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Una nuova voce contro la pubblicità sessista

Carla

By Carla
Published 21st January, 2011

In questi ultimi giorni i quotidiani hanno parlato de La Réclame, un progetto video in formato web series, che prende le mosse da quelle pubblicità, manifesti o spot, che fanno un uso “inappropriato” del corpo femminile. L’obiettivo del progetto è quello di spiegare, attraverso un commento fuori campo, i meccanismi che si annidano dietro l’uso dell’immagine femminile, nelle pubblicità prese in questione. Il format è stato realizzato da Non Chiederci La Parola, una casa di produzione video, che ogni settimana ospiterà sul suo sito l’analisi di una réclame. Il progetto in questione si ispira al lavoro di Ico Gasparri (presente nel trailer dell’iniziativa). Per chi non lo conoscesse, Gasparri è un fotografo che dal 1990 colleziona scatti sulla pubblicità stradale a Milano, con l’intenzione di raccontare l’uso dell’immagine femminile e l’idea di donna che viene così veicolata. Il suo lavoro si è concentrato sulla pubblicità stradale, perché quest’ultima è una forma di pubblicità obbligatoria, che non può essere ignorata dal cittadino ed è autorizzata dal Comune, che ne permette l’affissione per le strade. (In questo modo chi, inevitabilmente, la vede, riceve anche il messaggio implicito che quell’immagine è stata vista, approvata e autorizzata e, quindi, non ha niente di sbagliato) Questo post è dedicato a chi, come Ico Gasparri e Non Chiederci La Parola, offre le proprie competenze alla lotta contro la pubblicità sessista, perché:
manifestano disaccordo con il riduzionismo tette-culi, sante-“escort”, di troppe agenzie pubblicitarie;
inchiodano ciascuno alle proprie responsabilità: l’agenzia pubblicitaria, i suoi potenziali clienti e i consumatori attratti all’amo;
ribadiscono con forza una considerazione troppo spesso dimenticata, sottaciuta o strumentalmente sminuita, ovvero che la pubblicità ha il potere di contribuire al mantenimento e al consolidamento di pregiudizi e stereotipi (e quindi, se vuole, ha anche il potere di farli cadere);
quindi, fanno presente a chi se lo fosse dimenticato, che ad ogni forma di potere si accompagna il rispettivo comportamento responsabile (concetto che, pubblicità a parte, conviene ripetere con i venti che tirano);
la pubblicità, immagino, dovrebbe essere un’espressione di creatività, di originalità e di innovazione, mentre mi sembra estremamente conservatore, ai limiti del reazionario, continuare a contrapporre mamme-merendine e lussuriose-mutandine.

Obbligo di fantasia

Daniela

By Daniela
Published 13th January, 2011

Qualche giorno fa, Alfredo scriveva su Facebook “esci dalla tua vita”. Sembrava una delle sue classiche cose, di quelle che se le comprende da solo, poi ho scoperto che l’aveva detto a qualcuno il giorno prima.
Stamattina, sotto la doccia, l’intuizione. La comprensione, almeno per me. Non un esci dalla tua vita della serie fuggi la realtà ma esci dall’idea che hai della tua vita. Allontanati dalla gabbia che ti sei costruita. Separati dagli schemi che ti sei data. Insomma, profondamente vivi la tua realtà. Quella che è oggi, realmente. Non quella che hai in testa.
E allora, parte una riflessione. Ampia e varia come sono gli spunti continui di questi giorni che confermano quello che intuisco. La discussione sul tema del riciclo del cibo scaduto ma non proprio, il post di Lorenzo sul senso della creatività e il disordine ordinato, quello di Chiara sulle web series con un incipit in tema, la telefonata di Roger che mi chiede un sacchetto di plastica non di plastica, il sito di Smateria, il riciclaggio dei regali di Natale, il baratto.
Ovunque mi imbatto in qualcosa che ha una sola radice: trasformazione. Trasformazione che ha dentro azione, quel movimento, quell’agire, che è vita.
Mentre scrivo, la pagina di Facebook mi segnala una frase di Fabio Volo, in tema. La trascrivo. Come una casa vecchia mi sono demolito e ricostruito. Non potevo più andare avanti a fare piccoli lavori di restauro.
Bene, io non parlo di questo, di quella cosa per cui butti tutto. No, io dico proprio di quel magico processo per cui quando fai la pizza parti da acqua, farina, sale e lievito e li trasformi. Gli elementi ci sono tutti, ma sono altro. Ecco, io parlo di qualcosa che la crisi ci ha fatto riscoprire a più livelli e che stiamo mettendo in atto, anche qui, in Estrogeni.
La crisi impatta. E spinge al riciclo, a quell’operazione di fantasia in cui, partendo dall’osservazione della realtà – senza filtro e senza schemi – ti inventi un modo diverso di affrontarla.
Andiamo a contattare vecchi clienti. Ma in modo nuovo. Siamo cambiati entrambi. Noi evoluti, loro cresciuti.
Andiamo in più persone ad affrontare il mercato. Non solo i soci, anche gli account dedicati all’attività di new business.
Andiamo in giro con altri. Immaginando partnership ambiziose e sfidanti.
Andiamo fuori dai soliti percorsi. Ripercorrendo in modo nuovo vie antiche.
Andiamo riassettandoci. In un nuovo ufficio dove altri spazi saranno occupati in modo diverso.
Andiamo riposizionandoci. Mettendo al centro noi, il nostro brand, i nostri interessi, le nostre peculiarità.
Usciamo dalla nostra vita.
Ci vorrà tempo per vedere gli effetti ma la fantasia, come diceva qualcuno, non può avere confini. Né di tempo né di spazio. Ed è dentro ognuno di noi.

