cinema

Guestbook. Intervista a Wim Wenders

Chiara

By Chiara
Published 11th October, 2011

This is the Italian translation of the exclusive interviews with Wim Wenders. Click here for the english version.

Oggi il nostro guestbook si connota di un respiro internazionale. Signore e signori, Estrogeni ha il piacere di ospitare sul suo blog uno dei più importanti registi della cinematografia europea, Wim Wenders.
Abbiamo colto al volo la possibilità di intervistarlo, grazie alla complicità del nostro storico cliente BIM Distribuzione.
L’occasione si è presentata durante una riunione di pianificazione per la strategia di lancio del suo ultimo film, Pina 3D.
Il regista tedesco non ha deluso le nostre aspettative e ora siamo lieti di condividere con tutti voi il suo prezioso contributo, rilasciato in esclusiva per il nostro blog.

Gran parte della filosofia occidentale affronta il contrasto fra l’arte e la tecnica; su questo i film sono sempre stati un campo di sperimentazione. I film artistici hanno sempre esaltato l’arte, mentre l’esaltazione della tecnica è sempre andata a discapito dell’arte. In PINA lei mescola l’arte e la tecnica del 3D, com’è riuscito a raggiungere questo risultato?

Nella “Settima Arte”, com’è spesso chiamato il Cinema, la tecnologia ha sempre spinto in Avanti i limiti dell’espressione. All’inizio le cineprese erano fisse. C’erano solo riprese statiche. Ogni allestimento di camera sembrava una scena teatrale. Poi le cineprese hanno imparato a muoversi, grazie alla tecnologia,e il linguaggio del cinema è diventato più fluido, meno teatrale. Poi è stato inventato il sonoro: una tecnologia completamente nuova. E i film hanno imparato a parlare, cosa che ha dato ai registi un modo completamente nuovo di raccontare delle storie. Poi è stato aggiunto il colore, poi formati più ampi, il sonoro in stereo e ora, finalmente: LA TERZA DIMENSIONE! Forse i primi film realizzati in 3D hanno dato a tutti noi un’impressione sbagliata: pensavamo che non fosse altro che una nuova tecnologia. Ma realmente si tratta di molto di più! È un gigantesco passo in avanti per i filmmakers, davvero un interno nuovo linguaggio. Non solo una tecnologia, ma un nuovo medium. E come tale, puoi naturalmente creare con esso qualcosa di serio, di valido, di bello, o vero, o divertente, o triste. PINA è stato forse un odei primi film a provare che il 3D non è soltanto un trucchetto. E in un certo senso siamo stati fortunati, perché la danza e il 3D hanno una fantastica affinità l’una per l’altro. Il 3D ha messo in luce il meglio della danza così come, viceversa, la danza ha davvero portato alla luce il meglio del 3D.

Il sito web ufficiale è molto bello. Quanto è personalmente interessato nella comunicazione web?

Mi piace molto il mio sito web, e ci dedico regolarmente del tempo e controllo i commenti dei visitatori. Internet è un magnifico strumento di comunicazione. Non vado invece così pazzo per Facebook. Non vedo perché dovremmo aver bisogno di una rete dentro la rete, una struttura o un circuito completamente parallelo. Questi così detti “social” network non sono poi così sociali, secondo me, ma crudelmente commerciali, e la mancanza di privacy che si portano dietro è piuttosto spaventosa per me.

Cosa ne pensa dei film Italiani contemporanei?

L’Italia è tornata sulla mappa delle industrie cinematografiche principali in Europa,dopo un period durante il quale era come svanita nell’oblio. Ora ci sono molti grandi registi al lavoro, da Beningi a Salvatores, da Tornatore a Garrone e Sorentino, da Moretti a grqandi maestri contemporanei come Bertolucci che sta per ricominciare nuovamente a girare. E vi ho solo dato i primi nomi che mi sono venuti in mente, probabilmente mi pentirò di non averne menzionato qualcuno in più…

Guestbook. Interview to Wim Wenders

Chiara

By Chiara
Published 11th October, 2011

Sia per non snaturare il contenuto dell’intervista che per permetterne la fruizione anche a lettori non italiani abbiamo deciso di lasciare il testo in inglese. Chi volesse leggere la versione in italiano può cliccare qui.
Today our Guestbook dresses international clothes. Ladies and Gentlemen, Estrogeni has the pleasure to host on its blog one of the best European directors, Wim Wenders.
We seize on the opportunity to interview him, thanks to our long-time customer BIM Distribuzione.
We had the chance during a planning meeting for the launch strategy of his last movie, Pina 3D.
The German director didn’t disappoint our expectation and now we’re glad to share with you his precious contribution, that’s exclusive for our blog.

