Il mio amico calcio
Pubblicato da Alfredo
In questo momento, non sappiamo se Ferrara sia ancora allenatore della Juve o meno. E pensare che, mercoledì, si giocherà Juve Napoli per la coppa Italia. Tiene banco il tema dell’emigrante, seppur di successo.
Intanto, Berlusconi ha visto giusto con Leonardo e, pare, anche con Ronaldinho. Fenomeno di un premier!
Lucarelli, che ormai davano per calciatore finito e imprenditore avviato, si ricorda cosa sia una porta e fa fuori il Parma. Ma con l’aiuto dell’arbitro, da buon sinistrorso.
Sono solo alcuni spunti, anche semplicistici, per dire la forte relazione/implicazione del calcio con l’attualità.
Io amo il calcio, penso di essere il maggiore intenditore di moduli che ci sia in Italia, so già che mi aspetta la panchina di commissario tecnico dopo i mondiali di quest’anno.
Del calcio, mi piace la trasversalità (banale); mi piacciono i gol (curvarolo); mi piace lo spirito (borghese).
Ma, soprattutto, mi piace ciò che dà e ciò che lascia intendere. Come un gioco di società, in cui c’è chi vince, chi perde e chi attende una rivincita.
Mi piacciono i campioni, mi attirano i senza talento. Sulle pagelle del lunedì mattina, ho sempre sperato di trovare un sette a tipi come Bonini, Brio, Beppe Baresi, Ciccio Romano, Tassotti. Gente che ha creduto in sé, nelle proprie capacità, nella possibilità di vivere tante domeniche da protagonista. A uomo o a zona.
Questo spirito, ho ritrovato per intero in Il mio amico Eric. Straordinario Cantona, innamorato della vita.
Questo spirito, sono andato poi a ricercare in Napòlide. Struggente De Luca, emozionato dalla vita.
C’è un filo sottile che tiene insieme Cantona/Loach e De Luca. In un momento del film, l’ho percepito chiaramente. Quando l’Eric postino protagonista del film, chiede all’Eric fuoriclasse quale sia stato il momento più bello della carriera di calciatore. Ricordando di gol impossibili, anche in trasferte memorabili. E quasi si dispera, a ogni diniego di Cantona. Finché non arriva la risposta, spiazzante ma adorabile. Il momento più bello, l’azione indimenticabile è stato un passaggio smarcante per un compagno, che ha avuto così la possibilità di avviarsi verso la rete e segnare.
Sono tornato a casa la sera e ho ripreso in mano il libro di Erri De Luca. Ricordavo che, verso la fine, c’è un capitolo dedicato a Maradona (il nostro, di noi napoletani, Cantona).
Inizia genericamente così (pag. 92, Edizioni Dante&Descartes, 2006):”Il calcio è un gioco di periferie, s’impara sui terreni storti delle ultime case, tra i calcinacci dei palazzi in costruzione… Il calcio è un gioco da non smettere mai, rientrando a sera con la voglia di riprendere subito… Il calcio è un gioco che s’impara anche da soli contro un muro tirando colpi al volo all’infinito”.
Poi, passa a Diego. “Venuto a vincere? Sì, anche quello, ma non quanto poteva. Senza una quota di spreco non si dà grandezza. Grandezza è anche infischiarsene dei risultati, delle somme tirate. Badare di più invece all’attimo felice del palleggio, allo scatto, al passaggio che lascia a bocca aperta”.
Napoli come Manchester. Cantona come Maradona. Loach come De Luca. Il calcio come il calcio.
Futurismo e surrealismo.

Quando si dice gustarsi un film
Pubblicato da Alessia the second
Oggi in una sala di registrazione a Roma, (in un posto ancora a me sconosciuto) è stato proiettato Soul Kitchen. Estrogeni è stata lì, pronto ad “assaporare” un film divertente, diretto dal regista Fatih Akin, ambientato ad Amburgo. Già dal titolo si intuiscono gli elementi fondanti del film: la cucina e l’anima, ma anche la soul music. Il protagonista è infatti Zinos, il proprietario del ristorante “Soul Kitchen” nel quartiere Wilhelmsburg, alle prese con disgrazie interminabili, costretto a barcamenarsi per difendere il suo locale. Soul Kitchen inizialmente è un posto esclusivo, riservato a pochi amanti della “junk food” che successivamente, grazie anche all’arrivo di un raffinato e stravagante chef, inizia pian piano ad animarsi, nel vero senso della parola. L’idea di trasformare il locale in un posto dove il gusto di mangiare si alterna al ritmo scatenato della musica, sembra piacere agli abitanti del posto; d’altronde “la musica è la cucina dell’anima”. Un film divertente in cui lo spettatore non può fare altro che ridere delle “disavventure” di Zinos, per poi scandire il ritmo della musica blues, soul, jazz e hip hop (scuotendo la testa e battendo i piedi sul pavimento) che accompagna gran parte delle scene.
