chiara pascali estrogeni

Obbligo di fantasia

Daniela

By Daniela
Published 13th January, 2011

Qualche giorno fa, Alfredo scriveva su Facebook “esci dalla tua vita”. Sembrava una delle sue classiche cose, di quelle che se le comprende da solo, poi ho scoperto che l’aveva detto a qualcuno il giorno prima.
Stamattina, sotto la doccia, l’intuizione. La comprensione, almeno per me. Non un esci dalla tua vita della serie fuggi la realtà ma esci dall’idea che hai della tua vita. Allontanati dalla gabbia che ti sei costruita. Separati dagli schemi che ti sei data. Insomma, profondamente vivi la tua realtà. Quella che è oggi, realmente. Non quella che hai in testa.
E allora, parte una riflessione. Ampia e varia come sono gli spunti continui di questi giorni che confermano quello che intuisco. La discussione sul tema del riciclo del cibo scaduto ma non proprio, il post di Lorenzo sul senso della creatività e il disordine ordinato, quello di Chiara sulle web series con un incipit in tema, la telefonata di Roger che mi chiede un sacchetto di plastica non di plastica, il sito di Smateria, il riciclaggio dei regali di Natale, il baratto.
Ovunque mi imbatto in qualcosa che ha una sola radice: trasformazione. Trasformazione che ha dentro azione, quel movimento, quell’agire, che è vita.
Mentre scrivo, la pagina di Facebook mi segnala una frase di Fabio Volo, in tema. La trascrivo. Come una casa vecchia mi sono demolito e ricostruito. Non potevo più andare avanti a fare piccoli lavori di restauro.
Bene, io non parlo di questo, di quella cosa per cui butti tutto. No, io dico proprio di quel magico processo per cui quando fai la pizza parti da acqua, farina, sale e lievito e li trasformi. Gli elementi ci sono tutti, ma sono altro. Ecco, io parlo di qualcosa che la crisi ci ha fatto riscoprire a più livelli e che stiamo mettendo in atto, anche qui, in Estrogeni.
La crisi impatta. E spinge al riciclo, a quell’operazione di fantasia in cui, partendo dall’osservazione della realtà – senza filtro e senza schemi – ti inventi un modo diverso di affrontarla.
Andiamo a contattare vecchi clienti. Ma in modo nuovo. Siamo cambiati entrambi. Noi evoluti, loro cresciuti.
Andiamo in più persone ad affrontare il mercato. Non solo i soci, anche gli account dedicati all’attività di new business.
Andiamo in giro con altri. Immaginando partnership ambiziose e sfidanti.
Andiamo fuori dai soliti percorsi. Ripercorrendo in modo nuovo vie antiche.
Andiamo riassettandoci. In un nuovo ufficio dove altri spazi saranno occupati in modo diverso.
Andiamo riposizionandoci. Mettendo al centro noi, il nostro brand, i nostri interessi, le nostre peculiarità.
Usciamo dalla nostra vita.
Ci vorrà tempo per vedere gli effetti ma la fantasia, come diceva qualcuno, non può avere confini. Né di tempo né di spazio. Ed è dentro ognuno di noi.

Goodbye, Soratte

Daniela

By Daniela
Published 1st January, 2011

Erano le donne con le foglie.
Era la ragazza sull’albero.
Era la ragazza con l’uccello.
Era l’inizio della stagione dello shopping selvaggio.
Era il primo concorso per modelle online. Era il sostegno ad Unicef.
Era la prima pista gratuita di pattinaggio sul ghiaccio.
Era l’inaugurazione. Erano i primi eventi. Era lo shoptainment.
Era la donna sulla poltrona. Era la pagina Facebook. Era la ragazza in bici.
Era la parete, gigante, di Corso Francia. Era il 90, la metro, l’A1.
Era l’anteprima di Eurochocolate.
Sono state 65 creatività, 910 adattamenti, 41 eventi. Un day by day fatto di aggiornamento sito, pagina Facebook, gestione concorsi, invio dem, sms, pianificazione media, produzione materiali, gestione pista, illuminazioni natalizie.
Ci dicevano, eravate ovunque. Vi abbiamo visto sui flyer, sui giornali. Vi abbiamo sentito alla radio.
Era il 26 novembre 2008. Era il Soratte Outlet Shopping. Erano le nostre idee. Era il nostro cliente.
Da oggi, non lo è più.

