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	<title>Estrogeni - Blog. CEO - Alfredo Borrelli. &#187; vittorio di giacomo estrogeni</title>
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		<title>Fenomeno e fenomenologia di Draquila</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Jun 2010 10:52:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo</dc:creator>
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In slideshare, condividiamo integralmente il contenuto di Effetto Draquila. I dati sono aggiornati al 16 maggio (da allora, fortunatamente, sono cresciuti), resta forte il senso di un’esperienza ampia, profonda, appassionante, importante. Buona lettura. A partire da queste considerazioni personali.
Epistemologicamente, Draquila nasce intorno agli inizi di marzo del 2010.
Il tre marzo, con un post sul proprio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a class="google_buzz"  
href="http://www.google.com/reader/link?url=http://blog.estrogeni.net/estrogenews/fenomeno-e-fenomenologia-di-draquila/&title=Fenomeno+e+fenomenologia+di+Draquila&srcURL=http://blog.estrogeni.net" target="_blank" rel="nofollow"><img
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			</a>
		</div>
<p><em>In <a href="http://www.slideshare.net/Estrogeni/draquila-casehistory" target="_blank">slideshare</a></em><em>, condividiamo integralmente il contenuto di Effetto Draquila. I dati sono aggiornati al 16 maggio (da allora, fortunatamente, sono cresciuti), resta forte il senso di un’esperienza ampia, profonda, appassionante, importante. Buona lettura. A partire da queste considerazioni personali.</em></p>
<p>Epistemologicamente, Draquila nasce intorno agli inizi di marzo del 2010.<br />
Il tre marzo, con un post sul proprio blog dal titolo Tototitolo, Sabina scrive: “allora è ora di trovare un titolo al film vi va di contribuire al brain storming? è vero il film non lo conoscete ma ve lo potete immaginare tema: raccontare l’aquila per raccontare l’italia. vi dico i titoli che mi sono venuti in mente fino ad ora per darvi una traccia<br />
ESSI VIVONO<br />
PUS PUS<br />
DOVE VOLANO GLI SCIACALLI<br />
L’AQUILA E LO SCIACALLO”.<br />
Si scatena la caccia al titolo. 105 commenti, argomentati e appassionati.<br />
Si parte da tor100, che suggerisce “Dove volano gli sciacalli!”, per finire con Mino_P, che scrive “L’Aquila spennata volava sul G8”.<br />
A metà sondaggio, il quattro marzo, interviene ancora Sabina: “mi piace I CACCIATORI DI AQUILANI! E anche tanti altri va da sé. adoro questa partecipazione sul titolo! grazie! &#8230;secondo me ancora non ci siamo ma ci sono tutte le premesse. in realtà la parodia di un titolo già esistente è poco efficace dobbiamo trovarne uno nostro giuste le parole sciacalli e sinonimi, lo sgretolarsi del paese, lo sciame insomma verrà”.<br />
Si continua così, per circa venti giorni e 268 interventi.<br />
Finché Sabina, dopo un iniziale tentennamento (dal post La decisione, del 12 marzo: ci vuole qualcosa che sia ironico ma forte adeguato agli argomenti”), il 25 marzo annuncia il titolo.<br />
Esattamente, Ordinanza 3838: habemus titolum: “allora dopo avere attentamente esaminato le proposte del sopradetto blog nelle date sottocitate a latere delle considerazioni di carattere politico amministrativo idrogeologico e di compatibilità ambientale visti gli articoli 57, 5859, 12 e 12 bis in deroga alle norme che vincolano la consequenzialità, che proteggono l’analisi logica e quella grammaticale, le norme dell’educazione, del rispetto degli anziani e dei minori, in deroga alle leggi di gravità e alle successive modifiche, in deroga al divieto di ubiquità, onnipresenza veggenza e<br />
teletrasporto molecolare e successive modifiche il potente movimento di correnti scaturito<br />
dal brain storming della rete ha battezzato questo film<br />
DRAQUILA L’ITALIA CHE TREMA<br />
da una rapida indagine risulta che sia la prima volta che un titolo viene scelto su internet. complimenti a tutti nella speranza che il film sia all’altezza di come ve lo siete immaginato”.<br />
L’autore di Draquila, per la cronaca, è Il Mago di Oz.<br />
Draquila non ha una forma fisica particolare.<br />
Draquila non è una persona precisa (sarà divertente, in seguito, notare come la vetta del box office a un certo punto si trovi presidiata da titoli come Robin Hood, Iron Man, Draquila… un fumettificio).<br />
Draquila è una sensazione, un riferimento, una certezza. Suono allusivo, tipico di questi tempi difficili, incerti, fintamente condivisi.<br />
Ma Draquila è anche un’esperienza tenace, coerente, concreta (e riuscita) di condivisione e partecipazione, attraverso un uso sapiente e voluto della rete.<br />
L’io digitale che è un noi sociale e il noi sociale che è un io digitale. Fenomeno e fenomenologia, dunque. Minoranza che si fa maggioranza. Coscienza e conoscenza.<br />
Per questo, penso che Draquila sia nato quel giorno di marzo esclusivamente per i motori di ricerca (dal 25 marzo, 1.800.000 risultati prodotti per la ricerca “Draquila”).<br />
Per la storia, c’era. Per la cronaca, c’è. Per la vita, ci sarà.</p>
<div id="__ss_4610326" style="width: 425px;"><strong><a title="Draquila - Case history Estrogeni" href="http://www.slideshare.net/Estrogeni/draquila-casehistory">Draquila &#8211; Case history Estrogeni</a></strong><object id="__sse4610326" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="355" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowScriptAccess" value="always" /><param name="src" value="http://static.slidesharecdn.com/swf/ssplayer2.swf?doc=casehistory-draquila-100625035749-phpapp01&amp;stripped_title=draquila-casehistory" /><param name="name" value="__sse4610326" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed id="__sse4610326" type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="355" src="http://static.slidesharecdn.com/swf/ssplayer2.swf?doc=casehistory-draquila-100625035749-phpapp01&amp;stripped_title=draquila-casehistory" name="__sse4610326" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<div style="padding: 5px 0 12px;">View more <a href="http://www.slideshare.net/">presentations</a> from <a href="http://www.slideshare.net/Estrogeni">Estrogeni</a>.</div>
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In slideshare, condividiamo integralmente il contenuto di Effetto Draquila. I dati sono aggiornati al 16 maggio (da allora, fortunatamente, sono cresciuti), resta forte il senso di un’esperienza ampia, profonda, appassionante, importante. Buona lettura. A partire da queste considerazioni personali.
Epistemologicamente, Draquila nasce intorno agli inizi di marzo del 2010.
Il tre marzo, con un post sul proprio blog dal titolo Tototitolo, Sabina scrive: “allora è ora di trovare un titolo al film vi va di contribuire al brain storming? è vero il film non lo conoscete ma ve lo potete immaginare tema: raccontare l’aquila per raccontare l’italia. vi dico i titoli che mi sono venuti in mente fino ad ora per darvi una traccia
ESSI VIVONO
PUS PUS
DOVE VOLANO GLI SCIACALLI
L’AQUILA E LO SCIACALLO”.
Si scatena la caccia al titolo. 105 commenti, argomentati e appassionati.
Si parte da tor100, che suggerisce “Dove volano gli sciacalli!”, per finire con Mino_P, che scrive “L’Aquila spennata volava sul G8”.
A metà sondaggio, il quattro marzo, interviene ancora Sabina: “mi piace I CACCIATORI DI AQUILANI! E anche tanti altri va da sé. adoro questa partecipazione sul titolo! grazie! &#8230;secondo me ancora non ci siamo ma ci sono tutte le premesse. in realtà la parodia di un titolo già esistente è poco efficace dobbiamo trovarne uno nostro giuste le parole sciacalli e sinonimi, lo sgretolarsi del paese, lo sciame insomma verrà”.
Si continua così, per circa venti giorni e 268 interventi.
Finché Sabina, dopo un iniziale tentennamento (dal post La decisione, del 12 marzo: ci vuole qualcosa che sia ironico ma forte adeguato agli argomenti”), il 25 marzo annuncia il titolo.
Esattamente, Ordinanza 3838: habemus titolum: “allora dopo avere attentamente esaminato le proposte del sopradetto blog nelle date sottocitate a latere delle considerazioni di carattere politico amministrativo idrogeologico e di compatibilità ambientale visti gli articoli 57, 5859, 12 e 12 bis in deroga alle norme che vincolano la consequenzialità, che proteggono l’analisi logica e quella grammaticale, le norme dell’educazione, del rispetto degli anziani e dei minori, in deroga alle leggi di gravità e alle successive modifiche, in deroga al divieto di ubiquità, onnipresenza veggenza e
teletrasporto molecolare e successive modifiche il potente movimento di correnti scaturito
dal brain storming della rete ha battezzato questo film
DRAQUILA L’ITALIA CHE TREMA
da una rapida indagine risulta che sia la prima volta che un titolo viene scelto su internet. complimenti a tutti nella speranza che il film sia all’altezza di come ve lo siete immaginato”.
L’autore di Draquila, per la cronaca, è Il Mago di Oz.
Draquila non ha una forma fisica particolare.
Draquila non è una persona precisa (sarà divertente, in seguito, notare come la vetta del box office a un certo punto si trovi presidiata da titoli come Robin Hood, Iron Man, Draquila… un fumettificio).
Draquila è una sensazione, un riferimento, una certezza. Suono allusivo, tipico di questi tempi difficili, incerti, fintamente condivisi.
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L’io digitale che è un noi sociale e il noi sociale che è un io digitale. Fenomeno e fenomenologia, dunque. Minoranza che si fa maggioranza. Coscienza e conoscenza.
