Home

La colomba cinguettante

Google Buzz

Avevo qualcosa da dire. Avevo qualcosa da leggere. Avevo qualcosa da vedere. Poi arriva lui e mi spiazza. Educazione alla creatività o la creatività non ha bisogno di educazione? Chiudo twitter, sposto Godin e mi allontano senza meta. Prendo una rivista, che dovrebbe concedere distrazione o almeno spazi di appiattimento mentale. Wired. Internet for peace. Niete pausa. Lettera di adesione di Shirin Ebadi. Niente appiattimento mentale. Il multitasking mentale inizia a mescolare immagini, parole e foto. Mi sembra di essere Johnny.
Ebadi sostiene apertamente, come ha sempre fatto, il potere della rete. Quella rete che ha permesso, nei giorni successi alle elezioni presidenziali iraniane del 2009, di mettere in luce, di illuminare a giorno la contestazione del popolo iraniano. Quella contestazione che non è passata inosservata, che non è stata messa a tacere dal regime, che non è stata circoscritta all’ambito territoriale. Una contestazione che tramite internet è diventata di tutti. In piazza non c’era solo qualche giovane contestatore, ma il mondo intero. Non c’erano le tv, non c’erano le radio, non c’erano i giornalisti ma c’era il pargolo mediatico (anche se maggiorenne). Quella nascente rete mediatica, che tramite le sue molteplici porte di accesso, ha permesso di far conoscere, al mondo intero, il dissenso e la risposta violenta del regime iraniano. L’informazione, con la quale si costruisce la democrazia, è stata veicolata attraverso un mezzo immediato, condiviso, libero, non censurabile e semplice. Non c’è stato bisogno di giornalisti, registi, montatori o scrittorio. È bastato un terminale, 140 caratteri un social network. Tra il 7 e il 26 giugno su Twitter sono stati postati 2 milioni di cinguettii, riguardati le consultazione elettorali. 280 mil di caratteri che hanno fatto informazione, che hanno diffuso la realtà, che hanno costruito la pace.
Non avranno cambiato il mondo, il regime non è caduto e i dissidenti vengono ancora arrestati. La guerra non è stata vinta, ma la battaglia con un regime totalitario è stata vinta. La gente ha saputo. La gente è stata coinvolta. La gente è colpevolmente protagonista del silenzio.
La forza della rete è tutta qui. È la consapevolezza di poter usare il mezzo per costruire, definire e mantenere la pace. Un blogger professionista o un semplice following  possono costruire un domani diverso, lo possono fare tramite la rete. Demonizzare il medium è riservato solo a chi non sa adattarsi ai cambiamenti.

Queste parole sono per Neda. Non perché siano cariche di valori, ma solo perché è l’utilizzatore a costruire la pace. Non soffermatevi sul sangue, sulla violenza dell’immagine, sul shock che potrebbe causarvi, ma soffermatevi sullo sguardo in macchina di quella donna, che per il regime risultava scomoda. Uno sguardo che interroga. Uno sguardo privo d’odio. Uno sguardo carico di coraggio.

… meglio riprendere i libri.

