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Guestbook. Intervista a Fabio Malamocco

Francesco

By Francesco
Published 20th December, 2011

L’ospite di oggi per la nostra rubrica settimanale è Fabio Malamocco noto Internet Business Consultant, che nell’ultimo mese è riuscito a generare un contenuto virale partendo da una semplice idea, che ha conquistato piccoli ma sopratutto grandi. Una di quelle cose inventate in un pigro venerdì sera, elaborata il sabato, implementata la domenica e messa online il lunedì mattina, che è riuscita in pochissimo tempo a stuzzicare la curiosità di una notissima Onlus.

CaroBabboNatale nasce dalla semplice idea di riavvicinare gli adulti a un mondo che nella “vita professionale” si tende a dimenticare. Puoi raccontarci il progetto?

Il progetto è nato da un’intuizione che ho avuto a fine novembre, più precisamente durante un pigro venerdì sera di lavoro al computer. Stavo pensando in quel momento a come fare per poter far parlare di me nel campo del #SocialMedia con qualcosa di originale, mai sperimentato prima. Anche grazie ad una conversazione su Skype con un’amica, ho elaborato in testa questa possibilità, cioè di creare un semplice sito internet, attraverso il quale chiunque potesse scrivere desideri e volontà per Natale, usando come strumento Facebook.

Un’idea partita dal basso, quasi per gioco, che è riuscita ad arrivare al mondo delle Ong quasi sempre restie all’utilizzo dei nuovi mezzi di comunicazione. Come nasce il rapporto con Terres des hommes e quali valori si vogliono veicolare attraverso la tua idea?

Il rapporto con Terre des hommes Italia è nato quasi per caso. Paolo Ferrara, Responsabile Comunicazione di questa Onlus, ha notato questa mia iniziativa e ha commentato nella Fanpage di Caro Babbo Natale, esprimendo un apprezzamento. Io l’ho ringraziato subito e poi l’ho contattato in privato proponendogli di sostenere le sue iniziative umanitarie in cambio del patrocinio ufficiale, che mi è stato concesso quasi all’istante! Contrariamente a quello che si potrebbe pensare e rispetto a tante altre realtà no profit, Terre des hommes Italia è molto “avanti” nell’utilizzo dei Social Networks e chi ci lavora all’interno parecchio abituato ad operare in modalità web 2.0.
I valori che si vogliono trasmettere sono quelli più semplici e importanti per ogni persona con un minimo di coscienza sociale, cioè la solidarietà verso chi sta peggio nel mondo e la volontà di metterci la faccia e partecipare in maniera attiva, ognuno secondo le proprie possibilità, ad iniziative benefiche ad utilità sociale… perché a Natale tutti dovrebbero essere più buoni!

Come dice lo spot di Terre des hommes, possiamo pensare a Caro Babbo Natale come un piccolo gesto che possa generare un cambiamento. La consapevolezza di poter fare qualcosa di più nell’epoca dell’iperconsumismo, è sicuramente uno degli aspetti positivi dei social media. Quale cambiamento potrebbe generare la tua idea?

È una bella domanda ed è abbastanza difficile trovare una risposta che vada bene per tutti, in quanto la sensibilità verso iniziative benefiche è molto diversa a seconda delle persone. In ogni caso però, leggendo gran parte delle letterine già inviate dagli utenti, si percepisce il vero spirito del Natale e una presa di coscienza sui temi più importanti a livello umano (solo il 2% dei messaggi contiene riferimenti commerciali). Questa cosa mi fa piacere e mi riempie di orgoglio, perché sono consapevole di aver toccato il tasto giusto ed aver veicolato il messaggio nella maniera più corretta, esattamente come la volevo! La mia idea potrebbe avere degli sviluppi e generare un cambiamento, ma è ancora presto per fare un bilancio.

Hai già pensato come rendere funzionante CaroBabboNatale.it dopo questo periodo festivo? Si può prevedere un riposizionamento o bisogna cambiare interamente la comunicazione?

Appena avuta l’idea non mi ero posto questa domanda. Ora però che la cosa sta funzionando e parlando con un paio di amici del settore #SocialMedia, mi è venuto in mente di provare a creare una sorta di format derivante da questa iniziativa. In buona sostanza estendere questo tipo di comunicazione virale 2.0 ad altre occasioni e ricorrenze… ma per ora è tutto ancora Top Secret!

