
<em>Svezia, rivoluzione web arriva il provider pirata </em>titola un <a href="http://www.repubblica.it/tecnologia/2010/07/21/news/svezia_il_web_arriva_il_provider_pirata-5735995/?ref=HREC2-5">articolo</a> comparso oggi sulla Repubblica. La nuova ventata di liberalismo 2.0 giunge ancora dal Partito Pirata &#8211; che della libertà totale e incondizionata di godere di ogni tipo di prodotto culturale gratuitamente ha fatto la sua bandiera &#8211; che oltre ad ospitare sui propri server The Pirate Bay, la community di scambio digitale più frequentata del mondo (inaccessibile dall&#8217;Italia, ma non per i più esperti), è deciso ad andare oltre. Deciso nel dare agli utenti un&#8217;alternativa.<br />
Il Partito Pirata ha annunciato infatti la creazione di un proprio ISP, &#8220;un provider di connettività per accedere alla Rete in forma completamente anonima e senza lasciare tracce&#8221;. Mossa solo apparentemente finalizzata a far passare notti infernali ai professionisti della sicurezza elettronica e agli integralisti del copyright.<br />
La realtà è diversa. Il Provider Pirata non sarà per tutti. Sarà gestito dagli utenti esperti, da pirati, e ognuno dovrà provvedere autonomamente a risolvere eventuali malfunzionamenti del proprio collegamento.<br />
La prospettiva offerta da Gustav Nipe, responsabile del provider per PiratPartiet, è chiara, condivisibile e user oriented.<br />
L&#8217;obiettivo non è quello di offrire un&#8217;isola di illegalità ma una via di fuga dai provider ufficiali le cui operazioni sono da sempre corrotte da logiche di mercato alle quali il più delle volte l&#8217;utente non può che soccombere.<br />
&#8220;Non sono un libertador. I libertadores non esistono. Sono i popoli che si liberano da sé&#8221;.<br />
Ricordando <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Che_Guevara">Guevara</a>.</p>
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C&#8217;era una voce che circolava in rete. La voce è diventata notizia. La notizia è destinata a scuotere le basi del rapporto instaurato finora tra gli utenti e la rete, vista come istituzione. Un avvenimento così importante da portare ad interrompere il mio silenzio.
Svezia, rivoluzione web arriva il provider pirata titola un articolo comparso oggi sulla Repubblica. La nuova ventata di liberalismo 2.0 giunge ancora dal Partito Pirata &#8211; che della libertà totale e incondizionata di godere di ogni tipo di prodotto culturale gratuitamente ha fatto la sua bandiera &#8211; che oltre ad ospitare sui propri server The Pirate Bay, la community di scambio digitale più frequentata del mondo (inaccessibile dall&#8217;Italia, ma non per i più esperti), è deciso ad andare oltre. Deciso nel dare agli utenti un&#8217;alternativa.
Il Partito Pirata ha annunciato infatti la creazione di un proprio ISP, &#8220;un provider di connettività per accedere alla Rete in forma completamente anonima e senza lasciare tracce&#8221;. Mossa solo apparentemente finalizzata a far passare notti infernali ai professionisti della sicurezza elettronica e agli integralisti del copyright.
La realtà è diversa. Il Provider Pirata non sarà per tutti. Sarà gestito dagli utenti esperti, da pirati, e ognuno dovrà provvedere autonomamente a risolvere eventuali malfunzionamenti del proprio collegamento.
La prospettiva offerta da Gustav Nipe, responsabile del provider per PiratPartiet, è chiara, condivisibile e user oriented.
L&#8217;obiettivo non è quello di offrire un&#8217;isola di illegalità ma una via di fuga dai provider ufficiali le cui operazioni sono da sempre corrotte da logiche di mercato alle quali il più delle volte l&#8217;utente non può che soccombere.
&#8220;Non sono un libertador. I libertadores non esistono. Sono i popoli che si liberano da sé&#8221;.
Ricordando Guevara.
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		<title>Il futuro da condividere</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Jul 2010 13:59:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo</dc:creator>
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Stamattina, è passata di qui Chiara. Sebbene non abbia potuto (per  tutta una serie di ragioni che spero di aver ben motivato) dire di sì ad  una richiesta di stage, ho dato qualche suggerimento (spero utile) su  come muoversi a Roma, tra eventi e non profit. Quello che le piace e su [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a class="google_buzz"  
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		</div>
<p>Stamattina, è passata di qui Chiara. Sebbene non abbia potuto (per  tutta una serie di ragioni che spero di aver ben motivato) dire di sì ad  una richiesta di stage, ho dato qualche suggerimento (spero utile) su  come muoversi a Roma, tra eventi e non profit. Quello che le piace e su  cui non siamo, al momento, concentrati in termini di business.<br />
Domani, toccherà a Rocco. Gli proporrò uno stage retribuito nel reparto  web-marketing. Che l&#8217;anno scorso non potei offrirgli.<br />
In settimana, ho inviato qualche consiglio a Domenico per la tesi di  laurea.<br />
Vittorio e Francesco, ormai, sono in pianta stabile.  Valentina c’è stata.<br />
Penso che essere insegnanti è un po’ come  essere imprenditori.<br />
Ce l’hai dentro o no. Non inizi ad esserlo quando ti firmano un  contratto. Non smetti di esserlo quando un contratto scade. Non guardi  al profitto. Non guardi al domani. Rifletti sui contributi che puoi dare  e non su quelli che ti spettano. Non vendichi né rivendichi.<br />
Fai  politica. Senza comizi, senza tessere, senza voti.<br />
Ricordi le  origini ma non ne sei schiavo. Sei consapevole del <a href="http://miojob.repubblica.it/notizie-e-servizi/notizie/dettaglio/la-fine-del-posto-stabile-solo-al-6-dei-neolaureati/3813002?ref=HREC1-4">presente</a> ma non te ne  lasci condizionare. Il tuo orizzonte è il futuro.<br />
Perciò, comprendi  quando chi lavora con te non ti comprende. Sai che non è tenuto a  farlo. Sai che comprenderà.<br />
Perché sai che il futuro è anche suo.  Soprattutto, suo.<br />
Qui e altrove. Soprattutto, altrove.</p>
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Stamattina, è passata di qui Chiara. Sebbene non abbia potuto (per  tutta una serie di ragioni che spero di aver ben motivato) dire di sì ad  una richiesta di stage, ho dato qualche suggerimento (spero utile) su  come muoversi a Roma, tra eventi e non profit. Quello che le piace e su  cui non siamo, al momento, concentrati in termini di business.
Domani, toccherà a Rocco. Gli proporrò uno stage retribuito nel reparto  web-marketing. Che l&#8217;anno scorso non potei offrirgli.
In settimana, ho inviato qualche consiglio a Domenico per la tesi di  laurea.
Vittorio e Francesco, ormai, sono in pianta stabile.  Valentina c’è stata.
Penso che essere insegnanti è un po’ come  essere imprenditori.
Ce l’hai dentro o no. Non inizi ad esserlo quando ti firmano un  contratto. Non smetti di esserlo quando un contratto scade. Non guardi  al profitto. Non guardi al domani. Rifletti sui contributi che puoi dare  e non su quelli che ti spettano. Non vendichi né rivendichi.
Fai  politica. Senza comizi, senza tessere, senza voti.
Ricordi le  origini ma non ne sei schiavo. Sei consapevole del presente ma non te ne  lasci condizionare. Il tuo orizzonte è il futuro.
Perciò, comprendi  quando chi lavora con te non ti comprende. Sai che non è tenuto a  farlo. Sai che comprenderà.
