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	<title>Estrogeni - Blog. CEO - Alfredo Borrelli. &#187; Google</title>
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		<title>TV Stars on Web 2011</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jan 2012 13:46:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-7150" title="posterone copiaCS4" src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2012/01/TV_Stars_on_Web_2011_1-300x215.jpg" alt="" width="268" height="192" />Fiorello il personaggio TV del web nel 2011, Sabina Guzzanti regina dei social. Geppi Cucciari, Carlo Conti e Paolo Bonolis sono stati invece i più ricercati su Google durante l’anno. È quanto emerge dall’analisi realizzata dalla nostra divisione Business Intelligence, e che vi presentiamo oggi in due versioni: un&#8217;infografica che restituisce visivamente l&#8217;impatto dei dati analizzati, e la versione integrale dello studio in pdf con l&#8217;analisi dettagliata.<br />
I protagonisti della ricerca sono stati Fiorello, Michele Santoro, Maria De Filippi, Alessia Marcuzzi, Barbara D’Urso, Gianni Morandi, Enrico Mentana, Bruno Vespa, Maurizio Crozza, Giovanni Floris, Gerry Scotti, Milena Gabanelli, Paolo Bonolis, Sabina Guzzanti, Geppi Cucciari, Lilli Gruber, Augusto Minzolini e Carlo Conti.<br />
Per ognuno di loro abbiamo preso in considerazione i dati relativi a presenza social, numero di fan/follower, frequenza di aggiornamento, trend di ricerca su Google e numero di risultati presentato dal motore di ricerca per le query effettuate nell’ultimo anno. Unendo e incrociando tutti questi dati, è stato possibile realizzare una fotografia dell’ultimo anno digitale dei personaggi televisivi presi in considerazione, stilando poi una classifica finale che vede sul podio Fiorello, Carlo Conti e Barbara D&#8217;Urso.<br />
Di seguito trovate l&#8217;infografica, potete ingrandirla cliccandoci su o scaricarla <a href="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2012/01/TV_Stars_on_Web_2011.pdf">qui</a>.<br />
Da <a href="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2012/01/Personaggi-TV-sul-Web-2011.pdf" target="_blank">questo link</a> è invece possibile scaricare il pdf con l&#8217;analisi completa.<br />
Buona lettura.</p>
<p><a href="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2012/01/TV_Stars_on_Web_2011.jpg" rel="lightbox[7121]"><img class="size-large wp-image-7141" title="TV Stars on Web 2011" src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2012/01/TV_Stars_on_Web_2011-216x1024.jpg" alt="" width="216" height="1024" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Fino all&#8217;ultimo Social Network</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Jul 2011 08:18:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-5960" title="Fino all'ultimo Social Network" src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2011/07/icanexplain-300x232.jpg" alt="" width="300" height="230" />Contrariamente a quanto ci si poteva aspettare dall&#8217;Estate, stagione di stasi per molti settori, nel mondo dei social network sembra che il clima rispecchi fedelmente quello metereologico. Siamo infatti in presenza di una vera e propria stagione calda, con i colossi della Rete che si scontrano a suon di annunci, conferenze stampa e presentazioni di novità tutt&#8217;altro che trascurabili. Per chi non fosse al corrente delle ultime novità, magari perché ha passato gli ultimi 15 giorni al mare (beato lui&#8230;) <a href="http://paoloratto.blogspot.com/2011/07/social-web-bandoli-matasse-e.html" target="_blank">qui</a> trovate un puntuale resoconto semiserio degli ultimi accadimenti.<br />
Al di là della cronaca degli eventi, forse ispirato anche da alcuni <a href="http://www.repubblica.it/politica/2011/07/10/news/calderoli_ministeri-18950877/" target="_blank">recenti accadimenti</a>, mi sono chiesto se questo decentramento in più luoghi virtuali delle stesse funzioni fosse davvero preferibile ad un accorpamento e conseguente divisione dei ruoli. Nello specifico,  siamo sicuri che novità come l&#8217;avvento di Google+ (o la <a href="http://www.italiasw.com/digital-life/google-disabilita-la-ricerca-in-tempo-reale.html" target="_blank">chiusura di Google RealTime</a> dovuta alla conclusione dell&#8217;accordo con Twitter) favoriscano davvero l&#8217;utente? Non vorrei entrare nel merito del chi è meglio e chi è peggio, dico solo che personalmente credo che Google+ abbia delle novità interessanti ma pecchi in alcuni aspetti che invece rendono vincente Facebook, la perfezione penso sarebbe un mix fra i due. Ma il punto che credo sia interessante è un altro: che sia meglio l&#8217;uno o l&#8217;altro, è utile per gli utenti avere due social network che corrispondono pressoché agli stessi bisogni, senza essere in alcun modo integrati? Vale per due big come Google+ e Facebook, ma anche per altri servizi come Miso e Getglue o Foursquare e Gowalla&#8230;<br />
