Giorni fa, scrivevo dei valori del nostro corporate blog. Ricerca, costruzione e condivisione di un’identità.
Proprio perché lo assumo come precondizione di ogni rapporto (e quindi, anche di ogni comunicazione), non ho ritenuto opportuno allora soffermarmi in maniera esplicita sulla trasparenza. In nome della quale, dunque, oggi do il benvenuto ad Alessandro, pubblicando integralmente l’email con cui
ho condiviso ieri – al nostro interno – il suo ingresso.
ciao a tutti.
come sapete, da oggi è con noi Alessandro Varone.
prima ancora di presentarlo alla nostra maniera sul blog, mi preme condividere alcune riflessioni.
nel difficile e impegnativo (quanto indispensabile) passaggio da agenzia ad azienda, in cui – come qualcuno di voi ha detto – alle dinamiche personali si sostituiscono ingranaggi professionali, tappa fondamentale è la valorizzazione dell’asset di maggior valore per un’azienda come la nostra, che di comunicazione vive.
il brand.
fino ad oggi, con entusiasmo, passione, amore (frutto di dinamiche, appunto), ognuno di noi – chi più, chi meno – ha assecondato quest’esigenza.
da oggi, con l’arrivo di Alessandro, l’esigenza si trasforma in necessità. e all’entusiasmo, alla passione, all’amore, subentra la razionalità.
con la sua esperienza e preparazione, Alessandro avrà, quindi, come compito primario quello di lavorare alla reputazione del nostro brand.
assunto e condiviso che una reputazione alta, consentirà di resistere sul mercato. resistere sul mercato, consentirà di salvaguardare il posto di lavoro di tutti. e dunque, il sillogismo chiudetelo voi…
nella pratica, Alessandro gestirà i nostri profili sociali, il nostro blog, le nostre comunicazioni online. lo farà con la collaborazione di tutti ma lo farà in autonomia.
risponderà esclusivamente a me, in quanto Rappresentante Legale, Amministratore e – pertanto – titolare del marchio Estrogeni.
grazie della collaborazione. passata, presente e certamente futura.
Alfredo
L’hostwriter di questa settimana è una persona, che ho conosciuto come @meedabyte e successivamente iniziato a seguire su LinkedIn: è lì che ho avuto timore di non essere all’altezza di una conversazione. Blogger su Meedabyte, Mobile Services Engineer at Hutchison 3G e Senior Consultant at Altran sono qualifiche che spaventerebbero tanti, ma io ci ho provato e ho contatto Simone che si è dimostrata una persona molto disponibile e siamo riusciti a dialogare per 15 minuti, senza che io facessi qualche figuraccia (almeno credo).
Nella sua twitter bio si definisce blogger, tech strategist and wannabe journalist ed è su questo che abbiamo iniziato a parlare di futuro. Su ciò che il futuro possa riservare alla nuova concezione di consumatore, su come il dialogo tra produttore e l’utilizzatore stia mutando velocemente come il marketing stesso, ecco, a domanda non specifica, cosa ha raccontato.
Capire il mondo in cui viviamo è sempre stato molto difficile.
Certamente, vivere nell’era della singolarità e dello sviluppo tecnologico esponenziale non rende le cose più facili: tutto cambia a una velocità tale che è difficile prevedere le più remote conseguenze dei fatti, mettere in correlazione cause ed eventi. Elaborare una strategia è diventato difficilissimo.
Centrare la scelta, quando si promuove un prodotto, un servizio o semplicemente un’idea al mercato e alla società è questione di talento, fortuna ma soprattutto vision (che tradurrei come capacità di interpretare il futuro).
In quest’epoca di transizione diventa fondamentale fare riferimento a valori posti all’orizzonte del nuovo modello di sviluppo che si affaccia alla società e che da questa, in un certo senso è evocato e guidato.
Umar Haique ha scritto giorni fa, sul suo blog per l’Harward Business Review, un pezzo straordinario intitolato The shape of the meaning organization in cui auspica la nascita di un nuovo concetto di marketing che chiama “humanizing”:
[...] companies are going to have to get lethally serious about having an enduring, meaningful, resonant, multiplying, positive, proliferating set of impacts ? of all types, whether social, human, intellectual, spiritual, creative, or relational.