Fotogrammi ormonali

Alfredo

By Alfredo
Published 28th December, 2010

Relativamente ai film per cui abbiamo lavorato nel 2010, ricordo.
La passione di Soul Kitchen.
La sobrietà del Riccio.
L’energia del Concerto.
La temerarietà del Profeta.
L’allegria del Piccolo Nicolas.
La verità di Draquila.
La compiutezza della Regina dei castelli di carta.
La profondità di Niente Paura.
La vitalità di Resident Evil Afterlife.
La leggerezza di Mangia prega ama.
L’urgenza della Pecora Nera.
L’attesa dell’Ultimo esorcismo.
L’eleganza di Potiche.
La forza di The Killer inside me.
La lezione delle Avventure di Sammy.
Tra di essi, scelgo quale film dell’anno Il profeta.
Visionario ma reale, raffinato mai lezioso. Duro, a tratti ironico. Come la vita, dentro e fuori.
E voi, cosa ricordate? Quale preferite?

Un tranquillo weekend di Natale

Chiara

By Chiara
Published 23rd December, 2010

Le nostre scrivanie sembrano campi di battaglia, fogli dappertutto, buste di wafer, un bonsai, pacchi regalo, fogli excel.
Lo Spirito del Natale aleggia nel disordine e ci ricorda che è tempo di pausa. Non vorremmo certo fare la fine di Ebenezer Scrooge.
Solo pochi giorni da dedicare alle nostre famiglie, partenze e ritorni, poi dal 27 dicembre siamo nuovamente qui.
Lo Spirito del Tempo Passato ci ricorda dei progetti da portare a termine, consegne e scadenze che non posso aspettare il nuovo anno.
Lo Spirito del Tempo Presente ci porta a visitare l’azienda Leda, ultimo cliente acquisito nel 2010, segno che il buono di un anno lo si può cogliere fino all’ultimo dei suoi giorni.
Infine, lo Spirito del Tempo Futuro. Sguardo puntato all’orizzonte e il desiderio di fare sempre meglio. Offrire la qualità del nostro lavoro a coloro che finora hanno seguito il nostro cammino e a quelli che si uniranno lungo il viaggio.
A tutti, intanto, auguriamo un tranquillo weekend di Natale.

L’immagine di una nazione

Chiara

By Chiara
Published 1st October, 2010

Iabadabaduuu.
Un’esclamazione che ha fatto la fortuna di di William Hanna e Joseph Barbera. Era il 30 settembre di cinquant’anni fa, 1960, Fred Flintstones si affacciava per la prima volta sugli schermi dei televisori di milioni di americani. Un cartoon in prime time, in Italia si dovranno aspettare gli anni ’80 con i lunedì in famiglia di RaiUno.
Gli Antenati, riportavano in auge la preistoria nel periodo di massima esplosione del capitalismo, Fred incarnava la quintessenza dell’americano medio. Un lavoro onesto, il bowling, una moglie dedita alla vita casalinga e un discreto potere d’acquisto. Nel paniere dei Flinstones, come direbbe oggi l’ISTAT, un auto, l’elefante aspirapolvere, la tv, il giradischi a becco d’uccello.
Un benessere dell’età della pietra, ma che presto è divenuto icona dell’immaginario collettivo e ha generato milioni di dollari tra copyright e merchandising. Si celebra dunque il mito del self made man, che accompagna l’America da sempre.
E in Italia? Mi viene in mente lui. Il ragionier Ugo Fantozzi. Con la regia di Luciano Salce, Fantozzi approda nelle sale italiane il 25 marzo 1975. La saga delle sue disavventure conterà alla fine dieci film, l’ultimo nel 1999, facendo dell’italiano medio e mediocre un grande successo di pubblico.
Fantozzi, Pina, Mariangela, Filini, la Signorina Silvani, ognuno appagato della propria condizione, nessuna ambizione, nessuna voglia di riscatto. Il paladino rimane lui, il ragionier Ugo, vessato al lavoro e frustrato in famiglia, pur possedendo  una casa ad equo-canone, un telecomando a 99 canali, una figlia bellissima e una moglie fedele.
Il perdente per eccellenza, che fa della mortificazione la sua forma di sublimazione degli eventi.  Ci fa sorridere Fantozzi, ma genera anche l’amara riflessione su un ceto medio che vive di piccoli espedienti, che si accontenta e fondamentalmente non desidera altro.
Siamo ancora noi l’Italia di Fantozzi? Nelle partite di calcetto tra scapoli e ammogliati, nella riverenza ostentata verso tutti coloro che occupano una poltrona in pelle umana?
Sicuramente non esiste personaggio nella filmografia italiana che abbia così bene rappresentato il sentire comune.
E alzi la mano chi almeno una volta nella vita non abbia pensato:
“Per me… la corazzata Potemkin… è una cagata pazzesca!”.
Seguono novantadue minuti di applausi.

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