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	<title>Estrogeni - Blog. CEO - Alfredo Borrelli. &#187; bim distribuzione</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Nov 2011 09:32:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il noleggio dei VHS ha fatto parte della mia adolescenza. Sotto casa di mio nonno, prima di tornare a casa, ci si fermava a prendere il film e si organizzava la serata. Non era mai una cosa così. Era un rito. Preparato nei minimi dettagli.  Si sceglieva, di solito, una cena adeguata. Di quelle ipercaloriche...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ownair.it/"><img class="alignleft size-medium wp-image-6906" title="Eject" src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2011/11/ownair-300x244.jpg" alt="" width="290" height="235" /></a>Il noleggio dei VHS ha fatto parte della mia adolescenza. Sotto casa di mio nonno, prima di tornare a casa, ci si fermava a prendere il film e si organizzava la serata. Non era mai una cosa così.<br />
Era un rito. Preparato nei minimi dettagli.  Si sceglieva, di solito, una cena adeguata. Di quelle ipercaloriche che oggi mi concedo raramente.<br />
Poi è arrivato <a href="http://www.blockbuster.it/default.aspx?idPage=713">Blockbuster</a>. E il piccolo rito è diventato un evento. Ci si dedicava il sabato pomeriggio. Quando i cinema erano troppo affollati o non proiettavano film in linea con il mood del momento.<br />
A scegliere, di solito, erano sia i ragazzi che le ragazze. Con il risultato che il momento della scelta era rimandato ad un attimo prima della visione.<br />
Erano i classici, i cult, i cartoni, le commedie romantiche, gli ultimi titoli che avevamo perso.<br />
un buffet sempre aperto, pop corn, patatine, puff e cocacola a portata di mano. Luci spente, divani comodi e la visione aveva inizio. No, di certo non era la sala, ma la magia era la stessa.<br />
Quante serate passate così da Eli, Francy, a casa da me.<br />
Sono passati anni, Blockbuster ha chiuso, e, all’improvviso, circa sei mesi fa, una nuova azienda, una vera e propria start-up, bussa al nostro ufficio per chiedere consulenza e attività di comunicazione.<br />
Il progetto mi ha subito rapito: lanciare, in Italia, una piattaforma VOD per il noleggio di film. Qualcosa tra Mubi e iTunes. Una vera e propria distribuzione cinematografica online. Un servizio per tutti coloro, e sono tanti, che non riescono ad andare a cinema come e quanto vorrebbero.<br />
Film inediti, <em>never seen on screen</em> &#8211; come recita il claim -, film usciti ma per poco tempo e in poche sale, film amati e che vorresti rivedere, film in lingua originale, film in versione integrale.<br />
Questa l’idea, Own Air il nome dell&#8217;azienda.<br />
Un noleggio, due/tre giorni per vedere il film, la comodità del web e delle nuove tecnologie che ti consente di averlo con te dove e quando vuoi. Facili da scaricare, in alta qualità (high definition), a prezzi concorrenziali, da gustare, comodamente, sul divano di casa tua.<br />
Oggi Ownair è online con <a href="http://www.ownair.it/">sito</a>, <a href="http://www.ownnews.it/">testata </a>giornalistica, <a href="https://www.facebook.com/OwnAir">Facebook </a>e <a href="https://twitter.com/#%21/Own_Air">Twitter</a>. E dal nove dicembre, è pronta a partire con il primo titolo in un&#8217;esclusiva e innovativa formula day&amp;date. In bocca al lupo!</p>
<p>p.s. L&#8217;unica seccatura &#8211; all’epoca &#8211; era riconsegnare il film nei tempi giusti, pena pagare il costo di un nuovo noleggio o trovare il film non disponibile, perché qualcun altro, come te, era in ritardo nella consegna.<br />
Ora, invece, il file si autodistrugge dopo l’utilizzo. Cosa volere di più?!?</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Guestbook. Interview to Wim Wenders</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Oct 2011 08:12:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chiara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sia per non snaturare il contenuto dell&#8217;intervista che per permetterne la fruizione anche a lettori non italiani abbiamo deciso di lasciare il testo in inglese. Chi volesse leggere la versione in italiano può cliccare qui. Today our Guestbook dresses international clothes. Ladies and Gentlemen, Estrogeni has the pleasure to host on its blog one of...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Sia per non snaturare il contenuto dell&#8217;intervista che per permetterne la fruizione anche a lettori non italiani abbiamo deciso di lasciare il testo in inglese. Chi volesse leggere la versione in italiano può cliccare <a href="http://blog.estrogeni.net/net/traduzioni/guestbook-intervista-a-wim-wenders-2">qui</a>.</em><br />
