Il simbolo perduto
Pubblicato da Vittorio
Permettete? Un pensiero simbolico.
Sono a Varese, fuori fa freddo, quindi meglio prendere un po’ di caldo prima di riuscire, e fare quattro saldi in giro per i negozi (:DDD). Sono nell’ufficio di una mia amica, ma qui dai pc aziendali non si va né su Facebook, né su Youtube. “Nè! Terun! ki se laùra.” Beh, almeno Repubblica.it lo posso leggere (fiù..) e allora becco questo articolo.
Lance e carte di credito ecco i simboli della civiltà, interessantissimo di Enrico Franceschini che parla di una lista redatta dal direttore del British Museum di Londra, Neil MacGregor, che ha selezionato i cento oggetti che hanno fatto la storia dell’Homo Sapiens, in collaborazione con la Bbc che ne farà un programma radiofonico settimanale a partire da fine gennaio.
Continuo a leggere e scopro che è un articolo teaser. Infatti, la lista non compare, è segreta (shhh…). Sarà oggetto del programma radiofonico, tuttavia qualche items è stato svelato. Ciascuno di essi fotografa un momento dell’evoluzione umana, una situazione o un evento che hanno condizionato i nostri antenati e ne hanno influenzato il cammino successivo. Una svolta tecnologica, come per esempio la lancia acuminata, sorella della clava, con cui l’uomo primitivo cominciò a cacciare e combattere, imparando ad assottigliare un ramo d’albero con una roccia fino al punto da renderlo un’arma letale. Oppure un cruciale passaggio di comunicazione e cultura, come la stele di Rosetta, la pietra – uno dei tesori del British Museum, di cui l’Egitto ha recentemente chiesto la restituzione – che permise di comprendere e tradurre finalmente i geroglifici. Solo l’ultimo simbolo, il centesimo, non è ancora stato trovato e i curatori della lista hanno pensato bene di chiedere al pubblico di esprimere il proprio parere.
Un articolo teaser è fatto per suscitare interesse e curiosità intorno all’argomento. E questo lo ha fatto. Mi sono chiesto cos’altro ci potrebbe/dovrebbe essere nella lista? – Vediamo.. la tv, internet, telefono, telefonino, cinema, macchina fotografia. Uff…
Poi mi sono chiesto, cosa ci sarebbe nella mia lista? Ovvero quella che ha reso me un uomo sapiens (aspetto anche in questo caso una battuta di Alfredo). – Ri-vediamo:
- l’isola del tesoro (il primo libro che ho letto);
- il commodore 64 (e da lì tutte le varie console della sony);
- il pc (doh..);
- il mac (:D);
- l’adsl (= internet a casa 24h24);
- l’iphone (= internet ovunque 24h24)
- braveheart ‘95 di Mel Gibson (il primo film che vidi al cinema)
- holly & benji (anche se sono rimasto deluso quando poi ho scoperto che il campo di calcio non è lungo 1,5 km);
- destro a volo di Van Basten nella finale dei Campionati Europei del ‘88 (ho scoperto una nuova religione, il calcio);
- i videotutorial (di qualsiasi genere dalla grafica all’editing alla cucina);
- il marketing non convenzionale.
Vabbè 10 possono bastare. I vostri quali sono invece? O cosa non dovrebbe mancare nella lista di Neil MacGregor?

Ho commesso tre peccati
Pubblicato da Vittorio
Permettete? Un pensiero poetico.
Da qualche giorno non si fa altro che parlare di quanto abbia sanguinato il nostro premier, di quante dimostrazioni di affetto, disprezzo o pietà abbia ricevuto.
Si è scatenata una corsa forsennata a scrivere quanto apocalittico fosse stato quel gesto, passando in rassegna tutti i mali della nostra società spinta dai media sull’orlo del baratro (ma non sono i media stessi a parlare? mmm..), la cui unica salvezza risiederebbe nel diluvio universale che tutto lava. Amen.
Sono inorridito (primo peccato). Tutti parlano. Pronti a dire “Eh no, questo non si fa.”. Esplode il moralismo sulle pagine dei quotidiani, nei servizi dei tg, ovunque nella rete. Andiamo… tutti sanno che è una cosa vile. Ma chi non lo ha preso nella vita un pugno in pieno viso? Fa male. Ma dopo ti metti una mano in volto e senti che sei ancora lì. Magari vedi un po’ di sangue, ma serve solo a ricordarti che sei un uomo. In questo caso, che “non sei un superuomo”. Non fraintendetemi. Il gesto è gravissimo. Ma tutti sbagliano, e lo sbaglio non è più grave perché si parla del premier.
Come dire, chi è senza peccato scagli la prima pietra (meglio se intarsiata e definita).
Non prendiamoci in giro. Il problema di questo gesto non è il sangue versato dal premier. Il problema grave, per tutti, è la caccia alle streghe che si è scatenata nei confronti della libertà della rete. Leggevo questo sulla Repubblica online di stamane: Giovedì il Consiglio dei ministri esaminerà nuove, più rigide norme sulle manifestazioni e su internet. Lo ha annunciato il ministro degli Interni Roberto Maroni, parlando di “misure più adeguate e urgenti” per cui è ipotizzabile che il governo agisca per decreto.
