bim distribuzione

Eject

Daniela

By Daniela
Published 25th November, 2011

Il noleggio dei VHS ha fatto parte della mia adolescenza. Sotto casa di mio nonno, prima di tornare a casa, ci si fermava a prendere il film e si organizzava la serata. Non era mai una cosa così.
Era un rito. Preparato nei minimi dettagli.  Si sceglieva, di solito, una cena adeguata. Di quelle ipercaloriche che oggi mi concedo raramente.
Poi è arrivato Blockbuster. E il piccolo rito è diventato un evento. Ci si dedicava il sabato pomeriggio. Quando i cinema erano troppo affollati o non proiettavano film in linea con il mood del momento.
A scegliere, di solito, erano sia i ragazzi che le ragazze. Con il risultato che il momento della scelta era rimandato ad un attimo prima della visione.
Erano i classici, i cult, i cartoni, le commedie romantiche, gli ultimi titoli che avevamo perso.
un buffet sempre aperto, pop corn, patatine, puff e cocacola a portata di mano. Luci spente, divani comodi e la visione aveva inizio. No, di certo non era la sala, ma la magia era la stessa.
Quante serate passate così da Eli, Francy, a casa da me.
Sono passati anni, Blockbuster ha chiuso, e, all’improvviso, circa sei mesi fa, una nuova azienda, una vera e propria start-up, bussa al nostro ufficio per chiedere consulenza e attività di comunicazione.
Il progetto mi ha subito rapito: lanciare, in Italia, una piattaforma VOD per il noleggio di film. Qualcosa tra Mubi e iTunes. Una vera e propria distribuzione cinematografica online. Un servizio per tutti coloro, e sono tanti, che non riescono ad andare a cinema come e quanto vorrebbero.
Film inediti, never seen on screen – come recita il claim -, film usciti ma per poco tempo e in poche sale, film amati e che vorresti rivedere, film in lingua originale, film in versione integrale.
Questa l’idea, Own Air il nome dell’azienda.
Un noleggio, due/tre giorni per vedere il film, la comodità del web e delle nuove tecnologie che ti consente di averlo con te dove e quando vuoi. Facili da scaricare, in alta qualità (high definition), a prezzi concorrenziali, da gustare, comodamente, sul divano di casa tua.
Oggi Ownair è online con sito, testata giornalistica, Facebook e Twitter. E dal nove dicembre, è pronta a partire con il primo titolo in un’esclusiva e innovativa formula day&date. In bocca al lupo!

p.s. L’unica seccatura – all’epoca – era riconsegnare il film nei tempi giusti, pena pagare il costo di un nuovo noleggio o trovare il film non disponibile, perché qualcun altro, come te, era in ritardo nella consegna.
Ora, invece, il file si autodistrugge dopo l’utilizzo. Cosa volere di più?!?

 

Guestbook. Intervista a Wim Wenders

Chiara

By Chiara
Published 11th October, 2011

This is the Italian translation of the exclusive interviews with Wim Wenders. Click here for the english version.

Oggi il nostro guestbook si connota di un respiro internazionale. Signore e signori, Estrogeni ha il piacere di ospitare sul suo blog uno dei più importanti registi della cinematografia europea, Wim Wenders.
Abbiamo colto al volo la possibilità di intervistarlo, grazie alla complicità del nostro storico cliente BIM Distribuzione.
L’occasione si è presentata durante una riunione di pianificazione per la strategia di lancio del suo ultimo film, Pina 3D.
Il regista tedesco non ha deluso le nostre aspettative e ora siamo lieti di condividere con tutti voi il suo prezioso contributo, rilasciato in esclusiva per il nostro blog.

Gran parte della filosofia occidentale affronta il contrasto fra l’arte e la tecnica; su questo i film sono sempre stati un campo di sperimentazione. I film artistici hanno sempre esaltato l’arte, mentre l’esaltazione della tecnica è sempre andata a discapito dell’arte. In PINA lei mescola l’arte e la tecnica del 3D, com’è riuscito a raggiungere questo risultato?

