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	<title>Estrogeni - Blog. CEO - Alfredo Borrelli. &#187; corporate blog</title>
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		<title>Guestbook. Intervista a Sara Paolucci</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Dec 2011 09:07:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2011/12/SaraPaolucci-.jpg" rel="lightbox[6989]"><img class="alignleft size-full wp-image-6992" title="SaraPaolucci" src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2011/12/SaraPaolucci-.jpg" alt="" width="270" height="270" /></a></strong>L&#8217;ospite di oggi è un&#8217;assidua viaggiatrice e voce narrante delle sue scoperte. Il sogno di molti è quello di poter viaggiare e guadagnare/vivere con le proprie storie, lei è una che ha realizzato questo sogno. Appassionata da sempre di viaggi è riuscita a diventare &#8220;voce narrante&#8221; di <a href="http://www.tui.it/default.aspx" target="_blank">TUI.it</a>, ovvero l&#8217;agenzia di viaggio online che fa capo al più grande gruppo turistico del mondo. Una realtà immensa, che promette ai proprio clienti di rendere reale tutte le pretese nell&#8217;ambito travel, anche a basso costo. Un lavoro tanto bello quanto impegnativo, visto la quantità di informazioni e interazioni che una realtà come TUI.it può generare.<br />
Con <a href="http://it.linkedin.com/in/paoluccisara" target="_blank">Sara Paolucci</a> abbiamo cercato di comprende come d&#8217;appassionati si diventa professionisti del settore e cosa c&#8217;è dietro TUI.it<strong></strong></p>
<p><strong>Social Media Specialist ci si <a href="http://www.mediagu.com/social-network-2/come-diventare-un-community-manager.html" target="_blank">diventa</a>, ma saccenti e curiosi ci si nasce. :) Credo che la curiosità sia una caratteristica essenziale di ogni SMS, ma come si può trasformare questo valore in lavoro? Tu come sei arrivata a TUI.it?</strong></p>
<p>Mmm&#8230; diciamo che ho puntato molto su quella che è la mia passione/conoscenza della rete. Quando ancora andavo a scuola d&#8217;estate facevo &#8220;la gavetta&#8221; nella web agency di mio fratello (ovviamente non pagata), così ho imparato tantissime cose e soprattutto ho seguito i cambiamenti del web da quando &#8220;web marketing&#8221; erano i banneroni lampeggianti sulle testate di siti in html fino ad oggi. Ovviamente però, come produttrice di contenuti, è stata importante anche la mia passione per la scrittura. Sono sempre stata un po&#8217; grafomane, anche se poi non avrei mai pensato di avverare il mio sogno, ovvero scrivere per lavoro.<br />
Infine, mi piace raccontare che il mio responsabile una volta mi ha detto di avermi scelta per la mia umiltà. In lizza per quel posto c&#8217;erano anche persone più esperte e affermate di me, ma evidentemente la mia apertura e disposizione ad imparare ciò che ancora non sapevo, hanno fatto la differenza<strong></strong></p>
<p><strong>Il settore turistico è uno di quelli in cui l’utente necessita più frequentemente di attività di costumer care. Da questo punto di vista, i social media rappresentano una grande opportunità, ma allo stesso tempo vanno gestiti sapientemente per evitare situazioni di crisi che sono sempre dietro l’angolo. Come gestisci questo aspetto e come crei la relazione col cliente? Avete mai avuto episodi di crisi o “al limite”?</strong></p>
<p>Le situazioni di crisi ci sono, nel nostro settore più che in altri. I nostri clienti risparmiano un anno intero per poi regalarsi le tanto agognate ferie, quindi è normale che si arrabbino se qualcosa va storto durante le proprie vacanze. In questi casi i social media sono uno strumento infinitamente utile per la velocità e l&#8217;immediatezza (non solo temporale) con cui ci consentono di comunicare e risolvere eventuali problemi.<br />
Un altro aspetto che amo molto è che i SM ti consentono di &#8220;formare&#8221; l&#8217;utente. Troppo spesso infatti i problemi nascono da incomprensioni, mancanza di chiarezza da parte degli operatori turistici e delle agenzie, informare prima è molto importante per avere clienti preparati e consapevoli e per prevenire inutili crisi poi c&#8217;è tutto il discorso delle recensioni e delle opinioni online che personalmente affronto molto serenamente. In caso di recensioni negative trovo che l&#8217;importante sia sempre cercare di capire cosa sia successo, dialogare con il cliente e nel caso il problema sia nostro, ovviamente, risolverlo. Infine, la relazione con il cliente. La parte più bella e gratificante del mio lavoro.<br />
