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Le vacanze (degli altri, per ora)

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Le vacanze (degli altri, per ora) sono spesso un viaggio nel tempo.
Tre, cinque, dieci anni indietro e, in assenza di Lucia, Matteo, Giada, ci ritroviamo, uno di fronte all’altro, io e Agostino, a pensare una creatività.
Cosa che non era in progress ma – nulla ci possiamo fare – il progress è così. Aperto per definizione. Anche quando pensavi di averlo chiuso.
Telefona il cliente e chiede ad Alessia, visto che siete aperti, ve la sentite di fare un campagna per domani? Vuoi dirgli di no?
No, appunto.
Le vacanze (degli altri, per ora) sono spesso un balsamo per lo spirito.
Tre, cinque, dieci anni, ti accorgi che sono passati, sì. Un capello bianco, qualche chilo di troppo, presbiopia questa conosciuta ma la testa funziona ancora. L’idea piace, ora tocca ad Albino prendersi il bravo dal cliente.
Le vacanza (degli altri, per ora) saranno anche le mie. E di Alessia, Chiara, Francesco, Ignazio, Albino, Lorenzo, Daniela e Agostino. Tra un giorno e poco più. Il tempo di un altro paio di campagne.

Follow the leader

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Ascoltare/leggere rende riflessivi e quando si presenta l’occasione, non puoi far altro che comunicarla.
Catepol, da professionista, mette in evidenza la figura del follower; io, da online marketing excutive (lo dice lui), cerco di catturare l’attenzione dei potenziali followers. Non sono un leader, ma il SMM pretende che io lo sia. Nuove tecniche di adv, a prima vista facilmente gestibili e manipolabili, che presentano una realtà differente. Entrando a far parte nei mondi generati dai new media, ci si rende conto che gli utenti sono molto esigenti e poco manipolabili. Le vetrine messe a disposizioni dai network, non hanno vetro. Gli utilizzatori, quasi mai si soffermano a guardare la merce in esposizione.
Vogliono un dialogo, vogliono partecipare, vogliono creare il prodotto. Crowdsourcing. Nel marketing 2.0, la figura del follower riveste un valore più importante di quella del leader. Non solo perché il secondo non esisterebbe senza il primo, ma perché i seguaci sono i veri portatori/creatori dei valori del prodotto. Avere seguaci implica avere dei prosumer, quindi starnutatori. Gli sneezers come vengono definiti in Unleashing the Ideavirus sono la chiave di volta del marketing moderno. Senza sneezers non ci sarebbe dialogo, non ci sarebbe una relazione che porta a relazioni, non ci sarebbe un valore aggiunto, ma semplicemente una mostrazione del prodotto.

Fenomeno e fenomenologia di Draquila

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In slideshare, condividiamo integralmente il contenuto di Effetto Draquila. I dati sono aggiornati al 16 maggio (da allora, fortunatamente, sono cresciuti), resta forte il senso di un’esperienza ampia, profonda, appassionante, importante. Buona lettura. A partire da queste considerazioni personali.

Epistemologicamente, Draquila nasce intorno agli inizi di marzo del 2010.
Il tre marzo, con un post sul proprio blog dal titolo Tototitolo, Sabina scrive: “allora è ora di trovare un titolo al film vi va di contribuire al brain storming? è vero il film non lo conoscete ma ve lo potete immaginare tema: raccontare l’aquila per raccontare l’italia. vi dico i titoli che mi sono venuti in mente fino ad ora per darvi una traccia
ESSI VIVONO
PUS PUS
DOVE VOLANO GLI SCIACALLI
L’AQUILA E LO SCIACALLO”.
Si scatena la caccia al titolo. 105 commenti, argomentati e appassionati.
Si parte da tor100, che suggerisce “Dove volano gli sciacalli!”, per finire con Mino_P, che scrive “L’Aquila spennata volava sul G8”.
A metà sondaggio, il quattro marzo, interviene ancora Sabina: “mi piace I CACCIATORI DI AQUILANI! E anche tanti altri va da sé. adoro questa partecipazione sul titolo! grazie! …secondo me ancora non ci siamo ma ci sono tutte le premesse. in realtà la parodia di un titolo già esistente è poco efficace dobbiamo trovarne uno nostro giuste le parole sciacalli e sinonimi, lo sgretolarsi del paese, lo sciame insomma verrà”.
Si continua così, per circa venti giorni e 268 interventi.
Finché Sabina, dopo un iniziale tentennamento (dal post La decisione, del 12 marzo: ci vuole qualcosa che sia ironico ma forte adeguato agli argomenti”), il 25 marzo annuncia il titolo.
Esattamente, Ordinanza 3838: habemus titolum: “allora dopo avere attentamente esaminato le proposte del sopradetto blog nelle date sottocitate a latere delle considerazioni di carattere politico amministrativo idrogeologico e di compatibilità ambientale visti gli articoli 57, 5859, 12 e 12 bis in deroga alle norme che vincolano la consequenzialità, che proteggono l’analisi logica e quella grammaticale, le norme dell’educazione, del rispetto degli anziani e dei minori, in deroga alle leggi di gravità e alle successive modifiche, in deroga al divieto di ubiquità, onnipresenza veggenza e
teletrasporto molecolare e successive modifiche il potente movimento di correnti scaturito
dal brain storming della rete ha battezzato questo film
DRAQUILA L’ITALIA CHE TREMA
da una rapida indagine risulta che sia la prima volta che un titolo viene scelto su internet. complimenti a tutti nella speranza che il film sia all’altezza di come ve lo siete immaginato”.
L’autore di Draquila, per la cronaca, è Il Mago di Oz.
Draquila non ha una forma fisica particolare.
Draquila non è una persona precisa (sarà divertente, in seguito, notare come la vetta del box office a un certo punto si trovi presidiata da titoli come Robin Hood, Iron Man, Draquila… un fumettificio).
Draquila è una sensazione, un riferimento, una certezza. Suono allusivo, tipico di questi tempi difficili, incerti, fintamente condivisi.
Ma Draquila è anche un’esperienza tenace, coerente, concreta (e riuscita) di condivisione e partecipazione, attraverso un uso sapiente e voluto della rete.
L’io digitale che è un noi sociale e il noi sociale che è un io digitale. Fenomeno e fenomenologia, dunque. Minoranza che si fa maggioranza. Coscienza e conoscenza.
Per questo, penso che Draquila sia nato quel giorno di marzo esclusivamente per i motori di ricerca (dal 25 marzo, 1.800.000 risultati prodotti per la ricerca “Draquila”).
Per la storia, c’era. Per la cronaca, c’è. Per la vita, ci sarà.