Most of the western philosophies deal with the contrast between art and technique; the movies have always been a field for testing. Art movies have always enhanced the art, while the enhancement of the technique has always lead to the art’s expenses. In PINA you combine art and 3D technique – how did you reach this result?

In the “Seventh Art”, as cinema is often called, technology always pushed the limits of expression forward. First the cameras were rigid. There were only static shots. Every camera set-up looked like a stage scene. Then cameras learned to move, thanks to technology, and the cinema language became more fluent, less theatrical. Then sound was invented: a whole new technology. And movies learned to speak, which gave film directors a whole new option to tell stories. Then color was added, then wider formats, then stereo sound, and now, finally: A THIRD DIMENSION! Maybe the first movies that were made in 3D all gave us the wrong impression: we thought this was nothing but a new technology. But it is truly so much more! It is a giant step forward for filmmakers, indeed a whole new language. Not just a technology, but a new medium. And as such, you can of course create something serious with it, or valid, or beautiful, or true, or funny, or sad. PINA was maybe one of the first films to prove that 3D was not just a gimmick. And in a way, we were lucky, because dance and 3D had a fantastic affinity for each other. 3D brought out the best in dance, and vice versa, dance really brought out the best in 3D as well.

The official web site is very nice. How much are you personally interested in the web communication?

I like my website a lot, and I regularly dedicate some time to it and check the comments by our visitors. The internet is a magnificent tool of communication. I’m not all that crazy about facebook. I don’t see why we would need a net inside the net, a whole parallel structure or circuit. These so-called “social” networks aren’t all that social, in my book, but crudely commercial, and the loss of privacy that goes with them is quite scary to me.

What do you think about the Italian contemporary movies?

Italy is back on the map of important European film industries, after a time when it had sort of vanished into oblivion. Now there are many great directors working, from Benigni to Salvatores, from Tornatore to Garrone and Sorentino, from Moretti to such a great contemporary master like Bertolucci who is about to start filming again. And I just give you some names from the top of my head. I probably curse myself for not having mentioned a few more…

Esorcismi d’importazione

Alessandro

By Alessandro
Published 7th October, 2011

Grazie a un invito ricevuto da Screenweek ieri ho assistito all’anteprima  presso la Casa del Cinema di The Devil Inside di William Brent Bell, horror sovrannaturale prodotto dalla Insurge, divisione dedicata ai micro-horror di Paramount, in uscita all’inizio del 2012.
Già nell’invito si accennava al fatto che si sarebbe trattato di un’anteprima particolare, con riprese durante la proiezione e conseguente obbligo di firmare una liberatoria per prendere parte alla visione. L’ingresso in sala è – se possibile – ancor più “scenico”, nel senso che oltre alla liberatoria bisogna consegnare qualsiasi oggetto elettronico (ho dovuto lasciare persino l’iPod touch), dopo di che siamo stati sottoposti a un ulteriore controllo con metal detector prima di poter finalmente accedere alla sala.
Qui inizia il necessario “tetris” dei partecipanti per compattarli a centro sala ed evitare fastidiosi buchi ad uso e consumo delle riprese, che hanno lo scopo di registrare le reazioni del pubblico per utilizzarle poi come materiale promozionale per il film. Qualcuno dei partecipanti si lamenta degli spostamenti, ma fa parte del gioco: d’altra parte ci stanno pur sempre offrendo un’anteprima gratuita di un film che uscirà fra diversi mesi.
Finalmente si parte con la proiezione, e qui devo fare una premessa: a causa delle scarse informazioni che avevo trovato in rete sul film, partivo piuttosto prevenuto. Un horror/mockumentary sul tema degli esorcismi non mi sembrava il massimo dell’originalità.
Devo invece dire che tutto sommato il film è godibile e scorre via nella sua ora e mezza piuttosto piacevolmente. Ciò che si vede è il frutto del (falso) documentario su Isabella Rossi, figlia di una donna, Maria, che ha ucciso tre persone durante un esorcismo e successivamente è stata portata dagli Stati Uniti a Roma per essere internata presso il Manicomio Centrino (ospitato dall’ospedale di Santo Spirito). Il film racconta il viaggio della ragazza in Italia per incontrare la madre e scoprire di più sugli esorcismi.
Senza svelare tutta la trama, basta raccontare che fra esorcismi clandestini, preti dissidenti, possessioni multiple e contorsioni innaturali The Devil Inside non annoia e anzi quando finisce – piuttosto improvvisamente – la sensazione è che se fosse durato un po’ in più non sarebbe affatto dispiaciuto. Ovviamente questo vale per gli amanti del genere horror e i non facilmente impressionabili, si tratta di un film assolutamente di genere.
E proprio su questo aspetto voglio concludere: ormai l’unico modo per avere un film di genere girato in Italia è che venga a realizzarlo qualcuno dall’estero. Oggi il genere è quasi sparito dal cinema italiano, a meno che non vogliamo considerare tale il cinepanettone, ma personalmente mi rifiuto. Mi interessava particolarmente la resa di un horror contemporaneo girato a Roma, e il risultato non è affatto male. La domanda è: perché se fra gli anni ’60 e ’80 Lucio Fulci e Dario Argento ci riuscivano splendidamente, oggi non è più possibile dare seguito filone di horror made in Italy?
Forse anche il Cinema di genere Italiano, come Maria Rossi, avrebbe bisogno di un bell’esorcismo…

