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	<title>Estrogeni - Blog. CEO - Alfredo Borrelli. &#187; chiara pascali</title>
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		<title>L&#8217;ultimo post</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Jul 2010 09:59:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela</dc:creator>
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Il mio ultimo post risale al 21 maggio. Questo post è la sintesi di tutti quelli che prima e dopo ho preparato e abbozzato ma che non sono arrivata a concludere. Un collage di post iniziati e mai finiti. Ma sono lì e qualcosa dovremmo pur farci.
Cosa è successo dalla data di creazione del primo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a class="google_buzz"  
href="http://www.google.com/reader/link?url=http://blog.estrogeni.net/campagne/lultimo-post/&title=L&#8217;ultimo+post&srcURL=http://blog.estrogeni.net" target="_blank" rel="nofollow"><img
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			</a>
		</div>
<p>Il mio ultimo post risale al 21 maggio. Questo post è la sintesi di tutti quelli che prima e dopo ho preparato e abbozzato ma che non sono arrivata a concludere. Un collage di post iniziati e mai finiti. Ma sono lì e qualcosa dovremmo pur farci.<br />
Cosa è successo dalla data di creazione del primo post non pubblicato ad oggi? C’è un filo? Una tendenza da cogliere? È stata pigrizia quella che mi ha fatto lasciare i post così o solo una maturazione in atto? E se, come ho già detto, penso alla vita come cerchi concentrici, c’è un senso in tutti i post inediti?<br />
Provo a cercalo, proponendo una sorta di dialogo tra incompiuti. Senza sapere bene cosa verrà fuori.</p>
<p><em>Questa settimana ho imparato che (27 maggio)<br />
</em>Il cliente non ha sempre ragione.<em><br />
</em>Dire al cliente, con determinata ed educata fermezza, certe cose alla lunga premia.<br />
Il cliente è difficile da conquistare, complesso da curare.<br />
<em>Ma poi, cross Over (9 giugno)<br />
</em>Un <a href="http://www.10decimi.org/">cliente </a>ti segnala una cosa bella che ha visto in giro, senza sapere che la <a href="http://www.politichefamiglia.it/documentazione/dossier/premio-amico-della-famiglia-2008/presentazione.aspx">campagna </a>di cui parla l&#8217;abbiamo realizzata noi, per un altro cliente. Parli con un altro e scopri che ti parla del <a href="http://www.ilconcerto-ilfilm.it/">film </a>che stai promuovendo e lo definisce spettacolare, bellissimo. Piani che si intersecano, linee che si incontrano, identità uniche eppure unite.  Cogli nel segno e, mentre valorizzi l&#8217;unicità (il cliente non riconosce la firma <a href="http://www.estrogeni.net/">Estrogeni</a>, ma la qualità e il segno), ti accorgi di aver preservato un&#8217;identità di bellezza, di stile. Mi  piace pensarci così: unici e paralleli, tangenti e perpendicolari. Acuti e ottusi. Facce uniche della stessa medaglia. E quando qualcuno comincia a ricordarsi di noi (vi ho sentito nominare) e, a memoria, ti cita la <a href="http://www.soratteoutlet.it/">head </a>di una campagna che hai realizzato pensi che stai seminando qualcosa.<br />
<em>E mentre sei più tranquillo arriva giugno. E le provocazioni diventano stimoli (21 giugno)</em><br />
Il mese di giugno è un mese particolare, sembra apparentemente immobile.<br />
Quando ero piccola finivano le scuole e si partiva per le vacanze.<strong><br />
</strong>Quando lavoravo nel volontariato, si preparavano i campi estivi, che ci sarebbero stati a cavallo tra la fine del mese e i primi di luglio. Era tutto un fermento. <strong><br />
</strong>Quando ero nel terzo settore, si progettava il <a href="http://www.medicisenzafrontiere.it/">Natale</a>: biglietti, mailing, pianificazione media tutto veniva deciso in quel mese.<strong><br />
</strong>Da quando sono ad Estrogeni, giugno è un mese di passaggio, apparentemente immobile può diventare ricco di spunti. In chi sa coglierli.<br />
<em>E l&#8217;unica è affidarsi e partire. <a href="http://www.mymovies.it/film/2008/departures/">Departures </a>(2 luglio)<br />
</em>Questo film è un viaggio. Di ritorni più che di partenze. Di ritorni a casa di Dalgo, del padre scomparso, dei salmoni che ritornano dove sono nati per morire. È un ritorno alle origini.<br />
È un film sui riti e sull&#8217;umiltà, sulla verità dei sentimenti e sulla capacità unica del protagonista di accettare la propria condizione: non un talento artistico ma un raffinato preparatore di morti.<br />
E forse, questa è la serenità più grande. L&#8217;andare al di là dei luoghi comuni e scoprire che, a volte, quello che sembra lontanissimo e ostile ai più, è proprio quello che fa per noi. È aver fiducia in chi, conoscendoci, ci dice di fidarci. E di provarci.</p>
<p>Così nasce questo post. Per provarci, per guardare i mille punti che diventano linea, per riaffermare la bellezza di questo spazio di comunicazione solo nostro, <a href="http://www.repubblica.it/static/speciale/2010/legge-intercettazioni/index.html?ref=HRER1-1">senza bavagli</a>, perché &#8211; come afferma <a href="http://www.kawakumi.com/2010/07/12/prima-di-chiudere-un-blog-conta-fino-a-cento/">Kawakumi </a>-  il <strong>futuro dei corporate blog</strong> è proprio questo: diventare il <strong>punto centrale</strong> di un <strong>network multicanale</strong> di <strong>luoghi di conversazione</strong> attraverso cui l&#8217;azienda faccia sentire la propria voce (e ascolti l&#8217;eventuale voce dei suoi clienti).</p>
<form id="vozme_form_db768f4d042628301aaef7a16eb3f759" method="post" name="vozme_form_db768f4d042628301aaef7a16eb3f759" target="db768f4d042628301aaef7a16eb3f759" action="http://vozme.com/text2voice.php"><input name="text" type="hidden" value="L&#8217;ultimo post. 
			
				
			
