Un post è per sempre
Pubblicato da Francesco
Pausa caffè. Si inizia a discutere di social media e social networking. Inizia la sociologia spicciola. Riflessioni di riflessioni, poi tutto termina in silenzio. Si torna a lavoro, ma tutti sono ancora lì a riflettere sulle “perle di saggezza”. Network/Famiglia. Social Network/Cinematografo. Barbiere/Blogger. Cliente/Consumatore postmoderno. Leggi l’ultimo post di Vincos Blog e la casualità ti perseguita. Quel non più consumatore, orami diventato autonomo, esigente, competente, selettivo, è in quell’analisi.
Il consumatore postmoderno è molto più sofisticato del suo predecessore. Un individuo tendenzialmente infedele alla marca. Un consumatore che è alla ricerca di esperienze e non di semplici prodotti, qualcosa che sia personalizzato e personalizzabile. Non tende a stabilire un rapporto subalterno e/o passivo con il produttore/venditore, ma richiede un rapporto dialettico che spinge l’azienda alla logica della relazione. Oggi gli individui sono diventati parte attiva della comunicazione aziendale, non possono essere ignorati, ma ci sono aziende vincolate alla vecchia comunicazione ipodermica.
Un esempio, recente, di pessima gestione del consumatore è quella portata avanti dalla John Ashfield, che risponde alle esigenze di un consumatore (Sybelle) servendosi di una lettere aperta di Andrea Celi, proprietario dell’azienda italiana. Un comunicato stampa molto più vicino ad un biglietto lasciato lì prima del suicidio. Parole da cui scaturisce l’errata visione del cliente, tanto che ci si spinge ad una paternale da lacrime agli occhi.
“Se posso darLe comunque un mio consiglio per il futuro, Le dico che nella vita non basta aprire un blog per realizzarsi criticando quello che fanno gli altri, perché, come Lei saprà, lavorando si può anche sbagliare, ma forse è meglio investire le proprie energie cercando di creare un proprio progetto facendolo con passione e sacrificio come io ho sempre fatto in questi anni”.
Gli errori di gestione sono molteplici, ma il finale è pure delirio comunicativo.
“Quindi Le chiedo sinceramente di aiutarmi in prima persona a far cessare tutto questo casino che è scaturito dal mondo di Internet contro la mia azienda”.
Un’azienda che vive sul Web non può pretendere il controllo di un mezzo. Il Web non è una medium classico, in cui i criteri di notiziabilità giocano un ruolo fondamentale. Nel Web tutto è costantemente illuminato a giorno, tutto è monitorato, tutto è per sempre.
A lezione di creatività
Pubblicato da Vittorio
Permettete? Un pensiero poetico.
In periodo di tesi (sembra una vita fa, in realtà sono passati appena nove mesi) non ricordo il numero di articoli, pagine web, video, news, post, topic e spunti vari che mi piovvero addosso. Non so se ero io a cercarli, o loro a trovare me tutte le volte che mi avvicinavo al pc. La rete ha dei percorsi infiniti, e oggi come allora andavo alla ricerca di qualsiasi cosa appagasse la mia curiosità. Oggi, seguo (o cerco di…) almeno 40 siti che parlano di comunicazione, marketing, viralità, creatività, editing e compositing.
Ma tutto, dico tutto, non sarebbe successo se non avessi visto questo video.
Ken Robinson – Do Schools Kill Creativity? from Andrea Benassi on Vimeo.
Mattinata romana
Pubblicato da Riccardo

14 gennaio 2009. Mattinata romana gelida e tersa, io sono appena sbarcato in una nuova realtà di nome Estrogeni e mi sto piano piano ambientando. Facce nuove, metodi nuovi, nuovi clienti. Agostino entra nella stanzetta dove stiamo io e Matteo e mi parla di un nuovo lavoro. “Stanno costruendo un nuovo centro commerciale, dalle parti di Parma. È un progetto innovativo che unisce shopping, centri sportivi e intrattenimento in un’unica struttura con un’architettura d’avanguardia. Abbiamo fatto alcune proposte di logo ma non hanno convinto, vuoi provare tu?”.
Ok, mi metto al lavoro. Abbiamo pochi dati. Provo a immaginare questa nuova struttura, con i suoi spazi irregolari e le sue pareti asimmetriche di vetro e cemento. Faccio delle proposte, le mandiamo al cliente. Poi il nulla. Otto mesi di silenzio, nessuna risposta, speranze perse. E invece all’improvviso la notizia: abbiamo l’approvazione! Il logo del nuovissimo “Parma Retail” sarà firmato Estrogeni!
Pregusto il momento in cui, guidando lungo l’A1, vedrò sorgere dalle nebbie padane quelle pareti di vetro e cemento, ed un enorme cartellone col nostro logo. E ripenserò al lavoro di quella mattinata romana gelida e tersa, a cinquecento chilometri di distanza. Potere della comunicazione.
Disease marketing
Pubblicato da Francesco
Questo è marketing. Un marketing non ipodermico ma contestuale, non invadente ma invasivo, non avvolgente ma coinvolgente. Un marketing esperienziale. Un marketing che ha la capacità di immergere il fruitore, ignaro, all’interno della stessa situazione di vita di chi vive il disagio. Un modo creativo di trasmettere e far comprendere un disagio, che può sembrare così lontano ed evitabile. Un disagio che noti solo quando ci sei dentro ed è solo in quel momento che sei pronto a combatterlo.
La campagna Regalamemoria condotta per l’associazione spagnola afal è riuscita nell’intento.
L’Alzheimer è un processo degenerativo, che distrugge progressivamente le cellule cerebrali, rendendo gradualmente l’individuo, che ne è affetto, incapace di una vita normale. Si dimentica il passato, non si comprende il presente né si percepisce il futuro. Uno stato confusionale che spiazza, che genera vuoto, che ingoia chi ne soffre. Proprio questa confusione, questo vuoto, quest’isolamento vengono infusi dall’attività di marketing e rendono il fruitore non partecipe ma ammalato.
This is marketing. O meglio, Disease marketing.
Una campagna di tutto rispetto
Pubblicato da Matteo
Nasce dall’ideazione strategica della Fondazione NewEtica.
Cresce con la creatività del gruppo McCann Erickson.
A farla grande, la mano del fotografo tedesco Achim Lippoth.
Qui, lo spot.