Perché sai che il futuro è anche suo.  Soprattutto, suo.
Qui e altrove. Soprattutto, altrove.
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		<title>Fenomeno e fenomenologia di Draquila</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Jun 2010 10:52:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo</dc:creator>
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In slideshare, condividiamo integralmente il contenuto di Effetto Draquila. I dati sono aggiornati al 16 maggio (da allora, fortunatamente, sono cresciuti), resta forte il senso di un’esperienza ampia, profonda, appassionante, importante. Buona lettura. A partire da queste considerazioni personali.
Epistemologicamente, Draquila nasce intorno agli inizi di marzo del 2010.
Il tre marzo, con un post sul proprio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a class="google_buzz"  
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src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/plugins/google-buzz-button/images/google-buzz.png" alt="Google Buzz" title="Fenomeno e fenomenologia di Draquila Estrogeni   Alfredo Borrelli   CEO" /></a><div class="tweetmeme_button" style="float: left; margin-left: 10px; margin-right: 20px;">
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			</a>
		</div>
<p><em>In <a href="http://www.slideshare.net/Estrogeni/draquila-casehistory" target="_blank">slideshare</a></em><em>, condividiamo integralmente il contenuto di Effetto Draquila. I dati sono aggiornati al 16 maggio (da allora, fortunatamente, sono cresciuti), resta forte il senso di un’esperienza ampia, profonda, appassionante, importante. Buona lettura. A partire da queste considerazioni personali.</em></p>
<p>Epistemologicamente, Draquila nasce intorno agli inizi di marzo del 2010.<br />
Il tre marzo, con un post sul proprio blog dal titolo Tototitolo, Sabina scrive: “allora è ora di trovare un titolo al film vi va di contribuire al brain storming? è vero il film non lo conoscete ma ve lo potete immaginare tema: raccontare l’aquila per raccontare l’italia. vi dico i titoli che mi sono venuti in mente fino ad ora per darvi una traccia<br />
ESSI VIVONO<br />
PUS PUS<br />
DOVE VOLANO GLI SCIACALLI<br />
L’AQUILA E LO SCIACALLO”.<br />
Si scatena la caccia al titolo. 105 commenti, argomentati e appassionati.<br />
Si parte da tor100, che suggerisce “Dove volano gli sciacalli!”, per finire con Mino_P, che scrive “L’Aquila spennata volava sul G8”.<br />
A metà sondaggio, il quattro marzo, interviene ancora Sabina: “mi piace I CACCIATORI DI AQUILANI! E anche tanti altri va da sé. adoro questa partecipazione sul titolo! grazie! &#8230;secondo me ancora non ci siamo ma ci sono tutte le premesse. in realtà la parodia di un titolo già esistente è poco efficace dobbiamo trovarne uno nostro giuste le parole sciacalli e sinonimi, lo sgretolarsi del paese, lo sciame insomma verrà”.<br />
Si continua così, per circa venti giorni e 268 interventi.<br />
Finché Sabina, dopo un iniziale tentennamento (dal post La decisione, del 12 marzo: ci vuole qualcosa che sia ironico ma forte adeguato agli argomenti”), il 25 marzo annuncia il titolo.<br />
Esattamente, Ordinanza 3838: habemus titolum: “allora dopo avere attentamente esaminato le proposte del sopradetto blog nelle date sottocitate a latere delle considerazioni di carattere politico amministrativo idrogeologico e di compatibilità ambientale visti gli articoli 57, 5859, 12 e 12 bis in deroga alle norme che vincolano la consequenzialità, che proteggono l’analisi logica e quella grammaticale, le norme dell’educazione, del rispetto degli anziani e dei minori, in deroga alle leggi di gravità e alle successive modifiche, in deroga al divieto di ubiquità, onnipresenza veggenza e<br />
teletrasporto molecolare e successive modifiche il potente movimento di correnti scaturito<br />
dal brain storming della rete ha battezzato questo film<br />
DRAQUILA L’ITALIA CHE TREMA<br />
da una rapida indagine risulta che sia la prima volta che un titolo viene scelto su internet. complimenti a tutti nella speranza che il film sia all’altezza di come ve lo siete immaginato”.<br />
L’autore di Draquila, per la cronaca, è Il Mago di Oz.<br />
Draquila non ha una forma fisica particolare.<br />
Draquila non è una persona precisa (sarà divertente, in seguito, notare come la vetta del box office a un certo punto si trovi presidiata da titoli come Robin Hood, Iron Man, Draquila… un fumettificio).<br />
Draquila è una sensazione, un riferimento, una certezza. Suono allusivo, tipico di questi tempi difficili, incerti, fintamente condivisi.<br />
Ma Draquila è anche un’esperienza tenace, coerente, concreta (e riuscita) di condivisione e partecipazione, attraverso un uso sapiente e voluto della rete.<br />
L’io digitale che è un noi sociale e il noi sociale che è un io digitale. Fenomeno e fenomenologia, dunque. Minoranza che si fa maggioranza. Coscienza e conoscenza.<br />
Per questo, penso che Draquila sia nato quel giorno di marzo esclusivamente per i motori di ricerca (dal 25 marzo, 1.800.000 risultati prodotti per la ricerca “Draquila”).<br />
Per la storia, c’era. Per la cronaca, c’è. Per la vita, ci sarà.</p>
<div id="__ss_4610326" style="width: 425px;"><strong><a title="Draquila - Case history Estrogeni" href="http://www.slideshare.net/Estrogeni/draquila-casehistory">Draquila &#8211; Case history Estrogeni</a></strong><object id="__sse4610326" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="355" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowScriptAccess" value="always" /><param name="src" value="http://static.slidesharecdn.com/swf/ssplayer2.swf?doc=casehistory-draquila-100625035749-phpapp01&amp;stripped_title=draquila-casehistory" /><param name="name" value="__sse4610326" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed id="__sse4610326" type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="355" src="http://static.slidesharecdn.com/swf/ssplayer2.swf?doc=casehistory-draquila-100625035749-phpapp01&amp;stripped_title=draquila-casehistory" name="__sse4610326" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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In slideshare, condividiamo integralmente il contenuto di Effetto Draquila. I dati sono aggiornati al 16 maggio (da allora, fortunatamente, sono cresciuti), resta forte il senso di un’esperienza ampia, profonda, appassionante, importante. Buona lettura. A partire da queste considerazioni personali.
Epistemologicamente, Draquila nasce intorno agli inizi di marzo del 2010.
Il tre marzo, con un post sul proprio blog dal titolo Tototitolo, Sabina scrive: “allora è ora di trovare un titolo al film vi va di contribuire al brain storming? è vero il film non lo conoscete ma ve lo potete immaginare tema: raccontare l’aquila per raccontare l’italia. vi dico i titoli che mi sono venuti in mente fino ad ora per darvi una traccia
ESSI VIVONO
PUS PUS
DOVE VOLANO GLI SCIACALLI
L’AQUILA E LO SCIACALLO”.
Si scatena la caccia al titolo. 105 commenti, argomentati e appassionati.
Si parte da tor100, che suggerisce “Dove volano gli sciacalli!”, per finire con Mino_P, che scrive “L’Aquila spennata volava sul G8”.
A metà sondaggio, il quattro marzo, interviene ancora Sabina: “mi piace I CACCIATORI DI AQUILANI! E anche tanti altri va da sé. adoro questa partecipazione sul titolo! grazie! &#8230;secondo me ancora non ci siamo ma ci sono tutte le premesse. in realtà la parodia di un titolo già esistente è poco efficace dobbiamo trovarne uno nostro giuste le parole sciacalli e sinonimi, lo sgretolarsi del paese, lo sciame insomma verrà”.
