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Guestbook. Intervista a Milena Gabanelli

Alfredo

By Alfredo
Published 18th October, 2011

Per molti di noi, da quasi quindici anni a questa parte, il concetto di servizio pubblico resta concretamente e quasi unicamente legato a Report. Ancor di più, oggi, che esso rischia di trasformarsi addirittura in un brand. Dicendo Report, diciamo Milena Gabanelli, la cui grinta e passione ritroveremo in tv su RaiTre a partire da domenica prossima. Dicendo Report, diciamo però anche Reportime. Nato verso la metà di luglio come un tentativo light di avvicinarsi ad una web-tv d’inchiesta, porta con sé – ad una settimana e poco più dalla messa online – numeri a dir poco sorprendenti in termini di streaming, utenti unici e social. A testimoniare l’attesa degli italiani per un modo nuovo di fare comunicazione.

Milena, un po’ di consapevolezza c’era all’inizio ma non eravamo certo così ottimisti.

È un mondo nuovo per me, non ho nessuna difficoltà a dichiarare la mia ignoranza. Gli unici dati che capisco riguardano share televisivi e curve di andamento. Sul web, non so ancora bene quali numeri debbano essere considerati buoni e quali no. So però che ci ha aiutato e ci aiuterà molto anche l’essere sul pezzo, il saper cogliere i segnali dell’attualità ricorrendo anche a un grande lavoro di valorizzazione e riscoperta del repertorio.

So che hai un grande rispetto verso gli strumenti del web, che si esprime anche attraverso una certa diffidenza (ricordo ancora la puntata sui social network, che tante polemiche in rete ha scatenato). Perché?

Non ho proprio alcuna diffidenza, bensì desiderio di capire di più. La puntata sui social network era partita da una domanda: se è tutto gratis, come è possibile che Facebook per esempio sia valutata 80 miliardi di dollari? se non muovono denaro, da dove arriva il valore? E tanto meno, non si può non domandarsi quale potrebbe essere l’utilizzo di una enorme quantità di dati personali volontariamente messi in rete. Tutto qui. Per il resto, il mondo va in quella direzione e quindi è meglio per tutti alzare il livello della conoscenza e competenza.

Se adesso andassimo a cercare su Facebook Milena Gabanelli, apparirebbero come minimo cinque pagine e un gruppo a te dedicati, con oltre 500.000 fan. Pensi che un giorno sarà possibile coinvolgere gli utenti nella costruzione di inchieste? Potrebbe essere questo il giusto valore?

Gli utenti sono già coinvolti, molte segnalazioni arrivano proprio da loro, che spesso danno contributi importantissimi, in qualità di testimoni di un fatto. Occorre però valutare di volta in volta, anche sull’autenticità di quello che ti arriva dalla rete. È un mondo gigantesco, pieno di persone generose ma serpeggiano anche i venditori di bufale.

Cosa ti piacerebbe che diventasse Reportime?

Vorrei che riuscisse a sviluppare un linguaggio adatto al mezzo. Reportime si occupa di approfondimento utilizzando video e scrittura su una piattaforma che per sua natura induce a una fruizione veloce. Ecco, far combaciare queste due caratteristiche lo considererei un punto di arrivo.

Avendo iniziato questo viaggio con te, contiamo di accompagnarti al traguardo. Grazie, Milena.

Per saperne di più su Reportime.

Ricordiamo per voi

Francesco

By Francesco
Published 23rd September, 2011

Attenzione. Nel caso vogliate sapere cosa cambierà su Facebook non leggete questo post, non l’ho capito nemmeno io. :)

