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Tempi moderni

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Il web è caratterizzato da quell’esperienza comunemente nota come serendipity. Oggi, alla ricerca di spunti per l’elaborazione di un modello teorico di analisi, mi sono imbattuta in un sito dal nome simpatico Io pubblicità. Il Gruppo Telecom ha creato un asse strategico tra Tim, Virgilio, Corriere della Sera e il servizio telefonico 1254 per creare delle campagne di comunicazione fai da te. In pochi clic si può acquistare un pacchetto di spazi pubblicitari sui differenti canali. Scelgo la soluzione che più mi gratifica, una soluzione full mi costa circa 9.000€ , passo al carrello, dati della carta di credito e la mia campagna, in pochi giorni, è già sul web. La promessa è forte, pochi passaggi per lauti guadagni. Chissà. Io rimango perplessa. Non mi spaventa tanto l’automazione del nostro mestiere, anche se il pensiero a Charlie Chaplin in Tempi Moderni è stato immediato, quanto la velocità d’azione. Li ho contati, sono tre clic. Tre clic che devono riassumere l’analisi di posizionamento, la strategia, l’idea, l’obiettivo, il target, gli strumenti, il confronto. Ma questo è ancora nulla se, tra un clic e un altro, ci si sofferma ancora qualche minuto a meditare. La differenziazione. Dov’è la specificità di ogni campagna? Con tre clic si generano una serie di campagne clone, tutte uguali, stessi mezzi, stessi formati, a soli 9.000€. Incredibile, ma vero. Come si concluderebbe la migliore delle televendite. Che dirvi. Signori venite da noi, per metà di quel prezzo, vi incontriamo anche due volte a settimana, studiamo il vostro brand, realizziamo una strategia specifica, potete anche chiamarci per dire che non vi piace.

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Ascesa agli inferi

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Sede dei Radicali. Quel trasandato di sinistra che non mi piace (anche se alle elezioni voterò Bonino), il fumo di sigarette. E poi il caldo e la gente, tanta.
Le condizioni non solo delle migliori. Finalmente, la sala si calma e s’inizia.
Qualcuno prende la parola e avverte: la proiezione durerà due ore e mezza, seguirà il dibattito.
Sento che voglio andar via! È un attimo. Quando inizia Il Profeta, il protagonista è solo un ragazzo, ha fatto resistenza ad un pubblico ufficiale, gli toccano sei anni.
È diventato maggiorenne, sarà trasferito in centrale. Alla prima vera scena di violenza fisica (una di due), l’iniziazione avviene. Il ragazzo smarrito e spaurito, diventa un assassino. Da quel momento, è tutto uno schivare colpi. Per resistere. Per sopravvivere. Corso-arabo, Malik ha nelle vene una doppia natura. E la usa. Protetto da un corso, è grazie all’arabo che uccide che inizierà il suo processo di formazione. Una formazione al bene e al male. Parallela.
È una crescita bilaterale quella a cui assistiamo, con un ritmo serrato, interrotto dai super che introducono i nuovi personaggi.
È un mondo di valori  capovolti quello che impariamo a conoscere, in cui all’aumentare della protezione del protagonista aumenta la profondità del crimine. È un mondo, quello dietro le sbarre, in cui i criminali, comandano, ricevono nello studio medico, decidono spostamenti di detenuti e secondini, uccidono. E allora sembra normale fare il tifo per Malik,  salvo ricordarti, che quello per cui tifi è un pluriassassino.
Il film continua  e godi per le capacità del ragazzo che ragiona come un vero stratega: osserva, ascolta, progetta, pianifica. Fa il doppio gioco con arabi e corsi, li manipola, li guida, li adula e punisce, in un delicatissimo equilibrio dove si rischia la pelle.Ad ogni nuova attività pensi sia l’ultima e ti accorgi che stai sperando che lui non muoia. Gli anni passano, maturano i permessi, la condizionale, il lavoro, arriva l’amicizia e il riconoscimento della natura araba e di pari passo cresce la posta in gioco. Il potere, il comando supremo. Il rispetto. La libertà e ciò che sarà dopo. Dalla galera esce un uomo criminale, un uomo con una donna e un bambino al fianco e una scorta alle spalle.La rieducazione è fallita! In carcere è entrato un adolescente e ne è uscito un criminale provetto.L’unico contatto con la realtà è il ricordo costante, in forma di allucinazione, dell’arabo ucciso. Una presenza inquietante, una coscienza parlante, un delitto e castigo dei giorni nostri. In carcere, si muore, in carcere dove si dovrebbe stare per morire alla vita criminale e rinascere uomini nuovi. Ma non è sempre così. In carcere si muore per corruzione, violenza, per l’assenza di una qualunque forma di affettività (notevole il traffico di dvd porno), per l’uso di droga, per le lotte intestine di chi continua ad esercitare il potere dentro e fuori, per le contese tra etnie la cui forza risiede nel numero di detenuti e di guardie amiche.
Mentre fuori dal film, qui, nella nostra realtà, la politica rifiuta di migliorare le carceri e propone la costruzione di nuove sedi, associazioni come Antigone e il Detenuto Ignoto chiedono l’istituzione di una commissione di inchiesta per le morti in carcere. Un mondo parallelo, opaco, un universo chiuso in cui è difficile osservare cosa accade. Perché la pena  non sia l’unica soluzione (a volte fallimentare). Perché un uomo che ha sbagliato, e deve pagare ed essere rieducato, possa sempre e comunque conservare la propria dignità.

