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	<title>Estrogeni - Blog. CEO - Alfredo Borrelli. &#187; estrogeni</title>
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		<title>L&#8217;attendibilità della fonte</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Jul 2010 15:37:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo</dc:creator>
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Io pari, lui dispari. Io maggiore (d’età), lui minore (d’età). Io bruno, lui chiaro. Io classico, lui scientifico. Io storia, lui geografia. Io economia, lui commercio. Io ricamo, lui cucito. Io proiezione del business, lui conto economico. Io birra, lui vino. Io Scirea, lui Brio. Io montagna, lui mare. Io Milano, lui Vicenza.
Io Alfredo, lui [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a class="google_buzz"  
href="http://www.google.com/reader/link?url=http://blog.estrogeni.net/riflessioni/lattendibilita-della-fonte/&title=L&#8217;attendibilità+della+fonte&srcURL=http://blog.estrogeni.net" target="_blank" rel="nofollow"><img
src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/plugins/google-buzz-button/images/google-buzz.png" alt="Google Buzz" title="Lattendibilità della fonte Estrogeni   Alfredo Borrelli   CEO" /></a><div class="tweetmeme_button" style="float: left; margin-left: 10px; margin-right: 20px;">
			<a href="http://api.tweetmeme.com/share?url=http%3A%2F%2Fblog.estrogeni.net%2Friflessioni%2Flattendibilita-della-fonte%2F"><br />
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			</a>
		</div>
<p>Io pari, lui dispari. Io maggiore (d’età), lui minore (d’età). Io bruno, lui chiaro. Io classico, lui scientifico. Io storia, lui geografia. Io economia, lui commercio. Io ricamo, lui cucito. Io proiezione del business, lui conto economico. Io birra, lui vino. Io Scirea, lui Brio. Io montagna, lui mare. Io Milano, lui Vicenza.<br />
Io Alfredo, lui <a href="http://it.linkedin.com/in/lorenzoborrelli">Lorenzo</a>. Diversi come due gocce d’acqua.<br />
Eppure (o proprio per questo), quando ho sentito la necessità di un supporto per la gestione e il controllo di Estrogeni, non ho avuto dubbi. Lorenzo era il supporto.<br />
Eppure (o proprio per questo), quando ho avvertito l’opportunità di coprire anche l’area di media planning con <a href="http://www.behindpuntocomm.it/">Behind Punto Comm</a>, non ho avuto dubbi. Lorenzo era la copertura.<br />
Eppure (o proprio per questo), quando ho accolto l’invito dei soci a <a href="http://blog.estrogeni.net/life-in/i-prossimi-dieci-anni/">patrimonializzare</a> attraverso l’acquisto di un immobile, non ho avuto dubbi. Lorenzo era la patrimonializzazione.<br />
Perché ripensando ai giorni, alle settimane, ai mesi in cui, in maggioranza solo ed esclusivamente con me stesso ormai trentenne, facevo cinquecento chilometri al giorno di treno tra Padova e Milano (ricorderò sempre le fermate intermedie, Vicenza, Verona, Peschiera all’andata e Desenzano al ritorno, Brescia ma anche i volti ancora assonnati dei pendolari alla mattina e quelli ancora struccati delle prostitute di colore alla sera) inseguendo una felicità ancora indefinita, caligine tra la caligine padana, non avrei mai potuto avere dubbi. Chi mi finanziava l’abbonamento (e la spesa da Billa), era lui. Il chiaro. Ma anche il dispari, il minore, lo scientifico, la geografia, il commercio, il cucito, il conto economico, il vino, Brio, il mare, Vicenza.<br />
Lorenzo. Idrogeno e ossigeno, come me.</p>
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Io pari, lui dispari. Io maggiore (d’età), lui minore (d’età). Io bruno, lui chiaro. Io classico, lui scientifico. Io storia, lui geografia. Io economia, lui commercio. Io ricamo, lui cucito. Io proiezione del business, lui conto economico. Io birra, lui vino. Io Scirea, lui Brio. Io montagna, lui mare. Io Milano, lui Vicenza.
Io Alfredo, lui Lorenzo. Diversi come due gocce d’acqua.
Eppure (o proprio per questo), quando ho sentito la necessità di un supporto per la gestione e il controllo di Estrogeni, non ho avuto dubbi. Lorenzo era il supporto.
Eppure (o proprio per questo), quando ho avvertito l’opportunità di coprire anche l’area di media planning con Behind Punto Comm, non ho avuto dubbi. Lorenzo era la copertura.
Eppure (o proprio per questo), quando ho accolto l’invito dei soci a patrimonializzare attraverso l’acquisto di un immobile, non ho avuto dubbi. Lorenzo era la patrimonializzazione.
Perché ripensando ai giorni, alle settimane, ai mesi in cui, in maggioranza solo ed esclusivamente con me stesso ormai trentenne, facevo cinquecento chilometri al giorno di treno tra Padova e Milano (ricorderò sempre le fermate intermedie, Vicenza, Verona, Peschiera all’andata e Desenzano al ritorno, Brescia ma anche i volti ancora assonnati dei pendolari alla mattina e quelli ancora struccati delle prostitute di colore alla sera) inseguendo una felicità ancora indefinita, caligine tra la caligine padana, non avrei mai potuto avere dubbi. Chi mi finanziava l’abbonamento (e la spesa da Billa), era lui. Il chiaro. Ma anche il dispari, il minore, lo scientifico, la geografia, il commercio, il cucito, il conto economico, il vino, Brio, il mare, Vicenza.
Lorenzo. Idrogeno e ossigeno, come me.
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				<input style="float:left;" type="image" width="40" height="40" src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/plugins/vozme/img/megaphone40x40w.gif" alt="Ascolta questo post" onclick="window.open('', 'b5e691547e44c0c79559c261390d7f0d', 'width=600,height=370,scrollbars=yes,location=yes,menubar=yes,resizable=yes,status=yes,toolbar=yes');">
				<div style="margin-left:48px; text-align:left;"><a style="font-size:12px;" href="javascript:void(0);" onclick="window.open('', 'b5e691547e44c0c79559c261390d7f0d', 'width=600,height=370,scrollbars=yes,location=yes,menubar=yes,resizable=yes,status=yes,toolbar=yes'); document.getElementById('vozme_form_b5e691547e44c0c79559c261390d7f0d').submit();">Ascolta<br/>questo post</a></div>
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		<title>La lampada di Aladino ha il codice a barre</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Jul 2010 16:02:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittorio</dc:creator>
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Permettete? Un pensiero not cheap.

Ho beccato questa campagna su un blog di fiducia (:D) e mi è venuta in mente questa frase di Taiichi Ohno &#8211; &#8220;Dove non ci sono standard non ci può essere kaizen (miglioramento continuo)&#8221;.
Infatti questa è un&#8217;idea geniale (figa, brillante, coinvolgente, social, addirittura virale). Comunica un concept semplice. Per Coca Cola [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a class="google_buzz"  
href="http://www.google.com/reader/link?url=http://blog.estrogeni.net/riflessioni/la-lampada-di-aladino-ha-il-codice-a-barre/&title=La+lampada+di+Aladino+ha+il+codice+a+barre&srcURL=http://blog.estrogeni.net" target="_blank" rel="nofollow"><img
src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/plugins/google-buzz-button/images/google-buzz.png" alt="Google Buzz" title="La lampada di Aladino ha il codice a barre Estrogeni   Alfredo Borrelli   CEO" /></a><div class="tweetmeme_button" style="float: left; margin-left: 10px; margin-right: 20px;">
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<p>Permettete? Un pensiero not cheap.</p>
<p><img class="alignnone" src="http://1.bp.blogspot.com/_Y2_WLZ83A5I/TEl1jcb8UzI/AAAAAAAAD4U/UGwxoNon7Kk/s400/COCA_COLA.jpg" alt="COCA COLA La lampada di Aladino ha il codice a barreEstrogeni   Alfredo Borrelli   CEO" width="287" height="400" title="La lampada di Aladino ha il codice a barre Estrogeni   Alfredo Borrelli   CEO" /></p>
<p>Ho beccato questa campagna su un blog di <a href="http://viralmente.blogspot.com/">fiducia</a> (:D) e mi è venuta in mente questa frase di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Taiichi_Ohno">Taiichi Ohno</a> &#8211; &#8220;Dove non ci sono standard non ci può essere kaizen (miglioramento continuo)&#8221;.<br />
Infatti questa è un&#8217;idea geniale (figa, brillante, coinvolgente, social, addirittura virale). Comunica un concept semplice. Per Coca Cola probabilmente non sarà stato un problema produrre un distributore grande il doppio di quello standard. Ma avranno, ad ogni modo, dovuto mettere in piedi, o attivare, strutture diverse da quelle consolidate. Quindi, possiamo dire che la sua realizzazione non è stata né semplice, né economica.<br />
Questi sono due attributi, il più delle volte, terribilmente necessari per le nostre idee. Eppure, vediamo in giro campagne complesse che fanno la fortuna delle aziende appartenenti a settori merceologici eteronegei.<br />
Allora mi domando: qual è il limite della complessità? quando bisogna essere hustle (si usa dire) al fine di portare a termine una buona idea?<br />
Probabilmente, il limite è l&#8217;errore. Ma senza l&#8217;errore non ci sarebbe la diversità.<br />
Forse in questo settore (difficile, competitivo, sempre meno nobile) dovremmo imparare a camminare sulla strada che porta ad un errore.</p>
<form id="vozme_form_e809d55f9550fae4c6e8be09b6ff2f3d" method="post" name="vozme_form_e809d55f9550fae4c6e8be09b6ff2f3d" target="e809d55f9550fae4c6e8be09b6ff2f3d" action="http://vozme.com/text2voice.php"><input name="text" type="hidden" value="La lampada di Aladino ha il codice a barre. 
