francesco del franco

La Top 10 Cinema di Estrogeni

Alessandro

By Alessandro
Published 9th November, 2011

Il 27 Ottobre, in concomitanza con il Festival Internazionale del Film di Roma, abbiamo lanciato la nostra Settimana del Cinema. Vi abbiamo riproposto molti dei post sui film che abbiamo scritto in questi anni, alcuni relativi a film per i quali abbiamo contribuito alle rispettive campagne di lancio, altri invece che parlavano di film che ci hanno semplicemente appassionato e incuriosito. Oltre a segnalarveli e invitarvi a rileggerli, ci faceva però piacere interagire con voi in maniera anche più coinvolgente, per questo vi abbiamo invitato a votare i nostri post su Facebook attraverso like e commenti per aiutarci a costruire la nostra top 10 dei post sul cinema. Ringraziamo tutti quelli che hanno giocato con noi, due di loro hanno anche vinto una nostra t-shirt (i nomi li trovate in fondo al post). Eccovi la classifica sulla base delle vostre preferenze:

1. “I Metallica potrebbero suonare Tchaikovsky” di Francesco su Il Concerto.

2. “Un crack e i suoi derivati” di Matteo su Il Gioiellino.

3. “Mio marito non è in target” di Daniela su One day.

4. “21147…” di Chiara su Milk.

5. “Lussuria” di Estrogeni su Lussuria.

6. “Guestbook. Intervista a Wim Wenders” di Chiara su Pina 3D (e non solo…).

7. “The Eagle” di Antonio su The Eagle.

8. “Certi film” di Daniela su Niente Paura.

9. “Vuoti a perdere” di Francesco su Draquila.

10. “Hysteria. Ovvero, vibrazioni riuscite” di Giuseppe su Hysteria.

A vincere le t-shirt sono Daniele Magliocca e Anna Simone, vi contatteremo al più presto per la spedizione: complimenti e grazie per aver preso parte alla nostra Settimana del Cinema :)

Italian Jobs

Daniela

By Daniela
Published 20th October, 2011

Alcuni ricevono in eredità ricchezze. Alcuni, beni. Altri ancora, posti di lavoro.
Alcuni ne comprendono la valenza e ne godono i frutti.
Altri li lasciano, moltiplicati, alle generazioni che seguono.
Altri ricevono in eredità storie. Esempi viventi di cambiamento.
Oggi, posso dire di aver ricevuto in eredità sogni. E fame. Quella fame avita profonda implacabile che si traduce in intraprendenza, tenacia, fiera baldanza, al limite quasi arroganza. Quella fame che ho riconosciuto negli occhi del nostro CEO. Lui, che l’altro giorno -parlando del sogno americano con Francesco e Alessandro- scriveva siamo figli consapevoli del sogno americano (inconsapevole) di mio padre. E Estrogeni è figlia (anche lei consapevole) del figlio del sogno americano di mio padre…
Era il bar di Ponticelli. Quello di cui il ragazzo che lavava i pavimenti, è diventato proprietario. E poi medico.
Era la storia di mio nonno, da contadino diventato professore, poi notaio e imprenditore.
Quelle storie sono arrivate a noi, le portiamo dentro. Nessuno di noi è un miliardario, né di posizione né di nascita. Abbiamo avuto il privilegio di avere in eredità sogni. Tutto questo, a Napoli, non a Palo Alto o a San Francisco.
Abbiamo avuto in eredità la testimonianza vivente che il destino è nelle nostre mani.
Da dove siamo partiti, non lo dimentichiamo.
Da dove sono partiti gli uomini prima di noi, lo abbiamo sempre chiaro.
È per questo che oggi al di là di tutto (ma proprio tutto quello che è successo e che, talvolta anche ironicamente e solo per ipotesi, possiamo immaginare come tipicamente italiano), ciò che non perdiamo di vista è la possibilità di ripartire. Di ricominciare. Ogni volta.
Con profonda flessibilità, con quella tenacia che è rimboccarsi le maniche, avendo chiaro l’obiettivo e lo sguardo aperto sulla realtà.
E sappiamo pure che dobbiamo comportarci bene. E condividere. Con la comunità, come ha fatto mio nonno; con la famiglia, come ha fatto il ragazzo di Ponticelli; con i giovani, come facciamo da sempre, qui, in Estrogeni.
È per questo che nasce Italian Jobs. Una rubrica del nostro blog in cui, dal 21 novembre, racconteremo (e poi ospiteremo dal vivo) piccoli casi di successo a livello imprenditoriale. Storie vere (alcune esperienze le abbiamo già individuate, altre ci auguriamo arriveranno da voi), di chi è partito da un sogno e ce l’ha fatta. Nonostante viva in Italia.
Il nostro esplicito e concreto omaggio a una delle più affascinanti icone contemporanee.