p.s. Coincidenze. Al termine della proiezione, in bus, incontro una mia compagna di liceo. Non la vedevo da vent’anni. Alfredo mi chiede, chi è? È Stefania, quella che leggeva romanzi russi. Dostoevskij è tra noi.

Il profeta. jpg Ascesa agli inferiEstrogeni   Alfredo Borrelli   CEO

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Fedeltà

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Ieri sera arrivo puntuale al mio appuntamento cinematografico. Cinema King, faccio la fila, compro il biglietto e, ad accompagnare i pochi spiccioli di resto, un coupon. Lo guardo incuriosita, mi chiedono una manciata di dati personali in cambio di una fidelity card.
Inizio a compilare i campi nome, cognome, mail, cellulare (oramai sempre più simile a un numero verde, ahimè), interessi; consegno il modulo alla cassa e ricevo il mio gadget.
Il faccione di Almodovar si staglia sulla mia Circuito Cinema Card. Guardo nel portafoglio e mi viene da sorridere. Non ho alcuna carta di credito, solo un bancomat e una sfilza di carte fedeltà: tre librerie, il videonoleggio, il supermercato, lo store tecnologico, l’abbigliamento, i trasporti, i dischi, profumeria.
Per ognuna di loro qualcuno mi ha venduto la sensazione di essere speciale, di avere qualcosa che altri non hanno, mi hanno venduto un privilegio.
Accumulo punti, ricevo sconti, inviti. Io e migliaia di persone come me che anelano al biscottino dopo aver riportato il bastone. Sì, perché è appunto di fidelizzazione che si parla. Fedeltà in cambio di scintillanti carte con il nostro nome inciso, da esibire al momento opportuno.
La mia riflessione dura il tempo dei trailer prima del film, si spengono le luci e inizia Tra le nuvole.  Passa qualche minuto e Clooney sfoggia tutte le sue card  Honour Member, rido.
Ryan Bingham definisce fintimo il rapporto tra noi e i nostri fornitori di prodotti/servizi. Le card, platino, oro, argento che siano, ci legano a loro con un vincolo che è tra l’intimo (quel care tanto caro al marketing) e il finto (i profitti che si traggono). Come dargli torto?
CC card almodovar FedeltàEstrogeni   Alfredo Borrelli   CEO
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Mirabilia Urbis Romae

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peanuts 300x256 Mirabilia Urbis RomaeEstrogeni   Alfredo Borrelli   CEO

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È da qualche giorno tra noi

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Morto (metaforicamente) un musicista, se ne fa un altro.
In tempi di concerto, dal contrabbasso al violino, cambiano strumenti e ruoli ma lo spartito è sempre quello. Accogliere persone perbene e bravi professionisti, che ci consentano di crescere e adeguare l’offerta alle richieste del mercato. Talvolta, anticipandole.
Alcune note su Albino. È scuro, anzitutto. È ciociario. È allegro.
Durante il colloquio di selezione, parlava tanto. Ma tanto. Ma tanto.
Tanto che non pensavo l’avrei sopportato, taciturno come sono.
Invece, ambientandosi in men che non si dica, non dà fastidio.
Sta lì, ascolta la sua musica, batte i tasti ad un tono più alto della voce di Chiara (ed è tutto dire…), interviene sapientemente.
Sembra un vecchio saggio (no, vecchio no, perché magari forse s’offende; ma neanche saggio, sennò poi m’offendo io…).
Diciamo che sembra un giovane scriteriato che, sono sicuro, saprà dare sostanza al reparto webmarketing, con la propria, decennale esperienza di progettista e sviluppatore.
Unknown 300x225 È da qualche giorno tra noiEstrogeni   Alfredo Borrelli   CEO

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