Ignoranza o creatività?
Pubblicato da Chiara
“C vediamo dp?” “kk” …due sono le possibilità, o io sono “troppo vecchia” e aspiro al ritorno del Dolce Stil Novo o loro sono una nuova corrente di futuristi. Staremo a vedere.
Sette anni in un minuto
Pubblicato da Alfredo
Poco fa, salendo per via Vasi.
Davanti a me, Ignazio. Davanti a Ignazio, Agostino. Difronte ad Agostino, Teresa. Alle spalle di Teresa, Alessia. E dentro, già Matteo e Alessia the Second. Di fondo, il rombo del motorino di Albino.
Non siamo tutti ma è (metaforicamente) tutto.
BlogDay 2010. I nostri consigli
Pubblicato da Francesco
Oggi è il BlogDay. Facciamo festa e lo facciamo nel modo più consono, ovvero consigliando ai nostri lettori nuovi punti di vista. Mettendo in evidenza delle realtà scoperte duramente e da cui è impossibile separarsi. I blogger sono come il proprio autore preferito. Si è pronti a leggere qualsiasi creazione, ma in modalità 2.0. Una comunicazione bidirezionale.
Alimentare la curiosità generativa. Questo è il BlogDay.

Questi sono i nostri 5 consigli per il 4th BlogDay.
- Joe La Pompe
Sono letteralmente innamorato di questo sito. Non solo per l’idea geniale che c’è dietro, ovvero stanare ogni sorta di plagio fortuito o fortemente voluto, ma anche per la straordinaria capacità di questo creativo francese di riuscire ad individuare costantemente campagne che onestamente… puzzano! (Vittorio) - TagliaBlog
Tratta di argomenti sempre interessanti, il suo modo di scrivere e le sue riflessioni mi piacciono molto. Il suo punto di vista è intelligente e critico e sai che puoi sempre imparare qualcosa dal leggerlo. (Ignazio) - Catepol 3.0
L’insegnante che tutti avrebbero voluto alle scuole elementari. Capace di non odiare gli sviluppi tecnologici, ma immergersi in essi e comprendere come possano essere adoperati in veste di nuovi strumenti di educazione. Una formatrice, riconosciuta, per il web 2.0 (Francesco) - MaestroAlberto
Non ha bisogno di presentazioni. Alberto Piccini è l’uomo delle novità, colui che trasforma app. e/0 siti sconosciuti in commodity. Se c’è qualcosa che ti sembra una novità, forse è perché non leggi il suo blog. Applicazioni utili o divertenti al servizio di chi è un curioso del Web. (Francesco/Vittorio/Ignazio) - Kawakumi
Leggo Kawakumi, perché sono un sentimentale.
Davide mi ha spalancato gli occhi sul mondo del webmarketing e, al di là di ciò che ho visto e imparato a vedere negli anni a seguire (facendolo diventare anche business), non dimentico il piacere della scoperta.
Leggo Kawakumi, perché sono un razionale.
Davide, con metodo, tempestività e la giusta dose critica, segnala le cose più interessanti, innovative, divertenti, facendone un sunto esaustivo a vantaggio di chi non ha tempo né strumenti per coglierle da sé. Leggo Kawakumi e consiglio a tutti di leggerlo. Con il cuore e con la testa. (Alfredo)
Maschilismo patinato
Pubblicato da Carla
C’era un tempo in cui la società era maschilista, in cui le donne erano identificate esclusivamente con il ruolo di moglie e di madre e ogni eccezione alla regola era guardata con sospetto.
La vita di un essere femminile non poteva che ruotare intorno a quella di un essere maschile e della prole; era in questa cornice che ogni donna doveva trovare la propria realizzazione, perché, manco a dirlo, la cura dell’altro, in quel tempo, era considerata un privilegio tutto femminile.
Ma poi, dopo teorizzazioni filosofiche, saggi, manifestazioni, coraggiosa militanza e fantomatici reggiseni bruciati, tutto ciò, finalmente, è finito.
Oggi non è più ammissibile che un uomo sostenga che il posto delle donne è a casa a girare il sugo, al punto che sentiamo il dovere morale di dare la caccia ai veli non meidinìtali.
Ai giorni nostri felici, vivaddio, siamo tutti invitati, maschi e femmine, ad autorealizzarci in ogni ambito e nessuno sembra più irrimediabilmente ingessato in un ruolo stabilito dall’alto.
A dispetto di tanta autodeterminazione, però, c’è ancora qualcuno che vuole farci credere che il compito di una donna è rendere felice l’esemplare di maschio che si trova accanto (auspicabilmente, questa volta, scelto da lei). Questo qualcuno, mio malgrado, non è un nostalgico dei vecchi tempi, o un seguace di spicciole teorie di determinismo biologico, che vede nell’utero la causa della debolezza del “gentil sesso”, ma gli autori delle riviste femminili che, nella maggior parte dei casi, sono proprio donne.
Da qualche mese faccio piccole escursioni in quel mondo patinato; tutto è iniziato un pomeriggio dal parrucchiere e da quel giorno è nata un’intensa frequentazione da cui fatico ad emanciparmi.
Al primo incontro è stato sgomento: perché anche wonderwoman si sarebbe sentita una formica rispetto ai modelli di donna che abitano quelle riviste. La donna che ci viene incontro tra l’indice e l’oroscopo è bella o, se proprio la natura non l’ha dotata, sa valorizzarsi per sembrare bella; è in forma, si prende cura della sua pelle, del suo giro vita, dell’altezza dei suoi glutei e della tonicità del suo interno coscia, sta attenta a quel che mangia; lavora, viaggia, e naturalmente ha un fidanzato che lavora, si mantiene in forma, è premuroso nei confronti delle proprie borse sotto gli occhi e delle zampe di gallina, e con cui fa del sesso “qualitativamente gratificante per entrambi”.