Dal lato utente <a href="http://blog.estrogeni.net/social-media/arrivano-bubbalon-e-bizzy-overdose-da-social" target="_blank">ho sempre pensato</a> che l&#8217;ideale sarebbe avere un unico social per ogni tipo di attività, eventualmente integrandoli fra loro con pubblicazioni automatiche, app o altri sistemi. In questo modo avremmo un accorpamento, con riduzione del tempo speso a compiere più volte la stessa attività (dite la verità, non fate sempre due check in, uno su Facebook e uno su Foursquare?) e aumento delle possibilità di integrazione delle funzioni: sarebbe comodo che dopo aver visto un film e averlo comunicato a Miso questo vi spingesse direttamente a darne una valutazione su Imdb, e apprezzo molto il progetto che permetterà di <a href="http://quomedia.diesis.it/news/27291/foursquare-geolocalizza-le-offerte-migliori" target="_blank">trovare su Foursquare le offerte di Groupon</a> più vicine al posto in cui ci troviamo. L&#8217;alternativa, con la continua comparsa di nuovi social che obbligano a &#8220;cominciare da capo&#8221; periodicamente aggiungendo di nuovo gli amici, compilando profili, stilando liste di band preferite o libri letti ecc. credo sia tutt&#8217;altro che funzionale.<br />
Il problema è che le aziende hanno invece tutto l&#8217;interesse a mantenere gli utenti per più tempo possibile sul proprio servizio. Per esemplificare, Google preferisce avere il proprio social network &#8220;alla Facebook&#8221; piuttosto che utilizzare la sua funzione principale &#8211; la search &#8211; integrandola con Facebook, Twitter e altri social.<br />
A meno che alla lunga un&#8217;unica azienda non prevalga sulle altre, dando vita ad una serie di social network totalmente brandizzati, continueremo quindi a trovarci in questa situazione di politiche aziendali che si discostano dai bisogni degli utenti, ai quali non resta altra possibilità che effettuare periodicamente le noiose procedure di registrazione all&#8217;ennesimo social&#8230;</p>
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		<pubDate>Fri, 20 May 2011 14:00:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessia the second</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>È guerra tra i motori di ricerca. <a href="http://it.bing.com/">Bing</a> sta cercando di conquistare la rete, proponendo una strategia basata su un sistema di ricerca sociale che non ha niente a che vedere con la ricerca semantica. Bing sta infatti guardando oltre: sta pensando di integrare le informazioni presenti su Facebook. Il motore di ricerca infatti privilegerà i &#8220;like&#8221; degli amici del social network e l&#8217;ordine dei risultati sarà determinato dalle preferenze sulle singole pagine di un sito. In questo modo l&#8217;utente si ritroverà di fronte a informazioni già testate dalla sua community, potrà inoltre cercare una Città e vedere quale amico ci abita. Tutto sarà basato su un sistema di &#8220;like&#8221; e commenti, attualmente non attivo in Italia. Bing sostituirà il metodo di ricerca freddo e non personalizzato. Ovviamente l&#8217;utente dovrà accettare il trattamento dei dati personali, operazione attualmente non consentita per il colosso Google. Pur essendo una grande novità, questo sistema di filtraggio è tuttavia basato sulle preferenze degli amici e la ricerca sarà quindi canalizzata sui loro gusti. Ma se dovessimo andare incontro alle nostre preferenze? Ci ritroveremo comunque inondati di &#8220;like&#8221; e forse non riusciremo a trovare ciò di cui abbiamo effettivamente bisogno.</p>
<p><object id="scc7091o" classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000" width="432" height="415"><param name="movie" value="http://img.widgets.video.s-msn.com/flash/customplayer/1_0/customplayer.swf" /><param name="bgcolor" value="#ffffff" /><param name="wmode" value="transparent" /><param name="base" value="." /><param name="flashvars" value="mkt=en-us&amp;from=sp&amp;brand=&amp;configName=syndicationplayer&amp;fg=shareEmbed&amp;configCsid=msnvideo&amp;player.v=243216f7-9941-4f48-a2d0-2065e06a47b5&amp;" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowScriptAccess" value="always" /><embed id="scc7091o" type="application/x-shockwave-flash" width="432" height="415" src="http://img.widgets.video.s-msn.com/flash/customplayer/1_0/customplayer.swf" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always" bgcolor="#ffffff" wmode="transparent" pluginspage="http://macromedia.com/go/getflashplayer" base="." flashvars="mkt=en-us&amp;from=sp&amp;brand=&amp;configName=syndicationplayer&amp;fg=shareEmbed&amp;configCsid=msnvideo&amp;player.v=243216f7-9941-4f48-a2d0-2065e06a47b5&amp;"></embed></object></p>
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		<title>Padroni a casa degli altri</title>