		
Il mio ultimo post risale al 21 maggio. Questo post è la sintesi di tutti quelli che prima e dopo ho preparato e abbozzato ma che non sono arrivata a concludere. Un collage di post iniziati e mai finiti. Ma sono lì e qualcosa dovremmo pur farci.
Cosa è successo dalla data di creazione del primo post non pubblicato ad oggi? C’è un filo? Una tendenza da cogliere? È stata pigrizia quella che mi ha fatto lasciare i post così o solo una maturazione in atto? E se, come ho già detto, penso alla vita come cerchi concentrici, c’è un senso in tutti i post inediti?
Provo a cercalo, proponendo una sorta di dialogo tra incompiuti. Senza sapere bene cosa verrà fuori.
Questa settimana ho imparato che (27 maggio)
Il cliente non ha sempre ragione.
Dire al cliente, con determinata ed educata fermezza, certe cose alla lunga premia.
Il cliente è difficile da conquistare, complesso da curare.
Ma poi, cross Over (9 giugno)
Un cliente ti segnala una cosa bella che ha visto in giro, senza sapere che la campagna di cui parla l&#8217;abbiamo realizzata noi, per un altro cliente. Parli con un altro e scopri che ti parla del film che stai promuovendo e lo definisce spettacolare, bellissimo. Piani che si intersecano, linee che si incontrano, identità uniche eppure unite.  Cogli nel segno e, mentre valorizzi l&#8217;unicità (il cliente non riconosce la firma Estrogeni, ma la qualità e il segno), ti accorgi di aver preservato un&#8217;identità di bellezza, di stile. Mi  piace pensarci così: unici e paralleli, tangenti e perpendicolari. Acuti e ottusi. Facce uniche della stessa medaglia. E quando qualcuno comincia a ricordarsi di noi (vi ho sentito nominare) e, a memoria, ti cita la head di una campagna che hai realizzato pensi che stai seminando qualcosa.
E mentre sei più tranquillo arriva giugno. E le provocazioni diventano stimoli (21 giugno)
Il mese di giugno è un mese particolare, sembra apparentemente immobile.
Quando ero piccola finivano le scuole e si partiva per le vacanze.
Quando lavoravo nel volontariato, si preparavano i campi estivi, che ci sarebbero stati a cavallo tra la fine del mese e i primi di luglio. Era tutto un fermento. 
Quando ero nel terzo settore, si progettava il Natale: biglietti, mailing, pianificazione media tutto veniva deciso in quel mese.
Da quando sono ad Estrogeni, giugno è un mese di passaggio, apparentemente immobile può diventare ricco di spunti. In chi sa coglierli.
E l&#8217;unica è affidarsi e partire. Departures (2 luglio)
Questo film è un viaggio. Di ritorni più che di partenze. Di ritorni a casa di Dalgo, del padre scomparso, dei salmoni che ritornano dove sono nati per morire. È un ritorno alle origini.
È un film sui riti e sull&#8217;umiltà, sulla verità dei sentimenti e sulla capacità unica del protagonista di accettare la propria condizione: non un talento artistico ma un raffinato preparatore di morti.
E forse, questa è la serenità più grande. L&#8217;andare al di là dei luoghi comuni e scoprire che, a volte, quello che sembra lontanissimo e ostile ai più, è proprio quello che fa per noi. È aver fiducia in chi, conoscendoci, ci dice di fidarci. E di provarci.
Così nasce questo post. Per provarci, per guardare i mille punti che diventano linea, per riaffermare la bellezza di questo spazio di comunicazione solo nostro, senza bavagli, perché &#8211; come afferma Kawakumi -  il futuro dei corporate blog è proprio questo: diventare il punto centrale di un network multicanale di luoghi di conversazione attraverso cui l&#8217;azienda faccia sentire la propria voce (e ascolti l&#8217;eventuale voce dei suoi clienti).
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		<title>Fenomeno e fenomenologia di Draquila</title>
		<link>http://blog.estrogeni.net/estrogenews/fenomeno-e-fenomenologia-di-draquila/</link>
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		<pubDate>Fri, 25 Jun 2010 10:52:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo</dc:creator>
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In slideshare, condividiamo integralmente il contenuto di Effetto Draquila. I dati sono aggiornati al 16 maggio (da allora, fortunatamente, sono cresciuti), resta forte il senso di un’esperienza ampia, profonda, appassionante, importante. Buona lettura. A partire da queste considerazioni personali.
Epistemologicamente, Draquila nasce intorno agli inizi di marzo del 2010.
Il tre marzo, con un post sul proprio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a class="google_buzz"  
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		</div>
<p><em>In <a href="http://www.slideshare.net/Estrogeni/draquila-casehistory" target="_blank">slideshare</a></em><em>, condividiamo integralmente il contenuto di Effetto Draquila. I dati sono aggiornati al 16 maggio (da allora, fortunatamente, sono cresciuti), resta forte il senso di un’esperienza ampia, profonda, appassionante, importante. Buona lettura. A partire da queste considerazioni personali.</em></p>
<p>Epistemologicamente, Draquila nasce intorno agli inizi di marzo del 2010.<br />
Il tre marzo, con un post sul proprio blog dal titolo Tototitolo, Sabina scrive: “allora è ora di trovare un titolo al film vi va di contribuire al brain storming? è vero il film non lo conoscete ma ve lo potete immaginare tema: raccontare l’aquila per raccontare l’italia. vi dico i titoli che mi sono venuti in mente fino ad ora per darvi una traccia<br />
ESSI VIVONO<br />
PUS PUS<br />
DOVE VOLANO GLI SCIACALLI<br />
L’AQUILA E LO SCIACALLO”.<br />
Si scatena la caccia al titolo. 105 commenti, argomentati e appassionati.<br />
Si parte da tor100, che suggerisce “Dove volano gli sciacalli!”, per finire con Mino_P, che scrive “L’Aquila spennata volava sul G8”.<br />
A metà sondaggio, il quattro marzo, interviene ancora Sabina: “mi piace I CACCIATORI DI AQUILANI! E anche tanti altri va da sé. adoro questa partecipazione sul titolo! grazie! &#8230;secondo me ancora non ci siamo ma ci sono tutte le premesse. in realtà la parodia di un titolo già esistente è poco efficace dobbiamo trovarne uno nostro giuste le parole sciacalli e sinonimi, lo sgretolarsi del paese, lo sciame insomma verrà”.<br />
Si continua così, per circa venti giorni e 268 interventi.<br />
Finché Sabina, dopo un iniziale tentennamento (dal post La decisione, del 12 marzo: ci vuole qualcosa che sia ironico ma forte adeguato agli argomenti”), il 25 marzo annuncia il titolo.<br />
Esattamente, Ordinanza 3838: habemus titolum: “allora dopo avere attentamente esaminato le proposte del sopradetto blog nelle date sottocitate a latere delle considerazioni di carattere politico amministrativo idrogeologico e di compatibilità ambientale visti gli articoli 57, 5859, 12 e 12 bis in deroga alle norme che vincolano la consequenzialità, che proteggono l’analisi logica e quella grammaticale, le norme dell’educazione, del rispetto degli anziani e dei minori, in deroga alle leggi di gravità e alle successive modifiche, in deroga al divieto di ubiquità, onnipresenza veggenza e<br />
teletrasporto molecolare e successive modifiche il potente movimento di correnti scaturito<br />
dal brain storming della rete ha battezzato questo film<br />
DRAQUILA L’ITALIA CHE TREMA<br />
da una rapida indagine risulta che sia la prima volta che un titolo viene scelto su internet. complimenti a tutti nella speranza che il film sia all’altezza di come ve lo siete immaginato”.<br />
L’autore di Draquila, per la cronaca, è Il Mago di Oz.<br />
Draquila non ha una forma fisica particolare.<br />
Draquila non è una persona precisa (sarà divertente, in seguito, notare come la vetta del box office a un certo punto si trovi presidiata da titoli come Robin Hood, Iron Man, Draquila… un fumettificio).<br />
Draquila è una sensazione, un riferimento, una certezza. Suono allusivo, tipico di questi tempi difficili, incerti, fintamente condivisi.<br />
Ma Draquila è anche un’esperienza tenace, coerente, concreta (e riuscita) di condivisione e partecipazione, attraverso un uso sapiente e voluto della rete.<br />
L’io digitale che è un noi sociale e il noi sociale che è un io digitale. Fenomeno e fenomenologia, dunque. Minoranza che si fa maggioranza. Coscienza e conoscenza.<br />
Per questo, penso che Draquila sia nato quel giorno di marzo esclusivamente per i motori di ricerca (dal 25 marzo, 1.800.000 risultati prodotti per la ricerca “Draquila”).<br />
Per la storia, c’era. Per la cronaca, c’è. Per la vita, ci sarà.</p>
<div id="__ss_4610326" style="width: 425px;"><strong><a title="Draquila - Case history Estrogeni" href="http://www.slideshare.net/Estrogeni/draquila-casehistory">Draquila &#8211; Case history Estrogeni</a></strong><object id="__sse4610326" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="355" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowScriptAccess" value="always" /><param name="src" value="http://static.slidesharecdn.com/swf/ssplayer2.swf?doc=casehistory-draquila-100625035749-phpapp01&amp;stripped_title=draquila-casehistory" /><param name="name" value="__sse4610326" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed id="__sse4610326" type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="355" src="http://static.slidesharecdn.com/swf/ssplayer2.swf?doc=casehistory-draquila-100625035749-phpapp01&amp;stripped_title=draquila-casehistory" name="__sse4610326" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<div style="padding: 5px 0 12px;">View more <a href="http://www.slideshare.net/">presentations</a> from <a href="http://www.slideshare.net/Estrogeni">Estrogeni</a>.</div>
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<form id="vozme_form_c1cb5124be1b1648ae371bca26fd3839" method="post" name="vozme_form_c1cb5124be1b1648ae371bca26fd3839" target="c1cb5124be1b1648ae371bca26fd3839" action="http://vozme.com/text2voice.php"><input name="text" type="hidden" value="Fenomeno e fenomenologia di Draquila. 
			
