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	<title>Estrogeni - Blog. CEO - Alfredo Borrelli. &#187; estrogeni blog</title>
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		<title>Dedicato a Rocco</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Jul 2010 10:46:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo</dc:creator>
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Si sceglie il sud
quando il nord
è miraggio
si sceglie il sud
quando il centro
è già fuga
si sceglie il sud
quando il sud
è dolore
e il sole
non dà forza
e l’ombra
non fa ombra
sui vecchi
che nessuno
ha visto partire
sui giovani
che nessuno
vedrà tornare
si sceglie il sud
quando è il sud
a scegliere

			
			
				
				Ascoltaquesto post
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			<content:encoded><![CDATA[<a class="google_buzz"  
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			</a>
		</div>
<p>Si sceglie il sud<br />
quando il nord<br />
è miraggio<br />
si sceglie il sud<br />
quando il centro<br />
è già fuga<br />
si sceglie il sud<br />
quando il sud<br />
è dolore<br />
e il sole<br />
non dà forza<br />
e l’ombra<br />
non fa ombra<br />
sui vecchi<br />
che nessuno<br />
ha visto partire<br />
sui giovani<br />
che nessuno<br />
vedrà tornare<br />
si sceglie il sud<br />
quando è il sud<br />
a scegliere</p>
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Si sceglie il sud
quando il nord
è miraggio
si sceglie il sud
quando il centro
è già fuga
si sceglie il sud
quando il sud
è dolore
e il sole
non dà forza
e l’ombra
non fa ombra
sui vecchi
che nessuno
ha visto partire
sui giovani
che nessuno
vedrà tornare
si sceglie il sud
quando è il sud
a scegliere
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				<input style="float:left;" type="image" width="40" height="40" src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/plugins/vozme/img/megaphone40x40w.gif" alt="Ascolta questo post" onclick="window.open('', '63ed5e9dc6d697f801b6d52793cca9a9', 'width=600,height=370,scrollbars=yes,location=yes,menubar=yes,resizable=yes,status=yes,toolbar=yes');">
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		<title>L&#8217;attendibilità della fonte</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Jul 2010 15:37:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo</dc:creator>
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Io pari, lui dispari. Io maggiore (d’età), lui minore (d’età). Io bruno, lui chiaro. Io classico, lui scientifico. Io storia, lui geografia. Io economia, lui commercio. Io ricamo, lui cucito. Io proiezione del business, lui conto economico. Io birra, lui vino. Io Scirea, lui Brio. Io montagna, lui mare. Io Milano, lui Vicenza.
Io Alfredo, lui [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a class="google_buzz"  
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src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/plugins/google-buzz-button/images/google-buzz.png" alt="Google Buzz" title="Lattendibilità della fonte Estrogeni   Alfredo Borrelli   CEO" /></a><div class="tweetmeme_button" style="float: left; margin-left: 10px; margin-right: 20px;">
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			</a>
		</div>
<p>Io pari, lui dispari. Io maggiore (d’età), lui minore (d’età). Io bruno, lui chiaro. Io classico, lui scientifico. Io storia, lui geografia. Io economia, lui commercio. Io ricamo, lui cucito. Io proiezione del business, lui conto economico. Io birra, lui vino. Io Scirea, lui Brio. Io montagna, lui mare. Io Milano, lui Vicenza.<br />
Io Alfredo, lui <a href="http://it.linkedin.com/in/lorenzoborrelli">Lorenzo</a>. Diversi come due gocce d’acqua.<br />
Eppure (o proprio per questo), quando ho sentito la necessità di un supporto per la gestione e il controllo di Estrogeni, non ho avuto dubbi. Lorenzo era il supporto.<br />
Eppure (o proprio per questo), quando ho avvertito l’opportunità di coprire anche l’area di media planning con <a href="http://www.behindpuntocomm.it/">Behind Punto Comm</a>, non ho avuto dubbi. Lorenzo era la copertura.<br />
Eppure (o proprio per questo), quando ho accolto l’invito dei soci a <a href="http://blog.estrogeni.net/life-in/i-prossimi-dieci-anni/">patrimonializzare</a> attraverso l’acquisto di un immobile, non ho avuto dubbi. Lorenzo era la patrimonializzazione.<br />
Perché ripensando ai giorni, alle settimane, ai mesi in cui, in maggioranza solo ed esclusivamente con me stesso ormai trentenne, facevo cinquecento chilometri al giorno di treno tra Padova e Milano (ricorderò sempre le fermate intermedie, Vicenza, Verona, Peschiera all’andata e Desenzano al ritorno, Brescia ma anche i volti ancora assonnati dei pendolari alla mattina e quelli ancora struccati delle prostitute di colore alla sera) inseguendo una felicità ancora indefinita, caligine tra la caligine padana, non avrei mai potuto avere dubbi. Chi mi finanziava l’abbonamento (e la spesa da Billa), era lui. Il chiaro. Ma anche il dispari, il minore, lo scientifico, la geografia, il commercio, il cucito, il conto economico, il vino, Brio, il mare, Vicenza.<br />
Lorenzo. Idrogeno e ossigeno, come me.</p>
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Io pari, lui dispari. Io maggiore (d’età), lui minore (d’età). Io bruno, lui chiaro. Io classico, lui scientifico. Io storia, lui geografia. Io economia, lui commercio. Io ricamo, lui cucito. Io proiezione del business, lui conto economico. Io birra, lui vino. Io Scirea, lui Brio. Io montagna, lui mare. Io Milano, lui Vicenza.
Io Alfredo, lui Lorenzo. Diversi come due gocce d’acqua.
Eppure (o proprio per questo), quando ho sentito la necessità di un supporto per la gestione e il controllo di Estrogeni, non ho avuto dubbi. Lorenzo era il supporto.
Eppure (o proprio per questo), quando ho avvertito l’opportunità di coprire anche l’area di media planning con Behind Punto Comm, non ho avuto dubbi. Lorenzo era la copertura.
Eppure (o proprio per questo), quando ho accolto l’invito dei soci a patrimonializzare attraverso l’acquisto di un immobile, non ho avuto dubbi. Lorenzo era la patrimonializzazione.
Perché ripensando ai giorni, alle settimane, ai mesi in cui, in maggioranza solo ed esclusivamente con me stesso ormai trentenne, facevo cinquecento chilometri al giorno di treno tra Padova e Milano (ricorderò sempre le fermate intermedie, Vicenza, Verona, Peschiera all’andata e Desenzano al ritorno, Brescia ma anche i volti ancora assonnati dei pendolari alla mattina e quelli ancora struccati delle prostitute di colore alla sera) inseguendo una felicità ancora indefinita, caligine tra la caligine padana, non avrei mai potuto avere dubbi. Chi mi finanziava l’abbonamento (e la spesa da Billa), era lui. Il chiaro. Ma anche il dispari, il minore, lo scientifico, la geografia, il commercio, il cucito, il conto economico, il vino, Brio, il mare, Vicenza.
Lorenzo. Idrogeno e ossigeno, come me.