			
				
			
		
Permettete? Un pensiero not cheap.

Ho beccato questa campagna su un blog di fiducia (:D) e mi è venuta in mente questa frase di Taiichi Ohno &#8211; &#8220;Dove non ci sono standard non ci può essere kaizen (miglioramento continuo)&#8221;.
Infatti questa è un&#8217;idea geniale (figa, brillante, coinvolgente, social, addirittura virale). Comunica un concept semplice. Per Coca Cola probabilmente non sarà stato un problema produrre un distributore grande il doppio di quello standard. Ma avranno, ad ogni modo, dovuto mettere in piedi, o attivare, strutture diverse da quelle consolidate. Quindi, possiamo dire che la sua realizzazione non è stata né semplice, né economica.
Questi sono due attributi, il più delle volte, terribilmente necessari per le nostre idee. Eppure, vediamo in giro campagne complesse che fanno la fortuna delle aziende appartenenti a settori merceologici eteronegei.
Allora mi domando: qual è il limite della complessità? quando bisogna essere hustle (si usa dire) al fine di portare a termine una buona idea?
Probabilmente, il limite è l&#8217;errore. Ma senza l&#8217;errore non ci sarebbe la diversità.
Forse in questo settore (difficile, competitivo, sempre meno nobile) dovremmo imparare a camminare sulla strada che porta ad un errore.
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				<input style="float:left;" type="image" width="40" height="40" src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/plugins/vozme/img/megaphone40x40w.gif" alt="Ascolta questo post" onclick="window.open('', 'e809d55f9550fae4c6e8be09b6ff2f3d', 'width=600,height=370,scrollbars=yes,location=yes,menubar=yes,resizable=yes,status=yes,toolbar=yes');">
				<div style="margin-left:48px; text-align:left;"><a style="font-size:12px;" href="javascript:void(0);" onclick="window.open('', 'e809d55f9550fae4c6e8be09b6ff2f3d', 'width=600,height=370,scrollbars=yes,location=yes,menubar=yes,resizable=yes,status=yes,toolbar=yes'); document.getElementById('vozme_form_e809d55f9550fae4c6e8be09b6ff2f3d').submit();">Ascolta<br/>questo post</a></div>
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		<title>Il silenzio comunicativo</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Jul 2010 16:01:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco</dc:creator>
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Il 31,9% della popolazione femminile italiana, ha dichiarato di essere vittima di una violenza fisica o sessuale. Il 91.6% di queste violenze non è stata segnalata alle autorità. (Istat &#8216;04).
Un silenzio non è generato esclusivamente dalla paura, ma in modo particolare dall&#8217;indifferenza di chi è testimone. POWA, cha da anni si oppone alla violenza sulle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a class="google_buzz"  
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src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/plugins/google-buzz-button/images/google-buzz.png" alt="Google Buzz" title="Il silenzio comunicativo Estrogeni   Alfredo Borrelli   CEO" /></a><div class="tweetmeme_button" style="float: left; margin-left: 10px; margin-right: 20px;">
			<a href="http://api.tweetmeme.com/share?url=http%3A%2F%2Fblog.estrogeni.net%2Friflessioni%2Fil-silenzio-comunicativo%2F"><br />
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			</a>
		</div>
<p>Il 31,9% della popolazione femminile italiana, ha dichiarato di essere vittima di una violenza fisica o sessuale. Il 91.6% di queste violenze non è stata segnalata alle autorità. (<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Violenza_di_genere#cite_note-37" target="_blank">Istat &#8216;04</a>).<br />
Un silenzio non è generato esclusivamente dalla paura, ma in modo particolare dall&#8217;indifferenza di chi è testimone. <a href="http://www.powa.co.za/" target="_blank">POWA</a>, cha da anni si oppone alla violenza sulle donne, ha deciso di servirsi di quel silenzio. Renderlo, per una volta, generatore di valori positivi.<br />
Tramita una notevole performance comunicativa, ideata dalla  <a href="http://www.ogilvy.co.za/" target="_blank">Ogilvy Johannesburg</a>, immerge l&#8217;ignaro consumatore all&#8217;interno della comunicazione. Lo rende partecipe, portatore di valore e comunicatore silenzioso. L&#8217;azione dimostra come in situazioni di disagio individuale, l&#8217;intervento sia immediato, tempestivo, comunitario. Diverso è il comportamento, quando la vittima non siamo noi.<br />
Il silenzio prevale sulla rabbia. Il silenzio prevale sulla dignità. Il silenzio prevale sull&#8217;uomo.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/BW30WslahMc&amp;hl=it_IT&amp;fs=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/BW30WslahMc&amp;hl=it_IT&amp;fs=1" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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Il 31,9% della popolazione femminile italiana, ha dichiarato di essere vittima di una violenza fisica o sessuale. Il 91.6% di queste violenze non è stata segnalata alle autorità. (Istat &#8216;04).
Un silenzio non è generato esclusivamente dalla paura, ma in modo particolare dall&#8217;indifferenza di chi è testimone. POWA, cha da anni si oppone alla violenza sulle donne, ha deciso di servirsi di quel silenzio. Renderlo, per una volta, generatore di valori positivi.
Tramita una notevole performance comunicativa, ideata dalla  Ogilvy Johannesburg, immerge l&#8217;ignaro consumatore all&#8217;interno della comunicazione. Lo rende partecipe, portatore di valore e comunicatore silenzioso. L&#8217;azione dimostra come in situazioni di disagio individuale, l&#8217;intervento sia immediato, tempestivo, comunitario. Diverso è il comportamento, quando la vittima non siamo noi.
Il silenzio prevale sulla rabbia. Il silenzio prevale sulla dignità. Il silenzio prevale sull&#8217;uomo.

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				<input style="float:left;" type="image" width="40" height="40" src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/plugins/vozme/img/megaphone40x40w.gif" alt="Ascolta questo post" onclick="window.open('', '6b7c5b7dd7136525a4cc65c477d27179', 'width=600,height=370,scrollbars=yes,location=yes,menubar=yes,resizable=yes,status=yes,toolbar=yes');">
				<div style="margin-left:48px; text-align:left;"><a style="font-size:12px;" href="javascript:void(0);" onclick="window.open('', '6b7c5b7dd7136525a4cc65c477d27179', 'width=600,height=370,scrollbars=yes,location=yes,menubar=yes,resizable=yes,status=yes,toolbar=yes'); document.getElementById('vozme_form_6b7c5b7dd7136525a4cc65c477d27179').submit();">Ascolta<br/>questo post</a></div>
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		<title>Il grande fratello ci guarda?</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Jul 2010 12:51:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela</dc:creator>
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L&#8217;altro giorno, mentre analizzavo le statistiche dei siti dei nostri clienti e davo uno sguardo agli accessi del sito e del blog Estrogeni mi ha profondamente colpito un dato.
È una cosa che guardo sempre, ma &#8211; non so perché &#8211; l’altro giorno mi ha sorpreso particolarmente.