				
			
		
In slideshare, condividiamo integralmente il contenuto di Effetto Draquila. I dati sono aggiornati al 16 maggio (da allora, fortunatamente, sono cresciuti), resta forte il senso di un’esperienza ampia, profonda, appassionante, importante. Buona lettura. A partire da queste considerazioni personali.
Epistemologicamente, Draquila nasce intorno agli inizi di marzo del 2010.
Il tre marzo, con un post sul proprio blog dal titolo Tototitolo, Sabina scrive: “allora è ora di trovare un titolo al film vi va di contribuire al brain storming? è vero il film non lo conoscete ma ve lo potete immaginare tema: raccontare l’aquila per raccontare l’italia. vi dico i titoli che mi sono venuti in mente fino ad ora per darvi una traccia
ESSI VIVONO
PUS PUS
DOVE VOLANO GLI SCIACALLI
L’AQUILA E LO SCIACALLO”.
Si scatena la caccia al titolo. 105 commenti, argomentati e appassionati.
Si parte da tor100, che suggerisce “Dove volano gli sciacalli!”, per finire con Mino_P, che scrive “L’Aquila spennata volava sul G8”.
A metà sondaggio, il quattro marzo, interviene ancora Sabina: “mi piace I CACCIATORI DI AQUILANI! E anche tanti altri va da sé. adoro questa partecipazione sul titolo! grazie! &#8230;secondo me ancora non ci siamo ma ci sono tutte le premesse. in realtà la parodia di un titolo già esistente è poco efficace dobbiamo trovarne uno nostro giuste le parole sciacalli e sinonimi, lo sgretolarsi del paese, lo sciame insomma verrà”.
Si continua così, per circa venti giorni e 268 interventi.
Finché Sabina, dopo un iniziale tentennamento (dal post La decisione, del 12 marzo: ci vuole qualcosa che sia ironico ma forte adeguato agli argomenti”), il 25 marzo annuncia il titolo.
Esattamente, Ordinanza 3838: habemus titolum: “allora dopo avere attentamente esaminato le proposte del sopradetto blog nelle date sottocitate a latere delle considerazioni di carattere politico amministrativo idrogeologico e di compatibilità ambientale visti gli articoli 57, 5859, 12 e 12 bis in deroga alle norme che vincolano la consequenzialità, che proteggono l’analisi logica e quella grammaticale, le norme dell’educazione, del rispetto degli anziani e dei minori, in deroga alle leggi di gravità e alle successive modifiche, in deroga al divieto di ubiquità, onnipresenza veggenza e
teletrasporto molecolare e successive modifiche il potente movimento di correnti scaturito
dal brain storming della rete ha battezzato questo film
DRAQUILA L’ITALIA CHE TREMA
da una rapida indagine risulta che sia la prima volta che un titolo viene scelto su internet. complimenti a tutti nella speranza che il film sia all’altezza di come ve lo siete immaginato”.
L’autore di Draquila, per la cronaca, è Il Mago di Oz.
Draquila non ha una forma fisica particolare.
Draquila non è una persona precisa (sarà divertente, in seguito, notare come la vetta del box office a un certo punto si trovi presidiata da titoli come Robin Hood, Iron Man, Draquila… un fumettificio).
Draquila è una sensazione, un riferimento, una certezza. Suono allusivo, tipico di questi tempi difficili, incerti, fintamente condivisi.
Ma Draquila è anche un’esperienza tenace, coerente, concreta (e riuscita) di condivisione e partecipazione, attraverso un uso sapiente e voluto della rete.
L’io digitale che è un noi sociale e il noi sociale che è un io digitale. Fenomeno e fenomenologia, dunque. Minoranza che si fa maggioranza. Coscienza e conoscenza.
Per questo, penso che Draquila sia nato quel giorno di marzo esclusivamente per i motori di ricerca (dal 25 marzo, 1.800.000 risultati prodotti per la ricerca “Draquila”).
Per la storia, c’era. Per la cronaca, c’è. Per la vita, ci sarà.
Draquila &#8211; Case history Estrogeni
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		<title>La città e la musica. Da Roma a Woodstock</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Jun 2010 16:05:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittorio</dc:creator>
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Pubblico uno speedy post di fine giornata, giusto per invitare quanti ci seguono, e ne abbiano la possibilità, a raggiungerci domattina presso la facoltà di sociologia della Sapienza di Roma. Alle 10,30, presso l&#8217;aula B14, ci sarà un incontro/dibattito con il critico musicale Dario Salvatori, Harold Bradley (fondatore del Folkstudio) e Alfredo Borrelli, amministratore di Estrogeni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a class="google_buzz"  
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src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/plugins/google-buzz-button/images/google-buzz.png" alt="Google Buzz" title="La città e la musica. Da Roma a Woodstock Estrogeni   Alfredo Borrelli   CEO" /></a><div class="tweetmeme_button" style="float: left; margin-left: 10px; margin-right: 20px;">
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<p>Pubblico uno speedy post di fine giornata, giusto per invitare quanti ci seguono, e ne abbiano la possibilità, a raggiungerci domattina presso la facoltà di sociologia della Sapienza di Roma. Alle 10,30, presso l&#8217;aula B14, ci sarà un incontro/dibattito con il critico musicale Dario Salvatori, Harold Bradley (fondatore del Folkstudio) e Alfredo Borrelli, amministratore di Estrogeni (insieme a tutto il reparto web marketing), sul tema “Da Roma a Woodstock. Gli anni Sessanta e la formazione di una <em>Global Consciousness</em>”. Seguirà la proiezione del film “Motel Woodstock”.<br />
L&#8217;occasione è giusta per vedere quel grande e affasciante oratore che è <a href="http://blog.estrogeni.net/tag/francesco-del-franco-estrogeni/">Francesco Del Franco</a> all&#8217;opera.<br />
Di seguito, il video di presentazione dell&#8217;evento.<br />
Mi raccomando, non fate come con la rivoluzione del &#8216;68. Non mancate.</p>
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Pubblico uno speedy post di fine giornata, giusto per invitare quanti ci seguono, e ne abbiano la possibilità, a raggiungerci domattina presso la facoltà di sociologia della Sapienza di Roma. Alle 10,30, presso l&#8217;aula B14, ci sarà un incontro/dibattito con il critico musicale Dario Salvatori, Harold Bradley (fondatore del Folkstudio) e Alfredo Borrelli, amministratore di Estrogeni (insieme a tutto il reparto web marketing), sul tema “Da Roma a Woodstock. Gli anni Sessanta e la formazione di una Global Consciousness”. Seguirà la proiezione del film “Motel Woodstock”.
L&#8217;occasione è giusta per vedere quel grande e affasciante oratore che è Francesco Del Franco all&#8217;opera.
Di seguito, il video di presentazione dell&#8217;evento.
Mi raccomando, non fate come con la rivoluzione del &#8216;68. Non mancate.