Faceholders

Alfredo

By Alfredo
Published 8th January, 2011

Caro Mark,
se vivessi in questo paese comprenderesti il mio timore che, a seguito di questa mia, il primo ministro italiano possa assimilarmi alla nuova specie dei comunisti con il cachemire.
Sai, lui non va tanto per il sottile e, finora, non ha mai avuto modo di visionare il mio armadio (qualche felpa, buona per tutte le stagioni, e un paio di maglioni sempre gli stessi da anni) né di apprezzare la mia idiosincrasia per la montagna d’inverno. Men che meno, per la montagna svizzera.
Comunque, voglio correre il rischio e ti scrivo. Da imprenditore ovvero dalla posizione che – si parva licet – accomuna me, te e proprio il nostro primo ministro.
Premetto che non sono un esperto di finanza ma riesco a cogliere, talvolta, il senso delle opportunità. Qualche investimento va bene, qualche altro meno ma, in definitiva, me la sono sempre cavata, con l’ausilio di un provvido consulente.
Sono in giro tre notizie, in questi giorni, che mi hanno colpito profondamente. Tre notizie che riguardano sia l’Italia che gli Stati Uniti. Sia me che te (dovrebbero riguardare anche il nostro primo ministro ma non ne ho la completa certezza).
Si tratta dell’abnorme sproporzione raggiunta tra valore assoluto della ricchezza nazionale e detenzione relativa della stessa (parliamo di una proporzione di 1 a 90). Si tratta dell’elevatissimo e quasi incontrollabile tasso di disoccupazione giovanile (ormai, del 30% e passa). Si tratta della quotazione prossima ventura del più grande social network a livello mondiale, cioè il tuo Facebook.
Sulla prima, forse, né io né te (da soli, senza primi ministri alle spalle) possiamo qualcosa.
Sulla seconda e terza, invece, qualcosa possiamo.
Molto modestamente, sono sette anni che come Ceo di Estrogeni mi impegno (verso me stesso, i soci e la società in generale) a non distribuire utili, reinvestendoli nella formazione/assunzione di giovani. Non pretendo che anche tu, con i tuoi utili (della cui entità non c’è certezza, la qual cosa già di per sé, in un’epoca e in un ambito e in uno strumento che – ci hai insegnato – premia e vive della trasparenza di tutti, non depone a tuo favore), faccia lo stesso. Non sono né un comunista né un visionario moralista.
Epperò, sulla terza, un pensiero mi è venuto e voglio condividerlo con te. Ci hai insegnato anche il valore della condivisione, del resto.
Ti propongo, caro Mark.
Perché, in vista della quotazione di Facebook, ancor prima che a investitori selezionati e qualificati, non destini una sorta di azione (una sola) privilegiata ai tuoi sottoscrittori reali (i tuoi primi stakeholder, se ci pensi)? Del resto, la tua creatura vive (e cresce e si diffonde e diventa interessante per gli investitori) essenzialmente dei contenuti degli utenti (a cui do il titolo di Faceholders) e, se mi permetti, credo che un ringraziamento lo meritino. Pensa poi, a quanti tra questi utenti sono giovani e disoccupati. Avresti la possibilità, come e più direttamente di Bill Gates, di fare qualcosa per un’enorme fetta di popolazione mondiale, donando qualcosa di valore a chi magari non ha risorse se non il proprio talento (ricordi, anche tu avesti inizialmente bisogno delle risorse di Eduardo, per dare il via a questa straordinaria avventura…). Di fare qualcosa di fortemente non convenzionale, tra l’altro. Così, da assecondare e valorizzare ulteriormente il tuo asset principale, l’innovazione.
Per non essere, infine, tacciato di conflitto d’interessi (altra caratteristica molto italiana, di questi tempi), ti suggerisco di inserire tra i destinatari della suddetta azione esclusivamente gli utenti Facebook che abbiano sottoscritto da più di due anni (io sono fermo a meno di un anno) e abbiano un numero di amici superiore a 500 (io sono fermo a poco più di 200).
Immagina – e chiudo – poi, imprenditorialmente, quale grande volano in termini di comunicazione e responsabilità, l’operazione sarebbe per te. Potresti, finalmente, mettere a tacere tutte le voci che ti danno quale arido, spregiudicato, egocentrico uomo d’affari. Io non ci credo. E tu?
Cordiali saluti.

C’è qualcuno

Daniela

By Daniela
Published 19th December, 2010

Da qualche tempo, in modo regolare, quotidiano, c’è qualcuno che segue il nostro blog.
Lo fa in modo discreto, attento, profondo. Coglie nessi, particolari, memorizza volti, persone, avvenimenti.
Da qualche tempo, c’è qualcuno che naturalmente condivide il mio lavoro.
Sa cosa faccio, conosce le persone con cui lavoro, i clienti, le trasferte, le difficoltà, i successi.
Da qualche tempo - dopo dieci anni passati invano a tradurre in qualcosa di comprensibile atl, btl, pr, fundraising, marketing e comunicazione – tutto è assolutamente chiaro e familiare e parlarne con lui semplice e naturale.
Da qualche tempo, c’è qualcuno che ci segue da Aversa.
Da qualche tempo, Vittorio – mio padre - segue il nostro blog. Questo post è dedicato a lui.

Ordine dei liberati al Movie Camp

Francesco

By Francesco
Published 30th November, 2010

Estrogeni presenta al Movie Camp di Torino la strategia di comunicazione de L’ultimo esorcismo.

Leggi il resoconto scritto

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