estrogeni blog

Faceholders

Alfredo

By Alfredo
Published 8th January, 2011

Caro Mark,
se vivessi in questo paese comprenderesti il mio timore che, a seguito di questa mia, il primo ministro italiano possa assimilarmi alla nuova specie dei comunisti con il cachemire.
Sai, lui non va tanto per il sottile e, finora, non ha mai avuto modo di visionare il mio armadio (qualche felpa, buona per tutte le stagioni, e un paio di maglioni sempre gli stessi da anni) né di apprezzare la mia idiosincrasia per la montagna d’inverno. Men che meno, per la montagna svizzera.
Comunque, voglio correre il rischio e ti scrivo. Da imprenditore ovvero dalla posizione che – si parva licet – accomuna me, te e proprio il nostro primo ministro.
Premetto che non sono un esperto di finanza ma riesco a cogliere, talvolta, il senso delle opportunità. Qualche investimento va bene, qualche altro meno ma, in definitiva, me la sono sempre cavata, con l’ausilio di un provvido consulente.
Sono in giro tre notizie, in questi giorni, che mi hanno colpito profondamente. Tre notizie che riguardano sia l’Italia che gli Stati Uniti. Sia me che te (dovrebbero riguardare anche il nostro primo ministro ma non ne ho la completa certezza).
Si tratta dell’abnorme sproporzione raggiunta tra valore assoluto della ricchezza nazionale e detenzione relativa della stessa (parliamo di una proporzione di 1 a 90). Si tratta dell’elevatissimo e quasi incontrollabile tasso di disoccupazione giovanile (ormai, del 30% e passa). Si tratta della quotazione prossima ventura del più grande social network a livello mondiale, cioè il tuo Facebook.
Sulla prima, forse, né io né te (da soli, senza primi ministri alle spalle) possiamo qualcosa.
Sulla seconda e terza, invece, qualcosa possiamo.
Molto modestamente, sono sette anni che come Ceo di Estrogeni mi impegno (verso me stesso, i soci e la società in generale) a non distribuire utili, reinvestendoli nella formazione/assunzione di giovani. Non pretendo che anche tu, con i tuoi utili (della cui entità non c’è certezza, la qual cosa già di per sé, in un’epoca e in un ambito e in uno strumento che – ci hai insegnato – premia e vive della trasparenza di tutti, non depone a tuo favore), faccia lo stesso. Non sono né un comunista né un visionario moralista.
Epperò, sulla terza, un pensiero mi è venuto e voglio condividerlo con te. Ci hai insegnato anche il valore della condivisione, del resto.
Ti propongo, caro Mark.
Perché, in vista della quotazione di Facebook, ancor prima che a investitori selezionati e qualificati, non destini una sorta di azione (una sola) privilegiata ai tuoi sottoscrittori reali (i tuoi primi stakeholder, se ci pensi)? Del resto, la tua creatura vive (e cresce e si diffonde e diventa interessante per gli investitori) essenzialmente dei contenuti degli utenti (a cui do il titolo di Faceholders) e, se mi permetti, credo che un ringraziamento lo meritino. Pensa poi, a quanti tra questi utenti sono giovani e disoccupati. Avresti la possibilità, come e più direttamente di Bill Gates, di fare qualcosa per un’enorme fetta di popolazione mondiale, donando qualcosa di valore a chi magari non ha risorse se non il proprio talento (ricordi, anche tu avesti inizialmente bisogno delle risorse di Eduardo, per dare il via a questa straordinaria avventura…). Di fare qualcosa di fortemente non convenzionale, tra l’altro. Così, da assecondare e valorizzare ulteriormente il tuo asset principale, l’innovazione.
Per non essere, infine, tacciato di conflitto d’interessi (altra caratteristica molto italiana, di questi tempi), ti suggerisco di inserire tra i destinatari della suddetta azione esclusivamente gli utenti Facebook che abbiano sottoscritto da più di due anni (io sono fermo a meno di un anno) e abbiano un numero di amici superiore a 500 (io sono fermo a poco più di 200).
Immagina – e chiudo – poi, imprenditorialmente, quale grande volano in termini di comunicazione e responsabilità, l’operazione sarebbe per te. Potresti, finalmente, mettere a tacere tutte le voci che ti danno quale arido, spregiudicato, egocentrico uomo d’affari. Io non ci credo. E tu?
Cordiali saluti.