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		<title>Il cinema. La vita</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Jun 2010 14:21:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chiara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
			
				
			
		
I sillogismi mi hanno sempre divertito, linguistici o logici che fossero. Se A è uguale a B e B è uguale a C allora A e C saranno uguali.
Lo applico alla mia settimana cinematografica appena trascorsa. Se il cinema è la rappresentazione della realtà e se la realtà è la vita, allora il cinema è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a class="google_buzz"  
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<div id="_mcePaste">I sillogismi mi hanno sempre divertito, linguistici o logici che fossero. Se A è uguale a B e B è uguale a C allora A e C saranno uguali.</div>
<div id="_mcePaste">Lo applico alla mia settimana cinematografica appena trascorsa. Se il cinema è la rappresentazione della realtà e se la realtà è la vita, allora il cinema è la vita.</div>
<div id="_mcePaste">Il tempo scorre con le sue storie, che siano al cinema o che ci appartengano.</div>
<div id="_mcePaste">Inevitabilmente, durante o al termine di una proiezione cinematografica, si attiva un meccanismo di catarsi e le storie individuali si mescolano alla finzione, senza soluzione di continuità.</div>
<div id="_mcePaste">Uncle Boonme, <a href="http://blog.estrogeni.net/recensioni/another-film/">Tom e Gerri</a>, Tamara Drewe, Beth, Mary, diventano un frammento del nostro vissuto, ricordi o proiezioni future.  Ai personaggi ci si affeziona come alle persone vere.</div>
<div id="_mcePaste">Il racconto, in qualunque forma esso sia rappresentato, non ci lascia mai indifferenti. Una storia sarà sempre una storia. Sulle pareti di una caverna, nelle pagine di un libro, ascoltata alla radio, proiettata al cinema, vista su You Tube, scaricata sull&#8217;i-Pad. La narrazione è il motore del mondo.</div>
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I sillogismi mi hanno sempre divertito, linguistici o logici che fossero. Se A è uguale a B e B è uguale a C allora A e C saranno uguali.
Lo applico alla mia settimana cinematografica appena trascorsa. Se il cinema è la rappresentazione della realtà e se la realtà è la vita, allora il cinema è la vita.
Il tempo scorre con le sue storie, che siano al cinema o che ci appartengano.
Inevitabilmente, durante o al termine di una proiezione cinematografica, si attiva un meccanismo di catarsi e le storie individuali si mescolano alla finzione, senza soluzione di continuità.
Uncle Boonme, Tom e Gerri, Tamara Drewe, Beth, Mary, diventano un frammento del nostro vissuto, ricordi o proiezioni future.  Ai personaggi ci si affeziona come alle persone vere.
Il racconto, in qualunque forma esso sia rappresentato, non ci lascia mai indifferenti. Una storia sarà sempre una storia. Sulle pareti di una caverna, nelle pagine di un libro, ascoltata alla radio, proiettata al cinema, vista su You Tube, scaricata sull&#8217;i-Pad. La narrazione è il motore del mondo.
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		<title>Another film</title>
		<link>http://blog.estrogeni.net/recensioni/another-film/</link>
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		<pubDate>Wed, 09 Jun 2010 16:04:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
			
				
			
		
Ieri sera, ho visto un bel film.
Eravamo al Sacher, per la rassegna Cannes a Roma.
Dopo un lunedì sera difficile, con la Palma d’Oro che ancora non riesco a decifrare, un martedì alla mia portata. Con uno di quei rari film che inizia quando finisce.
Si tratta di Another year, per molti il vincitore morale del festival.
Un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a class="google_buzz"  
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			</a>
		</div>
<p>Ieri sera, ho visto un bel film.<br />
Eravamo al Sacher, per la rassegna Cannes a Roma.<br />
Dopo un lunedì sera difficile, con la <a href="http://www.festival-cannes.com/en/theDailyArticle/57853.html">Palma d’Oro</a> che ancora non riesco a decifrare, un martedì alla mia portata. Con uno di quei rari film che inizia quando finisce.<br />
Si tratta di <a href="http://www.festival-cannes.com/en/archives/ficheFilm/id/11021910/year/2010.html">Another year</a>, per molti il vincitore morale del festival.<br />
Un film semplice, ben strutturato, mai banale. Soprattutto, scritto benissimo.<br />
Al centro di quest’altro anno di vita, una coppia di sessantenni innamorati. Tom e Gerri.<br />
Lui fa i buchi (ingegnere geologo), lei prova a scavarci dentro (psicologa).<br />
Sempre calmi, allegri, in armonia con tutte le cose. Eleganti.<br />
Attraversano le quattro stagioni, punti fermi di un mondo piccolo ma sempre in movimento. Tra parenti e amici, alti e bassi, allegria e disperazione.<br />
Punto fermo dei punti fermi, un orto grande quanto un lenzuolo ma carico di frutti. È la terra che dà il senso della stabilità.<br />
In primavera, si nasce. E si nasce anche neri. Perché il mondo va così.<br />
In estate, ci si ritrova all’aperto. Esposti agli umori del tempo e dell’anima.<br />
In autunno, sboccia l’amore. Che, quando è vero, va contro tendenza.<br />
In inverno, si muore. O si scopre che una vita da morti è possibile.<br />
Una vita da morti è possibile.<br />
Mentre lo scrivo e lentamente rileggo, penso che &#8211; sì &#8211; forse questa è (anche) la chiave di lettura di Uncle Boonmee Who Can Recall His Past Lives.<br />
Ed è perciò che, nonostante il caldo senza respiro, finisco per non avere alcuna nostalgia dell’inverno.</p>
<form id="vozme_form_1680c5eb22ac749988b6f5ad833c6cce" method="post" name="vozme_form_1680c5eb22ac749988b6f5ad833c6cce" target="1680c5eb22ac749988b6f5ad833c6cce" action="http://vozme.com/text2voice.php"><input name="text" type="hidden" value="Another film. 
			
				
			
		
Ieri sera, ho visto un bel film.
Eravamo al Sacher, per la rassegna Cannes a Roma.
Dopo un lunedì sera difficile, con la Palma d’Oro che ancora non riesco a decifrare, un martedì alla mia portata. Con uno di quei rari film che inizia quando finisce.
Si tratta di Another year, per molti il vincitore morale del festival.
Un film semplice, ben strutturato, mai banale. Soprattutto, scritto benissimo.
Al centro di quest’altro anno di vita, una coppia di sessantenni innamorati. Tom e Gerri.
Lui fa i buchi (ingegnere geologo), lei prova a scavarci dentro (psicologa).
Sempre calmi, allegri, in armonia con tutte le cose. Eleganti.
Attraversano le quattro stagioni, punti fermi di un mondo piccolo ma sempre in movimento. Tra parenti e amici, alti e bassi, allegria e disperazione.
Punto fermo dei punti fermi, un orto grande quanto un lenzuolo ma carico di frutti. È la terra che dà il senso della stabilità.
In primavera, si nasce. E si nasce anche neri. Perché il mondo va così.
In estate, ci si ritrova all’aperto. Esposti agli umori del tempo e dell’anima.
In autunno, sboccia l’amore. Che, quando è vero, va contro tendenza.
In inverno, si muore. O si scopre che una vita da morti è possibile.
Una vita da morti è possibile.
Mentre lo scrivo e lentamente rileggo, penso che &#8211; sì &#8211; forse questa è (anche) la chiave di lettura di Uncle Boonmee Who Can Recall His Past Lives.
Ed è perciò che, nonostante il caldo senza respiro, finisco per non avere alcuna nostalgia dell’inverno.
" /><input name="lang" type="hidden" value="it" /><input name="gn" type="hidden" value="ml" /><input type="hidden" id="interface" name="interface" value="full" />
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				<div style="margin-left:48px; text-align:left;"><a style="font-size:12px;" href="javascript:void(0);" onclick="window.open('', '1680c5eb22ac749988b6f5ad833c6cce', 'width=600,height=370,scrollbars=yes,location=yes,menubar=yes,resizable=yes,status=yes,toolbar=yes'); document.getElementById('vozme_form_1680c5eb22ac749988b6f5ad833c6cce').submit();">Ascolta<br/>questo post</a></div>
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		<title>Il palmarès di Vittorio</title>
		<link>http://blog.estrogeni.net/life-in/ilpalmaresdivittorio/</link>
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		<pubDate>Thu, 20 May 2010 11:01:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
			
				
			
