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Il ROI del SMM non esiste

Davide

By Davide
Published 23rd January, 2012

Si sente molto parlare del ROI del Social Media Marketing, il Sacro Graal che dovrebbe convincere i CMO ad investire sulle attività di Web Marketing, perché ne renderebbe finalmente misurabili i ritorni.
Vorrei dare il mio piccolo contributo al dibattito: come sanno tutte le aziende che investono efficacemente sulla Rete, il ROI del Social Media Marketing non esiste.
Ne esistono 10, almeno.
Scordatevi quindi una percentuale che indichi il rendimento del capitale investito in attività sulla Rete. E cominciamo a pensare invece, alle possibili prospettive degli investimenti digitali, come suggerito dagli studi più recenti, e ai vantaggi che si possono ottenere per ciascuna.
Le prospettive sono 4, i benefici 10. Eccovi una sbrigativa, ma veritiera, lista:

1.    Risk Management → gestione e prevenzione delle crisi
2.    Risk Management →  possibilità di gestire il customer care via social media
3.    Brand Management → aumento di valore dell’asset Brand
4.    Brand Management → aumento dell’attrattività, della riconoscibilità e della credibilità del marchio
5.    Digital perspective → rapidità di comunicazione con i propri follower, possibilità di entrare rapidamente in contatto con nuovi follower
6.    Digital perspective → migliore conoscenza dei propri clienti e delle loro aspettative
7.    Financial perspective → fidelizzazione dei propri clienti (+ ricavi)
8.    Financial perspective → maggiore targettizzazione delle offerte (+ ricavi)
9.    Financial perspective → aumento della platea di potenziali clienti a cui rivolgersi (+ ricavi)
10.  Financial perspective → aumento del traffico dai social media verso il proprio sito (+ ricavi)

Tutto questo è valido, naturalmente, solo a patto che il social media marketing sia considerata non una attività residuale da fare a budget residuale e solo per dovere di presenza, ma invece una scelta decisiva per l’impresa, e che di conseguenza venga costantemente allineata alle strategie aziendali, semplicemente perché ne è parte integrante.
E ciascun punto della lista, naturalmente, meriterebbe un post dedicato. A partire dal fatto che se una azienda non ha intenzione di comunicare con trasparenza e rigore, forse sono più i rischi che corre che non i vantaggi che potrebbe ottenere, perché sul web tutto è tracciato, e qualunque parola sul web rimane scolpita nella pietra.
Tutto questo era quindi solamente per dire: la formula magica non esiste ancora, e forse è inutile provare a calcolarla perché il valore dell’investimento digitale è lì davanti ai nostri occhi. Si potrebbe obiettare: ma il caso Apple non dimostra che si può essere leader senza stare sui social? La risposta potrebbe essere semplice: non è forse Steve Jobs il primo, grande, insuperato evangelizzatore di community, con i risultati che tutti conosciamo?

Guestbook. Intervista a Ilaria Petitto

Alessandro

By Alessandro
Published 17th January, 2012

Ieri, per il terzo appuntamento con Italian Jobs, abbiamo intervistato Ilaria Petitto che ci ha presentato la sua azienda, Donnachiara. Nel corso dell’intervista sono emersi tanti spunti interessanti, dalle specificità del settore vitivinicolo alle peculiarità del territorio campano per fare impresa, dall’utilizzo del web all’ingresso in nuovi mercati fino ai consigli di Ilaria per i giovani imprenditori desiderosi di avviare una propria start-up. Nel video vi proponiamo la versione integrale dell’intervista. Aspettiamo i vostri commenti, mentre per qualsiasi segnalazione o approfondimento relativo a Italian Jobs basta inviarci una mail.