In teoria per una OLTA (online travel agency) il rapporto con il cliente dovrebbe essere praticamente nullo, limitato al processo d&#8217;acquisto (online) e ad eventuali rapporti post-vendita.<br />
Grazie ai canali sociali invece, posso essere una vera e propria agente di viaggio che cerca di capire le esigenze dell&#8217;utente e, secondo queste, gli consiglia il prodotto giusto.<br />
Un altro aspetto divertente che rende il contatto con il cliente più forte è la condivisione. Un viaggio è un&#8217;esperienza, un insieme di emozioni, ed è bellissimo che i nostri clienti sentano il bisogno di condividere tutto questo con noi&#8230; così come io faccio con loro, raccontando ogni mio spostamento, per lavoro o per piacere.<strong></strong></p>
<p><strong>Raccontarsi problematiche, emozioni e chicche di un viaggio è sempre stata la prerogativa dei maggiori forum di viaggi. Community nate sul web ma sempre più spesso si sono ritrovate on the road per vivere insieme il Viaggio. I nuovi media hanno reso i forum ambienti da nerd, spostando i &#8220;narratori&#8221; al blog. Pensi si sia stato un decentramento delle community o solo una nuova modalità di fruizione della rete?</strong></p>
<p>Sono sincera, non ho mai partecipato ad un forum di viaggi se non per offrire/cercare consigli pratici forse con &#8220;l&#8217;avvento&#8221; dei blog la narrazione ha trovato un &#8220;luogo&#8221; più congegnale. Il blog, prima di essere luogo di scambio (con i commenti nascono discussioni interessanti) è innanzitutto un luogo di introspezione, di dialogo con sé stessi una sorta di diario segreto che segreto non è più (vedi <a href="http://www.travelgum.it/" target="_blank">Travelgum</a>).<br />
A mio avviso forum e blog sono due strumenti differenti con finalità differenti. I primi per lo scambio ed il confronto, mente gli altri nascono come strumenti personali e meno collettivi, più incentrati sull&#8217;esperienza e, appunto , la narrazione di chi li scrive. Dunque con &#8220;l&#8217;avvento&#8221; dei blog la narrazione ha trovato un luogo a sé più congegnale.<strong></strong></p>
<p><strong>Quindi si può fare network anche con un blog non solo personale ma anche aziendale. Quanto ritieni fondamentale un corporate blog e in che modo lo è per TUI?</strong></p>
<p>Il blog è uno strumento per <a href="http://blog.tui.it/" target="_blank">TUI.it</a>, tutti i contenuti si trovano sul blog ma poi sempre più spesso vengono commentati sulla pagina facebook, per quello che è ill mio lavoro questi due strumenti/canali si completano alla perfezione.<br />
Nella mia esperienza il blog aziendale serve a creare le basi, del network. Diciamo che fornisce le tematiche su cui poi si va a discutere in un canale diverso, più adatto al confronto e alla discussione, come quello che è FB.<strong></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Filosofia spiccia</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Jul 2011 08:58:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Quasi per gioco, su input di Ignazio, ieri ci siamo messi a indicare le tre parole con cui sintetizzare il valore dei Social Media.<br />
Chi molto praticamente (eventi, condividi, informazione, idee, novità, globalità), chi più soggettivamente (prosumer, impara, amici, profilo), abbiamo più o meno toccato tutti i tasti della opportunità e criticità (manca la privacy e penso non a caso, avendo fiducia nella capacità individuale di sapersela gestire).<br />
Stavo per intervenire con una reminiscenza liceale che messa lì, nello spazio di uno status, sarebbe apparsa superficialmente fuori contesto quando mi sono ricordato dell’attacco del capitolo quattordici di <em>Parla, ricordo</em>, un libro di Nabokov da poco letto. Un bel racconto della prima parte della sua vita, a cavallo tra i fasti di San Pietroburgo antecedenti la prima guerra mondiale, il trasferimento intermedio in Francia nel 1919 e quello definitivo, in quello che considera il paese d’adozione (gli Stati Uniti), nel 1940.<br />
Lo uso come pre-testo per elaborare un pensiero e avviarne un altro, di gioco.<br />
