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Shopping on the bus

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Nelle attività di pianificazione, si è sempre alla ricerca di novità. Che si tratti di formati, strumenti, combinazione di mezzi. Si lavora in modo integrato, cercando di valorizzare il prodotto, esaltare la creatività, ottimizzare il contatto, razionalizzare i costi, segmentare il target, garantire l’efficacia. Un lavoro strategico e tattico insieme. Un mix di analisi, studio e conoscenza dei luoghi che, spesso, offre ritorni (per il cliente) e soddisfazioni (per entrambi). Da alcuni mesi, ad esempio, per Soratte Outlet Shopping, abbiamo deciso di investire sul 90, il filobus parzialmente elettrico che – da Termini a largo Pugliese – attraversa ogni giorno Roma. Una scelta innovativa che abbiamo sposato subito, rischiando e scommettendo su un prodotto nuovo. Lo avevamo già fatto, sempre con IGP-Decaux, per i big five e abbiamo deciso di riprovarci. Immaginando, così, la personalizzazione di un percorso. La sua trasformazione in uno strumento di comunicazione. Un viaggio lungo 16,4 km tra andata e ritorno e largo 31,36 mq. Un’esposizione che garantisce un GRP 398, copertura del 78,9% su un target di 2.221.980 abitanti, 8.849.800 contatti lordi, 1.753.558 contatti netti, 0,00233€ di costo per contatto.
Questi i numeri che ci hanno fatto scegliere il mezzo. Oltre alle tante analogie.
Una superficie grande, come grandi sono gli spazi di Soratte Outlet Shopping. Un mezzo ecologico, come rispettose dell’ambiente sono i materiali con cui è costruito Soratte Outlet Shopping. Un mezzo accessibile a tutti, come i parcheggi e i prezzi dei prodotti di Soratte Outlet Shopping. E se non bastasse, si trattava di una prima volta. Proprio come il primo outlet  a nord di Roma.

IMG 8126 bassa1 300x224 Shopping on the busEstrogeni   Alfredo Borrelli   CEO

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Dedicato a Rocco

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Si sceglie il sud
quando il nord
è miraggio
si sceglie il sud
quando il centro
è già fuga
si sceglie il sud
quando il sud
è dolore
e il sole
non dà forza
e l’ombra
non fa ombra
sui vecchi
che nessuno
ha visto partire
sui giovani
che nessuno
vedrà tornare
si sceglie il sud
quando è il sud
a scegliere

L’attendibilità della fonte

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Io pari, lui dispari. Io maggiore (d’età), lui minore (d’età). Io bruno, lui chiaro. Io classico, lui scientifico. Io storia, lui geografia. Io economia, lui commercio. Io ricamo, lui cucito. Io proiezione del business, lui conto economico. Io birra, lui vino. Io Scirea, lui Brio. Io montagna, lui mare. Io Milano, lui Vicenza.
Io Alfredo, lui Lorenzo. Diversi come due gocce d’acqua.
Eppure (o proprio per questo), quando ho sentito la necessità di un supporto per la gestione e il controllo di Estrogeni, non ho avuto dubbi. Lorenzo era il supporto.
Eppure (o proprio per questo), quando ho avvertito l’opportunità di coprire anche l’area di media planning con Behind Punto Comm, non ho avuto dubbi. Lorenzo era la copertura.
Eppure (o proprio per questo), quando ho accolto l’invito dei soci a patrimonializzare attraverso l’acquisto di un immobile, non ho avuto dubbi. Lorenzo era la patrimonializzazione.
Perché ripensando ai giorni, alle settimane, ai mesi in cui, in maggioranza solo ed esclusivamente con me stesso ormai trentenne, facevo cinquecento chilometri al giorno di treno tra Padova e Milano (ricorderò sempre le fermate intermedie, Vicenza, Verona, Peschiera all’andata e Desenzano al ritorno, Brescia ma anche i volti ancora assonnati dei pendolari alla mattina e quelli ancora struccati delle prostitute di colore alla sera) inseguendo una felicità ancora indefinita, caligine tra la caligine padana, non avrei mai potuto avere dubbi. Chi mi finanziava l’abbonamento (e la spesa da Billa), era lui. Il chiaro. Ma anche il dispari, il minore, lo scientifico, la geografia, il commercio, il cucito, il conto economico, il vino, Brio, il mare, Vicenza.
Lorenzo. Idrogeno e ossigeno, come me.