Non vi resta che “gustare” il film, prossimamente al cinema.

Crossover
Pubblicato da Daniela
Un cliente ti segnala una cosa bella che ha visto in giro, senza sapere che la campagna di cui parla l’abbiamo realizzata noi, per un altro cliente. Parli con un altro e scopri che ti parla del film che stai promuovendo e lo definisce spettacolare, bellissimo. Piani che si intersecano, linee che si incontrano, identità uniche eppure unite. Cogli nel segno, e mentre valorizzi l’unicità (il cliente non riconosce la firma Estrogeni, ma la qualità e il segno), ti accorgi di aver preservato un’identità di bellezza, di stile. Mi piace pensarci così: unici e paralleli, tangenti e perpendicolari. Acuti e ottusi. Facce uniche della stessa medaglia. E quando qualcuno comincia a ricordarsi di noi (vi ho sentito nominare) e, a memoria, ti cita la head di una campagna che hai realizzato, pensi che stai seminando qualcosa.
Io e Yigal: soldati alle prime armi
Pubblicato da Alessia the second
Dal 23 ottobre nelle sale cinematografiche è presente Lebanon, il film che ha shoccato con la frase: “L’uomo è d’acciaio il carro armato è solo ferraglia”. Per pubblicizzare Lebanon è stata ideata una strategia di buzz marketing. Così eccoci all’opera: un profilo Twitter, un’attività di buzz nei forum e per finire la creazione di un profilo Facebook. Un film poco noto ma nello stesso tempo bisognoso di essere pubblicizzato: è stato un “onore” compiere questa “missione”. Bisognava far conoscere un film sulla guerra per la pace; per questo su Facebook non troverete il profilo del film, bensì di un soldato: Jigal Maoz, il soldato di Lebanon che guida per la prima volta un carro armato. Yigal si presenta così: “Mi chiamo Yigal, sono un soldato “alle prime armi” moralmente pacifista”. In meno di una settimana il soldato ha avuto la richiesta di 261 amicizie (dato aggiornato al 26 ottobre ore 11:50). Molte le e-mail arrivate a Yigal, diventato l’icona dei soldati pacifisti; la più commovente è stata questa: “ E’ davvero curioso che tu appaia in questo momento… Sto leggendo proprio adesso il diario di un caro amico militare, impegnato in questi giorni in Afghanistan, che come il tuo personaggio detesta la guerra, e mi scrive di pace e di speranza ogni giorno. E proprio ieri sera ho visto il trailer del film, e ciò che mi ha più colpito in quei pochi minuti sono stati gli occhi, che basterebbero da soli a trasmettere qualunque pensiero. Spero di poterlo vedere presto! “. La creazione di questo profilo non è stata solamente un’attività di promozione ma anche una comunicazione sociale; Yigal è infatti l’amico degli amici di “Amnesty International”, di “Stop the war”, di “Apurimac” e di “Peace reporter”, inoltre è fun di “Emergency”, “Medici senza frontiere”, “Un Ponte Per”, “A casa i soldati italiani inviati all’estero in missione di pace”, “Rock no war” e altri. Molti gli amici che hanno commentato i post di pace scritti dal soldato, alcuni sul proprio profilo hanno linkato il trailer del film, altri hanno taggato Yigal su immagini di bandiere per la pace.
Una grande soddisfazione! Buona visione!
Le Concert
Pubblicato da Alessia the second
10 minuti di applausi per la presentazione del film “Le Concert”.
La festa del cinema è stata una grande occasione per portare il pubblico a conoscere un film degno di successo.
“Le Concert” è un film dove la musica, la fratellanza e l’unione riescono insieme a creare un’armonia, un’intonata sinfonia.
Il protagonista è Andrei, un importante Direttore d’orchestra del Bolshoi dell’epoca della dittatura di Breznev; la sua carriera viene tuttavia stroncata dal licenziamento del suo gruppo di musicisti ebrei, trovandosi così costretto a lavorare come un semplice uomo delle pulizie. Dopo trent’anni Andrei riesce finalmente a vendicarsi, presentando l’ ex gruppo di musicisti (diventati oramai semi-barbari russi) al teatro di Parigi “Théatre du Chatelet”, spacciandoli per l’orchestra di Bolshoi.
Lo spettatore non può che divertirsi di fronte all’ingresso avventato di questi gitani dell’est in un Paese altezzoso e “civilizzato”: c’è chi non vede l’ora di “sorseggiare” una vodka e chi cerca di guadagnare vendendo salmone affumicato.
Alla fine Andrei riuscirà ad appassionare e a stupire ancora una volta il suo pubblico, tuttavia rimastogli fedele.
Gli applausi del pubblico tra le note di Cajkovskij e gli abbracci scambiati tra il regista Radu Mihaileanu e l’attore principale, hanno sottolineato il successo del film.