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		<pubDate>Mon, 09 May 2011 10:00:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Prima di cominciare, un disclaimer: questo post rispecchia solo un&#8217;opinione personale di chi lo scrive, e non vuole avere nessuna valenza di interpretazione &#8220;legale&#8221; dei fatti. Detto questo, possiamo iniziare. Lo spunto per questo post nasce dalla disavventura che ha colpito nei giorni scorsi Riccarco Mares, noto in rete come Merlinox, ovvero la chiusura del...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-5549" title="Padroni a casa degli altri" src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2011/05/google-banned-website1.gif-300x187.jpg" alt="" width="300" height="187" />Prima di cominciare, un disclaimer: questo post rispecchia solo un&#8217;opinione personale di chi lo scrive, e non vuole avere nessuna valenza di interpretazione &#8220;legale&#8221; dei fatti. Detto questo, possiamo iniziare.<br />
Lo spunto per questo post nasce dalla disavventura che ha colpito nei giorni scorsi Riccarco Mares, noto in rete come <a href="http://twitter.com/#!/merlinox" target="_blank">Merlinox</a>, ovvero la <a href="http://blog.merlinox.com/account-google-sospeso/" target="_blank">chiusura del suo account Google</a>. Si tratta indubbiamente di un inconveniente non da poco, specialmente per chi sul web e con gli strumenti di Google ci lavora. Mi rendo perfettamente conto dei disagi che una situazione del genere può provocare, così come di quelli che può provocare la chiusura di un account Facebook utilizzato per lavoro (qui ne sappiamo qualcosa&#8230;).<br />
Della vicenda ne ha parlato anche l&#8217;amico Rudy Bandiera <a href="http://www.rudybandiera.com/regole-online-0506.html" target="_blank">sul suo blog</a>, citando Franco Travertino e giungendo alla conclusione che in rete accettiamo condizioni che non accetteremmo mai offline. La chiave della vicenda di Merlinox &#8211; che prendo come spunto per parlare di tante situazioni come queste che si verificano praticamente ogni giorno &#8211; sta proprio nella conclusione di Travertino e Rudy: quando apriamo un account Google, Facebook o di praticamente qualsiasi altro servizio web noi accettiamo delle condizioni. Ciò vuol dire che diamo la spuntina alla famigerata casella del &#8220;Si, ho letto e accetto le condizioni d&#8217;uso&#8221;. Accettiamo quindi anche, fra le altre cose, che ci venga disattivato l&#8217;account in qualunque momento e per qualsiasi motivo, senza preavviso e senza che ci sia bisogno di una giustificazione. Da quel momento in poi, io credo che non possiamo più lamentarci finché il gestore del servizio agisce nei termini del contratto. Anche se quel contratto non ci piace, non lo riteniamo giusto e noi l&#8217;avremmo scritto diversamente.<br />
Altrimenti è come se entrassimo in casa di una persona che ci invita solo a determinate condizioni da lui stabilite, ma una volta che queste condizioni si verificano ce ne stupiamo e anzi ci lamentiamo di ciò che noi stessi abbiamo accettato. Quando effettuiamo l&#8217;accesso ai nostri account Google, Facebook ecc. entriamo in delle &#8220;case&#8221; gestite da queste aziende, e abbiamo deciso volontariamente di entrarci accettando le loro regole. Finché non giocano sporco, agendo al di fuori delle condizioni di iscrizione, non c&#8217;è nulla che si possa fare per impedire loro di utilizzare i dati come ci hanno preannunciato che avrebbero fatto nel contratto.<br />
Questo fermo restando che affrontare un problema del genere può avere risvolti molto seri e spiacevoli. Che forse, dato che strumenti come Google e Facebook sono ormai da tempo entrati in una fase matura in cui vengono utilizzati per il business, sarebbe il caso di rivedere i termini del servizio per ridurre il rischio di tali disagi. Che a Riccardo va la mia solidarietà e l&#8217;augurio che possa risolvere presto il suo problema e riappropriarsi del suo account e dei suoi dati.<br />
Quello che voglio dire, con questo post, è che chi parla tanto di cloud   computing e del fatto che oggi non servono più gli hard disk perché può   essere &#8220;tutto online&#8221; dovrebbe capire che chi ancora preferisce tenere   almeno una copia delle sue mail, foto, documenti ecc. nel suo pc forse   non lo fa solo per amore del vintage. Forse non è ancora arrivato il tempo di fidarci ciecamente di questi servizi, affidando loro tutta la nostra &#8220;vita digitale&#8221;.Finché continueremo a lavorare e passare il nostro tempo libero in casa di altri, dovremo accettare le regole del gioco che loro stabiliranno per noi. Avendone la consapevolezza, impareremo ad utilizzare meglio gli strumenti e ridurre al minimo gli inconvenienti.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Guestbook. Intervista a Paolo Ratto</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Apr 2011 07:45:04 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Il primo contatto con l&#8217;ospite di questa settimana è avvenuto in circostanze digitali non felici. Avevamo pensato di mettere su il primo cimitero delle piattaforme web 2.0, un punto di incontro/scontro dove si potesse monitorare i decessi, presunti o reali, delle realtà che alimentano il web. Un&#8217;idea che ha reso giustizia al concept, morendo. Ospite di oggi è <a href="http://www.linkedin.com/in/paoloratto" target="_blank">Paolo Ratto</a>, che oltre ad essere un interessante <a href="http://paoloratto.blogspot.com/" target="_blank">blogger </a> e web marketing specialist a <a href="http://www.d4bmarketing.it/" target="_blank">D4B</a>, è un &#8220;collega&#8221; con cui si riesce a discutere dei propri lavori senza entrare in competizione. L&#8217;intervista seguente nasce su <a href="https://twitter.com/jul_x" target="_blank">twitter</a>, approfondita allo <a href="http://www.iabseminar.it/iabseminar2011/" target="_blank">Iab Seminar</a> per concludersi (forse) in questo post.</p>
