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We are the Word

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Mi è capitato ancora ieri sera. Con Riccardo.
Perché era capitato già ieri mattina, a Daniela, con Andrea.
E pochi giorni fa, con Luigi.
Tutti cari amici e tutti curiosamente a chiederci, ma come fate a gestire anche il blog? Dove trovate il tempo di scrivere?
Si leggono sempre più spesso interventi interessanti e approfonditi sul senso e la struttura di un corporate blog. Da Kawakumi a LinkedIn.
Non intendo ora, in chiusura di settimana, entrare nel merito delle argomentazioni. Lo farò, a vita bassa (cito Arbasino), com’è nel mio stile.
La risposta che, invece, voglio ora dare a Riccardo, Andrea e Luigi, me l’ha suggerita Word.
Aprite un file, uno qualsiasi. Bianco. Provate a scrivere corporate blog. Fatto?
Cosa leggete? Esatto, lì sta la risposta.
Non è un gioco, non è una battuta.
Ma è proprio in quell’ostinato Corporale che Word fa di tutto per non lasciarvi correggere, perfetto e inumano come un qualsiasi programma, il senso del nostro blog. Del nostro blog inoltre, vien da dire.
Corporale è l’approccio. Con tutti i sensi. Con tutte le vene. Con tutti i muscoli. Con tutte le ossa. Con tutto il fiato.
Con la viscerale curiosità che ci anima.
E che condividiamo con Riccardo, Andrea, Luigi e il Word intero.

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Teoria e pratica

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Dopo la fine delle riprese di un film e prima che i red carpet delle prime cinematografiche (con strass, paillettes, fotografi e star) vengono stesi, con i loro colori vermigli, davanti alle entrate di cinema rinomati, c’è un momento in cui i produttori e i distributori del settore organizzano manifestazioni nelle quali presentano ad uffici stampa, riviste cinematografiche ed agenzie di comunicazione le loro pellicole in uscita. Oggi è stata la mia prima volta ad un evento del genere. Eccomi con Vittorio e Daniela presso il cinema Embassy, invitati dalla Sony Pictures ad assistere alla presentazione dei loro film in uscita: in missione esplorativa per conto di Estrogeni.
Quando me ne parlarono al master che ho frequentato, ribattezzai qualunque tipo di manifestazione organizzata con il fine di promuovere un prodotto/personaggio/servizio con un’acronimo: C.C.R.
Ai tempi, lo coniai perché mi sembrava molto calzante nell’indicare il modo in cui gli eventi potevano riuscire bene ed essere efficaci nel lasciare un buon ricordo su chi vi aveva partecipato.
Quale migliore occasione per appurare di persone se il mio acronimo di sintesi potesse essere pregnante nella realtà?
Ore 10.20, si comincia.
Ci offrono la colazione, ci fanno accomodare in sala, l’AD di Sony Pictures Releasing ci dà il suo benvenuto. Parte la scorpacciata di trailer. L’offerta cinematografica Sony di qui ai prossimi anni è un fuoco d’artificio di star internazionali (Julia Roberts, Angelina Jolie, Samuel L. Jackson, Adam Sandler) inseguimenti, esplosioni, risate, commedie, nuovi idoli (Vanessa Hudgens e Alex Pettyfer) e film per ragazzi (il remake di Karate Kid con il figlio di Will Smith). Un’offerta variegata nei generi e nelle storie che ha come obiettivo quello di conquistare grosse fette di pubblico nelle sale e nel mercato home (credo, anzi, che, più che al botteghino, alcuni dei titoli presentati potranno avere più fortuna come blockbuster). Un’offerta dal grande calibro, insomma, che punta in alto cavalcando l’onda dell’American Way of filming.
Ore 11.05, pausa.
Condivido con Vittorio e Daniele le mie impressioni sui film appena presentati e noto con interesse che le pellicole che hanno incuriosito me, hanno stuzzicato anche l’interesse di Vittorio e Daniela.
“Karate Kid”; “mangia, prega, ama”; “beastly”, “salt”: sono tutte pellicole su cui sarebbe interessante lavorare e che presentano molti buoni spunti per costruire originali strategie di comunicazione e promozione.
Ore 11.20, torniamo in sala.
Abbiamo l’occasione di vedere in anteprima e in lingua originale, una commedia con Gerald Butler e Jennifer Aniston che uscirà ad aprile 2010: Il cacciatore di ex. Un mix di azione e romanticismo che però non è riuscito a trattenere la mia attenzione per tutta la durata della pellicola. Perdendosi in una trama un po’ troppo diluita e che, a lungo andare, perde mordente e ritmo.
Ore 13.00, pranzo gentilmente offertoci dalla Sony Pitcures.
Il roadshow era terminato e avevo la sensazione di essere stato un ospite più che gradito, privilegiato per la visione in anteprima del film e del trailer e, sorpresa, all’uscita ci viene anche regalata la felpa di “Karate Kid”.
Penso al mio acronimo: C.C.R. Mi sa che non avevo capito male quando sono arrivato alla mia personale conclusione che Cibo, Coccole e Regali siano la chiave per la buona riuscita di un evento.

