Le vacanze (di tutti)
Pubblicato da Alfredo
Dedicato a Rocco
Pubblicato da Alfredo
Si sceglie il sud
quando il nord
è miraggio
si sceglie il sud
quando il centro
è già fuga
si sceglie il sud
quando il sud
è dolore
e il sole
non dà forza
e l’ombra
non fa ombra
sui vecchi
che nessuno
ha visto partire
sui giovani
che nessuno
vedrà tornare
si sceglie il sud
quando è il sud
a scegliere
Il silenzio comunicativo
Pubblicato da Francesco
Il 31,9% della popolazione femminile italiana, ha dichiarato di essere vittima di una violenza fisica o sessuale. Il 91.6% di queste violenze non è stata segnalata alle autorità. (Istat ‘04).
Un silenzio non è generato esclusivamente dalla paura, ma in modo particolare dall’indifferenza di chi è testimone. POWA, cha da anni si oppone alla violenza sulle donne, ha deciso di servirsi di quel silenzio. Renderlo, per una volta, generatore di valori positivi.
Tramita una notevole performance comunicativa, ideata dalla Ogilvy Johannesburg, immerge l’ignaro consumatore all’interno della comunicazione. Lo rende partecipe, portatore di valore e comunicatore silenzioso. L’azione dimostra come in situazioni di disagio individuale, l’intervento sia immediato, tempestivo, comunitario. Diverso è il comportamento, quando la vittima non siamo noi.
Il silenzio prevale sulla rabbia. Il silenzio prevale sulla dignità. Il silenzio prevale sull’uomo.
Le pagelle di Inter-Roma 3d
Pubblicato da Vittorio
Permettete? Un pensiero tridimensionale.
La fluidità, la profondità e l’alta definizione delle immagini garantite dalla tecnologia in 3d, in real time, ha compiuto un’entrata in tackle deciso sulle gambe dell’Italia calcistica. Con tempismo perfetto. La finale della sessantaduesima edizione della TIM CUP (ex coppa Italia) infatti è stata proiettata in 3d nei the Space Cinema di 4 città italiane: Roma, Milano, Parma e Vicenza, come ripetevano continuamente i due telecronisti per caso Marco Picari e Giacomo Valenti.
Da appassionato di calcio, e non da tifoso, mi sono offerto di accompagnare il sangiovannino Mattia Paiano a vedere la sua Inter, per offrirgli una spalla su cui piangere nel caso di sconfitta, e l’altra su cui vantarsi nel caso di vittoria.
Stando a quanto dicono i numeri, l’esperienza 3d è stata un vero e proprio successone, facendo registrare il tutto esaurito in ognuna delle 8 sale del circuito theSpace. Personalmente sono rimasto abbastanza deluso.
Il 3d ha dato del suo meglio prima e dopo le fasi di gioco, in cui invece l’effetto stereoscopico faceva perdere qualsiasi riferimento dimensionale in prossimità delle rispettive aree di rigore. Questo in realtà è un difetto che si ha anche quando si guarda un film 3d, solo risulta meno evidente in quanto la nostra attenzione è sempre rivolta in un punto della scena che è pressappoco centrale. Quando invece, come in una partita di calcio, gli occhi schizzano da destra a sinistra, si perde la visuale 3d, perdendo la profondità a favore di uno schiacciamento del piano laterale dell’immagine. In compenso il calcio di Totti a Balotelli lo abbiamo visto comunque benissimo, meno bene si è visto invece il gol di Milito, anche se Mattia dice di averlo sentito benissimo, così come il calcio di un tifoso romanista alla sua poltrona durante l’apice dell’esaltazione interista.
Tirando le somme (queste non fanno male a nessuno). Partita Inter-Roma: voto 4 (il calcio è tutta un’altra cosa, spero che prima o poi qualcuno lo spieghi anche a Mourinho). Partita Inter-Roma in 3d: voto 3, ma di incoraggiamento (tanto per essere coerenti).
fotosintesi della partita
When I web
Pubblicato da Alfredo
Divertente, quest’iniziativa del Moma di New York.
Leggendo, mi sono allora chiesto cosa l’@ rappresenti per me.
Mi sono risposto domandami ulteriormente (capita spesso) quand’è che mi senta web.
Mi sento web, quando esco di casa la mattina e saluto il vicino.
Mi sento web, quando passo davanti alla scuola Charlie Chaplin e sorrido ai bambini.
Mi sento web, quando mi fermo subito dopo a salutare il venditore di calzini.
Mi sento web, quando prendo al volo l’autobus, mi siedo ma alla fermata successiva mi alzo per lasciar sedere un uomo con le buste della Sma.
Mi sento web, quando entro dal salumiere che sembra uscito da un telefilm ed è lui a decidere nella scena successiva cosa e quanto debba mangiare a pranzo.
Mi sento web, quando arrivo in ufficio e saluto i ragazzi.
Mi sento web, quando mi accaloro in discussioni con clienti e fornitori.
Mi sento web, quando Marco porta Il Messaggero (del giorno prima) e do una sbirciata al Giorno (prima) di Branko.
Mi sento web, quando il giorno dopo dico che Branko non capisce nulla.
Mi sento web, quando scrivo un post.
Mi sento web, quando leggo i post degli altri.
Mi sento web, quando Daniela entra con una scusa qualunque solo per vedermi.
Mi sento web, quando vado da Daniela con una scusa qualunque solo per vederla.
Mi sento web, quando chiudiamo un lavoro.
Mi sento web, quando faccio new business.
Mi sento web, quando fatturo.
Mi sento web, quando controllo il conto online e vedo che il cliente si è attenuto ai tempi di pagamento.
Mi sento web, quando torno a casa a piedi.
Mi sento web, quando la sera riesco a pensare ma non al giorno dopo.
Mi sento web, quando la notte penso al giorno dopo.
Mi sento web, quando la mattina ricordo i sogni che ho fatto pensando al giorno dopo.
Mi sento web, quando a colazione il latte è caldo abbastanza.
Mi sento web, quando il caffè che preparo è così buono che si può bere amaro.
Mi sento web, quando l’acqua della doccia è calda.
Mi sento web, quando sono vivo (e mi sento vivo, quando provo emozioni).
Non mi sento web, quando prevale la retorica del web.