Fahrenheit 451

Francesco

By Francesco
Published 30th August, 2011

Non tutti i Levi nascono per difendere la cultura. L’idea di tutelare la grande e piccola distribuzione, le libreria indipendenti e gli store online, attraverso un atto di protezionismo interno non porterà alla crescita di un mercato già fortemente turbato dalle innovazioni.
Un mercato destinato a morire, almeno nella concezione che abbiamo da un secolo. La crisi delle etichette discografiche non ha insegnato nulla, almeno al mercato dei libri cartacei. Proteggere il prodotto, chiuderlo in una cassaforte, renderlo disponibile solo a chi è disposto a pagare l’intera filiera della produzione, non ha portato che al collasso dell’intero mercato musicale. Quest’ultimo ha dovuto reinventarsi, per non soccombere, avvicinarsi al pubblico e abbandonare quella mitizzazione dei musicisti. Più live, più materiale extra, più emozioni. Questo è quello che ci saremmo aspettati dalle case editrici e non dalla distribuzione, che in alcuni casi è l’unico tassello capace d’innovare. Amazon, il colosso americano tanto odiato dai distributori italiani, ha appena lanciato un sistema che permette di noleggiare i testi scolastici per gli studenti americani. Un sistema che abbatte il costo fino all’80% del prezzo di copertina, che rende il lettore libero di gestire/modificare/condividere il prodotto e consumarne una quantità maggiore. Un’apertura che parte dal concetto fondamentale, che è il consumatore a decidere il prezzo/valore del prodotto. Questa legge ingabbia il settore, ma non limita il lettore pronto a migrare verso nuove modalità di lettura/fruizione. Gli ebook , mercato che in America ha superato il cartaceo e in forte crescita anche in Italia, non rientrando nella regolamentazione prevista della legge appena approvata, sono pronti ad accogliere  gli accaniti lettori/consumatori  non più disposti a pagare un sovrapprezzo. La tutela dell’opera d’arte, oggi più che mai, non richiede un vetro antiproiettile ma di una liberalizzazione testuale. Il ritorno economico, per le case editrici e la distribuzione, dovrà essere ricercato nell’unicità/qualità del prodotto e nella fidelizzazione dei lettori.
Come si fa? Chiedetelo ai Radiohead.

Suggerimento alla “casta”. Inizierei a pensare una legge che limiti il cloud computing, che mi permetterebbe di avere una sola copia per gli infiniti dispositivi in mio possesso, di poterla condividere/diffondere e già che ci siamo alla pirateria (ebook gratis).
Come si fa? Chiedetelo alla Virgin Rercords, che non ci è riuscita.

Estrogeni in campo per Bayer Garden

Ignazio

By Ignazio
Published 14th July, 2011

Uno spazio per i venditori. Un luogo di confronto e approfondimento. Una piattaforma interamente dedicata ad un prodotto. Quando Bayer Garden mesi fa ci chiese di lavorare a un progetto di apprendimento e promozione presso la rete vendita del suo ultimo prodotto per il controllo delle Formiche – pensammo subito che sarebbe stato un terreno fertile per le nostre idee. E così è stato, fin dalla scelta del nome. B-Camp. Una sorta di campo/campus dove coltivare le conoscenze, maturare consapevolezze – specie da parte dell’azienda verso il potenziale dei venditori – e raccoglierne i frutti.
Flessibile nella struttura quanto intuitivo nella navigazione, si adatta facilmente ad ogni esigenza formativa grazie alla sua natura modulare. Obiettivi dichiarati del progetto, formare una forza vendita capace di interagire con l’azienda e i colleghi in tutta Italia, stimolare la partecipazione, e riscuotere feedback sulle azioni di sell in e di sell out.
A latere, per incentivare la partecipazione e offrire assistenza agli utenti meno esperti, ci siamo attivati con e-mail, sms, contatti telefonici e online messaging. Nonostante il poco tempo libero degli agenti, reduci da lunghe giornate lavorative, la risposta è stata positiva. Al migliore di loro andrà un simpatico premio. Da lunedì, toccherà ancora a noi analizzare i dati e verificare quanto bene abbiamo saputo seminare.