<p><strong><a href="http://www.linkedin.com/in/paoloratto" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-5380" title="paolo" src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2011/04/paolo1.jpg" alt="" width="200" height="200" /></a></strong></p>
<p><strong>Ogni mattina su Internet un guru si sveglia e dichiarerà la morte di qualche parte del web. Ogni mattina su Internet un utente si sveglia e sa che un guru avrà dichiarato la morte di qualche parte del web&#8230; un cimitero virtuale che stiamo provando, con molte difficoltà, a documentare. L’ultimo arrivato, ma solo in senso temporale, è Bruce Sterling.<br />
Credi che queste morti quasi quotidiane siano solo una mostrazione dei guru o è la normale evoluzione di un supporto, che si modifica con l’utilizzo che ne fanno gli utilizzatori? </strong></p>
<p>Sicuramente il lanciarsi dei cosiddetti guru in affermazioni altisonanti (che altrove ho definito &#8220;per le allodole&#8221;), è, a mio parere, quasi imposto dal “mantello da indovini” che portano sulle spalle. Probabilmente se non fai predizioni (meglio catastrofiche!), non puoi fregiarti dell&#8217;appellativo di guru. Questa è una tendenza molto diffusa nella blogosfera. Un pò come quella di attaccare o difendere a spada tratta uno strumento piuttosto che un altro, quasi sospinti da un orgoglio tribale da sostenere nei confronti del nemico (penso a Twitter Vs Facebook), dimenticandosi spesso che stiamo parlando di strumenti e che è l’utente, con il suo utilizzo che ne determina essenzialmente le differenze.<br />
Non si può negare che il settore sia contraddistinto da un&#8217;evoluzione rapidissima (talmente rapida che magari tra qualche mese, invece di commentare il Social Web ci troviamo a commentare una partita di briscola&#8230;!) Ciò che pertanto mi preme sottolineare è che la chiave va ricercata proprio nell’utilizzo. In fin dei conti sono gli utenti che determinano il futuro del supporto. Pensiamo al Facebook degli inizi e a quello odierno: per quanto Zuckerberg sia sicuramente un genio lungimirante è l’utilizzo che ne hanno fatto gli utenti che ha trasformato il network nella complessa macchina attuale. E’ lo strumento che si adatta agli utenti e non viceversa.</p>
<p><strong>Semplificando il discorso possiamo dire che le tribù, generate all’interno della piattaforma, nell’utilizzo che ne fanno ne determinano il posizionamento? Provocatoriamente possiamo affermare che c’è un rovesciamento del concetto “Il medium è il messaggio”? </strong></p>
<p>Sicuramente una delle caratterstiche che ha determinato il “boom” del Social Web è la forza aggregante delle tribù online. Il fatto che gli utenti si trovino in totale empatia con lo strumento che utilizzano, non solo ne determina il posizionamento, ma lo riempe di contenuti, significati e soprattutto emozioni. D’altronde è difficile definire tali comunità come virtuali, anche perchè di virtuale non c&#8217;è più niente. La comunicazione è sincrona, fittissima, multisensoriale. Il linguaggio fortemente arricchito e totalmente condiviso. E ciò che mi interessa particolarmente è che le iniziative promosse sfociano spesso nell&#8217;offline.<br />
Calzanti, in questo senso, esempi della community twitteriana o foursquariana (occhio anche a app come Instagram). Rifletteteci un attimo&#8230;<br />
E anche il buon McLuhan probabilmente constaterebbe che ciò che caratterizza il fenomeno del Web Sociale è proprio la messa in atto di meccanismi da sempre presenti nell&#8217;uomo, su cui la tecnologia ha saputo modellarsi. L&#8217;utente, ancora di più che il contenuto del “messaggio”, è il centro di questa rivoluzione. Gli strumenti sono satelliti, anche se spesso diventano oggetto di venerazione da parte della loro stessa nicchia.<br />
Complesso no&#8230;?!?</p>
<p><strong>La tecnologia si è modellata sui caratteri sociali dell’individuo, ma non dobbiamo perdere di vista il fatto che restano delle strutture con propri limiti e vincoli. Leggendo <a href="http://www.kenauletta.com/" target="_blank">Googled di Ken Auletta</a> mi ha colpito un’affermazione riguardo il più grande motore di ricerca della storia, ovvero che Google non sta modificando il nostro modo di cercare, ma siamo noi che stiamo imparando a cercare come ci sta insegnando Google. Sono le tecnologia a mutare il sociale o viceversa? </strong></p>