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		<title>Milano, riflessioni a freddo</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Jul 2010 10:47:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela</dc:creator>
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Ci vorrebbero sette post per raccontare una trasferta a Milano. Sette post per raccontare gli incontri, le presentazioni, le emozioni, la preparazione e lo scouting. Sette post per descrivere gli approcci, le situazioni, le location e gli uffici, l&#8217;accoglienza e la disponibilità, l&#8217;ansia prima degli appuntamenti, l&#8217;aria di Milano, il layout e il posizionamento dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a class="google_buzz"  
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			</a>
		</div>
<p>Ci vorrebbero sette post per raccontare una trasferta a Milano. Sette post per raccontare gli incontri, le presentazioni, le emozioni, la preparazione e lo scouting. Sette post per descrivere gli approcci, le situazioni, le location e gli uffici, l&#8217;accoglienza e la disponibilità, l&#8217;ansia prima degli appuntamenti, l&#8217;aria di Milano, il layout e il posizionamento dei negozi, la folla dei navigli, gli aperitivi, gli odori, i colori, i sapori, il metrò e le <a href="http://www.sevengroup.it/seven/">cene di lavoro</a>, i caffè e le sale riunioni.<br />
Ci vorrebbero sette post per condividere le sensazioni e le impressioni, per racchiudere due giorni e sei incontri, per sviscerare modalità e strategie.<br />
Ci vorrebbero sette post ma preferisco sette punti, un elenco dei must che ci accompagnano sempre e che le trasferte a Milano ci stanno confermando.</p>
<ol>
<li>Mettici la faccia, ovvero quando la cosa più spendibile (e acquistabile) che abbiamo sono i nostri volti.</li>
<li>Da incontro nasce spunto, da spunto nasce incontro ovvero nessun incontro è improduttivo.</li>
<li>Ogni contatto è un potenziale moltiplicatore di contatto, ovvero non esistono interlocutori preferibili o preferiti, esistono interlocutori.</li>
<li>Le relazioni sono come il vino, migliorano con il tempo, ovvero non aver fretta e lascia tempo al tempo.</li>
<li>Dietro un grande ingresso c&#8217;è sempre e soltanto un uomo,  ovvero non lasciarti spaventare dalla pomposità di un edificio.</li>
<li>Insisti e resisti, ovvero alla decima richiesta di contatto anche la più ligia delle segretarie proverà a fissare un appuntamento.</li>
<li>Credici e succederà, ovvero questo post non ci sarebbe se sette anni fa <a href="http://it.linkedin.com/in/alfredoborrelli">qualcuno </a> non ci avesse creduto.</li>
</ol>
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Ci vorrebbero sette post per raccontare una trasferta a Milano. Sette post per raccontare gli incontri, le presentazioni, le emozioni, la preparazione e lo scouting. Sette post per descrivere gli approcci, le situazioni, le location e gli uffici, l&#8217;accoglienza e la disponibilità, l&#8217;ansia prima degli appuntamenti, l&#8217;aria di Milano, il layout e il posizionamento dei negozi, la folla dei navigli, gli aperitivi, gli odori, i colori, i sapori, il metrò e le cene di lavoro, i caffè e le sale riunioni.
Ci vorrebbero sette post per condividere le sensazioni e le impressioni, per racchiudere due giorni e sei incontri, per sviscerare modalità e strategie.
Ci vorrebbero sette post ma preferisco sette punti, un elenco dei must che ci accompagnano sempre e che le trasferte a Milano ci stanno confermando.

Mettici la faccia, ovvero quando la cosa più spendibile (e acquistabile) che abbiamo sono i nostri volti.
Da incontro nasce spunto, da spunto nasce incontro ovvero nessun incontro è improduttivo.
Ogni contatto è un potenziale moltiplicatore di contatto, ovvero non esistono interlocutori preferibili o preferiti, esistono interlocutori.
Le relazioni sono come il vino, migliorano con il tempo, ovvero non aver fretta e lascia tempo al tempo.
Dietro un grande ingresso c&#8217;è sempre e soltanto un uomo,  ovvero non lasciarti spaventare dalla pomposità di un edificio.
Insisti e resisti, ovvero alla decima richiesta di contatto anche la più ligia delle segretarie proverà a fissare un appuntamento.
Credici e succederà, ovvero questo post non ci sarebbe se sette anni fa qualcuno  non ci avesse creduto.

" /><input name="lang" type="hidden" value="it" /><input name="gn" type="hidden" value="ml" /><input type="hidden" id="interface" name="interface" value="full" />
			<div style="text-align:left;">
			
				<input style="float:left;" type="image" width="40" height="40" src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/plugins/vozme/img/megaphone40x40w.gif" alt="Ascolta questo post" onclick="window.open('', '365e57aea60f94fee6c0f4da588b4639', 'width=600,height=370,scrollbars=yes,location=yes,menubar=yes,resizable=yes,status=yes,toolbar=yes');">
				<div style="margin-left:48px; text-align:left;"><a style="font-size:12px;" href="javascript:void(0);" onclick="window.open('', '365e57aea60f94fee6c0f4da588b4639', 'width=600,height=370,scrollbars=yes,location=yes,menubar=yes,resizable=yes,status=yes,toolbar=yes'); document.getElementById('vozme_form_365e57aea60f94fee6c0f4da588b4639').submit();">Ascolta<br/>questo post</a></div>
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		<title>Il grande fratello ci guarda?</title>
		<link>http://blog.estrogeni.net/riflessioni/il-grande-fratello-ci-guarda/</link>
		<comments>http://blog.estrogeni.net/riflessioni/il-grande-fratello-ci-guarda/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 23 Jul 2010 12:51:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela</dc:creator>
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L&#8217;altro giorno, mentre analizzavo le statistiche dei siti dei nostri clienti e davo uno sguardo agli accessi del sito e del blog Estrogeni mi ha profondamente colpito un dato.
È una cosa che guardo sempre, ma &#8211; non so perché &#8211; l’altro giorno mi ha sorpreso particolarmente.
Nella sezione visitatori, area overlay mappa (lo spazio dedicato alle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a class="google_buzz"  
href="http://www.google.com/reader/link?url=http://blog.estrogeni.net/riflessioni/il-grande-fratello-ci-guarda/&title=Il+grande+fratello+ci+guarda?&srcURL=http://blog.estrogeni.net" target="_blank" rel="nofollow"><img
src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/plugins/google-buzz-button/images/google-buzz.png" alt="Google Buzz" title="Il grande fratello ci guarda? Estrogeni   Alfredo Borrelli   CEO" /></a><div class="tweetmeme_button" style="float: left; margin-left: 10px; margin-right: 20px;">
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<div id="_mcePaste">L&#8217;altro giorno, mentre analizzavo le statistiche dei siti dei nostri clienti e davo uno sguardo agli accessi del <a href="http://www.estrogeni.net/">sito </a>e del blog Estrogeni mi ha profondamente colpito un dato.</div>
<div id="_mcePaste">È una cosa che guardo sempre, ma &#8211; non so perché &#8211; l’altro giorno mi ha sorpreso particolarmente.</div>
<div id="_mcePaste">Nella sezione visitatori, area overlay mappa (lo spazio dedicato alle aree geografiche di provenienza dei visitatori) c&#8217;era Aversa.</div>
<div id="_mcePaste">Un analista senz&#8217;anima direbbe c&#8217;è un tot di visitatori della Campania… Io, empaticamente, mi sono soffermata su altro. Chi c&#8217;era dietro l&#8217;indicazione di quella città? Erano Ilaria, <a href="http://www.kawakumi.com/">Davide</a>, Luisa, Elisabetta, Mariella o Francesca? Chi è che da lontano ci guarda? A chi parliamo quando scriviamo su FB, Linkedin, Twitter? A chi arrivano le nostre storie? A chi indirizziamo i nostri pensieri, i nostri stati d&#8217;animo, le nostre osservazioni? Vi ci siete mai soffermati? Ci avete mai pensato?</div>
<div id="_mcePaste">E, come se non bastasse, mentre continuavo queste riflessioni fuori dall&#8217;ufficio ecco che, passeggiando con <a href="http://www.linkedin.com/profile?viewProfile=&amp;key=28829033&amp;authToken=KCYF&amp;authType=NAME_SEARCH&amp;locale=en_US&amp;srchindex=1&amp;srchid=24101cf8-8cd2-4750-bed3-4e03b74284c8&amp;srchtotal=3&amp;pvs=ps&amp;goback=.fps_alfredo+borrelli_*1_*1_*1_*1_*1_*1_*1_Y_*1_*1_*1_false_1_R_true_CC,N,I,G,PC,ED,L,FG,TE,FA,SE,P,CS,F,DR_*2_*2_*2_*2_*2_*2_*2_*2_*2_*2_*2_*2_*2_*2_*2_*2_*2_*2_*2">Alfredo</a>, intorno a casa e in una delle più note <a href="http://roma.2night.it/locali/aperitivo/bar/9145/mizzica.html">pasticcerie siciliane</a> della capitale ho incontrato due ex colleghi che non vedevo da un po&#8217;. La prima cosa che mi ha detto lui è stata: <em>Ti seguo eh, so tutto di te. Da Linkedin! </em>E così tante altre volte, come stamattina, l&#8217;ultima, quando ho incontrato Laura &#8211; vista poche volte &#8211; che appena mi vede mi dice: <em>Mi ricordo di te. Ti leggo su Linkedin. </em></div>
<div><em><span style="font-style: normal;">Persone lontane, magari conosciute poco e da poco, sanno di te. </span></em>Potere della rete. Rischi e vantaggi della condivisione sulla rete.<br />
E, mentre mi dico che sarò più cauta prima di dare connessioni, mi accorgo che in realtà questo spazio mi piace, questa modalità diversa di condivisione, questa trama finissima e amplissima capace di tessere discorsi apparentemente interrotti, questa piazza virtuale dove, se vuoi, puoi scendere in strada. Oppure, liberamente, decidere di restare alla finestra.</div>
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L&#8217;altro giorno, mentre analizzavo le statistiche dei siti dei nostri clienti e davo uno sguardo agli accessi del sito e del blog Estrogeni mi ha profondamente colpito un dato.