Nella sezione visitatori, area overlay mappa (lo spazio dedicato alle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a class="google_buzz"  
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			</a>
		</div>
<div id="_mcePaste">L&#8217;altro giorno, mentre analizzavo le statistiche dei siti dei nostri clienti e davo uno sguardo agli accessi del <a href="http://www.estrogeni.net/">sito </a>e del blog Estrogeni mi ha profondamente colpito un dato.</div>
<div id="_mcePaste">È una cosa che guardo sempre, ma &#8211; non so perché &#8211; l’altro giorno mi ha sorpreso particolarmente.</div>
<div id="_mcePaste">Nella sezione visitatori, area overlay mappa (lo spazio dedicato alle aree geografiche di provenienza dei visitatori) c&#8217;era Aversa.</div>
<div id="_mcePaste">Un analista senz&#8217;anima direbbe c&#8217;è un tot di visitatori della Campania… Io, empaticamente, mi sono soffermata su altro. Chi c&#8217;era dietro l&#8217;indicazione di quella città? Erano Ilaria, <a href="http://www.kawakumi.com/">Davide</a>, Luisa, Elisabetta, Mariella o Francesca? Chi è che da lontano ci guarda? A chi parliamo quando scriviamo su FB, Linkedin, Twitter? A chi arrivano le nostre storie? A chi indirizziamo i nostri pensieri, i nostri stati d&#8217;animo, le nostre osservazioni? Vi ci siete mai soffermati? Ci avete mai pensato?</div>
<div id="_mcePaste">E, come se non bastasse, mentre continuavo queste riflessioni fuori dall&#8217;ufficio ecco che, passeggiando con <a href="http://www.linkedin.com/profile?viewProfile=&amp;key=28829033&amp;authToken=KCYF&amp;authType=NAME_SEARCH&amp;locale=en_US&amp;srchindex=1&amp;srchid=24101cf8-8cd2-4750-bed3-4e03b74284c8&amp;srchtotal=3&amp;pvs=ps&amp;goback=.fps_alfredo+borrelli_*1_*1_*1_*1_*1_*1_*1_Y_*1_*1_*1_false_1_R_true_CC,N,I,G,PC,ED,L,FG,TE,FA,SE,P,CS,F,DR_*2_*2_*2_*2_*2_*2_*2_*2_*2_*2_*2_*2_*2_*2_*2_*2_*2_*2_*2">Alfredo</a>, intorno a casa e in una delle più note <a href="http://roma.2night.it/locali/aperitivo/bar/9145/mizzica.html">pasticcerie siciliane</a> della capitale ho incontrato due ex colleghi che non vedevo da un po&#8217;. La prima cosa che mi ha detto lui è stata: <em>Ti seguo eh, so tutto di te. Da Linkedin! </em>E così tante altre volte, come stamattina, l&#8217;ultima, quando ho incontrato Laura &#8211; vista poche volte &#8211; che appena mi vede mi dice: <em>Mi ricordo di te. Ti leggo su Linkedin. </em></div>
<div><em><span style="font-style: normal;">Persone lontane, magari conosciute poco e da poco, sanno di te. </span></em>Potere della rete. Rischi e vantaggi della condivisione sulla rete.<br />
E, mentre mi dico che sarò più cauta prima di dare connessioni, mi accorgo che in realtà questo spazio mi piace, questa modalità diversa di condivisione, questa trama finissima e amplissima capace di tessere discorsi apparentemente interrotti, questa piazza virtuale dove, se vuoi, puoi scendere in strada. Oppure, liberamente, decidere di restare alla finestra.</div>
<form id="vozme_form_d314b98b8b763a60ed6e89b23da31b3b" method="post" name="vozme_form_d314b98b8b763a60ed6e89b23da31b3b" target="d314b98b8b763a60ed6e89b23da31b3b" action="http://vozme.com/text2voice.php"><input name="text" type="hidden" value="Il grande fratello ci guarda?. 
			
				
			
		
L&#8217;altro giorno, mentre analizzavo le statistiche dei siti dei nostri clienti e davo uno sguardo agli accessi del sito e del blog Estrogeni mi ha profondamente colpito un dato.
È una cosa che guardo sempre, ma &#8211; non so perché &#8211; l’altro giorno mi ha sorpreso particolarmente.
Nella sezione visitatori, area overlay mappa (lo spazio dedicato alle aree geografiche di provenienza dei visitatori) c&#8217;era Aversa.
Un analista senz&#8217;anima direbbe c&#8217;è un tot di visitatori della Campania… Io, empaticamente, mi sono soffermata su altro. Chi c&#8217;era dietro l&#8217;indicazione di quella città? Erano Ilaria, Davide, Luisa, Elisabetta, Mariella o Francesca? Chi è che da lontano ci guarda? A chi parliamo quando scriviamo su FB, Linkedin, Twitter? A chi arrivano le nostre storie? A chi indirizziamo i nostri pensieri, i nostri stati d&#8217;animo, le nostre osservazioni? Vi ci siete mai soffermati? Ci avete mai pensato?
E, come se non bastasse, mentre continuavo queste riflessioni fuori dall&#8217;ufficio ecco che, passeggiando con Alfredo, intorno a casa e in una delle più note pasticcerie siciliane della capitale ho incontrato due ex colleghi che non vedevo da un po&#8217;. La prima cosa che mi ha detto lui è stata: Ti seguo eh, so tutto di te. Da Linkedin! E così tante altre volte, come stamattina, l&#8217;ultima, quando ho incontrato Laura &#8211; vista poche volte &#8211; che appena mi vede mi dice: Mi ricordo di te. Ti leggo su Linkedin. 
Persone lontane, magari conosciute poco e da poco, sanno di te. Potere della rete. Rischi e vantaggi della condivisione sulla rete.
E, mentre mi dico che sarò più cauta prima di dare connessioni, mi accorgo che in realtà questo spazio mi piace, questa modalità diversa di condivisione, questa trama finissima e amplissima capace di tessere discorsi apparentemente interrotti, questa piazza virtuale dove, se vuoi, puoi scendere in strada. Oppure, liberamente, decidere di restare alla finestra.
" /><input name="lang" type="hidden" value="it" /><input name="gn" type="hidden" value="ml" /><input type="hidden" id="interface" name="interface" value="full" />
			<div style="text-align:left;">
			
				<input style="float:left;" type="image" width="40" height="40" src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/plugins/vozme/img/megaphone40x40w.gif" alt="Ascolta questo post" onclick="window.open('', 'd314b98b8b763a60ed6e89b23da31b3b', 'width=600,height=370,scrollbars=yes,location=yes,menubar=yes,resizable=yes,status=yes,toolbar=yes');">
				<div style="margin-left:48px; text-align:left;"><a style="font-size:12px;" href="javascript:void(0);" onclick="window.open('', 'd314b98b8b763a60ed6e89b23da31b3b', 'width=600,height=370,scrollbars=yes,location=yes,menubar=yes,resizable=yes,status=yes,toolbar=yes'); document.getElementById('vozme_form_d314b98b8b763a60ed6e89b23da31b3b').submit();">Ascolta<br/>questo post</a></div>
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		<title>Lavorare insieme. Da Aversa a Milano</title>
		<link>http://blog.estrogeni.net/vita-aziendale/lavorare-insieme-da-aversa-a-milano/</link>
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		<pubDate>Wed, 21 Jul 2010 08:38:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela</dc:creator>
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Quando Alizia  mi lesse la mano otto anni fa, circa, sorrisi. Era esattamente quello che desideravo: una vita senza soluzione di continuità tra affetti e lavori. Un unicum, una convivenza di coppia casa&#38;ufficio.
Quando con Alfredo abbiamo fatto la scelta di lavorare insieme, la collaborazione è iniziata come uno stage, un periodo di prova. All&#8217;epoca [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a class="google_buzz"  
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		</div>
<div id="_mcePaste">Quando <a href="http://www.facebook.com/group.php?gid=80779862046#!/profile.php?id=660088130&amp;ref=sgm">Alizia </a> mi lesse la mano otto anni fa, circa, sorrisi. Era esattamente quello che desideravo: una vita senza soluzione di continuità tra affetti e lavori. Un unicum, una convivenza di coppia casa&amp;ufficio.</div>
<div id="_mcePaste">Quando con <a href="http://www.linkedin.com/profile?viewProfile=&amp;key=28829033&amp;authToken=Hn9s&amp;authType=name">Alfredo </a>abbiamo fatto la scelta di lavorare <a href="http://www.estrogeni.net/wai.php">insieme</a>, la collaborazione è iniziata come uno stage, un periodo di prova. All&#8217;epoca in tanti, spaventati per esperienze dirette o racconti di terzi, provarono a farci desistere. Abbiamo sentito di tutto sulle disastrose conseguenze del lavorare insieme, dello stare insieme 24 h su 24, sullo spegnimento della passione, sul rischio di parlare sempre e solo di lavoro, sulla fine di uno dei due rapporti. O di entrambi!</div>
<div id="_mcePaste">Non siamo ancora arrivati alla crisi del settimo anno ma ci uniscono 5 anni di vita casa&amp;ufficio e, sabato, dopo aver  letto l’articolo del Wall Street Journal riportato da <a href="http://www.repubblica.it/cronaca/2010/07/17/news/coppie_ufficio-5640765/index.html?ref=search">La Repubblica</a>, abbiamo trovato spunti noti.</div>
<div id="_mcePaste">Mentre Alfredo rifletteva che il punto è come consideri il lavoro e noi lo viviamo come strumento per affrontare la realtà, come sguardo sul mondo non staccato dal resto, non so perché, nella mia mente, si sono affacciate una serie di immagini di coppie al lavoro. Legate ai miei giorni ad Aversa, coincidevano con volti sereni, con immagini che si completavano.</div>
<div id="_mcePaste">La profumeria L., dove Ludovico ti suggeriva l’intimo e la moglie i cosmetici, o la salumeria  Andreozzi (oggi <a href="http://www.facebook.com/group.php?gid=80779862046">pizzeria</a>) dove don Biaggio (con due g) alla cassa, con un occhio all&#8217;ingresso/uscita imbustava quello che la moglie aveva preparato.<br />
Lui sempre più alla mano, magari più socievole e divertente, lei più preoccupata e tendenzialmente più fredda. Coppie belle, abituate a condividere tutto. Dalle gioie ai dolori, dalle preoccupazioni alle soddisfazioni.</div>
<div>Se oggi, dopo Roma, abbiamo ancora voglia di investire su Milano, di inventarci cose nella vita e nel lavoro, se abbiamo mille cose da dirci anche dopo 10 ore di lavoro insieme, credo che il segreto sia da cercare in una base solida di rapporto, nel profondo rispetto che ci lega, nel riconoscimento di ruoli e talenti, nella capacità di ridere e sdrammatizzare, nella voglia di condividere e accogliere  tutto come una opportunità per svolgere, come diceva <a href="http://www.ibs.it/code/9788806174965/pavese-cesare/mestiere-vivere-diario.html">Pavese</a>, l&#8217;unico grande mestiere: vivere.<em></p>
<p>p.s.</em></div>
<div>Mentre scorro il decalogo per non far naufragare l&#8217;unione &#8211; tenere a bada la competitività, lavorare anche con altri, mischiare gli stili, evitare di parlare troppo di lavoro -, mi accorgo che l&#8217;unico che mi manca è l&#8217;ultimo, prendersi delle pause dalla vita di coppia. Vorrà dire qualcosa?</div>
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Quando Alizia  mi lesse la mano otto anni fa, circa, sorrisi. Era esattamente quello che desideravo: una vita senza soluzione di continuità tra affetti e lavori. Un unicum, una convivenza di coppia casa&amp;ufficio.