Per questo, penso che Draquila sia nato quel giorno di marzo esclusivamente per i motori di ricerca (dal 25 marzo, 1.800.000 risultati prodotti per la ricerca “Draquila”).
Per la storia, c’era. Per la cronaca, c’è. Per la vita, ci sarà.
Draquila &#8211; Case history Estrogeni
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		<title>La prima volta</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Apr 2010 09:21:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittorio Francesco</dc:creator>
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Prima o poi doveva arrivare. Quel momento in cui ci si trova, soli, davanti ad un cliente che vede in te lo specchio della tua agenzia.
Essere rappresentanti di se stessi è facile. Basta essere se stessi. Essere rappresentante di molti, è molto più complicato.
In quel momento sei il delta verso cui sfociano passioni (troppe), dedizione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a class="google_buzz"  
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		</div>
<div id="_mcePaste">Prima o poi doveva arrivare. Quel momento in cui ci si trova, soli, davanti ad un cliente che vede in te lo specchio della tua agenzia.</div>
<div>Essere rappresentanti di se stessi è facile. Basta essere se stessi. Essere rappresentante di molti, è molto più complicato.</div>
<div>In quel momento sei il delta verso cui sfociano passioni (troppe), dedizione (molta), creatività (ricercata), cultura (ostentata) e anni di lavoro o di studi. Una responsabilità senza la quale non si cresce, tramite la quale ci si accresce. Questa consapevolezza è il primo passo verso la maturità, di uomo prima che di un professionista. Una maturità che si ottiene quasi sempre con i &#8220;no&#8221;, con i &#8220;forse&#8221; e con i &#8220;si poteva fare meglio&#8221;. Pensieri questi che ci hanno fatto compagnia prima e dopo l&#8217;incontro avvenuto alcuni giorni fa con <a href="http://it.linkedin.com/in/cristinaspinelli" target="_blank">Cristina Spinelli</a> e <a href="http://it.linkedin.com/pub/andrea-vidoni/0/524/42B" target="_blank">Andrea Vidoni</a> rispettivamente digital marketing coordinator e promotions manager di Sony Pictures Italia, con i quali abbiamo avuto un piacevole incontro per la presentazione del reparto web marketing di cui facciamo orgogliosamente e fortunatemte parte. Io e il mio sparring partner Franco e io e il mio wii competitors Vittorio, abbiamo avuto la nostra prima esperienza di &#8220;portavoce&#8221; aziendale. Ci siamo lanciati e con le nostre slide verde estrogeni abbiamo cercato di catturare l&#8217;attenzione dei nostri ascoltatori. Minuziosi dettagli (Vittorio) espressi in 180 bpm (Francesco) hanno illustrato l&#8217;operato e le competenze dell&#8217;area web.</div>
<div>Il responso del cliente? Questo è un altro post.</div>
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Prima o poi doveva arrivare. Quel momento in cui ci si trova, soli, davanti ad un cliente che vede in te lo specchio della tua agenzia.
Essere rappresentanti di se stessi è facile. Basta essere se stessi. Essere rappresentante di molti, è molto più complicato.
In quel momento sei il delta verso cui sfociano passioni (troppe), dedizione (molta), creatività (ricercata), cultura (ostentata) e anni di lavoro o di studi. Una responsabilità senza la quale non si cresce, tramite la quale ci si accresce. Questa consapevolezza è il primo passo verso la maturità, di uomo prima che di un professionista. Una maturità che si ottiene quasi sempre con i &#8220;no&#8221;, con i &#8220;forse&#8221; e con i &#8220;si poteva fare meglio&#8221;. Pensieri questi che ci hanno fatto compagnia prima e dopo l&#8217;incontro avvenuto alcuni giorni fa con Cristina Spinelli e Andrea Vidoni rispettivamente digital marketing coordinator e promotions manager di Sony Pictures Italia, con i quali abbiamo avuto un piacevole incontro per la presentazione del reparto web marketing di cui facciamo orgogliosamente e fortunatemte parte. Io e il mio sparring partner Franco e io e il mio wii competitors Vittorio, abbiamo avuto la nostra prima esperienza di &#8220;portavoce&#8221; aziendale. Ci siamo lanciati e con le nostre slide verde estrogeni abbiamo cercato di catturare l&#8217;attenzione dei nostri ascoltatori. Minuziosi dettagli (Vittorio) espressi in 180 bpm (Francesco) hanno illustrato l&#8217;operato e le competenze dell&#8217;area web.
Il responso del cliente? Questo è un altro post.
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		<title>Teoria e pratica</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 17:36:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ignazio</dc:creator>
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Dopo la fine delle riprese di un film e prima che i red carpet delle prime cinematografiche (con strass, paillettes, fotografi e star) vengono stesi, con i loro colori vermigli, davanti alle entrate di cinema rinomati, c’è un momento in cui i produttori e i distributori del settore organizzano manifestazioni nelle quali presentano ad uffici [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a class="google_buzz"  
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<p>Dopo la fine delle riprese di un film e prima che i red carpet delle prime cinematografiche (con strass, paillettes, fotografi e star) vengono stesi, con i loro colori vermigli, davanti alle entrate di cinema rinomati, c’è un momento in cui i produttori e i distributori del settore organizzano manifestazioni nelle quali presentano ad uffici stampa, riviste cinematografiche ed agenzie di comunicazione le loro pellicole in uscita. Oggi è stata la mia prima volta ad un evento del genere. Eccomi con <a href="http://it.linkedin.com/in/vittoriodigiacomo">Vittorio</a> e <a href="http://it.linkedin.com/in/danielagirfatti">Daniela</a> presso il cinema Embassy, invitati dalla Sony Pictures ad assistere alla presentazione dei loro film in uscita: in missione esplorativa  per conto di Estrogeni.<br />
Quando me ne parlarono al master che ho frequentato, ribattezzai qualunque tipo di manifestazione organizzata con il fine di promuovere un prodotto/personaggio/servizio con un’acronimo: C.C.R.<br />
Ai tempi, lo coniai perché mi sembrava molto calzante nell’indicare il modo in cui gli eventi potevano riuscire bene ed essere efficaci nel lasciare un buon ricordo su chi vi aveva partecipato.<br />
Quale migliore occasione per appurare di persone se il mio acronimo di sintesi potesse essere pregnante nella realtà?<br />
Ore 10.20, si comincia.<br />
Ci offrono la colazione, ci fanno accomodare in sala, l’<a href="http://www.primissima.it/cinema_news/scheda/tra_commedie_e_azione_paulo_simoes_sony_pictures/">AD</a> di Sony Pictures Releasing ci dà il suo benvenuto. Parte la scorpacciata di trailer. L’offerta cinematografica Sony di qui ai prossimi anni è un fuoco d’artificio di star internazionali (Julia Roberts, Angelina Jolie, Samuel L. Jackson, Adam Sandler)  inseguimenti, esplosioni, risate, commedie, nuovi idoli (Vanessa Hudgens e Alex Pettyfer) e film per ragazzi (il remake di Karate Kid con il figlio di Will Smith). Un’offerta variegata nei generi e nelle storie che ha come obiettivo quello di conquistare grosse fette di pubblico nelle sale e nel mercato home (credo, anzi, che, più che al botteghino, alcuni dei titoli presentati potranno avere più fortuna come blockbuster). Un’offerta dal grande calibro, insomma, che punta in alto cavalcando l’onda dell’<em>American Way of filming</em>.<br />
Ore 11.05, pausa.<br />
Condivido con Vittorio e Daniele le mie impressioni sui film appena presentati e noto con interesse che le pellicole che hanno incuriosito me, hanno stuzzicato anche l’interesse di Vittorio e Daniela.<br />
“Karate Kid”; “mangia, prega, ama”; “beastly”, “salt”: sono tutte pellicole su cui sarebbe interessante lavorare e che presentano molti buoni spunti per costruire originali strategie di comunicazione e promozione.<br />
Ore 11.20, torniamo in sala.<br />
Abbiamo l’occasione di vedere in anteprima e in lingua originale, una commedia con Gerald Butler e Jennifer Aniston che uscirà ad aprile 2010: <a href="http://www.cineblog.it/post/20921/il-cacciatore-di-ex-the-bounty-hunter-le-foto-del-film-e-il-trailer-italiano">Il cacciatore di ex</a>. Un mix di azione e romanticismo che però non è riuscito a trattenere la mia attenzione per tutta la durata della pellicola. Perdendosi in una trama un po’ troppo diluita e che, a lungo andare, perde mordente e ritmo.<br />
Ore 13.00, pranzo gentilmente offertoci dalla Sony Pitcures.<br />
Il roadshow era terminato e avevo la sensazione di essere stato un ospite più che gradito, privilegiato per la visione in anteprima del film e del trailer e, sorpresa, all’uscita ci viene anche regalata la felpa di &#8220;Karate Kid&#8221;.<br />
Penso al mio acronimo: C.C.R.  Mi sa che non avevo capito male quando sono arrivato alla mia personale conclusione che Cibo, Coccole e Regali siano la chiave per la buona riuscita di un evento.</p>
<p><a href="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2010/03/kids.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2742" title="Estrogeni kids" src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2010/03/kids-300x225.jpg" alt="kids 300x225 Teoria e praticaEstrogeni   Alfredo Borrelli   CEO" width="300" height="225" /></a></p>
<form id="vozme_form_7e3e85190b4d90494536aecd050327a9" method="post" name="vozme_form_7e3e85190b4d90494536aecd050327a9" target="7e3e85190b4d90494536aecd050327a9" action="http://vozme.com/text2voice.php"><input name="text" type="hidden" value="Teoria e pratica. 
			