Si continua così, per circa venti giorni e 268 interventi.
Finché Sabina, dopo un iniziale tentennamento (dal post La decisione, del 12 marzo: ci vuole qualcosa che sia ironico ma forte adeguato agli argomenti”), il 25 marzo annuncia il titolo.
Esattamente, Ordinanza 3838: habemus titolum: “allora dopo avere attentamente esaminato le proposte del sopradetto blog nelle date sottocitate a latere delle considerazioni di carattere politico amministrativo idrogeologico e di compatibilità ambientale visti gli articoli 57, 5859, 12 e 12 bis in deroga alle norme che vincolano la consequenzialità, che proteggono l’analisi logica e quella grammaticale, le norme dell’educazione, del rispetto degli anziani e dei minori, in deroga alle leggi di gravità e alle successive modifiche, in deroga al divieto di ubiquità, onnipresenza veggenza e
teletrasporto molecolare e successive modifiche il potente movimento di correnti scaturito
dal brain storming della rete ha battezzato questo film
DRAQUILA L’ITALIA CHE TREMA
da una rapida indagine risulta che sia la prima volta che un titolo viene scelto su internet. complimenti a tutti nella speranza che il film sia all’altezza di come ve lo siete immaginato”.
L’autore di Draquila, per la cronaca, è Il Mago di Oz.
Draquila non ha una forma fisica particolare.
Draquila non è una persona precisa (sarà divertente, in seguito, notare come la vetta del box office a un certo punto si trovi presidiata da titoli come Robin Hood, Iron Man, Draquila… un fumettificio).
Draquila è una sensazione, un riferimento, una certezza. Suono allusivo, tipico di questi tempi difficili, incerti, fintamente condivisi.
Ma Draquila è anche un’esperienza tenace, coerente, concreta (e riuscita) di condivisione e partecipazione, attraverso un uso sapiente e voluto della rete.
L’io digitale che è un noi sociale e il noi sociale che è un io digitale. Fenomeno e fenomenologia, dunque. Minoranza che si fa maggioranza. Coscienza e conoscenza.
Per questo, penso che Draquila sia nato quel giorno di marzo esclusivamente per i motori di ricerca (dal 25 marzo, 1.800.000 risultati prodotti per la ricerca “Draquila”).
Per la storia, c’era. Per la cronaca, c’è. Per la vita, ci sarà.
Draquila &#8211; Case history Estrogeni
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		<title>La città e la musica. Da Roma a Woodstock</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Jun 2010 16:05:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittorio</dc:creator>
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Pubblico uno speedy post di fine giornata, giusto per invitare quanti ci seguono, e ne abbiano la possibilità, a raggiungerci domattina presso la facoltà di sociologia della Sapienza di Roma. Alle 10,30, presso l&#8217;aula B14, ci sarà un incontro/dibattito con il critico musicale Dario Salvatori, Harold Bradley (fondatore del Folkstudio) e Alfredo Borrelli, amministratore di Estrogeni [...]]]></description>
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src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/plugins/google-buzz-button/images/google-buzz.png" alt="Google Buzz" title="La città e la musica. Da Roma a Woodstock Estrogeni   Alfredo Borrelli   CEO" /></a><div class="tweetmeme_button" style="float: left; margin-left: 10px; margin-right: 20px;">
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<p>Pubblico uno speedy post di fine giornata, giusto per invitare quanti ci seguono, e ne abbiano la possibilità, a raggiungerci domattina presso la facoltà di sociologia della Sapienza di Roma. Alle 10,30, presso l&#8217;aula B14, ci sarà un incontro/dibattito con il critico musicale Dario Salvatori, Harold Bradley (fondatore del Folkstudio) e Alfredo Borrelli, amministratore di Estrogeni (insieme a tutto il reparto web marketing), sul tema “Da Roma a Woodstock. Gli anni Sessanta e la formazione di una <em>Global Consciousness</em>”. Seguirà la proiezione del film “Motel Woodstock”.<br />
L&#8217;occasione è giusta per vedere quel grande e affasciante oratore che è <a href="http://blog.estrogeni.net/tag/francesco-del-franco-estrogeni/">Francesco Del Franco</a> all&#8217;opera.<br />
Di seguito, il video di presentazione dell&#8217;evento.<br />
Mi raccomando, non fate come con la rivoluzione del &#8216;68. Non mancate.</p>
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Pubblico uno speedy post di fine giornata, giusto per invitare quanti ci seguono, e ne abbiano la possibilità, a raggiungerci domattina presso la facoltà di sociologia della Sapienza di Roma. Alle 10,30, presso l&#8217;aula B14, ci sarà un incontro/dibattito con il critico musicale Dario Salvatori, Harold Bradley (fondatore del Folkstudio) e Alfredo Borrelli, amministratore di Estrogeni (insieme a tutto il reparto web marketing), sul tema “Da Roma a Woodstock. Gli anni Sessanta e la formazione di una Global Consciousness”. Seguirà la proiezione del film “Motel Woodstock”.
L&#8217;occasione è giusta per vedere quel grande e affasciante oratore che è Francesco Del Franco all&#8217;opera.
Di seguito, il video di presentazione dell&#8217;evento.
Mi raccomando, non fate come con la rivoluzione del &#8216;68. Non mancate.

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		<title>L&#8217;amore al tempo del social media marketing</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Jun 2010 09:46:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittorio</dc:creator>
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Permettete? Un pensiero liquido.