<img class="alignleft size-full wp-image-6450" title="Guestbook. Intervista a Wim Wenders" src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2011/10/2993.jpg" alt="" width="220" height="220" />Today our Guestbook dresses international clothes. Ladies and Gentlemen, Estrogeni has the pleasure to host on its blog one of the best European directors, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Wim_Wenders" target="_blank">Wim Wenders</a>.<br />
We seize on the opportunity to interview him, thanks to our long-time customer <a href="http://www.bimfilm.com/" target="_blank">BIM Distribuzione</a>.<br />
We had the chance during a planning meeting for the launch strategy of his last movie, <a href="http://www.facebook.com/Pina3DItalia" target="_blank">Pina 3D</a>.<br />
The German director didn&#8217;t disappoint our expectation and now we&#8217;re glad to share with you his precious contribution, that&#8217;s exclusive for our blog.</p>
<p><strong>Most of the western philosophies deal with the contrast between art and technique; the movies have always been a field for testing. Art movies have always enhanced the art, while the enhancement of the technique has always lead to the art’s expenses. In PINA you combine art and 3D technique – how did you reach this result?</strong></p>
<p>In the “Seventh Art”, as cinema is often called, technology always pushed the limits of expression forward. First the cameras were rigid. There were only static shots. Every camera set-up looked like a stage scene. Then cameras learned to move, thanks to technology, and the cinema language became more fluent, less theatrical. Then sound was invented: a whole new technology. And movies learned to speak, which gave film directors a whole new option to tell stories. Then color was added, then wider formats, then stereo sound, and now, finally: A THIRD DIMENSION! Maybe the first movies that were made in 3D all gave us the wrong impression: we thought this was nothing but a new technology. But it is truly so much more! It is a giant step forward for filmmakers, indeed a whole new language. Not just a technology, but a new medium. And as such, you can of course create something serious with it, or valid, or beautiful, or true, or funny, or sad. PINA was maybe one of the first films to prove that 3D was not just a gimmick. And in a way, we were lucky, because dance and 3D had a fantastic affinity for each other. 3D brought out the best in dance, and vice versa, dance really brought out the best in 3D as well.</p>
<p><strong>The <a href="http://www.wim-wenders.com/" target="_blank">official web site</a> is very nice. How much are you personally interested in the web communication?</strong></p>
<p>I like my website a lot, and I regularly dedicate some time to it and check the comments by our visitors. The internet is a magnificent tool of communication. I’m not all that crazy about facebook. I don’t see why we would need a net inside the net, a whole parallel structure or circuit. These so-called “social” networks aren’t all that social, in my book, but crudely commercial, and the loss of privacy that goes with them is quite scary to me.</p>
<p><strong>What do you think about the Italian contemporary movies?</strong></p>
<p>Italy is back on the map of important European film industries, after a time when it had sort of vanished into oblivion. Now there are many great directors working, from Benigni to Salvatores, from Tornatore to Garrone and Sorentino, from Moretti to such a great contemporary master like Bertolucci who is about to start filming again. And I just give you some names from the top of my head. I probably curse myself for not having mentioned a few more…</p>
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		<title>Chi ha paura del buio?</title>
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		<pubDate>Thu, 05 May 2011 09:25:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessia the second</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2011/05/HPDB.jpg" rel="lightbox[5520]"><img class="alignleft size-medium wp-image-5528" title="HPDB" src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2011/05/HPDB-209x300.jpg" alt="" width="209" height="300" /></a>Immigrazione, precariato, donne e viaggio sono i temi che <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Massimo_Coppola">Massimo Coppola</a> affronta nel film &#8220;<a href="http://www.facebook.com/haipauradelbuio.ilfilm">Hai Paura del buio</a>&#8220;, in uscita il 6 maggio 2011.<br />