Quando con Alfredo abbiamo fatto la scelta di lavorare insieme, la collaborazione è iniziata come uno stage, un periodo di prova. All&#8217;epoca in tanti, spaventati per esperienze dirette o racconti di terzi, provarono a farci desistere. Abbiamo sentito di tutto sulle disastrose conseguenze del lavorare insieme, dello stare insieme 24 h su 24, sullo spegnimento della passione, sul rischio di parlare sempre e solo di lavoro, sulla fine di uno dei due rapporti. O di entrambi!
Non siamo ancora arrivati alla crisi del settimo anno ma ci uniscono 5 anni di vita casa&amp;ufficio e, sabato, dopo aver  letto l’articolo del Wall Street Journal riportato da La Repubblica, abbiamo trovato spunti noti.
Mentre Alfredo rifletteva che il punto è come consideri il lavoro e noi lo viviamo come strumento per affrontare la realtà, come sguardo sul mondo non staccato dal resto, non so perché, nella mia mente, si sono affacciate una serie di immagini di coppie al lavoro. Legate ai miei giorni ad Aversa, coincidevano con volti sereni, con immagini che si completavano.
La profumeria L., dove Ludovico ti suggeriva l’intimo e la moglie i cosmetici, o la salumeria  Andreozzi (oggi pizzeria) dove don Biaggio (con due g) alla cassa, con un occhio all&#8217;ingresso/uscita imbustava quello che la moglie aveva preparato.
Lui sempre più alla mano, magari più socievole e divertente, lei più preoccupata e tendenzialmente più fredda. Coppie belle, abituate a condividere tutto. Dalle gioie ai dolori, dalle preoccupazioni alle soddisfazioni.
Se oggi, dopo Roma, abbiamo ancora voglia di investire su Milano, di inventarci cose nella vita e nel lavoro, se abbiamo mille cose da dirci anche dopo 10 ore di lavoro insieme, credo che il segreto sia da cercare in una base solida di rapporto, nel profondo rispetto che ci lega, nel riconoscimento di ruoli e talenti, nella capacità di ridere e sdrammatizzare, nella voglia di condividere e accogliere  tutto come una opportunità per svolgere, come diceva Pavese, l&#8217;unico grande mestiere: vivere.
p.s.
Mentre scorro il decalogo per non far naufragare l&#8217;unione &#8211; tenere a bada la competitività, lavorare anche con altri, mischiare gli stili, evitare di parlare troppo di lavoro -, mi accorgo che l&#8217;unico che mi manca è l&#8217;ultimo, prendersi delle pause dalla vita di coppia. Vorrà dire qualcosa?
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			<div style="text-align:left;">
			
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		<title>L&#8217;ultimo post</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Jul 2010 09:59:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela</dc:creator>
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Il mio ultimo post risale al 21 maggio. Questo post è la sintesi di tutti quelli che prima e dopo ho preparato e abbozzato ma che non sono arrivata a concludere. Un collage di post iniziati e mai finiti. Ma sono lì e qualcosa dovremmo pur farci.
Cosa è successo dalla data di creazione del primo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a class="google_buzz"  
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			</a>
		</div>
<p>Il mio ultimo post risale al 21 maggio. Questo post è la sintesi di tutti quelli che prima e dopo ho preparato e abbozzato ma che non sono arrivata a concludere. Un collage di post iniziati e mai finiti. Ma sono lì e qualcosa dovremmo pur farci.<br />
Cosa è successo dalla data di creazione del primo post non pubblicato ad oggi? C’è un filo? Una tendenza da cogliere? È stata pigrizia quella che mi ha fatto lasciare i post così o solo una maturazione in atto? E se, come ho già detto, penso alla vita come cerchi concentrici, c’è un senso in tutti i post inediti?<br />
Provo a cercalo, proponendo una sorta di dialogo tra incompiuti. Senza sapere bene cosa verrà fuori.</p>
<p><em>Questa settimana ho imparato che (27 maggio)<br />
</em>Il cliente non ha sempre ragione.<em><br />
</em>Dire al cliente, con determinata ed educata fermezza, certe cose alla lunga premia.<br />
Il cliente è difficile da conquistare, complesso da curare.<br />
<em>Ma poi, cross Over (9 giugno)<br />
</em>Un <a href="http://www.10decimi.org/">cliente </a>ti segnala una cosa bella che ha visto in giro, senza sapere che la <a href="http://www.politichefamiglia.it/documentazione/dossier/premio-amico-della-famiglia-2008/presentazione.aspx">campagna </a>di cui parla l&#8217;abbiamo realizzata noi, per un altro cliente. Parli con un altro e scopri che ti parla del <a href="http://www.ilconcerto-ilfilm.it/">film </a>che stai promuovendo e lo definisce spettacolare, bellissimo. Piani che si intersecano, linee che si incontrano, identità uniche eppure unite.  Cogli nel segno e, mentre valorizzi l&#8217;unicità (il cliente non riconosce la firma <a href="http://www.estrogeni.net/">Estrogeni</a>, ma la qualità e il segno), ti accorgi di aver preservato un&#8217;identità di bellezza, di stile. Mi  piace pensarci così: unici e paralleli, tangenti e perpendicolari. Acuti e ottusi. Facce uniche della stessa medaglia. E quando qualcuno comincia a ricordarsi di noi (vi ho sentito nominare) e, a memoria, ti cita la <a href="http://www.soratteoutlet.it/">head </a>di una campagna che hai realizzato pensi che stai seminando qualcosa.<br />
<em>E mentre sei più tranquillo arriva giugno. E le provocazioni diventano stimoli (21 giugno)</em><br />
Il mese di giugno è un mese particolare, sembra apparentemente immobile.<br />
Quando ero piccola finivano le scuole e si partiva per le vacanze.<strong><br />
</strong>Quando lavoravo nel volontariato, si preparavano i campi estivi, che ci sarebbero stati a cavallo tra la fine del mese e i primi di luglio. Era tutto un fermento. <strong><br />
</strong>Quando ero nel terzo settore, si progettava il <a href="http://www.medicisenzafrontiere.it/">Natale</a>: biglietti, mailing, pianificazione media tutto veniva deciso in quel mese.<strong><br />
</strong>Da quando sono ad Estrogeni, giugno è un mese di passaggio, apparentemente immobile può diventare ricco di spunti. In chi sa coglierli.<br />
<em>E l&#8217;unica è affidarsi e partire. <a href="http://www.mymovies.it/film/2008/departures/">Departures </a>(2 luglio)<br />
</em>Questo film è un viaggio. Di ritorni più che di partenze. Di ritorni a casa di Dalgo, del padre scomparso, dei salmoni che ritornano dove sono nati per morire. È un ritorno alle origini.<br />
È un film sui riti e sull&#8217;umiltà, sulla verità dei sentimenti e sulla capacità unica del protagonista di accettare la propria condizione: non un talento artistico ma un raffinato preparatore di morti.<br />
E forse, questa è la serenità più grande. L&#8217;andare al di là dei luoghi comuni e scoprire che, a volte, quello che sembra lontanissimo e ostile ai più, è proprio quello che fa per noi. È aver fiducia in chi, conoscendoci, ci dice di fidarci. E di provarci.</p>
<p>Così nasce questo post. Per provarci, per guardare i mille punti che diventano linea, per riaffermare la bellezza di questo spazio di comunicazione solo nostro, <a href="http://www.repubblica.it/static/speciale/2010/legge-intercettazioni/index.html?ref=HRER1-1">senza bavagli</a>, perché &#8211; come afferma <a href="http://www.kawakumi.com/2010/07/12/prima-di-chiudere-un-blog-conta-fino-a-cento/">Kawakumi </a>-  il <strong>futuro dei corporate blog</strong> è proprio questo: diventare il <strong>punto centrale</strong> di un <strong>network multicanale</strong> di <strong>luoghi di conversazione</strong> attraverso cui l&#8217;azienda faccia sentire la propria voce (e ascolti l&#8217;eventuale voce dei suoi clienti).</p>
<form id="vozme_form_db768f4d042628301aaef7a16eb3f759" method="post" name="vozme_form_db768f4d042628301aaef7a16eb3f759" target="db768f4d042628301aaef7a16eb3f759" action="http://vozme.com/text2voice.php"><input name="text" type="hidden" value="L&#8217;ultimo post. 
