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Guestbook. Intervista a Ilaria Petitto

Alessandro

By Alessandro
Published 17th January, 2012

Ieri, per il terzo appuntamento con Italian Jobs, abbiamo intervistato Ilaria Petitto che ci ha presentato la sua azienda, Donnachiara. Nel corso dell’intervista sono emersi tanti spunti interessanti, dalle specificità del settore vitivinicolo alle peculiarità del territorio campano per fare impresa, dall’utilizzo del web all’ingresso in nuovi mercati fino ai consigli di Ilaria per i giovani imprenditori desiderosi di avviare una propria start-up. Nel video vi proponiamo la versione integrale dell’intervista. Aspettiamo i vostri commenti, mentre per qualsiasi segnalazione o approfondimento relativo a Italian Jobs basta inviarci una mail.

Italian Jobs, oggi la diretta con Donnachiara

Alessandro

By Alessandro
Published 16th January, 2012

Torna oggi Italian Jobs – Il bello di fare impresa in Italia con il terzo appuntamento del ciclo di incontri. A partire dalle 12 potrete seguire la diretta streaming durante al quale vi presenteremo Donnachiara.
Ilaria Petitto ci racconterà la storia di una passione di famiglia, legata a splendidi vigneti di proprietà sin dall’800 ed alla cantina vinicola, piccolo gioiello di forme e sostanza la cui produzione si attesta intorno oggi intorno alle 200.000 bottiglie, fra D.O.C.G. come Fiano di Avellino, Greco di Tufo e Taurasi, Aglianico D.O.C e Aglianico I.G.T.
Per seguire la diretta vi basterà collegarvi alla nostra pagina Facebook, attraverso la quale potrete guardare il video e contemporaneamente inviarci dalla chat le vostre domande live.
Vi aspettiamo, non mancate.

Italian Jobs. Facciamo impresa con Donnachiara

Daniela

By Daniela
Published 11th January, 2012

Ho conosciuto l’azienda Donnachiara gustandone i prodotti: Aglianico, Taurasi, Falanghina. Poi, nel 2005, al Vinitaly ho avuto modo di conoscere i volti di questa giovanissima azienda.
Una storia tutta al femminile, che mi ha profondamente colpito per la passione, la tenacia, il coraggio e il rispetto della tradizione.
Un terreno donato da una nonna, Donna Chiara, una nipote che “sente” di doverlo a sua volta custodire e poi consegnare ma ancora più fruttuoso. Una passione per il vino e l’intraprendenza di un’altra giovane donna della famiglia, Ilaria, che caparbiamente, decide di portare avanti il sogno della madre e di trasformare quel terreno in un progetto ambizioso. Nasce, così Donnachiara, un’azienda al femminile, in un mondo ancora profondamente maschile. Un’azienda vitivinicola che oggi esporta all’estero.
Un’azienda da conoscere per la capacità di coniugare qualità del prodotto con attività di promozione sempre nuove: eventi, cene, degustazioni, partecipazione alle fiere: un continuo essere presenti sulle scene più importanti. E i risultati non tardano ad arrivare.
Forte del successo sul mercato nazionale, Donnachiara ha infatti iniziato a distribuire anche all’estero i suoi prodotti, partendo dal mercato europeo nel 2007 per arrivare nel 2011 negli USA, grazie alla partnership con Charmer Sunbelt Group Distributor. Sviluppi decisivi, basti pensare che l’anno scorso il fatturato di Donnachiara è stato generato al 55% grazie all’export.
Ma questi sono solo gli aspetti visibili a tutti, il resto, quello che c’è dietro una start-up, la fatica, le difficoltà, gli spunti li ascolteremo dal vivo lunedì 16, a partire dalle ore 12, dalle parole di Ilaria, prossima ospite di Italian Jobs.

