Google

TV Stars on Web 2011

Alessandro

By Alessandro
Published 9th January, 2012

Fiorello il personaggio TV del web nel 2011, Sabina Guzzanti regina dei social. Geppi Cucciari, Carlo Conti e Paolo Bonolis sono stati invece i più ricercati su Google durante l’anno. È quanto emerge dall’analisi realizzata dalla nostra divisione Business Intelligence, e che vi presentiamo oggi in due versioni: un’infografica che restituisce visivamente l’impatto dei dati analizzati, e la versione integrale dello studio in pdf con l’analisi dettagliata.
I protagonisti della ricerca sono stati Fiorello, Michele Santoro, Maria De Filippi, Alessia Marcuzzi, Barbara D’Urso, Gianni Morandi, Enrico Mentana, Bruno Vespa, Maurizio Crozza, Giovanni Floris, Gerry Scotti, Milena Gabanelli, Paolo Bonolis, Sabina Guzzanti, Geppi Cucciari, Lilli Gruber, Augusto Minzolini e Carlo Conti.
Per ognuno di loro abbiamo preso in considerazione i dati relativi a presenza social, numero di fan/follower, frequenza di aggiornamento, trend di ricerca su Google e numero di risultati presentato dal motore di ricerca per le query effettuate nell’ultimo anno. Unendo e incrociando tutti questi dati, è stato possibile realizzare una fotografia dell’ultimo anno digitale dei personaggi televisivi presi in considerazione, stilando poi una classifica finale che vede sul podio Fiorello, Carlo Conti e Barbara D’Urso.
Di seguito trovate l’infografica, potete ingrandirla cliccandoci su o scaricarla qui.
Da questo link è invece possibile scaricare il pdf con l’analisi completa.
Buona lettura.

 

Fino all’ultimo Social Network

Alessandro

By Alessandro
Published 14th July, 2011

Contrariamente a quanto ci si poteva aspettare dall’Estate, stagione di stasi per molti settori, nel mondo dei social network sembra che il clima rispecchi fedelmente quello metereologico. Siamo infatti in presenza di una vera e propria stagione calda, con i colossi della Rete che si scontrano a suon di annunci, conferenze stampa e presentazioni di novità tutt’altro che trascurabili. Per chi non fosse al corrente delle ultime novità, magari perché ha passato gli ultimi 15 giorni al mare (beato lui…) qui trovate un puntuale resoconto semiserio degli ultimi accadimenti.
Al di là della cronaca degli eventi, forse ispirato anche da alcuni recenti accadimenti, mi sono chiesto se questo decentramento in più luoghi virtuali delle stesse funzioni fosse davvero preferibile ad un accorpamento e conseguente divisione dei ruoli. Nello specifico,  siamo sicuri che novità come l’avvento di Google+ (o la chiusura di Google RealTime dovuta alla conclusione dell’accordo con Twitter) favoriscano davvero l’utente? Non vorrei entrare nel merito del chi è meglio e chi è peggio, dico solo che personalmente credo che Google+ abbia delle novità interessanti ma pecchi in alcuni aspetti che invece rendono vincente Facebook, la perfezione penso sarebbe un mix fra i due. Ma il punto che credo sia interessante è un altro: che sia meglio l’uno o l’altro, è utile per gli utenti avere due social network che corrispondono pressoché agli stessi bisogni, senza essere in alcun modo integrati? Vale per due big come Google+ e Facebook, ma anche per altri servizi come Miso e Getglue o Foursquare e Gowalla…
Dal lato utente ho sempre pensato che l’ideale sarebbe avere un unico social per ogni tipo di attività, eventualmente integrandoli fra loro con pubblicazioni automatiche, app o altri sistemi. In questo modo avremmo un accorpamento, con riduzione del tempo speso a compiere più volte la stessa attività (dite la verità, non fate sempre due check in, uno su Facebook e uno su Foursquare?) e aumento delle possibilità di integrazione delle funzioni: sarebbe comodo che dopo aver visto un film e averlo comunicato a Miso questo vi spingesse direttamente a darne una valutazione su Imdb, e apprezzo molto il progetto che permetterà di trovare su Foursquare le offerte di Groupon più vicine al posto in cui ci troviamo. L’alternativa, con la continua comparsa di nuovi social che obbligano a “cominciare da capo” periodicamente aggiungendo di nuovo gli amici, compilando profili, stilando liste di band preferite o libri letti ecc. credo sia tutt’altro che funzionale.
Il problema è che le aziende hanno invece tutto l’interesse a mantenere gli utenti per più tempo possibile sul proprio servizio. Per esemplificare, Google preferisce avere il proprio social network “alla Facebook” piuttosto che utilizzare la sua funzione principale – la search – integrandola con Facebook, Twitter e altri social.
A meno che alla lunga un’unica azienda non prevalga sulle altre, dando vita ad una serie di social network totalmente brandizzati, continueremo quindi a trovarci in questa situazione di politiche aziendali che si discostano dai bisogni degli utenti, ai quali non resta altra possibilità che effettuare periodicamente le noiose procedure di registrazione all’ennesimo social…