kids 300x225 Teoria e praticaEstrogeni   Alfredo Borrelli   CEO

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Scheletri nell’armadio Ikea

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L’essenza portante del marketing non è altro che una storia raccontata. Le grandi storie riescono da sempre a catturare l’immaginazione di un vasto pubblico e il marketing non fa altro che ricreare delle storie capaci di ottenere la stessa attenzione. Sono storie che possono riguardare contesti reali ma che semplicemente sono coerenti e credibili. Le grandi storie puntano sui sensi mai sulla logica. Sono capaci di catturare l’attenzione del pubblico nel momento in cui vengono raccontate. Le grandi storie sono quelle che rispettano la visione del mondo degli “ascoltatori”. Poi ci sono quelle storie che cozzano con quella visione, ma non la respingi. La prendi in considerazione e la confronti con la tua visione.
La Svezia nella mia visione è sempre stata la nazione più democratica d’Europa. Uno di quei posti in cui andresti a vivere rischiando l’ipotermia per la maggior parte dell’anno. Poi scopri che anche quello stato sociale che si impegna tanto per annullare le differenze sociali, ha dei grossi scheletri nell’armadio, vecchi e nuovi.
A spolverare questi scheletri ci ha pensato, attraverso avventure romanzate, il giornalista svedese Stieg Larsson, esperto conoscitore di associazioni di estrema destra e del movimento neonazista. Nella sua creazione, Larsson mette a nudo la società svedese e lo fa non per screditare la sua nazione, ma per proteggerla da chi la vuole solo sfruttare. La portatrice di questi valori è la protagonista Lisbeht Salander.
Lisbeth è una donna venticinquenne  dal carattere molto complesso, introversa e decisamente asociale. Quasi sicuramente affetta dalla sindrome di Asperger, una tipologia di autismo caratterizza dalla difficoltà di relazionarsi socialmente e da una lieve alterazione della percezione, rappresentazione e classificazione delle realtà. Una personalità dalle molte sfaccettature, segnata dai molti flashback del passato segnato da violenze, ricoveri e perizie psichiatriche, che la ritengono capace di  badare a se stessa. Un personaggio impenetrabile, difficilmente comprensibile e amabile. Un personaggio borderline che si muove tra la follia e la genialità. Uno spirito guida capace di abbattere quei legami malavita-Säpo-stato, che inquinano il paese. Capace di spazzarli come dei semplici castelli di carta. Nell’ultimo capitolo delle serie viene messa a fuoco la potenza di Lisbeth. Una potenza devastante basata sulla personalità del personaggio e non sulla sua presenza scenica. Una Lisbeth che per quasi tutta la durata della pellicola, appare limitata nei movimenti e nelle decisioni. Chiusa a chiave, sotto custodia, murata, ma mai inattiva. Pronta a mettere in atto la sua folle genialità per smascherare i legami illeciti e distruggere quelle strutture inadatte alla democrazia.
Una sorta di dea contemporanea ma senza la bellezza ostentata dall’Olimpo. Una donna dall’apparenza vulnerabile, ma che non teme di soccombere in una vita fatta di solitudini e violenze. Pronta ad alzarsi ad ogni sconfitta e reagire, una fenicie alata che dal suo essere dark emana una luce immensa.
Una storia da vedere.

47466 218x300 Scheletri nellarmadio IkeaEstrogeni   Alfredo Borrelli   CEO

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Fotoprix e il mondo imperfetto

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Permettete? Un pensiero imperfetto.
Non posso trattenermi dallo scrivere un post su questo straordinario video trovato su iLoveGreen. Perfetto per concept, realizzazione, claim. C’è poco da dire, è geniale.
ILoveGreen è il modo di vedere il mondo della grafica filtrato dagli occhi di Paolo Palladino art director di Dixi Studio, emergente studio di progettazione grafica di Salerno.

Fotoprix ‘fotos’ from Vestida para rodar on Vimeo.

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Parodia 2.0

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Permettete? Un pensiero condiviso.
Siamo in periodo di tesi, o meglio Franco lo è. Tutti i giorni trova un articolo interessante da utilizzare per il lavoro che sta portando avanti, e non manca mai di condividerlo con me. Con tutto quello che ha trovato finora, scriverà una tesi di 80-90 pagine solo di sitografia e note. Qualche libro se lo legge pure, e non manca mai di condividere anche quello, ma poi si rende conto che anche i libri ormai non fanno altro che rimandarti in rete su blog di marketing&comunicazione, forum, siti corporate particolarmente interessanti, casi studio trattati in maniera più o meno approfondita dai vari blogger. Allora, ci è venuto in mente di scrivere questo post su un blog che seguiamo spesso, e che crediamo possa essere d’aiuto a chi è sempre in cerca di contenuti interessanti inerenti al nostro settore.
Il blog in questione è Adverspoof. Per dire in due parole che cos’è basta fare copia&incolla del concept presente sul blog stesso: “AdverSpoof è un blog che raccoglie le migliori produzioni della parodia pubblicitaria e non solo: false notizie, immagini e video rovesciati del loro significato originario generano quella che possiamo chiamare Parodia 2.0. I Digital Natives ci insegnano a non prenderci troppo sul serio e a scherzare anche con Sua Maestà il Brand.
Tra i post della creatura di Andrea Carnevali (sociologo non-convenzionale) ho trovato spesso alcune tra le più belle e divertenti parodie pubblicitarie circolate in rete, manifestazione forse più evidente della nuova condizione in cui si trova oggi il consumatore. Non più succube di una pubblicità martellante e anonima ma pienamente consapevole del proprio potere critico, fatto di opinioni espresse in maniera sempre più incisiva.
Un esempio?

subvertising%20low Parodia 2.0Estrogeni   Alfredo Borrelli   CEO


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