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Teoria e pratica

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Dopo la fine delle riprese di un film e prima che i red carpet delle prime cinematografiche (con strass, paillettes, fotografi e star) vengono stesi, con i loro colori vermigli, davanti alle entrate di cinema rinomati, c’è un momento in cui i produttori e i distributori del settore organizzano manifestazioni nelle quali presentano ad uffici stampa, riviste cinematografiche ed agenzie di comunicazione le loro pellicole in uscita. Oggi è stata la mia prima volta ad un evento del genere. Eccomi con Vittorio e Daniela presso il cinema Embassy, invitati dalla Sony Pictures ad assistere alla presentazione dei loro film in uscita: in missione esplorativa per conto di Estrogeni.
Quando me ne parlarono al master che ho frequentato, ribattezzai qualunque tipo di manifestazione organizzata con il fine di promuovere un prodotto/personaggio/servizio con un’acronimo: C.C.R.
Ai tempi, lo coniai perché mi sembrava molto calzante nell’indicare il modo in cui gli eventi potevano riuscire bene ed essere efficaci nel lasciare un buon ricordo su chi vi aveva partecipato.
Quale migliore occasione per appurare di persone se il mio acronimo di sintesi potesse essere pregnante nella realtà?
Ore 10.20, si comincia.
Ci offrono la colazione, ci fanno accomodare in sala, l’AD di Sony Pictures Releasing ci dà il suo benvenuto. Parte la scorpacciata di trailer. L’offerta cinematografica Sony di qui ai prossimi anni è un fuoco d’artificio di star internazionali (Julia Roberts, Angelina Jolie, Samuel L. Jackson, Adam Sandler) inseguimenti, esplosioni, risate, commedie, nuovi idoli (Vanessa Hudgens e Alex Pettyfer) e film per ragazzi (il remake di Karate Kid con il figlio di Will Smith). Un’offerta variegata nei generi e nelle storie che ha come obiettivo quello di conquistare grosse fette di pubblico nelle sale e nel mercato home (credo, anzi, che, più che al botteghino, alcuni dei titoli presentati potranno avere più fortuna come blockbuster). Un’offerta dal grande calibro, insomma, che punta in alto cavalcando l’onda dell’American Way of filming.
Ore 11.05, pausa.
Condivido con Vittorio e Daniele le mie impressioni sui film appena presentati e noto con interesse che le pellicole che hanno incuriosito me, hanno stuzzicato anche l’interesse di Vittorio e Daniela.
“Karate Kid”; “mangia, prega, ama”; “beastly”, “salt”: sono tutte pellicole su cui sarebbe interessante lavorare e che presentano molti buoni spunti per costruire originali strategie di comunicazione e promozione.
Ore 11.20, torniamo in sala.
Abbiamo l’occasione di vedere in anteprima e in lingua originale, una commedia con Gerald Butler e Jennifer Aniston che uscirà ad aprile 2010: Il cacciatore di ex. Un mix di azione e romanticismo che però non è riuscito a trattenere la mia attenzione per tutta la durata della pellicola. Perdendosi in una trama un po’ troppo diluita e che, a lungo andare, perde mordente e ritmo.
Ore 13.00, pranzo gentilmente offertoci dalla Sony Pitcures.
Il roadshow era terminato e avevo la sensazione di essere stato un ospite più che gradito, privilegiato per la visione in anteprima del film e del trailer e, sorpresa, all’uscita ci viene anche regalata la felpa di “Karate Kid”.
Penso al mio acronimo: C.C.R. Mi sa che non avevo capito male quando sono arrivato alla mia personale conclusione che Cibo, Coccole e Regali siano la chiave per la buona riuscita di un evento.