Trascrivo. “La spirale è un circolo spiritualizzato. Nella forma a spirale il circolo si svolge, si srotola, smette di essere vizioso; si ritrova libero. È anche un’idea dei tempi della scuola, quando scoprii anche che la sequenza triadica di Hegel (tanto in voga nella Russia d’una volta) esprimeva semplicemente la spiralità congenita di tutte le cose in rapporto al tempo. A una spira ne segue un’altra, e ogni sintesi è la tesi della serie successiva. Se esaminiamo la spirale più semplice, possiamo distinguervi tre fasi, che corrispondono a quelle della triade: chiameremo <em>tesi</em> la piccola curva, o arco, che avvia la circonvoluzione al centro; <em>antitesi</em> l’arco più ampio che sta di fronte al primo nel processo di quest’ultimo; <em>sintesi</em> l’arco ancor più ampio che continua il secondo mentre segue il primo lungo il lato esterno. E così via”.<br />
La mia tesi, dunque, è che questa idea di concatenazione positiva (positivistica?) basata sul contenuto/pensiero si addica molto alla ricerca del senso di un social media.<br />
La mia antitesi, è che una spirale così vorticosa e presente di post/status/commenti/like non sempre sia in grado di determinare/offrire un’identità (nel tempo e nello spazio).<br />
La mia sintesi, è il corporate blog. Identità (seppur di forma ma, come insegna anche il de Sanctis, studioso e critico di Hegel, l’estetica è lo spirito) e contenuto, insieme.<br />
Qual è la vostra tesi? Ripartiamo?</p>
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		<title>Un medium ostinato</title>
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		<pubDate>Fri, 27 May 2011 08:50:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>La tv è il medium portante, sfortunatamente o fortunatamente, della cultura italiana e non solo. I motivi di questa costante crescita esponenziale della fruizione televisiva sono molteplici, ma negli ultimi anni ci sono state notevoli mutazioni che rendono obsoleto definire il medium con il suo vecchio naming. Dopo l&#8217;esplosione delle pay-per-view, del dgtvi e la presunta interazione, lo streaming tv e app social tv, si può ancora definire il medium semplicemente TV? Etimologicamente si parla sempre di una visione a distanza, ma ciò che porta il fruitore, non più lo spettatore, a servirsi della televisione non è più la possibilità di vedere un contenuto fisicamente irraggiungibile, ma la possibilità di informarsi, condividere, discutere, disapprovare, etc. Il fruitore televisivo necessita di interazioni, volte a produrre contenuti e non a consumarne di prefissati. Contenuti generati non solo dall&#8217;individualità ma in particolar modo dalla community di cui si fa parte. Nel caso in cui l&#8217;interazione con la community viene a mancare e/o non viene alimentata, la fruizione del contenuto televisivo è destinata ad affievolirsi. Una recente analisi <a href="http://blog.nielsen.com/nielsenwire/online_mobile/three-screen-report-q409/" target="_blank">Nielsen </a>mostra come stia aumentando l&#8217;utilizzo contemporaneo della tv e internet, quindi, di come si cerchi un dialogo negato dal primo medium attraverso l&#8217;altro più interattivo. Un utilizzo contemporaneo dovuto semplicemente all&#8217;incapacità, almeno per l&#8217;utenza di massa, di sostituire il medium &#8220;morente&#8221; con il  più democratico internet. Una visione, la mia, che porterebbe tra qualche anno a considerare la tv esclusivamente dal lato fisico. Un punto di accesso/utilizzo della rete, non più medium ma soprammobile. Una visione potenzialmente errata, visto che i primi spasmi iniziano a farsi sentire oltreoceano. La social tv sta cercando di mutare il mezzo, spingendolo verso un upgrade più che necessario. Le social tv app (<a href="http://youtu.be/9_BzegVZVj8" target="_blank">Miso</a>, <a href="http://youtu.be/h7SO1cDrrV8" target="_blank">GetGlue</a>, etc.) sono un punto di contatto tra il fruitore e la sua community, rendendo possibile la comunicazione intorno al prodotto mostrato. L&#8217;utilizzo di questo dispositivi intermediari è in forte crescita, meno in Europa, ma i produttori televisivi ignorano il tutto restando indifferenti alla tendenza. Se la tv è sostenuta dagli introiti pubblicitari, perché in primis il marketing non riesce a servirsi di questo fenomeno. Che <a href="http://wearesocial.it/blog/2011/05/la-social-tv-che-vorremmo/" target="_blank">marketing vorremo</a> per la social tv? Accontentarci di un percorso <a href="http://www.ninjamarketing.it/2011/05/13/intonow-la-caccia-con-iphone-allo-spot-tv-e-aperta/" target="_blank">meta-pubblicitario</a> sarebbe riduttivo.</p>
