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Quando essere social non è smart

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Un articolo sul Sole 24ore di qualche settimana fa parlava di device hi-tech che hanno avuto poca fortuna nel conquistare il pubblico. Nella lista dei vari apparecchi che hanno mancato il colpo in questo 2010, è presente anche Kin di Microsoft.
Si tratta di un telefonino lanciato in due versioni ad aprile e ritirato dal mercato ai primi di luglio.
Se pensiamo che l’iPhone 4 ha dato via 1,7 milioni di unità in soli tre giorni, vendere solo 500 apparecchi in sei settimane rappresenta, senza dubbio, un vero e proprio flop.
Eppure il Kin era stato presentato sul mercato come un “social-fonino”, uno strumento ideale per chi vive buona parte del tempo sui social network. Puntare su questo target in crescita (se lo è in Europa, negli Stati Uniti ancora di più) e potenzialmente molto profittevole, sembrava di per sé una garanzia di successo.
Ma il mercato ha dato torto all’azienda di Redmond e non è bastata una buona campagna di comunicazione per portare a casa il risultato.
L’advertising evidenziava la possibilità del networking offerte da Kin, presentando un “esperimento sociale”: ad una comune ragazza americana di nome Rosa, veniva offerta la possibilità di capire se i suoi contatti online fossero realmente degli amici. Un documentario raccontava il viaggio di questa ragazza in giro per l’America, con l’obiettivo di conoscere nella vita reale le persone connesse con il suo profilo online.

Uno storytelling a mio avviso interessante e che mi avevo colpito. Girato in stile Mtv, le varie clip di questa pubblicità avevano catturato la mia attenzione. Eppure, i 500 esemplari venduti sono lì a testimoniare la débâcle di Kin.
Vari articoli di settore (Ilsole24ore, Moconews, il canale finanza di Yahoo, Betanews, Zdnet) offrono un risponso unanime sul perché del fallimento.
Prima di tutto, si è voluto travestire da Windows Phone 7 un apparecchio basato sul sistema operativo Windows CE.
Ma l’errore più grande è stato un altro: nonostante questo “socialfonino” mancasse di elementi chiave che tutti i telefoni offrono al giorno d’oggi,  il costo dell’abbonamento a Verizon (la compagnia telefonica statunitense che l’offriva in esclusiva) aveva lo stesso prezzo di un traffico dati offerto per uno smartphone.
Microsoft ha peccato di presunzione: ha voluto dare alla possibilità di integrare facebook, myspace e twitter su un device mobile, lo stesso valore di features evolute. Su Kin, infatti, non c’è mai stata la possibilità di scaricare applicazioni o giochi, non aveva programmi di istant messaging e non offriva la possibilità di sincronizzare calendari e rubriche.
Un prodotto, insomma, che ha sofferto di una pessimo posizionamento sul mercato nonostante l’insight vincente, il suo bel design e una campagna promozionale ben fatta.

Il futuro da condividere

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Stamattina, è passata di qui Chiara. Sebbene non abbia potuto (per tutta una serie di ragioni che spero di aver ben motivato) dire di sì ad una richiesta di stage, ho dato qualche suggerimento (spero utile) su come muoversi a Roma, tra eventi e non profit. Quello che le piace e su cui non siamo, al momento, concentrati in termini di business.
Domani, toccherà a Rocco. Gli proporrò uno stage retribuito nel reparto web-marketing. Che l’anno scorso non potei offrirgli.
In settimana, ho inviato qualche consiglio a Domenico per la tesi di laurea.
Vittorio e Francesco, ormai, sono in pianta stabile. Valentina c’è stata.
Penso che essere insegnanti è un po’ come essere imprenditori.
Ce l’hai dentro o no. Non inizi ad esserlo quando ti firmano un contratto. Non smetti di esserlo quando un contratto scade. Non guardi al profitto. Non guardi al domani. Rifletti sui contributi che puoi dare e non su quelli che ti spettano. Non vendichi né rivendichi.
Fai politica. Senza comizi, senza tessere, senza voti.
Ricordi le origini ma non ne sei schiavo. Sei consapevole del presente ma non te ne lasci condizionare. Il tuo orizzonte è il futuro.
Perciò, comprendi quando chi lavora con te non ti comprende. Sai che non è tenuto a farlo. Sai che comprenderà.
Perché sai che il futuro è anche suo. Soprattutto, suo.
Qui e altrove. Soprattutto, altrove.

