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Appunti dallo IAB Seminar 2011

Alessandro

By Alessandro
Published 7th April, 2011

Prima di iniziare a riassumervi qualche spunto interessante emerso nel corso dello IAB Seminar 2011 sul Search Marketing di lunedì 4 aprile a Milano, una breve premessa. Mi sarebbe piaciuto essere più tempestivo nella redazione di questo post, ma purtroppo sapete bene che al rientro da questi eventi ci sono sempre tanti impegni da recuperare e quindi ho dovuto posticipare la pubblicazione. Arriverò quindi sicuramente dopo molti altri partecipanti che hanno già detto la loro, ma spero che sia comunque interessante il nostro punto di vista sull’incontro, che peraltro abbiamo già avuto modo di commentare in diretta grazie alla diretta twitter di Francesco.
Detto questo, passiamo alle presentazioni che abbiamo seguito lunedì. Paradossalmente, devo dire che i due speech più attesi sono forse quelli che hanno deluso di più le aspettative, chiaramente anche perché queste ultime erano davvero alte. Luca Forlin di Google ha parlato dei cambiamenti nel mondo della search dovuto a tre fattori: mobile, local e social. Si è parlato quindi di quanto le connessioni in mobilità rivoluzionino le esigenze e gli scopi di chi effettua una ricerca, e delle possibilità aperte da geolocalizzazione e interconnessione con gli ambiti social dell’utente. Un po’ deludente però la parte relativa agli applicativi presentati: personalmente conoscevo già da diversi mesi Googles, Google Voice Search e Google Latitude. Più interessante – anche se non proprio al centro del discorso – il +1 introdotto recentemente da google.com e che presto vedremo anche nelle altre versioni: un pulsante presente di fianco ad ogni risultato di ricerca che serve ad indicare il proprio gradimento. In questo modo Google avrà l’aiuto diretto degli utenti per capire quali sono i contenuti più utili per ogni chiave di ricerca, modificando di conseguenza l’ordine dei risultati delle ricerche.
Di seguito è stato il turno di Kevin Kyer di Yahoo!, che ha esposto l’obiettivo della sua azienda: fornire sempre più risposte provenienti dal contesto personale degli utenti più che semplici link. In quest’ottica interessante quanto proposto dalla Yahoo! & Microsoft search alliance: l’idea è connettere fra loro brand e utenti orientati all’acquisto. Yahoo e Microsoft dichiarano di offrire un CPC più conveniente rispetto ai competitor con un conversion rate maggiore, migliorando così il ROI dei clienti. Tuttavia, sia in questo caso che in quello precedente, nulla di trascendentale al punto da farci sobbalzare sulla sedia, segno che su questo tipo di tematiche l’Italia è ancora un po’ la provincia dell’impero e siamo purtroppo ancora lontani dall’ospitare presentazioni di novità davvero eclatanti.
Fra gli interventi successivi si è distinto sicuramente quello di Nereo Sciutto, presidente di Webranking, che ha evidenziato come negli ultimi anni il sito aziendale abbia perso progressivamente di importanza. Mentre negli anni passati le ricerche e i prodotti erano tutti orientati al sito, per portare ad acquisti offline, oggi il motore porta molto traffico verso i contenuti generati dagli utenti, i social e gli “editori allargati” che parlano di brand e prodotti per guadagnare con la pubblicità. La conseguenza è un calo del traffico sui siti istituzionali delle aziende, quindi le ricerche sui brand e prodotti aumentano, ma il traffico sui siti ufficiali cala. Ciò vuol dire che le aziende perdono progressivamente il controllo su quello che c’è in rete sui propri brand e prodotti. Le persone impattano sempre di più sul posizionamento e sulla reputazione di marche, persone, politici ecc.: il miglior modo di coinvolgerle è quindi realizzare buoni prodotti/servizi, se il prodotto è sbagliato non c’è SEO/SEM (e PR) che tenga.
Non vorrei dilungarmi troppo per quanto riguarda le presentazioni successive, non per mancanza di rispetto verso i rispettivi relatori quanto per non rendere il post indigesto a voi che lo state leggendo, per questo mi limiterò a qualche breve pillola presa qua e là. Marco Loguercio di Sems ha parlato di come con la Google TV si potrà integrare la search con i contenuti televisivi, abbinando ai link la condivisione sul Google Calendar e avere quindi un riscontro diretto su chi ha visto effettivamente il programma e quindi quanti spettatori ha portato la campagna adwords. Marco Corsaro e Amedeo Guffanti di 77Agency hanno invece evidenziato come mentre il SEM su web è sempre più orientata all’e-commerce, il SEM su mobile può essere più interessante per portare le persone nei negozi offline, sfruttando la geolocalizzazione e proponendo offerte real time geolocalizzate. Infine Paolo Zanzottera di ShinyStat (altro intervento niente male) ha parlato di SEO per i video online, cercando di analizzare pro e contro dell’eterno dilemma  fra hostare e postare i video: qui trovate la sua presentazione.
Evito di andare oltre e chiudo facendo i complimenti all’organizzazione, che nonostante l’inaspettato successo della manifestazione (chiusa a 1.500 iscritti) non è incappata in nessun inconveniente e anzi ha anche offerto un ottimo catering. Infine un saluto agli amici genovesi di D4B che abbiamo avuto il piacere di incontrare di persona.