Eva viene licenziata dalla fabbrica dove lavora a Bucarest e decide di mollare tutto: fuga? ricerca? nostalgia?<br />
Lo spettatore ignaro segue lo sguardo malinconico di Eva quando si trova sul treno che la porterà a Melfi. Arrivata in Italia, la ragazza si rifugia nella macchina di Anna, una ragazza operaia nella fabbrica della FIAT. Si conosceranno e inizieranno le loro avventure parallele. Eva e Anna sono come un&#8217;unica entità, come due facce della stessa medaglia. Un film che fa riflettere, sicuramente attuale, considerando il tema del precariato nel mondo giovanile. Nel film ha un ruolo fondamentale la musica, Massimo Coppola ha scelto i <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Joy_Division">Joy Division</a>, un gruppo post-punk, simbolo del disagio dell&#8217;uomo nella società post-industriale. Attraverso l&#8217;iPod di Eva, lo spettatore passa dall&#8217;ascolto assordante della musica al rumore della fabbrica, dal sogno e dall&#8217;immaginazione alla pura e cruda realtà.</p>
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		<title>The ward &#8211; old school horror</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Mar 2011 14:01:06 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Che fine ha fatto Alice? Perché Kristen da fuoco a quella fattoria? Di che patologia psichiatrica soffrono le altre ragazze all&#8217;interno del reparto? Perché il fantasma che infesta l&#8217;ospedale non permette a nessuno di uscire?<br />
Carpenter ritorna sul grande schermo con questo plot pieno di domande e questioni irrisolte. Una matassa che pian piano comincia a dipanarsi, facendo luce sui problemi e i misteri di cui è zeppo il reparto psichiatrico in cui Kristen si ritrova (inspiegabilmente?) rinchiusa. Un ritorno dopo ben 10 anni di trepidante attesa da parte dei suoi fan e di quelli del genere horror in generale.<br />
Il mestiere e la qualità ci sono e si fanno apprezzare. Solidi i movimenti di camera e i punti di vista, indovinati i momenti di suspense, la fotografia e gli effetti sonori. Un approccio classico per una storia interessante che non mancherà di offrire sorprese.<br />
Sebbene negli ultimi anni questo mondo sia stato dominato dalla &#8220;new wave of horror&#8221; (quella dei mockumentary, per intenderci) e dal filone asiatico (da &#8220;The ring&#8221; in poi), &#8220;<a href="http://www.facebook.com/theward.ilreparto" target="_blank">The ward</a>&#8221; dimostra che la &#8220;vecchia scuola&#8221; ha ancora molto da dire. Nei suoi ultimi film, lo stile di Carpenter ha unito o diviso, senza mezzi termini. O nella polvere o sull&#8217;altare. Di certo non passa inosservato.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="500" height="312" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/NcSgJV2OXxI?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="500" height="312" src="http://www.youtube.com/v/NcSgJV2OXxI?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>Un crack e i suoi derivati</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Mar 2011 09:25:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sarà questione di gusti, ma noi, qui ad Estrogeni, siamo sempre stati per i sapori netti. Tra i quali, certo, esistono mille sfumature; un po’ come nella vita reale. Dove però, ad un certo punto, si richiedono scelte. Che, come sempre, possono risultare giuste o sbagliate. Da qui, le tinte usate per il sito &#8211;...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sarà questione di gusti, ma noi, qui ad Estrogeni, siamo sempre stati per i sapori netti. Tra i quali, certo, esistono mille sfumature; un po’ come nella vita reale. Dove però, ad un certo punto, si richiedono scelte. Che, come sempre, possono risultare giuste o sbagliate. Da qui, le tinte usate per il <a href="http://www.corriere.it/ilgioiellino/" target="_blank">sito</a> &#8211; online dal 18 febbraio &#8211; del film di Molaioli <em>Il Gioiellino</em>, distribuito da BIM a partire da oggi e promosso &#8211; anche grazie alla nostra partecipata <a href="http://www.behindpuntocomm.it/" target="_blank">Behind punto comm</a> &#8211; in partnership con il <em>Corriere della Sera</em>. Un&#8217;esperienza che ci ha visti impegnati, in parallelo,  nella <a href="http://www.parmaoggi.it/2011/03/01/e-la-parmalat-diventa-leda/" target="_blank">campagna teaser</a> sull&#8217;azienda Leda, protagonista del film.<br />