Il bello di una storia

Francesco

By Francesco
Published 14th October, 2011


Il marketing è una narrazione capace di coinvolgere un determinato target. Raccontare una storia, non implica ingannare una persona, ma solo coinvolgere chi si sente attratto dalla narrazione. Un’attrazione che deriva dal rispettare i valori di chi ascolta. “To raise” assume il significato di crescere, coltivare, sorgere, sviluppare qualcosa, magari una storia. L’attività di  fund raising viene alimentata da una narrazione duratura e, affinché  la storia arrivi a un target più ampio possibile, credibile che non cada mai in banalità. Un piccolo “rumore di fondo” potrebbe compromettere l’intera narrazione. Il fund raising ha bisogno, oggi più che mai, di una storia transmediale capace di mostrarsi attraverso più canali, stringendo un dialogo diretto con i fruitori. Starved for Attention, ultima campagna di Medici Senza Frontiere in collaborazione con VII Photo, è da considerare un ottimo esempio di transmedia storytelling. Gli “affamati d’informazione” richiedono documentazioni dettagliate ma allo stesso tempo emozionali, presenza online ma allo stesso tempo tangibile, visibilità internazionale ma allo stesso tempo accessibile, comunicazione istituzionale ma allo stesso tempo partecipativa.
Una transmedalità capace di adattarsi a un linguaggio crossmediale.
Una transmedialità capace di stipulare un dialogo con target differenti.
Una transmedialità capace di sensibilizzare per un fine globale.

TEDx Trasmedia. What if…

Francesco

By Francesco
Published 3rd October, 2011


Magia.
Coraggio.
Passione.
Tre differenti prospettive, che vanno a costituire quel “corpo organico” della narrazione transmediale. Elementi costitutivi del raccontare, odierno o classico, senza i quali non potrebbe esserci quel dialogo diretto con l’ascoltatore. Tre punti di vista, per nulla complementari ma in cui la magia  risulta, per il sottoscritto, l’elemento trascinante della transmedialità. La possibilità di poter raccontare una storia, servendosi di media/canali differenti, coinvolgendo linguaggi, conoscenze e prosumer differenti, viene dalla “magia” intrinseca alla rete. Un medium che non soffre delle limitatezza dei canali di diffusione, capace di innovare quelli presenti e di crearne di nuovi, dando la possibilità al narratore di poter creare nuove modalità di racconto. Modalità che si distinguono dalla precedenti, per la capacità di coinvolgere nella struttura narrativa l’ascoltatore, che si arricchisce di proprietà finora negate dai limiti strutturali dei medium classici. Proprietà che porta alla perdita o almeno alla modifica concettuale del narratore, che diventa creator/memory manager, lasciando posto e visibilità a uno storytelling collettivo. Il creator/memory manager avrà un ruolo fondamentale, dato dalla transmedialità, che è quello della responsabilità sociale dei media. Una responsabilità che non è solo di chi genera, ma come ha affermato Jon Ola San “dipende anche dall’utilizzatore finale”. La Transemedialità permette una democratizzazione dei contenuti, sia la creazione che la diffusione, ma dando le stesse responsabilità agli individui che ne fanno uso.

Ringrazio Rai5 (AnnaRita De Camillis e David Ghirardello in particolare) per avermi dato la possibilità di assistere al TEDx, presso il Maxxi museum, e Nicoletta Iacobacci che ha arricchito l’Italia con questa iniziativa.

Fahrenheit 451

Francesco

By Francesco
Published 30th August, 2011

Non tutti i Levi nascono per difendere la cultura. L’idea di tutelare la grande e piccola distribuzione, le libreria indipendenti e gli store online, attraverso un atto di protezionismo interno non porterà alla crescita di un mercato già fortemente turbato dalle innovazioni.
Un mercato destinato a morire, almeno nella concezione che abbiamo da un secolo. La crisi delle etichette discografiche non ha insegnato nulla, almeno al mercato dei libri cartacei. Proteggere il prodotto, chiuderlo in una cassaforte, renderlo disponibile solo a chi è disposto a pagare l’intera filiera della produzione, non ha portato che al collasso dell’intero mercato musicale. Quest’ultimo ha dovuto reinventarsi, per non soccombere, avvicinarsi al pubblico e abbandonare quella mitizzazione dei musicisti. Più live, più materiale extra, più emozioni. Questo è quello che ci saremmo aspettati dalle case editrici e non dalla distribuzione, che in alcuni casi è l’unico tassello capace d’innovare. Amazon, il colosso americano tanto odiato dai distributori italiani, ha appena lanciato un sistema che permette di noleggiare i testi scolastici per gli studenti americani. Un sistema che abbatte il costo fino all’80% del prezzo di copertina, che rende il lettore libero di gestire/modificare/condividere il prodotto e consumarne una quantità maggiore. Un’apertura che parte dal concetto fondamentale, che è il consumatore a decidere il prezzo/valore del prodotto. Questa legge ingabbia il settore, ma non limita il lettore pronto a migrare verso nuove modalità di lettura/fruizione. Gli ebook , mercato che in America ha superato il cartaceo e in forte crescita anche in Italia, non rientrando nella regolamentazione prevista della legge appena approvata, sono pronti ad accogliere  gli accaniti lettori/consumatori  non più disposti a pagare un sovrapprezzo. La tutela dell’opera d’arte, oggi più che mai, non richiede un vetro antiproiettile ma di una liberalizzazione testuale. Il ritorno economico, per le case editrici e la distribuzione, dovrà essere ricercato nell’unicità/qualità del prodotto e nella fidelizzazione dei lettori.
Come si fa? Chiedetelo ai Radiohead.

Suggerimento alla “casta”. Inizierei a pensare una legge che limiti il cloud computing, che mi permetterebbe di avere una sola copia per gli infiniti dispositivi in mio possesso, di poterla condividere/diffondere e già che ci siamo alla pirateria (ebook gratis).
Come si fa? Chiedetelo alla Virgin Rercords, che non ci è riuscita.