Arrivano Bubbalon e Bizzy: overdose da social?

Alessandro

By Alessandro
Published 31st March, 2011

Fino ad ora il termine sentiment, almeno in Italia, era utilizzato soltanto da noi “esperti” di online brand reputation et similia. Se il servizio di cui voglio parlavi oggi dovesse avere successo, è probabile che il termine diventi un po’ più comune anche fra i nostri amici che non hanno mai capito che lavoro facciamo davvero.
Bubbalon infatti si propone come servizio di sentiment sharing. In parole povere, grazie a questo servizio potete indicare con un punteggio da 1 a 100 il vostro gradimento sui posti che visitate, la musica che ascoltate, i film che guardate e più o meno qualsiasi altra cosa vi possa venire in mente. Il fatto che nella home page i casi di esempio riguardano brand come Apple e Motorola è un indizio di quanto Bubbalon potrebbe diventare di grandissimo interesse per le aziende se riuscisse a sfondare nel sempre più affollato mondo dei social.
Particolarmente interessante è poi il discorso relativo ai luoghi, in quanto è possibile collegare il proprio account a quello su Foursquare. In questo modo è possibile, ogni volta che si effettua un check in, dare anche una valutazione al luogo. A dire il vero il tutto è reso un po’ macchinoso da un passaggio attraverso Twitter, mentre un’integrazione diretta sarebbe stata senza dubbio più comoda.
Un concetto simile – anche se limitato ai luoghi – è alla base di Bizzy, geosocial network che contrappone al concetto di check in dei vari Foursquare e Gowalla quello di check out: invece di dirci dove sei, dicci dove sei stato e cosa ne pensi di quella venue. Ovviamente l’idea è quella di costruire un database di suggerimenti relativi ai luoghi per far diventare Bizzy una sorta di guida alle città user generated. Il servizio per ora è purtroppo attivo solo negli USA, quindi non ho molto di più da dirvi.
La riflessione conclusiva riguarda però il concetto di fondo di Bizzy e Bubbalon: a quanti altri social network saranno disposti ad iscriversi gli utenti? Non sarebbe più comodo, integrare queste funzioni dentro servizi già esistenti, evitando di dover aprire due o tre applicazioni diverse per ogni luogo in cui andiamo, ma anche per ogni film che guardiamo, o per ogni disco che ascoltiamo? Io credo che la strada da seguire sia questa, e l’aggiornamento 3.0 di Foursquare – con la nuova funzione Esplora che mostra i suggerimenti di luoghi nelle vicinanze – credo vada proprio in quella direzione.