Al centro della comunicazione, il bianco e il nero. Il colore della purezza, dell’ingenuità. Del latte. Perché altro non si racconta che della storia di un’azienda casearia e delle sue alterne fortune. Della fiducia raccolta presso i piccoli investitori, dell’entusiasmo per una sfida condivisa. E il nero, perché il candore fa presto a macchiarsi. Le aziende ancora più in fretta a indebitarsi.<br />
Per raccontare entrambi, ci siamo affidati alla fluidità del latte stesso, al suo ondeggiare tra alti e bassi. Come un mare da navigare, a volte a vista, ma che vale pur sempre la pena esplorare.</p>
<p><a href="http://www.corriere.it/ilgioiellino/" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-4998" title="Un crack e i suoi derivati" src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2011/02/gioiellino.jpg" alt="" width="485" height="258" /></a></p>
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		<title>Certi film</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Sep 2010 12:52:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un film bellissimo. Un film che mi ha tenuta inchiodata alla sedia, un film che mi ha commosso ed emozionato. Un film da far vedere a tutti, in tutte le scuole, in tutte le piazze, in tutti i luoghi in cui ci siano cittadini, donne, uomini. Uno spaccato dell’Italia, un inno di speranza per chi...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un film bellissimo. Un film che mi ha tenuta inchiodata alla sedia, un film che mi ha commosso ed emozionato. Un film da far vedere a tutti, in tutte le scuole, in tutte le piazze, in tutti i luoghi in cui ci siano cittadini, donne, uomini.<br />
Uno spaccato dell’Italia, un inno di speranza per chi ancora ama questo paese o, semplicemente, ci vive e vorrebbero farlo al meglio.<br />
Mi soffermo sui momenti più tosti, quelli in cui non sono riuscita a trattenere le lacrime.<br />
Un campo di concentramento culturale, chiede Paolo Rossi, uno spazio gratuito ma obbligatorio dove recuperare il tempo perduto e colmare l’ignoranza.<br />
Una polizia culturale, con buona pace e senso delle ronde, per interrogazioni estemporanee su letteratura, arte, musica, cinema e teatro. Multa: studio senza fine.<br />
E mentre Rodotà ti spiega il valore del lavoro come collante sociale, confidi nella capacità di risvegliare le coscienze che ci arriverà dal popolo africano. Un popolo indignato, che ha dentro, e ci insegna, la potenza della ribellione di fronte alla negazione di un diritto.<br />
E mentre ti indigni, ancora e ancora, per il massacro alla Diaz durante il G8 del 2001, riscopri tutta la bellezza e l&#8217;essenza della costituzione italiana.<br />
C’è per intero la nostra vita, nel film di Piergiorgio Gay. I mondiali e la politica, gli sbarchi e le stragi, il racconto di chi ce l’ha fatta, la forza di chi ha creduto nella giustizia e ha fatto liberare l’assassinio del padre, ci sono i giovani, i vecchi, i sogni, le emozioni, i complotti e le belle persone. C’è l’Italia operosa e operaia, l’Italia di chi fa il proprio dovere, l’Italia di chi si rimbocca le maniche (davvero).<br />
Noi, figli degli ex sessantottini; noi, strappati ad una coscienza politica, derubati di una coscienza sociale, abbiamo fame e sete di manifesti così. Unici, trasversali, potenti, concreti, aperti al nuovo.<br />
E mentre don Ciotti, nella cornice bellissima della sua sede (l’etica che diventa estetica, il rigore che diventa valore), battezza il suicidio di Rita Atria come un volo di libertà, Englaro racconta la tragedia della sua famiglia.<br />
Così, il giocatore paraplegico di hockey diventa l’essenza del poter fare, sempre, anche quando sembra apparentemente impossibile.<br />
Cosa c’entra Ligabue in tutto questo?<br />
C’entra quale collante di un film che nasce, di suo, intrinsecamente circolare. Come l’ultima scena dove i gruppi di voci narranti, gente come noi, gente solo apparentemente diversa, a gruppi di tre, si confronta sul mondo. Con speranza. Con la fiducia di tornare ad essere popolo, dopo l’ubriacatura autodistruttiva da pubblico plaudente.<br />
Nulla è lasciato al caso e tutto è utile, anche l’esperienza di Soldini che, dal suo girovagare solitario, ci parla della solidarietà che si vive in mare e che ci auguriamo approdi, di nuovo, anche sulla terra.<br />
