By Alfredo
Published 1st December, 2011
Scoprivamo gli Wham e anche gli Eurythmics, c’erano stati il Live Aid e anche la strage dell’Heysel. La nostra adolescenza di ginnasiali fu però scossa da un altro crack. La Sida, perché così la chiamavano allora. Quella che, poi, sarebbe divenuta nota come Aids. Montagnier e Gallo, come Senna e Prost. Il sole malato, come lo raccontò Biagi in un bel libro al mio primo anno di università. Poi, ci fu, nello stesso anno, Rock Hudson e poi più tardi, nel 1991, Freddie Mercury e Magic Johnson. Lui, però, ce l’ha fatta, il grande Earvin.
Mediaticamente, al di là e oltre gli effetti epidemici generati, l’Aids è la malattia più influente e più influenzata che io ricordi. Ha colpito i nostri idoli, ha scosso le nostre convinzioni, ha indebolito le nostre libertà. Ma non troppo, però. Se consideriamo che, oggi, in Italia, registriamo 3.000 nuove infezioni ogni anno, dovute per l’80,7% a rapporti sessuali non protetti (ah, se solo si parlasse apertamente di preservativi…). Infine, nel 2010, sono decedute 66 persone (dati Istituto Superiore di Sanità).
Ma io, in questo momento, sono al lavoro. E come me, sempre meno persone. Non solo per colpa della crisi. Ma perché c’è un’altra epidemia che non ha uguale presa, in termini di empatia. Sono al lavoro e non riesco a smettere di pensarci. Sono i morti sul lavoro. Sapete quanti sono stati, in Italia, gli incidenti sul lavoro esclusivamente nel primo semestre 2011? Ve lo dico io, 372.000. Sapete quanti lavoratori sono morti? Ve lo dico io, 428 (dati Inail).
Non è bello e forse neanche corretto aritmeticamente comparare due modi di morire. Ma proprio nel giorno in cui celebriamo (anche noi di Estrogeni) la Giornata Mondiale contro l’Aids, non possiamo non riflettere sul fatto che uno resiste nonostante l’elevata esposizione mediatica garantita da testimonial loro malgrado (e sarebbe affrontabile e prevenibile con pochi millimetri di gomma acquistabili a pochi euro anche al bancone del supermercato), l’altro prospera proprio per mancanza di attenzione. Un pessimo paretiano, verrebbe da dire.