Berlusconi

Guestbook. Intervista a Daniele Montemale

Alessandro

By Alessandro
Published 8th March, 2011

Il nostro ospite di oggi potrebbe essere tranquillamente definito un “nomade del non convenzionale”. Stiamo parlando di Daniele Montemale, aka Viralavatar, romano di nascita ma giramondo per vocazione. Daniele è un non conventional strategic planner free lance specializzato in marketing virale, buzz marketing, word of mouth, guerrilla marketing e social media marketing. Come free lance, Daniele ha la possibilità di lavorare ovunque si trovi, potendo così spostarsi in continuazione fra l’Italia e il resto d’Europa e del mondo.  Il non convenzionale è inoltre anche il tema del blog di Daniele, viralavatar.com.

Ciao Daniele, benvenuto e grazie di aver accettato il nostro invito! In un tuo post del settembre scorso ti chiedevi se il viral marketing fosse morto. Che risposta ti sei dato?

Un saluto a voi. Come ben sapete la rete corre e si evolve rapidamente. Quello che vale ora può non valere fra sei mesi. Quello che posso dire con certezza è che la rete è ormai matura e le figure professionali che sono nate dalla sua nascita, si stanno definendo e molte di queste convergono in un’unica. Ciò è dato evidentemente anche dalle piattaforme che crescono e diventano Hub essenziali non solo della rete ma nella vita delle persone. Facebook, Twitter, giornali on line ne sono un esempio. Il VM (Viral Marketing) non è morto ma si evolve in una forma sempre più social.
Nella mia esperienza di seeder ormai quinquennale (secoli per il VM), mi sono reso conto che la Long Tail (che altro non è che una forma virale della comunicazione) può esistere ed essere a suo modo importante ma che “i pochi ma buoni” (grandi siti e blog) hanno sempre la meglio. Questo significa che nella overinformation nella quale viviamo, per raggiungere un grande numero di utenti e quindi il target desiderato, è necessario essere presenti su siti, blog e ormai anche nelle Fan Page (FP) grandi ed importanti. Ciò richiede una strategia e un budget che purtroppo in Italia non sempre viene investito.
E poi manca la creatività… che è quello che ammazza davvero il VM

Facciamo il punto sul non convenzionale in Italia: ultimamente hai visto qualcosa di interessante? Com’è messo il nostro paese?

Il non convenzionale in Italia non è messo di certo bene. Certo, internet non ha confini e anche da noi gli utenti vengono a conoscenza delle campagne più interessanti a livello mondiale. Ma quello che nasce dal nostro paese si viralizza davvero poco a livello mondiale. Il non convenzionale che trovo più interessante sono video UGC (user generated content) che riguardano la politica. I primi due che mi vengono in mente sono il remake di Grease su Berlusconi “Arcore’s nights” e il video collage della pseudo chiamata tra Berlusconi ed il Papa durante l’Angelus. Lavori buoni e realmente “artigianali”. Questa creatività le aziende non la hanno (a parte casi rari come casa.it e i viralini su Youtube Gli Sgami della Nonna) perchè temono di sbagliare o di offendere e rimangono sulla linea del politically correct anche se magari hanno un bad mouth online e offline.

Da giramondo quale sei hai avuto la possibilità di vivere spesso all’estero e di confrontarti con realtà diverse da quella italiana. Rispetto alla situazione che ci hai appena descritto, com’è quella straniera? Parlando di marketing non convenzionale ci sono paesi che ti hanno stupito, sia positivamente che negativamente?

Pur lavorando sempre per l’Italia, negli ultimi 5 anni ho vissuto dalla Danimarca alla Spagna, dagli Stati Uniti alla Colombia fino al Brasile. Tralasciando gli USA che meriterebbero una più ampia discussione, il Brasile è di certo il paese che mi ha stupito maggiormente. Cito due esempi. Sao Paulo (SP), una vera e propria concrete jungle, non ha più pubblicità cartellonistica in tutta la città (16 mln di abitanti) da più di quattro anni. L’unica pubblicità ammessa è quella non convenzionale. Autobus, metro, Università sono prese d’assalto nei modi più creativi, perché è l’unico modo con cui le agenzie possono legalmente comunicare.
Il secondo esempio riguarda sempre SP dove una volta l’anno avviene il meeting di comunicazione più grande al mondo. Il Campus Party. Tre capannoni enormi. Il primo gratuito con gli stand degli sponsor che mettono in scena le migliori tecnologie e creatività che possono permettersi. Il secondo a pagamento è il cuore vero e proprio. Per una settimana 50000 paganti ascoltano in 12 aeree suddivise per tematiche (Rete, Eco, Musica, Game, Social per citarne alcune) speech di esperti mondiali 24 ore su 24. La media dell’età è di 21 anni. Io mi sono visto il NERD più ricco del mondo… sapete che c’è nel terzo capannone? Le tende che gli organizzatori danno ai primi 15mila paganti. Già 15000 persone dormono in tenda per 7 giorni. Una cosa da Nerd? E’ l’evento di comunicazione più grande al mondo ed è stato esportato in Colombia e Spagna e quest’anno credo lo faranno in Messico e Argentina. Da noi a questi eventi si va in giacca e cravatta, da loro ci va Zuckerberg.
Il marketing non convenzionale offline non credo possa davvero deluderti perchè già non lo consideri non convenzionale.

Ci puoi svelare qualcosa sui progetti a cui stai lavorando attualmente?