Italian Jobs, oggi la diretta con Donnachiara

Alessandro

By Alessandro
Published 16th January, 2012

Torna oggi Italian Jobs – Il bello di fare impresa in Italia con il terzo appuntamento del ciclo di incontri. A partire dalle 12 potrete seguire la diretta streaming durante al quale vi presenteremo Donnachiara.
Ilaria Petitto ci racconterà la storia di una passione di famiglia, legata a splendidi vigneti di proprietà sin dall’800 ed alla cantina vinicola, piccolo gioiello di forme e sostanza la cui produzione si attesta intorno oggi intorno alle 200.000 bottiglie, fra D.O.C.G. come Fiano di Avellino, Greco di Tufo e Taurasi, Aglianico D.O.C e Aglianico I.G.T.
Per seguire la diretta vi basterà collegarvi alla nostra pagina Facebook, attraverso la quale potrete guardare il video e contemporaneamente inviarci dalla chat le vostre domande live.
Vi aspettiamo, non mancate.

Italian Jobs. Facciamo impresa con Donnachiara

Daniela

By Daniela
Published 11th January, 2012

Ho conosciuto l’azienda Donnachiara gustandone i prodotti: Aglianico, Taurasi, Falanghina. Poi, nel 2005, al Vinitaly ho avuto modo di conoscere i volti di questa giovanissima azienda.
Una storia tutta al femminile, che mi ha profondamente colpito per la passione, la tenacia, il coraggio e il rispetto della tradizione.
Un terreno donato da una nonna, Donna Chiara, una nipote che “sente” di doverlo a sua volta custodire e poi consegnare ma ancora più fruttuoso. Una passione per il vino e l’intraprendenza di un’altra giovane donna della famiglia, Ilaria, che caparbiamente, decide di portare avanti il sogno della madre e di trasformare quel terreno in un progetto ambizioso. Nasce, così Donnachiara, un’azienda al femminile, in un mondo ancora profondamente maschile. Un’azienda vitivinicola che oggi esporta all’estero.
Un’azienda da conoscere per la capacità di coniugare qualità del prodotto con attività di promozione sempre nuove: eventi, cene, degustazioni, partecipazione alle fiere: un continuo essere presenti sulle scene più importanti. E i risultati non tardano ad arrivare.
Forte del successo sul mercato nazionale, Donnachiara ha infatti iniziato a distribuire anche all’estero i suoi prodotti, partendo dal mercato europeo nel 2007 per arrivare nel 2011 negli USA, grazie alla partnership con Charmer Sunbelt Group Distributor. Sviluppi decisivi, basti pensare che l’anno scorso il fatturato di Donnachiara è stato generato al 55% grazie all’export.
Ma questi sono solo gli aspetti visibili a tutti, il resto, quello che c’è dietro una start-up, la fatica, le difficoltà, gli spunti li ascolteremo dal vivo lunedì 16, a partire dalle ore 12, dalle parole di Ilaria, prossima ospite di Italian Jobs.

Guestbook. Intervista a Viola Grasso

Serena

By Serena
Published 3rd January, 2012

L’ospite di oggi è Viola Grasso, speaker e autrice di Unis@und, la webradio dell’Università degli Studi di Salerno. Viola ha un’ottima conoscenza del panorama musicale internazionale, una voce coinvolgente, e pronuncia rock&roll alla perfezione: tutte doti imprescindibili per una speaker radiofonica. Nel 2009 Viola entra a far parte del team di Unis@und, mentre dal 2010 scrive e conduce Personal Playlist, dove l’ospite di turno propone la classifica dei suoi dieci brani preferiti. Il programma, in onda una volta a settimana, ha da subito riscosso grande successo, e nel 2011 è stato candidato come miglior format al Festival delle Radio Universitarie (FRU) di Cosenza.
La grande passione che Viola nutre per la radio si è da poco trasformata nell’argomento della sua tesi di Laurea in Metodologia e tecnica della ricerca sociale, dal titolo Nuove figure professionali: un’indagine non standard sugli station manager delle webradio d’ateneo italiane. Lavoro presentato, a dicembre, presso l’Université Paul-Valéry di Montpellier, nel corso della conferenza  Deux journées d’études «Radio».

Ciao Viola, innanzitutto grazie per aver accettato il nostro invito. Come nasce la tua passione per la radio?

La mia passione per la radio nasce unitamente ad un’altra grande passione, quella per la musica, passione che coltivo da quando ero adolescente. Anni in cui (ahimè) non c’era internet, e si andava a canticchiare motivetti ai poveri proprietari di negozi di dischi, con la speranza che conoscessero il pezzo che si cercava disperatamente.