Ligabue, per sottolineare con alcuni testi i momenti più forti. Il silenzio, per urlare contro l’omertà e amplificare l’assurdo morire tra l’indifferenza della gente.<br />
<a href="http://www.nientepaura-ilfilm.it/">Niente paura</a> è una pura e purificante lezione di storia, educazione civica, civiltà.<br />
Quando esci dal film, ancora frastornata da una tale iniezione di vita (quella contro cui uno come Pantani non ce l’ha fatta), ti senti grata al film, al cinema, al potere delle parole che incide, cambia e trasforma.</p>
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		<title>Vuoti a perdere</title>
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		<pubDate>Tue, 04 May 2010 14:10:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Ti immergi. Ti identifichi. Ti angosci. Questo è <a href="http://www.draquila-ilfilm.it/" target="_blank">Draquila</a>. Questo è il cinema. Questa è l&#8217;informazione. Non un editoriale sull&#8217;incremento esponenziale delle vittime. Devi sentire le richieste di aiuto. Devi vedere le case cadere. Devi sentire tue le vite strappate.<br />
Assistere alla riproduzione della realtà, che sia su celluloide, su pellicola o tela, può allontanare lo spettatore dalla situazione reale se non riesce ad andare oltre il finzionale o può avvicinarlo se riesce ad immergersi nella riproduzione, allontanando il supporto che ne consente la riproducibilità.<br />
Un montaggio finale, con scene del 6 aprile alle 3.32 e con le chiamate al pronto emergenza, è un calcio in pieno petto. Ti manca l&#8217;aria. Vorresti uscire da quella riproduzione della realtà, ma è lì che ti si apre la mente. Una violenza mediata che permette l&#8217;identificazione di se stessi in quelle persone che hanno perso tutto, che non hanno più niente e che continuano a lottare. Per sé, per gli altri e per la loro terra. Uomini, donne e bambini che non hanno mai smesso di ringraziare chi gli abbia dato un mano, ma che allo stesso tempo non hanno gradito la trasformazione della loro tragedia in un Grande Evento. Un Grande Fratello con attori reali, che le istituzioni hanno sfruttato e mai retribuito. Persone illuse con il sogno di un domani migliore, con una bottiglia 0,75l di spumante italiano regalata dal presidente in persona.<br />
Gente a cui i &#8220;vampiri&#8221; hanno succhiato quasi tutto, ma non quel sangue che gli dà la forza di combattere per il proprio domani senza l&#8217;aiuto di nessuna SpA.<br />
I parassiti non hanno bandiere, non sono di destra né di sinistra, sono solo dei carnefici, ma &#8220;non pensate che una persona che si può considerare completamente vuota e incapace alla fine cada, non è così. Berlusconi è una persona che dura&#8221;.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/ygAcXzNzWKE&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="385" src="http://www.youtube.com/v/ygAcXzNzWKE&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>In Iran il tetto scotta ancora per i gatti</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Apr 2010 08:58:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ignazio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Canto da quando ho 17 anni, da allora non ho più smesso. Qui a Roma faccio parte di un gruppo che il 6 maggio presenterà il proprio album completamente autoprodotto. Potete immaginare, quindi, che effetto m’abbia fatto vedere il trailer de &#8220;I gatti persiani&#8221; in uscita il 16 aprile. Ma non era un trailer “classico”...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Canto da quando ho 17 anni, da allora non ho più smesso. Qui a Roma faccio parte di un <a href="http://www.myspace.com/unmask">gruppo</a> che il 6 maggio presenterà il proprio album completamente autoprodotto. Potete immaginare, quindi, che effetto m’abbia fatto vedere il trailer de &#8220;<a href="http://www.igattipersiani.it/index">I gatti persiani</a>&#8221; in uscita il 16 aprile.<br />
Ma non era un trailer “classico” quello che ho avuto sotto mano. Più che altro, un filmato che univa al trailer vero e proprio,  le opinioni e i commenti  espressi da alcuni artisti underground italiani (Le mani, Funkallisto, Antonio Diodato, Mauro di Maggio, Montecristo, Gli inquilini) dopo aver visto il film.<br />
Se cosi si può dire, un meta trailer (<a href="http://it.linkedin.com/in/alfredoborrelli">Alfredo</a> non me ne voglia se prendo in prestito la sua definizione) che non parla solo del film ma è anche un sua “versione in prosa”, che ci presenta un punto di vista privilegiato: quello di chi si nutre di quella passione, ma ne vive anche le difficoltà.<br />