				
			
		
Dopo la fine delle riprese di un film e prima che i red carpet delle prime cinematografiche (con strass, paillettes, fotografi e star) vengono stesi, con i loro colori vermigli, davanti alle entrate di cinema rinomati, c’è un momento in cui i produttori e i distributori del settore organizzano manifestazioni nelle quali presentano ad uffici stampa, riviste cinematografiche ed agenzie di comunicazione le loro pellicole in uscita. Oggi è stata la mia prima volta ad un evento del genere. Eccomi con Vittorio e Daniela presso il cinema Embassy, invitati dalla Sony Pictures ad assistere alla presentazione dei loro film in uscita: in missione esplorativa  per conto di Estrogeni.
Quando me ne parlarono al master che ho frequentato, ribattezzai qualunque tipo di manifestazione organizzata con il fine di promuovere un prodotto/personaggio/servizio con un’acronimo: C.C.R.
Ai tempi, lo coniai perché mi sembrava molto calzante nell’indicare il modo in cui gli eventi potevano riuscire bene ed essere efficaci nel lasciare un buon ricordo su chi vi aveva partecipato.
Quale migliore occasione per appurare di persone se il mio acronimo di sintesi potesse essere pregnante nella realtà?
Ore 10.20, si comincia.
Ci offrono la colazione, ci fanno accomodare in sala, l’AD di Sony Pictures Releasing ci dà il suo benvenuto. Parte la scorpacciata di trailer. L’offerta cinematografica Sony di qui ai prossimi anni è un fuoco d’artificio di star internazionali (Julia Roberts, Angelina Jolie, Samuel L. Jackson, Adam Sandler)  inseguimenti, esplosioni, risate, commedie, nuovi idoli (Vanessa Hudgens e Alex Pettyfer) e film per ragazzi (il remake di Karate Kid con il figlio di Will Smith). Un’offerta variegata nei generi e nelle storie che ha come obiettivo quello di conquistare grosse fette di pubblico nelle sale e nel mercato home (credo, anzi, che, più che al botteghino, alcuni dei titoli presentati potranno avere più fortuna come blockbuster). Un’offerta dal grande calibro, insomma, che punta in alto cavalcando l’onda dell’American Way of filming.
Ore 11.05, pausa.
Condivido con Vittorio e Daniele le mie impressioni sui film appena presentati e noto con interesse che le pellicole che hanno incuriosito me, hanno stuzzicato anche l’interesse di Vittorio e Daniela.
“Karate Kid”; “mangia, prega, ama”; “beastly”, “salt”: sono tutte pellicole su cui sarebbe interessante lavorare e che presentano molti buoni spunti per costruire originali strategie di comunicazione e promozione.
Ore 11.20, torniamo in sala.
Abbiamo l’occasione di vedere in anteprima e in lingua originale, una commedia con Gerald Butler e Jennifer Aniston che uscirà ad aprile 2010: Il cacciatore di ex. Un mix di azione e romanticismo che però non è riuscito a trattenere la mia attenzione per tutta la durata della pellicola. Perdendosi in una trama un po’ troppo diluita e che, a lungo andare, perde mordente e ritmo.
Ore 13.00, pranzo gentilmente offertoci dalla Sony Pitcures.
Il roadshow era terminato e avevo la sensazione di essere stato un ospite più che gradito, privilegiato per la visione in anteprima del film e del trailer e, sorpresa, all’uscita ci viene anche regalata la felpa di &#8220;Karate Kid&#8221;.
Penso al mio acronimo: C.C.R.  Mi sa che non avevo capito male quando sono arrivato alla mia personale conclusione che Cibo, Coccole e Regali siano la chiave per la buona riuscita di un evento.

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		<title>Fotoprix e il mondo imperfetto</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Feb 2010 15:32:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittorio</dc:creator>
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Permettete? Un pensiero imperfetto.
Non posso trattenermi dallo scrivere un post su questo straordinario video trovato su iLoveGreen. Perfetto per concept, realizzazione, claim. C&#8217;è poco da dire, è geniale.
ILoveGreen è il modo di vedere il mondo della grafica filtrato dagli occhi di Paolo Palladino art director di Dixi Studio, emergente studio di progettazione grafica di Salerno.