È una cosa che guardo sempre, ma &#8211; non so perché &#8211; l’altro giorno mi ha sorpreso particolarmente.
Nella sezione visitatori, area overlay mappa (lo spazio dedicato alle aree geografiche di provenienza dei visitatori) c&#8217;era Aversa.
Un analista senz&#8217;anima direbbe c&#8217;è un tot di visitatori della Campania… Io, empaticamente, mi sono soffermata su altro. Chi c&#8217;era dietro l&#8217;indicazione di quella città? Erano Ilaria, Davide, Luisa, Elisabetta, Mariella o Francesca? Chi è che da lontano ci guarda? A chi parliamo quando scriviamo su FB, Linkedin, Twitter? A chi arrivano le nostre storie? A chi indirizziamo i nostri pensieri, i nostri stati d&#8217;animo, le nostre osservazioni? Vi ci siete mai soffermati? Ci avete mai pensato?
E, come se non bastasse, mentre continuavo queste riflessioni fuori dall&#8217;ufficio ecco che, passeggiando con Alfredo, intorno a casa e in una delle più note pasticcerie siciliane della capitale ho incontrato due ex colleghi che non vedevo da un po&#8217;. La prima cosa che mi ha detto lui è stata: Ti seguo eh, so tutto di te. Da Linkedin! E così tante altre volte, come stamattina, l&#8217;ultima, quando ho incontrato Laura &#8211; vista poche volte &#8211; che appena mi vede mi dice: Mi ricordo di te. Ti leggo su Linkedin. 
Persone lontane, magari conosciute poco e da poco, sanno di te. Potere della rete. Rischi e vantaggi della condivisione sulla rete.
E, mentre mi dico che sarò più cauta prima di dare connessioni, mi accorgo che in realtà questo spazio mi piace, questa modalità diversa di condivisione, questa trama finissima e amplissima capace di tessere discorsi apparentemente interrotti, questa piazza virtuale dove, se vuoi, puoi scendere in strada. Oppure, liberamente, decidere di restare alla finestra.
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		<title>A vele spiegate</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Jul 2010 16:46:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lisbeth</dc:creator>
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C&#8217;era una voce che circolava in rete. La voce è diventata notizia. La notizia è destinata a scuotere le basi del rapporto instaurato finora tra gli utenti e la rete, vista come istituzione. Un avvenimento così importante da portare ad interrompere il mio silenzio.
Svezia, rivoluzione web arriva il provider pirata titola un articolo comparso oggi sulla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a class="google_buzz"  
href="http://www.google.com/reader/link?url=http://blog.estrogeni.net/host-writer/a-vele-spiegate/&title=A+vele+spiegate&srcURL=http://blog.estrogeni.net" target="_blank" rel="nofollow"><img
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<p>C&#8217;era una voce che circolava in rete. La voce è diventata notizia. La notizia è destinata a scuotere le basi del rapporto instaurato finora tra gli utenti e la rete, vista come istituzione. Un avvenimento così importante da portare ad interrompere il mio silenzio.<br />
<em>Svezia, rivoluzione web arriva il provider pirata </em>titola un <a href="http://www.repubblica.it/tecnologia/2010/07/21/news/svezia_il_web_arriva_il_provider_pirata-5735995/?ref=HREC2-5">articolo</a> comparso oggi sulla Repubblica. La nuova ventata di liberalismo 2.0 giunge ancora dal Partito Pirata &#8211; che della libertà totale e incondizionata di godere di ogni tipo di prodotto culturale gratuitamente ha fatto la sua bandiera &#8211; che oltre ad ospitare sui propri server The Pirate Bay, la community di scambio digitale più frequentata del mondo (inaccessibile dall&#8217;Italia, ma non per i più esperti), è deciso ad andare oltre. Deciso nel dare agli utenti un&#8217;alternativa.<br />
Il Partito Pirata ha annunciato infatti la creazione di un proprio ISP, &#8220;un provider di connettività per accedere alla Rete in forma completamente anonima e senza lasciare tracce&#8221;. Mossa solo apparentemente finalizzata a far passare notti infernali ai professionisti della sicurezza elettronica e agli integralisti del copyright.<br />
La realtà è diversa. Il Provider Pirata non sarà per tutti. Sarà gestito dagli utenti esperti, da pirati, e ognuno dovrà provvedere autonomamente a risolvere eventuali malfunzionamenti del proprio collegamento.<br />
La prospettiva offerta da Gustav Nipe, responsabile del provider per PiratPartiet, è chiara, condivisibile e user oriented.<br />
L&#8217;obiettivo non è quello di offrire un&#8217;isola di illegalità ma una via di fuga dai provider ufficiali le cui operazioni sono da sempre corrotte da logiche di mercato alle quali il più delle volte l&#8217;utente non può che soccombere.<br />
&#8220;Non sono un libertador. I libertadores non esistono. Sono i popoli che si liberano da sé&#8221;.<br />
Ricordando <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Che_Guevara">Guevara</a>.</p>
<form id="vozme_form_46517291e068fe78011fab9200e02ff6" method="post" name="vozme_form_46517291e068fe78011fab9200e02ff6" target="46517291e068fe78011fab9200e02ff6" action="http://vozme.com/text2voice.php"><input name="text" type="hidden" value="A vele spiegate. 
			
				
			
		
C&#8217;era una voce che circolava in rete. La voce è diventata notizia. La notizia è destinata a scuotere le basi del rapporto instaurato finora tra gli utenti e la rete, vista come istituzione. Un avvenimento così importante da portare ad interrompere il mio silenzio.
Svezia, rivoluzione web arriva il provider pirata titola un articolo comparso oggi sulla Repubblica. La nuova ventata di liberalismo 2.0 giunge ancora dal Partito Pirata &#8211; che della libertà totale e incondizionata di godere di ogni tipo di prodotto culturale gratuitamente ha fatto la sua bandiera &#8211; che oltre ad ospitare sui propri server The Pirate Bay, la community di scambio digitale più frequentata del mondo (inaccessibile dall&#8217;Italia, ma non per i più esperti), è deciso ad andare oltre. Deciso nel dare agli utenti un&#8217;alternativa.