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		<title>Guestbook. Intervista a Gabriele Farina</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Mar 2011 08:59:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div><strong></p>
<p></strong><strong> </strong><strong> </strong><strong> </strong><strong> </strong><strong> </strong><a href="http://www.soloparolesparse.com/" target="_blank">Soloparolesparse</a> ma tanta voglia di comunicare.Il &#8220;personaggio&#8221; è uno di quelli che non si ferma mai: Blogger dal 2005, <a href="http://www.border-radio.it/corazzata" target="_blank">speaker</a> radiofonico, <a href="http://www.quotidianopiemontese.it/cabiria/" target="_blank">redattore</a>, <a href="http://www.soloparolesparse.com/2010/09/il-google-doodle-che-festeggia-berlusconi-era-un-fake-ma-che-trionfo/" target="_blank">folle pensatore</a>, ideatore di <a href="http://www.videomarta.com/" target="_blank">VideoMart</a> e grandissimo appassionato di cinema. Proprio la settima arte è il leitmotiv del suo lavoro crossmediale, che lo porta a essere uno dei Viral Hunter più noti della rete. Un blog di cinema, che non si ferma alle <a href="http://www.soloparolesparse.com/2011/01/scarica-gratis-il-farinetti-2010/" target="_blank">recensioni/critiche</a> ma che accompagna la pellicola dalla genesi fino all&#8217;uscita in sale, passando per il momento più importante: la distribuzione. Gabriele Farina è un&#8217;estimatore della fase teaser che accompagna ogni pellicola, fase in cui le info sono volutamente poche per stuzzicare l&#8217;interesse dei prosumer. Farina è un segugio da viral marketing.</p>
<p><a href="http://www.soloparolesparse.com/" target="_blank"><img class="alignnone size-full wp-image-5215" title="0e4ca7c" src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2011/03/0e4ca7c.jpg" alt="" width="200" height="200" /></a></p>
<p><strong>La tua ricerca del materiale virale parte di sicuramente dalla passione per il cinema, ma come mai hai avuto l’idea di scrivere un blog che fosse un database delle fasi teaser? </strong></p>
<p>In realtà il mio interesse per il virale cinematografico diventa strutturato durante il periodo di collaborazione col portale ScreenWeek. In quel momento decidiamo che c’è talmente materiale in giro che è il caso di aprire una categoria specifica. Quel “Viral point” che poi ho trasferito sul mio blog (che comunque tratta il cinema ad ampio raggio) nel momento in cui si è chiusa quella collaborazione.<br />
Del resto se non si categorizza il materiale sotto un qualche cappello è impossibile riuscire a star dietro all’evoluzione di alcuni virali che durano mesi o addirittura anni.</p>
<p><strong>Campagne strutturate, che con molta fatica si vedono sul territorio nazionale. Strategie  virali, che a fronte di un costo bassa, non vengono realizzate così spesso come la comunicazione istituzionale. Cosa può spingere le case di distribuzione a investire sul marketing non convezionale? </strong></p>
<p>Purtroppo in Italia è l’utilizzo della rete ad essere decisamente indietro rispetto a quanto succede, per esempio, negli Stati Uniti. Credo sia questo il motivo per cui le case di distribuzione si fidano ancora poco delle potenzialità offerte dal web e preferiscono continuare a muoversi su terreni conosciuti.<br />
Che poi non è detto che il viral marketing debba essere legato esclusivamente alla rete.<br />
In ogni caso qualcosa inizia a muoversi (penso a quello che sta succedendo nel campo dell’informazione) e probabilmente questo spingerà qualcuno a lanciarsi in campagne non convenzionali anche on line.<br />
In generale comunque in Italia è difficile staccarsi dalla strada certa per sperimentare, anche quando è evidente che la strada certa è ormai una strada senza uscita.</p>
<p><strong>La campagna di Super8, con grandi investimenti economici, ha creato un forte appeal per gli estimatori del genere ma raccontaci la cosa che più ti ha colpito in questi anni di caccia al virale.<br />
</strong><br />
Quello che mi colpisce è la varietà di soluzioni che i creativi riescono ad inventare. Siti fasulli, blog nascosti, personaggi di film che diventano reali, numeri di telefono.<br />