Fotoprix [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a class="google_buzz"  
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src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/plugins/google-buzz-button/images/google-buzz.png" alt="Google Buzz" title="Fotoprix e il mondo imperfetto Estrogeni   Alfredo Borrelli   CEO" /></a><div class="tweetmeme_button" style="float: left; margin-left: 10px; margin-right: 20px;">
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			</a>
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<p>Permettete? Un pensiero imperfetto.<br />
Non posso trattenermi dallo scrivere un post su questo straordinario video trovato su iLoveGreen. Perfetto per concept, realizzazione, claim. C&#8217;è poco da dire, è geniale.<br />
<a href="http://ilovegreenblog.blogspot.com/">ILoveGreen</a> è il modo di vedere il mondo della grafica filtrato dagli occhi di Paolo Palladino art director di <a title="http://www.dixistudio.it/index.htm" href="http://www.dixistudio.it/index.htm" target="_blank">Dixi Studio</a>, emergente studio di progettazione grafica di Salerno.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="400" height="300" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowfullscreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=9133600&amp;server=vimeo.com&amp;show_title=1&amp;show_byline=1&amp;show_portrait=0&amp;color=&amp;fullscreen=1" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="400" height="300" src="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=9133600&amp;server=vimeo.com&amp;show_title=1&amp;show_byline=1&amp;show_portrait=0&amp;color=&amp;fullscreen=1" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p><a href="http://vimeo.com/9133600">Fotoprix &#8216;fotos&#8217;</a> from <a href="http://vimeo.com/user3032276">Vestida para rodar</a> on <a href="http://vimeo.com">Vimeo</a>.</p>
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Permettete? Un pensiero imperfetto.
Non posso trattenermi dallo scrivere un post su questo straordinario video trovato su iLoveGreen. Perfetto per concept, realizzazione, claim. C&#8217;è poco da dire, è geniale.
ILoveGreen è il modo di vedere il mondo della grafica filtrato dagli occhi di Paolo Palladino art director di Dixi Studio, emergente studio di progettazione grafica di Salerno.

Fotoprix &#8216;fotos&#8217; from Vestida para rodar on Vimeo.
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		<title>Parodia 2.0</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Feb 2010 14:20:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittorio</dc:creator>
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Permettete? Un pensiero condiviso.
Siamo in periodo di tesi, o meglio Franco lo è. Tutti i giorni trova un articolo interessante da utilizzare per il lavoro che sta portando avanti, e non manca mai di condividerlo con me. Con tutto quello che ha trovato finora, scriverà una tesi di 80-90 pagine solo di sitografia e note. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a class="google_buzz"  
href="http://www.google.com/reader/link?url=http://blog.estrogeni.net/recensioni/parodia-2-0/&title=Parodia+2.0&srcURL=http://blog.estrogeni.net" target="_blank" rel="nofollow"><img
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<p>Permettete? Un pensiero condiviso.<br />
Siamo in periodo di tesi, o meglio <a href="http://blog.estrogeni.net/tag/francesco-del-franco-estrogeni/" target="_blank">Franco</a> lo è. Tutti i giorni trova un articolo interessante da utilizzare per il lavoro che sta portando avanti, e non manca mai di condividerlo con me. Con tutto quello che ha trovato finora, scriverà una tesi di 80-90 pagine solo di sitografia e note. Qualche libro se lo legge pure, e non manca mai di condividere anche quello, ma poi si rende conto che anche i libri ormai non fanno altro che rimandarti in rete su blog di marketing&amp;comunicazione, forum, siti corporate particolarmente interessanti, casi studio trattati in maniera più o meno approfondita dai vari blogger. Allora, ci è venuto in mente di scrivere questo post su un blog che seguiamo spesso, e che crediamo possa essere d&#8217;aiuto a chi è sempre in cerca di contenuti interessanti inerenti al nostro settore.<br />
Il blog in questione è <a href="http://adverspoof.wordpress.com/">Adverspoof</a>. Per dire in due parole che cos&#8217;è basta fare copia&amp;incolla del <a href="http://adverspoof.wordpress.com/idea/">concept</a> presente sul blog stesso: &#8220;<strong>AdverSpoof</strong> <em>è un blog che raccoglie le migliori produzioni della parodia pubblicitaria e non solo: false notizie, immagini e video rovesciati del loro significato originario generano quella che possiamo chiamare<strong> Parodia 2.0</strong>. I <strong>Digital Natives </strong>ci insegnano a non prenderci troppo sul serio e a scherzare anche con</em><strong><em> Sua Maestà</em></strong><em> il </em><strong><em>Brand.</em>&#8221;<br />
</strong>Tra i post della creatura di <a href="http://carnevali.wordpress.com/">Andrea Carnevali</a> (sociologo non-convenzionale) ho trovato spesso alcune tra le più belle e divertenti parodie pubblicitarie circolate in rete, manifestazione forse più evidente della nuova condizione in cui si trova oggi il consumatore. Non più succube di una pubblicità martellante e anonima ma pienamente consapevole del proprio potere critico, fatto di opinioni espresse in maniera sempre più incisiva.<br />
Un <a href="http://adverspoof.wordpress.com/2010/01/08/fotomontaggi-sovversivi-parte-2/">esempio</a>?</p>
<p><a href="http://adverspoof.wordpress.com/2010/01/08/fotomontaggi-sovversivi-parte-2/" target="_blank"><img class="alignnone" src="http://lucaenoch.ilcannocchiale.it/mediamanager/sys.user/7648/subvertising%20low.jpg" alt="subvertising%20low Parodia 2.0Estrogeni   Alfredo Borrelli   CEO" width="392" height="359" title="Parodia 2.0 Estrogeni   Alfredo Borrelli   CEO" /></a></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
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Permettete? Un pensiero condiviso.
Siamo in periodo di tesi, o meglio Franco lo è. Tutti i giorni trova un articolo interessante da utilizzare per il lavoro che sta portando avanti, e non manca mai di condividerlo con me. Con tutto quello che ha trovato finora, scriverà una tesi di 80-90 pagine solo di sitografia e note. Qualche libro se lo legge pure, e non manca mai di condividere anche quello, ma poi si rende conto che anche i libri ormai non fanno altro che rimandarti in rete su blog di marketing&amp;comunicazione, forum, siti corporate particolarmente interessanti, casi studio trattati in maniera più o meno approfondita dai vari blogger. Allora, ci è venuto in mente di scrivere questo post su un blog che seguiamo spesso, e che crediamo possa essere d&#8217;aiuto a chi è sempre in cerca di contenuti interessanti inerenti al nostro settore.
Il blog in questione è Adverspoof. Per dire in due parole che cos&#8217;è basta fare copia&amp;incolla del concept presente sul blog stesso: &#8220;AdverSpoof è un blog che raccoglie le migliori produzioni della parodia pubblicitaria e non solo: false notizie, immagini e video rovesciati del loro significato originario generano quella che possiamo chiamare Parodia 2.0. I Digital Natives ci insegnano a non prenderci troppo sul serio e a scherzare anche con Sua Maestà il Brand.&#8221;
Tra i post della creatura di Andrea Carnevali (sociologo non-convenzionale) ho trovato spesso alcune tra le più belle e divertenti parodie pubblicitarie circolate in rete, manifestazione forse più evidente della nuova condizione in cui si trova oggi il consumatore. Non più succube di una pubblicità martellante e anonima ma pienamente consapevole del proprio potere critico, fatto di opinioni espresse in maniera sempre più incisiva.
Un esempio?