Il Partito Pirata ha annunciato infatti la creazione di un proprio ISP, &#8220;un provider di connettività per accedere alla Rete in forma completamente anonima e senza lasciare tracce&#8221;. Mossa solo apparentemente finalizzata a far passare notti infernali ai professionisti della sicurezza elettronica e agli integralisti del copyright.
La realtà è diversa. Il Provider Pirata non sarà per tutti. Sarà gestito dagli utenti esperti, da pirati, e ognuno dovrà provvedere autonomamente a risolvere eventuali malfunzionamenti del proprio collegamento.
La prospettiva offerta da Gustav Nipe, responsabile del provider per PiratPartiet, è chiara, condivisibile e user oriented.
L&#8217;obiettivo non è quello di offrire un&#8217;isola di illegalità ma una via di fuga dai provider ufficiali le cui operazioni sono da sempre corrotte da logiche di mercato alle quali il più delle volte l&#8217;utente non può che soccombere.
&#8220;Non sono un libertador. I libertadores non esistono. Sono i popoli che si liberano da sé&#8221;.
Ricordando Guevara.
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		<title>Quando essere social non è smart</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Jul 2010 15:38:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ignazio</dc:creator>
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Un articolo sul Sole 24ore di qualche settimana fa parlava di device hi-tech che hanno avuto poca fortuna nel conquistare il pubblico. Nella lista dei vari apparecchi che hanno mancato il colpo in questo 2010, è presente anche Kin di Microsoft.
Si tratta di un telefonino lanciato in due versioni ad aprile e ritirato dal mercato ai primi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a class="google_buzz"  
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<div id="_mcePaste">Un <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2010-07-10/smartphone-tablet-quando-tecnologia-112945.shtml?uuid=AYrOnj6B">articolo</a> sul Sole 24ore di qualche settimana fa parlava di device hi-tech che hanno avuto poca fortuna nel conquistare il pubblico. Nella lista dei vari apparecchi che hanno mancato il colpo in questo 2010, è presente anche Kin di Microsoft.</div>
<div id="_mcePaste">Si tratta di un telefonino lanciato in due versioni ad aprile e ritirato dal mercato ai primi di luglio.</div>
<div id="_mcePaste">Se pensiamo che l&#8217;iPhone 4 ha dato via 1,7 milioni di unità in soli tre giorni, vendere solo 500 apparecchi in sei settimane rappresenta, senza dubbio, un vero e proprio flop.</div>
<div id="_mcePaste">Eppure il Kin era stato presentato sul mercato come un &#8220;social-fonino&#8221;, uno strumento ideale per chi vive buona parte del tempo sui social network. Puntare su questo target in crescita (se lo è in Europa, negli Stati Uniti ancora di più) e potenzialmente molto profittevole, sembrava di per sé una garanzia di successo.</div>
<div id="_mcePaste">Ma il mercato ha dato torto all&#8217;azienda di Redmond e non è bastata una buona campagna di comunicazione per portare a casa il risultato.</div>
<div id="_mcePaste">L&#8217;advertising evidenziava la possibilità del networking offerte da Kin, presentando un &#8220;esperimento sociale&#8221;: ad una comune ragazza americana di nome Rosa, veniva offerta la possibilità di capire se i suoi contatti online fossero realmente degli amici. Un documentario raccontava il viaggio di questa ragazza in giro per l&#8217;America, con l&#8217;obiettivo di conoscere nella vita reale le persone connesse con il suo profilo online.</div>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="500" height="260" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/4Zweigo0js4&amp;hl=it_IT&amp;fs=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="500" height="260" src="http://www.youtube.com/v/4Zweigo0js4&amp;hl=it_IT&amp;fs=1" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<div id="_mcePaste">
<div id="_mcePaste">Uno storytelling a mio avviso interessante e che mi avevo colpito. Girato in stile Mtv, le varie clip di questa pubblicità avevano catturato la mia attenzione. Eppure, i 500 esemplari venduti sono lì a testimoniare la débâcle di Kin.</div>
</div>
<div>Vari articoli di settore (<a href="http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2010-07-08/tanti-saluti-socialfonino-085345.shtml?uuid=AYSSh15B&amp;fromSearch">Ilsole24ore</a>, <a href=" http://moconews.net/article/419-microsofts-kin-too-little-too-late-/">Moconews</a>, il <a href=" http://finance.yahoo.com/news/Microsofts-Kin-Priced-Too-paidcontent-1701310014.html?x=0&amp;.v=1 ">canale</a> finanza di Yahoo, <a href="http://www.betanews.com/article/Two-months-after-launch-Microsoft-is-killing-Kin-social-phone/1277933784">Betanews</a>, <a href=" http://www.zdnet.com/blog/microsoft/microsoft-kin-reviews-not-so-keen/6118">Zdnet</a>) offrono un risponso unanime sul perché del fallimento.</div>
<div>Prima di tutto, si è voluto travestire da Windows Phone 7 un apparecchio basato sul sistema operativo Windows CE.</div>
<div id="_mcePaste">Ma l&#8217;errore più grande è stato un altro: nonostante questo &#8220;socialfonino&#8221; mancasse di elementi chiave che tutti i telefoni offrono al giorno d&#8217;oggi,  il costo dell&#8217;abbonamento a Verizon (la compagnia telefonica statunitense che l&#8217;offriva in esclusiva) aveva lo stesso prezzo di un traffico dati offerto per uno smartphone.</div>
<div id="_mcePaste">Microsoft ha peccato di presunzione: ha voluto dare alla possibilità di integrare facebook, myspace e twitter su un device mobile, lo stesso valore di features evolute. Su Kin, infatti, non c&#8217;è mai stata la possibilità di scaricare applicazioni o giochi, non aveva programmi di istant messaging e non offriva la possibilità di sincronizzare calendari e rubriche.</div>
<div id="_mcePaste">Un prodotto, insomma, che ha sofferto di una pessimo posizionamento sul mercato nonostante l&#8217;insight vincente, il suo bel design e una campagna promozionale ben fatta.</div>
</div>
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Un articolo sul Sole 24ore di qualche settimana fa parlava di device hi-tech che hanno avuto poca fortuna nel conquistare il pubblico. Nella lista dei vari apparecchi che hanno mancato il colpo in questo 2010, è presente anche Kin di Microsoft.
Si tratta di un telefonino lanciato in due versioni ad aprile e ritirato dal mercato ai primi di luglio.
Se pensiamo che l&#8217;iPhone 4 ha dato via 1,7 milioni di unità in soli tre giorni, vendere solo 500 apparecchi in sei settimane rappresenta, senza dubbio, un vero e proprio flop.
Eppure il Kin era stato presentato sul mercato come un &#8220;social-fonino&#8221;, uno strumento ideale per chi vive buona parte del tempo sui social network. Puntare su questo target in crescita (se lo è in Europa, negli Stati Uniti ancora di più) e potenzialmente molto profittevole, sembrava di per sé una garanzia di successo.
Ma il mercato ha dato torto all&#8217;azienda di Redmond e non è bastata una buona campagna di comunicazione per portare a casa il risultato.
L&#8217;advertising evidenziava la possibilità del networking offerte da Kin, presentando un &#8220;esperimento sociale&#8221;: ad una comune ragazza americana di nome Rosa, veniva offerta la possibilità di capire se i suoi contatti online fossero realmente degli amici. Un documentario raccontava il viaggio di questa ragazza in giro per l&#8217;America, con l&#8217;obiettivo di conoscere nella vita reale le persone connesse con il suo profilo online.


Uno storytelling a mio avviso interessante e che mi avevo colpito. Girato in stile Mtv, le varie clip di questa pubblicità avevano catturato la mia attenzione. Eppure, i 500 esemplari venduti sono lì a testimoniare la débâcle di Kin.

Vari articoli di settore (Ilsole24ore, Moconews, il canale finanza di Yahoo, Betanews, Zdnet) offrono un risponso unanime sul perché del fallimento.