Anche io come loro, ho percepito nella storia di quei protagonisti la stessa passione, la stessa urgenza comunicativa, la stessa fame espressiva che guida da sempre il mio amore per la musica.<br />
La pellicola di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bahman_Ghobadi">Bahman Ghobadi</a> è la mimesi delle speranze, delle energie spese per le proprie passioni, per la necessità atavica di essere liberi di avere un’opinione propria, di esprimere la propria personalità, di realizzarsi attraverso l’arte, di comunicare emozioni.<br />
Sebbene vi sia una realtà politica che pensa di poter limitare tutto questo conferendo autorizzazioni e placet solo a chi non ha il coraggio o la voglia di gridare che il re è nudo,  “I gatti persiani” mostra come non c’è regime che possa opporsi a questi bisogni naturali.<br />
Ghobadi parla di cose che sento di conoscere bene, parla di una necessità umana che in paesi come l’Iran acquista ancora più forza tra chi è desideroso di creare arte attraverso le note musicali. Ci dice che nelle cantine nascoste di Teheran pulsa la musica proibita dal regime. Scandisce, nonostante tutto, la vita e i sogni dei giovani iraniani.</p>
<p style="text-align: center;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/dICCJtA48fE&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/dICCJtA48fE&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>L&#8217;Aquila. Draquila un anno dopo</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Apr 2010 13:59:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessia</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2010/04/draquila.jpg" rel="lightbox[2869]"></a>Ho abitato per molti anni in via Del Falco a L&#8217;Aquila. La strana congiuntura di volatili ha sempre fatto sorridere molti. La stradina è stretta, a pochi passi da Palazzo Camponeschi, la sede della mia facoltà, <a href="http://letterefilosofia.cc.univaq.it/">Lettere e Filosofia</a> e vicina a <a href="http://www.univaq.it/6aprile.html">Palazzo Carli</a>, sede della segreteria e dell&#8217;economato. Avevo uno zerbino orribile con il disegno di una caffettiera che augurava &#8220;Buongiorno&#8221; a tutti, a tutte le ore. Al non lontano palazzo Quinzi, al Conservatorio, alla Casa Circondariale, alla chiesa di San Domenico. Zerbino rosso in zona rossa. Tutto è distrutto. Il 6 aprile 2009 alle 3.32 è morta la mia città d&#8217;adozione. Oggi, 6 aprile 2010, giorno della memoria, lo sguardo osserva la città pulsare sotto le macerie. Per il forte amore che mi lega a L&#8217;Aquila, quindi, con immenso piacere ho accolto la notizia che ci occuperemo della comunicazione online del lavoro di Sabina Guzzanti &#8220;Draquila. L&#8217;Italia che trema&#8221;,  distribuito da BIM. Il titolo del film nasce dal web: &#8220;Per la prima volta la rete ha scelto il nome di un film. Per la prima volta tutti sono parte dell’opera. DRAQUILA l’Italia che trema è di tutti&#8221;, leggiamo nelle pagine del <a href="http://www.draquila-ilfilm.it/">sito</a>. Mi piace riportare anche questa frase. &#8220;Da quel 6 aprile 2009 è trascorso un anno. Dodici mesi intensi. Le macerie, le tendopoli, i visi solcati dalle lacrime, poi i prefabbricati, le polemiche, la speranza, infine le rivolte. In questo luogo distrutto ancora non si sedimenta la polvere, che copre come un velo gli animi dei cittadini. Alle 3.32 di questa notte il silenzio si opporrà al frastuono del terremoto. Ricostruire. Non solo con le parole, gli eventi, i progetti. Ricostruire con carriole, mattoni e cemento&#8221;.<br />
Per non dimenticare.</p>
<p><a href="http://www.draquila-ilfilm.it/trailer/"><img class="alignleft size-full wp-image-2875" title="draquila" src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2010/04/draquila3.jpg" alt="" width="500" height="442" /></a></p>
<p><a href="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2010/04/draquila1.jpg" rel="lightbox[2869]"></a><a href="http://www.draquila-ilfilm.it/"></a></p>
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		<title>Ascesa agli inferi</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Feb 2010 14:43:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Sede dei <a href="http://www.radicali.it/">Radicali</a>. Quel trasandato di sinistra che non mi piace (anche se alle elezioni voterò Bonino), il fumo di sigarette. E poi il caldo e la gente, tanta.<br />