Sono inorridito (secondo peccato). Perché ci troviamo di fronte persone che stanno strumentalizzando un fatto di cronaca per condizionare la vita sociale e relazionale, la nostra libertà. Anche quella di sbagliare. Prima si sarebbe andato al bar a farsi quattro risate, o a discutere seriamente, sull’accaduto. Oggi ci ritroviamo in rete. Nelle chat, su Facebook. Ci iscriviamo in gruppi pro e contro le cause che riteniamo pertinenti. L’ambiente è cambiato. Ma non è cambiato il contesto. Siamo sempre in pubblico. Ma siamo di più. Questo è il problema. Un opinione oggi circola velocemente, e se è scomoda va censurata. O come dicono delicatamente oggigiorno, filtrata. Come se, ancora una volta, si potesse dire alle persone di non pensare, di non sentire, di non sbagliare. Senza queste tre cose, non c’è crescita. Senza queste tre cose facciamo un altro passo verso il baratro.
Il fatto è che credo che il problema è ancora (se possibile) più profondo.
Sono inorridito ancora (terzo peccato). Perché non sono a rischio i nostri bei social network, la nostra quieta routine di navigatori. Il rischio lo corre chi nella rete ha deciso di navigare contro corrente. Si strumentalizza un atto folle per attaccare avversari politici (la dialettica è il sale della democrazia), giornalisti che pensano e, cosa più grave, fanno pensare. Ora questo decreto passerà, non passerà, vedremo. Ma è importante che tutti, idealisti o meno, ci rendiamo conto che esiste uno spazio in cui noi non abbiamo padroni. È quello della nostra mente. Spazio in cui siamo liberi di credere e no, di sbagliare e riparare ai nostri sbagli. E la verità è che non ci sono (fortuna per noi) decreti che priveranno mai le persone del libero pensare, del libero sentire, del libero sbagliare.
Lo streaming della legalità
Pubblicato da Francesco
La comunicazione è un flusso informativo, tra due o più entità, che nel suo tragitto può subire delle interferenze (rumore), delle distorsioni, delle mutazioni, che possono portare alla rottura del flusso. Omertà. Questa interruzione, questa distorsione, questa cesura del flusso comunicativo è omertà. Un silenzio non voluto, ma imposto. Un silenzio che fa male dentro, ma che non si riesce a combattere. Un silenzio che ti toglie l’aria, che ti avvolge le corde vocali e che ti porta al non sapere nulla. L’omertà è la censura della vita.
Nella società contemporanea i canali, su cui viaggia, si sono moltiplicati ma allo stesso tempo sono diventati più accessibili, più diretti e immediati. Un moltiplicarsi di medium, che rendere il canale informativo privo di rumore di fondo. Qualora questo rumore di fondo sia presente o limiti l’accesso, c’è sempre la possibilità di servirsi di un altro canale.
Diversi canali, stesso messaggio, così si combatte l’omertà nella società 2.0.
Video
Testo
Audio
Silvio Berlusconi
Pubblicato da Alfredo
VIBRÒ SUL SILICONE.
Ci uniamo al coro di auguri al nostro Presidente del Consiglio.
Di gran lunga, il più milanista degli ultimi centocinquant’anni.
Nonché il più imprenditore, il più sportivo, il più vincente, il più seduttore e il più seducente.
Immaginiamo, pertanto, che con lo spirito autoironico che da sempre lo contraddistingue, possa un giorno decidere di apporre quest’epigrafe al suo bellissimo mausoleo funebre.
Sarebbe un bel rendere omaggio all’unico potere forte capace di far vacillare la sua enorme stabilità. Altro che Veltroni, D’Alema, Franceschini, Rutelli, l’Inter, giudici e giornali…
Escort
Pubblicato da Alfredo
Trovandomi nell’incapacità di spiegare a mia madre ultrasettantenne cosa s’intenda per escort e provando una qualche simpatia per queste donne capaci – loro, sì – di dettare, modificare, stravolgere l’agenda del nostro Presidente del Consiglio, ricorro alle parole di un grande scrittore, molto attento alle cose di casa nostra.
“Indubbiamente questa donna va a letto per denaro, il che costituirebbe probabilmente, senza ulteriori considerazioni, di classificarla come prostituta di fatto, ma, siccome ci va solo quando vuole e con chi vuole, non è da disdegnare la probabilità che proprio questa differenza di diritto debba determinarne cautelativamente l’esclusione dalla cerchia, intesa come un tutto. Lei, come la gente normale, ha un mestiere, e, sempre come la gente normale, approfitta delle ore che le restano per concedere qualche gioia al corpo e sufficienti soddisfazioni alle necessità, quelle specifiche e quelle generali. Senza pretendere di ridurla a una definizione basilare, ciò che infine si dovrà dire di lei, in senso lato, è che vive come meglio le aggrada e che, per giunta, ne trae tutto il piacere che può”.
Da Cecità, di José Saramago (Einaudi 1996, pag. 25).