A parte le campagne enormi come quella di Super 8, di Tron: Legacy o anche di Paranormal Activity (sebbene con modalità e investimenti completamente diversi), ho spesso apprezzato piccoli virali che magari si sono limitati a gettare un ponte tra la finzione e la realtà, come è accaduto per The Rommate oppure (ovviamente) l’elegante libro magico di Alice in Wonderland.<br />
Se però devo dirti cosa mi colpì particolarmente nel momento in cui venne realizzato direi Paranormal Activity 2, nel momento in cui, durante il Fantastic Fest, fecero trovare direttamente nella camera di albergo di alcuni blogger una chiavetta con dentro un piccolo pezzetto del film, diverso per ogni blogger. Ognuno caricò sul proprio account il suo pezzo di video e poi toccò mettersi insieme per raccogliere tutto il materiale sparso.<br />
Una soluzione che trovai simpatica e assolutamente coinvolgente.</p>
</div>
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		<title>Posta come scrivi</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Feb 2011 09:47:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Giorni fa, scrivevo dei valori del nostro corporate blog. Ricerca, costruzione e condivisione di un’identità. Proprio perché lo assumo come precondizione di ogni rapporto (e quindi, anche di ogni comunicazione), non ho ritenuto opportuno allora soffermarmi in maniera esplicita sulla trasparenza. In nome della quale, dunque, oggi do il benvenuto ad Alessandro, pubblicando integralmente l’email con cui ho condiviso...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Giorni fa, <a href="http://blog.estrogeni.net/riflessioni/i-valori-di-un-blog-aziendale-il-nostro/">scrivevo</a> dei valori del nostro corporate blog. Ricerca, costruzione e condivisione di un’identità.<br />
Proprio perché lo assumo come precondizione di ogni rapporto (e quindi, anche di ogni comunicazione), non ho ritenuto opportuno allora soffermarmi in maniera esplicita sulla trasparenza. In nome della quale, dunque, oggi do il benvenuto ad <a href="http://it.linkedin.com/pub/alessandro-varone/11/90a/908">Alessandro</a>, pubblicando integralmente l’email con cui<br />
ho condiviso ieri &#8211; al nostro interno &#8211; il suo ingresso.</p>
<p>ciao a tutti.<br />
come sapete, da oggi è con noi Alessandro Varone.<br />
prima ancora di presentarlo alla nostra maniera sul blog, mi preme condividere alcune riflessioni.<br />
nel difficile e impegnativo (quanto indispensabile) passaggio da agenzia ad azienda, in cui &#8211; come qualcuno di voi ha detto &#8211; alle dinamiche personali si sostituiscono ingranaggi professionali, tappa fondamentale è la valorizzazione dell&#8217;asset di maggior valore per un&#8217;azienda come la nostra, che di comunicazione vive.<br />
il brand.<br />
fino ad oggi, con entusiasmo, passione, amore (frutto di dinamiche, appunto), ognuno di noi &#8211; chi più, chi meno &#8211; ha assecondato quest&#8217;esigenza.<br />
da oggi, con l&#8217;arrivo di Alessandro, l&#8217;esigenza si trasforma in necessità. e all&#8217;entusiasmo, alla passione, all&#8217;amore, subentra la razionalità.<br />
con la sua esperienza e preparazione, Alessandro avrà, quindi, come compito primario quello di lavorare alla reputazione del nostro brand.<br />
assunto e condiviso che una reputazione alta, consentirà di resistere sul mercato. resistere sul mercato, consentirà di salvaguardare il posto di lavoro di tutti. e dunque, il sillogismo chiudetelo voi&#8230;<br />
nella pratica, Alessandro gestirà i nostri profili sociali, il nostro blog, le nostre comunicazioni online. lo farà con la collaborazione di tutti ma lo farà in autonomia.<br />
risponderà esclusivamente a me, in quanto Rappresentante Legale, Amministratore e &#8211; pertanto &#8211; titolare del marchio Estrogeni.<br />
grazie della collaborazione. passata, presente e certamente futura.<br />
Alfredo<br />
<a href="http://it.linkedin.com/pub/alessandro-varone/11/90a/908"><img class="alignleft size-medium wp-image-4909" title="Alessandro" src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2011/02/Alessandro-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