Guestbook. Intervista a Claudio Gagliardini

Francesco

By Francesco
Published 30th May, 2011

L’ospite di oggi è una personalità di cui non potevamo fare a meno. Potremmo definirlo l’uomo evento, non ne perde uno, in particolar modo quelli riguardati il mondo della comunicazione e del marketing. Professionista del settore da molti anni, ma sempre aperto al dialogo e al confronto anche non prendendosi sul serio, senza mai perdere di credibilità (vedi il numero di followers). Un uomo da seguire per capirne di più del web e di come le aziende possano usare in modo più efficace il mezzo. Early adopter di social network, si va da Meemi a Pongr, è sicuramente uno dei portavoce di Twitter in Italia e proprio da esso è generata la nostra conversazione.

#TA11. Hai qualcosa da dichiarare?

Tweet Awards 2011 è un cantiere aperto. L’idea iniziale, per questa seconda edizione, era quella di farla a Milano, ma al momento non c’è copertura dei costi, quindi è molto probabile che saremo nuovamente a Riva del Garda, se Macchianera ci darà ancora spazio. Come lo scorso anno si tratta di un evento informale, scherzoso, senza grandi pretese, ma ci piaceva che potesse iniziare a vivere di luce propria, magari come momento clou di una serie di camp Twittercentrici. Ad oggi dire di più mi sembra un azzardo, ma la volontà di portare avanti questa bella esperienza c’è sempre.

Un #TA per mostrare al pubblico italiano un nuovo e più esaustivo mezzo d’espressione o un evento autocelebrativo? Come mai Twitter cresce vistosamente anche in Italia, ma non ha gli stessi numeri di social network più accessibili?

#TA nasce con diverse finalità. E’ un punto d’incontro per chi twitta quotidianamente, una “promo” per un mezzo dalle grandi potenzialità e prospettive, un invito alle aziende e alle istituzioni ad utilizzare questo canale per comunicare in modo asciutto e diretto, molto più targettizzato e senza eccessivi fronzoli. Twitter era e resta un social “elitario”; si sta sviluppando maggiormente in quegli ambienti in cui la cultura e le esperienze all’estero sono più presenti, come nel caso dei rampolli dell’impresa italiana che rientrano dai college e dalle università USA e UK e si portano dietro un bagaglio di competenze e di strumenti. Ne stanno facendo ottimo uso, ad esempio, le aziende vitivinicole (@tweetyourwines, #twitasta).
Credo cvhe Twitter abbia ampi margini di crescita e di diffusione anche in Italia, ma servono iniziative come #TA, e possibilmente anche di più serie, che sappiano diffondere questo strumento su larga scala. Il fallimento di #italianrevolution, che gli spagnoli di #spanishrevolution hanno cercato di esportare qui da noi, è una prova schiacciante di come questo media da noi non sia ancora maturo.

#TA come movimento portante di una crescita sperata, ma soprattuto voluta.

Non esageriamo. #TA è nato come un gioco, un momento d’incontro tra utenti di Twitter e un modo simpatico per far conoscere questo social. E’ chiaro che su Twitter, come su ogni piattaforma, forum e network, ci sono elementi trainanti che possono contribuire alla sua diffusione. Gente come @RudyBandiera, @Davidelico, @luca_conti / @sb3rla, @CDCMpro e tanti altri, come i vincitori dell’edizione 2010 @sTen, @insopportabile o come i vari @Artlandis, @Simmessa e… cavolo, sono davvero troppi per nominarli tutti! Insieme a questi utenti “privati”, ci sono poi ovviamente le aziende, target cui gente che fa marketing sui social si riferisce e cui per molti versi tendiamo ad indirizzare enevti come #TA. La speranza è che le PMI italiane si accorgano di questi nuovi media e li utilizzino sempre di più e sempre meglio.

Twitter sarà la “killer app” dei blogger o anche questo è solo un omicidio annunciato, ma mai attuato?
Assolutamente non credo. Twitter è uno strumento fantastico per i blogger e per chiunque faccia informazione e crei contenuti in rete. Personalmente vedo Twitter come un particolarissimo motore di ricerca, in grado di aiutarmi a trovare gente che parla delle cose che mi interessano, possibili partner, fornitori e clienti, siti e blog interessanti, “cose” vicine a me o nell’area di mio interesse, cose che accadono in tempo reale in qualsiasi parte del mondo, etc. Chiaro che i blogger debbono tenere conto di questo nuovo strumento e adeguare il proprio stile ai tempi, alle mode e al modo in cui la gente ama leggere e fruire dei loro contenuti. Il modello dell’informazione “in pillole” ha ormai sfondato su tutti i media, primo tra tutti il web, quindi non c’è più posto per i logorroici e per chi si scrive addosso!

