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	<title>Estrogeni - Blog. CEO - Alfredo Borrelli. &#187; creatività</title>
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	<description>Additivi per la comunicazione</description>
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		<title>Embrione di creativo</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Nov 2011 09:04:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rocco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mi presento. Mi chiamo Rocco e ho un sogno: vivere di creatività. Alfredo Borrelli è stato il relatore della mia tesi: ha tagliato il mio cordone ombelicale. Più volte, dopo la laurea, le nostre strade si sono sfiorate. Varie vicissitudini, però, mi hanno impedito di imparare da lui il mestiere (almeno per me) più bello...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi presento. Mi chiamo Rocco e ho un sogno: vivere di creatività. <a href="http://www.linkedin.com/in/alfredoborrelli" target="_blank">Alfredo Borrelli</a> è stato il relatore della mia tesi: ha tagliato il mio cordone ombelicale. Più volte, dopo la laurea, le nostre strade si sono sfiorate. Varie vicissitudini, però, mi hanno impedito di imparare da lui il mestiere (almeno per me) più bello del mondo: il copywriter.<br />
Mi capita sullo schermo un’occasione da non perdere: scopro che esiste una borsa di studio per frequentare un master in copywriting in una delle accademie più importanti d’Italia. Faccio il test e mi aggiudico metà del premio. Mando una mail al prof per raccontargli la bella notizia e lui: “Non perdere questo treno”. Arriva l’11 ottobre. Entro e sento l’odore della creatività, delle porte che si aprono. È l’Accademia di Comunicazione di Milano. Sorrisi di chi intuisce che da oggi qualcosa di buono si può davvero fare. Gente contenta di pagare la retta che entra a far parte di una famiglia in cui l’estro è il pane quotidiano. Conosco i primi professori. Più che professori, professionisti. Uno su tutti Fabio Ritter, l’uomo dei jingle (Chicco, dove c’è un bambino). Immagini acustiche è il titolo del corso che dura 37 ore, tutte messe in fila perché lui non abita più a Milano. Vedi gli orari e dici: Ritter dall 9 alle 20?? Speriamo sia simpatico. Cominciano le lezioni e quando arrivano le otto di sera guardiamo gli orologi sbalorditi: volati via nel vero senso della parola. Battute, racconti scritti da noi, scenette. Manca solo Bisio e ci mandano su Canale 5! Scendo ai distributori e c’è un mitico calcio balilla con pallina sempre disponibile. In questo caso le mie origini mi aiutano a diventare presto uno dei campioni della struttura: chi cresce in una frazione non può non saper giocare al biliardino. Ed ecco che riesco a capire, dopo pochi tocchi, se i miei compagni di avventura vivono in centro o in periferia. La <em>schiscetta</em> (nota per i terroni: pranzo a sacco) di mezzogiorno (o meglio, dell&#8217;una) non manca mai. Ma il cibo più prelibato e sempre fresco è la creatività, la crescita mentale e professionale. C’è un sogno in ognuno di noi: vivere dei nostri colpi di testa, della genialata, di fare un lavoro che dia un senso ai nostri studi e al nostro modo di vivere. Infatti una delle prime cose che ho imparato in questa scuola è che il copywriter non fa il creativo bensì è creativo. È un modo di essere, uno status mentale. È stare tranquilli che prima o poi l’idea mi viene, quando meno me l’aspetto. E poi l’idea arriva (quasi sempre) e quindi ormai un po’ me l’aspetto. Il processo mentale che caccia fuori un’idea in un nanosecondo mi sbalordisce sempre di più ed è quello che mi eccita: amo quel momento in cui non riesco a scrivere in tempo i miei pensieri perché escono d’un tratto come l’acqua in un bicchiere riempito più del dovuto. Sei lì che versi e intanto pensi ad altro. Poi ti accorgi che l’acqua sta strabordando.<br />
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		<title>Arrivederci Cannes</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Jun 2011 08:05:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ora possiamo dirvelo. A shortlist compilate e premiazioni concluse, possiamo rivelarvi che era la campagna Leda per Il Gioiellino il lavoro che avevamo iscritto a Cannes. Avevamo preso la decisione a fine marzo, quando la scadenza del 25 era vicinissima (prima delle successive proroghe&#8230;) ma abbiamo deciso comunque di partecipare, impegnandoci per realizzare la miglior...