Ho commesso tre peccati

Google Buzz

Permettete? Un pensiero poetico.
Da qualche giorno non si fa altro che parlare di quanto abbia sanguinato il nostro premier, di quante dimostrazioni di affetto, disprezzo o pietà abbia ricevuto.
Si è scatenata una corsa forsennata a scrivere quanto apocalittico fosse stato quel gesto, passando in rassegna tutti i mali della nostra società spinta dai media sull’orlo del baratro (ma non sono i media stessi a parlare? mmm..), la cui unica salvezza risiederebbe nel diluvio universale che tutto lava. Amen.
Sono inorridito (primo peccato). Tutti parlano. Pronti a dire “Eh no, questo non si fa.”. Esplode il moralismo sulle pagine dei quotidiani, nei servizi dei tg, ovunque nella rete. Andiamo… tutti sanno che è una cosa vile. Ma chi non lo ha preso nella vita un pugno in pieno viso? Fa male. Ma dopo ti metti una mano in volto e senti che sei ancora lì. Magari vedi un po’ di sangue, ma serve solo a ricordarti che sei un uomo. In questo caso, che “non sei un superuomo”. Non fraintendetemi. Il gesto è gravissimo. Ma tutti sbagliano, e lo sbaglio non è più grave perché si parla del premier.
Come dire, chi è senza peccato scagli la prima pietra (meglio se intarsiata e definita).
Non prendiamoci in giro. Il problema di questo gesto non è il sangue versato dal premier. Il problema grave, per tutti, è la caccia alle streghe che si è scatenata nei confronti della libertà della rete. Leggevo questo sulla Repubblica online di stamane: Giovedì il Consiglio dei ministri esaminerà nuove, più rigide norme sulle manifestazioni e su internet. Lo ha annunciato il ministro degli Interni Roberto Maroni, parlando di “misure più adeguate e urgenti” per cui è ipotizzabile che il governo agisca per decreto.
Sono inorridito (secondo peccato). Perché ci troviamo di fronte persone che stanno strumentalizzando un fatto di cronaca per condizionare la vita sociale e relazionale, la nostra libertà. Anche quella di sbagliare. Prima si sarebbe andato al bar a farsi quattro risate, o a discutere seriamente, sull’accaduto. Oggi ci ritroviamo in rete. Nelle chat, su Facebook. Ci iscriviamo in gruppi pro e contro le cause che riteniamo pertinenti. L’ambiente è cambiato. Ma non è cambiato il contesto. Siamo sempre in pubblico. Ma siamo di più. Questo è il problema. Un opinione oggi circola velocemente, e se è scomoda va censurata. O come dicono delicatamente oggigiorno, filtrata. Come se, ancora una volta, si potesse dire alle persone di non pensare, di non sentire, di non sbagliare. Senza queste tre cose, non c’è crescita. Senza queste tre cose facciamo un altro passo verso il baratro.
Il fatto è che credo che il problema è ancora (se possibile) più profondo.
Sono inorridito ancora (terzo peccato). Perché non sono a rischio i nostri bei social network, la nostra quieta routine di navigatori. Il rischio lo corre chi nella rete ha deciso di navigare contro corrente. Si strumentalizza un atto folle per attaccare avversari politici (la dialettica è il sale della democrazia), giornalisti che pensano e, cosa più grave, fanno pensare. Ora questo decreto passerà, non passerà, vedremo. Ma è importante che tutti, idealisti o meno, ci rendiamo conto che esiste uno spazio in cui noi non abbiamo padroni. È quello della nostra mente. Spazio in cui siamo liberi di credere e no, di sbagliare e riparare ai nostri sbagli. E la verità è che non ci sono (fortuna per noi) decreti che priveranno mai le persone del libero pensare, del libero sentire, del libero sbagliare.

La metamorfosi del consumo

Google Buzz

Nuovi supporti mediatici veicolano nuove modalità di consumare l’informazione. Multitasking denota il nostro modo di consumare l’informazione. Non siamo più vincolati, ma capaci di usufruire, contemporaneamente di più supporti. L’informazione, ovvero ciò che dà forma alla mente, che la disciplina, che la istruisce, non è prerogativa dei media cartacei. Oggi i media tradizionali come il giornale e la tv non gestiscono più il monopolio dell’informazione, ma questa viene spalmata sui nuovi “sotto-media” generati dal web. Da una recente analisi del Censis emerge che se il consumo della carta stampata a pagamento diminuisce costantemente, quello dei media on-line aumenta. Non si tratta solo di un passaggio dall’analogico al digitale, ma di un vero mutamento del consumo mediatico.
Non è necessario pagare per informarsi. Non è necessario pagare per confrontare le fonti. Non è necessario pagare per comprendere. Anche se qualcuno si muove in senso contrario, in molti hanno compreso che l’informazione non è qualcosa che si può vendere o meglio non lo si può fare direttamente, ma soprattutto che l’informazione è patrimonio di tutti e che tutti possono collaborare alla sua realizzazione/distribuzione. L’informazione non appartiene ai media istituzionali, ma anche un social network può essere adoperato come un media informativo. Può sembra quasi una blasfemia, ma se la maggioranza degli utilizzatori dichiara di utilizzare i social network per mantenere i contatti con gli amici (70.5%), più della metà di essi (41.2%) dichiara di servirsi del mezzo per la lettura delle bacheche personali. Quindi ogni individuo non è solo consumatore ma anche generatore di informazione.
Questa mutazione non sta passando inosservata e le maggiori realtà del web hanno intuito come, in un futuro recente, l’informazione generata dagli utenti sarà il punto di riferimento per la conoscenza.
Google con il suo social search, Facebook con i suoi 300 milioni di utenti. La battaglia è appena iniziata.