Educare in un’app

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La concezione dell’advertising è mutata notevolmente negli ultimi anni. Un cambiamento derivato, essenzialmente, dall’avvento di nuove forme di interazione tra il produttore e il consumatore. Non più semplice broadcasting, ma vero è proprio dialogo. Queste interazioni stanno portando alla nascita di una inedita modalità di veicolare il proprio brand. Educational marketing. Educare, ricostruendo realtà legate all’uso o meno del prodotto che si intende pubblicizzare. Mostrare al consumatore, come potrebbe presentarsi o meno il futuro.
Lo sviluppo delle tecnologie rende possibile questa ricostruzione del futuro, facendo immergere il consumatore in situazioni molto realistiche. I dispositivi mobile, con le loro applicazioni, hanno aperto al marketing nuove prospettive di dialogo. Una realtà ormai consolidata all’interno del mercato mobile, come l’ App Store, permette ai brand di veicolari i propri valori o quelli legati al prodotto in modalità finora impossibili. Due recenti realizzazioni, mostrano come nel coinvolgere l’utilizzatore dell’app sia possibile comunicare educando.
“Hello Baby” della Pampers, per iPad, è una perfetta ricostruzione di una gravidanza. L’app permette di monitorare lo stato del feto durante tutto il periodo di gestazioni, fornendo immagini e video in stile ecografia. Il tutto connesso con i numerosi social network, per permettere la condivisione della salute dell’ipotetico feto. Un’app rivolta al consumatore in dolce attesa o alle future famiglie, che possono analizzare una situazione pre-utilizzo del prodotto.
Diversamente, Durex introduce il consumatore in una realtà che l’utilizzo del prodotto potrebbe evitare. Un’app che, richiamando la vecchia struttura del tamagotchi, permette di accudire un infante 24 ore al giorno. Ricreando le più disparate situazioni in cui i genitori si possano ritrovare, Durex invita con ironia ad usare precauzione per il proprio futuro. Due app per un’adv da esplorare.

Pampers

Durex

Durex Baby from Peter Ammentorp on Vimeo.

Diaspora* of network

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QuitFacebookDay. 31.05.10 il primo ammutinamento in un network. Il maggiore rappresentante della categoria è sotto attacco. I top user non scendono a compromessi e stanchi del modo in cui vengono trattati i dati privati, hanno deciso di abbandonare in massa il social network per eccellenza. Come una stella nana i social network stanno implodendo su stessi. Non sono certo i 23 mila utenti di QuitFacebookDay a spaventare il network di Palo Alto, ma le numerose rettifiche sulla privacy e le scuse pubbliche e private, fanno riflettere. Facebook con i suoi 500 milioni di utenti è una miniera di dati, che vengono venduti profumatamente al miglior offerente. Pura imprenditoria,  ma se si considera che questi dati sono prodotti gratuitamente dagli utenti e riguardano i loro dati sensibili, fa storcere il naso a molti. Una politica che potrebbe portare non ad una morte del network sociale, ma solo ad un enorme mutamento. Da un lato chi continuerà ad usare i network centralizzati, e chi si servirà dei network decentralizzati. Mentre i primi si fondano su server di proprietà i secondi non prevedono dei server di proprietà. La politica del protocollo BitTorrent applicato ai social network. Ogni utente sarà server di se stesso e tutto ciò che produrrà nel network resterà di sua proprietà.
Una Diaspora* non degli utenti, che resteranno sempre interconnessi tra di loro, ma della concezione di network. Una mutazione che renderà l’utilizzatore più sensibile nei riguardi della privacy e dei propri prodotti digitali.
Quattro nerd della New York University sono al lavoro sulla nuova visione di network, un open-source che mira a conquistare molti dei delusi da Facebook, sfruttando il decentramento dei server. Una versione beta sarà pronta per settembre, i 10 mila $ richiesti per lo sviluppo sono diventati 190 mila $, e il QuitFacebookDay è vicino. L’era del web 2.0, che tanto ha impiegato per diventare nota a tutti sta per terminare. Siete pronti per il nuovo upgrade?

card Diaspora* of networkEstrogeni   Alfredo Borrelli   CEO

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