			
				
			
		
Il mio ultimo post risale al 21 maggio. Questo post è la sintesi di tutti quelli che prima e dopo ho preparato e abbozzato ma che non sono arrivata a concludere. Un collage di post iniziati e mai finiti. Ma sono lì e qualcosa dovremmo pur farci.
Cosa è successo dalla data di creazione del primo post non pubblicato ad oggi? C’è un filo? Una tendenza da cogliere? È stata pigrizia quella che mi ha fatto lasciare i post così o solo una maturazione in atto? E se, come ho già detto, penso alla vita come cerchi concentrici, c’è un senso in tutti i post inediti?
Provo a cercalo, proponendo una sorta di dialogo tra incompiuti. Senza sapere bene cosa verrà fuori.
Questa settimana ho imparato che (27 maggio)
Il cliente non ha sempre ragione.
Dire al cliente, con determinata ed educata fermezza, certe cose alla lunga premia.
Il cliente è difficile da conquistare, complesso da curare.
Ma poi, cross Over (9 giugno)
Un cliente ti segnala una cosa bella che ha visto in giro, senza sapere che la campagna di cui parla l&#8217;abbiamo realizzata noi, per un altro cliente. Parli con un altro e scopri che ti parla del film che stai promuovendo e lo definisce spettacolare, bellissimo. Piani che si intersecano, linee che si incontrano, identità uniche eppure unite.  Cogli nel segno e, mentre valorizzi l&#8217;unicità (il cliente non riconosce la firma Estrogeni, ma la qualità e il segno), ti accorgi di aver preservato un&#8217;identità di bellezza, di stile. Mi  piace pensarci così: unici e paralleli, tangenti e perpendicolari. Acuti e ottusi. Facce uniche della stessa medaglia. E quando qualcuno comincia a ricordarsi di noi (vi ho sentito nominare) e, a memoria, ti cita la head di una campagna che hai realizzato pensi che stai seminando qualcosa.
E mentre sei più tranquillo arriva giugno. E le provocazioni diventano stimoli (21 giugno)
Il mese di giugno è un mese particolare, sembra apparentemente immobile.
Quando ero piccola finivano le scuole e si partiva per le vacanze.
Quando lavoravo nel volontariato, si preparavano i campi estivi, che ci sarebbero stati a cavallo tra la fine del mese e i primi di luglio. Era tutto un fermento. 
Quando ero nel terzo settore, si progettava il Natale: biglietti, mailing, pianificazione media tutto veniva deciso in quel mese.
Da quando sono ad Estrogeni, giugno è un mese di passaggio, apparentemente immobile può diventare ricco di spunti. In chi sa coglierli.
E l&#8217;unica è affidarsi e partire. Departures (2 luglio)
Questo film è un viaggio. Di ritorni più che di partenze. Di ritorni a casa di Dalgo, del padre scomparso, dei salmoni che ritornano dove sono nati per morire. È un ritorno alle origini.
È un film sui riti e sull&#8217;umiltà, sulla verità dei sentimenti e sulla capacità unica del protagonista di accettare la propria condizione: non un talento artistico ma un raffinato preparatore di morti.
E forse, questa è la serenità più grande. L&#8217;andare al di là dei luoghi comuni e scoprire che, a volte, quello che sembra lontanissimo e ostile ai più, è proprio quello che fa per noi. È aver fiducia in chi, conoscendoci, ci dice di fidarci. E di provarci.
Così nasce questo post. Per provarci, per guardare i mille punti che diventano linea, per riaffermare la bellezza di questo spazio di comunicazione solo nostro, senza bavagli, perché &#8211; come afferma Kawakumi -  il futuro dei corporate blog è proprio questo: diventare il punto centrale di un network multicanale di luoghi di conversazione attraverso cui l&#8217;azienda faccia sentire la propria voce (e ascolti l&#8217;eventuale voce dei suoi clienti).
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		<title>Musica per le nostre orecchie</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Jul 2010 14:57:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessia the second</dc:creator>
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È passato quasi un mese ma nonostante ciò, il Wind Music Awards si fa ancora sentire in rete. Segno di un evento musicale degno di nota, che ha emozionato 25.000 spettatori all’Arena di Verona e più di 2 milioni telespettatori sintonizzati ad ogni puntata su Italia 1, per potersi emozionare di fronte agli artisti preferiti.
Tutto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a class="google_buzz"  
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<p>È passato quasi un mese ma nonostante ciò, il<strong> <a href="http://www.windmusicawards.it/">Wind Music Awards</a></strong> si fa ancora sentire in rete. Segno di un evento musicale degno di nota, che ha emozionato 25.000 spettatori all’Arena di Verona e più di 2 milioni telespettatori sintonizzati ad ogni puntata su Italia 1, per potersi emozionare di fronte agli artisti preferiti.<br />
Tutto è iniziato martedì 26 gennaio. Siamo stati chiamati da Wind, in fase di gara (di cui siamo, poi, risultati vincitori), per presentare un piano di comunicazione finalizzato al lancio e alla promozione on line di questo grande evento della musica italiana.<br />
Il progetto, studiato per esaltare le potenzialità di tutti i settori dell’agenzia, è nato dall’ideazione di un claim posizionante quanto aspirazionale &#8211; <strong><em><em>Sulle tracce delle stelle</em></em></strong> (grazie, <a href="http://it.linkedin.com/pub/matteo-mastrogiacomo/6/a73/3a9">Matteo</a>) &#8211; che è stato l’elemento portante di tutta la nostra comunicazione. Le tracce audio, le stelle e i colori brillanti, ripresi poi su tutta la comunicazione dell’evento, anche nell’allestimento del palco, sono stati gli elementi grafici che ricorderanno il WMA 2010.<br />
È stato un lavoro che ha comportato la necessità di  un continuo confronto tra diverse professionalità e soggetti interessati, da noi a Wind, fino alla società organizzatrice dell’evento.<br />
Da account ho seguito tutto l’evento, affezionandomi al progetto e facendo anche amicizia con i fan del WMA. Prima di tutto, abbiamo realizzato il <a href="http://www.windmusicawards.it/">sito ufficiale</a>, aggiornandolo prontamente all’arrivo di ogni news (la grafica è stata persino riportata su diversi blog <a href="http://bit.ly/b7CDbi">http://bit.ly/b7CDbi</a> <a href="http://bit.ly/9wkUqa">http://bit.ly/9wkUqa</a> <a href="http://bit.ly/cGF94Z">http://bit.ly/cGF94Z</a> <a href="http://bit.ly/bexmTQ">http://bit.ly/bexmTQ</a> <a href="http://bit.ly/b5l2Ui">http://bit.ly/b5l2Ui</a> <a href="http://bit.ly/bQpxna">http://bit.ly/bQpxna</a> <a href="http://bit.ly/cZqRkc">http://bit.ly/cZqRkc</a>); in seguito, abbiamo svolto una mirata attività di PR online (grazie a <a href="http://www.flickr.com/photos/chinaski83">Francesco</a>, <a href="http://it.linkedin.com/in/ignazioiuppa">Ignazio</a> e <a href="http://it.linkedin.com/in/vittoriodigiacomo">Vittorio</a>), creando inoltre profili sui principali social network. Il tutto, supportato dal contest, che Wind ci ha affidato nel suo complesso, dall’ideazione alla gestione, anche burocratica, che si è rivelato un elemento di forte appeal garantendo al sito oltre 26.000 visualizzazioni. Quasi 2.000 utenti hanno giocato per aggiudicarsi uno dei cento biglietti d’ingresso omaggio e vincere il premio tanto ambito: un pass per assistere alle prove pomeridiane e visitare il backstage.<br />
Il successo del concorso e di tutta l’operazione è stato ottenuto, oltre che per l’incisivo contributo di progettazione grafica (<a href="http://it.linkedin.com/in/agostinosantacroce">Agostino</a>) e sviluppo (<a href="http://it.linkedin.com/in/albinotonnina">Albino</a>), anche grazie al tematico, costante e talvolta immaginifico lavoro di content management (<a href="http://it.linkedin.com/pub/alessia-feola/a/698/954">Alessia</a>, cioè io).<br />
Non è, dunque, un caso che la pagina del sito che ha ottenuto maggior successo sia stata quella dedicata alle news (notizie ma anche video, foto, testimonianze), con oltre 60.000 view, seguita dal divertente video del baronetto Jean Claude, realizzato da Marcello Cesena in esclusiva per Wind e la kermesse.<br />
La sorgente di traffico che ha generato maggiori visite uniche è stata Facebook, che con i suoi <strong>2.640 fan</strong>, ha portato più di 4.500 visite al sito, segno di una riuscita attività di promozione e interazione con gli utenti.<br />
In totale, il sito ha raggiunto oltre<strong> 110.000 visite uniche</strong> e più di <strong>340.000 visualizzazioni</strong> di pagina, lasciando in noi un’eco di suoni e divertimento.</p>
<p><a href="http://www.windmusicawards.it/" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-3208" title="Wind Music Awards" src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2010/07/WMAWMAWMAWMAWMA2.png" alt="WMAWMAWMAWMAWMA2 Musica per le nostre orecchieEstrogeni   Alfredo Borrelli   CEO" width="360" height="306" /></a></p>
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È passato quasi un mese ma nonostante ciò, il Wind Music Awards si fa ancora sentire in rete. Segno di un evento musicale degno di nota, che ha emozionato 25.000 spettatori all’Arena di Verona e più di 2 milioni telespettatori sintonizzati ad ogni puntata su Italia 1, per potersi emozionare di fronte agli artisti preferiti.