Come e quando sei entrata in contatto con Unis@und e come hai mosso i primi passi al suo interno? Descrivici il tuo esordio on air.

Il mio percorso in radio è iniziato con l’idea di fare l’autrice. Parlare davanti a un microfono e condurre una trasmissione sono elementi arrivati molto dopo, e totalmente per caso. Hai presente quelle storie dove c’è una ragazza che accompagna un’amica a fare un provino e poi quella che era lì per accompagnare viene scelta e l’altra scartata? Beh, io mi sento un po’ così, infatti, non avrei mai immaginato di fare la speaker. Tutto è iniziato conducendo quello che era il programma di intrattenimento del mattino, Buongiorno Unis@und, successivamente è iniziata una collaborazione con il programma musicale Musicopatia, fin quando non ho preso in mano le redini di Personal Playlist.

Personal Playlist riscuote un grande successo, sia a livello di pubblico sia a livello di critica: ci sveli il suo/tuo segreto?

Personal Playlist non ha segreti. La sua forza risiede nel fatto che chi vi partecipa è libero di poter stravolgere per un’ora il palinsesto della radio, proponendo quelle che sono le proprie scelte musicali. Da un certo punto di vista Personal Playlist è un programma un po’ riot.

Il tuo interesse per il mondo radiofonico ti ha spinto a scriverne persino una tesi di laurea, che analizza il ruolo dello station manager. Ci spieghi di cosa si occupa questa figura professionale?

Lo station manager è una figura presente solo nelle webradio d’ateneo, difatti – anche se troviamo ruoli simili nei grandi network – nessuno di questi viene definito station manager. Lo station manager è una figura estremamente dinamica che generalmente si occupa di coordinare quelle che sono le attività e le risorse umane presenti in una webradio d’ateneo. La persona in questione è dotata di competenze del tutto particolari, figlie di quello che è il contesto in cui opera, vale a dire l’Università.

A valle dello studio che hai condotto, pensi che una webradio universitaria sia realmente in grado di formare figure del genere? Quali sono le conclusioni a cui sei arrivata?

Spero che quello che sto per dire non appaia azzardato, ma sono fortemente convinta del fatto che le webradio di ateneo rechino in sé un potenziale formativo molto più importante di quello insito nell’università stessa. Ho concentrato la mia ricerca sugli station manager, proprio per mettere ulteriormente in luce questo aspetto: questo tipo di figura professionale è sicuramente la meno convenzionale e più giovane, una figura in via di definizione che, qualora il fenomeno delle webradio dovesse definitivamente radicarsi in Italia, va, a mio avviso, tenuta d’occhio perché dotata di quelle competenze multitasking che oggi sembrano essere imprescindibili per entrare nel mondo del lavoro. Per quel che riguarda, in generale, la potenzialità formativa delle webradio d’ateneo, credo di poter affermare con una certa forza che in questi anni esse hanno contribuito a formare autori, speaker e tecnici di regia che potranno spendere le competenze acquisite in contesti più importanti. L’esperienza in una webradio rimane sempre e solo un punto di partenza e non un punto di arrivo.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro: ti piacerebbe rimanere in ambito radiofonico o pensi di cambiare completamente strada?

Questa è una bella domanda, però mi trovo un attimo in difficoltà. Dico questo perché, purtroppo, per quanto impegno si profonda, per quante competenze si acquisiscano, una webradio d’ateneo viene sempre vista come un ambiente ludico, nel quale gigioneggiare allegramente durante gli anni dell’università, nonostante le cose non stiano esattamente così. Dal canto mio posso dire di aver sempre affrontato tutto con estrema serietà e professionalità, spinta da quella che era, ed è, una grandissima passione. Posso quindi dire che si, il mio desiderio è quello di continuare a lavorare in radio, eventualmente anche in una veste diversa da quella di speaker, ed anche se questo dovesse comportare un trasferimento dall’altro capo del mondo!

Viola, grazie per il tempo che ci hai dedicato ed in bocca al lupo per la realizzazione dei tuoi sogni.

Grazie a voi!