Dopo anni a crogiolarmi tra letture più o meno impegnate, attraversando le vie strette e buie di Gotham City o cavalcando le onde del Mar dei Caraibi con il fascinoso Dirk Pitt, o mangiando parole dai libri di Jamie Oliver, prima o poi doveva arrivare il giorno in cui avrei messo da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a class="google_buzz"  
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			</a>
		</div>
<p>Permettete? Un pensiero liquido.<br />
Dopo anni a crogiolarmi tra letture più o meno impegnate, attraversando le vie strette e buie di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Gotham_City">Gotham City</a> o cavalcando le onde del Mar dei Caraibi con il fascinoso <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Dirk_Pitt">Dirk Pitt</a>, o mangiando parole dai libri di <a href="http://www.jamieoliver.com/">Jamie Oliver</a>, prima o poi doveva arrivare il giorno in cui avrei messo da parte fumetti e ricettari, per lanciarmi su qualcosa di più <a href="http://blog.estrogeni.net/news/my-name-is-alfredo-borrelli/">borrelliano</a>.<br />
Ieri sera, ho iniziato a leggere <em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Zygmunt_Bauman">Amore Liquido</a></em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Zygmunt_Bauman"> di Bauman</a>. Speravo mi conciliasse il sonno e invece mi ha tenuto sveglio pensando a questo post.<br />
Secondo Bauman, nell&#8217;odierna società liquido-moderna, le persone anziché parlare di partner, parlano di <em>reti</em>. Sostituendo alla parola rapporto, quella di connessione. Definendo la dinamica più interessante delle reti nella <em>capacità delle persone di attraversare momenti di contatto intervallati da periodi di libera navigazione</em>. Situazione, questa, proliferata grazie all&#8217;esplosione degli ambienti virtuali, in cui si instaurano <em>relazioni virtuali</em>, che sembrano fatte apposta per una società liquida.<br />
Ciò che caratterizza queste relazioni è la loro genetica volatilità, in entrata e in uscita. Questa peculiarità soddisfa il bisogno delle persone di rincorrere facilmente (entrata) storie continuamente più romantiche e appassionanti, in cui lanciarsi in una gara a chi lancia promesse di essere sempre più appaganti e soddisfacenti. D&#8217;altra parte, hanno la possibilità di ripristinare la modalità &#8220;navigazione libera&#8221; grazie al tasto <em>delete</em>.<br />
La difficoltà di instaurare relazioni serie e durature tra esseri della stessa specie è quindi, ragionevolmente, diventato estremamente complicato. Soprattutto perché queste sono fatte anche dalla sopportazione fisica dell&#8217;altro, dell&#8217;accettazione che stia invadendo uno spazio. Non mi stupirebbe vedere un giorno tavole imbandite di tutto a cena. Persino di pc connessi in rete con <a href="http://www.facebook.com">Facebook</a> impostato come homepage, con cui scambiarsi le notizie del giorno in tempo reale. Non mi stupirei neanche se prima o poi diventasse una business idea per qualche <em>ristochat</em>.<br />
Tutto questo per dire che, in un settore come quello pubblicitario che tende a spostare o concentrare, la maggior parte degli investimenti in rete si va incontro alla stessa problematica relazionale. Le persone godono e dimenticano i brand e i rispettivi contenuti, con estrema rapidità. L&#8217;effetto peggiore, per chi produce, è quello di non riuscire a costruire una propria clientela fidelizzata, mettendosi a capo della propria tribù.<br />
Il social media marketing è stato (e continua ad esserlo) un&#8217;ancora di salvezza per aziende e prodotti in cerca di visibilità. Ma quanti &#8220;Mi Piace&#8221; si convertono effettivamente in affezione verso un brand? Attenzione. Non parlo di primo acquisto, parlo del secondo, terzo e così via. Non si può ragionevolmente ritenere una nicchia il numero acquisito di fan. Ma si può ritenerlo una breccia fatta in quella domanda, da cui partire per costruire un mercato. Il <a href="http://twitter.com/search?q=%23SMM">SMM</a> pertanto va letteralmente cavalcato grazie alla capacità, che gli è propria, di connettere persone entrando agevolmente nella loro routine, ma deve anche essere soppesata la sua forza uguale e contraria. Ovvero, di uscirne con altrettanta facilità con poche possibilità di rientro.<br />
Azzardo un&#8217;ipotesi. E se invece di spingere verso la relazione tra brand e consumatore, si puntasse a rafforzare la relazione orizzontale tra consumatori dello stesso brand?<br />
Ma questo è un altro post.</p>
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Permettete? Un pensiero liquido.
Dopo anni a crogiolarmi tra letture più o meno impegnate, attraversando le vie strette e buie di Gotham City o cavalcando le onde del Mar dei Caraibi con il fascinoso Dirk Pitt, o mangiando parole dai libri di Jamie Oliver, prima o poi doveva arrivare il giorno in cui avrei messo da parte fumetti e ricettari, per lanciarmi su qualcosa di più borrelliano.
Ieri sera, ho iniziato a leggere Amore Liquido di Bauman. Speravo mi conciliasse il sonno e invece mi ha tenuto sveglio pensando a questo post.
Secondo Bauman, nell&#8217;odierna società liquido-moderna, le persone anziché parlare di partner, parlano di reti. Sostituendo alla parola rapporto, quella di connessione. Definendo la dinamica più interessante delle reti nella capacità delle persone di attraversare momenti di contatto intervallati da periodi di libera navigazione. Situazione, questa, proliferata grazie all&#8217;esplosione degli ambienti virtuali, in cui si instaurano relazioni virtuali, che sembrano fatte apposta per una società liquida.
Ciò che caratterizza queste relazioni è la loro genetica volatilità, in entrata e in uscita. Questa peculiarità soddisfa il bisogno delle persone di rincorrere facilmente (entrata) storie continuamente più romantiche e appassionanti, in cui lanciarsi in una gara a chi lancia promesse di essere sempre più appaganti e soddisfacenti. D&#8217;altra parte, hanno la possibilità di ripristinare la modalità &#8220;navigazione libera&#8221; grazie al tasto delete.
La difficoltà di instaurare relazioni serie e durature tra esseri della stessa specie è quindi, ragionevolmente, diventato estremamente complicato. Soprattutto perché queste sono fatte anche dalla sopportazione fisica dell&#8217;altro, dell&#8217;accettazione che stia invadendo uno spazio. Non mi stupirebbe vedere un giorno tavole imbandite di tutto a cena. Persino di pc connessi in rete con Facebook impostato come homepage, con cui scambiarsi le notizie del giorno in tempo reale. Non mi stupirei neanche se prima o poi diventasse una business idea per qualche ristochat.
Tutto questo per dire che, in un settore come quello pubblicitario che tende a spostare o concentrare, la maggior parte degli investimenti in rete si va incontro alla stessa problematica relazionale. Le persone godono e dimenticano i brand e i rispettivi contenuti, con estrema rapidità. L&#8217;effetto peggiore, per chi produce, è quello di non riuscire a costruire una propria clientela fidelizzata, mettendosi a capo della propria tribù.
Il social media marketing è stato (e continua ad esserlo) un&#8217;ancora di salvezza per aziende e prodotti in cerca di visibilità. Ma quanti &#8220;Mi Piace&#8221; si convertono effettivamente in affezione verso un brand? Attenzione. Non parlo di primo acquisto, parlo del secondo, terzo e così via. Non si può ragionevolmente ritenere una nicchia il numero acquisito di fan. Ma si può ritenerlo una breccia fatta in quella domanda, da cui partire per costruire un mercato. Il SMM pertanto va letteralmente cavalcato grazie alla capacità, che gli è propria, di connettere persone entrando agevolmente nella loro routine, ma deve anche essere soppesata la sua forza uguale e contraria. Ovvero, di uscirne con altrettanta facilità con poche possibilità di rientro.
Azzardo un&#8217;ipotesi. E se invece di spingere verso la relazione tra brand e consumatore, si puntasse a rafforzare la relazione orizzontale tra consumatori dello stesso brand?
Ma questo è un altro post.
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		<title>Il palmarès di Vittorio</title>
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		<pubDate>Thu, 20 May 2010 11:01:43 +0000</pubDate>
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Ieri, è stata una durissima giornata.
Scadenze, preventivi che vanno e (non) vengono, la posta che non funziona, telefonate a raffica, cose in sospeso. La pioggia, no. Quella ha continuato a cadere.
