Fatica e sudore dell’engagement
Pubblicato da Ignazio
(Dal mio punto di vista). Succede che con Alessia ci è stato affidato il compito di “popolare” quasi da zero un forum dedicato alle attività delle associazioni che prendono parte a 10decimi: un progetto creato da Wind con lo scopo di finanziare progetti in giro per il mondo che abbiano come comun denominatore i bambini.
Un’operazione di community building tutt’altro che semplice, perché è la prima volta che in Italia viene realizzata un forum a sostegno di un’iniziativa sociale. Davanti alle novità, a volte, la gente fa fatica a capirne il senso e quindi a partecipare: non ci si trova in questo caso al “dona e via” tipico delle varie iniziative di SMS solidali, questa operazione presuppone, invece, che alle persone stiano veramente a cuore le sorti dei bambini che contribuiscono ad aiutare.
Nonostante sia di fresca creazione, all’interno del forum si ha già la possibilità di leggere le testimonianze dei volontari, di vedere tante foto delle attività e dei bambini coinvolti, di potere dire la propria.
Il primo nostro sforzo è stato e sarà quello di far capire la portata di questo progetto davvero interessante: chi dona il suo aiuto, ha davvero la possibilità di seguire, monitorare e partecipare quasi in tempo reale ai progetti e alle attività sul campo portate avanti dagli operatori delle varie associazioni.
Nell’era del 2.0 si parla tanto di engagement che altro non è che coinvolgere le persone attorno ad un marchio, un prodotto, un servizio. Ma dalla teoria alla pratica ci stanno tanta fatica e tanto sudore. Tanto più che in generale le fasi di start up di un forum sono sempre difficile e delicate.
Dove andare a contattare la gente e invitarla ad iscriversi e a partecipare?
Il sito di 10decimi ha un numero consistente di visitatori (ad oggi 54.800), ma questi sono difficili da andare a scovare e contattare. Su Facebook, però, la pagina fan dell’iniziativa conta 760 contatti. Se con i visitatori del sito è impresa quantomeno impossibile, ci doveva essere pur un modo per fare confluire un po’ di quella gente di Facebook nel forum di 10decimi, ma come fare?
Il bello di ogni social network è che le persone hanno nome e cognome e possono essere contattate direttamente. Un direct marketing “pull” (o web direct marketing che dir si voglia) comunque, visto che se sono diventate fan dell’iniziativa, una qualche forma di interesse alla questione devono pur averla. Ma da interesse a coinvolgimento ce ne vuole, anche perché una cosa è pigiare il pulsante “diventa fan”, altra è iscriversi e partecipare ad un forum.
Ma perché non provarci? Una nota sull’importanza e la novità del forum, dei tag e via; abbiamo lanciato l’amo dell’engagement.
“Un viaggio lungo mille chilometri inizia con un piccolo passo” e con questa mossa e a piccoli passi abbiamo incrementato le iscrizioni del 20% in tre giorni.
Il simbolo perduto
Pubblicato da Vittorio
Permettete? Un pensiero simbolico.
Sono a Varese, fuori fa freddo, quindi meglio prendere un po’ di caldo prima di riuscire, e fare quattro saldi in giro per i negozi (:DDD). Sono nell’ufficio di una mia amica, ma qui dai pc aziendali non si va né su Facebook, né su Youtube. “Nè! Terun! ki se laùra.” Beh, almeno Repubblica.it lo posso leggere (fiù..) e allora becco questo articolo.
Lance e carte di credito ecco i simboli della civiltà, interessantissimo di Enrico Franceschini che parla di una lista redatta dal direttore del British Museum di Londra, Neil MacGregor, che ha selezionato i cento oggetti che hanno fatto la storia dell’Homo Sapiens, in collaborazione con la Bbc che ne farà un programma radiofonico settimanale a partire da fine gennaio.
Continuo a leggere e scopro che è un articolo teaser. Infatti, la lista non compare, è segreta (shhh…). Sarà oggetto del programma radiofonico, tuttavia qualche items è stato svelato. Ciascuno di essi fotografa un momento dell’evoluzione umana, una situazione o un evento che hanno condizionato i nostri antenati e ne hanno influenzato il cammino successivo. Una svolta tecnologica, come per esempio la lancia acuminata, sorella della clava, con cui l’uomo primitivo cominciò a cacciare e combattere, imparando ad assottigliare un ramo d’albero con una roccia fino al punto da renderlo un’arma letale. Oppure un cruciale passaggio di comunicazione e cultura, come la stele di Rosetta, la pietra – uno dei tesori del British Museum, di cui l’Egitto ha recentemente chiesto la restituzione – che permise di comprendere e tradurre finalmente i geroglifici. Solo l’ultimo simbolo, il centesimo, non è ancora stato trovato e i curatori della lista hanno pensato bene di chiedere al pubblico di esprimere il proprio parere.
