Quando perdere la verginità
Pubblicato da Vittorio
Non credo di essere proprio nelle condizioni di fare una parternale a qualcuno. Su nessun argomento. Ma ogni tanto non fa male spingersi a scrivere un post dedicato a tutti gli studenti, che prima o poi, in un campo o l’altro, atterreranno nel mondo del lavoro. Prendetelo come un consiglio spassionato.
Per rendere più dolce il vostro atterraggio in questa giungla che è diventata il mondo del lavoro, ISCRIVETEVI ALL’UFFICIO DI COLLOCAMENTO!
Siete ancora sui banchi di scuola e vi mancano parecchi anni al diploma, alla laurea, al master? ISCRIVETEVI AL COLLOCAMENTO!
Perché con la difficile situazione economica in cui versano i mercati di tutto il mondo, qualsiasi datore di lavoro è costretto a farsi i conti in tasca. E quando riceverà il vostro bel curriculum, la prima domanda che si porrà sarà: “ha almeno due anni di iscrizione al collocamento?”.
Perché? Perché secondo la Legge 407 del ‘90, questo permetterà a chi vi assume di ricevere notevoli incentivi che consistono in una riduzione o nell’esonero totale dei contributi a carico per i 36 mesi successivi all’assunzione. Non c’è bisogno che mi dilunghi oltremodo, vero?
Altro appunto fondamentale. Una volta iscritti al collocamento, bisognerà stare attenti a non perdere il “privilegio” dei due anni di iscrizione minimi per usufrire degli incentivi. Infatti, ogni volta che accettate un contratto di lavoro presso qualsiasi agenzia, azianda o esercizio perdete questa dote. Per riacquisirla, ci vorrà una nuova iscrizione al collocamento e altri due anni di iscrizione (o disoccupazione, in questo caso). Assicuratevi perciò che questo capiti con un lavoro verso cui avete delle aspettative, su cui pensate di poter investire.
Quindi, attenti a quando e con chi scegliete di perdere la verginità!
Ancora noi: bastoncini e big babol
Pubblicato da Daniela
Sull’onda del post di due giorni fa che ha riscosso successo e commenti, e che oggi a pranzo ci faceva parlare di piedone, girella, tegolino e bastoncini fritti, passando per le big babol, ritorno sul tema. Anzi su uno e mezzo. Il mezzo è la segnalazione di un interessante articolo sulla generazione Y, quella che segue la nostra, la X. Ad essi ci lega il senso di nostalgia. Più spauriti di noi, fanno i conti con il passato recente. Ventenni nostalgici, ma di una nostalgia rapida, veloce, istantanea, ventenni da tenere d’occhio. Lettori di Harry Potter si affidano al potere della magia per sfuggire a una realtà di incertezza.L’uno è più metodologico e lo ritrovo nella frase dello stesso articolo: La scoperta, per la gioia dell’industria sempre in cerca di un pubblico nuovo, arriva proprio dal successo di Harry Potter. Banale, ma non scontata. Stamattina mi confrontavo con Alfredo sul fortissimo appeal degli anni ‘80 e sull’apparente totale assenza di strategie di marketing per questo segmento della popolazione. Da comunicatore mi domando quanto questo target sia influenzabile (ne faccio parte e, come tutti, credo di non esserlo…). Prosaicamente ne traccio un profilo e apro una riflessione, sperando che sfoci in una discussione con i nostri lettori. Profilo: uomo donna, 30/35 enne, vive nelle grandi città (dove è arrivato per studio o lavoro), ha un’interessante potenziale capacità di spesa, viaggia, passa molto tempo fuori casa, si nutre di cultura, sperimenta cucine di tutte le etnie, è radical chic nella scelta degli abiti, attento al benessere del corpo, conosce e pratica filosofie orientali, suona, canta, legge, segue Obama e spera nel futuro. Non guarda la tv. Fa una spesa etica, ricicla, ama le cose semplici e genuine. E, allora, dove forma i suoi gusti? Dove lo si intercetta? Perché indossa le Camper e legge Repubblica? Perché non fuma e beve moderato?
Come si avvicina il ragazzo degli anni ‘80? Il successo è semplicemente il revival? Una semplice replica di quello che ama? O la leva è la rete, come ci ha insegnato l’ultima campagna elettorale americana?