Torno a casa verso le dieci, infreddolito pure. I vermicelli alla soia con carne macinata, non sono proprio così calorici. Neanche il nuovo gusto ricotta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a class="google_buzz"  
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			</a>
		</div>
<p>Ieri, è stata una durissima giornata.<br />
Scadenze, preventivi che vanno e (non) vengono, la posta che non funziona, telefonate a raffica, cose in sospeso. La pioggia, no. Quella ha continuato a cadere.<br />
Torno a casa verso le dieci, infreddolito pure. I vermicelli alla soia con carne macinata, non sono proprio così calorici. Neanche il nuovo gusto ricotta al rum di Leonardo, abbinato al classico cioccolato fondente, riusciva a riscaldarmi.<br />
Devo controllare la posta, perché tutto il pomeriggio fuori chissà quante email.<br />
Non so perché, ho saltato direttamente www.estrogeni.net/webmail e mi sono fiondato sul blog.<br />
Mi è piaciuto pensare, per un attimo, che qualcuno mi avesse dato conforto, scrivendo magari un bel post.<br />
Chi mi conosce, lo sa. Basta poco per risollevarmi.<br />
Girf, vieni qui! Che <a href="http://blog.estrogeni.net/life-in/4-salt-in-sala-riunioni/">bel post</a> ha scritto Vittorio!<br />
Starete pensando che, bastando poco, anche Vittorio è sufficiente per risollevarmi.<br />
No, non è così. Lo è stato, lo sarà ancora, certo, ma ieri sera, no.<br />
Ho letto proprio un bel post. Ben pensato, strutturato, metaforicamente intrigante. Ad eccezione del titolo, su cui il ragazzo si farà (anche se ha le spalle strette). L’ho postato su Facebook come Il più mancino dei post, ripensando ad Edmondo Berselli.<br />
Vittorio, per restare invece a De Gregori, lo riconosci dal coraggio, dall’altruismo, dalla fantasia.<br />
Vittorio è tanto generoso, a volte anche più del necessario (ma esiste un limite alla generosità? Boh&#8230;). Vittorio si è spesso scontrato con i propri eccessi (e con me e con <a href="http://it.linkedin.com/in/chiarapascali">Chiara</a>). Vittorio si è sempre confrontato con i propri limiti. Ma Vittorio, non tradisce. Avanza, quando c’è da avanzare. Copre, quando c’è da coprire. È leale, non colpisce alle spalle. Corrobora.<br />
Vittorio, insomma, è anche migliore del gelato di Leonardo.<br />
Per questo, ripensando anche a una discussione avuta in chat con <a href="http://www.pallaudio.com/">Pietro</a> sul grande valore che entrambi diamo al concetto di educazione, partendo proprio dall’etimo, dal trarre fuori cioè, voglio dedicare a Vittorio un brano di Selvaggi e sentimentali di Javier Marìas.<br />
Perché sono convinto potrà essergli utile nei match con il futuro, ora che è abbastanza padrone del presente.<br />
“&#8230;il calcio comporta una maledizione che allo stesso tempo è la salvezza di giocatori, allenatori e ultrà afflitti da una sconfitta. Si tratta di un’attività in cui non basta vincere, ma bisogna vincere sempre, in ogni stagione, in ogni torneo, in ogni partita. Uno scrittore, un architetto, un musicista possono prendersela un po&#8217; comoda dopo aver fatto un grande romanza, un meraviglioso edificio, un disco indimenticabile. Possono non fare niente per un certo tempo o fare qualcosa di minore&#8230; Nel calcio, al contrario, non c’è posto per il riposo né per il divertimento, a poco serve avere uno straordinario palmarès storico o aver conquistato un titolo l’anno prima. Non si considera mai che già si è fatto, ma si esige (e gli stessi giocatori lo esigono da loro stessi) di vincere anche l’incontro successivo, come si cominciasse da zero sempre, analogia del risultato iniziale di ogni partita&#8230; Essere stato il migliore oggi non conta più, figuriamoci domani”.</p>
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Ieri, è stata una durissima giornata.
Scadenze, preventivi che vanno e (non) vengono, la posta che non funziona, telefonate a raffica, cose in sospeso. La pioggia, no. Quella ha continuato a cadere.
Torno a casa verso le dieci, infreddolito pure. I vermicelli alla soia con carne macinata, non sono proprio così calorici. Neanche il nuovo gusto ricotta al rum di Leonardo, abbinato al classico cioccolato fondente, riusciva a riscaldarmi.
Devo controllare la posta, perché tutto il pomeriggio fuori chissà quante email.
Non so perché, ho saltato direttamente www.estrogeni.net/webmail e mi sono fiondato sul blog.
Mi è piaciuto pensare, per un attimo, che qualcuno mi avesse dato conforto, scrivendo magari un bel post.
Chi mi conosce, lo sa. Basta poco per risollevarmi.
Girf, vieni qui! Che bel post ha scritto Vittorio!
Starete pensando che, bastando poco, anche Vittorio è sufficiente per risollevarmi.
No, non è così. Lo è stato, lo sarà ancora, certo, ma ieri sera, no.
Ho letto proprio un bel post. Ben pensato, strutturato, metaforicamente intrigante. Ad eccezione del titolo, su cui il ragazzo si farà (anche se ha le spalle strette). L’ho postato su Facebook come Il più mancino dei post, ripensando ad Edmondo Berselli.
Vittorio, per restare invece a De Gregori, lo riconosci dal coraggio, dall’altruismo, dalla fantasia.
Vittorio è tanto generoso, a volte anche più del necessario (ma esiste un limite alla generosità? Boh&#8230;). Vittorio si è spesso scontrato con i propri eccessi (e con me e con Chiara). Vittorio si è sempre confrontato con i propri limiti. Ma Vittorio, non tradisce. Avanza, quando c’è da avanzare. Copre, quando c’è da coprire. È leale, non colpisce alle spalle. Corrobora.
Vittorio, insomma, è anche migliore del gelato di Leonardo.
Per questo, ripensando anche a una discussione avuta in chat con Pietro sul grande valore che entrambi diamo al concetto di educazione, partendo proprio dall’etimo, dal trarre fuori cioè, voglio dedicare a Vittorio un brano di Selvaggi e sentimentali di Javier Marìas.
Perché sono convinto potrà essergli utile nei match con il futuro, ora che è abbastanza padrone del presente.
“&#8230;il calcio comporta una maledizione che allo stesso tempo è la salvezza di giocatori, allenatori e ultrà afflitti da una sconfitta. Si tratta di un’attività in cui non basta vincere, ma bisogna vincere sempre, in ogni stagione, in ogni torneo, in ogni partita. Uno scrittore, un architetto, un musicista possono prendersela un po&#8217; comoda dopo aver fatto un grande romanza, un meraviglioso edificio, un disco indimenticabile. Possono non fare niente per un certo tempo o fare qualcosa di minore&#8230; Nel calcio, al contrario, non c’è posto per il riposo né per il divertimento, a poco serve avere uno straordinario palmarès storico o aver conquistato un titolo l’anno prima. Non si considera mai che già si è fatto, ma si esige (e gli stessi giocatori lo esigono da loro stessi) di vincere anche l’incontro successivo, come si cominciasse da zero sempre, analogia del risultato iniziale di ogni partita&#8230; Essere stato il migliore oggi non conta più, figuriamoci domani”.
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		<title>4 salt in sala riunioni</title>
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		<pubDate>Wed, 19 May 2010 16:26:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittorio</dc:creator>
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Permettete? Un pensiero collettivo.
Quando ero giovane (&#8230;) ho attraversato fasi della mia turbolenta adolescenza che si sono rispecchiate negli sport che praticavo.