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			<div style="text-align:left;">
			
				<input style="float:left;" type="image" width="40" height="40" src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/plugins/vozme/img/megaphone40x40w.gif" alt="Ascolta questo post" onclick="window.open('', '4a2c91424819c1c12a1e819d51769b45', 'width=600,height=370,scrollbars=yes,location=yes,menubar=yes,resizable=yes,status=yes,toolbar=yes');">
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		<title>Ignari untori</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Feb 2010 14:25:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco</dc:creator>
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Questo post inizia con un&#8217;immagine. Un frame della vita aziendale, che stamattina è iniziata con un vuoto virale. Le ore notturne, che dovrebbero portare consiglio, hanno decimato l&#8217;agenzia. Un movimento virale, partito dall&#8217;untore anonimo, ha raggiunto la maggioranza.
C&#8217;è chi ha iniziato alle 2.00 per ritrovarsi con una flebo alle 7.00  e chi ha tentato di resistere al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a class="google_buzz"  
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<p><a href="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2010/02/Photo0006.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2570" title="Vuoto virale" src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2010/02/Photo0006-300x225.jpg" alt="Photo0006 300x225 Ignari untoriEstrogeni   Alfredo Borrelli   CEO" width="300" height="225" /></a></p>
<p>Questo post inizia con un&#8217;immagine. Un frame della vita aziendale, che stamattina è iniziata con un vuoto virale. Le ore notturne, che dovrebbero portare consiglio, hanno decimato l&#8217;agenzia. Un movimento virale, partito dall&#8217;untore anonimo, ha raggiunto la maggioranza.<br />
C&#8217;è <a href="http://www.linkedin.com/in/vittoriodigiacomo">chi</a> ha iniziato alle 2.00 per ritrovarsi con una flebo alle 7.00  e <a href="http://it.linkedin.com/in/agostinosantacroce">chi</a> ha tentato di resistere al virus, per poi arrendersi e tornare a casa. Tutti vittime ignare dello stesso virus, tutti portatori che mutano gradualmente in untori. Tutti ignari del più grande Virale di Estrogeni.<br />
Un saluto a tutti coloro i quali si sono immolati per la Comunicazione.</p>
<form id="vozme_form_28dbbd849903eeefd8f37b8c9fc7e1ae" method="post" name="vozme_form_28dbbd849903eeefd8f37b8c9fc7e1ae" target="28dbbd849903eeefd8f37b8c9fc7e1ae" action="http://vozme.com/text2voice.php"><input name="text" type="hidden" value="Ignari untori. 
			
				
			
		

Questo post inizia con un&#8217;immagine. Un frame della vita aziendale, che stamattina è iniziata con un vuoto virale. Le ore notturne, che dovrebbero portare consiglio, hanno decimato l&#8217;agenzia. Un movimento virale, partito dall&#8217;untore anonimo, ha raggiunto la maggioranza.
C&#8217;è chi ha iniziato alle 2.00 per ritrovarsi con una flebo alle 7.00  e chi ha tentato di resistere al virus, per poi arrendersi e tornare a casa. Tutti vittime ignare dello stesso virus, tutti portatori che mutano gradualmente in untori. Tutti ignari del più grande Virale di Estrogeni.
Un saluto a tutti coloro i quali si sono immolati per la Comunicazione.
" /><input name="lang" type="hidden" value="it" /><input name="gn" type="hidden" value="ml" /><input type="hidden" id="interface" name="interface" value="full" />
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				<input style="float:left;" type="image" width="40" height="40" src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/plugins/vozme/img/megaphone40x40w.gif" alt="Ascolta questo post" onclick="window.open('', '28dbbd849903eeefd8f37b8c9fc7e1ae', 'width=600,height=370,scrollbars=yes,location=yes,menubar=yes,resizable=yes,status=yes,toolbar=yes');">
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		<title>A lezione di creatività</title>
		<link>http://blog.estrogeni.net/formazione/a-lezione-di-creativita/</link>
		<comments>http://blog.estrogeni.net/formazione/a-lezione-di-creativita/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 18 Dec 2009 15:23:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittorio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
			
				
			
		
Permettete? Un pensiero poetico.
In periodo di tesi (sembra una vita fa, in realtà sono passati appena nove mesi) non ricordo il numero di articoli, pagine web, video, news, post, topic e spunti vari che mi piovvero addosso. Non so se ero io a cercarli, o loro a trovare me tutte le volte che mi avvicinavo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a class="google_buzz"  
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			</a>
		</div>
<p>Permettete? Un pensiero poetico.<br />
In periodo di tesi (sembra una vita fa, in realtà sono passati appena nove mesi) non ricordo il numero di articoli, pagine web, video, news, post, topic e spunti vari che mi piovvero addosso. Non so se ero io a cercarli, o loro a trovare me tutte le volte che mi avvicinavo al pc. La rete ha dei percorsi infiniti, e oggi come allora andavo alla ricerca di qualsiasi cosa appagasse la mia curiosità. Oggi, seguo (o cerco di&#8230;) almeno 40 siti che parlano di comunicazione, marketing, viralità, creatività, editing e compositing.<br />
Ma tutto, dico tutto, non sarebbe successo se non avessi visto questo video. </p>
<p><object width="400" height="300"><param name="allowfullscreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="movie" value="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=2477975&amp;server=vimeo.com&amp;show_title=1&amp;show_byline=1&amp;show_portrait=0&amp;color=&amp;fullscreen=1" /><embed src="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=2477975&amp;server=vimeo.com&amp;show_title=1&amp;show_byline=1&amp;show_portrait=0&amp;color=&amp;fullscreen=1" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always" width="400" height="300"></embed></object>
<p><a href="http://vimeo.com/2477975">Ken Robinson &#8211; Do Schools Kill Creativity?</a> from <a href="http://vimeo.com/user464212">Andrea Benassi</a> on <a href="http://vimeo.com">Vimeo</a>.</p>
<form id="vozme_form_f6ad1be60fc88d80c8356e352fcf49c1" method="post" name="vozme_form_f6ad1be60fc88d80c8356e352fcf49c1" target="f6ad1be60fc88d80c8356e352fcf49c1" action="http://vozme.com/text2voice.php"><input name="text" type="hidden" value="A lezione di creatività. 
			
				
			
		
Permettete? Un pensiero poetico.
In periodo di tesi (sembra una vita fa, in realtà sono passati appena nove mesi) non ricordo il numero di articoli, pagine web, video, news, post, topic e spunti vari che mi piovvero addosso. Non so se ero io a cercarli, o loro a trovare me tutte le volte che mi avvicinavo al pc. La rete ha dei percorsi infiniti, e oggi come allora andavo alla ricerca di qualsiasi cosa appagasse la mia curiosità. Oggi, seguo (o cerco di&#8230;) almeno 40 siti che parlano di comunicazione, marketing, viralità, creatività, editing e compositing.
Ma tutto, dico tutto, non sarebbe successo se non avessi visto questo video. 

Ken Robinson &#8211; Do Schools Kill Creativity? from Andrea Benassi on Vimeo.
" /><input name="lang" type="hidden" value="it" /><input name="gn" type="hidden" value="ml" /><input type="hidden" id="interface" name="interface" value="full" />
			<div style="text-align:left;">
			
				<input style="float:left;" type="image" width="40" height="40" src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/plugins/vozme/img/megaphone40x40w.gif" alt="Ascolta questo post" onclick="window.open('', 'f6ad1be60fc88d80c8356e352fcf49c1', 'width=600,height=370,scrollbars=yes,location=yes,menubar=yes,resizable=yes,status=yes,toolbar=yes');">
				<div style="margin-left:48px; text-align:left;"><a style="font-size:12px;" href="javascript:void(0);" onclick="window.open('', 'f6ad1be60fc88d80c8356e352fcf49c1', 'width=600,height=370,scrollbars=yes,location=yes,menubar=yes,resizable=yes,status=yes,toolbar=yes'); document.getElementById('vozme_form_f6ad1be60fc88d80c8356e352fcf49c1').submit();">Ascolta<br/>questo post</a></div>
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		<title>Ho fame. Tu non hai fame?</title>
		<link>http://blog.estrogeni.net/riflessioni/ho-fame-tu-non-hai-fame/</link>
		<comments>http://blog.estrogeni.net/riflessioni/ho-fame-tu-non-hai-fame/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 04 Nov 2009 15:48:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittorio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
			
				
			