Tutto è iniziato martedì 26 gennaio. Siamo stati chiamati da Wind, in fase di gara (di cui siamo, poi, risultati vincitori), per presentare un piano di comunicazione finalizzato al lancio e alla promozione on line di questo grande evento della musica italiana.
Il progetto, studiato per esaltare le potenzialità di tutti i settori dell’agenzia, è nato dall’ideazione di un claim posizionante quanto aspirazionale &#8211; Sulle tracce delle stelle (grazie, Matteo) &#8211; che è stato l’elemento portante di tutta la nostra comunicazione. Le tracce audio, le stelle e i colori brillanti, ripresi poi su tutta la comunicazione dell’evento, anche nell’allestimento del palco, sono stati gli elementi grafici che ricorderanno il WMA 2010.
È stato un lavoro che ha comportato la necessità di  un continuo confronto tra diverse professionalità e soggetti interessati, da noi a Wind, fino alla società organizzatrice dell’evento.
Da account ho seguito tutto l’evento, affezionandomi al progetto e facendo anche amicizia con i fan del WMA. Prima di tutto, abbiamo realizzato il sito ufficiale, aggiornandolo prontamente all’arrivo di ogni news (la grafica è stata persino riportata su diversi blog http://bit.ly/b7CDbi http://bit.ly/9wkUqa http://bit.ly/cGF94Z http://bit.ly/bexmTQ http://bit.ly/b5l2Ui http://bit.ly/bQpxna http://bit.ly/cZqRkc); in seguito, abbiamo svolto una mirata attività di PR online (grazie a Francesco, Ignazio e Vittorio), creando inoltre profili sui principali social network. Il tutto, supportato dal contest, che Wind ci ha affidato nel suo complesso, dall’ideazione alla gestione, anche burocratica, che si è rivelato un elemento di forte appeal garantendo al sito oltre 26.000 visualizzazioni. Quasi 2.000 utenti hanno giocato per aggiudicarsi uno dei cento biglietti d’ingresso omaggio e vincere il premio tanto ambito: un pass per assistere alle prove pomeridiane e visitare il backstage.
Il successo del concorso e di tutta l’operazione è stato ottenuto, oltre che per l’incisivo contributo di progettazione grafica (Agostino) e sviluppo (Albino), anche grazie al tematico, costante e talvolta immaginifico lavoro di content management (Alessia, cioè io).
Non è, dunque, un caso che la pagina del sito che ha ottenuto maggior successo sia stata quella dedicata alle news (notizie ma anche video, foto, testimonianze), con oltre 60.000 view, seguita dal divertente video del baronetto Jean Claude, realizzato da Marcello Cesena in esclusiva per Wind e la kermesse.
La sorgente di traffico che ha generato maggiori visite uniche è stata Facebook, che con i suoi 2.640 fan, ha portato più di 4.500 visite al sito, segno di una riuscita attività di promozione e interazione con gli utenti.
In totale, il sito ha raggiunto oltre 110.000 visite uniche e più di 340.000 visualizzazioni di pagina, lasciando in noi un’eco di suoni e divertimento.

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		<title>New business. To you</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Jul 2010 08:51:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo</dc:creator>
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Riflettevo su Feedelity.
Il progetto nasce all’interno di un  aggregato scientifico composto da aziende (Italsime, Estrogeni,  Iniziativa) e università (Napoli, Benevento). Ha l’obiettivo primario di  dar vita ad un sistema esperto che, secondariamente, consenta di creare  un circuito ad elevata fidelizzazione tra esercenti commerciali al  dettaglio di una determinata zona cittadina.
Come? [...]]]></description>
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src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/plugins/google-buzz-button/images/google-buzz.png" alt="Google Buzz" title="New business. To you Estrogeni   Alfredo Borrelli   CEO" /></a><div class="tweetmeme_button" style="float: left; margin-left: 10px; margin-right: 20px;">
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			</a>
		</div>
<p>Riflettevo su Feedelity.<br />
Il progetto nasce all’interno di un  aggregato scientifico composto da aziende (<a href="http://www.italsime.eu/opencms/index.html">Italsime</a>, Estrogeni,  <a href="http://www.iniziativa.cc/">Iniziativa</a>) e università (Napoli, Benevento). Ha l’obiettivo primario di  dar vita ad un sistema esperto che, secondariamente, consenta di creare  un circuito ad elevata fidelizzazione tra esercenti commerciali al  dettaglio di una determinata zona cittadina.<br />
Come? Attraverso  piani di marketing tailor made, elaborati da un consulente virtuale.Qualcosa,  insomma, che sta a cavallo tra economia, sociologia, informatica e  comunicazione.È stato bello esserci dentro. Ci ha offerto la possibilità  di cimentarci con concetti ed esperienze ad oggi inesplorate ma,  soprattutto, ci ha fatto comprendere il valore della nostra pratica  quotidiana. È come se ci fossimo prestati a far da cavia,  inferenziandoci l’un l’altro.<br />
Poi, come sempre, ci siamo fermati a pensare. E di pensiero in pensiero  (a cascata, proprio come un albero&#8230;), siamo giunti alla conclusione che  abbiamo inconsapevolmente programmato un suicidio (altruistico, per  dirla con Durkheim). Ci siamo, infatti, tagliati una fetta di mercato,  che da oggi in poi farà affidamento su Feedelity.<br />
Quando si dice l’eterogenesi dei <a href="http://blog.estrogeni.net/host-writer/regola-numero-uno-liberarsi-di-alfredo/">fini</a>.<br />
<a href="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2010/07/Feedelity.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3192" title="Feedelity" src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2010/07/Feedelity.jpg" alt="Feedelity New business. To youEstrogeni   Alfredo Borrelli   CEO" width="222" height="92" /></a></p>
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Riflettevo su Feedelity.
Il progetto nasce all’interno di un  aggregato scientifico composto da aziende (Italsime, Estrogeni,  Iniziativa) e università (Napoli, Benevento). Ha l’obiettivo primario di  dar vita ad un sistema esperto che, secondariamente, consenta di creare  un circuito ad elevata fidelizzazione tra esercenti commerciali al  dettaglio di una determinata zona cittadina.
Come? Attraverso  piani di marketing tailor made, elaborati da un consulente virtuale.Qualcosa,  insomma, che sta a cavallo tra economia, sociologia, informatica e  comunicazione.È stato bello esserci dentro. Ci ha offerto la possibilità  di cimentarci con concetti ed esperienze ad oggi inesplorate ma,  soprattutto, ci ha fatto comprendere il valore della nostra pratica  quotidiana. È come se ci fossimo prestati a far da cavia,  inferenziandoci l’un l’altro.
Poi, come sempre, ci siamo fermati a pensare. E di pensiero in pensiero  (a cascata, proprio come un albero&#8230;), siamo giunti alla conclusione che  abbiamo inconsapevolmente programmato un suicidio (altruistico, per  dirla con Durkheim). Ci siamo, infatti, tagliati una fetta di mercato,  che da oggi in poi farà affidamento su Feedelity.
Quando si dice l’eterogenesi dei fini.

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				<div style="margin-left:48px; text-align:left;"><a style="font-size:12px;" href="javascript:void(0);" onclick="window.open('', 'd5de21db6110bc735bc1a5561079b906', 'width=600,height=370,scrollbars=yes,location=yes,menubar=yes,resizable=yes,status=yes,toolbar=yes'); document.getElementById('vozme_form_d5de21db6110bc735bc1a5561079b906').submit();">Ascolta<br/>questo post</a></div>
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		<title>Fenomeno e fenomenologia di Draquila</title>
		<link>http://blog.estrogeni.net/estrogenews/fenomeno-e-fenomenologia-di-draquila/</link>
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		<pubDate>Fri, 25 Jun 2010 10:52:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo</dc:creator>
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In slideshare, condividiamo integralmente il contenuto di Effetto Draquila. I dati sono aggiornati al 16 maggio (da allora, fortunatamente, sono cresciuti), resta forte il senso di un’esperienza ampia, profonda, appassionante, importante. Buona lettura. A partire da queste considerazioni personali.
Epistemologicamente, Draquila nasce intorno agli inizi di marzo del 2010.