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		<title>Una nuova voce contro la pubblicità sessista</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Jan 2011 11:04:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carla</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In questi ultimi giorni i quotidiani hanno parlato de La Réclame, un progetto video in formato web series, che prende le mosse da quelle pubblicità, manifesti o spot, che fanno un uso “inappropriato” del corpo femminile. L&#8217;obiettivo del progetto è quello di spiegare, attraverso un commento fuori campo, i meccanismi che si annidano dietro l&#8217;uso...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In questi ultimi giorni i quotidiani hanno parlato de <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-01-18/bonino-authority-parita-genere-063919.shtml?uuid=AaPY6j0C">La Réclame</a>, un progetto video in formato web series, che prende le mosse da quelle pubblicità, manifesti o spot, che fanno un uso “inappropriato” del corpo femminile. L&#8217;obiettivo del progetto è quello di spiegare, attraverso un commento fuori campo, i meccanismi che si annidano dietro l&#8217;uso dell&#8217;immagine femminile, nelle pubblicità prese in questione. Il format è stato realizzato da <a href="http://www.nonchiedercilaparola.com/">Non Chiederci La Parola</a>, una casa di produzione video, che ogni settimana ospiterà sul suo sito l&#8217;analisi di una réclame. Il progetto in questione si ispira al lavoro di <a href="http://www.icogasparri.net/">Ico Gasparri</a> (presente nel trailer dell&#8217;iniziativa). Per chi non lo conoscesse, Gasparri è un fotografo che dal 1990 colleziona scatti sulla pubblicità stradale a Milano, con l’intenzione di raccontare l’uso dell’immagine femminile e l’idea di donna che viene così veicolata. Il suo lavoro si è concentrato sulla pubblicità stradale, perché quest&#8217;ultima è una forma di pubblicità obbligatoria, che non può essere ignorata dal cittadino ed è autorizzata dal Comune, che ne permette l’affissione per le strade. (In questo modo chi, inevitabilmente, la vede, riceve anche il messaggio implicito che quell’immagine è stata vista, approvata e autorizzata e, quindi, non ha niente di sbagliato) Questo post è dedicato a chi, come Ico Gasparri e Non Chiederci La Parola, offre le proprie competenze alla lotta contro la pubblicità sessista, perché:<br />
manifestano disaccordo con il riduzionismo tette-culi, sante-“escort”, di troppe agenzie pubblicitarie;<br />
inchiodano ciascuno alle proprie responsabilità: l&#8217;agenzia pubblicitaria, i suoi potenziali clienti e i consumatori attratti all&#8217;amo;<br />
ribadiscono con forza una considerazione troppo spesso dimenticata, sottaciuta o strumentalmente sminuita, ovvero che la pubblicità ha il potere di contribuire al mantenimento e al consolidamento di pregiudizi e stereotipi (e quindi, se vuole, ha anche il potere di farli cadere);<br />
quindi, fanno presente a chi se lo fosse dimenticato, che ad ogni forma di potere si accompagna il rispettivo comportamento responsabile (concetto che, pubblicità a parte, conviene ripetere con i venti che tirano);<br />
la pubblicità, immagino, dovrebbe essere un&#8217;espressione di creatività, di originalità e di innovazione, mentre mi sembra estremamente conservatore, ai limiti del reazionario, continuare a contrapporre mamme-merendine e lussuriose-mutandine.</p>
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		<title>Obbligo di fantasia</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Jan 2011 22:35:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche giorno fa, <a href="http://www.alfredoborrelli.it/">Alfredo</a> scriveva su Facebook &#8220;esci dalla tua vita&#8221;. Sembrava una delle sue classiche cose, di quelle che se le comprende da solo, poi ho scoperto che l’aveva detto a qualcuno il giorno prima.<br />
Stamattina, sotto la doccia, l&#8217;intuizione. La comprensione, almeno per me. Non un <em>esci dalla tua vita </em>della serie <em>fuggi la realtà</em> ma esci dall&#8217;idea che hai della tua vita. Allontanati dalla gabbia che ti sei costruita. Separati dagli schemi che ti sei data. Insomma, profondamente vivi la tua realtà. Quella che è oggi, realmente. Non quella che hai in testa.<br />