Nella “Settima Arte”, com’è spesso chiamato il Cinema, la tecnologia ha sempre spinto in Avanti i limiti dell’espressione. All’inizio le cineprese erano fisse. C’erano solo riprese statiche. Ogni allestimento di camera sembrava una scena teatrale. Poi le cineprese hanno imparato a muoversi, grazie alla tecnologia,e il linguaggio del cinema è diventato più fluido, meno teatrale. Poi è stato inventato il sonoro: una tecnologia completamente nuova. E i film hanno imparato a parlare, cosa che ha dato ai registi un modo completamente nuovo di raccontare delle storie. Poi è stato aggiunto il colore, poi formati più ampi, il sonoro in stereo e ora, finalmente: LA TERZA DIMENSIONE! Forse i primi film realizzati in 3D hanno dato a tutti noi un’impressione sbagliata: pensavamo che non fosse altro che una nuova tecnologia. Ma realmente si tratta di molto di più! È un gigantesco passo in avanti per i filmmakers, davvero un interno nuovo linguaggio. Non solo una tecnologia, ma un nuovo medium. E come tale, puoi naturalmente creare con esso qualcosa di serio, di valido, di bello, o vero, o divertente, o triste. PINA è stato forse un odei primi film a provare che il 3D non è soltanto un trucchetto. E in un certo senso siamo stati fortunati, perché la danza e il 3D hanno una fantastica affinità l’una per l’altro. Il 3D ha messo in luce il meglio della danza così come, viceversa, la danza ha davvero portato alla luce il meglio del 3D.

Il sito web ufficiale è molto bello. Quanto è personalmente interessato nella comunicazione web?

Mi piace molto il mio sito web, e ci dedico regolarmente del tempo e controllo i commenti dei visitatori. Internet è un magnifico strumento di comunicazione. Non vado invece così pazzo per Facebook. Non vedo perché dovremmo aver bisogno di una rete dentro la rete, una struttura o un circuito completamente parallelo. Questi così detti “social” network non sono poi così sociali, secondo me, ma crudelmente commerciali, e la mancanza di privacy che si portano dietro è piuttosto spaventosa per me.

Cosa ne pensa dei film Italiani contemporanei?

L’Italia è tornata sulla mappa delle industrie cinematografiche principali in Europa,dopo un period durante il quale era come svanita nell’oblio. Ora ci sono molti grandi registi al lavoro, da Beningi a Salvatores, da Tornatore a Garrone e Sorentino, da Moretti a grqandi maestri contemporanei come Bertolucci che sta per ricominciare nuovamente a girare. E vi ho solo dato i primi nomi che mi sono venuti in mente, probabilmente mi pentirò di non averne menzionato qualcuno in più…

Guestbook. Interview to Wim Wenders

Chiara

By Chiara
Published 11th October, 2011

Sia per non snaturare il contenuto dell’intervista che per permetterne la fruizione anche a lettori non italiani abbiamo deciso di lasciare il testo in inglese. Chi volesse leggere la versione in italiano può cliccare qui.
Today our Guestbook dresses international clothes. Ladies and Gentlemen, Estrogeni has the pleasure to host on its blog one of the best European directors, Wim Wenders.
We seize on the opportunity to interview him, thanks to our long-time customer BIM Distribuzione.
We had the chance during a planning meeting for the launch strategy of his last movie, Pina 3D.
The German director didn’t disappoint our expectation and now we’re glad to share with you his precious contribution, that’s exclusive for our blog.

Most of the western philosophies deal with the contrast between art and technique; the movies have always been a field for testing. Art movies have always enhanced the art, while the enhancement of the technique has always lead to the art’s expenses. In PINA you combine art and 3D technique – how did you reach this result?