New business. To you

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Riflettevo su Feedelity.
Il progetto nasce all’interno di un aggregato scientifico composto da aziende (Italsime, Estrogeni, Iniziativa) e università (Napoli, Benevento). Ha l’obiettivo primario di dar vita ad un sistema esperto che, secondariamente, consenta di creare un circuito ad elevata fidelizzazione tra esercenti commerciali al dettaglio di una determinata zona cittadina.
Come? Attraverso piani di marketing tailor made, elaborati da un consulente virtuale.Qualcosa, insomma, che sta a cavallo tra economia, sociologia, informatica e comunicazione.È stato bello esserci dentro. Ci ha offerto la possibilità di cimentarci con concetti ed esperienze ad oggi inesplorate ma, soprattutto, ci ha fatto comprendere il valore della nostra pratica quotidiana. È come se ci fossimo prestati a far da cavia, inferenziandoci l’un l’altro.
Poi, come sempre, ci siamo fermati a pensare. E di pensiero in pensiero (a cascata, proprio come un albero…), siamo giunti alla conclusione che abbiamo inconsapevolmente programmato un suicidio (altruistico, per dirla con Durkheim). Ci siamo, infatti, tagliati una fetta di mercato, che da oggi in poi farà affidamento su Feedelity.
Quando si dice l’eterogenesi dei fini.
Feedelity New business. To youEstrogeni   Alfredo Borrelli   CEO

Fenomeno e fenomenologia di Draquila

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In slideshare, condividiamo integralmente il contenuto di Effetto Draquila. I dati sono aggiornati al 16 maggio (da allora, fortunatamente, sono cresciuti), resta forte il senso di un’esperienza ampia, profonda, appassionante, importante. Buona lettura. A partire da queste considerazioni personali.

Epistemologicamente, Draquila nasce intorno agli inizi di marzo del 2010.
Il tre marzo, con un post sul proprio blog dal titolo Tototitolo, Sabina scrive: “allora è ora di trovare un titolo al film vi va di contribuire al brain storming? è vero il film non lo conoscete ma ve lo potete immaginare tema: raccontare l’aquila per raccontare l’italia. vi dico i titoli che mi sono venuti in mente fino ad ora per darvi una traccia
ESSI VIVONO
PUS PUS
DOVE VOLANO GLI SCIACALLI
L’AQUILA E LO SCIACALLO”.
Si scatena la caccia al titolo. 105 commenti, argomentati e appassionati.
Si parte da tor100, che suggerisce “Dove volano gli sciacalli!”, per finire con Mino_P, che scrive “L’Aquila spennata volava sul G8”.
A metà sondaggio, il quattro marzo, interviene ancora Sabina: “mi piace I CACCIATORI DI AQUILANI! E anche tanti altri va da sé. adoro questa partecipazione sul titolo! grazie! …secondo me ancora non ci siamo ma ci sono tutte le premesse. in realtà la parodia di un titolo già esistente è poco efficace dobbiamo trovarne uno nostro giuste le parole sciacalli e sinonimi, lo sgretolarsi del paese, lo sciame insomma verrà”.
Si continua così, per circa venti giorni e 268 interventi.
Finché Sabina, dopo un iniziale tentennamento (dal post La decisione, del 12 marzo: ci vuole qualcosa che sia ironico ma forte adeguato agli argomenti”), il 25 marzo annuncia il titolo.
Esattamente, Ordinanza 3838: habemus titolum: “allora dopo avere attentamente esaminato le proposte del sopradetto blog nelle date sottocitate a latere delle considerazioni di carattere politico amministrativo idrogeologico e di compatibilità ambientale visti gli articoli 57, 5859, 12 e 12 bis in deroga alle norme che vincolano la consequenzialità, che proteggono l’analisi logica e quella grammaticale, le norme dell’educazione, del rispetto degli anziani e dei minori, in deroga alle leggi di gravità e alle successive modifiche, in deroga al divieto di ubiquità, onnipresenza veggenza e
teletrasporto molecolare e successive modifiche il potente movimento di correnti scaturito
dal brain storming della rete ha battezzato questo film
DRAQUILA L’ITALIA CHE TREMA
da una rapida indagine risulta che sia la prima volta che un titolo viene scelto su internet. complimenti a tutti nella speranza che il film sia all’altezza di come ve lo siete immaginato”.
L’autore di Draquila, per la cronaca, è Il Mago di Oz.
Draquila non ha una forma fisica particolare.
Draquila non è una persona precisa (sarà divertente, in seguito, notare come la vetta del box office a un certo punto si trovi presidiata da titoli come Robin Hood, Iron Man, Draquila… un fumettificio).
Draquila è una sensazione, un riferimento, una certezza. Suono allusivo, tipico di questi tempi difficili, incerti, fintamente condivisi.
Ma Draquila è anche un’esperienza tenace, coerente, concreta (e riuscita) di condivisione e partecipazione, attraverso un uso sapiente e voluto della rete.
L’io digitale che è un noi sociale e il noi sociale che è un io digitale. Fenomeno e fenomenologia, dunque. Minoranza che si fa maggioranza. Coscienza e conoscenza.
Per questo, penso che Draquila sia nato quel giorno di marzo esclusivamente per i motori di ricerca (dal 25 marzo, 1.800.000 risultati prodotti per la ricerca “Draquila”).
Per la storia, c’era. Per la cronaca, c’è. Per la vita, ci sarà.