Guestbook. Intervista a Roberto Bernabò [parte 2]

Alessia the second

By Alessia the second
Published 18th May, 2011

Ecco la seconda parte dell’intervista a Roberto Bernadò, se non avete ancora letto la prima potete trovarla qui.

Secondo lei il cinema sta vivendo un momento di crisi? Perché?

Quella della crisi del cinema è un po’ una sorta di tormentone perenne. Sto benedetto Cinema pare sempre un malato terminale agonizzante, ma, intanto, si continuano a produrre film. In realtà, anche qui, bisogna capire che non esiste più, solo, la sala cinematografica come luogo di fruizione del cinema. Lo dico con un certo rammarico, perché i film sono ancora girati in pellicole 35mm, un formato concepito per la proiezione della pellicola sviluppata sul grande schermo. E per me rimarrà sempre la sala di un cinema, il luogo ideale per assistere ad una proiezione, di un film. Ma, detto questo, è necessario chiarire che, da diversi anni, ormai, gli incassi derivanti dalla vendita dei DVD, superano quelli delle sale, per dirne una. Va aggiunto, a questo dato, il crescere del pear to pear, un fenomeno che sempre più sottrae all’industria del cinema i proventi, persino dei DVD, ma che sta, di fatto, creando anche nuove opportunità, per gli autori che non riescono ad essere distribuiti nelle sale, di essere conosciuti. Alle volte sono loro stessi a favorire la libera circolazione della loro opera. Come si può comprendere da queste semplici battute, stiamo parlando di fenomeni molto complessi, non privi di elementi di forte contraddizione, che dedicherebbero trattazioni dedicate. Accanto alle offerte di Televisione satellitare, e digitale terrestre  – che sempre più, peraltro, comprimono i tempi in cui i film possono essere visti solo nelle sale, con tutte le polemiche degli esercenti al riguardo (soprattutto di quelli piccoli, che non riescono a differenziare e qualificare meglio la loro offerta), che rischiano di rimanere stritolati da queste, sempre più spietate leggi imposte da un mercato, sempre più orientato ad una fruizione casalinga del prodotto cinema – anche la cosiddetta internet a pagamento dei contenuti on demand, sta creando nuove opportunità di distribuzione dell’opera cinematografica. Nel contempo si stanno sviluppando nuove tecnologie digitali, che abbattono molto i costi di produzione dei film. Anche le figure professionali, che la pellicola tradizionale esigeva, tendono peraltro, a compattarsi molto, con l’avvento del digitale, favorendo ulteriori abbattimenti dei costi di produzione. Il futuro che si delinea, pertanto, contrasterà la crisi del cinema, anche se, a mio modo di vedere, gli incassi di un film si potranno, e forse addirittura si dovranno, distribuire, in maniera cross, tra tutti questi supporti / canali distributivi. Pensiamo poi, ancora, all’avvento dei tablet, degli smart phone, al proliferare dei contenuti on demand e delle loro piattaforme, ed ai mille altri modi con cui, soprattutto i giovani ed i cosiddetti early adopters, fruiranno del prodotto cinema, in un futuro prossimo che è già abbastanza delineato. Google si appresta a lanciare il suo film store, Apple lo ha già lanciato su iTunes. Anche le telecom si stanno avvicinando a questo universo, sempre più cross mediale, e la Telecom Italia, oltre all’offerta IPTV, per le aree non coperte dal segnale e non solo, ha lanciato il prodotto cubovision, grazie al quale gli utenti possono, anche lì, accedere a film, anche in formato HD, da fruire comodamente sulla televisione di casa. Quindi si, certo, il Cinema è in crisi, soprattutto quello da distribuire nelle sale, ma lo scenario che si delinea non porterà certo alla fine del Cinema, tutt’altro. Una piccola rivoluzione è alle porte, quella dell’home entertainment, che magari creerà nuove opportunità, soprattutto per chi sarà più svelto nel coglierle, e molto altro ci sarebbe da dire al riguardo, anche sulle interfacce del modo di fruire, più in generale, dell’offerta televisiva tout court, ma desidero chiudere questa intervista con una considerazione personale inerente il Cinema italiano. Se esiste una crisi, e secondo me, a parte pochi autori, tra i quali ho piacere di citare Paolo Sorrentino, Matteo Garrone, Giorgio Diritti, Nanni Moretti, la crisi esiste eccome, la colpa – oltre che di un complessivo decadimento culturale, legato anche alla vertiginosa caduta libera della qualità delle televisione generalista, che ancora oggi è, ahimè, l’unica ad essere fruita, da quella che i mass mediologi, mi si perdoni la cacofonia, chiamano massa – è anche dei produttori, che rischiano sempre meno, e che puntano, sempre più, sul cinema popolare, quello di facile presa nel pubblico, sempre più pregno di volgarità e meno di messaggi culturali. Assistevo, ieri sera, al film “Il Gattopardo” di Luchino Visconti su La7, e mi chiedevo chi lo avrebbe prodotto oggi. Ma anche lì, è una politica miope. Porta sicuramente incassi, nel breve periodo, ma, nei fatti, a mio personalissimo parere, disaffeziona grosse fette di pubblico, soprattutto giovane, al medium cinema. E, paradossalmente, alimenta la ricerca, in rete, di fonti, e prodotti alternativi, anche attraverso il pear to pear, e quindi si ritorce contro gli stessi produttori.