		
Scrivo questo post dopo pranzo così per non far torto a nessuno. Ma tanto non parlerò di nessuna ricetta né del buonissimo kebab che ho mangiato ieri sera.
Volevo scrivere di un bellissimo articolo che ho letto ieri pomeriggio. Letto su Nova, l&#8217;inserto del giovedì de ilSole24ore, scritto da Roberto Verganti, docente di Project Science al Politecnico [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a class="google_buzz"  
href="http://www.google.com/reader/link?url=http://blog.estrogeni.net/riflessioni/ho-fame-tu-non-hai-fame/&title=Ho+fame.+Tu+non+hai+fame?&srcURL=http://blog.estrogeni.net" target="_blank" rel="nofollow"><img
src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/plugins/google-buzz-button/images/google-buzz.png" alt="Google Buzz" title="Ho fame. Tu non hai fame? Estrogeni   Alfredo Borrelli   CEO" /></a><div class="tweetmeme_button" style="float: left; margin-left: 10px; margin-right: 20px;">
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			</a>
		</div>
<p>Scrivo questo post dopo pranzo così per non far torto a nessuno. Ma tanto non parlerò di nessuna ricetta né del buonissimo kebab che ho mangiato ieri sera.<br />
Volevo scrivere di un bellissimo articolo che ho letto ieri pomeriggio. Letto su <a href="http://nova.ilsole24ore.com/">Nova</a>, l&#8217;inserto del giovedì de ilSole24ore, scritto da <a href="http://www.verganti.it/">Roberto Verganti</a>, docente di Project Science al Politecnico di Milano. Il titolo, molto indicativo, è <em>&#8220;Il Cliente Non Ha Sempre Ragione&#8221;</em>.<br />
Senza tirarla per le lunghe, quello che dice è questo: oggi tutti sono convinti che l&#8217;innovazione della comunicazione debba essere <em>user-genereted</em>. Ovvero, &#8220;<em>prendere una macchina fotografica e immortalare i clienti mentre usano i prodotti, alla ricerca di spazi di miglioramento</em>&#8220;. Sbagliato! Secondo quanto afferma Harald Grundl, designer dello <a href="http://www.eoos.com/cms/index.php">studio Eoos</a>, citato dal prof. Verganti nell&#8217;articolo.<br />
Perché non è possibile innovare soltando osservando i consumatori nel momento di quotidiano e standardizzato utilizzo del bene. La Wii non avrebbe inventato il Wiiremote, avviando il mercato delle console verso una integrazione gioco/utente sempre più profonda, se avesse osservato i videogiocatori mentre giocano alle solite console con gamepad.<br />
Quindi l&#8217;innovazione non è osservare l&#8217;utente al fine di creare un prodotto in grado di assecondare le sue necessità, ma immaginare nuove necessità. Pensare, ad esempio, a quale videogioco giocherà un videogamer da qui a 5 anni, lavorando per ottenere l&#8217;approssimazione migliore di quella visione. Il consiglio che Grundl dà alle aziende è di inseguire i cosiddetti &#8220;<strong>interpreti</strong>&#8220;. Ricercatori, fornitori di tecnologia, artisti, designer, scrittori, persone che sono <em>outside of the network</em>, ovvero &#8220;guardano dove nessuno ancora sta guardando&#8221; e che devono essere individuati e opzionati prima che lo facciano altre aziende. Il difficile è capire che test di mercato, focus group, statistiche, brainstorming, sono tutti strumenti utili solo quando si lavora su qualcosa che c&#8217;è già. Ma il sale dell&#8217;economia, il sapore insito nella parola business, lo si sente molto prima, in quell&#8217;idea che ancora non è venuta a nessuno. Citando (non alla lettera) Tom Cruise dal film Cocktail, &#8220;Mentre noi parliamo, c&#8217;è qualcuno che sta facendo soldi vendendo ombrellini da cocktail&#8230;&#8221;.<br />
Ma come vengono queste idee? &#8211; &#8220;&#8230;<em>Steve Jobs non guarda in uno specchio magico</em>. <em>Ma semplicemente nello specchio della sua cultura personale</em>.&#8221; Per tanto, &#8220;<em>la cultura personale è un bene enorme.</em>&#8221;<br />
Questa è la chiave di volta di tutto il discorso. La cultura è quel caos di esperienze, parole, sentimenti e sogni che è alla base di tutte le idee. Senza di essa, siamo come revolver senza pallottole. L&#8217;unico modo che io conosca per far crescere la cultura è la curiosità. Intendo per curiosità quel vuoto allo stomaco che mi si apre quando sento parlare di qualcosa che non conosco. Capace di guidarmi fino alla credenza di internet per attingere qualcosa dai suoi innumerevoli scaffali (a proposito, grazie Alessia F per la buonissima caramella al limone). E noi giovani di oggi, siamo molto fortunati, perché grazie alle varie device mobili esistenti abbiamo la possibilità di soddisfare ogni minima curiosità quasi in real-time. Il rischio è diventare phone dipendenti. Un giorno forse si battezzeranno bambini con i nomi iFranco, o iNdrea. Ma forse tutti avranno la possibilità di espandere in modo esponenziale il loro mondo interiore.</p>
<p><img class="alignnone" src="http://www.msdlists.com/images/full%20size/Magritte%20Specchio%20Falso.jpg" alt="Magritte%20Specchio%20Falso Ho fame. Tu non hai fame?Estrogeni   Alfredo Borrelli   CEO" width="288" height="203" title="Ho fame. Tu non hai fame? Estrogeni   Alfredo Borrelli   CEO" /></p>
<form id="vozme_form_f0d593a072e6e918f2d68cf995d84b98" method="post" name="vozme_form_f0d593a072e6e918f2d68cf995d84b98" target="f0d593a072e6e918f2d68cf995d84b98" action="http://vozme.com/text2voice.php"><input name="text" type="hidden" value="Ho fame. Tu non hai fame?. 
			
				
			
		
Scrivo questo post dopo pranzo così per non far torto a nessuno. Ma tanto non parlerò di nessuna ricetta né del buonissimo kebab che ho mangiato ieri sera.
Volevo scrivere di un bellissimo articolo che ho letto ieri pomeriggio. Letto su Nova, l&#8217;inserto del giovedì de ilSole24ore, scritto da Roberto Verganti, docente di Project Science al Politecnico di Milano. Il titolo, molto indicativo, è &#8220;Il Cliente Non Ha Sempre Ragione&#8221;.
Senza tirarla per le lunghe, quello che dice è questo: oggi tutti sono convinti che l&#8217;innovazione della comunicazione debba essere user-genereted. Ovvero, &#8220;prendere una macchina fotografica e immortalare i clienti mentre usano i prodotti, alla ricerca di spazi di miglioramento&#8220;. Sbagliato! Secondo quanto afferma Harald Grundl, designer dello studio Eoos, citato dal prof. Verganti nell&#8217;articolo.
Perché non è possibile innovare soltando osservando i consumatori nel momento di quotidiano e standardizzato utilizzo del bene. La Wii non avrebbe inventato il Wiiremote, avviando il mercato delle console verso una integrazione gioco/utente sempre più profonda, se avesse osservato i videogiocatori mentre giocano alle solite console con gamepad.
Quindi l&#8217;innovazione non è osservare l&#8217;utente al fine di creare un prodotto in grado di assecondare le sue necessità, ma immaginare nuove necessità. Pensare, ad esempio, a quale videogioco giocherà un videogamer da qui a 5 anni, lavorando per ottenere l&#8217;approssimazione migliore di quella visione. Il consiglio che Grundl dà alle aziende è di inseguire i cosiddetti &#8220;interpreti&#8220;. Ricercatori, fornitori di tecnologia, artisti, designer, scrittori, persone che sono outside of the network, ovvero &#8220;guardano dove nessuno ancora sta guardando&#8221; e che devono essere individuati e opzionati prima che lo facciano altre aziende. Il difficile è capire che test di mercato, focus group, statistiche, brainstorming, sono tutti strumenti utili solo quando si lavora su qualcosa che c&#8217;è già. Ma il sale dell&#8217;economia, il sapore insito nella parola business, lo si sente molto prima, in quell&#8217;idea che ancora non è venuta a nessuno. Citando (non alla lettera) Tom Cruise dal film Cocktail, &#8220;Mentre noi parliamo, c&#8217;è qualcuno che sta facendo soldi vendendo ombrellini da cocktail&#8230;&#8221;.
Ma come vengono queste idee? &#8211; &#8220;&#8230;Steve Jobs non guarda in uno specchio magico. Ma semplicemente nello specchio della sua cultura personale.&#8221; Per tanto, &#8220;la cultura personale è un bene enorme.&#8221;
Questa è la chiave di volta di tutto il discorso. La cultura è quel caos di esperienze, parole, sentimenti e sogni che è alla base di tutte le idee. Senza di essa, siamo come revolver senza pallottole. L&#8217;unico modo che io conosca per far crescere la cultura è la curiosità. Intendo per curiosità quel vuoto allo stomaco che mi si apre quando sento parlare di qualcosa che non conosco. Capace di guidarmi fino alla credenza di internet per attingere qualcosa dai suoi innumerevoli scaffali (a proposito, grazie Alessia F per la buonissima caramella al limone). E noi giovani di oggi, siamo molto fortunati, perché grazie alle varie device mobili esistenti abbiamo la possibilità di soddisfare ogni minima curiosità quasi in real-time. Il rischio è diventare phone dipendenti. Un giorno forse si battezzeranno bambini con i nomi iFranco, o iNdrea. Ma forse tutti avranno la possibilità di espandere in modo esponenziale il loro mondo interiore.