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-5806" title="Arrivederci Cannes" src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2011/06/microsoft-advertising-300x207.jpg" alt="" width="238" height="163" />Ora possiamo dirvelo. A shortlist compilate e premiazioni concluse, possiamo rivelarvi che era la <a href="http://blog.estrogeni.net/clienti/un-crack-e-i-suoi-derivati" target="_blank">campagna Leda</a> per <em>Il Gioiellino</em> il lavoro che avevamo iscritto a <a href="http://www.canneslions.com/" target="_blank">Cannes</a>. Avevamo preso la decisione a fine marzo, quando la scadenza del 25 era vicinissima (prima delle successive proroghe&#8230;) ma abbiamo deciso comunque di partecipare, impegnandoci per realizzare la miglior landing page possibile e rendere così comprensibile una campagna non facilissima da descrivere sinteticamente.<br />
Armati di buona volontà, abbiamo quindi realizzato una <a href="http://latteleda.it/37526501E84V5X2/" target="_blank">landing page</a> ad hoc, perfezionata poi successivamente grazie alle indicazioni del preciso e disponibile staff del Festival. Alla fine abbiamo spedito il nostro modulo di iscrizione, speranzosi seppur consapevoli della difficoltà dell&#8217;impresa.<br />
È andata a finire che in shortlist non ci siamo entrati. Non si tratta certo di un&#8217;onta, come dimostra anche la concorrenza agguerrita della <a href="http://www.canneslions.com/work/cyber/" target="_blank">sezione</a> in cui avevamo iscritto la nostra campagna. Resta l&#8217;esperienza importante, che ci darà sicuramente lo slancio per provarci nuovamente in futuro, con sempre più convinzione e meno errori di gioventù, perseverando sulla strada della ricerca del top. Perché sono convinto che sia sempre meglio partecipare alla serie A, magari lottando per salvarsi, che primeggiare fra i dilettanti&#8230;</p>
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		<title>Guestbook. Intervista ad Alessandra Colucci</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Feb 2011 10:00:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittorio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oggi abbiamo il piacere di ospitare Alessandra Colucci, consulente in pianificazione strategica e Brand Care, nonché professoressa e coordinatrice presso l&#8217;Istituto Europeo di Design di Roma. Alessandra oltre ad essere un&#8217;affermata professionista, è anche un&#8217;eccellente blogger. Nel tempo ha costruito un importante spazio web in cui, per sua stessa ammissione, si parla di tutto. Non...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi  abbiamo il piacere di ospitare <a href="http://www.alessandracolucci.com/" target="_blank">Alessandra Colucci</a>, consulente in  pianificazione strategica e Brand Care, nonché professoressa e  coordinatrice presso l&#8217;<a href="http://www.ied.it/roma/home" target="_blank">Istituto Europeo di Design</a> di Roma. Alessandra oltre ad essere  un&#8217;affermata professionista, è anche un&#8217;eccellente <a href="http://www.alessandracolucci.com/">blogger</a>.  Nel tempo ha costruito un importante spazio web in cui, per sua stessa  ammissione, si parla di tutto. Non solo della sua attività, ma anche di  &#8220;arte, libri, film, spettacoli, viaggi e passeggiate. Perché  comunicazione, marketing e brand pervadono ogni cosa.&#8221;<br />
In un suo recente <a href="http://www.alessandracolucci.com/2010/12/29/da-dove-vengono-le-buone-idee-una-rsa-di-steven-johnson/">articolo,</a> condivide una istruttiva RSA animata (una specie di infografica)  prodotta da <a href="http://twitter.com/#!/stevenbjohnson" target="_blank">Steven Johnson</a>, con cui il celebre scrittore americano prova  a spiegarci la genesi del pensiero creativo. Nell&#8217;articolo Alessandra  ci invita a porre l&#8217;attenzione sull&#8217;importanza dell&#8217;influenza che i  social network hanno sulla creatività attraverso la connessione di idee. Abbiamo quindi chiesto ad Alessandra di approfondire questo passaggio insieme a noi.</p>
<p><img class="alignnone" src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2011/02/Schermata-2011-01-24-a-11.33.14-150x150.png" alt="" width="150" height="150" /></p>
<p><strong>Ciao Alessandra e benvenuta sul nostro blog. In riferimento all&#8217;<a href="http://www.alessandracolucci.com/2010/12/29/da-dove-vengono-le-buone-idee-una-rsa-di-steven-johnson/" target="_blank">articolo sulla RSA animata di Steven Johnson</a> che hai pubblicato sul tuo blog, vorrei chiederti quanto secondo te i social media possono sostenere positivamente il processo creativo, e se pensi che grazie alla capacità di mettere in relazione personalità eterogenee, attraverso i social network si possa innescare un flusso continuo di idee sempre nuove ed innovative.</strong></p>