		
Ieri, è stata una durissima giornata.
Scadenze, preventivi che vanno e (non) vengono, la posta che non funziona, telefonate a raffica, cose in sospeso. La pioggia, no. Quella ha continuato a cadere.
Torno a casa verso le dieci, infreddolito pure. I vermicelli alla soia con carne macinata, non sono proprio così calorici. Neanche il nuovo gusto ricotta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a class="google_buzz"  
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src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/plugins/google-buzz-button/images/google-buzz.png" alt="Google Buzz" title="Il palmarès di Vittorio Estrogeni   Alfredo Borrelli   CEO" /></a><div class="tweetmeme_button" style="float: left; margin-left: 10px; margin-right: 20px;">
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			</a>
		</div>
<p>Ieri, è stata una durissima giornata.<br />
Scadenze, preventivi che vanno e (non) vengono, la posta che non funziona, telefonate a raffica, cose in sospeso. La pioggia, no. Quella ha continuato a cadere.<br />
Torno a casa verso le dieci, infreddolito pure. I vermicelli alla soia con carne macinata, non sono proprio così calorici. Neanche il nuovo gusto ricotta al rum di Leonardo, abbinato al classico cioccolato fondente, riusciva a riscaldarmi.<br />
Devo controllare la posta, perché tutto il pomeriggio fuori chissà quante email.<br />
Non so perché, ho saltato direttamente www.estrogeni.net/webmail e mi sono fiondato sul blog.<br />
Mi è piaciuto pensare, per un attimo, che qualcuno mi avesse dato conforto, scrivendo magari un bel post.<br />
Chi mi conosce, lo sa. Basta poco per risollevarmi.<br />
Girf, vieni qui! Che <a href="http://blog.estrogeni.net/life-in/4-salt-in-sala-riunioni/">bel post</a> ha scritto Vittorio!<br />
Starete pensando che, bastando poco, anche Vittorio è sufficiente per risollevarmi.<br />
No, non è così. Lo è stato, lo sarà ancora, certo, ma ieri sera, no.<br />
Ho letto proprio un bel post. Ben pensato, strutturato, metaforicamente intrigante. Ad eccezione del titolo, su cui il ragazzo si farà (anche se ha le spalle strette). L’ho postato su Facebook come Il più mancino dei post, ripensando ad Edmondo Berselli.<br />
Vittorio, per restare invece a De Gregori, lo riconosci dal coraggio, dall’altruismo, dalla fantasia.<br />
Vittorio è tanto generoso, a volte anche più del necessario (ma esiste un limite alla generosità? Boh&#8230;). Vittorio si è spesso scontrato con i propri eccessi (e con me e con <a href="http://it.linkedin.com/in/chiarapascali">Chiara</a>). Vittorio si è sempre confrontato con i propri limiti. Ma Vittorio, non tradisce. Avanza, quando c’è da avanzare. Copre, quando c’è da coprire. È leale, non colpisce alle spalle. Corrobora.<br />
Vittorio, insomma, è anche migliore del gelato di Leonardo.<br />
Per questo, ripensando anche a una discussione avuta in chat con <a href="http://www.pallaudio.com/">Pietro</a> sul grande valore che entrambi diamo al concetto di educazione, partendo proprio dall’etimo, dal trarre fuori cioè, voglio dedicare a Vittorio un brano di Selvaggi e sentimentali di Javier Marìas.<br />
Perché sono convinto potrà essergli utile nei match con il futuro, ora che è abbastanza padrone del presente.<br />
“&#8230;il calcio comporta una maledizione che allo stesso tempo è la salvezza di giocatori, allenatori e ultrà afflitti da una sconfitta. Si tratta di un’attività in cui non basta vincere, ma bisogna vincere sempre, in ogni stagione, in ogni torneo, in ogni partita. Uno scrittore, un architetto, un musicista possono prendersela un po&#8217; comoda dopo aver fatto un grande romanza, un meraviglioso edificio, un disco indimenticabile. Possono non fare niente per un certo tempo o fare qualcosa di minore&#8230; Nel calcio, al contrario, non c’è posto per il riposo né per il divertimento, a poco serve avere uno straordinario palmarès storico o aver conquistato un titolo l’anno prima. Non si considera mai che già si è fatto, ma si esige (e gli stessi giocatori lo esigono da loro stessi) di vincere anche l’incontro successivo, come si cominciasse da zero sempre, analogia del risultato iniziale di ogni partita&#8230; Essere stato il migliore oggi non conta più, figuriamoci domani”.</p>
<form id="vozme_form_e4448aa7f3abe2e123c4ee36c4913cd0" method="post" name="vozme_form_e4448aa7f3abe2e123c4ee36c4913cd0" target="e4448aa7f3abe2e123c4ee36c4913cd0" action="http://vozme.com/text2voice.php"><input name="text" type="hidden" value="Il palmarès di Vittorio. 
			
				
			