<p>Secondo me siamo dinnanzi a due fenomeni distinti e cioè il Social e la Search, che nonostante stiano convergendo sempre più evidentemente (d’altronde ti chiedo che cosa non stia forse convergendo nel Social?!?) partano da presupposti diversi.<br />
Credo che Auletta abbia ragione quando parla di Google e del fatto che, per quanto riguarda la maniera di cercare, Google sia intervenuto in maniera decisa e irrevocabile sul comportamento degli utenti, modificandolo e riuscendo ad adattarlo perfettamente alla filosofia del motore.<br />
Discorso diverso se guardiamo i Social Network (che possiamo definire pilastro di ciò che mi piace definire Social Web): questi si sono evidentemente adattati proprio al carattere individuale, e addirittura socio-tribale degli utenti, sapendo mutare (Twitter e Facebook sono l’esempio più lampante) le proprie caratteristiche, realizzando ciò che la massa di utenti andava bramando, fino a qualche anno fa, nelle sue fantasia più recondite.<br />
Mi permetto di andare oltre e dico che è probabilmente la stessa filosofia di Google, che ha fatto la storia della “ricerca” ad averne decretato l’insuccesso (almeno fino ad oggi) nel settore social. Ma su questo ci sarebbe da scrivere un libro&#8230;<br />
Dando una risposta definitiva mi sento di dire che il “sociale” offre, in questo momento storico, l’ispirazione continua per l’evolversi dello sviluppo tecnologico. Internet non è mai stato così “utentecentrico” e la tecnologia non può far altro che cercare di soddisfare bisogni e necessità dell’utente (o delle tribù di utenti). Questa, a mio parere, la chiave di volte dell’Internet attuale. E poco importano le variabili del business e del marketing, perchè è sempre all’utente che bisogna rendere conto alla fine della favola.</p>
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		<title>Appunti dallo IAB Seminar 2011</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Apr 2011 13:59:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Prima di iniziare a riassumervi qualche spunto interessante emerso nel corso dello IAB Seminar 2011 sul Search Marketing di lunedì 4 aprile a Milano, una breve premessa. Mi sarebbe piaciuto essere più tempestivo nella redazione di questo post, ma purtroppo sapete bene che al rientro da questi eventi ci sono sempre tanti impegni da recuperare e quindi ho dovuto posticipare la pubblicazione. Arriverò quindi sicuramente dopo molti altri partecipanti che hanno già detto la loro, ma spero che sia comunque interessante il nostro punto di vista sull&#8217;incontro, che peraltro abbiamo già avuto modo di commentare in diretta grazie alla diretta <a href="http://www.twitter.com/Estrogeni" target="_blank">twitter</a> di Francesco.<br />
Detto questo, passiamo alle presentazioni che abbiamo seguito lunedì. Paradossalmente, devo dire che i due speech più attesi sono forse quelli che hanno deluso di più le aspettative, chiaramente anche perché queste ultime erano davvero alte. Luca Forlin di Google ha parlato dei cambiamenti nel mondo della search dovuto a tre fattori: mobile, local e social. Si è parlato quindi di quanto le connessioni in mobilità rivoluzionino le esigenze e gli scopi di chi effettua una ricerca, e delle possibilità aperte da geolocalizzazione e interconnessione con gli ambiti social dell&#8217;utente. Un po&#8217; deludente però la parte relativa agli applicativi presentati: personalmente conoscevo già da diversi mesi Googles, Google Voice Search e Google Latitude. Più interessante &#8211; anche se non proprio al centro del discorso &#8211; il <em>+1</em> introdotto recentemente da google.com e che presto vedremo anche nelle altre versioni: un pulsante presente di fianco ad ogni risultato di ricerca che serve ad indicare il proprio gradimento. In questo modo Google avrà l&#8217;aiuto diretto degli utenti per capire quali sono i contenuti più utili per ogni chiave di ricerca, modificando di conseguenza l&#8217;ordine dei risultati delle ricerche.<br />
Di seguito è stato il turno di Kevin Kyer di Yahoo!, che ha esposto l&#8217;obiettivo della sua azienda: fornire sempre più risposte provenienti dal contesto personale degli utenti più che semplici link. In quest&#8217;ottica interessante quanto proposto dalla <a href="http://www.searchalliance.com" target="_blank">Yahoo! &amp; Microsoft search alliance</a>: l’idea è connettere fra loro brand e utenti orientati all’acquisto. Yahoo e Microsoft dichiarano di offrire un CPC più conveniente rispetto ai competitor con un conversion rate maggiore, migliorando così il ROI dei clienti. Tuttavia, sia in questo caso che in quello precedente, nulla di trascendentale al punto da farci sobbalzare sulla sedia, segno che su questo tipo di tematiche l&#8217;Italia è ancora un po&#8217; la provincia dell&#8217;impero e siamo purtroppo ancora lontani dall&#8217;ospitare presentazioni di novità davvero eclatanti.<br />