Pensa che il blog sia un valido strumento per promuovere un film? In tal caso, quali elementi lo dovrebbero contraddistinguere?

Questa è, forse, la domanda più difficile. Alla prima parte della sua domanda rispondo: si certo, oltre che valido direi necessario. Senza i blog non ci sarebbe il buzz, mancherebbe la conversazione sul cinema on line, che è, invece, sempre più centrale nello sviluppo culturale. I blog sono parte, direi centrale, della nuova frontiera costituita dalla cultura digitale, e, senza il loro stimolo, la promozione cinematografica sarebbe ancora quella di molti anni fa. Spesso autoreferenziale, molto frequentemente troppo allineata alle esigenze dei produttori del cinema, sicuramente poco utile agli utenti, salvo rare eccezioni, ma anche, paradossalmente, sin troppo determinante per gli autori. Oggi, grazie ai blog, c’è più democrazia nell’informazione, e questo, a mio modo di vedere, può servire da stimolo per l’industria, che deve, sempre più, rispondere, anche, alle esigenze del sempre più nutrito popolo degli appassionati in rete. E questo lo leggo anche dalle chiavi di ricerca con cui, molti dei miei lettori, approdano al mio blog. Per quanto attiene alla seconda parte della sua domanda, non credo si possano (probabilmente neanche che si debbano), delineare dei dettami, per una forma di comunicazione che nasce libera, e, per certi versi, quasi come una ribellione, anche stilistico-formale, al mondo che, prima dell’avvento dei blog, era l’unico accreditato come fonte. Anche se, ormai, i tempi sono maturi per attenuare queste distinzioni. Ma se proprio devo esprimere la mia opinione, mi limiterò a dire i blogger che hanno compreso questo format, devono essere, a mio modo di vedere, scrupolosi, onesti intellettualmente, e soprattutto aperti ad un confronto dialettico vero con il proprio pubblico di lettori, anche quando le critiche arrivano aspre. Ma sul modo d’interpretare il ruolo dei cine-blogger, ritengo che una delle forze del movimento, risieda proprio nello spettro molto variegato dei modi d’interpretare questa passione, che siamo riusciti a creare. Ci sono alcuni di noi che sono approdati alla stampa, altri alle redazioni web, ed altri ancora, che, come me, fanno un altro lavoro, e che coltivano, nel tempo libero, questa sorta di secondo lavoro / passione. I migliori blogger stanno tutti, piano piano, creandosi dei domini propri, forse anche al fine di emanciparsi dalle piattaforme che, prima, ospitavano i loro contenuti, e stanno, pertanto, a tutti gli effetti, diventando degli editori di loro stessi. Questa è almeno la mia ambizione, con tutte le conseguenti responsabilità che derivano da questo tipo di scelta, anche sotto il profilo strettamente giuridico. E questo è anche il mio consiglio a chi vuole cimentarsi in questa operazione di diffusione culturale, come amo definirla.