Caro Babbo Natale

Davide

By Davide
Published 23rd December, 2011

Abbiamo fatto un’analisi del contenuto delle letterine scritte a caro-babbo-natale.it, l’iniziativa di cui vi avevamo parlato anche martedì. I termini sono tanto più grandi, quanto più numerose sono le ricorrenze dei desideri espressi, mentre il posizionamento nello spazio è casuale.
È solo un gioco, naturalmente: quindi, come sanno benissimo i bambini, qualcosa di decisamente serio.
Possiamo ipotizzare che abbiano scritto sul sito le persone più abituate all’utilizzo del web 2.0: semplificando, il campione dovrebbe essere rappresentativo  di quel 25%  di persone giornalmente connesse  ad Internet (fonte: Audiweb ottobre 2011). E cosa chiedono questi italiani al Babbo Natale digitale? Più velocità dell’ADSL, più smartphone, l’ultimo tablet? Se continuate a leggere, avrete qualche sorpresa.
Ecco una nostra interpretazione della letterina a Babbo Natale basata sulla frequenza dei termini utilizzati.

Caro Babbo Natale

Vorrei

persone

mondo

tempo

bambini

sorriso, sempre

lavoro

serenità

salute

sogni

vivere

GRAZIE

P.S. Poi (anche) qualche regalo

Niente tecnologia insomma, ma solo valori e categorie forti. Il che, in fondo, è anche una bella sorpresa; ma è davvero così, o solo così? Forse, per avere più persone e mondo, uno smartphone con social network può essere interessante e per avere più tempo, una connessione veloce o un tablet aiutano eccome. Vogliamo parlare del trovare lavoro senza LinkedIn o senza portali per la ricerca di lavoro? Insomma, forse la tecnologia non compare perché la diamo per scontata, perché il suo uso e la sua pervasività sono la quotidianità, il new normal.
Vi lasciamo con questo spunto di riflessione, e in ogni caso, digitale o analogico che sia, Buon Natale ai nostri follower e a tutti. Ci rivediamo dopo le vacanze.

Una botta di morte

Alfredo

By Alfredo
Published 1st December, 2011

Scoprivamo gli Wham e anche gli Eurythmics, c’erano stati il Live Aid e anche la strage dell’Heysel. La nostra adolescenza di ginnasiali fu però scossa da un altro crack. La Sida, perché così la chiamavano allora. Quella che, poi, sarebbe divenuta nota come Aids. Montagnier e Gallo, come Senna e Prost. Il sole malato, come lo raccontò Biagi in un bel libro al mio primo anno di università. Poi, ci fu, nello stesso anno, Rock Hudson e poi più tardi, nel 1991, Freddie Mercury e Magic Johnson. Lui, però, ce l’ha fatta, il grande Earvin.
Mediaticamente, al di là e oltre gli effetti epidemici generati, l’Aids è la malattia più influente e più influenzata che io ricordi. Ha colpito i nostri idoli, ha scosso le nostre convinzioni, ha indebolito le nostre libertà. Ma non troppo, però. Se consideriamo che, oggi, in Italia, registriamo 3.000 nuove infezioni ogni anno, dovute per l’80,7% a rapporti sessuali non protetti (ah, se solo si parlasse apertamente di preservativi…). Infine, nel 2010, sono decedute 66 persone (dati Istituto Superiore di Sanità).
Ma io, in questo momento, sono al lavoro. E come me, sempre meno persone. Non solo per colpa della crisi. Ma perché c’è un’altra epidemia che non ha uguale presa, in termini di empatia. Sono al lavoro e non riesco a smettere di pensarci. Sono i morti sul lavoro. Sapete quanti sono stati, in Italia, gli incidenti sul lavoro esclusivamente nel primo semestre 2011? Ve lo dico io, 372.000. Sapete quanti lavoratori sono morti? Ve lo dico io, 428 (dati Inail).
Non è bello e forse neanche corretto aritmeticamente comparare due modi di morire. Ma proprio nel giorno in cui celebriamo (anche noi di Estrogeni) la Giornata Mondiale contro l’Aids, non possiamo non riflettere sul fatto che uno resiste nonostante l’elevata esposizione mediatica garantita da testimonial loro malgrado (e sarebbe affrontabile e prevenibile con pochi millimetri di gomma acquistabili a pochi euro anche al bancone del supermercato), l’altro prospera proprio per mancanza di attenzione. Un pessimo paretiano, verrebbe da dire.

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