In the “Seventh Art”, as cinema is often called, technology always pushed the limits of expression forward. First the cameras were rigid. There were only static shots. Every camera set-up looked like a stage scene. Then cameras learned to move, thanks to technology, and the cinema language became more fluent, less theatrical. Then sound was invented: a whole new technology. And movies learned to speak, which gave film directors a whole new option to tell stories. Then color was added, then wider formats, then stereo sound, and now, finally: A THIRD DIMENSION! Maybe the first movies that were made in 3D all gave us the wrong impression: we thought this was nothing but a new technology. But it is truly so much more! It is a giant step forward for filmmakers, indeed a whole new language. Not just a technology, but a new medium. And as such, you can of course create something serious with it, or valid, or beautiful, or true, or funny, or sad. PINA was maybe one of the first films to prove that 3D was not just a gimmick. And in a way, we were lucky, because dance and 3D had a fantastic affinity for each other. 3D brought out the best in dance, and vice versa, dance really brought out the best in 3D as well.

The official web site is very nice. How much are you personally interested in the web communication?

I like my website a lot, and I regularly dedicate some time to it and check the comments by our visitors. The internet is a magnificent tool of communication. I’m not all that crazy about facebook. I don’t see why we would need a net inside the net, a whole parallel structure or circuit. These so-called “social” networks aren’t all that social, in my book, but crudely commercial, and the loss of privacy that goes with them is quite scary to me.

What do you think about the Italian contemporary movies?

Italy is back on the map of important European film industries, after a time when it had sort of vanished into oblivion. Now there are many great directors working, from Benigni to Salvatores, from Tornatore to Garrone and Sorentino, from Moretti to such a great contemporary master like Bertolucci who is about to start filming again. And I just give you some names from the top of my head. I probably curse myself for not having mentioned a few more…

Chi ha paura del buio?

Alessia the second

By Alessia the second
Published 5th May, 2011

Immigrazione, precariato, donne e viaggio sono i temi che Massimo Coppola affronta nel film “Hai Paura del buio“, in uscita il 6 maggio 2011.
Eva viene licenziata dalla fabbrica dove lavora a Bucarest e decide di mollare tutto: fuga? ricerca? nostalgia?
Lo spettatore ignaro segue lo sguardo malinconico di Eva quando si trova sul treno che la porterà a Melfi. Arrivata in Italia, la ragazza si rifugia nella macchina di Anna, una ragazza operaia nella fabbrica della FIAT. Si conosceranno e inizieranno le loro avventure parallele. Eva e Anna sono come un’unica entità, come due facce della stessa medaglia. Un film che fa riflettere, sicuramente attuale, considerando il tema del precariato nel mondo giovanile. Nel film ha un ruolo fondamentale la musica, Massimo Coppola ha scelto i Joy Division, un gruppo post-punk, simbolo del disagio dell’uomo nella società post-industriale. Attraverso l’iPod di Eva, lo spettatore passa dall’ascolto assordante della musica al rumore della fabbrica, dal sogno e dall’immaginazione alla pura e cruda realtà.

The ward – old school horror

Ignazio

By Ignazio
Published 23rd March, 2011

Che fine ha fatto Alice? Perché Kristen da fuoco a quella fattoria? Di che patologia psichiatrica soffrono le altre ragazze all’interno del reparto? Perché il fantasma che infesta l’ospedale non permette a nessuno di uscire?
Carpenter ritorna sul grande schermo con questo plot pieno di domande e questioni irrisolte. Una matassa che pian piano comincia a dipanarsi, facendo luce sui problemi e i misteri di cui è zeppo il reparto psichiatrico in cui Kristen si ritrova (inspiegabilmente?) rinchiusa. Un ritorno dopo ben 10 anni di trepidante attesa da parte dei suoi fan e di quelli del genere horror in generale.
Il mestiere e la qualità ci sono e si fanno apprezzare. Solidi i movimenti di camera e i punti di vista, indovinati i momenti di suspense, la fotografia e gli effetti sonori. Un approccio classico per una storia interessante che non mancherà di offrire sorprese.
Sebbene negli ultimi anni questo mondo sia stato dominato dalla “new wave of horror” (quella dei mockumentary, per intenderci) e dal filone asiatico (da “The ring” in poi), “The ward” dimostra che la “vecchia scuola” ha ancora molto da dire. Nei suoi ultimi film, lo stile di Carpenter ha unito o diviso, senza mezzi termini. O nella polvere o sull’altare. Di certo non passa inosservato.

123