Prima di tutto, si è voluto travestire da Windows Phone 7 un apparecchio basato sul sistema operativo Windows CE.
Ma l&#8217;errore più grande è stato un altro: nonostante questo &#8220;socialfonino&#8221; mancasse di elementi chiave che tutti i telefoni offrono al giorno d&#8217;oggi,  il costo dell&#8217;abbonamento a Verizon (la compagnia telefonica statunitense che l&#8217;offriva in esclusiva) aveva lo stesso prezzo di un traffico dati offerto per uno smartphone.
Microsoft ha peccato di presunzione: ha voluto dare alla possibilità di integrare facebook, myspace e twitter su un device mobile, lo stesso valore di features evolute. Su Kin, infatti, non c&#8217;è mai stata la possibilità di scaricare applicazioni o giochi, non aveva programmi di istant messaging e non offriva la possibilità di sincronizzare calendari e rubriche.
Un prodotto, insomma, che ha sofferto di una pessimo posizionamento sul mercato nonostante l&#8217;insight vincente, il suo bel design e una campagna promozionale ben fatta.

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		<title>Il futuro da condividere</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Jul 2010 13:59:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo</dc:creator>
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Stamattina, è passata di qui Chiara. Sebbene non abbia potuto (per  tutta una serie di ragioni che spero di aver ben motivato) dire di sì ad  una richiesta di stage, ho dato qualche suggerimento (spero utile) su  come muoversi a Roma, tra eventi e non profit. Quello che le piace e su [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a class="google_buzz"  
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src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/plugins/google-buzz-button/images/google-buzz.png" alt="Google Buzz" title="Il futuro da condividere Estrogeni   Alfredo Borrelli   CEO" /></a><div class="tweetmeme_button" style="float: left; margin-left: 10px; margin-right: 20px;">
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<p>Stamattina, è passata di qui Chiara. Sebbene non abbia potuto (per  tutta una serie di ragioni che spero di aver ben motivato) dire di sì ad  una richiesta di stage, ho dato qualche suggerimento (spero utile) su  come muoversi a Roma, tra eventi e non profit. Quello che le piace e su  cui non siamo, al momento, concentrati in termini di business.<br />
Domani, toccherà a Rocco. Gli proporrò uno stage retribuito nel reparto  web-marketing. Che l&#8217;anno scorso non potei offrirgli.<br />
In settimana, ho inviato qualche consiglio a Domenico per la tesi di  laurea.<br />
Vittorio e Francesco, ormai, sono in pianta stabile.  Valentina c’è stata.<br />
Penso che essere insegnanti è un po’ come  essere imprenditori.<br />
Ce l’hai dentro o no. Non inizi ad esserlo quando ti firmano un  contratto. Non smetti di esserlo quando un contratto scade. Non guardi  al profitto. Non guardi al domani. Rifletti sui contributi che puoi dare  e non su quelli che ti spettano. Non vendichi né rivendichi.<br />
Fai  politica. Senza comizi, senza tessere, senza voti.<br />
Ricordi le  origini ma non ne sei schiavo. Sei consapevole del <a href="http://miojob.repubblica.it/notizie-e-servizi/notizie/dettaglio/la-fine-del-posto-stabile-solo-al-6-dei-neolaureati/3813002?ref=HREC1-4">presente</a> ma non te ne  lasci condizionare. Il tuo orizzonte è il futuro.<br />
Perciò, comprendi  quando chi lavora con te non ti comprende. Sai che non è tenuto a  farlo. Sai che comprenderà.<br />
Perché sai che il futuro è anche suo.  Soprattutto, suo.<br />
Qui e altrove. Soprattutto, altrove.</p>
<form id="vozme_form_fbacca9978ff3f376b80b2aef1cb8619" method="post" name="vozme_form_fbacca9978ff3f376b80b2aef1cb8619" target="fbacca9978ff3f376b80b2aef1cb8619" action="http://vozme.com/text2voice.php"><input name="text" type="hidden" value="Il futuro da condividere. 
			
				
			
		
Stamattina, è passata di qui Chiara. Sebbene non abbia potuto (per  tutta una serie di ragioni che spero di aver ben motivato) dire di sì ad  una richiesta di stage, ho dato qualche suggerimento (spero utile) su  come muoversi a Roma, tra eventi e non profit. Quello che le piace e su  cui non siamo, al momento, concentrati in termini di business.
Domani, toccherà a Rocco. Gli proporrò uno stage retribuito nel reparto  web-marketing. Che l&#8217;anno scorso non potei offrirgli.
In settimana, ho inviato qualche consiglio a Domenico per la tesi di  laurea.
Vittorio e Francesco, ormai, sono in pianta stabile.  Valentina c’è stata.
Penso che essere insegnanti è un po’ come  essere imprenditori.
Ce l’hai dentro o no. Non inizi ad esserlo quando ti firmano un  contratto. Non smetti di esserlo quando un contratto scade. Non guardi  al profitto. Non guardi al domani. Rifletti sui contributi che puoi dare  e non su quelli che ti spettano. Non vendichi né rivendichi.
Fai  politica. Senza comizi, senza tessere, senza voti.
Ricordi le  origini ma non ne sei schiavo. Sei consapevole del presente ma non te ne  lasci condizionare. Il tuo orizzonte è il futuro.
Perciò, comprendi  quando chi lavora con te non ti comprende. Sai che non è tenuto a  farlo. Sai che comprenderà.
Perché sai che il futuro è anche suo.  Soprattutto, suo.
Qui e altrove. Soprattutto, altrove.
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		<title>New business. To you</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Jul 2010 08:51:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo</dc:creator>
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Riflettevo su Feedelity.
Il progetto nasce all’interno di un  aggregato scientifico composto da aziende (Italsime, Estrogeni,  Iniziativa) e università (Napoli, Benevento). Ha l’obiettivo primario di  dar vita ad un sistema esperto che, secondariamente, consenta di creare  un circuito ad elevata fidelizzazione tra esercenti commerciali al  dettaglio di una determinata zona cittadina.
Come? [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a class="google_buzz"  
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src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/plugins/google-buzz-button/images/google-buzz.png" alt="Google Buzz" title="New business. To you Estrogeni   Alfredo Borrelli   CEO" /></a><div class="tweetmeme_button" style="float: left; margin-left: 10px; margin-right: 20px;">
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			</a>
		</div>
<p>Riflettevo su Feedelity.<br />
Il progetto nasce all’interno di un  aggregato scientifico composto da aziende (<a href="http://www.italsime.eu/opencms/index.html">Italsime</a>, Estrogeni,  <a href="http://www.iniziativa.cc/">Iniziativa</a>) e università (Napoli, Benevento). Ha l’obiettivo primario di  dar vita ad un sistema esperto che, secondariamente, consenta di creare  un circuito ad elevata fidelizzazione tra esercenti commerciali al  dettaglio di una determinata zona cittadina.<br />
Come? Attraverso  piani di marketing tailor made, elaborati da un consulente virtuale.Qualcosa,  insomma, che sta a cavallo tra economia, sociologia, informatica e  comunicazione.È stato bello esserci dentro. Ci ha offerto la possibilità  di cimentarci con concetti ed esperienze ad oggi inesplorate ma,  soprattutto, ci ha fatto comprendere il valore della nostra pratica  quotidiana. È come se ci fossimo prestati a far da cavia,  inferenziandoci l’un l’altro.<br />
Poi, come sempre, ci siamo fermati a pensare. E di pensiero in pensiero  (a cascata, proprio come un albero&#8230;), siamo giunti alla conclusione che  abbiamo inconsapevolmente programmato un suicidio (altruistico, per  dirla con Durkheim). Ci siamo, infatti, tagliati una fetta di mercato,  che da oggi in poi farà affidamento su Feedelity.<br />
Quando si dice l’eterogenesi dei <a href="http://blog.estrogeni.net/host-writer/regola-numero-uno-liberarsi-di-alfredo/">fini</a>.<br />
<a href="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2010/07/Feedelity.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3192" title="Feedelity" src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2010/07/Feedelity.jpg" alt="Feedelity New business. To youEstrogeni   Alfredo Borrelli   CEO" width="222" height="92" /></a></p>
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Riflettevo su Feedelity.