<p>Se utilizzati in un certo modo, i <a href="http://www.alessandracolucci.com/2010/11/19/guida-ai-social-media-in-una-infografica/">social media</a>, e in particolar modo <a href="http://www.alessandracolucci.com/2010/07/07/twitter-una-infografica-sugli-users-profile-e-un-video-di-consigli-per-luso/">Twitter</a>,  ci possono dare modo di creare una situazione di brainstorming continuo  con i nostri contatti personali e professionali, e se &#8211; come credo e  come ho scritto in passato in <a href="href=&quot;http://www.alessandracolucci.com/2010/01/25/essere-creativi/" target="_blank">&#8220;Essere creativi&#8221;</a> - la  creatività non è altro che una ricerca, un setacciare le nostre  esperienze per dedurne nuove connessioni, nuove idee, possono aumentare  la probabilità di trovare l&#8217;input giusto, la giusta prospettiva, per  arrivare a risolvere in maniera originale le questioni che la nostra  vita e la nostra professione ci pongono.</p>
<p>Essere  più o meno continuamente connessi con amici e colleghi, dunque, è un  modo per dare e recepire spunti di conversazione, news, approfondimenti  interessanti che riguardano il proprio settore di attività, una maniera  alquanto semplice per aggiornarsi e aumentare la qualità delle proprie  riflessioni. Diversi sono i post sul mio blog che derivano da  conversazioni avute online, due su tutti: il mio approfondimento sul <a href="http://www.alessandracolucci.com/2010/08/30/kaizen-e-aziende-ovvero-creativita-miglioramento-e-social-media/">Kaizen</a> e le mie riflessioni sul <a href="http://www.alessandracolucci.com/2011/01/17/campanilismo-e-questioni-identitarie-ovvero-la-difficolta-di-rispondere-alla-domanda-di-dove-sei/">campanilismo italiano</a>. Questi articoli non sarebbero mai stati scritti senza lo scambio di opinioni nato casualmente sui social network.</p>
<p>D&#8217;altra  parte, frequentando le piattaforme social, non bisogna neppure  aspettare che la collaborazione avvenga casualmente, si possono chiedere  pareri direttamente a chi si giudica più esperto e dare il via a  discussioni mirate, proprio come avviene durante i brainsailing  organizzati sul posto di lavoro. Soprattutto se si è liberi  professionisti, quindi, l&#8217;apporto del network è impagabile, dato che  spesso non si è inseriti in un contesto lavorativo stabile e non si  hanno veri e propri &#8220;vicini di scrivania&#8221;: attraverso gli strumenti del  web si può mettere insieme il giusto team di lavoro per ogni progetto,  avviare collaborazioni professionali e discutere delle case histories  più ostiche&#8230; senza contare che contribuendo allo scioglimento di  quesiti posti da altri, si possono mostrare con facilità quelle che sono  le proprie competenze e conoscenze, si può essere storyteller di sé  stessi, aumentando la propria <a href="http://www.queimada-agency.com/2011/01/12/brand-2-0-e-reputation-tra-identita-e-storytelling/">reputation</a>.</p>
<p><strong>Lavorando nel campo del marketing virale, ho sempre bisogno di spunti che inneschino un ragionamento diverso, non convenzionale, per produrre strategie o campagne che riescano a parlare con un linguaggio sempre nuovo e in linea con il trend del momento. In merito ho trovato molto interessante lo spunto sul pensiero laterale che hai proposto proprio nel post &#8220;Essere Creativi&#8221;. Ci fai un esempio concreto di lateral thinking applicato al marketing moderno?</strong></p>
<p>Il marketing è una disciplina altamente creativa cosicché molteplici sono i casi  di lateral thinking ad esso applicati: le <a href="http://www.alessandracolucci.com/2010/12/08/lidea-delle-poste-svedesi-per-competere-con-facebook/">Poste svedesi</a> a  Natale hanno pensato di superare la diminuzione delle spedizioni di  postcard di auguri rendendo possibile comporne di personalizzate  sfruttando i messaggi di Facebook; <a href="http://www.queimada-agency.com/2010/12/29/calendario-esperienziale-harley-davidson/">Harley Davidson</a> ha  creato il primo calendario  esperenziale riproponendo nella grafica e  nella struttura dell&#8217;oggetto la soggettiva di un centauro; una <a href="http://www.alessandracolucci.com/2010/11/03/enjoy-the-wait-ovvero-per-ingannare-lattesa-ti-offro-un-libro/">casa editrice thailandese</a> ha  trovato il modo di aumentare la voglia di leggere stuzzicando  l&#8217;interesse di chi è in coda in attesa del suo turno alla posta o in   altre situazioni&#8230; e così si potrebbe andare avanti all&#8217;infinito.</p>