Fra gli interventi successivi si è distinto sicuramente quello di Nereo Sciutto, presidente di Webranking, che ha evidenziato come negli ultimi anni il sito aziendale abbia perso progressivamente di importanza. Mentre negli anni passati le ricerche e i prodotti erano tutti orientati al sito, per portare ad acquisti offline, oggi il motore porta molto traffico verso i contenuti generati dagli utenti, i social e gli “editori allargati” che parlano di brand e prodotti per guadagnare con la pubblicità. La conseguenza è un calo del traffico sui siti istituzionali delle aziende, quindi le ricerche sui brand e prodotti aumentano, ma il traffico sui siti ufficiali cala. Ciò vuol dire che le aziende perdono progressivamente il controllo su quello che c’è in rete sui propri brand e prodotti. Le persone impattano sempre di più sul posizionamento e sulla reputazione di marche, persone, politici ecc.: il miglior modo di coinvolgerle è quindi realizzare buoni prodotti/servizi, se il prodotto è sbagliato non c’è SEO/SEM (e PR) che tenga.<br />
Non vorrei dilungarmi troppo per quanto riguarda le presentazioni successive, non per mancanza di rispetto verso i rispettivi relatori quanto per non rendere il post indigesto a voi che lo state leggendo, per questo mi limiterò a qualche breve pillola presa qua e là. Marco Loguercio di Sems ha parlato di come con la Google TV si potrà integrare la search con i contenuti televisivi, abbinando ai link la condivisione sul Google Calendar e avere quindi un riscontro diretto su chi ha visto effettivamente il programma e quindi quanti spettatori ha portato la campagna adwords. Marco Corsaro e Amedeo Guffanti di 77Agency hanno invece evidenziato come mentre il SEM su web è sempre più orientata all’e-commerce, il SEM su mobile può essere più interessante per portare le persone nei negozi offline, sfruttando la geolocalizzazione e proponendo offerte real time geolocalizzate. Infine Paolo Zanzottera di ShinyStat (altro intervento niente male) ha parlato di SEO per i video online, cercando di analizzare pro e contro dell&#8217;eterno dilemma  fra hostare e postare i video: <a href="http://www.slideshare.net/zanzobs/online-video-seo-e-video-analytics" target="_blank">qui</a> trovate la sua presentazione.<br />
Evito di andare oltre e chiudo facendo i complimenti all&#8217;organizzazione, che nonostante l&#8217;inaspettato successo della manifestazione (chiusa a 1.500 iscritti) non è incappata in nessun inconveniente e anzi ha anche offerto un ottimo catering. Infine un saluto agli amici genovesi di <a href="http://www.d4bmarketing.it" target="_blank">D4B</a> che abbiamo avuto il piacere di incontrare di persona.</p>
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		<title>Arrivano Bubbalon e Bizzy: overdose da social?</title>
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		<pubDate>Thu, 31 Mar 2011 10:33:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fino ad ora il termine sentiment, almeno in Italia, era utilizzato soltanto da noi &#8220;esperti&#8221; di online brand reputation et similia. Se il servizio di cui voglio parlavi oggi dovesse avere successo, è probabile che il termine diventi un po&#8217; più comune anche fra i nostri amici che non hanno mai capito che lavoro facciamo...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Fino ad ora il termine <em>sentiment,</em> almeno in Italia, era utilizzato soltanto da noi &#8220;esperti&#8221; di online brand reputation et similia. Se il servizio di cui voglio parlavi oggi dovesse avere successo, è probabile che il termine diventi un po&#8217; più comune anche fra i nostri amici che non hanno mai capito che lavoro facciamo davvero.<br />
<a href="http://bubbalon.com/" target="_blank">Bubbalon</a> infatti si propone come servizio di <em>sentiment sharing</em>. In parole povere, grazie a questo servizio potete indicare con un punteggio da 1 a 100 il vostro gradimento sui posti che visitate, la musica che ascoltate, i film che guardate e più o meno qualsiasi altra cosa vi possa venire in mente. Il fatto che nella home page i casi di esempio riguardano brand come Apple e Motorola è un indizio di quanto Bubbalon potrebbe diventare di grandissimo interesse per le aziende se riuscisse a sfondare nel sempre più affollato mondo dei social.<br />
Particolarmente interessante è poi il discorso relativo ai luoghi, in quanto è possibile collegare il proprio account a quello su Foursquare. In questo modo è possibile, ogni volta che si effettua un check in, dare anche una valutazione al luogo. A dire il vero il tutto è reso un po&#8217; macchinoso da un passaggio attraverso Twitter, mentre un&#8217;integrazione diretta sarebbe stata senza dubbio più comoda.<br />