E allora, parte una riflessione. Ampia e varia come sono gli spunti continui di questi giorni che confermano quello che intuisco. La discussione sul tema del <a href="http://www.repubblica.it/cronaca/2011/01/07/news/cibo_scade-10933226/">riciclo del cibo scaduto ma non proprio</a>, il post di Lorenzo sul <a href="http://blog.estrogeni.net/riflessioni/la-creativita-non-e-un-lusso/">senso della creatività</a> e il disordine ordinato, quello di Chiara sulle <a href="http://blog.estrogeni.net/palinsestro/tempo-di-web-series/">web series</a> con un incipit in tema, la telefonata di Roger che mi chiede un sacchetto di plastica non di plastica, il sito di <a href="http://www.smateria.com/">Smateria</a>, il riciclaggio dei regali di Natale, il baratto.<br />
Ovunque mi imbatto in qualcosa che ha una sola radice: trasformazione. Trasformazione che ha dentro azione, quel movimento, quell&#8217;agire, che è vita.<br />
Mentre scrivo, la pagina di Facebook mi segnala una frase di Fabio Volo, in tema. La trascrivo. <em>Come una casa vecchia mi sono demolito e ricostruito. Non potevo più andare avanti a fare piccoli lavori di restauro.</em><br />
Bene, io non parlo di questo, di quella cosa per cui butti tutto. No, io dico proprio di quel magico processo per cui quando fai la pizza parti da acqua, farina, sale e lievito e li trasformi. Gli elementi ci sono tutti, ma sono altro. Ecco, io parlo di qualcosa che la crisi ci ha fatto riscoprire a più livelli e che stiamo mettendo in atto, anche qui, in Estrogeni.<br />
La crisi impatta. E spinge al riciclo, a quell&#8217;operazione di fantasia in cui, partendo dall’osservazione della realtà &#8211; senza filtro e senza schemi &#8211; ti inventi un modo diverso di affrontarla.<br />
Andiamo a contattare vecchi clienti. Ma in modo nuovo. Siamo cambiati entrambi. Noi evoluti, loro cresciuti.<br />
Andiamo in più persone ad affrontare il mercato. Non solo i soci, anche gli account dedicati all&#8217;attività di new business.<br />
Andiamo in giro con altri. Immaginando partnership ambiziose e sfidanti.<br />
Andiamo fuori dai soliti percorsi. Ripercorrendo in modo nuovo vie antiche.<br />
Andiamo riassettandoci. In un nuovo ufficio dove altri spazi saranno occupati in modo diverso.<br />
Andiamo riposizionandoci. Mettendo al centro noi, il nostro brand, i nostri interessi, le nostre peculiarità.<br />
Usciamo dalla nostra vita.<br />
Ci vorrà tempo per vedere gli effetti ma la fantasia, come diceva <a href="http://www.youtube.com/watch?v=v_-_wgx2-8w&amp;feature=related">qualcuno</a>, non può avere confini. Né di tempo né di spazio. Ed è dentro ognuno di noi.</p>
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		<title>Faceholders</title>
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		<pubDate>Sat, 08 Jan 2011 13:25:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal">Caro Mark,<br />
se vivessi in questo paese comprenderesti il mio timore che, a seguito di questa mia, il primo ministro italiano possa assimilarmi alla nuova specie dei comunisti con il cachemire.<br />
Sai, lui non va tanto per il sottile e, finora, non ha mai avuto modo di visionare il mio armadio (qualche felpa, buona per tutte le stagioni, e un paio di maglioni sempre gli stessi da anni) né di apprezzare la mia idiosincrasia per la montagna d’inverno. Men che meno, per la montagna svizzera.<br />
Comunque, voglio correre il rischio e ti scrivo. Da imprenditore ovvero dalla posizione che &#8211; si parva licet &#8211; accomuna me, te e proprio il nostro primo ministro.<br />
Premetto che non sono un esperto di finanza ma riesco a cogliere, talvolta, il senso delle opportunità. Qualche investimento va bene, qualche altro meno ma, in definitiva, me la sono sempre cavata, con l’ausilio di un provvido consulente.<br />
Sono in giro tre notizie, in questi giorni, che mi hanno colpito profondamente. Tre notizie che riguardano sia l’Italia che gli Stati Uniti. Sia me che te (dovrebbero riguardare anche il nostro primo ministro ma non ne ho la completa certezza).<br />
Si tratta dell’abnorme sproporzione raggiunta tra valore assoluto della ricchezza nazionale e detenzione relativa della stessa (parliamo di una proporzione di 1 a 90). Si tratta dell’elevatissimo e quasi incontrollabile tasso di disoccupazione giovanile (ormai, del 30% e passa). Si tratta della quotazione prossima ventura del più grande social network a livello mondiale, cioè il tuo Facebook.<br />
Sulla prima, forse, né io né te (da soli, senza primi ministri alle spalle) possiamo qualcosa.<br />