Bolle resistenti

Alessandro

By Alessandro
Published 21st February, 2011

La scorsa settimana ha fatto il giro della rete la notizia che sia Facebook che Google hanno messo messo nel proprio mirino Twitter. Il servizio di microblogging, ormai sempre più alla ribalta anche grazie al suo utilizzo durante le rivolte in giro per il mondo, fa gola ai colossi del web. Questo ovviamente ha fatto crescere la sua valutazione – si parla di 8/10 miliardi di dollari, contro i 4 dello scorso anno – facendo venire a qualcuno il dubbio che ci troviamo in presenza di una nuova bolla speculativa per il web.
In un articolo su Repubblica Mauro Munafo’ cita il Wall Street Journal paragonando gli attuali investimenti nelle società tecnologiche all’entusiasmo degli anni ’90 che a portato poi, con il nuovo millennio, al crollo dell’indice Nasdaq e all’esplosione della prima bolla delle dot.com. A provocare dubbi è in particolare il rapporto fra la valutazione di queste società e l’effettiva portata dei ricavi, che spesso ammontano “solo” a pochi milioni di dollari rispetto alle stime miliardarie sul valore delle società. Per Twitter ad esempio si parla di 45 milioni di utili pubblicitari, con previsione di raddoppiarli a 100 entro la fine del 2011, ovvero un centesimo della valutazione nella migliore delle ipotesi.
Personalmente non sono d’accordo con l’approccio del Wall Street Journal. Credo infatti che il discorso debba per forza di cose andare oltre le valutazione prettamente finanziarie. Un primo spunto viene da uno studio dell’Università di Urbino che racconta come per gli italiani siano i social network l’applicazione primaria del web e che questa attività sia strettamente collegata alla ricerca di informazioni. Stiamo parlando di Italia, un paese dove il digital divide è ancora un rebus a cui bisogna trovare una soluzione valida. Figurarsi quindi l’importanza di questi strumenti in altri paesi più all’avanguardia del nostro. Credo che il peso dato dagli utenti a questi strumenti costituisca una garanzia non da poco contro la possibilità di un crollo dei social media. Ritenete probabile che da un mese all’altro una grande quantità degli iscritti a  Twitter o Facebook possa decidere di cancellare il proprio account, o anche solo di non accedervi più? Probabilmente è per questo che proprio qualche giorno fa Max Levchin – il fondatore di PayPal – ha dichiarato che Facebook potrebbe presto diventare una delle aziende con il valore più alto al mondo.
Un altro elemento che aumenta il mio scetticismo è la funzione che potrei definire “politico-sociale” di Twitter. Il suo utilizzo come strumento di coordinamento interno e comunicazione esterna durante una manifestazione o una sommossa non porta al sito alcuna entrata pubblicitaria (almeno fin quando a qualcuno non verrà in mente di sponsorizzare una rivoluzione). Ma sarebbe possibile dare una valutazione economica di Twitter senza prendere in considerazione l’importanza di funzioni sociali di questa portata? A mio avviso no.
I social network sono alla base della rivoluzione del web 2.0 e chi deve stimarne il valore non può prescindere da queste considerazioni, farlo significherebbe paragonare Twitter ad una fabbrica di merendine…

Siamo ciò che cerchiamo

Francesco

By Francesco
Published 16th December, 2010

Milioni di query di ricerca, nell’epoca in cui la Treccani finisce sottolio, diventano rappresentative della nostra cultura. Le query rappresentative dello zeitgeist, ovvero la cultura predominante in una determinata epoca storica. Nell’era contemporanea in cui la cultura è determinata, modificata e amplificata dai supporti mediatici e in particolar modo dal web, Google rappresenta l’indice dell’immensa enciclopedia multimediale messa a disposizione della popolazione. L’espansione della cultura viene a coincidere con la contrazione dei tempi. Milioni di contenuti definiscono una cultura, che sta stretta anche in un solo anno invece che in decenni. Google Zeitgeist 2010 dimostra che ciò che cerchiamo delinea chi siamo.

Facebook supera Google?

Vittorio

By Vittorio
Published 18th March, 2010

Permettete? Un post veloce.
Non capisco. E le domande conclusive lette in un interessantissimo articolo sul Tagliablog non mi aiutano a farlo. Doh.
Non capisco perché è così importante che Facebook abbia superato Google nel tempo medio speso sul sito. A parte che i Social Network nascono come “passatempo”, quindi è del tutto normale. Inoltre, teoricamente le persone non dovrebbero passare meno tempo possibile su un motore di ricerca? Se il motore di ricerca non mi aiuta a trovare più velocemente ciò che cerco, che utilità ha? Tanto più che Google si fregia della velocità di risposta in seguito ad un’interrogazione. Perché c’è da stupirsi?
Fonte della domanda qui: http://blog.tagliaerbe.com/2010/03/tempo-utenti-social-motori-di-ricerca.html

Come faceva notare il buon Ignazio qui accanto a me, sono chiarificatori i dati che si trovano in quest’altro articolo. Se Google fattura 23 e più miliardi dollari all’anno, contro gli 1,5 di Facebook, di che cosa stiamo parlando?
Ringrazio sia IlTagliaerbe che Il Disinformatico per avermi aperto a nuove vedute.

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