Il progetto nasce all’interno di un  aggregato scientifico composto da aziende (Italsime, Estrogeni,  Iniziativa) e università (Napoli, Benevento). Ha l’obiettivo primario di  dar vita ad un sistema esperto che, secondariamente, consenta di creare  un circuito ad elevata fidelizzazione tra esercenti commerciali al  dettaglio di una determinata zona cittadina.
Come? Attraverso  piani di marketing tailor made, elaborati da un consulente virtuale.Qualcosa,  insomma, che sta a cavallo tra economia, sociologia, informatica e  comunicazione.È stato bello esserci dentro. Ci ha offerto la possibilità  di cimentarci con concetti ed esperienze ad oggi inesplorate ma,  soprattutto, ci ha fatto comprendere il valore della nostra pratica  quotidiana. È come se ci fossimo prestati a far da cavia,  inferenziandoci l’un l’altro.
Poi, come sempre, ci siamo fermati a pensare. E di pensiero in pensiero  (a cascata, proprio come un albero&#8230;), siamo giunti alla conclusione che  abbiamo inconsapevolmente programmato un suicidio (altruistico, per  dirla con Durkheim). Ci siamo, infatti, tagliati una fetta di mercato,  che da oggi in poi farà affidamento su Feedelity.
Quando si dice l’eterogenesi dei fini.

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		<title>Fenomeno e fenomenologia di Draquila</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Jun 2010 10:52:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo</dc:creator>
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In slideshare, condividiamo integralmente il contenuto di Effetto Draquila. I dati sono aggiornati al 16 maggio (da allora, fortunatamente, sono cresciuti), resta forte il senso di un’esperienza ampia, profonda, appassionante, importante. Buona lettura. A partire da queste considerazioni personali.
Epistemologicamente, Draquila nasce intorno agli inizi di marzo del 2010.
Il tre marzo, con un post sul proprio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a class="google_buzz"  
href="http://www.google.com/reader/link?url=http://blog.estrogeni.net/estrogenews/fenomeno-e-fenomenologia-di-draquila/&title=Fenomeno+e+fenomenologia+di+Draquila&srcURL=http://blog.estrogeni.net" target="_blank" rel="nofollow"><img
src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/plugins/google-buzz-button/images/google-buzz.png" alt="Google Buzz" title="Fenomeno e fenomenologia di Draquila Estrogeni   Alfredo Borrelli   CEO" /></a><div class="tweetmeme_button" style="float: left; margin-left: 10px; margin-right: 20px;">
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			</a>
		</div>
<p><em>In <a href="http://www.slideshare.net/Estrogeni/draquila-casehistory" target="_blank">slideshare</a></em><em>, condividiamo integralmente il contenuto di Effetto Draquila. I dati sono aggiornati al 16 maggio (da allora, fortunatamente, sono cresciuti), resta forte il senso di un’esperienza ampia, profonda, appassionante, importante. Buona lettura. A partire da queste considerazioni personali.</em></p>
<p>Epistemologicamente, Draquila nasce intorno agli inizi di marzo del 2010.<br />
Il tre marzo, con un post sul proprio blog dal titolo Tototitolo, Sabina scrive: “allora è ora di trovare un titolo al film vi va di contribuire al brain storming? è vero il film non lo conoscete ma ve lo potete immaginare tema: raccontare l’aquila per raccontare l’italia. vi dico i titoli che mi sono venuti in mente fino ad ora per darvi una traccia<br />
ESSI VIVONO<br />
PUS PUS<br />
DOVE VOLANO GLI SCIACALLI<br />
L’AQUILA E LO SCIACALLO”.<br />
Si scatena la caccia al titolo. 105 commenti, argomentati e appassionati.<br />
Si parte da tor100, che suggerisce “Dove volano gli sciacalli!”, per finire con Mino_P, che scrive “L’Aquila spennata volava sul G8”.<br />
A metà sondaggio, il quattro marzo, interviene ancora Sabina: “mi piace I CACCIATORI DI AQUILANI! E anche tanti altri va da sé. adoro questa partecipazione sul titolo! grazie! &#8230;secondo me ancora non ci siamo ma ci sono tutte le premesse. in realtà la parodia di un titolo già esistente è poco efficace dobbiamo trovarne uno nostro giuste le parole sciacalli e sinonimi, lo sgretolarsi del paese, lo sciame insomma verrà”.<br />
Si continua così, per circa venti giorni e 268 interventi.<br />
Finché Sabina, dopo un iniziale tentennamento (dal post La decisione, del 12 marzo: ci vuole qualcosa che sia ironico ma forte adeguato agli argomenti”), il 25 marzo annuncia il titolo.<br />
Esattamente, Ordinanza 3838: habemus titolum: “allora dopo avere attentamente esaminato le proposte del sopradetto blog nelle date sottocitate a latere delle considerazioni di carattere politico amministrativo idrogeologico e di compatibilità ambientale visti gli articoli 57, 5859, 12 e 12 bis in deroga alle norme che vincolano la consequenzialità, che proteggono l’analisi logica e quella grammaticale, le norme dell’educazione, del rispetto degli anziani e dei minori, in deroga alle leggi di gravità e alle successive modifiche, in deroga al divieto di ubiquità, onnipresenza veggenza e<br />
teletrasporto molecolare e successive modifiche il potente movimento di correnti scaturito<br />
dal brain storming della rete ha battezzato questo film<br />
DRAQUILA L’ITALIA CHE TREMA<br />
da una rapida indagine risulta che sia la prima volta che un titolo viene scelto su internet. complimenti a tutti nella speranza che il film sia all’altezza di come ve lo siete immaginato”.<br />
L’autore di Draquila, per la cronaca, è Il Mago di Oz.<br />
Draquila non ha una forma fisica particolare.<br />
Draquila non è una persona precisa (sarà divertente, in seguito, notare come la vetta del box office a un certo punto si trovi presidiata da titoli come Robin Hood, Iron Man, Draquila… un fumettificio).<br />
Draquila è una sensazione, un riferimento, una certezza. Suono allusivo, tipico di questi tempi difficili, incerti, fintamente condivisi.<br />
Ma Draquila è anche un’esperienza tenace, coerente, concreta (e riuscita) di condivisione e partecipazione, attraverso un uso sapiente e voluto della rete.<br />
L’io digitale che è un noi sociale e il noi sociale che è un io digitale. Fenomeno e fenomenologia, dunque. Minoranza che si fa maggioranza. Coscienza e conoscenza.<br />
Per questo, penso che Draquila sia nato quel giorno di marzo esclusivamente per i motori di ricerca (dal 25 marzo, 1.800.000 risultati prodotti per la ricerca “Draquila”).<br />
Per la storia, c’era. Per la cronaca, c’è. Per la vita, ci sarà.</p>
<div id="__ss_4610326" style="width: 425px;"><strong><a title="Draquila - Case history Estrogeni" href="http://www.slideshare.net/Estrogeni/draquila-casehistory">Draquila &#8211; Case history Estrogeni</a></strong><object id="__sse4610326" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="355" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowScriptAccess" value="always" /><param name="src" value="http://static.slidesharecdn.com/swf/ssplayer2.swf?doc=casehistory-draquila-100625035749-phpapp01&amp;stripped_title=draquila-casehistory" /><param name="name" value="__sse4610326" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed id="__sse4610326" type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="355" src="http://static.slidesharecdn.com/swf/ssplayer2.swf?doc=casehistory-draquila-100625035749-phpapp01&amp;stripped_title=draquila-casehistory" name="__sse4610326" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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In slideshare, condividiamo integralmente il contenuto di Effetto Draquila. I dati sono aggiornati al 16 maggio (da allora, fortunatamente, sono cresciuti), resta forte il senso di un’esperienza ampia, profonda, appassionante, importante. Buona lettura. A partire da queste considerazioni personali.