Ever dream this man?

Google Buzz

Ormani ne parlano tutti. Di cosa parlino non si sa però precisamente. Ci si chiede solo questa domanda: Hai mai sognato quest’uomo?
No, sì, forse. Non si sa. Il fatto è che da un paio di giorni, tutti ne parlano, tutti ne scrivono. Il sito è davvero minimal. Costruito tutto sul volto di quest’osceno discendente della scimmia. La storia però è davvero interessante. Nel gennaio 2006, a New York, la paziente di un rinomato psichiatra disegna il volto di un uomo che ripetutamente appare nei suoi sogni. In più di un’occasione, l’uomo le dà un consiglio sulla sua vita privata. Quel ritratto rimane dimenticato sulla scrivania dello psichiatra fino a quando un altro paziente non lo riconosce, affermando di non averlo mai visto nella vita reale…
Ma non voglio svelarvi nient’altro. Tutto quello che c’è da sapere lo trovate qui.

thisman Ever dream this man?Estrogeni   Alfredo Borrelli   CEO


Lisbeth è tornata!

Google Buzz

Esce oggi nelle sale italiane, distribuito da BIMLa ragazza che giocava con il fuoco, secondo capitolo della trilogia di Stieg Larsson, portato sul grande schermo da Daniel Alfredson che prende il posto di Niels Arden Oplev, regista del primo episodio Uomini che odiano le donne. La protagonista è sempre lei, Lisbeth Salander, che questa volta deve fare i conti con il suo passato. Omicidi, risse, rocambolesche fughe e presunti colpevoli, il film non manca certo di adrenalina. Lisbeth deve dimostrare la sua innocenza, noi siamo sempre stati dalla sua parte. Chiamati anche questa volta a promuovere il film abbiamo cercato di mantenere viva l’attenzione sull’intrigante vita della giovane hacker. La nostra strategia è stata caratterizzata dalla continuità. Un blog costantemente aggiornato in cui, partendo dal primo episodio del film, Lisbeth si racconta parlando della sua storia e dei suoi interessi. Un sito dalla grafica accattivante, che raccoglie, a partire dal dominio, tutti gli elementi necessari a ricostruire le vicende e a appassionarsi ai tanti misteri che avvolgono la Svezia di Larsson. La presenza di Lisbeth sui principali social network, Twitter, Facebook, Linkedin, ci ha permesso di gestire costantemente il rapporto con tutti i suoi ammiratori, fidelizzando chi  aveva già visto Uomini che odiano le donne e incuriosendo nuovi o potenziali simpatizzanti. Il tutto completato dalla pianificazione online su MyMovies e Repubblica.it . Oggi il segreto di Lisbeth sarà svelato a tutti coloro che andranno al cinema, noi già aspettiamo le sue prossime avventure, se anche questa volta sarà costretta a fuggire sappiate che potreste trovarla qui.

Creative Commons License
Estrogeni blog by Estrogeni is licensed under a Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Condividi allo stesso modo 2.5 Italia License.
Based on a work at blog.estrogeni.net.
Permissions beyond the scope of this license may be available at http://www.estrogeni.net/.