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		<title>Ever dream this man?</title>
		<link>http://blog.estrogeni.net/viralita/ever-dream-this-man/</link>
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		<pubDate>Wed, 21 Oct 2009 08:16:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittorio</dc:creator>
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Ormani ne parlano tutti. Di cosa parlino non si sa però precisamente. Ci si chiede solo questa domanda: Hai mai sognato quest&#8217;uomo?
No, sì, forse. Non si sa. Il fatto è che da un paio di giorni, tutti ne parlano, tutti ne scrivono. Il sito è davvero minimal. Costruito tutto sul volto di quest&#8217;osceno discendente della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a class="google_buzz"  
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src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/plugins/google-buzz-button/images/google-buzz.png" alt="Google Buzz" title="Ever dream this man? Estrogeni   Alfredo Borrelli   CEO" /></a><div class="tweetmeme_button" style="float: left; margin-left: 10px; margin-right: 20px;">
			<a href="http://api.tweetmeme.com/share?url=http%3A%2F%2Fblog.estrogeni.net%2Fviralita%2Fever-dream-this-man%2F"><br />
				<img src="http://api.tweetmeme.com/imagebutton.gif?url=http%3A%2F%2Fblog.estrogeni.net%2Fviralita%2Fever-dream-this-man%2F&amp;style=normal" height="61" width="50" title="Ever dream this man? Estrogeni   Alfredo Borrelli   CEO" alt=" Ever dream this man?Estrogeni   Alfredo Borrelli   CEO" /><br />
			</a>
		</div>
<p>Ormani ne parlano tutti. Di cosa parlino non si sa però precisamente. Ci si chiede solo questa domanda: Hai mai sognato quest&#8217;uomo?<br />
No, sì, forse. Non si sa. Il fatto è che da un paio di giorni, tutti ne parlano, tutti ne scrivono. Il sito è davvero minimal. Costruito tutto sul volto di quest&#8217;osceno discendente della scimmia. La storia però è davvero interessante. Nel gennaio 2006, a New York, la paziente di un rinomato psichiatra disegna il volto di un uomo che ripetutamente appare nei suoi sogni. In più di un&#8217;occasione, l&#8217;uomo le dà un consiglio sulla sua vita privata. Quel ritratto rimane dimenticato sulla scrivania dello psichiatra fino a quando un altro paziente non lo riconosce, affermando di non averlo mai visto nella vita reale&#8230;<br />
Ma non voglio svelarvi nient&#8217;altro. Tutto quello che c&#8217;è da sapere lo trovate <a href="http://thisman.org/">qui</a>.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://thisman.org/thisman.jpg" alt="thisman Ever dream this man?Estrogeni   Alfredo Borrelli   CEO" width="247" height="289" title="Ever dream this man? Estrogeni   Alfredo Borrelli   CEO" /></p>
<p><span style="font-size: x-small;"><span style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"><br />
</span></span></p>
<h5><span style="font-size: x-small;"><span style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif;"></p>
<p></span></span></h5>
<form id="vozme_form_47ba35b1b96fa9168c865f0d5b88c785" method="post" name="vozme_form_47ba35b1b96fa9168c865f0d5b88c785" target="47ba35b1b96fa9168c865f0d5b88c785" action="http://vozme.com/text2voice.php"><input name="text" type="hidden" value="Ever dream this man?. 
			
				
			
		
Ormani ne parlano tutti. Di cosa parlino non si sa però precisamente. Ci si chiede solo questa domanda: Hai mai sognato quest&#8217;uomo?
No, sì, forse. Non si sa. Il fatto è che da un paio di giorni, tutti ne parlano, tutti ne scrivono. Il sito è davvero minimal. Costruito tutto sul volto di quest&#8217;osceno discendente della scimmia. La storia però è davvero interessante. Nel gennaio 2006, a New York, la paziente di un rinomato psichiatra disegna il volto di un uomo che ripetutamente appare nei suoi sogni. In più di un&#8217;occasione, l&#8217;uomo le dà un consiglio sulla sua vita privata. Quel ritratto rimane dimenticato sulla scrivania dello psichiatra fino a quando un altro paziente non lo riconosce, affermando di non averlo mai visto nella vita reale&#8230;
Ma non voglio svelarvi nient&#8217;altro. Tutto quello che c&#8217;è da sapere lo trovate qui.