Si attendono confronti.
p.s. Ieri sera a cena con due matematici puri. Mi citano un testo che non conoscevo: Gödel, Escher, Bach: un’eterna ghirlanda brillante. Se dovessi sintetizzarlo in una parola direi contaminazione, se dovessi visualizzarlo direi sperimentazione. I due aggettivi della nostra generazione.
Viralità > Creatività
Pubblicato da Vittorio
Credo che nel mio percorso di studi ci sia stato un momento in cui una pietra ha impattato sul vetro delle mie nozioni, deflagrandolo clamorosamente prima che me ne rendessi conto. Questa pietra è stata la parola “Marketing non-convenzionale”. Pensandoci oggi, credo che sia stato un bene aver conosciuto questa forma di comunicazione prima di aver letto mezza pagina di un manuale di comunicazione. I manuali sono utili, non si può svolgere un lavoro senza prima aver fatto i compiti a casa. Ma spesso ti imprimono in testa uno schema che a mio parere cozza con l’idea, o meglio, l’emozione della creatività. Ecco forse perché mi sono avvicinato a questo tipo di comunicazione. Per l’idea di diversità che mi ha dato, per la sensazione di potermi portare sempre oltre ciò che fanno tutti.
Per intenderci possiamo dire che chi pensa “virale” (e non è sempre il mio caso) si trova, come tutti, in un labirinto pieno di idee e spunti. Ma dove gli altri si affidano ai tentativi per trovare la propria strada, chi pensa virale cerca una scala che gli permetta di vedere l’uscita. Sale i gradini e salta di siepe in siepe fino all’uscita. Non è detto che arriverà per primo, ma gioverà del brio della scoperta.
Questo piccolo volo con la fantasia me lo sono concesso per introdurre il tema del post. Ovvero darmi una risposta a questa domanda: pensando ad una nuova campagna viene prima la creatività o prima la viralità? Fino a 15 anni fa, la creatività. Oggi, la viralità. Domani, l’alchimia perfetta.
Come altre volte ho già scritto su questo blog, ripeto che le mie opinioni sono quelle di un appassionato, non di un professionista del settore né di un guru presuntuoso. Detto ciò, argomento la mia risposta. L’ho trovata in rete, come al solito, e per spiegarmi meglio utilizzerò due video. Il primo è il commercial spot dei Lines Seta Ultra. L’altro è la rispettiva parodia online.
Il primo è il classico spot tv che nasce e muore con la somministrazione quotidiana ai telespettatori. Il secondo è un gioco, divertente e lucrativo. Un gruppo di ragazzi che vede lo spot in tv e decide di prendersi gioco del noto marchio. O così sembra…
Non è che quasi quasi, la Lines abbia chiesto ai suoi creativi di pensare non solo allo spot tv, ma anche alla sua possibile protesi virale? Non è che quasi quasi gli storyboard approvati per la campagna siano stati due. Uno per le reti e uno per la rete? Chissà…
Ma no dai, sono sempre il solito viralizzato che vede complotti oscuri e subdoli ovuque (beh…non sono né l’unico né il più famoso). Accetto la critica, e pongo una nuova domanda. Alla luce del milione di visualizzazioni ottenuto dalla lines-parody su youtube, qual è lo spot virale? Quello in rete o quello tv? “1…2…3…” (secondi sufficienti per pensarci). Lo spot tv, ovviamente. Lì è da ricercare il meme virale che ha infettato 4 ragazzi e li ha spinti a riprodurre e trasmettere.
Queste sono solo mie elucubrazioni. Non ho modo di dimostrare ciò che ho provato a spiegare. Ma il morale della favola è che durante il brainstorming fatto per ideare lo spot è stato pensato qualcosa di virale, sia in un modo che nell’altro. Ecco perché Viralità > Creatività. Ragion per cui, il manuale è fondamentale, ma è fondamentale apprenderlo per saper quando è il caso di disimparare e provare a riscriverlo. È uno sforzo in più che a mio parere paga. Ben conscio del fatto che quando la viralità genera modelli, smette di essere virale.
La storia delle storie
Pubblicato da Vittorio
Visto qui
Il versario (soluzione hi-tech per esami di stato)
Pubblicato da Vittorio
Iniziano gli esami di stato. Doveroso augurare un sincero in bocca al lupo ai futuri diplomati e licenziati. Spero che per affrontare le prove siate stati più ingegnosi di Peter…