Fin qui nulla di inaspettato, sono andata al lavatesta sperando che nel mondo a nessuna donna venga mai in mente di mettersi a confronto con l’esemplare della rivista, che avevo appena posato.
Da quel giorno sono andata a cercare le tracce di quelle pagine anche su internet, ho raggiunto il sito giusto e mi si è spalancato un mondo. L’home page mi ha indirizzato alla rubrica How-to; una sorta di ricettario per qualsiasi obiettivo, dalla scelta del rossetto ai tutorial per l’uovo al tegamino, passando per i consigli in materia di relazioni sentimentali.
Proprio su quest’ultimi vale la pena spendere del tempo, perché è qui che ho stanato i promotori di antichi modelli di genere.
Cosa devono saper affrontare le donne di oggi secondo i nostri autori? Oltre a sfide inoffensive come quella di evitare la fiatella del mattino, ci sono una sfilza di consigli affinché lei sappia “mantenere lo scintillio durante la convivenza”, sappia accendere il desiderio sessuale, con l’imperativo categorico di rendersi attraente in ogni momento (inevitabile corollario), sappia come comportarsi se lui è lunatico, geloso, a tinta unita, a strisce, a pois, così che lo possa accontentare, sostenere, impomatare e cucinare. Lei deve, deve, deve fare una marea di cose e tutto questo al fine di conquistare prima, mantenere poi e soddisfare durante un uomo, che in tutto questo sembra avere l’unico onere di tornare a casa la sera.
Il tema più sconcertante, però, è quello del tradimento; accanto alla ricetta per “allenarsi alla fedeltà coniugale” e tenersi lontane dalla tentazione, c’è quella per affrontare un tradimento da parte del compagno. In sintesi: un uomo può anche inciampare in un errore nella vita di coppia, ma tu donna jamais!
Dopo aver fatto scorta di consigli perché il “mio uomo” sia sempre appagato, ed aver raggiunto un formidabile Know-how, non posso che notare che i ruoli da cui le donne pensavano di essersi emancipate, sono usciti dalla porta per rientrare dalla finestra, e continuano nell’impresa di organizzare la relazione tra sessi non più attraverso l’autorità dei costumi e della morale, ma strisciando amichevolmente tra le pagine delle riviste (e non solo).
Concludo dando voce ad un atroce dubbio: sebbene tentino di trasformarci in perfette ancelle per i nostri uomini, queste riviste (firmate da donne) spuntano come funghi e vendono… non sarà che, nonostante tutto, non ci siamo liberate fino in fondo di quel ruolo che ci è stato imposto dai tempi dei tempi?
Mollo tutto
Pubblicato da Daniela
L’abbiamo detto tutti.
L’abbiamo minacciato tutti.
L’abbiamo sognato tutti.
In verità, l’hanno fatto in pochi.
Prendersi un anno per cambiare vita. Dedicarsi un anno. Fermarsi per muoversi davvero, ri-partendo dal profondo. Partire per un viaggio in tre tappe. Con tre obiettivi apparentemente facili innati naturali profondamente umani. Un anno per assaporare il gusto delle cose vere e imparare ad essere, se non felici, almeno sereni.
Elizabeth Gilbert, Liz per gli amici, il suo viaggio l’ha fatto davvero. La storia l’ha raccontata in un libro da cui è stato tratto il penultimo film che sono andata a vedere, ieri, in anteprima.
Entriamo in sala con qualche minuto di ritardo, ci accoglie una New York profondamente business e una donna sull’orlo di un divorzio, ma è una premessa che sembra insignificante, siamo lì per capire come si fa quello che tutti, almeno una volta nella vita, abbiamo pensato di fare.
Il viaggio parte. E le atmosfere ti catturano. Mentre assecondi il dolce far niente, o, meglio, l’italico ozio, iniziano le chicche e i consigli. Scopri che puoi chiamare famiglia chi ti vuol bene, godere di una buona pizza senza preoccuparti della linea, vivere con equidistante equilibrio al centro tra Dio e l’Io. Mentre Liz entra nel vivo del suo viaggio tra commozione ed emozione, inizi a pensare con lei. Ogni battuta è preziosa; ogni incontro, comprendi, ha qualcosa da insegnarti. Nulla è come sembra e tutto è possibile, anche meditare, al caldo, tra gli insetti. E mentre la musica diventa il leit motiv (dalla canzone sbagliata del matrimonio fallito, alla musica yogi fino alla cassetta dell’incontro/scontro con l’uomo che forse sarà l’Amore) avverti che, alla fine puoi trovare l’equilibrio in te, e accogliere anche l’altro.
A fare da contorno, una Bali da visitare al più presto, la spiritualità indiana piena di ritmi e colori, la bellezza antica della città eterna.
Il film non perde il ritmo e in ogni scena si gode, si ride, si piange e, ovviamente si mangia, si beve, si prega e si ama. Ma la cosa più bella, per me, è che – per due ore – senza pudori e timori, vengono messi a tema quelle questioni che, raramente, mancano in una conversazione tra donne, amiche, confidenti. Si mette a tema l’io, si mettono a tema sogni, desideri, colpe o sensi di colpa, si mette al centro la vita con gioie e dolori, forze e debolezze. Si perdona e ci si perdona. Si rischia tutto per ritrovarsi e si decide di amare, perché “a volte perdere l’equilibrio per amore è parte del vivere una vita equilibrata”.
Finito il film, non resta che leggere il libro e guardare, con occhi diversi, il prossimo piatto di spaghetti al pomodoro. Assaporandolo.