I Like it

Alessia the second

By Alessia the second
Published 20th May, 2011

È guerra tra i motori di ricerca. Bing sta cercando di conquistare la rete, proponendo una strategia basata su un sistema di ricerca sociale che non ha niente a che vedere con la ricerca semantica. Bing sta infatti guardando oltre: sta pensando di integrare le informazioni presenti su Facebook. Il motore di ricerca infatti privilegerà i “like” degli amici del social network e l’ordine dei risultati sarà determinato dalle preferenze sulle singole pagine di un sito. In questo modo l’utente si ritroverà di fronte a informazioni già testate dalla sua community, potrà inoltre cercare una Città e vedere quale amico ci abita. Tutto sarà basato su un sistema di “like” e commenti, attualmente non attivo in Italia. Bing sostituirà il metodo di ricerca freddo e non personalizzato. Ovviamente l’utente dovrà accettare il trattamento dei dati personali, operazione attualmente non consentita per il colosso Google. Pur essendo una grande novità, questo sistema di filtraggio è tuttavia basato sulle preferenze degli amici e la ricerca sarà quindi canalizzata sui loro gusti. Ma se dovessimo andare incontro alle nostre preferenze? Ci ritroveremo comunque inondati di “like” e forse non riusciremo a trovare ciò di cui abbiamo effettivamente bisogno.

Guestbook. Intervista a Paolo Ratto

Francesco

By Francesco
Published 19th April, 2011

Il primo contatto con l’ospite di questa settimana è avvenuto in circostanze digitali non felici. Avevamo pensato di mettere su il primo cimitero delle piattaforme web 2.0, un punto di incontro/scontro dove si potesse monitorare i decessi, presunti o reali, delle realtà che alimentano il web. Un’idea che ha reso giustizia al concept, morendo. Ospite di oggi è Paolo Ratto, che oltre ad essere un interessante blogger e web marketing specialist a D4B, è un “collega” con cui si riesce a discutere dei propri lavori senza entrare in competizione. L’intervista seguente nasce su twitter, approfondita allo Iab Seminar per concludersi (forse) in questo post.

Ogni mattina su Internet un guru si sveglia e dichiarerà la morte di qualche parte del web. Ogni mattina su Internet un utente si sveglia e sa che un guru avrà dichiarato la morte di qualche parte del web… un cimitero virtuale che stiamo provando, con molte difficoltà, a documentare. L’ultimo arrivato, ma solo in senso temporale, è Bruce Sterling.
Credi che queste morti quasi quotidiane siano solo una mostrazione dei guru o è la normale evoluzione di un supporto, che si modifica con l’utilizzo che ne fanno gli utilizzatori?

Sicuramente il lanciarsi dei cosiddetti guru in affermazioni altisonanti (che altrove ho definito “per le allodole”), è, a mio parere, quasi imposto dal “mantello da indovini” che portano sulle spalle. Probabilmente se non fai predizioni (meglio catastrofiche!), non puoi fregiarti dell’appellativo di guru. Questa è una tendenza molto diffusa nella blogosfera. Un pò come quella di attaccare o difendere a spada tratta uno strumento piuttosto che un altro, quasi sospinti da un orgoglio tribale da sostenere nei confronti del nemico (penso a Twitter Vs Facebook), dimenticandosi spesso che stiamo parlando di strumenti e che è l’utente, con il suo utilizzo che ne determina essenzialmente le differenze.
Non si può negare che il settore sia contraddistinto da un’evoluzione rapidissima (talmente rapida che magari tra qualche mese, invece di commentare il Social Web ci troviamo a commentare una partita di briscola…!) Ciò che pertanto mi preme sottolineare è che la chiave va ricercata proprio nell’utilizzo. In fin dei conti sono gli utenti che determinano il futuro del supporto. Pensiamo al Facebook degli inizi e a quello odierno: per quanto Zuckerberg sia sicuramente un genio lungimirante è l’utilizzo che ne hanno fatto gli utenti che ha trasformato il network nella complessa macchina attuale. E’ lo strumento che si adatta agli utenti e non viceversa.