Le condizioni non solo delle migliori. Finalmente, la sala si calma e s&#8217;inizia.<br />
Qualcuno prende la parola e avverte: la proiezione durerà due ore e mezza, seguirà il dibattito.<br />
Sento che voglio andar via! È un attimo. Quando inizia <a href="http://www.mymovies.it/ilprofeta/trailer/">Il Profeta</a>, il protagonista è solo un ragazzo, ha fatto resistenza ad un pubblico ufficiale, gli toccano sei anni.<br />
È diventato maggiorenne, sarà trasferito in centrale. Alla prima vera scena di violenza fisica (una di due), l&#8217;iniziazione avviene. Il ragazzo smarrito e spaurito, diventa un assassino. Da quel momento, è tutto uno schivare colpi. Per resistere. Per sopravvivere. Corso-arabo, <a href="http://www.facebook.com/pages/Il-Profeta/271784074453">Malik </a>ha nelle vene una doppia natura. E la usa. Protetto da un corso, è grazie all&#8217;arabo che uccide che inizierà il suo processo di formazione. Una formazione al bene e al male. Parallela.<br />
È una crescita bilaterale quella a cui assistiamo, con un ritmo serrato, interrotto dai super che introducono i nuovi personaggi.<br />
È un mondo di valori  capovolti quello che impariamo a conoscere, in cui all’aumentare della protezione del protagonista aumenta la profondità del crimine. È un mondo, quello dietro le sbarre, in cui i criminali, comandano, ricevono nello studio medico, decidono spostamenti di detenuti e secondini, uccidono. E allora sembra normale fare il tifo per Malik, salvo ricordarti, che quello per cui tifi è un pluriassassino.<br />
Il film continua  e godi per le capacità del ragazzo che ragiona come un vero stratega: osserva, ascolta, progetta, pianifica. Fa il doppio gioco con arabi e corsi, li manipola, li guida, li adula e punisce, in un delicatissimo equilibrio dove si rischia la pelle. Ad ogni nuova attività pensi sia l&#8217;ultima e ti accorgi che stai sperando che lui non muoia. Gli anni passano, maturano i permessi, la condizionale, il lavoro, arriva l&#8217;amicizia e il riconoscimento della natura araba e di pari passo cresce la posta in gioco. Il potere, il comando supremo. Il rispetto. La libertà e ciò che sarà dopo. Dalla galera esce un uomo criminale, un uomo con una donna e un bambino al fianco e una scorta alle spalle. La rieducazione è fallita! In carcere è entrato un adolescente e ne è uscito un criminale provetto. L&#8217;unico contatto con la realtà è il ricordo costante, in forma di allucinazione, dell&#8217;arabo ucciso. Una presenza inquietante, una coscienza parlante, un delitto e castigo dei giorni nostri. In carcere, si muore, in carcere dove si finisce per morire alla vita criminale e rinascere uomini nuovi. Ma non è sempre così. In carcere si muore per corruzione, violenza, per l&#8217;assenza di una qualunque forma di affettività (notevole il traffico di dvd porno), per l&#8217;uso di droga, per le lotte intestine di chi continua ad esercitare il potere dentro e fuori, per le contese tra etnie la cui forza risiede nel numero di detenuti e di guardie amiche.<br />
Mentre fuori dal film, qui, nella nostra realtà, la politica rifiuta di migliorare le carceri e propone la costruzione di nuove sedi, associazioni come <a href="http://www.associazioneantigone.it/">Antigone </a>e il <a href="http://detenutoignoto.blogspot.com/">Detenuto Ignoto</a> chiedono l&#8217;istituzione di una commissione di inchiesta per le morti in carcere. Un mondo parallelo, opaco, un universo chiuso in cui è difficile osservare cosa accade. Perché la pena  non sia l’unica soluzione (a volte fallimentare). Perché un uomo che ha sbagliato, e deve pagare ed essere rieducato, possa sempre e comunque conservare la propria dignità.</p>
<p>p.s. Coincidenze. Al termine della proiezione, in bus, incontro una mia compagna di liceo. Non la vedevo da vent’anni. Alfredo mi chiede, chi è? È Stefania, quella che leggeva romanzi russi. Dostoevskij è tra noi.</p>
<p>p.p.s. Galimberti, su d di Repubblica, pubblica una <a href="http://d.repubblica.it/dmemory/2011/10/29/lettere/lettere/230umb765230.html">lettera</a>, pertinente, e, illuminante su pena morte e carcere</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2010/02/Il-profeta.-jpg.jpg" rel="lightbox[2636]"><img class="alignleft size-full wp-image-2637" title="Il profeta" src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2010/02/Il-profeta.-jpg.jpg" alt="" width="200" height="280" /></a></p>
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