Sulla seconda e terza, invece, qualcosa possiamo.<br />
Molto modestamente, sono sette anni che come Ceo di Estrogeni mi impegno (verso me stesso, i soci e la società in generale) a non distribuire utili, reinvestendoli nella formazione/assunzione di giovani. Non pretendo che anche tu, con i tuoi utili (della cui entità non c’è certezza, la qual cosa già di per sé, in un’epoca e in un ambito e in uno strumento che &#8211; ci hai insegnato &#8211; premia e vive della trasparenza di tutti, non depone a tuo favore), faccia lo stesso. Non sono né un comunista né un visionario moralista.<br />
Epperò, sulla terza, un pensiero mi è venuto e voglio condividerlo con te. Ci hai insegnato anche il valore della condivisione, del resto.<br />
Ti propongo, caro Mark.<br />
Perché, in vista della quotazione di Facebook, ancor prima che a investitori selezionati e qualificati, non destini una sorta di azione (una sola) privilegiata ai tuoi sottoscrittori reali (i tuoi primi stakeholder, se ci pensi)? Del resto, la tua creatura vive (e cresce e si diffonde e diventa interessante per gli investitori) essenzialmente dei contenuti degli utenti (a cui do il titolo di Faceholders) e, se mi permetti, credo che un ringraziamento lo meritino. Pensa poi, a quanti tra questi utenti sono giovani e disoccupati. Avresti la possibilità, come e più direttamente di Bill Gates, di fare qualcosa per un’enorme fetta di popolazione mondiale, donando qualcosa di valore a chi magari non ha risorse se non il proprio talento (ricordi, anche tu avesti inizialmente bisogno delle risorse di Eduardo, per dare il via a questa straordinaria avventura…). Di fare qualcosa di fortemente non convenzionale, tra l’altro. Così, da assecondare e valorizzare ulteriormente il tuo asset principale, l’innovazione.<br />
Per non essere, infine, tacciato di conflitto d’interessi (altra caratteristica molto italiana, di questi tempi), ti suggerisco di inserire tra i destinatari della suddetta azione esclusivamente gli utenti Facebook che abbiano sottoscritto da più di due anni (io sono fermo a meno di un anno) e abbiano un numero di amici superiore a 500 (io sono fermo a poco più di 200).<br />
Immagina &#8211; e chiudo &#8211; poi, imprenditorialmente, quale grande volano in termini di comunicazione e responsabilità, l’operazione sarebbe per te. Potresti, finalmente, mettere a tacere tutte le voci che ti danno quale arido, spregiudicato, egocentrico uomo d’affari. Io non ci credo. E tu?<br />
Cordiali saluti.<span> </span><span><br />
</span></p>
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		<pubDate>Sat, 18 Dec 2010 23:33:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Da qualche tempo, in modo regolare, quotidiano, c&#8217;è qualcuno che segue il nostro blog.<br />
Lo fa in modo discreto, attento, profondo. Coglie nessi, particolari, memorizza volti, persone, avvenimenti.<br />
Da qualche tempo, c&#8217;è qualcuno che naturalmente condivide il mio lavoro.<br />
Sa cosa faccio, conosce le persone con cui lavoro, i clienti, le trasferte, le difficoltà, i successi.<br />
Da qualche tempo - dopo dieci anni passati invano a tradurre in qualcosa di comprensibile atl, btl, pr, fundraising, marketing e comunicazione &#8211; tutto è assolutamente chiaro e familiare e parlarne con lui semplice e naturale.<br />
Da qualche tempo, c&#8217;è qualcuno che ci segue da Aversa.<br />
Da qualche tempo, Vittorio &#8211; mio padre - segue il nostro blog. Questo post è dedicato a lui.</p>
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		<title>Ordine dei liberati al Movie Camp</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Nov 2010 13:42:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Estrogeni presenta al Movie Camp di Torino la strategia di comunicazione de L&#8217;ultimo esorcismo. Leggi il resoconto scritto Guarda in diretta streaming video da moviecamptv a livestream.com]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Estrogeni presenta al <a href="http://www.moviecamp.it/generale/moviecamp-torino.html" target="_blank">Movie Camp di Torino</a> la strategia di comunicazione de <a href="http://www.facebook.com/LUltimoEsorcismo" target="_blank">L&#8217;ultimo esorcismo</a>.</p>
<p>Leggi il <a href="http://blog.estrogeni.net/riflessioni/moviecamp-di-torino/">resoconto scritto</a></p>
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