Semplificando il discorso possiamo dire che le tribù, generate all’interno della piattaforma, nell’utilizzo che ne fanno ne determinano il posizionamento? Provocatoriamente possiamo affermare che c’è un rovesciamento del concetto “Il medium è il messaggio”?

Sicuramente una delle caratterstiche che ha determinato il “boom” del Social Web è la forza aggregante delle tribù online. Il fatto che gli utenti si trovino in totale empatia con lo strumento che utilizzano, non solo ne determina il posizionamento, ma lo riempe di contenuti, significati e soprattutto emozioni. D’altronde è difficile definire tali comunità come virtuali, anche perchè di virtuale non c’è più niente. La comunicazione è sincrona, fittissima, multisensoriale. Il linguaggio fortemente arricchito e totalmente condiviso. E ciò che mi interessa particolarmente è che le iniziative promosse sfociano spesso nell’offline.
Calzanti, in questo senso, esempi della community twitteriana o foursquariana (occhio anche a app come Instagram). Rifletteteci un attimo…
E anche il buon McLuhan probabilmente constaterebbe che ciò che caratterizza il fenomeno del Web Sociale è proprio la messa in atto di meccanismi da sempre presenti nell’uomo, su cui la tecnologia ha saputo modellarsi. L’utente, ancora di più che il contenuto del “messaggio”, è il centro di questa rivoluzione. Gli strumenti sono satelliti, anche se spesso diventano oggetto di venerazione da parte della loro stessa nicchia.
Complesso no…?!?

La tecnologia si è modellata sui caratteri sociali dell’individuo, ma non dobbiamo perdere di vista il fatto che restano delle strutture con propri limiti e vincoli. Leggendo Googled di Ken Auletta mi ha colpito un’affermazione riguardo il più grande motore di ricerca della storia, ovvero che Google non sta modificando il nostro modo di cercare, ma siamo noi che stiamo imparando a cercare come ci sta insegnando Google. Sono le tecnologia a mutare il sociale o viceversa?

Secondo me siamo dinnanzi a due fenomeni distinti e cioè il Social e la Search, che nonostante stiano convergendo sempre più evidentemente (d’altronde ti chiedo che cosa non stia forse convergendo nel Social?!?) partano da presupposti diversi.
Credo che Auletta abbia ragione quando parla di Google e del fatto che, per quanto riguarda la maniera di cercare, Google sia intervenuto in maniera decisa e irrevocabile sul comportamento degli utenti, modificandolo e riuscendo ad adattarlo perfettamente alla filosofia del motore.
Discorso diverso se guardiamo i Social Network (che possiamo definire pilastro di ciò che mi piace definire Social Web): questi si sono evidentemente adattati proprio al carattere individuale, e addirittura socio-tribale degli utenti, sapendo mutare (Twitter e Facebook sono l’esempio più lampante) le proprie caratteristiche, realizzando ciò che la massa di utenti andava bramando, fino a qualche anno fa, nelle sue fantasia più recondite.
Mi permetto di andare oltre e dico che è probabilmente la stessa filosofia di Google, che ha fatto la storia della “ricerca” ad averne decretato l’insuccesso (almeno fino ad oggi) nel settore social. Ma su questo ci sarebbe da scrivere un libro…
Dando una risposta definitiva mi sento di dire che il “sociale” offre, in questo momento storico, l’ispirazione continua per l’evolversi dello sviluppo tecnologico. Internet non è mai stato così “utentecentrico” e la tecnologia non può far altro che cercare di soddisfare bisogni e necessità dell’utente (o delle tribù di utenti). Questa, a mio parere, la chiave di volte dell’Internet attuale. E poco importano le variabili del business e del marketing, perchè è sempre all’utente che bisogna rendere conto alla fine della favola.

123