“Finalmente” la Rikord romanzata nel lontano ’68, arriva nelle nostre città, ma con upgrade eccezionale. Nessuna sede fisica, nessuna intermediazione e nessun limite di spazio “mentale”. L’F8 di ieri sconvolge l’intera struttura del social network per eccellenza, almeno per il numero di utenti attivi, estendendo il concetto di sharing alla vita quotidiana. Il concetto di flusso momentaneo (status) verrà sostituito dal flusso dinamico (life), attraverso lo sviluppo di app social che i nuovi Open Graph permetteranno di realizzare. Lo “sharing life” renderà la comunicazione sempre più completa e immediata, coinvolgendo i nostri followers (non più amici) nella nostra vita. Contenuti multimediali in una fruizione collettiva, che annullano sempre di più quell’isolamento ostentato dai negativisti. Una vita pregnante di multimediale, che diventa parte dei nostri ricordi, del passato e del nostro futuro. Facebook sostituisce gli album di famiglia, implementando una timeline rappresentativa dal nostro essere. Il viaggio vita che decidiamo noi come evolve, mostrando ciò che riteniamo rilevante.
Facebook extra-mondo. Facebook network . Facebook Rikord-erà per noi.
A voi il primo passo

Recruiting 2.0

Alessandro

By Alessandro
Published 23rd August, 2011

Ci piace condividere un’esperienza/esperimento che abbiamo lanciato qualche settimana fa attraverso Facebook, precisamente da questa nota. Dovendo cercare un nuovo web developer abbiamo deciso, invece di pubblicare il solito annuncio, di ispirarci alla Facebook Hacker Cup e utilizzare qualcosa di più creativo per coinvolgere le persone potenzialmente interessate.
Abbiamo quindi realizzato un gioco che si componeva di tre livelli, ognuno dei quali richiedeva competenze specifiche e crescenti per passare al livello successivo. Ogni livello consisteva in un form di log-in attraverso il quale inserire una username e una password necessarie per accedere al livello successivo. Il giocatore, non conoscendo le credenziali necessarie a superare il livello, doveva affidarsi alle proprie competenze tecniche per scovare delle vulnerabilità create appositamente e sfruttarle per accedere al livello successivo.
Nel primo livello era necessaria una conoscenza di base dell’html e di javascript per capire il funzionamento del form e quindi trovare la username e password all’interno del codice della pagina. La username e la password erano inserite in chiaro nel codice all’interno di una condizione che se verificata permetteva l’accesso al secondo livello. Dei tre, era il livello più semplice ed è stato superato della metà dei giocatori.
Nel secondo livello era necessaria una conoscenza di base del funzionamento di Adobe Flash e di Action Script. La username e la password venivano passate tramite FlashVars all’interno dell’swf che conteneva il form e l’Action Script che verificava se le credenziali usate nel form, corrispondevano a quelle inviate tramite FlashVars. Circa il 40% dei giocatori ha superato questo livello.
Nel terzo livello era necessaria una conoscenza di base del PHP e di SQL. La username e la password questa volta a differenza dei livelli precedenti non era nascosta nel codice, per cui bisognava superare il livello senza usare le credenziali necessarie. In questo livello era stata creata una vulnerabilità che permetteva iniezioni di SQL tramite il form, bastava quindi inserire una forma tautologica tale da invalidare la verifica delle credenziali ed il codice necessario a modificare la query SQL. Solo il 25% dei giocatori ha superato questo livello, accedendo quindi al form tramite il quale era possibile inviare il proprio curriculum.
Il risultato finale del gioco è andato anche al di là delle nostre aspettative. Oltre a ricevere da chi ha partecipato diverse mail con i complimenti per l’idea (fa sempre piacere…) abbiamo registrato circa 400 tentativi da parte degli oltre 200 giocatori, in prevalenza uomini (78%) fra i 18 e i 34 anni (61%) provenienti soprattutto da Roma e Milano (50%), numeri che hanno portato all’invio di 20 curriculum fra i quali potrebbe esserci anche quello del nostro nuovo web developer, dopo i colloqui che inizieranno oggi.
Chi sarà il Chris Putnam di Estrogeni?