Milano, riflessioni a freddo

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Ci vorrebbero sette post per raccontare una trasferta a Milano. Sette post per raccontare gli incontri, le presentazioni, le emozioni, la preparazione e lo scouting. Sette post per descrivere gli approcci, le situazioni, le location e gli uffici, l’accoglienza e la disponibilità, l’ansia prima degli appuntamenti, l’aria di Milano, il layout e il posizionamento dei negozi, la folla dei navigli, gli aperitivi, gli odori, i colori, i sapori, il metrò e le cene di lavoro, i caffè e le sale riunioni.
Ci vorrebbero sette post per condividere le sensazioni e le impressioni, per racchiudere due giorni e sei incontri, per sviscerare modalità e strategie.
Ci vorrebbero sette post ma preferisco sette punti, un elenco dei must che ci accompagnano sempre e che le trasferte a Milano ci stanno confermando.

  1. Mettici la faccia, ovvero quando la cosa più spendibile (e acquistabile) che abbiamo sono i nostri volti.
  2. Da incontro nasce spunto, da spunto nasce incontro ovvero nessun incontro è improduttivo.
  3. Ogni contatto è un potenziale moltiplicatore di contatto, ovvero non esistono interlocutori preferibili o preferiti, esistono interlocutori.
  4. Le relazioni sono come il vino, migliorano con il tempo, ovvero non aver fretta e lascia tempo al tempo.
  5. Dietro un grande ingresso c’è sempre e soltanto un uomo,  ovvero non lasciarti spaventare dalla pomposità di un edificio.
  6. Insisti e resisti, ovvero alla decima richiesta di contatto anche la più ligia delle segretarie proverà a fissare un appuntamento.
  7. Credici e succederà, ovvero questo post non ci sarebbe se sette anni fa qualcuno non ci avesse creduto.

Il grande fratello ci guarda?

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L’altro giorno, mentre analizzavo le statistiche dei siti dei nostri clienti e davo uno sguardo agli accessi del sito e del blog Estrogeni mi ha profondamente colpito un dato.
È una cosa che guardo sempre, ma – non so perché – l’altro giorno mi ha sorpreso particolarmente.
Nella sezione visitatori, area overlay mappa (lo spazio dedicato alle aree geografiche di provenienza dei visitatori) c’era Aversa.
Un analista senz’anima direbbe c’è un tot di visitatori della Campania… Io, empaticamente, mi sono soffermata su altro. Chi c’era dietro l’indicazione di quella città? Erano Ilaria, Davide, Luisa, Elisabetta, Mariella o Francesca? Chi è che da lontano ci guarda? A chi parliamo quando scriviamo su FB, Linkedin, Twitter? A chi arrivano le nostre storie? A chi indirizziamo i nostri pensieri, i nostri stati d’animo, le nostre osservazioni? Vi ci siete mai soffermati? Ci avete mai pensato?
E, come se non bastasse, mentre continuavo queste riflessioni fuori dall’ufficio ecco che, passeggiando con Alfredo, intorno a casa e in una delle più note pasticcerie siciliane della capitale ho incontrato due ex colleghi che non vedevo da un po’. La prima cosa che mi ha detto lui è stata: Ti seguo eh, so tutto di te. Da Linkedin! E così tante altre volte, come stamattina, l’ultima, quando ho incontrato Laura – vista poche volte – che appena mi vede mi dice: Mi ricordo di te. Ti leggo su Linkedin.
Persone lontane, magari conosciute poco e da poco, sanno di te. Potere della rete. Rischi e vantaggi della condivisione sulla rete.
E, mentre mi dico che sarò più cauta prima di dare connessioni, mi accorgo che in realtà questo spazio mi piace, questa modalità diversa di condivisione, questa trama finissima e amplissima capace di tessere discorsi apparentemente interrotti, questa piazza virtuale dove, se vuoi, puoi scendere in strada. Oppure, liberamente, decidere di restare alla finestra.
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