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Aria

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Questo post nasce dal senso di sorpresa (a tratti, anche sgradevole) che mi ha trasmesso Berlusconi, vedendolo venerdì sera a Matrix.
Uno strano mix di quieta onnipotenza e gesticolante timidezza, tipico di chi è in difficoltà. Anche con le telecamere.
Eppure, con l’opposizione che si ritrova, incapace di percepire, misurare, tradurre e proporre, è sufficiente mantenere la calma e restare se stessi. Senza esagerare.
Con i propri limiti e difetti. Cosa che fino all’altroieri, del resto, il premier ha saputo fare benissimo.
Così agitandosi, invece, è stato capace di far passare in secondo piano la pur importante affermazione a livello locale.
Ed è una cosa che da lui, padrone della comunicazione in senso stretto, non mi sarei aspettato.
Non sapevo, fino a ieri sera, come esprimere questa disillusione (temporanea?). Finché, non m’è venuto d’aiuto la strada, come spesso succede.
Per inciso, sia lui che Pallone, volteggiano allegri per i cieli d’Europa.
08062009447 300x225 AriaEstrogeni   Alfredo Borrelli   CEO

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Meno Europa per tutti

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“Oggi è il momento in cui bisogna saper gettare via vecchi fardelli divenuti ingombranti, tenersi pronti al nuovo che sopraggiunge, così diverso da tutto quello che si era immaginato, scartare gli inetti tra i vecchi e suscitare nuove energie tra i giovani. Oggi si cercano e si incontrano, cominciando a tessere la trama del futuro, coloro che hanno scorto i motivi dell’attuale crisi della civiltà europea, e che perciò raccolgono l’eredità di tutti i movimenti di elevazione dell’umanità, naufragati per incomprensione del fine da raggiungere o dei mezzi come raggiungerlo”.
Sembra scritto oggi (e sembra scritto proprio per tutti noi a cui piace definirsi non convenzionali) e invece sono trascorsi più di 65 anni! Tra una convenzione e l’altra.
Si tratta della parte conclusiva del Manifesto di Ventotene, base filosofica (e non solo) della costruzione di un’Europa unita. Della cui definizione, tanti italiani sono stati protagonisti.
Mi è venuta voglia di cercarlo in rete, stamattina.
Tornavo dall’officina dove ho lasciato la macchina per la revisione quadriennale e sono rimasto colpito da due manifesti elettorali, tra i mille abusivi che insozzano i muri di Villa Torlonia.
Entrambi, per le vicine elezioni europee.
Uno, di un candidato del PD; l’altro, di un candidato dell’Autonomia.
Uno, di centro-sinistra; l’altro di destra.
Apparentemente lontani ma, in realtà, molto vicini. Di un’incollatura, si direbbe al giro d’Italia (e dico qui, vista la quantità di colla versata a terra).
Vicini e prossimi anche dal punto di vista della comunicazione (oserei dire anche del posizionamento ma sarebbe un vero osare…). Molto italiani, molto chiusi, molto limitati. Per nulla europei.
Nel senso che entrambi parlano di noi, di difesa di nostri interessi, di tutela dei nostri territori (neanche fossero nostri per chissà quale diritto divino). Nessuno dei due parla di cose più alte, di valori, di solidarietà, di apertura, di affermazione di un unico paese. L’Europa.
Tendono a rassicurare laddove dovrebbero – per l’occasione – provocare. Stimolare. Allargare gli orizzonti e unirli in un grande anelito di libertà, fratellanza, crescita.
Ma forse, è questa la comunicazione che meritiamo. Perché è questo, la convenzionale difesa del particolare, l’unico terreno su cui sappiamo muoverci. Senza renderci conto che è pura illusione.
Per dirla con Spinelli, è il fardello ingombrante che ci condurrà al naufragio.

27052009437 300x225 Meno Europa per tuttiEstrogeni   Alfredo Borrelli   CEO

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Il valore di uno schiaffo

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Di tanto in tanto anche la politica riesce a stupire. Mai fino in fondo. Di tanto in tanto compare un video su youtube che riceve 10000 visite. Lo guardi e ridi. A tutto penseresti meno che ad un’azione virale promossa da un partito italiano, l’Italia dei valori.
Per vocazione e/o per curiosità mi sono chiesto due cose. La prima è dove vanno a finire i dindini dei ceffoni. Poi, come potrebbe essere migliorato il video per ottimizzare il risultato del buzz. Facile. Ai limiti del banale. Con un politico al posto dello sventurato in giacca e cravatta. Si risolverebbero due problemi, stavolta fino in fondo. Uno è lo stress quotidiano di milioni di italiani. L’altro è il debito pubblico.


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