<p><a href="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2011/02/Schermata-2011-01-24-a-12.03.22.png" rel="lightbox[4767]"><img class="alignnone size-medium wp-image-4784" title="Poste Svedesi" src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2011/02/Schermata-2011-01-24-a-12.03.22-300x202.png" alt="" width="300" height="202" /></a></p>
<p><a href="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2011/02/Schermata-2011-01-24-a-12.03.36.png" rel="lightbox[4767]"><img class="alignnone size-medium wp-image-4785" title="Harley Davinson" src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2011/02/Schermata-2011-01-24-a-12.03.36-300x158.png" alt="" width="300" height="158" /></a></p>
<p><a href="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2011/02/Schermata-2011-01-24-a-12.03.53.png" rel="lightbox[4767]"><img class="alignnone size-medium wp-image-4786" title="Thailand Editor" src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2011/02/Schermata-2011-01-24-a-12.03.53-300x212.png" alt="" width="300" height="212" /></a></p>
<p>Senza  utilizzare il pensiero laterale, a mio avviso, sarebbe impossibile  continuare riuscire a creare strategie in grado di stupire: il  cosiddetto &#8220;target&#8221; non può essere considerato solo un bersaglio, è  sempre più consapevole, critico, è diventato uno degli <a href="http://www.alessandracolucci.com/2010/03/22/marketing-brand-e-ruolo-del-cliente/">stakeholder</a> delle  aziende, e deve dunque essere messo nella posizione di partecipare e  contribuire al messaggio. Da ciò deriva il fatto che la logica o le  intuizioni da sole non bastano, occorre trovare sempre nuovi punti di  vista dai quali &#8220;guardare&#8221; la realtà, occorre necessariamente utilizzare  il lateral thinking di De Bono e, quando possibile, farlo in team,  magari online, perché più teste ci sono a pensare, più orizzonti possono  aprirsi! :)</p>
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		<title>La creatività non è un lusso</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Jan 2011 12:58:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Appare alquanto innaturale l’espressione di un mio concetto sulla creatività, ritenendomi una persona &#8211; sia per approccio comportamentale che per esperienza professionale &#8211; lontano da qualcosa che si fa fatica a definire, se non riferita ad un ambiente quale un’agenzia di comunicazione, in cui da qualche anno lavoro.<br />
I partner di Estrogeni mi hanno spesso sentito dire che occorre fare lo sforzo di mutare pelle e passare dall’essere &#8211; appunto &#8211; un&#8217;agenzia di comunicazione ad un’azienda che fa comunicazione. Non mi soffermo sulla differenza e lascio a ciascuno imputarle un peso e un valore etimologico opportuno.<br />
Questo preambolo mi serve per rimarcare la radice della mia estrazione professionale, a cui facevo riferimento. A distanza di tempo, riscopro che anche negli anni in cui ho lavorato in settori (apparentemente) lontani da quello della comunicazione, ad esempio <a href="http://www.dgllogistics.it/index.php">logistica</a> o internazionalizzazione della <a href="http://www.mastroberardino.com/ita/index.asp">produzione vitivinicola italiana d’eccellenza</a>, il tanto inflazionato termine creatività aveva, per il personale modo di affrontare le situazioni e le necessità che il lavoro propone nella sua quotidianità, un suo diritto ad esistere.<br />
Certo, magari fino a qualche giorno fa, mi mancava la composizione verbale del concetto, ma ora sono sempre più certo e convinto che la creatività alla fine è qualcosa che, in forme diverse e in modi diversi, appartiene a chiunque appassionatamente (non necessariamente, quindi, in presenza di una passione dentro) si lega e si lascia avvincere dal meccanismo utile a trovare soluzione (o il second best, come direbbero gli economisti) al problema che si sta affrontando.<br />
Quando, finalmente, proprio il 6 gennaio, mentre ero in sala d’attesa a Roma per prendere il treno per Napoli, leggo un bell’articolo sul Sole 24 Ore dal titolo “Napoli 2011: pizza, Vesuvio e un manager a Estée Lauder”. <a href="http://www.america24.com/news/il-modello-misto-fredalauder-un-esempio-le-aziende-conduzione-familiare-italiane">Mario Platero intervista Fabrizio Freda</a>, ingaggiato qualche anno fa per portare ordine nella gestione di uno dei più grandi gruppi del lusso al mondo.<br />
Sin dalle prime parole, il Ceo di <a href="http://www.esteelauder.it/">Estée Lauder</a> cita come componente essenziale dei suoi successi professionali l’equilibrio tra “il training di disciplina (appreso nella ventennale esperienza alla Procter&amp;Gamble) e le mie origini napoletane, vale a dire lo spirito creativo dell’amore per la vita che è la parte positiva di Napoli”.<br />