 

 

Guestbook. Intervista a Orlando Merone

Francesco

By Francesco
Published 24th May, 2011

Sono entrato in contatto con Orlando leggendo i risulati dello Startup week romano del 2010, dove con una valida squadra è riuscito a buttare giù la struttura di un’idea vincente, di cui torneremo a parlare molto presto. Una personalità poliedrica capace di passare dalla programmazione web alla gestione della comunicazione aziendale. Un personaggio con moltissime idee, pronto alla discussione e al confronto. Essendo un architetto di interfacce web, anche complesse, mi incuriosiva il percorso che la grafica sta facendo e come le aziende stanno rispondendo a questa mutazione.

Sei un freelance che copre molteplici settori del web, ma sei costretto a muoverti per l’Italia per stipulare accordi con il cliente. In Italia c’è ancora bisogno di questo “rapporto fisico”, anche se si forniscono prodotti/consulenze virtuali. Credo sia una vecchia idea imprenditoriale, che modificata potrebbe apportare un miglioramento all’intero flusso economico. Che ne pensi?

Credo che, per la dinamicità richiesta da questo tipo di mercato, le vecchie logiche della “stretta di mano” possano tranquillamente essere svecchiate da approcci web, che riducano e semplifichino tempi, trattative e costi di gestione professionale. Attualmente, la maggior parte delle richieste che ho, mi arrivano dal web. Credo nell’importanza del “sapersi far trovare” da interlocutori (e poi clienti) affini alla propria natura professionale. Uso i social networks e i maggiori strumenti che il web mette a disposizione per presentarsi professionalmente, il passaparola fa il resto anche a centinaia di km dal proprio Mac!

Progetti interfacce per piattaforme complesse, spesso utilizzabili esclusivamente da dispositivi mobile. Le ridotte dimensioni del dispositivo limitano la tua creatività e/o rendono la progettazione molto più complessa? Maggiore fruibilità comporta una forte semplificazione del design o quello che abbiamo oggi è solo l’inizio di un nuovo modo di “guardare” il web?

Maggiore fruibilità comporta una semplificazione del design solo se nello sviluppo di un progetto non si parte già da una visione aperta al multidevice. Il nuovo modo di guardare il web sarà davvero nuovo quando si inizierà a pensare a progetti mobile, o app based, non come “adattamenti”, non come “appendici”, di ciò che esiste o si sta sviluppando, ma come parte integrante di una comunicazione coordinata, e soprattutto senza guardare prima alle statistiche di accesso. La local mobile search è sempre più utilizzata a dispetto di chi si chiede ancora “ma chi li usa ‘sti smartphones?”. “Tutto intorno a te” (qualche anno fa era il payoff di una nota compagnia telefonica) penso che sia ora più che mai vero: il cardine fondamentale da cui partire per costruire realmente un nuovo modo di “guardare” il web.

Viste le vendite dei dispositivi mobile e i mutamenti dell’utilizzo del web, queste idee di progettazione dovrebbero essere adottate quanto prima per evitare delle perdite economiche. Come si può convincere i dinosauri del web browsing ad aggiornarsi? Credi che l’app based sia il futuro di internet e che ruolo avrà la “vecchia” programmazione browser?

I segnali che arrivano dalle vendite dei dispositivi mobile e dagli investimenti che vengono fatti dai giganti del web e delle telecomunicazioni sono chiari. La fruizione di contenuti “mobile” acquisirà sempre maggior spazio soprattutto con l’avvento dei sistemi di telefonia mobile di quarta generazione, che renderanno la navigazione ancora più veloce. Ad oggi, su tre cellulari venduti, uno è uno smartphone di ultima generazione, i prezzi per la trasmissione mobile di dati calano velocemente, i maggiori operatori del web stringono alleanze e partnership con produttori di telefonia ed operatori delle telecomunicazioni.
La possibilità di ottenere velocemente (come anche di produrle!) informazioni utili “intorno a noi” è il futuro di internet  ed è in quella direzione che si deve guardare. L’app based è stato il vero apripista della rivoluzione mobile, ma credo anche che la “local mobile search” prenderà sempre più piede e di conseguenza lo sviluppo, grazie a nuovi standard che aprono un mondo di possibilità per il webdesign, di soluzioni “browser” per i dispositivi mobili.