Un concetto simile &#8211; anche se limitato ai luoghi &#8211; è alla base di <a href="http://www.bizzy.com" target="_blank">Bizzy</a>, geosocial network che contrappone al concetto di check in dei vari Foursquare e Gowalla quello di check out: invece di dirci dove sei, dicci dove sei stato e cosa ne pensi di quella <em>venue</em>. Ovviamente l&#8217;idea è quella di costruire un database di suggerimenti relativi ai luoghi per far diventare Bizzy una sorta di guida alle città user generated. Il servizio per ora è purtroppo attivo solo negli USA, quindi non ho molto di più da dirvi.<br />
La riflessione conclusiva riguarda però il concetto di fondo di Bizzy e Bubbalon: a quanti altri social network saranno disposti ad iscriversi gli utenti? Non sarebbe più comodo, integrare queste funzioni dentro servizi già esistenti, evitando di dover aprire due o tre applicazioni diverse per ogni luogo in cui andiamo, ma anche per ogni film che guardiamo, o per ogni disco che ascoltiamo? Io credo che la strada da seguire sia questa, e l&#8217;<a href="http://www.google.it/url?sa=t&amp;source=web&amp;cd=19&amp;ved=0CFkQFjAIOAo&amp;url=http%3A%2F%2Fmashable.com%2F2011%2F03%2F08%2Ffoursquare-3%2F&amp;rct=j&amp;q=foursquare%203.0&amp;ei=Nlt6TZ6yMIePswaYsNnwBw&amp;usg=AFQjCNE46MBHuwzqhi_q0bkvLWBSxHu5CA&amp;sig2=aYqiDzK4XoUl62N-4vRSPQ&amp;cad=rja" target="_blank">aggiornamento 3.0 di Foursquare</a> &#8211; con la nuova funzione Esplora che mostra i suggerimenti di luoghi nelle vicinanze &#8211; credo vada proprio in quella direzione.</p>
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		<title>Bolle resistenti</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Feb 2011 09:01:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>La scorsa settimana ha fatto il giro della rete la notizia che sia Facebook che Google hanno messo messo nel proprio mirino Twitter. Il servizio di microblogging, ormai sempre più alla ribalta anche grazie al suo utilizzo durante le rivolte in giro per il mondo, fa gola ai colossi del web. Questo ovviamente ha fatto crescere la sua valutazione &#8211; si parla di 8/10 miliardi di dollari, contro i 4 dello scorso anno &#8211; facendo venire a qualcuno il dubbio che ci troviamo in presenza di una nuova bolla speculativa per il web.<br />
In un <a href="http://www.repubblica.it/tecnologia/2011/02/10/news/nuova_bolla_web-12296755/?ref=HREC1-8" target="_blank">articolo su Repubblica</a> Mauro Munafo&#8217; cita il Wall Street Journal paragonando gli attuali investimenti nelle società tecnologiche all&#8217;entusiasmo degli anni &#8217;90 che a portato poi, con il nuovo millennio, al crollo  dell&#8217;indice Nasdaq e all&#8217;esplosione della prima bolla delle dot.com. A provocare dubbi è in particolare il rapporto fra la valutazione di queste società e l&#8217;effettiva portata dei ricavi, che spesso ammontano &#8220;solo&#8221; a pochi milioni di dollari rispetto alle stime miliardarie sul valore delle società. Per Twitter ad esempio si parla di 45 milioni di utili pubblicitari, con previsione di raddoppiarli a 100 entro la fine del 2011, ovvero un centesimo della valutazione nella migliore delle ipotesi.<br />
Personalmente non sono d&#8217;accordo con l&#8217;approccio del Wall Street Journal. Credo infatti che il discorso debba per forza di cose andare oltre le valutazione prettamente finanziarie. Un primo spunto viene da <a href="http://www.repubblica.it/tecnologia/2011/02/09/news/gli_italiani_e_l_informazione_tra_internet_radio_e_televisione-12272869/?ref=HREC2-7" target="_blank">uno studio</a> dell&#8217;Università di Urbino che racconta come per gli italiani siano i social network l&#8217;applicazione primaria del web e che questa attività sia strettamente collegata alla ricerca di informazioni. Stiamo parlando di Italia, un paese dove il digital divide è ancora un rebus a cui bisogna trovare una soluzione valida. Figurarsi quindi l&#8217;importanza di questi strumenti in altri paesi più all&#8217;avanguardia del nostro. Credo che il peso dato dagli utenti a questi strumenti costituisca una garanzia non da poco contro la possibilità di un crollo dei social media. Ritenete probabile che da un mese all&#8217;altro una grande quantità degli iscritti a  Twitter o Facebook possa decidere di cancellare il proprio account, o anche solo di non accedervi più? Probabilmente è per questo che proprio qualche giorno fa Max Levchin &#8211; il fondatore di PayPal &#8211; <a href="http://mashable.com/2011/02/15/max-levchin-facebook/" target="_blank">ha dichiarato</a> che Facebook potrebbe presto diventare una delle aziende con il valore più alto al mondo.<br />
Un altro elemento che aumenta il mio scetticismo è la funzione che potrei definire &#8220;politico-sociale&#8221; di Twitter. Il suo utilizzo come strumento di coordinamento interno e comunicazione esterna durante una manifestazione o una sommossa non porta al sito alcuna entrata pubblicitaria (almeno fin quando a qualcuno non verrà in mente di sponsorizzare una rivoluzione). Ma sarebbe possibile dare una valutazione economica di Twitter senza prendere in considerazione l&#8217;importanza di funzioni sociali di questa portata? A mio avviso no.<br />