kids 300x225 Teoria e praticaEstrogeni   Alfredo Borrelli   CEO

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Purple rain

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Permettete? Un pensiero di colore viola.
Passando la maggior parte delle ore del giorno davanti ad un Mac, la sera torno a casa senza sentire la minima necessità di accendere né tv, né altro tipo di monitor.
Allora le alternative nel mio consumo mediale restano i libri, e qualche visionario fumetto. Ben conscio del fatto che presto faranno la fine delle video/audiocassette, mi consolo pensando che ne ho ancora tanti da leggere, e spesso da rileggere.
In realtà non mi capita spesso di rileggere un libro. La prima volta è stato con Siddartha. Ora è ricapitato con Purple Cow (La Mucca Viola), forse il libro più celebre di Seth Godin.
Letto agli albori dei miei studi universitari, quando avevo appena iniziato ad annusare le prime nozioni di marketing, e riletto ora che il marketing fa parte della mia routine come la colazione e l’aperitivo del Venerdì sera. Se non lo avessi scoperto probabilmente non mi sarei mai avvicinato a questa professione. Thanks Seth.
Rileggendolo ora che guardo questo mondo dall’interno, posso confrontare ai casi studio citati dal guru americano quelli vissuti in prima persona. Il sapore della rilettura diventa quello di una lettura brand new. In particolare mi sono soffermato a ripensare alle pagine sul “complesso industriale-televisivo”, il cui funzionamento è sinteticamente ed esaurientemente spiegato da Godin nel libro per introdurre un cambio epocale nel mondo del marketing moderno (post-moderno, direbbero gli esperti):

“In passato vigeva questa regola:
crea prodotti comuni e affidabili
e promuovili con un marketing di qualità.

La regola che vige oggi è invece:
crea prodotti straordinari (le mucche viola, ndr)
capaci di attrarre le persone giuste.
(Seth Godin, Sperling & Kupfer Editori, La mucca viola, p.14, 2002)

Interpreto.
Non è importante la dimensione del target a cui ti riferisci (spot televisivo = la massa), ma quale influenza hanno i gruppi con cui dialoghi sulle persone con cui questi giungono a contatto.
Morale della favola, contatta gli early adopters perché questo piccolo gruppo è in grado di determinare l’accesso del prodotto ad gruppo più grande, ad un mercato più grande, più esteso.
Ma se bastasse solo questo saremmo a cavallo. Purtroppo non basta. Serve che il prodotto sia viola. Sia straordinario. Altrimenti perché dovrebbe interessare ad un adattatore precoce? Non fa una piega. Anzi no.
Alzi la mano chi non si è mai trovato a dover promuovere un prodotto di cui non condivideva i benefit. Ammetto, l’ho alzata.
Ma è più che normale. Il mercato sarà sempre popolato da prodotti mediocri. Non sarà mai ammesso il comandamento del “non creare un prodotto a meno che non sia straordinario, altrimenti è peccato”. I motivi sono molteplici. Uno di questi riguarda il fatto che le persone hanno idee. Ma non è detto che queste idee saranno sempre vincenti. Saranno portate avanti con passione e audacia, cogliendone lo scintillio da ogni angolazione, eppure capita che la realtà uccida il genio.
E poi se tutti producessero prodotti straordinari, non ci sarebbe niente di straordinario di cui parlare. Allora come faccio ad attrarre un untore con un prodotto non-viola?
La soluzione in questo momento ancora non ce l’ho, ma confido magari di trovarla nel prossimo guru’s book. Per il momento credo che fin quando resisterà la dicotomia Prodotto Straordinario vs Tutto il resto (Muccha Viola/Mucche Marroni, secondo Godin), sopravviveranno almeno sempre due modi di fare marketing. Il marketing per tutti i prodotti (televisivo, stampa, ATL) e il marketing per i prodotti viola (non-convenzionale). Ma questo non è un libro per marketer…
Riporto infine il contenuto di una tabella molto interessante presente sul libro, in cui Godin distingue i prodotti che hanno avuto successo grazie al complesso industriale-televisivo, e quelli che hanno avuto successo perché sono delle Mucche Viola:
- Prodotti complesso industriale-televisivo:
Barbie, Prell, Honeywell, United Airlines, McDonald’s, Marlboro, Cap’N Crunch, Battling Tops, Excedrin, old Maggiolino Volkswagen.
- Prodotti Mucca Viola:
Starbucks, Magic Cards, Dr. Bronner’s, Linux, Jetblue, Outback Steakhouse, Motel 6, Mp3, Dr. Bukk, Prozac, Il nuovo Maggiolino Volkswagen.

Quale altro prodotto/brand inserireste nell’ultima serie? Io ci vedrei bene  l’Ipod (non l’Iphone perché il suo successo dipende molto dal successo dell’Ipod di cui non ricordo di aver mai visto una spot tv), Facebook, Moleskine, Youtube…

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Fotoprix e il mondo imperfetto

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Permettete? Un pensiero imperfetto.
Non posso trattenermi dallo scrivere un post su questo straordinario video trovato su iLoveGreen. Perfetto per concept, realizzazione, claim. C’è poco da dire, è geniale.
ILoveGreen è il modo di vedere il mondo della grafica filtrato dagli occhi di Paolo Palladino art director di Dixi Studio, emergente studio di progettazione grafica di Salerno.