Capitale sociale

Alfredo

By Alfredo
Published 5th August, 2011

L’avevo scritto, domenica sera. Un pensiero da mayor mi è passato per la testa.
Nel Foursquare delle mie fantasie, il cursore era sulla Via del Rilassamento.
Passavo in rassegna mentale un articolo che mi aveva inviato Daniela in settimana, lo incrociavo con alcune esperienze personali, lo misuravo sulle facce assonate dei ragazzi che la mattina, in Metropolitana uno (interessante, ne abbiamo anche già parlato) e poi Metropolitana due (dignitosa, nulla di più) e poi ancora Circumvesuviana (senza parole), da Aversa andavano al mare.
Si parlava, dunque, del revival delle colonie estive, come primo momento di aggregazione sociale oltre che di opportunità per le famiglie meno abbienti (metasociale).
E qui, è scattato il link programmatico (come si diceva una volta, nei pastoni politici da telegiornale della Prima Repubblica).
Guardavo i ragazzi, il loro corpo, il loro abbigliamento, i loro accessori e pensavo, tra me e me, quanto si sentono internazionali. Come un sufficiente sistema di trasporto locale (poco meno di due ore in tutto per sessanta chilometri scarsi, trenta l’ora…), due o tre tattoo, un piercing ben assestato, una mini-minigonna e uno smartphone con cui rincorrersi su Facebook, bastino per sentirsi figli (sociali) del nostro tempo (sociale).
Li guardavo e pensavo ai loro stessi corpi, al loro stesso abbigliamento, ai loro stessi accessori che, la sera prima, vagavano ipermotorizzati, rumorosi, indisciplinati per le vie strette della città.
Guardavo ma poi, con la presunzione che mi è propria e anche con una certa passione per l’ordine (che la religione – forse unico, suo grande pregio – ci ha insegnato essere prerogativa di ogni idea di condivisione e quindi ne deduco che il web è intrinsecamente una realtà religiosa), concludevo che, in realtà, l’appartenenza era apparenza. Virtualità.
Lo sentivo dagli sguardi, lo vedevo dalle parole.
Sapevo (e so) che il tattoo, il piercing, la mini-minigonna e lo smartphone erano (e sono) in quel caso protesi con cui tendere a ciò che non si vive. E non per demeriti propri.
È per questo che, se io fossi mayor di Aversa, m’impegnerei a colonizzare Londra, Copenaghen, Stoccolma, Lubiana, Helsinki. Creerei opportunità di scambi a costo zero o giù di lì, per la mia gioventù. Direi ai miei ragazzi, da oggi siete nominati Top.
Temporanei Osservatori del Possibile.
In estate, andate un mese o anche due all’estero, pago io viaggio e alloggio, stipulo io convenzioni con uffici di collocamento locale, voi dovete impegnarvi semplicemente ad andare, fare il lavoro che vi viene assegnato ovvero che scegliete, respirare l’aria che tira, e portarla a casa con voi, al rientro.
Se io fossi mayor di Aversa e avessi davvero voglia e forza di realizzare un futuro migliore per la mia comunità, partirei dai più giovani e li tirerei su a pane e libertà (e vera metropolitana). Libertà non di girare senza casco in tre sui motorini ma di immaginare che c’è un altro mondo. Top. Tutto su Foursquare. Tutto da conquistare.

Nostalgia 2.0

Matteo

By Matteo
Published 25th July, 2011

I social network come Youtube e Facebook fungono da deposito di memorie felici dove i ragazzi condividono quotidianamente le proprie memorie d’infanzia. Questo facilita la comunicazione e la condivisione di ricordi, e contribuisce a far nascere anche in giovane età il senso di nostalgia proprio degli adulti e degli anziani. I ragazzi, oggi, grazie anche al contributo dei nuovi media, crescono più rapidamente, e altrettanto rapidamente consumano il presente e immagazzinano memorie. Memorie che si sedimentano in una sorta di passato-recente e se stimolate, attivano facilmente il senso di nostalgia. Questa la spiegazione di Maria Rita Parsi – psicologa esperta nelle problematiche dell’età evolutiva dei minori e degli adolescenti – sul proliferare delle vecchie serie televisive nei palinsesti di mezzo mondo. E mentre scorro l’articolo di Stefano Pesce su Repubblica, ripenso a quella nostalgia del tempo presente lamentata da Pasolini. All’impossibilità di cogliere la vita nella sua pienezza, suscitando nel momento stesso in cui la si possiede già un sentimento di perdita. Singolare appare che la risposta sia allora offerta dalla riproposizione dell’identico, specie se affidato ai non luoghi di cui si diceva. Spazi aperti per guardare al futuro e generare nuove conoscenze. Forse, la faccia triste di un progresso che troppo spesso sembra sorriderci.