		
Ieri, è stata una durissima giornata.
Scadenze, preventivi che vanno e (non) vengono, la posta che non funziona, telefonate a raffica, cose in sospeso. La pioggia, no. Quella ha continuato a cadere.
Torno a casa verso le dieci, infreddolito pure. I vermicelli alla soia con carne macinata, non sono proprio così calorici. Neanche il nuovo gusto ricotta al rum di Leonardo, abbinato al classico cioccolato fondente, riusciva a riscaldarmi.
Devo controllare la posta, perché tutto il pomeriggio fuori chissà quante email.
Non so perché, ho saltato direttamente www.estrogeni.net/webmail e mi sono fiondato sul blog.
Mi è piaciuto pensare, per un attimo, che qualcuno mi avesse dato conforto, scrivendo magari un bel post.
Chi mi conosce, lo sa. Basta poco per risollevarmi.
Girf, vieni qui! Che bel post ha scritto Vittorio!
Starete pensando che, bastando poco, anche Vittorio è sufficiente per risollevarmi.
No, non è così. Lo è stato, lo sarà ancora, certo, ma ieri sera, no.
Ho letto proprio un bel post. Ben pensato, strutturato, metaforicamente intrigante. Ad eccezione del titolo, su cui il ragazzo si farà (anche se ha le spalle strette). L’ho postato su Facebook come Il più mancino dei post, ripensando ad Edmondo Berselli.
Vittorio, per restare invece a De Gregori, lo riconosci dal coraggio, dall’altruismo, dalla fantasia.
Vittorio è tanto generoso, a volte anche più del necessario (ma esiste un limite alla generosità? Boh&#8230;). Vittorio si è spesso scontrato con i propri eccessi (e con me e con Chiara). Vittorio si è sempre confrontato con i propri limiti. Ma Vittorio, non tradisce. Avanza, quando c’è da avanzare. Copre, quando c’è da coprire. È leale, non colpisce alle spalle. Corrobora.
Vittorio, insomma, è anche migliore del gelato di Leonardo.
Per questo, ripensando anche a una discussione avuta in chat con Pietro sul grande valore che entrambi diamo al concetto di educazione, partendo proprio dall’etimo, dal trarre fuori cioè, voglio dedicare a Vittorio un brano di Selvaggi e sentimentali di Javier Marìas.
Perché sono convinto potrà essergli utile nei match con il futuro, ora che è abbastanza padrone del presente.
“&#8230;il calcio comporta una maledizione che allo stesso tempo è la salvezza di giocatori, allenatori e ultrà afflitti da una sconfitta. Si tratta di un’attività in cui non basta vincere, ma bisogna vincere sempre, in ogni stagione, in ogni torneo, in ogni partita. Uno scrittore, un architetto, un musicista possono prendersela un po&#8217; comoda dopo aver fatto un grande romanza, un meraviglioso edificio, un disco indimenticabile. Possono non fare niente per un certo tempo o fare qualcosa di minore&#8230; Nel calcio, al contrario, non c’è posto per il riposo né per il divertimento, a poco serve avere uno straordinario palmarès storico o aver conquistato un titolo l’anno prima. Non si considera mai che già si è fatto, ma si esige (e gli stessi giocatori lo esigono da loro stessi) di vincere anche l’incontro successivo, come si cominciasse da zero sempre, analogia del risultato iniziale di ogni partita&#8230; Essere stato il migliore oggi non conta più, figuriamoci domani”.
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		<title>Due su due</title>
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		<pubDate>Thu, 13 May 2010 15:02:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela</dc:creator>
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Nel giro di due giorni, due persone da poco assunte ci comunicano che termineranno il rapporto di collaborazione con Estrogeni.
Due su due. In due giorni. Troppo.
Una persona, va via perché forse non siamo ancora giusti l’uno per l’altro. Un altro collega, ormai ex, ci lascia perché come scrive lui stesso: “sono le novità e gli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a class="google_buzz"  
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			</a>
		</div>
<p>Nel giro di due giorni, due persone da poco assunte ci comunicano che termineranno il rapporto di collaborazione con Estrogeni.<br />
Due su due. In due giorni. Troppo.<br />
Una persona, va via perché forse non siamo ancora giusti l’uno per l’altro. <a href="http://blog.estrogeni.net/life-in/quando-vivevi-felice-con-me/">Un altro collega</a>, ormai ex, ci lascia perché come scrive lui stesso: “sono le novità e gli eventi improvvisi che la vita ci conserva, che fanno cambiare il nostro viaggio con le persone. Chi l’avrebbe mai pensato che dopo solo pochi giorni, ci saremmo separati? Io assolutamente no. Eppure, è successo.”<br />
È successo ed è sempre una perdita. Investi sulle persone. Investi energie e risorse, provi ad accoglierle, a farle sentire a casa, le esamini anche pensando a come si integreranno con gli altri, a come si muoveranno negli spazi ristretti in cui lavoriamo. Investi su professionalità fiorite o ancora in boccio, di cui intravedi però un germoglio. A tutti garantisci una possibilità. O almeno ci provi.<br />
Scommetti. E rischi. Come sempre.<br />
Poi finisce.<br />
Eppure, proprio in questi frangenti, accade anche altro.<br />
È un attimo, ma all’improvviso <a href="http://it.linkedin.com/in/teresagualtieri">Teresa</a> ti chiama per condividere una richiesta di un cliente, ci confrontiamo. Siamo sulla stessa linea.<br />
Poi lei si alza e trasferisce il suo pensiero a <a href="http://it.linkedin.com/pub/giada-fuccelli/15/b04/188">Giada</a>.<br />
In quel momento, non so perché, ho realizzato che avevo di fronte una giovane professionista, consapevole delle cose che tratta, capace di distinguere il senso di una head dalla costruzione di una body copy; il valore di un annuncio dalla definizione di uno storyboard. Tattica e strategia, in un percorso di stretta relazione con le esigenze e le richieste del cliente.<br />
Una persona che, oggi come un tempo <a href="http://it.linkedin.com/in/chiarapascali">Chiara</a>, potrà andar via di qui sapendo cos&#8217;è una creatività, quali sono i passaggi di un processo di produzione, quali sono le modalità di una pianificazione, come si gestisce un cliente, come si conduce una riunione, come si lavora per una convention.<br />
Una persona che è capace di scrivere un brief e un razionale.<br />
Tanti colleghi andranno via, ma quelli che hanno la pazienza di restare, avranno, altresì, la certezza di imparare.</p>
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Nel giro di due giorni, due persone da poco assunte ci comunicano che termineranno il rapporto di collaborazione con Estrogeni.
Due su due. In due giorni. Troppo.
Una persona, va via perché forse non siamo ancora giusti l’uno per l’altro. Un altro collega, ormai ex, ci lascia perché come scrive lui stesso: “sono le novità e gli eventi improvvisi che la vita ci conserva, che fanno cambiare il nostro viaggio con le persone. Chi l’avrebbe mai pensato che dopo solo pochi giorni, ci saremmo separati? Io assolutamente no. Eppure, è successo.”