" /><input name="lang" type="hidden" value="it" /><input name="gn" type="hidden" value="ml" /><input type="hidden" id="interface" name="interface" value="full" />
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				<input style="float:left;" type="image" width="40" height="40" src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/plugins/vozme/img/megaphone40x40w.gif" alt="Ascolta questo post" onclick="window.open('', '47ba35b1b96fa9168c865f0d5b88c785', 'width=600,height=370,scrollbars=yes,location=yes,menubar=yes,resizable=yes,status=yes,toolbar=yes');">
				<div style="margin-left:48px; text-align:left;"><a style="font-size:12px;" href="javascript:void(0);" onclick="window.open('', '47ba35b1b96fa9168c865f0d5b88c785', 'width=600,height=370,scrollbars=yes,location=yes,menubar=yes,resizable=yes,status=yes,toolbar=yes'); document.getElementById('vozme_form_47ba35b1b96fa9168c865f0d5b88c785').submit();">Ascolta<br/>questo post</a></div>
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		<title>Il ctr è andato in pensione. Arriva Dwell</title>
		<link>http://blog.estrogeni.net/riflessioni/il-ctr-e-andato-in-pensione-arriva-dwell/</link>
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		<pubDate>Mon, 05 Oct 2009 16:28:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittorio</dc:creator>
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Restando in tema di banner, ho trovato proprio ora un articolo che mette a confronto uno studio di comScore e Starcom USA del luglio 2007 con un&#8217;analisi fatta quest&#8217;anno. Nello studio del  2007, si evinceva che il 6% degli utenti generava la metà di tutti i click effettuati sui banner. Aggiornando i dati e scendendo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a class="google_buzz"  
href="http://www.google.com/reader/link?url=http://blog.estrogeni.net/riflessioni/il-ctr-e-andato-in-pensione-arriva-dwell/&title=Il+ctr+è+andato+in+pensione.+Arriva+Dwell&srcURL=http://blog.estrogeni.net" target="_blank" rel="nofollow"><img
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		</div>
<p><img class="alignnone" src="http://blog.tagliaerbe.com/wp-content/uploads/2009/10/clicker-analysis.png" alt="clicker analysis Il ctr è andato in pensione. Arriva DwellEstrogeni   Alfredo Borrelli   CEO" width="427" height="189" title="Il ctr è andato in pensione. Arriva Dwell Estrogeni   Alfredo Borrelli   CEO" /></p>
<p>Restando in tema di banner, ho trovato proprio ora un articolo che mette a confronto uno studio di comScore e Starcom USA del luglio 2007 con un&#8217;analisi fatta quest&#8217;anno. Nello studio del  2007, si evinceva che il 6% degli utenti <em>generava la metà di tutti i click effettuati sui <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Banner">banner</a>. </em>Aggiornando i dati e scendendo nel dettaglio, vediamo (nella tabella in alto) come la percentuale dei <em><a href="http://www.google.it/search?hl=it&amp;safe=off&amp;client=firefox-a&amp;rlz=1R1GGGL_it___IT347&amp;hs=ISB&amp;q=Non-clickers&amp;btnG=Cerca&amp;meta=lr%3Dlang_it">Non-clickers</a>, </em>ovvero di coloro che non li considerano,<em> </em>sia addirittura dell&#8217;84%.  Fortunatamente, ragionare sul tasso di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Click-through_rate">CTR </a>è divenuto demodè.<br />
Risulta troppo restrittivo pensare che solo le persone che cliccano sul banner rimangano influenzate dalla comunicazione. Per esempio, è stato rilevato una notevole correlazione fra <em>quanto un utente vede su un banner e l’azione che compie successivamente all’interno di un motore di ricerca</em>.<br />
Quindi, ci si sta impegnando a fondo per sviluppare nuovi metodi di rilevazione dell&#8217;efficacia dei banner, come il  <em><a href="http://blog.tagliaerbe.com/2009/08/tempo-e-attenzione-nella-pubblicita-online.html">Dwell</a></em> (ovvero, misurare l’”attenzione/interazione” che l’utente prova nei confronti del banner, anche se poi non cliccherà) messo a punto da <a href="http://www.eyeblaster.com/">Eyeblaster</a>, società pioniera della rich media comunication. Chi è interessato all&#8217;argomento può leggere questo <a href="http://blog.tagliaerbe.com/2009/08/tempo-e-attenzione-nella-pubblicita-online.html">articolo</a>, che consiglio vivamente.<br />
Morale della favola, chi per valutare una campagna pubblicitaria si basa esclusivametne sui click <em>non sta dando valore a parte di quell&#8217;84% che fruisce della comunicazione ma non clicca</em>, citando Linda Anderson di comScore.<em> </em>Continua dicendo che &#8211; i<em>n base a questo, i marketer più esperti sono oramai orientati a valutare l’impatto che tutte le impression &#8211; cliccate e non &#8211; hanno sulle abitudini dei consumatori, rispecchiando il modo con cui la pubblicità tradizionale è stata misurata per decenni.” </em>Infatti,<em> “un click non significa nulla, non ti fa guadagnare e non crea brand equity. La tua pubblicità online ha degli obiettivi e certamente non sono quelli di generare click”</em> incalza John Lowell di <a href="http://www.starcomworldwide.com/">Starcom USA</a>, concludendo con: <em>“Tu vuoi che gli utenti visitino il tuo sito, cerchino informazioni, comprino un prodotto, si interessino ai tuoi servizi, si ricordino del tuo brand, imparino qualcosa di nuovo, si sentano diversi. Indipendentemente dal fatto che il consumatore faccia clic o meno su un banner, la chiave è quella di determinare come gli annunci pubblicitari abbiano influenzato il suo modo di pensare, sentire o fare qualcosa che non avrebbe potuto fare diversamente.”<br />
<span style="font-style: normal;">Non mi ero mai soffermato a pensare a questo aspetto, dopo aver letto queste interviste credo di essere totalmente d&#8217;accordo. Pensavo infatti a quanti banner ho visto in giro del film <a href="http://www.twilightthemovie.com/">New Moon</a> o del film <a href="http://www.uominicheodianoledonne.it/">La ragazza che giocava con il fuoco</a>, eppure su quanti di questi ho cliccato? Ciò significa che il banner ha comunque svolto il suo compito. Dirmi, cioè, ad esempio, che al cinema c&#8217;è La ragazza che gioca con il fuoco.<br />
Ringrazio <a href="http://blog.tagliaerbe.com">ilTagliaerbe </a>per lo spunto al ragionamento.</span></em></p>
<form id="vozme_form_f2a5ed8e68902b34339eace2f1e2a56f" method="post" name="vozme_form_f2a5ed8e68902b34339eace2f1e2a56f" target="f2a5ed8e68902b34339eace2f1e2a56f" action="http://vozme.com/text2voice.php"><input name="text" type="hidden" value="Il ctr è andato in pensione. Arriva Dwell. 
			
				
			
		

Restando in tema di banner, ho trovato proprio ora un articolo che mette a confronto uno studio di comScore e Starcom USA del luglio 2007 con un&#8217;analisi fatta quest&#8217;anno. Nello studio del  2007, si evinceva che il 6% degli utenti generava la metà di tutti i click effettuati sui banner. Aggiornando i dati e scendendo nel dettaglio, vediamo (nella tabella in alto) come la percentuale dei Non-clickers, ovvero di coloro che non li considerano, sia addirittura dell&#8217;84%.  Fortunatamente, ragionare sul tasso di CTR è divenuto demodè.
Risulta troppo restrittivo pensare che solo le persone che cliccano sul banner rimangano influenzate dalla comunicazione. Per esempio, è stato rilevato una notevole correlazione fra quanto un utente vede su un banner e l’azione che compie successivamente all’interno di un motore di ricerca.
Quindi, ci si sta impegnando a fondo per sviluppare nuovi metodi di rilevazione dell&#8217;efficacia dei banner, come il  Dwell (ovvero, misurare l’”attenzione/interazione” che l’utente prova nei confronti del banner, anche se poi non cliccherà) messo a punto da Eyeblaster, società pioniera della rich media comunication. Chi è interessato all&#8217;argomento può leggere questo articolo, che consiglio vivamente.
Morale della favola, chi per valutare una campagna pubblicitaria si basa esclusivametne sui click non sta dando valore a parte di quell&#8217;84% che fruisce della comunicazione ma non clicca, citando Linda Anderson di comScore. Continua dicendo che &#8211; in base a questo, i marketer più esperti sono oramai orientati a valutare l’impatto che tutte le impression &#8211; cliccate e non &#8211; hanno sulle abitudini dei consumatori, rispecchiando il modo con cui la pubblicità tradizionale è stata misurata per decenni.” Infatti, “un click non significa nulla, non ti fa guadagnare e non crea brand equity. La tua pubblicità online ha degli obiettivi e certamente non sono quelli di generare click” incalza John Lowell di Starcom USA, concludendo con: “Tu vuoi che gli utenti visitino il tuo sito, cerchino informazioni, comprino un prodotto, si interessino ai tuoi servizi, si ricordino del tuo brand, imparino qualcosa di nuovo, si sentano diversi. Indipendentemente dal fatto che il consumatore faccia clic o meno su un banner, la chiave è quella di determinare come gli annunci pubblicitari abbiano influenzato il suo modo di pensare, sentire o fare qualcosa che non avrebbe potuto fare diversamente.”
Non mi ero mai soffermato a pensare a questo aspetto, dopo aver letto queste interviste credo di essere totalmente d&#8217;accordo. Pensavo infatti a quanti banner ho visto in giro del film New Moon o del film La ragazza che giocava con il fuoco, eppure su quanti di questi ho cliccato? Ciò significa che il banner ha comunque svolto il suo compito. Dirmi, cioè, ad esempio, che al cinema c&#8217;è La ragazza che gioca con il fuoco.
Ringrazio ilTagliaerbe per lo spunto al ragionamento.
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			<div style="text-align:left;">
			
				<input style="float:left;" type="image" width="40" height="40" src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/plugins/vozme/img/megaphone40x40w.gif" alt="Ascolta questo post" onclick="window.open('', 'f2a5ed8e68902b34339eace2f1e2a56f', 'width=600,height=370,scrollbars=yes,location=yes,menubar=yes,resizable=yes,status=yes,toolbar=yes');">
				<div style="margin-left:48px; text-align:left;"><a style="font-size:12px;" href="javascript:void(0);" onclick="window.open('', 'f2a5ed8e68902b34339eace2f1e2a56f', 'width=600,height=370,scrollbars=yes,location=yes,menubar=yes,resizable=yes,status=yes,toolbar=yes'); document.getElementById('vozme_form_f2a5ed8e68902b34339eace2f1e2a56f').submit();">Ascolta<br/>questo post</a></div>
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