Il tre marzo, con un post sul proprio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a class="google_buzz"  
href="http://www.google.com/reader/link?url=http://blog.estrogeni.net/estrogenews/fenomeno-e-fenomenologia-di-draquila/&title=Fenomeno+e+fenomenologia+di+Draquila&srcURL=http://blog.estrogeni.net" target="_blank" rel="nofollow"><img
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			</a>
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<p><em>In <a href="http://www.slideshare.net/Estrogeni/draquila-casehistory" target="_blank">slideshare</a></em><em>, condividiamo integralmente il contenuto di Effetto Draquila. I dati sono aggiornati al 16 maggio (da allora, fortunatamente, sono cresciuti), resta forte il senso di un’esperienza ampia, profonda, appassionante, importante. Buona lettura. A partire da queste considerazioni personali.</em></p>
<p>Epistemologicamente, Draquila nasce intorno agli inizi di marzo del 2010.<br />
Il tre marzo, con un post sul proprio blog dal titolo Tototitolo, Sabina scrive: “allora è ora di trovare un titolo al film vi va di contribuire al brain storming? è vero il film non lo conoscete ma ve lo potete immaginare tema: raccontare l’aquila per raccontare l’italia. vi dico i titoli che mi sono venuti in mente fino ad ora per darvi una traccia<br />
ESSI VIVONO<br />
PUS PUS<br />
DOVE VOLANO GLI SCIACALLI<br />
L’AQUILA E LO SCIACALLO”.<br />
Si scatena la caccia al titolo. 105 commenti, argomentati e appassionati.<br />
Si parte da tor100, che suggerisce “Dove volano gli sciacalli!”, per finire con Mino_P, che scrive “L’Aquila spennata volava sul G8”.<br />
A metà sondaggio, il quattro marzo, interviene ancora Sabina: “mi piace I CACCIATORI DI AQUILANI! E anche tanti altri va da sé. adoro questa partecipazione sul titolo! grazie! &#8230;secondo me ancora non ci siamo ma ci sono tutte le premesse. in realtà la parodia di un titolo già esistente è poco efficace dobbiamo trovarne uno nostro giuste le parole sciacalli e sinonimi, lo sgretolarsi del paese, lo sciame insomma verrà”.<br />
Si continua così, per circa venti giorni e 268 interventi.<br />
Finché Sabina, dopo un iniziale tentennamento (dal post La decisione, del 12 marzo: ci vuole qualcosa che sia ironico ma forte adeguato agli argomenti”), il 25 marzo annuncia il titolo.<br />
Esattamente, Ordinanza 3838: habemus titolum: “allora dopo avere attentamente esaminato le proposte del sopradetto blog nelle date sottocitate a latere delle considerazioni di carattere politico amministrativo idrogeologico e di compatibilità ambientale visti gli articoli 57, 5859, 12 e 12 bis in deroga alle norme che vincolano la consequenzialità, che proteggono l’analisi logica e quella grammaticale, le norme dell’educazione, del rispetto degli anziani e dei minori, in deroga alle leggi di gravità e alle successive modifiche, in deroga al divieto di ubiquità, onnipresenza veggenza e<br />
teletrasporto molecolare e successive modifiche il potente movimento di correnti scaturito<br />
dal brain storming della rete ha battezzato questo film<br />
DRAQUILA L’ITALIA CHE TREMA<br />
da una rapida indagine risulta che sia la prima volta che un titolo viene scelto su internet. complimenti a tutti nella speranza che il film sia all’altezza di come ve lo siete immaginato”.<br />
L’autore di Draquila, per la cronaca, è Il Mago di Oz.<br />
Draquila non ha una forma fisica particolare.<br />
Draquila non è una persona precisa (sarà divertente, in seguito, notare come la vetta del box office a un certo punto si trovi presidiata da titoli come Robin Hood, Iron Man, Draquila… un fumettificio).<br />
Draquila è una sensazione, un riferimento, una certezza. Suono allusivo, tipico di questi tempi difficili, incerti, fintamente condivisi.<br />
Ma Draquila è anche un’esperienza tenace, coerente, concreta (e riuscita) di condivisione e partecipazione, attraverso un uso sapiente e voluto della rete.<br />
L’io digitale che è un noi sociale e il noi sociale che è un io digitale. Fenomeno e fenomenologia, dunque. Minoranza che si fa maggioranza. Coscienza e conoscenza.<br />
Per questo, penso che Draquila sia nato quel giorno di marzo esclusivamente per i motori di ricerca (dal 25 marzo, 1.800.000 risultati prodotti per la ricerca “Draquila”).<br />
Per la storia, c’era. Per la cronaca, c’è. Per la vita, ci sarà.</p>
<div id="__ss_4610326" style="width: 425px;"><strong><a title="Draquila - Case history Estrogeni" href="http://www.slideshare.net/Estrogeni/draquila-casehistory">Draquila &#8211; Case history Estrogeni</a></strong><object id="__sse4610326" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="355" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowScriptAccess" value="always" /><param name="src" value="http://static.slidesharecdn.com/swf/ssplayer2.swf?doc=casehistory-draquila-100625035749-phpapp01&amp;stripped_title=draquila-casehistory" /><param name="name" value="__sse4610326" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed id="__sse4610326" type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="355" src="http://static.slidesharecdn.com/swf/ssplayer2.swf?doc=casehistory-draquila-100625035749-phpapp01&amp;stripped_title=draquila-casehistory" name="__sse4610326" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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In slideshare, condividiamo integralmente il contenuto di Effetto Draquila. I dati sono aggiornati al 16 maggio (da allora, fortunatamente, sono cresciuti), resta forte il senso di un’esperienza ampia, profonda, appassionante, importante. Buona lettura. A partire da queste considerazioni personali.
Epistemologicamente, Draquila nasce intorno agli inizi di marzo del 2010.
Il tre marzo, con un post sul proprio blog dal titolo Tototitolo, Sabina scrive: “allora è ora di trovare un titolo al film vi va di contribuire al brain storming? è vero il film non lo conoscete ma ve lo potete immaginare tema: raccontare l’aquila per raccontare l’italia. vi dico i titoli che mi sono venuti in mente fino ad ora per darvi una traccia
ESSI VIVONO
PUS PUS
DOVE VOLANO GLI SCIACALLI
L’AQUILA E LO SCIACALLO”.
Si scatena la caccia al titolo. 105 commenti, argomentati e appassionati.
Si parte da tor100, che suggerisce “Dove volano gli sciacalli!”, per finire con Mino_P, che scrive “L’Aquila spennata volava sul G8”.
A metà sondaggio, il quattro marzo, interviene ancora Sabina: “mi piace I CACCIATORI DI AQUILANI! E anche tanti altri va da sé. adoro questa partecipazione sul titolo! grazie! &#8230;secondo me ancora non ci siamo ma ci sono tutte le premesse. in realtà la parodia di un titolo già esistente è poco efficace dobbiamo trovarne uno nostro giuste le parole sciacalli e sinonimi, lo sgretolarsi del paese, lo sciame insomma verrà”.
Si continua così, per circa venti giorni e 268 interventi.
Finché Sabina, dopo un iniziale tentennamento (dal post La decisione, del 12 marzo: ci vuole qualcosa che sia ironico ma forte adeguato agli argomenti”), il 25 marzo annuncia il titolo.
Esattamente, Ordinanza 3838: habemus titolum: “allora dopo avere attentamente esaminato le proposte del sopradetto blog nelle date sottocitate a latere delle considerazioni di carattere politico amministrativo idrogeologico e di compatibilità ambientale visti gli articoli 57, 5859, 12 e 12 bis in deroga alle norme che vincolano la consequenzialità, che proteggono l’analisi logica e quella grammaticale, le norme dell’educazione, del rispetto degli anziani e dei minori, in deroga alle leggi di gravità e alle successive modifiche, in deroga al divieto di ubiquità, onnipresenza veggenza e
teletrasporto molecolare e successive modifiche il potente movimento di correnti scaturito
dal brain storming della rete ha battezzato questo film
DRAQUILA L’ITALIA CHE TREMA
da una rapida indagine risulta che sia la prima volta che un titolo viene scelto su internet. complimenti a tutti nella speranza che il film sia all’altezza di come ve lo siete immaginato”.
L’autore di Draquila, per la cronaca, è Il Mago di Oz.
Draquila non ha una forma fisica particolare.
Draquila non è una persona precisa (sarà divertente, in seguito, notare come la vetta del box office a un certo punto si trovi presidiata da titoli come Robin Hood, Iron Man, Draquila… un fumettificio).
Draquila è una sensazione, un riferimento, una certezza. Suono allusivo, tipico di questi tempi difficili, incerti, fintamente condivisi.
Ma Draquila è anche un’esperienza tenace, coerente, concreta (e riuscita) di condivisione e partecipazione, attraverso un uso sapiente e voluto della rete.
L’io digitale che è un noi sociale e il noi sociale che è un io digitale. Fenomeno e fenomenologia, dunque. Minoranza che si fa maggioranza. Coscienza e conoscenza.
Per questo, penso che Draquila sia nato quel giorno di marzo esclusivamente per i motori di ricerca (dal 25 marzo, 1.800.000 risultati prodotti per la ricerca “Draquila”).
Per la storia, c’era. Per la cronaca, c’è. Per la vita, ci sarà.