Epistemologicamente, Draquila nasce intorno agli inizi di marzo del 2010.
Il tre marzo, con un post sul proprio blog dal titolo Tototitolo, Sabina scrive: “allora è ora di trovare un titolo al film vi va di contribuire al brain storming? è vero il film non lo conoscete ma ve lo potete immaginare tema: raccontare l’aquila per raccontare l’italia. vi dico i titoli che mi sono venuti in mente fino ad ora per darvi una traccia
ESSI VIVONO
PUS PUS
DOVE VOLANO GLI SCIACALLI
L’AQUILA E LO SCIACALLO”.
Si scatena la caccia al titolo. 105 commenti, argomentati e appassionati.
Si parte da tor100, che suggerisce “Dove volano gli sciacalli!”, per finire con Mino_P, che scrive “L’Aquila spennata volava sul G8”.
A metà sondaggio, il quattro marzo, interviene ancora Sabina: “mi piace I CACCIATORI DI AQUILANI! E anche tanti altri va da sé. adoro questa partecipazione sul titolo! grazie! &#8230;secondo me ancora non ci siamo ma ci sono tutte le premesse. in realtà la parodia di un titolo già esistente è poco efficace dobbiamo trovarne uno nostro giuste le parole sciacalli e sinonimi, lo sgretolarsi del paese, lo sciame insomma verrà”.
Si continua così, per circa venti giorni e 268 interventi.
Finché Sabina, dopo un iniziale tentennamento (dal post La decisione, del 12 marzo: ci vuole qualcosa che sia ironico ma forte adeguato agli argomenti”), il 25 marzo annuncia il titolo.
Esattamente, Ordinanza 3838: habemus titolum: “allora dopo avere attentamente esaminato le proposte del sopradetto blog nelle date sottocitate a latere delle considerazioni di carattere politico amministrativo idrogeologico e di compatibilità ambientale visti gli articoli 57, 5859, 12 e 12 bis in deroga alle norme che vincolano la consequenzialità, che proteggono l’analisi logica e quella grammaticale, le norme dell’educazione, del rispetto degli anziani e dei minori, in deroga alle leggi di gravità e alle successive modifiche, in deroga al divieto di ubiquità, onnipresenza veggenza e
teletrasporto molecolare e successive modifiche il potente movimento di correnti scaturito
dal brain storming della rete ha battezzato questo film
DRAQUILA L’ITALIA CHE TREMA
da una rapida indagine risulta che sia la prima volta che un titolo viene scelto su internet. complimenti a tutti nella speranza che il film sia all’altezza di come ve lo siete immaginato”.
L’autore di Draquila, per la cronaca, è Il Mago di Oz.
Draquila non ha una forma fisica particolare.
Draquila non è una persona precisa (sarà divertente, in seguito, notare come la vetta del box office a un certo punto si trovi presidiata da titoli come Robin Hood, Iron Man, Draquila… un fumettificio).
Draquila è una sensazione, un riferimento, una certezza. Suono allusivo, tipico di questi tempi difficili, incerti, fintamente condivisi.
Ma Draquila è anche un’esperienza tenace, coerente, concreta (e riuscita) di condivisione e partecipazione, attraverso un uso sapiente e voluto della rete.
L’io digitale che è un noi sociale e il noi sociale che è un io digitale. Fenomeno e fenomenologia, dunque. Minoranza che si fa maggioranza. Coscienza e conoscenza.
Per questo, penso che Draquila sia nato quel giorno di marzo esclusivamente per i motori di ricerca (dal 25 marzo, 1.800.000 risultati prodotti per la ricerca “Draquila”).
Per la storia, c’era. Per la cronaca, c’è. Per la vita, ci sarà.
Draquila &#8211; Case history Estrogeni
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		<title>3d e movimento si scontrano a Los Angeles</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Jun 2010 11:53:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sebastiano</dc:creator>
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L&#8217;appena concluso E3 Expo 2010, la principale vetrina occidentale dell&#8217;industria dei videogiochi, rimarrà probabilmente nella storia per due motivi: ha visto il debutto della prima console con schermo 3D stereoscopico che non necessita di occhiali speciali &#8211; ovvero Nintendo 3DS &#8211; e ha consacrato i sistemi di controllo basati sul &#8220;movimento&#8221; come principale tendenza degli ultimi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a class="google_buzz"  
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<p>L&#8217;appena concluso <a href="http://www.e3expo.com/">E3 Expo 2010</a>, la principale vetrina occidentale dell&#8217;industria dei videogiochi, rimarrà probabilmente nella storia per due motivi: ha visto il debutto della prima console con schermo 3D stereoscopico che non necessita di occhiali speciali &#8211; ovvero Nintendo 3DS &#8211; e ha consacrato i sistemi di controllo basati sul &#8220;movimento&#8221; come principale tendenza degli ultimi anni, quantomeno a partire dalla commercializzazione di Nintendo Wii, avvenuta ormai quattro anni orsono.<br />
Sia Sony che Microsoft, infatti, dopo averle annunciate l&#8217;anno scorso, hanno portato a Los Angeles in veste giocabile le due nuove interfacce per PlayStation 3 e Xbox 360 il cui (non banale) obiettivo è catturare l&#8217;attenzione del cosiddetto pubblico <em>casual</em>, lo stesso a cui si è rivolta Nintendo con i giochi per Wii, dimostrando che i milioni di giocatori a cui tutta l&#8217;industria era rivolta fino al 2006 non sono che una piccola fetta del pubblico potenziale di un mezzo espressivo così potente qual è il videogioco. Se queste due nuove interfacce &#8211; denominate PlayStation Move e Kinect &#8211; avranno il successo sperato, potremo dire di essere entrati a tutti gli effetti in una fase nuova, in cui anche chi non ha mai tenuto un pad in mano e non ha faticosamente ottenuto un&#8217;abilità nel giocare può ritenersi comunque un giocatore e rivolgersi a fasce di prodotti plasmati su questo nuovo modello di utente.<br />
Di contro, se Sony e Microsoft fallissero l&#8217;obiettivo, il mercato resterebbe ancora per qualche anno in questa strana fase di transizione, ma è qualcosa che non ci auguriamo in quanto rallenterebbe non di poco il progresso dei videogiochi a causa delle ingenti perdite finanziarie a cui le due case sarebbero costrette a far fronte.<br />
Sistemi di controllo a parte, il vero mattatore dell&#8217;E3 2010 è stato senza ombra di dubbio Nintendo 3DS, la nuova console portatile della famiglia DS dotata di uno schermo di nuovissima concezione (brevettato da Sharp), grazie al quale godere di una visione realmente tridimensionale, a occhio nudo, di giochi, filmati e fotografie opportunamente &#8220;formattati&#8221; per essere fruiti in questo modo. La doppia fotocamera sul guscio esterno della console permette, tra l&#8217;altro, di scattare fotografie stereoscopiche e osservarle subito sullo schermo 3D, una vera primizia che siamo stati felicissimi di provare &#8211; seppur solo per pochi minuti &#8211; dopo aver pazientemente atteso in fila per ore nell&#8217;affollatissimo stand di Nintendo.<br />
Considerata l&#8217;enfasi che anche Sony sta ponendo sugli effetti 3D per i giochi di PlayStation 3 &#8211; ma, in questo caso, è richiesto l&#8217;uso di occhiali e di una TV di ultimissima generazione &#8211; non è difficile prevedere che la visione stereoscopica sarà uno dei principali argomenti di discussione, nei prossimi anni, anche relativamente ai videogiochi e in parallelo con quanto sta avvenendo nel mondo del cinema. Microsoft, dal canto suo, pur essendo la prima a proporre un&#8217;interfaccia completamente gestuale e &#8220;controller free&#8221; grazie a Kinect, sembra non essere interessata all&#8217;argomento 3D per adesso, e ne ha ben donde visto che serviranno almeno un paio d&#8217;anni prima che la base installata dei televisori compatibili raggiunga una dimensione apprezzabile.<br />