Nel momento in cui mi riuscivo a relazionare male con gli altri, senza riuscire a trovare il modo di incastrare me stesso con il resto del mondo, ho giocato a tennis. Lo sport eterno. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a class="google_buzz"  
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<p>Permettete? Un pensiero collettivo.<br />
Quando ero giovane (&#8230;) ho attraversato fasi della mia turbolenta adolescenza che si sono rispecchiate negli sport che praticavo.<br />
Nel momento in cui mi riuscivo a relazionare male con gli altri, senza riuscire a trovare il modo di incastrare me stesso con il resto del mondo, ho giocato a tennis. Lo sport eterno. La più esatta espressione della giustizia su un campo da gioco. Perdi o vinci è sempre per merito tuo. Rispondi a te stesso di ogni errore. Non puoi perdere una partite per l&#8217;errore di un tuo compagno di squadra.<br />
La squadra. Quando il periodo del &#8220;sono incazzato con il mondo&#8221; è finito, ho iniziato a giocare a calcio con una certa frequenza. Il campo, lo spogliatoio, gli allenamenti sono stati i migliori insegnanti di rispetto e tolleranza che abbia mai avuto. A calcio, non giochi da solo. Condividi il campo con persone che sudano, corrono, ridono, pressano, saltano, cadono e si rialzano con te tutti i giorni. Quando la fiducia e il feeling con i compagni sale, la palla scorre sul prato verde come se fosse su un tavolo da biliardo. Fluida. Da un piede all&#8217;altro, da un lato all&#8217;altro del campo. Senza sforzo apparente. I grandi giornalisti sportivi hanno coniato il termine &#8220;giocano a memoria&#8221;.<br />
Appena ieri mi è sembrato di rivivere le stesse situazioni di gioco. La formazione era composta da me, Franco e Ignazio. Il campo era la sala riunioni. La palla erano le idee. I piedi le nostre teste.<br />
Le fasi della partita le abbiamo sofferte tutte. Avvio soft studiando l&#8217;avversario (il brief). Batteria di tiri da fuori senza centrare la porta (i primi schizzi sul foglio). Un passaggio illuminante da parte di Ignazio (lo spunto), rifinitura da parte di Franco (primo sostegno all&#8217;idea), di piatto facile in porta (concretizzazione da parte mia). La prima idea è sul foglio. 1-0.<br />
Negli spogliatoi 5 minuti di sincere risate per affinare il buon feeling creato.<br />
<span style="font-size: 13.3333px;">Inizia il secondo tempo.  Nuovo passaggio illuminante da parte di mia (lo spunto), rifinitura da parte di Ignazio (primo sostegno all&#8217;idea), di piatto facile in porta (concretizzazione del buon Franco). La prima idea è sul foglio. 2-0.<br />
Palla al centro.  La partita è sotto controllo. Ma il risultato perfetto è 3-0. Passaggio illuminante da parte di Franco (lo spunto), rifinitura da parte mia (primo sostegno all&#8217;idea), di piatto facile in porta (concretizzazione di Ignazio). La prima è finita. 3-0.<br />
Possiamo uscire dal campo (la sala riunioni). Era solo un allenamento. Ma non ho dubbi per la partita.</span></p>
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Permettete? Un pensiero collettivo.
Quando ero giovane (&#8230;) ho attraversato fasi della mia turbolenta adolescenza che si sono rispecchiate negli sport che praticavo.
Nel momento in cui mi riuscivo a relazionare male con gli altri, senza riuscire a trovare il modo di incastrare me stesso con il resto del mondo, ho giocato a tennis. Lo sport eterno. La più esatta espressione della giustizia su un campo da gioco. Perdi o vinci è sempre per merito tuo. Rispondi a te stesso di ogni errore. Non puoi perdere una partite per l&#8217;errore di un tuo compagno di squadra.
La squadra. Quando il periodo del &#8220;sono incazzato con il mondo&#8221; è finito, ho iniziato a giocare a calcio con una certa frequenza. Il campo, lo spogliatoio, gli allenamenti sono stati i migliori insegnanti di rispetto e tolleranza che abbia mai avuto. A calcio, non giochi da solo. Condividi il campo con persone che sudano, corrono, ridono, pressano, saltano, cadono e si rialzano con te tutti i giorni. Quando la fiducia e il feeling con i compagni sale, la palla scorre sul prato verde come se fosse su un tavolo da biliardo. Fluida. Da un piede all&#8217;altro, da un lato all&#8217;altro del campo. Senza sforzo apparente. I grandi giornalisti sportivi hanno coniato il termine &#8220;giocano a memoria&#8221;.
Appena ieri mi è sembrato di rivivere le stesse situazioni di gioco. La formazione era composta da me, Franco e Ignazio. Il campo era la sala riunioni. La palla erano le idee. I piedi le nostre teste.
Le fasi della partita le abbiamo sofferte tutte. Avvio soft studiando l&#8217;avversario (il brief). Batteria di tiri da fuori senza centrare la porta (i primi schizzi sul foglio). Un passaggio illuminante da parte di Ignazio (lo spunto), rifinitura da parte di Franco (primo sostegno all&#8217;idea), di piatto facile in porta (concretizzazione da parte mia). La prima idea è sul foglio. 1-0.
Negli spogliatoi 5 minuti di sincere risate per affinare il buon feeling creato.
Inizia il secondo tempo.  Nuovo passaggio illuminante da parte di mia (lo spunto), rifinitura da parte di Ignazio (primo sostegno all&#8217;idea), di piatto facile in porta (concretizzazione del buon Franco). La prima idea è sul foglio. 2-0.
Palla al centro.  La partita è sotto controllo. Ma il risultato perfetto è 3-0. Passaggio illuminante da parte di Franco (lo spunto), rifinitura da parte mia (primo sostegno all&#8217;idea), di piatto facile in porta (concretizzazione di Ignazio). La prima è finita. 3-0.
Possiamo uscire dal campo (la sala riunioni). Era solo un allenamento. Ma non ho dubbi per la partita.
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		<title>Le pagelle di Inter-Roma 3d</title>
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		<pubDate>Thu, 06 May 2010 08:23:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittorio</dc:creator>
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Permettete? Un pensiero tridimensionale.
La fluidità, la profondità e l&#8217;alta definizione delle immagini garantite dalla tecnologia in 3d, in real time, ha compiuto un&#8217;entrata in tackle deciso sulle gambe dell&#8217;Italia calcistica. Con tempismo perfetto. La finale della sessantaduesima edizione della TIM CUP (ex coppa Italia) infatti è stata proiettata in 3d nei the Space Cinema di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a class="google_buzz"  
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<p>Permettete? Un pensiero tridimensionale.<br />
La fluidità, la profondità e l&#8217;alta definizione delle immagini garantite dalla tecnologia in 3d, in real time, ha compiuto un&#8217;entrata in tackle deciso sulle gambe dell&#8217;Italia calcistica. Con tempismo perfetto. La finale della sessantaduesima edizione della TIM CUP (ex coppa Italia) infatti è stata proiettata in 3d nei the Space Cinema di 4 città italiane: Roma, Milano, Parma e Vicenza, come ripetevano continuamente i due telecronisti per caso Marco Picari e Giacomo Valenti.<br />
Da appassionato di calcio, e non da tifoso, mi sono offerto di accompagnare il sangiovannino Mattia Paiano a vedere la sua Inter, per offrirgli una spalla su cui piangere nel caso di sconfitta, e l&#8217;altra su cui vantarsi nel caso di vittoria.<br />
Stando a quanto dicono i numeri, l&#8217;esperienza 3d è stata un vero e proprio successone, facendo registrare il tutto esaurito in ognuna delle 8 sale del circuito theSpace. Personalmente sono rimasto abbastanza deluso.<br />
Il 3d ha dato del suo meglio prima e dopo le fasi di gioco, in cui invece l&#8217;effetto stereoscopico faceva perdere qualsiasi riferimento dimensionale in prossimità delle rispettive aree di rigore. Questo in realtà è un difetto che si ha anche quando si guarda un film 3d, solo risulta meno evidente in quanto la nostra attenzione è sempre rivolta in un punto della scena che è pressappoco centrale. Quando invece, come in una partita di calcio, gli occhi schizzano da destra a sinistra, si perde la visuale 3d, perdendo la profondità a favore di uno schiacciamento del piano laterale dell&#8217;immagine. In compenso il calcio di Totti a Balotelli lo abbiamo visto comunque benissimo, meno bene si è visto invece il gol di Milito, anche se Mattia dice di averlo sentito benissimo, così come il calcio di un tifoso romanista alla sua poltrona durante l&#8217;apice dell&#8217;esaltazione interista.<br />
Tirando le somme (queste non fanno male a nessuno). Partita Inter-Roma: voto 4 (il calcio è tutta un&#8217;altra cosa, spero che prima o poi qualcuno lo spieghi anche a Mourinho). Partita Inter-Roma in 3d: voto 3, ma di incoraggiamento (tanto per essere coerenti).</p>
<p><a href="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2010/05/occhialini-3d_324.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-2998" title="occhialini-3d_324" src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2010/05/occhialini-3d_324-300x212.png" alt="occhialini 3d 324 300x212 Le pagelle di Inter Roma 3dEstrogeni   Alfredo Borrelli   CEO" width="300" height="212" /></a></p>
<h6><span style="font-weight: normal;">fotosintesi della partita</span></h6>
<form id="vozme_form_99d439c8ce84df1b30e5452d1aa9b710" method="post" name="vozme_form_99d439c8ce84df1b30e5452d1aa9b710" target="99d439c8ce84df1b30e5452d1aa9b710" action="http://vozme.com/text2voice.php"><input name="text" type="hidden" value="Le pagelle di Inter-Roma 3d. 