Continuando, mi sono sentito partecipe e orgoglioso che un conterraneo avesse riportato sui binari del successo un gruppo da 8 mld di dollari di fatturato, mettendoci anche qualcosa che la sua terra d’origine ha aiutato a formare nella propria coscienza.<br />
Ma la sorpresa, quella vera, era prossima a venire ed è racchiusa nella parte centrale dell’intervista.<br />
Prima, lo scenario. Che riguarda tutti.<br />
“&#8230;La crisi del 2007-2009 ha messo in evidenza la fragilità di un sistema troppo loose, troppo decentrato quando occorreva serrare le fila per rispondere a due sfide sconosciute: la più grave recessione dagli anni Venti e una nuova sfida geografica e demografica in arrivo dai mercati asiatici. La crisi aveva messo a nudo debolezze invisibili negli anni buoni: poca coesione fra le varie divisioni, mancanza di un disegno organico di sviluppo. La creatività c’era ma, lasciata a se stessa, esprimeva anche forze centrifughe che poco si conciliavano con un’esigenza di centralità e di gestione e controllo in un momento difficile sia sul piano tattico sia su quello strategico. I valori di Estée Lauder sono nell’area del prestigio, del lusso, dell’alta qualità e quindi dell’esclusività ma il mondo del lusso e del prestigio può beneficiare di un modello di business più rigoroso. E questo accadrà un po’ dappertutto nei prossimi anni, perché il mondo del lusso è sempre più globale, e competitivo: l’aumento della competitività imporrà maggiore rigore e disciplina salvando imprenditorialità e creatività, più forti in questo mondo che in quello del largo consumo&#8230;”.<br />
Poi, l’affondo. Che riguarda molti di noi.<br />
“&#8230;La creatività nasce da due cose. Da un dono naturale, istintivo di immaginare una cosa che nessun altro aveva mai pensato prima. Oppure c’è chi esprime creatività connettendo punti che nessuno ha mai connesso prima. Questo secondo punto a Estée Lauder non c’era. Introdurlo mi ha consentito di conciliare creatività e disciplina&#8230;”.<br />
L’articolo prosegue ma è quest’ultimo punto che ha aiutato (me, che <a href="http://blog.estrogeni.net/riflessioni/il-mio-beniamino/">non frequentavo Beniamino Placido</a>), finalmente, a dare nome a ciò che costantemente &#8211; pur non riuscendo a verbalizzarla nella maniera opportuna &#8211; mi ha accompagnato negli anni sul lavoro, pur non svolgendo assolutamente compiti e mansioni che classicamente si pensa possano essere assistiti dalla creatività.<br />
Oggi, sono contento di poter dare un nome a qualcosa che ho sempre pensato di avere, ovvero la capacità di mettere in relazione dei punti che esprimono per loro stessi già un pieno significato, ma che se posti in connessione probabilmente costituiscono la soluzione.</p>
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		<title>Pensare di sponda</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Oct 2010 08:23:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>La comunicazione è sempre una partita. Da una parte, il committente – in squadra con i creativi –, dall’altra il cliente. La vera vittoria è però quando si verifica un pareggio. Quando cioè, rispettivamente, si colpisce e si viene (positivamente) colpiti. Un po’ come su tavolo da biliardo, dove basta un gesto per innescare il meccanismo. Nel nostro caso, un’immagine, una semplice parola. Che può essere leggera, buttata lì quasi a sfiorarti, o decisa, per scompaginare il pensiero. Intorno a questa metafora si sviluppa la nuova creatività banner per Wind, per il servizio <a href="http://www.estrogeniservice.net/wind2/RICARICA-ONLINE/ricarica_biliardo/adattamenti/300x250/300x250.html">Ricarica Bonus</a>. Idearla è stato divertente, in un continuo gioco di sponda tra il copywriter, l’art director e il reparto web. Tutti protesi verso un comune obiettivo. Andare in buca.<br />
<a href="http://www.estrogeniservice.net/wind2/RICARICA-ONLINE/ricarica_biliardo/adattamenti/300x250/300x250.html"><img class="alignleft size-full wp-image-3828" title="banner" src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2010/10/banner.jpg" alt="" width="300" height="249" /></a></p>