Un articolo teaser è fatto per suscitare interesse e curiosità intorno all’argomento. E questo lo ha fatto. Mi sono chiesto cos’altro ci potrebbe/dovrebbe essere nella lista? – Vediamo.. la tv, internet, telefono, telefonino, cinema, macchina fotografia. Uff…
Poi mi sono chiesto, cosa ci sarebbe nella mia lista? Ovvero quella che ha reso me un uomo sapiens (aspetto anche in questo caso una battuta di Alfredo). – Ri-vediamo:
- l’isola del tesoro (il primo libro che ho letto);
- il commodore 64 (e da lì tutte le varie console della sony);
- il pc (doh..);
- il mac (:D);
- l’adsl (= internet a casa 24h24);
- l’iphone (= internet ovunque 24h24)
- braveheart ‘95 di Mel Gibson (il primo film che vidi al cinema)
- holly & benji (anche se sono rimasto deluso quando poi ho scoperto che il campo di calcio non è lungo 1,5 km);
- destro a volo di Van Basten nella finale dei Campionati Europei del ‘88 (ho scoperto una nuova religione, il calcio);
- i videotutorial (di qualsiasi genere dalla grafica all’editing alla cucina);
- il marketing non convenzionale.
Vabbè 10 possono bastare. I vostri quali sono invece? O cosa non dovrebbe mancare nella lista di Neil MacGregor?

La colomba cinguettante
Pubblicato da Francesco
Avevo qualcosa da dire. Avevo qualcosa da leggere. Avevo qualcosa da vedere. Poi arriva lui e mi spiazza. Educazione alla creatività o la creatività non ha bisogno di educazione? Chiudo twitter, sposto Godin e mi allontano senza meta. Prendo una rivista, che dovrebbe concedere distrazione o almeno spazi di appiattimento mentale. Wired. Internet for peace. Niete pausa. Lettera di adesione di Shirin Ebadi. Niente appiattimento mentale. Il multitasking mentale inizia a mescolare immagini, parole e foto. Mi sembra di essere Johnny.
Ebadi sostiene apertamente, come ha sempre fatto, il potere della rete. Quella rete che ha permesso, nei giorni successi alle elezioni presidenziali iraniane del 2009, di mettere in luce, di illuminare a giorno la contestazione del popolo iraniano. Quella contestazione che non è passata inosservata, che non è stata messa a tacere dal regime, che non è stata circoscritta all’ambito territoriale. Una contestazione che tramite internet è diventata di tutti. In piazza non c’era solo qualche giovane contestatore, ma il mondo intero. Non c’erano le tv, non c’erano le radio, non c’erano i giornalisti ma c’era il pargolo mediatico (anche se maggiorenne). Quella nascente rete mediatica, che tramite le sue molteplici porte di accesso, ha permesso di far conoscere, al mondo intero, il dissenso e la risposta violenta del regime iraniano. L’informazione, con la quale si costruisce la democrazia, è stata veicolata attraverso un mezzo immediato, condiviso, libero, non censurabile e semplice. Non c’è stato bisogno di giornalisti, registi, montatori o scrittorio. È bastato un terminale, 140 caratteri un social network. Tra il 7 e il 26 giugno su Twitter sono stati postati 2 milioni di cinguettii, riguardati le consultazione elettorali. 280 mil di caratteri che hanno fatto informazione, che hanno diffuso la realtà, che hanno costruito la pace.
Non avranno cambiato il mondo, il regime non è caduto e i dissidenti vengono ancora arrestati. La guerra non è stata vinta, ma la battaglia con un regime totalitario è stata vinta. La gente ha saputo. La gente è stata coinvolta. La gente è colpevolmente protagonista del silenzio.
La forza della rete è tutta qui. È la consapevolezza di poter usare il mezzo per costruire, definire e mantenere la pace. Un blogger professionista o un semplice following possono costruire un domani diverso, lo possono fare tramite la rete. Demonizzare il medium è riservato solo a chi non sa adattarsi ai cambiamenti.
Queste parole sono per Neda. Non perché siano cariche di valori, ma solo perché è l’utilizzatore a costruire la pace. Non soffermatevi sul sangue, sulla violenza dell’immagine, sul shock che potrebbe causarvi, ma soffermatevi sullo sguardo in macchina di quella donna, che per il regime risultava scomoda. Uno sguardo che interroga. Uno sguardo privo d’odio. Uno sguardo carico di coraggio.
… meglio riprendere i libri.
Ho commesso tre peccati
Pubblicato da Vittorio
Permettete? Un pensiero poetico.
Da qualche giorno non si fa altro che parlare di quanto abbia sanguinato il nostro premier, di quante dimostrazioni di affetto, disprezzo o pietà abbia ricevuto.
Si è scatenata una corsa forsennata a scrivere quanto apocalittico fosse stato quel gesto, passando in rassegna tutti i mali della nostra società spinta dai media sull’orlo del baratro (ma non sono i media stessi a parlare? mmm..), la cui unica salvezza risiederebbe nel diluvio universale che tutto lava. Amen.