In conclusione, <a href="http://next.videogame.it/">possiamo dire</a> di aver partecipato a un E3 ricco di promesse e primizie, per quanto proprio il fronte dei videogiochi in senso stretto (cioè del software, visto che fino a questo momento abbiamo parlato solo di hardware) non abbia offerto prospettive nuove che non fossero già ampiamente prevedibili. Il catalogo &#8220;casual&#8221; di Sony e Microsoft si è, infatti, rivelato una triste fotocopia di quello di casa Nintendo: giochi di sport iper-semplificati, cuccioli virtuali, giochi di fitness, esperienze di gameplay molto guidate e grafiche colorate per attrarre grandi e piccini davanti al nuovo &#8220;focolare elettronico&#8221;.<br />
Gli stessi giochi per 3DS, a parte lo stupore derivante dal diabolico schermo stereoscopico, non hanno messo in luce meccaniche innovative o che traessero in qualche modo vantaggio dal rinnovato senso di profondità. Come dire: ben due rivoluzioni (potenziali) sono iniziate, ma sono anche ben lungi dall&#8217;essere compiute; l&#8217;ultima parola, come sempre, spetta a noi consumatori, chiamati a decidere se la direzione intrapresa dai tre principali motori dell&#8217;industria è quella che più ci soddisfa. A questo proposito, il dato più interessante (anche se un po&#8217; soggettivo) potrebbe essere che il gioco più bello mostrato in fiera è stato Portal 2, guardacaso un gioco proveniente da una software house molto radicata su piattaforma PC e che non ha nulla a che vedere con i sensori di movimento né con la visione stereoscopica; come a dire che la &#8220;vecchia scuola&#8221; di intendere i videogiochi ha ancora molto, moltissimo da dire.<br />
<a href="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2010/06/nintendo_3ds1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3166" title="nintendo_3ds" src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2010/06/nintendo_3ds1-300x207.jpg" alt="nintendo 3ds1 300x207 3d e movimento si scontrano a Los AngelesEstrogeni   Alfredo Borrelli   CEO" width="300" height="207" /></a></p>
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L&#8217;appena concluso E3 Expo 2010, la principale vetrina occidentale dell&#8217;industria dei videogiochi, rimarrà probabilmente nella storia per due motivi: ha visto il debutto della prima console con schermo 3D stereoscopico che non necessita di occhiali speciali &#8211; ovvero Nintendo 3DS &#8211; e ha consacrato i sistemi di controllo basati sul &#8220;movimento&#8221; come principale tendenza degli ultimi anni, quantomeno a partire dalla commercializzazione di Nintendo Wii, avvenuta ormai quattro anni orsono.
Sia Sony che Microsoft, infatti, dopo averle annunciate l&#8217;anno scorso, hanno portato a Los Angeles in veste giocabile le due nuove interfacce per PlayStation 3 e Xbox 360 il cui (non banale) obiettivo è catturare l&#8217;attenzione del cosiddetto pubblico casual, lo stesso a cui si è rivolta Nintendo con i giochi per Wii, dimostrando che i milioni di giocatori a cui tutta l&#8217;industria era rivolta fino al 2006 non sono che una piccola fetta del pubblico potenziale di un mezzo espressivo così potente qual è il videogioco. Se queste due nuove interfacce &#8211; denominate PlayStation Move e Kinect &#8211; avranno il successo sperato, potremo dire di essere entrati a tutti gli effetti in una fase nuova, in cui anche chi non ha mai tenuto un pad in mano e non ha faticosamente ottenuto un&#8217;abilità nel giocare può ritenersi comunque un giocatore e rivolgersi a fasce di prodotti plasmati su questo nuovo modello di utente.
Di contro, se Sony e Microsoft fallissero l&#8217;obiettivo, il mercato resterebbe ancora per qualche anno in questa strana fase di transizione, ma è qualcosa che non ci auguriamo in quanto rallenterebbe non di poco il progresso dei videogiochi a causa delle ingenti perdite finanziarie a cui le due case sarebbero costrette a far fronte.
Sistemi di controllo a parte, il vero mattatore dell&#8217;E3 2010 è stato senza ombra di dubbio Nintendo 3DS, la nuova console portatile della famiglia DS dotata di uno schermo di nuovissima concezione (brevettato da Sharp), grazie al quale godere di una visione realmente tridimensionale, a occhio nudo, di giochi, filmati e fotografie opportunamente &#8220;formattati&#8221; per essere fruiti in questo modo. La doppia fotocamera sul guscio esterno della console permette, tra l&#8217;altro, di scattare fotografie stereoscopiche e osservarle subito sullo schermo 3D, una vera primizia che siamo stati felicissimi di provare &#8211; seppur solo per pochi minuti &#8211; dopo aver pazientemente atteso in fila per ore nell&#8217;affollatissimo stand di Nintendo.
Considerata l&#8217;enfasi che anche Sony sta ponendo sugli effetti 3D per i giochi di PlayStation 3 &#8211; ma, in questo caso, è richiesto l&#8217;uso di occhiali e di una TV di ultimissima generazione &#8211; non è difficile prevedere che la visione stereoscopica sarà uno dei principali argomenti di discussione, nei prossimi anni, anche relativamente ai videogiochi e in parallelo con quanto sta avvenendo nel mondo del cinema. Microsoft, dal canto suo, pur essendo la prima a proporre un&#8217;interfaccia completamente gestuale e &#8220;controller free&#8221; grazie a Kinect, sembra non essere interessata all&#8217;argomento 3D per adesso, e ne ha ben donde visto che serviranno almeno un paio d&#8217;anni prima che la base installata dei televisori compatibili raggiunga una dimensione apprezzabile.
In conclusione, possiamo dire di aver partecipato a un E3 ricco di promesse e primizie, per quanto proprio il fronte dei videogiochi in senso stretto (cioè del software, visto che fino a questo momento abbiamo parlato solo di hardware) non abbia offerto prospettive nuove che non fossero già ampiamente prevedibili. Il catalogo &#8220;casual&#8221; di Sony e Microsoft si è, infatti, rivelato una triste fotocopia di quello di casa Nintendo: giochi di sport iper-semplificati, cuccioli virtuali, giochi di fitness, esperienze di gameplay molto guidate e grafiche colorate per attrarre grandi e piccini davanti al nuovo &#8220;focolare elettronico&#8221;.
Gli stessi giochi per 3DS, a parte lo stupore derivante dal diabolico schermo stereoscopico, non hanno messo in luce meccaniche innovative o che traessero in qualche modo vantaggio dal rinnovato senso di profondità. Come dire: ben due rivoluzioni (potenziali) sono iniziate, ma sono anche ben lungi dall&#8217;essere compiute; l&#8217;ultima parola, come sempre, spetta a noi consumatori, chiamati a decidere se la direzione intrapresa dai tre principali motori dell&#8217;industria è quella che più ci soddisfa. A questo proposito, il dato più interessante (anche se un po&#8217; soggettivo) potrebbe essere che il gioco più bello mostrato in fiera è stato Portal 2, guardacaso un gioco proveniente da una software house molto radicata su piattaforma PC e che non ha nulla a che vedere con i sensori di movimento né con la visione stereoscopica; come a dire che la &#8220;vecchia scuola&#8221; di intendere i videogiochi ha ancora molto, moltissimo da dire.

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