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		<title>L&#8217;Aquila. Draquila un anno dopo</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Apr 2010 13:59:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessia</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2010/04/draquila.jpg" rel="lightbox[2869]"></a>Ho abitato per molti anni in via Del Falco a L&#8217;Aquila. La strana congiuntura di volatili ha sempre fatto sorridere molti. La stradina è stretta, a pochi passi da Palazzo Camponeschi, la sede della mia facoltà, <a href="http://letterefilosofia.cc.univaq.it/">Lettere e Filosofia</a> e vicina a <a href="http://www.univaq.it/6aprile.html">Palazzo Carli</a>, sede della segreteria e dell&#8217;economato. Avevo uno zerbino orribile con il disegno di una caffettiera che augurava &#8220;Buongiorno&#8221; a tutti, a tutte le ore. Al non lontano palazzo Quinzi, al Conservatorio, alla Casa Circondariale, alla chiesa di San Domenico. Zerbino rosso in zona rossa. Tutto è distrutto. Il 6 aprile 2009 alle 3.32 è morta la mia città d&#8217;adozione. Oggi, 6 aprile 2010, giorno della memoria, lo sguardo osserva la città pulsare sotto le macerie. Per il forte amore che mi lega a L&#8217;Aquila, quindi, con immenso piacere ho accolto la notizia che ci occuperemo della comunicazione online del lavoro di Sabina Guzzanti &#8220;Draquila. L&#8217;Italia che trema&#8221;,  distribuito da BIM. Il titolo del film nasce dal web: &#8220;Per la prima volta la rete ha scelto il nome di un film. Per la prima volta tutti sono parte dell’opera. DRAQUILA l’Italia che trema è di tutti&#8221;, leggiamo nelle pagine del <a href="http://www.draquila-ilfilm.it/">sito</a>. Mi piace riportare anche questa frase. &#8220;Da quel 6 aprile 2009 è trascorso un anno. Dodici mesi intensi. Le macerie, le tendopoli, i visi solcati dalle lacrime, poi i prefabbricati, le polemiche, la speranza, infine le rivolte. In questo luogo distrutto ancora non si sedimenta la polvere, che copre come un velo gli animi dei cittadini. Alle 3.32 di questa notte il silenzio si opporrà al frastuono del terremoto. Ricostruire. Non solo con le parole, gli eventi, i progetti. Ricostruire con carriole, mattoni e cemento&#8221;.<br />
Per non dimenticare.</p>
<p><a href="http://www.draquila-ilfilm.it/trailer/"><img class="alignleft size-full wp-image-2875" title="draquila" src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2010/04/draquila3.jpg" alt="" width="500" height="442" /></a></p>
<p><a href="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2010/04/draquila1.jpg" rel="lightbox[2869]"></a><a href="http://www.draquila-ilfilm.it/"></a></p>
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		<title>La vigilia di Natale e i sette nani</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Dec 2009 17:36:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vigilia di Natale, si aspetta l’inizio della cena. Gioco con mio nipote, 2 anni il prossimo febbraio. È nella fase di nanite acuta: Biancaneve e i sette anni ovunque. Come si chiamano i sette nani? chiedo ingenuamente. E  lui, impassibile: Dotto, Gongolo, Eolo, Cucciolo, Brontolo, Mammolo e Pisolo. Resto senza parole, io che a 35...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vigilia di Natale, si aspetta l’inizio della cena. Gioco con mio nipote, 2 anni il prossimo febbraio. È nella fase di nanite acuta: <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Biancaneve_e_i_sette_nani_(film_1937)">Biancaneve e i sette anni </a>ovunque. <em>Come si chiamano i sette nani? </em> chiedo ingenuamente. E  lui, impassibile: <em>Dotto, Gongolo, Eolo, Cucciolo, Brontolo, Mammolo e Pisolo</em>. Resto senza parole, io che a 35 anni ancora non distinguo Gongolo da Mammolo! Ma la serata è appena iniziata. Zio Alfredo interviene, a modo suo: <em>Ma questo si chiama Datolo? E questo con il raffreddore si chiama Moccolo?</em> È la fine: creatività e razionalità si scontrano all’ultimo nano. Mia sorella urla dalla cucina <em>non dire così, lo confondi! Per te è un gioco ma per lui è una cosa seria</em>. Troppo tardi! Per noi, incuranti delle regole e amanti del pensiero libero, è appena nato il gioco del nano. Come si chiama il nano idraulico? Gocciolo. Il nano spazza camino? Comignolo. Il nano nel traffico napoletano? Svicolo. Il nano ubriaco? Brindolo. Il nano aviatore? Velivolo. Il nano sbandieratore? Sventolo. Impossibile smettere, siamo andati avanti per ore, in un andirivieni di risate, in un’alternanza di ma tu lo sai come si chiama il nano&#8230;?<br />
Abbiamo scoperto un gioco. Semplice, lungo, divertente, stimolante, per tutti.  Un gioco che, con buona pace di mia sorella, ha dato libero sfogo alla nostra creatività e spalancato le porte della fantasia. E mentre ripensavo al <a href="http://blog.estrogeni.net/life-in/in-alternativa/">post</a> di Alfredo e a come sia facile uccidere la creatività, mi ritrovavo in queste parole di Rodari che, nella <a href="http://www.einaudi.it/libro/scheda/(isbn)/978880638174/">Grammatica della Fantasia</a>, scrive <em>apparteniamo alla schiera di chi crede nella necessità che l&#8217;immaginazione abbia il suo posto nell&#8217;educazione;  di chi ha fiducia nella creatività infantile; di chi sa quale valore di liberazione possa avere la parola</em>.<br />