I social network sono alla base della rivoluzione del web 2.0 e chi deve stimarne il valore non può prescindere da queste considerazioni, farlo significherebbe paragonare Twitter ad una fabbrica di merendine&#8230;</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-4961" title="Twitter e l'economia digitale: una bolla a prova di rivoluzione" src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2011/02/iran_twitter.gif" alt="" width="400" height="262" /></p>
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		<title>Siamo ciò che cerchiamo</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Dec 2010 15:28:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Milioni di query di ricerca, nell&#8217;epoca in cui la Treccani finisce sottolio, diventano rappresentative della nostra cultura. Le query rappresentative dello zeitgeist, ovvero la cultura predominante in una determinata epoca storica. Nell&#8217;era contemporanea in cui la cultura è determinata, modificata e amplificata dai supporti mediatici e in particolar modo dal web, Google rappresenta l&#8217;indice dell&#8217;immensa enciclopedia...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Milioni di query di ricerca, nell&#8217;epoca in cui la <a href="http://www.ansa.it/web/notizie/canali/inviaggio/cultura/2010/12/15/visualizza_new.html_1669736172.html" target="_blank">Treccani finisce sottolio</a>, diventano rappresentative della nostra cultura. Le query rappresentative dello zeitgeist, ovvero la cultura predominante in una determinata epoca storica. Nell&#8217;era contemporanea in cui la cultura è determinata, modificata e amplificata dai supporti mediatici e in particolar modo dal web, Google rappresenta l&#8217;indice dell&#8217;immensa enciclopedia multimediale messa a disposizione della popolazione. L&#8217;espansione della cultura viene a coincidere con la contrazione dei tempi. Milioni di contenuti definiscono una cultura, che sta stretta anche in un solo anno invece che in decenni. Google Zeitgeist 2010 dimostra che <a href="http://www.google.it/intl/it/press/zeitgeist2010/" target="_blank">ciò che cerchiamo</a> delinea <a href="http://www.google.it/intl/it/press/zeitgeist2010/regions/it.html" target="_blank">chi siamo</a>.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="530" height="330" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/F0QXB5pw2qE?fs=1&amp;hl=it_IT" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="530" height="330" src="http://www.youtube.com/v/F0QXB5pw2qE?fs=1&amp;hl=it_IT" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>Facebook supera Google?</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Mar 2010 12:12:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittorio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Permettete? Un post veloce. Non capisco. E le domande conclusive lette in un interessantissimo articolo sul Tagliablog non mi aiutano a farlo. Doh. Non capisco perché è così importante che Facebook abbia superato Google nel tempo medio speso sul sito. A parte che i Social Network nascono come &#8220;passatempo&#8221;, quindi è del tutto normale. Inoltre,...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Permettete? Un post veloce.<br />
Non capisco. E le domande conclusive lette in un interessantissimo articolo sul Tagliablog non mi aiutano a farlo. Doh.<br />
Non capisco perché è così importante che Facebook abbia superato Google nel tempo medio speso sul sito. A parte che i Social Network nascono come &#8220;passatempo&#8221;, quindi è del tutto normale. Inoltre, teoricamente le persone non dovrebbero passare meno tempo possibile su un motore di ricerca? Se il motore di ricerca non mi aiuta a trovare più velocemente ciò che cerco, che utilità ha? Tanto più che Google si fregia della velocità di risposta in seguito ad un&#8217;interrogazione. Perché c&#8217;è da stupirsi?<br />
Fonte della domanda qui: <a href="http://blog.tagliaerbe.com/2010/03/tempo-utenti-social-motori-di-ricerca.html">http://blog.tagliaerbe.com/2010/03/tempo-utenti-social-motori-di-ricerca.html</a></p>
<p><a href="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2010/03/Schermata-2010-03-18-a-13.02.25.png" rel="lightbox[2772]"><img class="alignleft  size-medium wp-image-2777" title="Schermata 2010-03-18 a 13.02.25" src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2010/03/Schermata-2010-03-18-a-13.02.25-300x69.png" alt="" width="300" height="69" /></a></p>
<p>Come faceva notare il buon <a href="http://it.linkedin.com/in/ignazioiuppa">Ignazio</a> qui accanto a me, sono chiarificatori i dati che si trovano in quest&#8217;altro <a href="http://attivissimo.blogspot.com/2010/03/facebook-supera-google-non-proprio.html">articolo</a>. Se Google fattura 23 e più miliardi dollari all&#8217;anno, contro gli 1,5 di Facebook, di che cosa stiamo parlando?<br />
Ringrazio sia IlTagliaerbe che Il Disinformatico per avermi aperto a nuove vedute.</p>
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