Draquila &#8211; Case history Estrogeni
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		<title>L&#8217;amore al tempo del social media marketing</title>
		<link>http://blog.estrogeni.net/riflessioni/lamore-al-tempo-del-social-media-marketing/</link>
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		<pubDate>Wed, 09 Jun 2010 09:46:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittorio</dc:creator>
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Permettete? Un pensiero liquido.
Dopo anni a crogiolarmi tra letture più o meno impegnate, attraversando le vie strette e buie di Gotham City o cavalcando le onde del Mar dei Caraibi con il fascinoso Dirk Pitt, o mangiando parole dai libri di Jamie Oliver, prima o poi doveva arrivare il giorno in cui avrei messo da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a class="google_buzz"  
href="http://www.google.com/reader/link?url=http://blog.estrogeni.net/riflessioni/lamore-al-tempo-del-social-media-marketing/&title=L&#8217;amore+al+tempo+del+social+media+marketing&srcURL=http://blog.estrogeni.net" target="_blank" rel="nofollow"><img
src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/plugins/google-buzz-button/images/google-buzz.png" alt="Google Buzz" title="Lamore al tempo del social media marketing Estrogeni   Alfredo Borrelli   CEO" /></a><div class="tweetmeme_button" style="float: left; margin-left: 10px; margin-right: 20px;">
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			</a>
		</div>
<p>Permettete? Un pensiero liquido.<br />
Dopo anni a crogiolarmi tra letture più o meno impegnate, attraversando le vie strette e buie di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Gotham_City">Gotham City</a> o cavalcando le onde del Mar dei Caraibi con il fascinoso <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Dirk_Pitt">Dirk Pitt</a>, o mangiando parole dai libri di <a href="http://www.jamieoliver.com/">Jamie Oliver</a>, prima o poi doveva arrivare il giorno in cui avrei messo da parte fumetti e ricettari, per lanciarmi su qualcosa di più <a href="http://blog.estrogeni.net/news/my-name-is-alfredo-borrelli/">borrelliano</a>.<br />
Ieri sera, ho iniziato a leggere <em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Zygmunt_Bauman">Amore Liquido</a></em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Zygmunt_Bauman"> di Bauman</a>. Speravo mi conciliasse il sonno e invece mi ha tenuto sveglio pensando a questo post.<br />
Secondo Bauman, nell&#8217;odierna società liquido-moderna, le persone anziché parlare di partner, parlano di <em>reti</em>. Sostituendo alla parola rapporto, quella di connessione. Definendo la dinamica più interessante delle reti nella <em>capacità delle persone di attraversare momenti di contatto intervallati da periodi di libera navigazione</em>. Situazione, questa, proliferata grazie all&#8217;esplosione degli ambienti virtuali, in cui si instaurano <em>relazioni virtuali</em>, che sembrano fatte apposta per una società liquida.<br />
Ciò che caratterizza queste relazioni è la loro genetica volatilità, in entrata e in uscita. Questa peculiarità soddisfa il bisogno delle persone di rincorrere facilmente (entrata) storie continuamente più romantiche e appassionanti, in cui lanciarsi in una gara a chi lancia promesse di essere sempre più appaganti e soddisfacenti. D&#8217;altra parte, hanno la possibilità di ripristinare la modalità &#8220;navigazione libera&#8221; grazie al tasto <em>delete</em>.<br />
La difficoltà di instaurare relazioni serie e durature tra esseri della stessa specie è quindi, ragionevolmente, diventato estremamente complicato. Soprattutto perché queste sono fatte anche dalla sopportazione fisica dell&#8217;altro, dell&#8217;accettazione che stia invadendo uno spazio. Non mi stupirebbe vedere un giorno tavole imbandite di tutto a cena. Persino di pc connessi in rete con <a href="http://www.facebook.com">Facebook</a> impostato come homepage, con cui scambiarsi le notizie del giorno in tempo reale. Non mi stupirei neanche se prima o poi diventasse una business idea per qualche <em>ristochat</em>.<br />
Tutto questo per dire che, in un settore come quello pubblicitario che tende a spostare o concentrare, la maggior parte degli investimenti in rete si va incontro alla stessa problematica relazionale. Le persone godono e dimenticano i brand e i rispettivi contenuti, con estrema rapidità. L&#8217;effetto peggiore, per chi produce, è quello di non riuscire a costruire una propria clientela fidelizzata, mettendosi a capo della propria tribù.<br />
Il social media marketing è stato (e continua ad esserlo) un&#8217;ancora di salvezza per aziende e prodotti in cerca di visibilità. Ma quanti &#8220;Mi Piace&#8221; si convertono effettivamente in affezione verso un brand? Attenzione. Non parlo di primo acquisto, parlo del secondo, terzo e così via. Non si può ragionevolmente ritenere una nicchia il numero acquisito di fan. Ma si può ritenerlo una breccia fatta in quella domanda, da cui partire per costruire un mercato. Il <a href="http://twitter.com/search?q=%23SMM">SMM</a> pertanto va letteralmente cavalcato grazie alla capacità, che gli è propria, di connettere persone entrando agevolmente nella loro routine, ma deve anche essere soppesata la sua forza uguale e contraria. Ovvero, di uscirne con altrettanta facilità con poche possibilità di rientro.<br />
Azzardo un&#8217;ipotesi. E se invece di spingere verso la relazione tra brand e consumatore, si puntasse a rafforzare la relazione orizzontale tra consumatori dello stesso brand?<br />
Ma questo è un altro post.</p>
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Permettete? Un pensiero liquido.
Dopo anni a crogiolarmi tra letture più o meno impegnate, attraversando le vie strette e buie di Gotham City o cavalcando le onde del Mar dei Caraibi con il fascinoso Dirk Pitt, o mangiando parole dai libri di Jamie Oliver, prima o poi doveva arrivare il giorno in cui avrei messo da parte fumetti e ricettari, per lanciarmi su qualcosa di più borrelliano.
Ieri sera, ho iniziato a leggere Amore Liquido di Bauman. Speravo mi conciliasse il sonno e invece mi ha tenuto sveglio pensando a questo post.
Secondo Bauman, nell&#8217;odierna società liquido-moderna, le persone anziché parlare di partner, parlano di reti. Sostituendo alla parola rapporto, quella di connessione. Definendo la dinamica più interessante delle reti nella capacità delle persone di attraversare momenti di contatto intervallati da periodi di libera navigazione. Situazione, questa, proliferata grazie all&#8217;esplosione degli ambienti virtuali, in cui si instaurano relazioni virtuali, che sembrano fatte apposta per una società liquida.
Ciò che caratterizza queste relazioni è la loro genetica volatilità, in entrata e in uscita. Questa peculiarità soddisfa il bisogno delle persone di rincorrere facilmente (entrata) storie continuamente più romantiche e appassionanti, in cui lanciarsi in una gara a chi lancia promesse di essere sempre più appaganti e soddisfacenti. D&#8217;altra parte, hanno la possibilità di ripristinare la modalità &#8220;navigazione libera&#8221; grazie al tasto delete.
La difficoltà di instaurare relazioni serie e durature tra esseri della stessa specie è quindi, ragionevolmente, diventato estremamente complicato. Soprattutto perché queste sono fatte anche dalla sopportazione fisica dell&#8217;altro, dell&#8217;accettazione che stia invadendo uno spazio. Non mi stupirebbe vedere un giorno tavole imbandite di tutto a cena. Persino di pc connessi in rete con Facebook impostato come homepage, con cui scambiarsi le notizie del giorno in tempo reale. Non mi stupirei neanche se prima o poi diventasse una business idea per qualche ristochat.
Tutto questo per dire che, in un settore come quello pubblicitario che tende a spostare o concentrare, la maggior parte degli investimenti in rete si va incontro alla stessa problematica relazionale. Le persone godono e dimenticano i brand e i rispettivi contenuti, con estrema rapidità. L&#8217;effetto peggiore, per chi produce, è quello di non riuscire a costruire una propria clientela fidelizzata, mettendosi a capo della propria tribù.
Il social media marketing è stato (e continua ad esserlo) un&#8217;ancora di salvezza per aziende e prodotti in cerca di visibilità. Ma quanti &#8220;Mi Piace&#8221; si convertono effettivamente in affezione verso un brand? Attenzione. Non parlo di primo acquisto, parlo del secondo, terzo e così via. Non si può ragionevolmente ritenere una nicchia il numero acquisito di fan. Ma si può ritenerlo una breccia fatta in quella domanda, da cui partire per costruire un mercato. Il SMM pertanto va letteralmente cavalcato grazie alla capacità, che gli è propria, di connettere persone entrando agevolmente nella loro routine, ma deve anche essere soppesata la sua forza uguale e contraria. Ovvero, di uscirne con altrettanta facilità con poche possibilità di rientro.
Azzardo un&#8217;ipotesi. E se invece di spingere verso la relazione tra brand e consumatore, si puntasse a rafforzare la relazione orizzontale tra consumatori dello stesso brand?
Ma questo è un altro post.
" /><input name="lang" type="hidden" value="it" /><input name="gn" type="hidden" value="ml" /><input type="hidden" id="interface" name="interface" value="full" />
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