È successo ed è sempre una perdita. Investi sulle persone. Investi energie e risorse, provi ad accoglierle, a farle sentire a casa, le esamini anche pensando a come si integreranno con gli altri, a come si muoveranno negli spazi ristretti in cui lavoriamo. Investi su professionalità fiorite o ancora in boccio, di cui intravedi però un germoglio. A tutti garantisci una possibilità. O almeno ci provi.
Scommetti. E rischi. Come sempre.
Poi finisce.
Eppure, proprio in questi frangenti, accade anche altro.
È un attimo, ma all’improvviso Teresa ti chiama per condividere una richiesta di un cliente, ci confrontiamo. Siamo sulla stessa linea.
Poi lei si alza e trasferisce il suo pensiero a Giada.
In quel momento, non so perché, ho realizzato che avevo di fronte una giovane professionista, consapevole delle cose che tratta, capace di distinguere il senso di una head dalla costruzione di una body copy; il valore di un annuncio dalla definizione di uno storyboard. Tattica e strategia, in un percorso di stretta relazione con le esigenze e le richieste del cliente.
Una persona che, oggi come un tempo Chiara, potrà andar via di qui sapendo cos&#8217;è una creatività, quali sono i passaggi di un processo di produzione, quali sono le modalità di una pianificazione, come si gestisce un cliente, come si conduce una riunione, come si lavora per una convention.
Una persona che è capace di scrivere un brief e un razionale.
Tanti colleghi andranno via, ma quelli che hanno la pazienza di restare, avranno, altresì, la certezza di imparare.
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		<title>Il bello della diretta</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Apr 2010 09:29:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chiara</dc:creator>
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Non è stato come ai tempi del teatro (quand&#8217;ero giovane), quando spiavo il pubblico dal sipario, guardavo la sala semivuota fino a due minuti prima dell&#8217;inizio, e poi, una volta in scena, cercavo quel punto sul bianco del muro per sconfiggere l&#8217;ansia del debutto.
Ieri sera il pubblico non si vedeva, ma si contavano le connessioni. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a class="google_buzz"  
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		</div>
<div id="_mcePaste">Non è stato come ai tempi del teatro (quand&#8217;ero giovane), quando spiavo il pubblico dal sipario, guardavo la sala semivuota fino a due minuti prima dell&#8217;inizio, e poi, una volta in scena, cercavo quel punto sul bianco del muro per sconfiggere l&#8217;ansia del debutto.</div>
<div id="_mcePaste">Ieri sera il pubblico non si vedeva, ma si contavano le connessioni. Tutto è iniziato alle 20.30 (orario di televisiva memoria), abbiamo allestito un mini web studio, fatto un super con pennarelli e nastro adesivo e alle 21.05 Sabina Guzzanti salutava il pubblico della <a href="http://it.justin.tv/draquila/b/262564595" target="_blank">diretta web</a>.</div>
<div id="_mcePaste">Alfredo caminava su e giù per la stanza, Albino, terrorizzato dalle leggi di Murphy, guardava microfono e resa video, dopo le innumerevoli prove tecniche fatte la sera prima, io contavo i contatti, esultando ad ogni nuovo utente connesso.</div>
<div id="_mcePaste">Sabina ha iniziato a leggere le domande e la tensione si è lentamente dissolta, Chinasky83, Marta, Cigno85, Mucchi83, Jay_Net, Leandro, Alessandro, Chiarissima, Cinzia82 hanno inziato a chiedere del film, della situazione a L&#8217;Aquila. Poi le domade più personali, quelle sull&#8217;attualità e alla fine Sabina non ha potuto negare, ai 150 presenti in chat e agli oltre 1300 che leggevano, qualcuna delle sue imitazioni. Il Cavaliere, l&#8217;emigrante belga e la giornalista spagnola, non abbiamo sentito le risate, ma abbiamo letto a schermo i vari emoticons e poi ihihih e ah ah ah. Davvero divertente.</div>
<div id="_mcePaste">Ci hanno seguito anche da L&#8217;Aquila e da Coppito, ragazzi che aspettano con trepidazione l&#8217;uscita del film.</div>
<div id="_mcePaste">Un&#8217;ora piacevole e passata in fretta, alle 21.59 Alfredo ha annunciato l&#8217;ultimo minuto di diretta, e Sabina ha salutato tutti con una promessa, quella di ritrovarci tutti lì mercoledì prossimo.</div>
<div id="_mcePaste">Ok, ci saremo. Abbiamo preso coscienza del mezzo, è una valida alternativa alla tv. E non è solo un&#8217;impressione da addetti ai lavori. Intanto abbiamo un nome: la banda del mercoledì, chissà poi se questa web tv autogestita e clandestina non avrà un futuro, una nuova stagione dei cento fiori.</div>
<div><a href="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2010/04/Sabina-on-demand.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2950" title="Sabina on demand" src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2010/04/Sabina-on-demand-300x225.jpg" alt="Sabina on demand 300x225 Il bello della direttaEstrogeni   Alfredo Borrelli   CEO" width="300" height="225" /></a></div>
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Non è stato come ai tempi del teatro (quand&#8217;ero giovane), quando spiavo il pubblico dal sipario, guardavo la sala semivuota fino a due minuti prima dell&#8217;inizio, e poi, una volta in scena, cercavo quel punto sul bianco del muro per sconfiggere l&#8217;ansia del debutto.
Ieri sera il pubblico non si vedeva, ma si contavano le connessioni. Tutto è iniziato alle 20.30 (orario di televisiva memoria), abbiamo allestito un mini web studio, fatto un super con pennarelli e nastro adesivo e alle 21.05 Sabina Guzzanti salutava il pubblico della diretta web.
Alfredo caminava su e giù per la stanza, Albino, terrorizzato dalle leggi di Murphy, guardava microfono e resa video, dopo le innumerevoli prove tecniche fatte la sera prima, io contavo i contatti, esultando ad ogni nuovo utente connesso.
Sabina ha iniziato a leggere le domande e la tensione si è lentamente dissolta, Chinasky83, Marta, Cigno85, Mucchi83, Jay_Net, Leandro, Alessandro, Chiarissima, Cinzia82 hanno inziato a chiedere del film, della situazione a L&#8217;Aquila. Poi le domade più personali, quelle sull&#8217;attualità e alla fine Sabina non ha potuto negare, ai 150 presenti in chat e agli oltre 1300 che leggevano, qualcuna delle sue imitazioni. Il Cavaliere, l&#8217;emigrante belga e la giornalista spagnola, non abbiamo sentito le risate, ma abbiamo letto a schermo i vari emoticons e poi ihihih e ah ah ah. Davvero divertente.
Ci hanno seguito anche da L&#8217;Aquila e da Coppito, ragazzi che aspettano con trepidazione l&#8217;uscita del film.
Un&#8217;ora piacevole e passata in fretta, alle 21.59 Alfredo ha annunciato l&#8217;ultimo minuto di diretta, e Sabina ha salutato tutti con una promessa, quella di ritrovarci tutti lì mercoledì prossimo.
Ok, ci saremo. Abbiamo preso coscienza del mezzo, è una valida alternativa alla tv. E non è solo un&#8217;impressione da addetti ai lavori. Intanto abbiamo un nome: la banda del mercoledì, chissà poi se questa web tv autogestita e clandestina non avrà un futuro, una nuova stagione dei cento fiori.