 

Guestbook. Intervista a Roberto Bernabò [parte 1]

Alessia the second

By Alessia the second
Published 17th May, 2011

Oggi è con noi Roberto Bernabò, autore dal 2004 del blog “Cinemavistodame” e “Socialdigitalknowledge“. Si descrive così: “Io non sono un critico cinematografico, non lo sono mai stato, né ho alcuna velleità di diventarlo. Sono solo una persona visceralmente attratta dalle immagini, e dalle storie raccontate per il loro tramite”. Lo abbiamo intervistato per avere un suo parere su come la realtà cinematografica si sta evolvendo e adattando alle attuali esigenze sociali/generazionali.

Sappiamo che ha iniziato a scrivere sul suo blog dal 2004, pensa che sia cambiato da quell’anno ai nostri giorni il modo di promozione dei film?

Direi di si.  Prima di internet la promozione dei film avveniva in modo molto tradizionale.  Di un film si sapeva poco e niente, se non si era degli addetti ai lavori, e se non si leggeva qualche rivista specializzata. Gli uffici stampa inviavano le fiches dei film solo ai media tradizionali, e non era facile, per un appassionato, trovare fonti diverse da quelle. I giornali recensivano solo i film, diciamo di punta, e non c’era, di fatto, modo di accedere facilmente a conoscenze, anche basic, circa il linguaggio audiovisivo, le strutture narrative dei film, ed altri elementi utili per comprendere, meglio, l’opera cinematografica tout court. Con internet molte cose sono cambiate, anche dal 2004 ad oggi. In primo luogo anche l’industria cinematografica si è accorta che, nella rete, ci sono molti appassionati che scrivono, commentano o, come si dice oggi, conversano, con autorevolezza, sul Cinema. Ed allora perché non stimolare e governare il buzz, invece di subirlo? Creando una sorta di comunicazione virale? I blog più accreditati, vengono, al riguardo, individuati in base a parametri inerenti la loro autorevolezza, il loro pagerank, la loro indicizzazione e visibilità nei motori di ricerca. Può succedere, quindi, che persino dei mostri sacri come la Universal Picture, un vero e proprio colosso dell’industria del cinema, grazie alla democraticità specifica di internet – le cui fonti vengono gerarchizzate dai motori di ricerca, e non solo dagli editori – attraverso agenzia stampa specializzate nella diffusione virale della promozione cinematografica in rete, possa accorgersi di certi blogger, ed invitarli (come succede anche a me, sempre più frequentemente), a proiezioni in anteprima di film, per i quali hanno particolare cura, sin dalla fase antecedente l’uscita nelle sale, al fine di creare un buzz sulla rete. Queste agenzie registrano, talvolta, i blogger su siti di condivisione di materiali, di trailer, che poi possono essere uploadati sui propri canali YouTube, anche se, di fatto, resta al blogger la libertà di scrivere o no, sul film.  Queste iniziative nel 2004 non esistevano, ed a mio parere, dimostrano, invece, la diversa consapevolezza del ruolo che i blog hanno contribuito a creare verso una nuova forma di cinefilia ed anche, come nel mio caso, di diffusione delle conoscenze inerenti l’argomento cinema, per troppo tempo delegate solo ai giornalisti accreditati come critici cinematografici. Il ruolo dei cine-blog, però, non deve essere confuso con quello dei siti internet dedicati al cinema, anche se, sempre più, ormai, anche queste risorse, tendono a coinvolgere gli utenti. Come ho già detto, infatti, i cine-blogger hanno contribuito, e stanno ancora, in larga parte contribuendo, almeno i più attivi, ad una nuova occasione di sviluppo della cinefilia, perché offrono agli utenti elementi informativi aggiuntivi, circa il loro reale gradimento di un film, attraverso analisi basate sullo studio dell’opera, ma comunicate al pubblico con un linguaggio spesso più informale, e, soprattutto, scevro dai condizionamenti di linee editoriali da seguire. Questo aiuta gli utenti, che, spesso, non sanno come orientare le loro scelte, attraverso le critiche stroppo standardizzate ed asettiche dei siti di cinema, che, però, proprio incalzati dal modo di comunicare dei blog, stanno iniziando a sbilanciarsi di più. Poi, certo, ci sarebbe tutto il discorso dei Social Network, ma, temo, ci porterebbe ad allargare troppo il discorso, ed in parte anche fuori tema, peraltro.

Questa era solo la prima parte dell’intervista a Roberto, tornate domani per la seconda, vi aspettiamo.

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