Sono inorridito (primo peccato). Tutti parlano. Pronti a dire “Eh no, questo non si fa.”. Esplode il moralismo sulle pagine dei quotidiani, nei servizi dei tg, ovunque nella rete. Andiamo… tutti sanno che è una cosa vile. Ma chi non lo ha preso nella vita un pugno in pieno viso? Fa male. Ma dopo ti metti una mano in volto e senti che sei ancora lì. Magari vedi un po’ di sangue, ma serve solo a ricordarti che sei un uomo. In questo caso, che “non sei un superuomo”. Non fraintendetemi. Il gesto è gravissimo. Ma tutti sbagliano, e lo sbaglio non è più grave perché si parla del premier.
Come dire, chi è senza peccato scagli la prima pietra (meglio se intarsiata e definita).
Non prendiamoci in giro. Il problema di questo gesto non è il sangue versato dal premier. Il problema grave, per tutti, è la caccia alle streghe che si è scatenata nei confronti della libertà della rete. Leggevo questo sulla Repubblica online di stamane: Giovedì il Consiglio dei ministri esaminerà nuove, più rigide norme sulle manifestazioni e su internet. Lo ha annunciato il ministro degli Interni Roberto Maroni, parlando di “misure più adeguate e urgenti” per cui è ipotizzabile che il governo agisca per decreto.
Sono inorridito (secondo peccato). Perché ci troviamo di fronte persone che stanno strumentalizzando un fatto di cronaca per condizionare la vita sociale e relazionale, la nostra libertà. Anche quella di sbagliare. Prima si sarebbe andato al bar a farsi quattro risate, o a discutere seriamente, sull’accaduto. Oggi ci ritroviamo in rete. Nelle chat, su Facebook. Ci iscriviamo in gruppi pro e contro le cause che riteniamo pertinenti. L’ambiente è cambiato. Ma non è cambiato il contesto. Siamo sempre in pubblico. Ma siamo di più. Questo è il problema. Un opinione oggi circola velocemente, e se è scomoda va censurata. O come dicono delicatamente oggigiorno, filtrata. Come se, ancora una volta, si potesse dire alle persone di non pensare, di non sentire, di non sbagliare. Senza queste tre cose, non c’è crescita. Senza queste tre cose facciamo un altro passo verso il baratro.
Il fatto è che credo che il problema è ancora (se possibile) più profondo.
Sono inorridito ancora (terzo peccato). Perché non sono a rischio i nostri bei social network, la nostra quieta routine di navigatori. Il rischio lo corre chi nella rete ha deciso di navigare contro corrente. Si strumentalizza un atto folle per attaccare avversari politici (la dialettica è il sale della democrazia), giornalisti che pensano e, cosa più grave, fanno pensare. Ora questo decreto passerà, non passerà, vedremo. Ma è importante che tutti, idealisti o meno, ci rendiamo conto che esiste uno spazio in cui noi non abbiamo padroni. È quello della nostra mente. Spazio in cui siamo liberi di credere e no, di sbagliare e riparare ai nostri sbagli. E la verità è che non ci sono (fortuna per noi) decreti che priveranno mai le persone del libero pensare, del libero sentire, del libero sbagliare.
La metamorfosi del consumo
Pubblicato da Francesco
Nuovi supporti mediatici veicolano nuove modalità di consumare l’informazione. Multitasking denota il nostro modo di consumare l’informazione. Non siamo più vincolati, ma capaci di usufruire, contemporaneamente di più supporti. L’informazione, ovvero ciò che dà forma alla mente, che la disciplina, che la istruisce, non è prerogativa dei media cartacei. Oggi i media tradizionali come il giornale e la tv non gestiscono più il monopolio dell’informazione, ma questa viene spalmata sui nuovi “sotto-media” generati dal web. Da una recente analisi del Censis emerge che se il consumo della carta stampata a pagamento diminuisce costantemente, quello dei media on-line aumenta. Non si tratta solo di un passaggio dall’analogico al digitale, ma di un vero mutamento del consumo mediatico.
Non è necessario pagare per informarsi. Non è necessario pagare per confrontare le fonti. Non è necessario pagare per comprendere. Anche se qualcuno si muove in senso contrario, in molti hanno compreso che l’informazione non è qualcosa che si può vendere o meglio non lo si può fare direttamente, ma soprattutto che l’informazione è patrimonio di tutti e che tutti possono collaborare alla sua realizzazione/distribuzione. L’informazione non appartiene ai media istituzionali, ma anche un social network può essere adoperato come un media informativo. Può sembra quasi una blasfemia, ma se la maggioranza degli utilizzatori dichiara di utilizzare i social network per mantenere i contatti con gli amici (70.5%), più della metà di essi (41.2%) dichiara di servirsi del mezzo per la lettura delle bacheche personali. Quindi ogni individuo non è solo consumatore ma anche generatore di informazione.
Questa mutazione non sta passando inosservata e le maggiori realtà del web hanno intuito come, in un futuro recente, l’informazione generata dagli utenti sarà il punto di riferimento per la conoscenza.
Google con il suo social search, Facebook con i suoi 300 milioni di utenti. La battaglia è appena iniziata.