			
				
			
		
Permettete? Un pensiero tridimensionale.
La fluidità, la profondità e l&#8217;alta definizione delle immagini garantite dalla tecnologia in 3d, in real time, ha compiuto un&#8217;entrata in tackle deciso sulle gambe dell&#8217;Italia calcistica. Con tempismo perfetto. La finale della sessantaduesima edizione della TIM CUP (ex coppa Italia) infatti è stata proiettata in 3d nei the Space Cinema di 4 città italiane: Roma, Milano, Parma e Vicenza, come ripetevano continuamente i due telecronisti per caso Marco Picari e Giacomo Valenti.
Da appassionato di calcio, e non da tifoso, mi sono offerto di accompagnare il sangiovannino Mattia Paiano a vedere la sua Inter, per offrirgli una spalla su cui piangere nel caso di sconfitta, e l&#8217;altra su cui vantarsi nel caso di vittoria.
Stando a quanto dicono i numeri, l&#8217;esperienza 3d è stata un vero e proprio successone, facendo registrare il tutto esaurito in ognuna delle 8 sale del circuito theSpace. Personalmente sono rimasto abbastanza deluso.
Il 3d ha dato del suo meglio prima e dopo le fasi di gioco, in cui invece l&#8217;effetto stereoscopico faceva perdere qualsiasi riferimento dimensionale in prossimità delle rispettive aree di rigore. Questo in realtà è un difetto che si ha anche quando si guarda un film 3d, solo risulta meno evidente in quanto la nostra attenzione è sempre rivolta in un punto della scena che è pressappoco centrale. Quando invece, come in una partita di calcio, gli occhi schizzano da destra a sinistra, si perde la visuale 3d, perdendo la profondità a favore di uno schiacciamento del piano laterale dell&#8217;immagine. In compenso il calcio di Totti a Balotelli lo abbiamo visto comunque benissimo, meno bene si è visto invece il gol di Milito, anche se Mattia dice di averlo sentito benissimo, così come il calcio di un tifoso romanista alla sua poltrona durante l&#8217;apice dell&#8217;esaltazione interista.
Tirando le somme (queste non fanno male a nessuno). Partita Inter-Roma: voto 4 (il calcio è tutta un&#8217;altra cosa, spero che prima o poi qualcuno lo spieghi anche a Mourinho). Partita Inter-Roma in 3d: voto 3, ma di incoraggiamento (tanto per essere coerenti).

fotosintesi della partita
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		<title>Qual è il passato di informazione?</title>
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		<pubDate>Wed, 05 May 2010 13:38:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittorio</dc:creator>
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Permettete? Un pensiero stampato.
La mezz&#8217;oretta post pranzo è sempre la più tragica. È bastato che il buon Franco ci suggerisse di guardare l&#8217;hp di Repubblica per far ripartire il cervello alla velocità con cui si ripristina il Mac dallo stand by.
Sciopero a Atene: 3 morti in una banca in fiamme Guerriglia al Parlamento era il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a class="google_buzz"  
href="http://www.google.com/reader/link?url=http://blog.estrogeni.net/riflessioni/quello-di-cui-ho-bisogno-e-un%e2%80%99informazione-non-un%e2%80%99informazione-utile-naturalmente-ma-inutile/&title=Qual+è+il+passato+di+informazione?&srcURL=http://blog.estrogeni.net" target="_blank" rel="nofollow"><img
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			</a>
		</div>
<p>Permettete? Un pensiero stampato.<br />
La mezz&#8217;oretta post pranzo è sempre la più tragica. È bastato che il buon Franco ci suggerisse di guardare l&#8217;hp di Repubblica per far ripartire il cervello alla velocità con cui si ripristina il Mac dallo stand by.<a href="http://www.repubblica.it/economia/2010/05/05/news/merkel_se_non_fermiamo_la_crisi_greca_in_gioco_il_futuro_di_ue_e_germania-3825599/"><br />
Sciopero a Atene: 3 morti in una banca in fiamme Guerriglia al Parlamento</a> era il titolo della notizia, sorretto da una foto che proponeva un manipolo di poliziotti impegnati in zuffa su uno sfondo infuocato. Un&#8217;istantanea bellissima, tragica. Bellissima perché tragica. Tragica perché istantanea. Scattata poche ore fa, è già sul web. Fornita a noi, coinquilini dei greci nel mediterraneo, che possiamo già leggerla e impegnarci in una discussione che accenda la funesta mezz&#8217;oretta.<br />
Non è di Atene che voglio parlare. Ma di quella foto, di quell&#8217;articolo istanteneo. Della velocità con cui si muove l&#8217;informazione, e del modo in cui la carta stampata non riesce a stare al passo. Il problema è logico-strutturale. Né di canale, né di mezzo, né di linguaggio, né di professionalità. Domani andrò (è un&#8217;ipotesi&#8230;) a comprare il giornale e leggerò le notizie di ieri.<br />
Fa notare il buon Franco che sul web l&#8217;articolo non sarà mai approfondito, o non leggerai mai l&#8217;articolo di una grande penna. D&#8217;accordo. Ma intanto ho letto la notizia il giorno stesso in cui è accaduto il fatto, con buona probabilità di aver già soddisfatto la mia curiosità/necessità di essere aggiornato, e quindi potrei non essere più interessato alla stessa notizia. Un giorno di ritardo in un mondo dell&#8217;informazione che corre così veloce e in cui le persone connesse nel mese di marzo sono state 23 milioni (11,5% in più rispetto ad un anno fà, fonte Audiweb), è un tempo abissale. Probabilmente è una questione di cambiamento culturale. Probabilmente, fino a 10 anni fa, un impiegato prima di andare in ufficio, accompagnava i figli a scuola, prendeva un caffè al bar e si fermava al chioschetto di fiducia dove il giornalaio tendeva il braccio con il quotidiano pronto in mano. Oggi chi ha più il tempo di staccare gli occhi dallo schermo per leggere un giornale con notizie vecchie di un giorno?</p>
<p><a href="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2010/05/Schermata-2010-05-05-a-14.29.44.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-2991" title="Schermata 2010-05-05 a 14.29.44" src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2010/05/Schermata-2010-05-05-a-14.29.44-300x159.png" alt="Schermata 2010 05 05 a 14.29.44 300x159 Qual è il passato di informazione?Estrogeni   Alfredo Borrelli   CEO" width="300" height="159" /></a></p>
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Permettete? Un pensiero stampato.
La mezz&#8217;oretta post pranzo è sempre la più tragica. È bastato che il buon Franco ci suggerisse di guardare l&#8217;hp di Repubblica per far ripartire il cervello alla velocità con cui si ripristina il Mac dallo stand by.