Ma lo sai come si chiama il nano al pianoterra? Sottolo. Il nano cuoco? Mestolo. Il nano centenario? Secolo. Il nano infante? Pargolo. Il nano silente? Mutolo. Il nano fruttivendolo? Cavolo. Il nano palestrato? Muscolo. Il nano magliaio? Gomitolo. Il nano cantante? Usignolo. Il nano che attacca bottone? Asolo.</p>
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		<title>La comunione spirituale delle comunicazione</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Dec 2009 15:45:34 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La pausa pranzo è sempre fonte di ispirazione. Nel parlare delle comprensione testuale di un infante, mi è saltata alla mente la grammatica generativa di Chomsky e ho iniziato a visualizzare il diagramma ad albero, ma non testuale con sintagmi nominali, verbali e sostantivi, ma per immagini. Ho pensato come possa comprendere un concetto un...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La pausa pranzo è sempre fonte di ispirazione. Nel parlare delle comprensione testuale di un infante, mi è saltata alla mente la <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Grammatica_generativa">grammatica generativa</a> di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Noam_Chomsky">Chomsky</a> e ho iniziato a visualizzare il diagramma ad albero, ma non testuale con sintagmi nominali, verbali e sostantivi, ma per immagini. Ho pensato come possa comprendere un concetto un bambino, come lo possa fare attraverso le immagine ed è venuta fuori una cosa incomunicabile. Un viaggio mentale, un processo generativo, ma incomunicabile. Fermo la mia immaginazione e torno a lavoro, virtuale. Ed è proprio lì, nel contesto dematerializzato, che salta fuori un vecchio film. <a href="http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=33975">Waking life</a> (risvegliare la vita), un film onirico in cui &#8220;l&#8217;esser sani di mente non è che pazzia tesa al buon uso; la vita da svegli è un sogno sotto controllo&#8221;. Un <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sogno_lucido">sogno lucido </a>in cui si discute di tutto e si riflette sul senso della vita. Uno dei personaggi si sofferma, in poco più di un minuto, a considerare il senso della comunicazione, di come un individuo si spinga all&#8217;uso di simboli morti, inermi, insignificanti per uscire da quell&#8217;isolamento dovuto all&#8217;incomunicabilità. Questo necrofilo uso dei simboli, deriva dalla paura di fermarsi all&#8217;albero d&#8217;immagini. La comunicazione, che riusciamo a stabilire con gli altri ci permette di superare la staticità in cui siamo immersi e muoverci verso l&#8217;altro, verso l&#8217;ignoto, verso le esperienza che modellano il nostro essere. La comunicazione è una sorta di comunione spirituale, una religione, per cui e grazie alla quale noi viviamo.<br />
La comunicazione è il primo e indiscutibile atto di creatività umana.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/UNKVPY2UwZs&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/UNKVPY2UwZs&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>La colomba cinguettante</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Dec 2009 17:50:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Avevo qualcosa da dire. Avevo qualcosa da leggere. Avevo qualcosa da vedere. Poi arriva lui e mi spiazza. Educazione alla creatività o la creatività non ha bisogno di educazione? Chiudo twitter, sposto Godin e mi allontano senza meta. Prendo una rivista, che dovrebbe concedere distrazione o almeno spazi di appiattimento mentale. Wired. Internet for peace....]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Avevo qualcosa da dire. Avevo qualcosa da leggere. Avevo qualcosa da vedere. Poi arriva <a href="http://creativoquantobasta.blogspot.com/">lui</a> e mi spiazza. Educazione alla creatività o la creatività non ha bisogno di educazione? Chiudo twitter, sposto Godin e mi allontano senza meta. Prendo una rivista, che dovrebbe concedere distrazione o almeno spazi di appiattimento mentale. Wired. <a href="http://www.internetforpeace.org/manifesto.cfm">Internet for peace</a>. Niete pausa. Lettera di adesione di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Shirin_Ebadi">Shirin Ebadi</a>. Niente appiattimento mentale. Il multitasking mentale inizia a mescolare immagini, parole e foto. Mi sembra di essere<a href="http://www.youtube.com/watch?v=QComFWf0DUo"> Johnny</a>.<br />