3d e movimento si scontrano a Los Angeles

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L’appena concluso E3 Expo 2010, la principale vetrina occidentale dell’industria dei videogiochi, rimarrà probabilmente nella storia per due motivi: ha visto il debutto della prima console con schermo 3D stereoscopico che non necessita di occhiali speciali – ovvero Nintendo 3DS – e ha consacrato i sistemi di controllo basati sul “movimento” come principale tendenza degli ultimi anni, quantomeno a partire dalla commercializzazione di Nintendo Wii, avvenuta ormai quattro anni orsono.
Sia Sony che Microsoft, infatti, dopo averle annunciate l’anno scorso, hanno portato a Los Angeles in veste giocabile le due nuove interfacce per PlayStation 3 e Xbox 360 il cui (non banale) obiettivo è catturare l’attenzione del cosiddetto pubblico casual, lo stesso a cui si è rivolta Nintendo con i giochi per Wii, dimostrando che i milioni di giocatori a cui tutta l’industria era rivolta fino al 2006 non sono che una piccola fetta del pubblico potenziale di un mezzo espressivo così potente qual è il videogioco. Se queste due nuove interfacce – denominate PlayStation Move e Kinect – avranno il successo sperato, potremo dire di essere entrati a tutti gli effetti in una fase nuova, in cui anche chi non ha mai tenuto un pad in mano e non ha faticosamente ottenuto un’abilità nel giocare può ritenersi comunque un giocatore e rivolgersi a fasce di prodotti plasmati su questo nuovo modello di utente.
Di contro, se Sony e Microsoft fallissero l’obiettivo, il mercato resterebbe ancora per qualche anno in questa strana fase di transizione, ma è qualcosa che non ci auguriamo in quanto rallenterebbe non di poco il progresso dei videogiochi a causa delle ingenti perdite finanziarie a cui le due case sarebbero costrette a far fronte.
Sistemi di controllo a parte, il vero mattatore dell’E3 2010 è stato senza ombra di dubbio Nintendo 3DS, la nuova console portatile della famiglia DS dotata di uno schermo di nuovissima concezione (brevettato da Sharp), grazie al quale godere di una visione realmente tridimensionale, a occhio nudo, di giochi, filmati e fotografie opportunamente “formattati” per essere fruiti in questo modo. La doppia fotocamera sul guscio esterno della console permette, tra l’altro, di scattare fotografie stereoscopiche e osservarle subito sullo schermo 3D, una vera primizia che siamo stati felicissimi di provare – seppur solo per pochi minuti – dopo aver pazientemente atteso in fila per ore nell’affollatissimo stand di Nintendo.
Considerata l’enfasi che anche Sony sta ponendo sugli effetti 3D per i giochi di PlayStation 3 – ma, in questo caso, è richiesto l’uso di occhiali e di una TV di ultimissima generazione – non è difficile prevedere che la visione stereoscopica sarà uno dei principali argomenti di discussione, nei prossimi anni, anche relativamente ai videogiochi e in parallelo con quanto sta avvenendo nel mondo del cinema. Microsoft, dal canto suo, pur essendo la prima a proporre un’interfaccia completamente gestuale e “controller free” grazie a Kinect, sembra non essere interessata all’argomento 3D per adesso, e ne ha ben donde visto che serviranno almeno un paio d’anni prima che la base installata dei televisori compatibili raggiunga una dimensione apprezzabile.
In conclusione, possiamo dire di aver partecipato a un E3 ricco di promesse e primizie, per quanto proprio il fronte dei videogiochi in senso stretto (cioè del software, visto che fino a questo momento abbiamo parlato solo di hardware) non abbia offerto prospettive nuove che non fossero già ampiamente prevedibili. Il catalogo “casual” di Sony e Microsoft si è, infatti, rivelato una triste fotocopia di quello di casa Nintendo: giochi di sport iper-semplificati, cuccioli virtuali, giochi di fitness, esperienze di gameplay molto guidate e grafiche colorate per attrarre grandi e piccini davanti al nuovo “focolare elettronico”.
Gli stessi giochi per 3DS, a parte lo stupore derivante dal diabolico schermo stereoscopico, non hanno messo in luce meccaniche innovative o che traessero in qualche modo vantaggio dal rinnovato senso di profondità. Come dire: ben due rivoluzioni (potenziali) sono iniziate, ma sono anche ben lungi dall’essere compiute; l’ultima parola, come sempre, spetta a noi consumatori, chiamati a decidere se la direzione intrapresa dai tre principali motori dell’industria è quella che più ci soddisfa. A questo proposito, il dato più interessante (anche se un po’ soggettivo) potrebbe essere che il gioco più bello mostrato in fiera è stato Portal 2, guardacaso un gioco proveniente da una software house molto radicata su piattaforma PC e che non ha nulla a che vedere con i sensori di movimento né con la visione stereoscopica; come a dire che la “vecchia scuola” di intendere i videogiochi ha ancora molto, moltissimo da dire.
nintendo 3ds1 300x207 3d e movimento si scontrano a Los AngelesEstrogeni   Alfredo Borrelli   CEO

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