[...] “humanizing” is about helping people stop mutely, rotely (over)consuming, and start enjoying, improving, bettering; to help them maximize the authentic, long-run value they realize from a product or service
Il web, avanguardia e guida della società moderna, è stato il primo il teatro in cui la transizione da una produzione alla ricerca dell’abbattimento forsennato dei costi e dell’aumento dei consumi si è trasformata (e si sta ancora trasformando) in una produzione che ricerca valori autentici come l’impatto reale e decisivo sul nostro vivere giornaliero, la condivisione sociale e tribale e il trattamento paritario ed etico degli utenti.
Il mercato globale ai tempi del web non è altro, come dimostrato nel novel book di C. Anderson, The Long tail, che il frutto di una dirompente democraticizzazione: dai metodi di produzione dei beni, prima digitali (pensiamo alla trasformazione dell’industria della musica nata da myspace) e poi materiali (col movimento DIY, i makerse il 3D printing) fino ai meccanismi di raccomandazione, fruizione condivisa e al regno assoluto del “word of mouth”.
Se sarà veramente l’individuo il nuovo centro di gravità del mercato e il nuovo attore principale del successo di un prodotto, allora forse la comunicazione dovrà abbandonare la mera applicazione di strategie precostituite, e divenire capacità di raccontare storie e contenuti “veri”, capacità di trasmettere valori condivisi e il valore stesso della condivisione, radice etimologica stessa del termine comunicare.
L’obiettivo sarà dunque dare all’utente un ruolo sempre maggiore nell’ispirare la produzione e nel permettergli di condividere fino anche l’atto stesso del produrre. Certamente, se il nuovo ruolo imposto alla comunicazione nel presente è difficile da interpretare, più grande è il cambiamento che si chiede oggi al mercato e all’industria: fondersi con la nuova società che ci apprestiamo a divenire.
Facebook ha la grande capacità di rendere proprie, portandole alla notorietà, idee preesistenti che hanno problemi a decollare. A Palo Alto, come già in passato, non si sono fatti sfuggire l’idea che sta dietro a Promoted Tweet di Twitter. L’idea alla base è quella di rendere maggiormente visibili degli stati, legati a un potenziale cliente, per generare maggiore visibilità intorno al prodotto. Visto che i “banner” laterali di Facebook non risultano così accattivanti, si è deciso di impiegare quest’idea per dare una spinta agli “azionisti” (clienti). La novità sta nel fatto che non saranno messi in evidenza stati, o presunti tali, del cliente ma saranno proprio le azioni dei cliente a essere sponsorizzate. I like, l’uso delle applicazioni, gli stati e i checkin potranno essere mutati in adv, dal brand citato. Nel caso i contenuti generati dall’utente vengano scelti dall’azionista, avranno una maggiore visibilità con la collazione nella colonna destra della pagina di Facebook, sotto la palette Sponsored Story.
Un semplice checkin, su Facebook Place, potrà essere sponsorizzato dal brand citato.
Qualora il brand scelga di trasformare l’azione dell’utente in adv, questo verrà visualizzato nella colonna laterale.
Sembra che Facebook abbia intuito come monetizzare i contenuti, che quotidianamente gli utenti generano e diventano di proprietà della piattaforma. Monetizzare un contenuto, fornito gratuitamente, che potrebbe far schizzare la quotazione finanziare di Facebook oltre i cento miliardi di dollari.
Quanto saranno disponibili gli utenti a vedere il loro “lavoro” fare soldi, ma non venderne nemmeno uno? Non sarebbe opportuno seguire il consiglio dell’alter ego di Mark Zuckerberg, adottando un social business?
On january 24th , Apple Computer will introduce Macintosh. And you’ll see why 1984 won’t be like “1984″.
Il 22 gennaio del 1984, durante l’intervallo del Super Bowl, uno spot introdusse il futuro. il 24 gennaio il Macintosh diventa il primo desktop computer venduto al grande pubblico. Un prodotto, con una scheda tecnica che oggi farebbe ridere qualsiasi neofita, che rivoluzionò l’interazione uomo-macchina. Un prodotto, che smetteva di essere irraggiungibile per entrare gradualmente nelle case delle persone. Una rivoluzione culturale e sociale, che non smette di mutare e coinvolgere sempre più persone.
Una genesi, che ha mutato il nostro essere.
Una genesi, che ampliato il concetto di comunicazione.
Una genesi, che ci ha reso liberi di costruire un futuro migliore.