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		<title>Tempi moderni</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Feb 2010 16:05:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chiara</dc:creator>
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Il web è caratterizzato da quell&#8217;esperienza comunemente nota come serendipity. Oggi, alla ricerca di spunti per l&#8217;elaborazione di un modello teorico di analisi, mi sono imbattuta in un sito dal nome simpatico Io pubblicità. Il Gruppo Telecom ha creato un asse strategico tra Tim, Virgilio, Corriere della Sera e il servizio telefonico 1254 per creare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a class="google_buzz"  
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<p>Il web è caratterizzato da quell&#8217;esperienza comunemente nota come <em>serendipity</em>. Oggi, alla ricerca di spunti per l&#8217;elaborazione di un modello teorico di analisi, mi sono imbattuta in un sito dal nome simpatico <a href="http://www.iopubblicita.it">Io pubblicità</a>. Il Gruppo Telecom ha creato un asse strategico tra Tim, Virgilio, Corriere della Sera e il servizio telefonico 1254 per creare delle campagne di comunicazione fai da te. In pochi clic si può acquistare un pacchetto di spazi pubblicitari sui differenti canali. Scelgo la soluzione che più mi gratifica, una soluzione full mi costa circa 9.000€ , passo al carrello, dati della carta di credito e la mia campagna, in pochi giorni, è già sul web. La promessa è forte, pochi passaggi per lauti guadagni. Chissà. Io rimango perplessa. Non mi spaventa tanto l&#8217;automazione del nostro mestiere, anche se il pensiero a Charlie Chaplin in Tempi Moderni è stato immediato, quanto la velocità d&#8217;azione. Li ho contati, sono tre clic. Tre clic che devono riassumere l&#8217;analisi di posizionamento, la strategia, l&#8217;idea, l&#8217;obiettivo, il target, gli strumenti, il confronto. Ma questo è ancora nulla se, tra un clic e un altro, ci si sofferma ancora qualche minuto a meditare. La differenziazione. Dov&#8217;è la specificità di ogni campagna? Con tre clic si generano una serie di campagne clone, tutte uguali, stessi mezzi, stessi formati, a soli 9.000€. Incredibile, ma vero. Come si concluderebbe la migliore delle televendite. Che dirvi. Signori venite da noi, per metà di quel prezzo, vi incontriamo anche due volte a settimana, studiamo il vostro brand, realizziamo una strategia specifica, potete anche chiamarci per dire che non vi piace.</p>
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Il web è caratterizzato da quell&#8217;esperienza comunemente nota come serendipity. Oggi, alla ricerca di spunti per l&#8217;elaborazione di un modello teorico di analisi, mi sono imbattuta in un sito dal nome simpatico Io pubblicità. Il Gruppo Telecom ha creato un asse strategico tra Tim, Virgilio, Corriere della Sera e il servizio telefonico 1254 per creare delle campagne di comunicazione fai da te. In pochi clic si può acquistare un pacchetto di spazi pubblicitari sui differenti canali. Scelgo la soluzione che più mi gratifica, una soluzione full mi costa circa 9.000€ , passo al carrello, dati della carta di credito e la mia campagna, in pochi giorni, è già sul web. La promessa è forte, pochi passaggi per lauti guadagni. Chissà. Io rimango perplessa. Non mi spaventa tanto l&#8217;automazione del nostro mestiere, anche se il pensiero a Charlie Chaplin in Tempi Moderni è stato immediato, quanto la velocità d&#8217;azione. Li ho contati, sono tre clic. Tre clic che devono riassumere l&#8217;analisi di posizionamento, la strategia, l&#8217;idea, l&#8217;obiettivo, il target, gli strumenti, il confronto. Ma questo è ancora nulla se, tra un clic e un altro, ci si sofferma ancora qualche minuto a meditare. La differenziazione. Dov&#8217;è la specificità di ogni campagna? Con tre clic si generano una serie di campagne clone, tutte uguali, stessi mezzi, stessi formati, a soli 9.000€. Incredibile, ma vero. Come si concluderebbe la migliore delle televendite. Che dirvi. Signori venite da noi, per metà di quel prezzo, vi incontriamo anche due volte a settimana, studiamo il vostro brand, realizziamo una strategia specifica, potete anche chiamarci per dire che non vi piace.
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		<title>Ascesa agli inferi</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Feb 2010 14:43:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela</dc:creator>
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Sede dei Radicali. Quel trasandato di sinistra che non mi piace (anche se alle elezioni voterò Bonino), il fumo di sigarette. E poi il caldo e la gente, tanta.
Le condizioni non solo delle migliori. Finalmente, la sala si calma e s’inizia.
Qualcuno prende la parola e avverte: la proiezione durerà due ore e mezza, seguirà il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a class="google_buzz"  
href="http://www.google.com/reader/link?url=http://blog.estrogeni.net/recensioni/ascesa-agli-inferi/&title=Ascesa+agli+inferi&srcURL=http://blog.estrogeni.net" target="_blank" rel="nofollow"><img
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			</a>
		</div>
<p>Sede dei <a href="http://www.radicali.it/">Radicali</a>. Quel trasandato di sinistra che non mi piace (anche se alle elezioni voterò Bonino), il fumo di sigarette. E poi il caldo e la gente, tanta.<br />
Le condizioni non solo delle migliori. Finalmente, la sala si calma e s’inizia.<br />
Qualcuno prende la parola e avverte: la proiezione durerà due ore e mezza, seguirà il dibattito.<br />
Sento che voglio andar via! È un attimo. Quando inizia <a href="http://www.mymovies.it/ilprofeta/trailer/">Il Profeta</a>, il protagonista è solo un ragazzo, ha fatto resistenza ad un pubblico ufficiale, gli toccano sei anni.<br />
È diventato maggiorenne, sarà trasferito in centrale. Alla prima vera scena di violenza fisica (una di due), l&#8217;iniziazione avviene. Il ragazzo smarrito e spaurito, diventa un assassino. Da quel momento, è tutto uno schivare colpi. Per resistere. Per sopravvivere. Corso-arabo, <a href="http://www.facebook.com/pages/Il-Profeta/271784074453">Malik </a>ha nelle vene una doppia natura. E la usa. Protetto da un corso, è grazie all&#8217;arabo che uccide che inizierà il suo processo di formazione. Una formazione al bene e al male. Parallela.<br />
È una crescita bilaterale quella a cui assistiamo, con un ritmo serrato, interrotto dai super che introducono i nuovi personaggi.<br />
È un mondo di valori  capovolti quello che impariamo a conoscere, in cui all’aumentare della protezione del protagonista aumenta la profondità del crimine. È un mondo, quello dietro le sbarre, in cui i criminali, comandano, ricevono nello studio medico, decidono spostamenti di detenuti e secondini, uccidono. E allora sembra normale fare il tifo per Malik,  salvo ricordarti, che quello per cui tifi è un pluriassassino.<br />
Il film continua  e godi per le capacità del ragazzo che ragiona come un vero stratega: osserva, ascolta, progetta, pianifica. Fa il doppio gioco con arabi e corsi, li manipola, li guida, li adula e punisce, in un delicatissimo equilibrio dove si rischia la pelle.Ad ogni nuova attività pensi sia l’ultima e ti accorgi che stai sperando che lui non muoia. Gli anni passano, maturano i permessi, la condizionale, il lavoro, arriva l’amicizia e il riconoscimento della natura araba e di pari passo cresce la posta in gioco. Il potere, il comando supremo. Il rispetto. La libertà e ciò che sarà dopo. Dalla galera esce un uomo criminale, un uomo con una donna e un bambino al fianco e una scorta alle spalle.La rieducazione è fallita! In carcere è entrato un adolescente e ne è uscito un criminale provetto.L’unico contatto con la realtà è il ricordo costante, in forma di allucinazione, dell&#8217;arabo ucciso. Una presenza inquietante, una coscienza parlante, un delitto e castigo dei giorni nostri. In carcere, si muore, in carcere dove si dovrebbe stare per morire alla vita criminale e rinascere uomini nuovi. Ma non è sempre così. In carcere si muore per corruzione, violenza, per l&#8217;assenza di una qualunque forma di affettività (notevole il traffico di dvd porno), per l&#8217;uso di droga, per le lotte intestine di chi continua ad esercitare il potere dentro e fuori, per le contese tra etnie la cui forza risiede nel numero di detenuti e di guardie amiche.<br />
Mentre fuori dal film, qui, nella nostra realtà, la politica rifiuta di migliorare le carceri e propone la costruzione di nuove sedi, associazioni come <a href="http://www.associazioneantigone.it/">Antigone </a>e il <a href="http://detenutoignoto.blogspot.com/">Detenuto Ignoto</a> chiedono l&#8217;istituzione di una commissione di inchiesta per le morti in carcere. Un mondo parallelo, opaco, un universo chiuso in cui è difficile osservare cosa accade. Perché la pena  non sia l’unica soluzione (a volte fallimentare). Perché un uomo che ha sbagliato, e deve pagare ed essere rieducato, possa sempre e comunque conservare la propria dignità.</p>
<p>p.s. Coincidenze. Al termine della proiezione, in bus, incontro una mia compagna di liceo. Non la vedevo da vent’anni. Alfredo mi chiede, chi è? È Stefania, quella che leggeva romanzi russi. Dostoevskij è tra noi.</p>
<p><a href="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2010/02/Il-profeta.-jpg.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2637" title="Il profeta" src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2010/02/Il-profeta.-jpg.jpg" alt="Il profeta. jpg Ascesa agli inferiEstrogeni   Alfredo Borrelli   CEO" width="200" height="280" /></a></p>
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Sede dei Radicali. Quel trasandato di sinistra che non mi piace (anche se alle elezioni voterò Bonino), il fumo di sigarette. E poi il caldo e la gente, tanta.
Le condizioni non solo delle migliori. Finalmente, la sala si calma e s’inizia.
Qualcuno prende la parola e avverte: la proiezione durerà due ore e mezza, seguirà il dibattito.
Sento che voglio andar via! È un attimo. Quando inizia Il Profeta, il protagonista è solo un ragazzo, ha fatto resistenza ad un pubblico ufficiale, gli toccano sei anni.
È diventato maggiorenne, sarà trasferito in centrale. Alla prima vera scena di violenza fisica (una di due), l&#8217;iniziazione avviene. Il ragazzo smarrito e spaurito, diventa un assassino. Da quel momento, è tutto uno schivare colpi. Per resistere. Per sopravvivere. Corso-arabo, Malik ha nelle vene una doppia natura. E la usa. Protetto da un corso, è grazie all&#8217;arabo che uccide che inizierà il suo processo di formazione. Una formazione al bene e al male. Parallela.
È una crescita bilaterale quella a cui assistiamo, con un ritmo serrato, interrotto dai super che introducono i nuovi personaggi.
È un mondo di valori  capovolti quello che impariamo a conoscere, in cui all’aumentare della protezione del protagonista aumenta la profondità del crimine. È un mondo, quello dietro le sbarre, in cui i criminali, comandano, ricevono nello studio medico, decidono spostamenti di detenuti e secondini, uccidono. E allora sembra normale fare il tifo per Malik,  salvo ricordarti, che quello per cui tifi è un pluriassassino.
Il film continua  e godi per le capacità del ragazzo che ragiona come un vero stratega: osserva, ascolta, progetta, pianifica. Fa il doppio gioco con arabi e corsi, li manipola, li guida, li adula e punisce, in un delicatissimo equilibrio dove si rischia la pelle.Ad ogni nuova attività pensi sia l’ultima e ti accorgi che stai sperando che lui non muoia. Gli anni passano, maturano i permessi, la condizionale, il lavoro, arriva l’amicizia e il riconoscimento della natura araba e di pari passo cresce la posta in gioco. Il potere, il comando supremo. Il rispetto. La libertà e ciò che sarà dopo. Dalla galera esce un uomo criminale, un uomo con una donna e un bambino al fianco e una scorta alle spalle.La rieducazione è fallita! In carcere è entrato un adolescente e ne è uscito un criminale provetto.L’unico contatto con la realtà è il ricordo costante, in forma di allucinazione, dell&#8217;arabo ucciso. Una presenza inquietante, una coscienza parlante, un delitto e castigo dei giorni nostri. In carcere, si muore, in carcere dove si dovrebbe stare per morire alla vita criminale e rinascere uomini nuovi. Ma non è sempre così. In carcere si muore per corruzione, violenza, per l&#8217;assenza di una qualunque forma di affettività (notevole il traffico di dvd porno), per l&#8217;uso di droga, per le lotte intestine di chi continua ad esercitare il potere dentro e fuori, per le contese tra etnie la cui forza risiede nel numero di detenuti e di guardie amiche.
Mentre fuori dal film, qui, nella nostra realtà, la politica rifiuta di migliorare le carceri e propone la costruzione di nuove sedi, associazioni come Antigone e il Detenuto Ignoto chiedono l&#8217;istituzione di una commissione di inchiesta per le morti in carcere. Un mondo parallelo, opaco, un universo chiuso in cui è difficile osservare cosa accade. Perché la pena  non sia l’unica soluzione (a volte fallimentare). Perché un uomo che ha sbagliato, e deve pagare ed essere rieducato, possa sempre e comunque conservare la propria dignità.
p.s. Coincidenze. Al termine della proiezione, in bus, incontro una mia compagna di liceo. Non la vedevo da vent’anni. Alfredo mi chiede, chi è? È Stefania, quella che leggeva romanzi russi. Dostoevskij è tra noi.

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