Sciopero a Atene: 3 morti in una banca in fiamme Guerriglia al Parlamento era il titolo della notizia, sorretto da una foto che proponeva un manipolo di poliziotti impegnati in zuffa su uno sfondo infuocato. Un&#8217;istantanea bellissima, tragica. Bellissima perché tragica. Tragica perché istantanea. Scattata poche ore fa, è già sul web. Fornita a noi, coinquilini dei greci nel mediterraneo, che possiamo già leggerla e impegnarci in una discussione che accenda la funesta mezz&#8217;oretta.
Non è di Atene che voglio parlare. Ma di quella foto, di quell&#8217;articolo istanteneo. Della velocità con cui si muove l&#8217;informazione, e del modo in cui la carta stampata non riesce a stare al passo. Il problema è logico-strutturale. Né di canale, né di mezzo, né di linguaggio, né di professionalità. Domani andrò (è un&#8217;ipotesi&#8230;) a comprare il giornale e leggerò le notizie di ieri.
Fa notare il buon Franco che sul web l&#8217;articolo non sarà mai approfondito, o non leggerai mai l&#8217;articolo di una grande penna. D&#8217;accordo. Ma intanto ho letto la notizia il giorno stesso in cui è accaduto il fatto, con buona probabilità di aver già soddisfatto la mia curiosità/necessità di essere aggiornato, e quindi potrei non essere più interessato alla stessa notizia. Un giorno di ritardo in un mondo dell&#8217;informazione che corre così veloce e in cui le persone connesse nel mese di marzo sono state 23 milioni (11,5% in più rispetto ad un anno fà, fonte Audiweb), è un tempo abissale. Probabilmente è una questione di cambiamento culturale. Probabilmente, fino a 10 anni fa, un impiegato prima di andare in ufficio, accompagnava i figli a scuola, prendeva un caffè al bar e si fermava al chioschetto di fiducia dove il giornalaio tendeva il braccio con il quotidiano pronto in mano. Oggi chi ha più il tempo di staccare gli occhi dallo schermo per leggere un giornale con notizie vecchie di un giorno?

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		<title>Acqua in bocca, siamo in Gunpania</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Apr 2010 08:33:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittorio</dc:creator>
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Permettete? Un pensiero gunpano.
Il terzo atto del collettivo Gunpania è andato in scena. Ci hanno preso gusto questo pugno di giovani e brillanti artisti di strada ad animare, anzi rianimare, le giornate della popolazione salernitana capitata casualmente e fortunatamente a contatto con le loro performance.
Questa volta il tema è diverso. Non più malavita, camorra, omertà, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a class="google_buzz"  
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			</a>
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<p>Permettete? Un pensiero gunpano.<br />
Il terzo atto del collettivo <a href="http://www.facebook.com/thesvvan#!/profile.php?id=100000846930709&amp;ref=ts">Gunpania</a> è andato in scena. Ci hanno preso gusto questo pugno di giovani e brillanti artisti di strada ad animare, anzi rianimare, le giornate della popolazione salernitana capitata casualmente e fortunatamente a contatto con le loro performance.<br />
Questa volta il tema è diverso. Non più malavita, camorra, omertà, ma inquinamento. Il palcoscenico è cambiato. Il mare, icona indiscussa della nostra città, è stato questa volta il protagonista. Siamo all&#8217;inizio dell&#8217;incantevole lungomare Trieste, il centro di Salerno, sull&#8217;antica spiaggia di Santa Teresa. Una bambina viene estratta dall&#8217;acqua, il corpo esangue. Annegata in seguito all&#8217;ingestione della putrida acqua marina del litorale salernitano. Un familiare corre per raggiungere la bambina, probabilmente la sorellina, bloccato dai corpi speciali prima di inquinare le prove sulla scena, già abbastanza inquinata.<br />
Una comunicazione dura come un pugno nello stomaco, forse di più. Questi ragazzi hanno capito che per smuovere le coscienze non basta parlare, bisogna colpire. E con il melting pot culturale costituito da teatro, arte e denuncia sociale che hanno messo in piedi hanno trovato il modo giusto per farlo. Ripagati dal plauso di una folla corposa e interessata alle loro performance.<br />
Chiudo con una citazione:<br />
<em>Cosa ci rende unici non è né la condizione di nascita né lo stato sociale né quello che comunemente si ritiene sia il sapere. L&#8217;identità è data dal coraggio di essere quello che si è e dal rispetto profondo per la propria vita e dal giusto valore che le diamo. E allo stesso tempo l&#8217;identità è l&#8217;unica vera fonte di potere degli esseri umani. Solo se si ha un&#8217;identità si può cambiare il mondo, apprezzare la vita, capire cos&#8217;è. (<a href="http://it.justin.tv/draquila#r=xWrknxU~" target="_blank">cit. S. Guzzanti</a>)</em></span></span></p>
<p><span style="font-size: 13.3333px;"><span style="font-size: 13.3333px;"><em><a href="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2010/04/buona-6-santa-teresa.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2955" title="buona 6 santa teresa" src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2010/04/buona-6-santa-teresa-300x200.jpg" alt="buona 6 santa teresa 300x200 Acqua in bocca, siamo in GunpaniaEstrogeni   Alfredo Borrelli   CEO" width="300" height="200" /></a><br />
</em></span></span></p>
<p><em><span style="font-style: normal;"><a href="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2010/04/buona-santa-teresa1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2957" title="buona santa teresa" src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2010/04/buona-santa-teresa1-300x225.jpg" alt="buona santa teresa1 300x225 Acqua in bocca, siamo in GunpaniaEstrogeni   Alfredo Borrelli   CEO" width="300" height="225" /></a><br />
</span></em></p>
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Permettete? Un pensiero gunpano.
Il terzo atto del collettivo Gunpania è andato in scena. Ci hanno preso gusto questo pugno di giovani e brillanti artisti di strada ad animare, anzi rianimare, le giornate della popolazione salernitana capitata casualmente e fortunatamente a contatto con le loro performance.
Questa volta il tema è diverso. Non più malavita, camorra, omertà, ma inquinamento. Il palcoscenico è cambiato. Il mare, icona indiscussa della nostra città, è stato questa volta il protagonista. Siamo all&#8217;inizio dell&#8217;incantevole lungomare Trieste, il centro di Salerno, sull&#8217;antica spiaggia di Santa Teresa. Una bambina viene estratta dall&#8217;acqua, il corpo esangue. Annegata in seguito all&#8217;ingestione della putrida acqua marina del litorale salernitano. Un familiare corre per raggiungere la bambina, probabilmente la sorellina, bloccato dai corpi speciali prima di inquinare le prove sulla scena, già abbastanza inquinata.
Una comunicazione dura come un pugno nello stomaco, forse di più. Questi ragazzi hanno capito che per smuovere le coscienze non basta parlare, bisogna colpire. E con il melting pot culturale costituito da teatro, arte e denuncia sociale che hanno messo in piedi hanno trovato il modo giusto per farlo. Ripagati dal plauso di una folla corposa e interessata alle loro performance.
Chiudo con una citazione:
Cosa ci rende unici non è né la condizione di nascita né lo stato sociale né quello che comunemente si ritiene sia il sapere. L&#8217;identità è data dal coraggio di essere quello che si è e dal rispetto profondo per la propria vita e dal giusto valore che le diamo. E allo stesso tempo l&#8217;identità è l&#8217;unica vera fonte di potere degli esseri umani. Solo se si ha un&#8217;identità si può cambiare il mondo, apprezzare la vita, capire cos&#8217;è. (cit. S. Guzzanti)




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