Ebadi<a href="http://www.wired.it/magazine/archivio/2009/10/storie/internet-for-peace-shirin-ebadi.aspx"> sostiene apertamente</a>, come ha sempre fatto, il potere della rete. Quella rete che ha permesso, nei giorni successi alle elezioni presidenziali iraniane del 2009, di mettere in luce, di illuminare a giorno la contestazione del popolo iraniano. Quella contestazione che non è passata inosservata, che non è stata messa a tacere dal regime, che non è stata circoscritta all&#8217;ambito territoriale. Una contestazione che tramite internet è diventata di tutti. In piazza non c&#8217;era solo qualche giovane contestatore, ma il mondo intero. Non c&#8217;erano le tv, non c&#8217;erano le radio, non c&#8217;erano i giornalisti ma c&#8217;era il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Internet">pargolo mediatico</a> (anche se maggiorenne). Quella nascente rete mediatica, che tramite le sue molteplici porte di accesso, ha permesso di far conoscere, al mondo intero, il <a href="http://www.wired.it/magazine/archivio/2009/10/storie/online-revolution.aspx">dissenso</a> e la risposta violenta del regime iraniano. L&#8217;informazione, con la quale si costruisce la democrazia, è stata veicolata attraverso un mezzo immediato, condiviso, libero, non censurabile e semplice. Non c&#8217;è stato bisogno di giornalisti, registi, montatori o scrittorio. È bastato un terminale, 140 caratteri un social network. Tra il 7 e il 26 giugno su Twitter sono stati postati 2 milioni di cinguettii, riguardati le consultazione elettorali. 280 mil di caratteri che hanno fatto informazione, che hanno diffuso la realtà, che hanno costruito la pace.<br />
Non avranno cambiato il mondo, il regime non è caduto e i dissidenti vengono ancora arrestati. La guerra non è stata vinta, ma la battaglia con un regime totalitario è stata vinta. La gente ha saputo. La gente è stata coinvolta. La gente è colpevolmente protagonista del silenzio.<br />
La forza della rete è tutta qui. È la consapevolezza di poter usare il mezzo per costruire, definire e mantenere la pace. Un blogger professionista o un semplice following  possono costruire un domani diverso, lo possono fare tramite la rete. Demonizzare il medium è riservato solo a chi non sa adattarsi ai cambiamenti.</p>
<p>Queste parole sono per <a href="http://www.youtube.com/watch?v=6yDmROF3Qss">Neda</a>. Non perché siano cariche di valori, ma solo perché è l&#8217;utilizzatore a costruire la pace. Non soffermatevi sul sangue, sulla violenza dell&#8217;immagine, sul shock che potrebbe causarvi, ma soffermatevi sullo sguardo in macchina di quella donna, che per il regime risultava scomoda. Uno sguardo che interroga. Uno sguardo privo d&#8217;odio. Uno sguardo carico di coraggio.</p>
<p>&#8230; meglio riprendere i libri.</p>
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		<title>A lezione di creatività</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Dec 2009 15:23:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittorio</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Permettete? Un pensiero poetico.<br />
In periodo di tesi (sembra una vita fa, in realtà sono passati appena nove mesi) non ricordo il numero di articoli, pagine web, video, news, post, topic e spunti vari che mi piovvero addosso. Non so se ero io a cercarli, o loro a trovare me tutte le volte che mi avvicinavo al pc. La rete ha dei percorsi infiniti, e oggi come allora andavo alla ricerca di qualsiasi cosa appagasse la mia curiosità. Oggi, seguo (o cerco di&#8230;) almeno 40 siti che parlano di comunicazione, marketing, viralità, creatività, editing e compositing.<br />
Ma tutto, dico tutto, non sarebbe successo se non avessi visto questo video. </p>
<p><object width="400" height="300"><param name="allowfullscreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="movie" value="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=2477975&amp;server=vimeo.com&amp;show_title=1&amp;show_byline=1&amp;show_portrait=0&amp;color=&amp;fullscreen=1" /><embed src="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=2477975&amp;server=vimeo.com&amp;show_title=1&amp;show_byline=1&amp;show_portrait=0&amp;color=&amp;fullscreen=1" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always" width="400" height="300"></embed></object>
<p><a href="http://vimeo.com/2477975">Ken Robinson &#8211; Do Schools Kill Creativity?</a> from <a href="http://vimeo.com/user464212">Andrea Benassi</a> on <a href="http://vimeo.com">Vimeo</a>.</p>
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