Un universo in 140 caratteri

Francesco

By Francesco
Published 5th January, 2011

The conversation prism è sicuramente uno degli infografici più conosciuti del e sul web, forse uno dei pochi ad avere anche una voce su Wikipedia. Era il 2008 quando la prima versione del prisma fu rilasciata dall’agenzia JESS3, una versione che da quel momento in poi avrebbe richiesto continue interazioni per renderla veritiera e contemporanea. Una rappresentazione che aiuta a comprendere come si sviluppano le conversazioni on-line tra le persone che costituiscono le comunità virtuali e le reti che collegano questa produzione, continuativa, di contenuti. Una rappresentazione, di antichissima origine, che ha fatto scuola nel veicolare i concetti dell’era del web 2.0. L’ultimo progetto made JESS3, in collaborazione  con una delle voci più influenti del web Brian Solis, riguarda uno dei social network più influenti nella comunicazione contemporanea. Twitter ha rivoluzionato il nostro modo di interagire con la community e di fruire l’informazione. Un mezzo, che in meno di quattro anni, ha guidato una riformulazione del modo di fare e fruire l’informazione. Twitter arriva prima di qualsiasi altro “medium”. Questa rivoluzione ha diverse origini (semplicità, hashtag,etc.), ma giocano una parte fondamentale le API rese pubbliche agli sviluppatori, fin da subito. Le Application Programming Interface hanno portato, i 140 caratteri di Twitter, a definire un mondo vastissimo in cui gli utenti della community possono muoversi senza nessun limite. Applicativi esterni che come un sistema solare ruotano intorno all’unico corpo luminoso, senza il quale non avrebbero motivo di esistere. Un perfetto equilibrio che Brian Solis è riuscito a raggruppare in macrogruppi che si “muovono” intorno al fulcro del sistema definendo il Twitterverse.
API per ogni gusto e/o professione. API professionali e non. API produttrici di comunicazione.

Goodbye, Soratte

Daniela

By Daniela
Published 1st January, 2011

Erano le donne con le foglie.
Era la ragazza sull’albero.
Era la ragazza con l’uccello.
Era l’inizio della stagione dello shopping selvaggio.
Era il primo concorso per modelle online. Era il sostegno ad Unicef.
Era la prima pista gratuita di pattinaggio sul ghiaccio.
Era l’inaugurazione. Erano i primi eventi. Era lo shoptainment.
Era la donna sulla poltrona. Era la pagina Facebook. Era la ragazza in bici.
Era la parete, gigante, di Corso Francia. Era il 90, la metro, l’A1.
Era l’anteprima di Eurochocolate.
Sono state 65 creatività, 910 adattamenti, 41 eventi. Un day by day fatto di aggiornamento sito, pagina Facebook, gestione concorsi, invio dem, sms, pianificazione media, produzione materiali, gestione pista, illuminazioni natalizie.
Ci dicevano, eravate ovunque. Vi abbiamo visto sui flyer, sui giornali. Vi abbiamo sentito alla radio.
Era il 26 novembre 2008. Era il Soratte Outlet Shopping. Erano le nostre idee. Era il nostro cliente.
Da oggi, non lo è più.

Un lavoro da cani

Francesco

By Francesco
Published 29th December, 2010

Manca davvero poco alla fine di questo 2010 e sembra impossibile non pensare a tutto ciò che lo ha definito. Servirebbe un anno intero per selezionare i momenti migliori e peggiori di quest’anno, per non parlare degli anni zero. Il lavoro è sicuramente un aspetto, voluto o meno, predominante nella vita di ognuno. Il lavoro occupa la maggior parte della nostra giornata, non solo nelle otto ore lavorative, ma anche delle discussioni che da esse si generano e si propagano. Il lavoro, che in una vita multitasking smette di essere tale, è ciò che nasce e si propaga nella passione. Certo la passione è qualcosa che va coltivata, ma anche ricompensata, che si evolve nelle esperienze e nelle emozioni. Quel fuoco, che ognuno ha dentro e che gli permette di affrontare la vita a testa alta, va alimentato quotidianamente ponendosi degli obiettivi da raggiungere. I miei, poco definiti e in movimento, mi permettono di alimentare il fuoco (anche se non posso ancora permettermi la T-shirt a dicembre) interiore. Quello stesso fuoco che un cane guida alimenta 24 ore su 24, 7 giorni su 7 e per 10 anni di formazione.
Tutti siamo dei cani guida, per qualcuno.

Fotogrammi ormonali

Alfredo

By Alfredo
Published 28th December, 2010

Relativamente ai film per cui abbiamo lavorato nel 2010, ricordo.
La passione di Soul Kitchen.
La sobrietà del Riccio.
L’energia del Concerto.
La temerarietà del Profeta.
L’allegria del Piccolo Nicolas.
La verità di Draquila.
La compiutezza della Regina dei castelli di carta.
La profondità di Niente Paura.
La vitalità di Resident Evil Afterlife.
La leggerezza di Mangia prega ama.
L’urgenza della Pecora Nera.
L’attesa dell’Ultimo esorcismo.
L’eleganza di Potiche.
La forza di The Killer inside me.
La lezione delle Avventure di Sammy.
Tra di essi, scelgo quale film dell’anno Il profeta.
Visionario ma reale, raffinato mai lezioso. Duro, a tratti ironico. Come la vita, dentro e fuori.
E voi, cosa ricordate? Quale preferite?