Fotoprix ‘fotos’ from Vestida para rodar on Vimeo.

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I Metallica potrebbero suonare Tchaikovsky

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Era il lontano ‘99 quando per la prima volta ho ascoltato un pezzo di “musica classica”, ma non ne sono diventato un fan accanito. A crescere con il grunge, si dimentica la bellezza delle sonorità pure, ma poi quando meno te lo aspetti la vita ti sorprende. Nuovo film. Il concerto. Metallica? No Tchaikovsky. Ecco lo sapevo, la mia cultura musicale questa volta non sarebbe servita a nulla. Con Elliot era andata alla grande, il soul anni ‘70 era servito per Zinos, ma come avrei potuto “rappresentare” Andreï? Non mi ero preoccupato, tanto l’avrebbero assegnato ad Ignazio. Lui è l’amico di Socrate, lui è il musicista, lui modula la voce, lui sarebbe stata la persona giusta.
Le cose nella vita vanno sempre diversamente. Andreï si sarebbe fatto conoscere attraverso le mie dita. Avrebbe fatto conoscere al web la sua vita, le sue disavventure, le sue passioni, il suo amore.
A prima vista è difficile fidarsi. Sembra solo un’altra trovata commerciale. Un altro medium sfruttato per introiti economici. Un’altra rottura.
Non è solo un’altra comunicazione.
La “personificazione del brand” è qualcosa che richiede tempo. Documentazione. Ascolto. Visione. Devi entrare nel personaggio. Devi far tuoi quei valori. Devi provare quelle emozioni. Il metodo Stanislavskij applicato al marketing, per renderti credibile.
La community ti accoglie a braccia aperte, ma devi guadagnarti il rispetto, l’attenzione, il retweet degli utenti. Gradualmente entri nelle liste di musicisti, cultori ed estimatori della materia. Dialoghi con loro. Ti arricchisci grazie a loro. Diventi uno di loro. Costantemente aumenta la stima nei tuoi confronti e con essa la visibilità. Tutti sanno che quell’avatar è irreale, che quell’avatar è solo un’entità, che quell’avatar è brand, ma nessuno ne ha paura.
La personificazione del brand, attraverso le community, è accettata perché fornisce dei volori, delle conoscenze ed è aperta al dialogo, al confronto, alla relazione. Essa è parte della community. Essa è comunicazione 2.0

ilConcerto2 209x300 I Metallica potrebbero suonare TchaikovskyEstrogeni   Alfredo Borrelli   CEO

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Tempi moderni

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Il web è caratterizzato da quell’esperienza comunemente nota come serendipity. Oggi, alla ricerca di spunti per l’elaborazione di un modello teorico di analisi, mi sono imbattuta in un sito dal nome simpatico Io pubblicità. Il Gruppo Telecom ha creato un asse strategico tra Tim, Virgilio, Corriere della Sera e il servizio telefonico 1254 per creare delle campagne di comunicazione fai da te. In pochi clic si può acquistare un pacchetto di spazi pubblicitari sui differenti canali. Scelgo la soluzione che più mi gratifica, una soluzione full mi costa circa 9.000€ , passo al carrello, dati della carta di credito e la mia campagna, in pochi giorni, è già sul web. La promessa è forte, pochi passaggi per lauti guadagni. Chissà. Io rimango perplessa. Non mi spaventa tanto l’automazione del nostro mestiere, anche se il pensiero a Charlie Chaplin in Tempi Moderni è stato immediato, quanto la velocità d’azione. Li ho contati, sono tre clic. Tre clic che devono riassumere l’analisi di posizionamento, la strategia, l’idea, l’obiettivo, il target, gli strumenti, il confronto. Ma questo è ancora nulla se, tra un clic e un altro, ci si sofferma ancora qualche minuto a meditare. La differenziazione. Dov’è la specificità di ogni campagna? Con tre clic si generano una serie di campagne clone, tutte uguali, stessi mezzi, stessi formati, a soli 9.000€. Incredibile, ma vero. Come si concluderebbe la migliore delle televendite. Che dirvi. Signori venite da noi, per metà di quel prezzo, vi incontriamo anche due volte a settimana, studiamo il vostro brand, realizziamo una strategia specifica, potete anche chiamarci per dire che non vi piace.

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