Sto lavorando su sei campagne diverse ma dal momento che sono un freelance e quindi lavoro per conto di agenzie terze, non mi sembra carino parlare senza “l’oste”…

Giustissimo… grazie mille Daniele, in bocca al lupo per i tuoi progetti e a presto.

Grazie a voi!

Quando perdere la verginità

Vittorio

By Vittorio
Published 25th September, 2009

Non credo di essere proprio nelle condizioni di fare una parternale a qualcuno. Su nessun argomento. Ma ogni tanto non fa male spingersi a scrivere un post dedicato a tutti gli studenti, che prima o poi, in un campo o l’altro, atterreranno nel mondo del lavoro. Prendetelo come un consiglio spassionato.
Per rendere più dolce il vostro atterraggio in questa giungla che è diventata il mondo del lavoro, ISCRIVETEVI ALL’UFFICIO DI COLLOCAMENTO!
Siete ancora sui banchi di scuola e vi mancano parecchi anni al diploma, alla laurea, al master? ISCRIVETEVI AL COLLOCAMENTO!
Perché con la difficile situazione economica in cui versano i mercati di tutto il mondo, qualsiasi datore di lavoro è costretto a farsi i conti in tasca. E quando riceverà il vostro bel curriculum, la prima domanda che si porrà sarà: “ha almeno due anni di iscrizione al collocamento?”.
Perché? Perché secondo la Legge 407 del ’90, questo permetterà a chi vi assume di ricevere notevoli incentivi che consistono in una riduzione o nell’esonero totale dei contributi a carico per i 36 mesi successivi all’assunzione. Non c’è bisogno che mi dilunghi oltremodo, vero?
Altro appunto fondamentale. Una volta iscritti al collocamento, bisognerà stare attenti a non perdere il “privilegio” dei due anni di iscrizione minimi per usufrire degli incentivi. Infatti, ogni volta che accettate un contratto di lavoro presso qualsiasi agenzia, azianda o esercizio perdete questa dote. Per riacquisirla, ci vorrà una nuova iscrizione al collocamento e altri due anni di iscrizione (o disoccupazione, in questo caso). Assicuratevi perciò che questo capiti con un lavoro verso cui avete delle aspettative, su cui pensate di poter investire.
Quindi, attenti a quando e con chi scegliete di perdere la verginità!

Ancora noi: bastoncini e big babol

Daniela

By Daniela
Published 24th July, 2009

Sull’onda del post di due giorni fa che ha riscosso successo e commenti, e che oggi a pranzo ci faceva parlare di piedone, girella, tegolino e bastoncini fritti, passando per le big babol, ritorno sul tema. Anzi su uno e mezzo. Il mezzo è la segnalazione di un interessante articolo sulla generazione Y, quella che segue la nostra, la X. Ad essi ci lega il senso di nostalgia. Più spauriti di noi, fanno i conti con il passato recente. Ventenni nostalgici, ma di una nostalgia rapida, veloce, istantanea, ventenni da tenere d’occhio. Lettori di Harry Potter si affidano al potere della magia per sfuggire a una realtà di incertezza.L’uno è più metodologico e lo ritrovo nella frase dello stesso articolo: La scoperta, per la gioia dell’industria sempre in cerca di un pubblico nuovo, arriva proprio dal successo di Harry Potter. Banale, ma non scontata. Stamattina mi confrontavo con Alfredo sul fortissimo appeal degli anni ’80 e sull’apparente totale assenza di strategie di marketing per questo segmento della popolazione.  Da comunicatore mi domando quanto questo target sia influenzabile (ne faccio parte e, come tutti, credo di non esserlo…). Prosaicamente ne traccio un profilo e apro una riflessione, sperando che sfoci in una discussione con i nostri lettori. Profilo: uomo donna, 30/35 enne, vive nelle grandi città (dove è arrivato per studio o lavoro), ha un’interessante potenziale capacità di spesa, viaggia, passa molto tempo fuori casa, si nutre di cultura, sperimenta cucine di tutte le etnie, è radical chic nella scelta degli abiti, attento al benessere del corpo, conosce e pratica filosofie orientali, suona, canta, legge, segue Obama e spera nel futuro. Non guarda la tv. Fa una spesa etica, ricicla, ama le cose semplici e genuine. E, allora, dove forma i suoi gusti? Dove lo si intercetta? Perché indossa le Camper e legge Repubblica? Perché non fuma e beve moderato?
Come si avvicina il ragazzo degli anni ’80? Il successo è semplicemente il revival? Una semplice replica di quello che ama? O la leva è la rete, come ci ha insegnato l’ultima campagna elettorale americana?
Si attendono confronti.

p.s. Ieri sera a cena con due matematici puri. Mi citano un testo che non conoscevo: Gödel, Escher, Bach: un’eterna ghirlanda brillante. Se dovessi sintetizzarlo in una parola direi contaminazione, se dovessi visualizzarlo direi sperimentazione. I due aggettivi della nostra generazione.

Viralità > Creatività

Vittorio

By Vittorio
Published 14th July, 2009

Credo che nel mio percorso di studi ci sia stato un momento in cui una pietra ha impattato sul vetro delle mie nozioni, deflagrandolo clamorosamente prima che me ne rendessi conto. Questa pietra è stata la parola “Marketing non-convenzionale”. Pensandoci oggi, credo che sia stato un bene aver conosciuto questa forma di comunicazione prima di aver letto mezza pagina di un manuale di comunicazione. I manuali sono utili, non si può svolgere un lavoro senza prima aver fatto i compiti a casa. Ma spesso ti imprimono in testa uno schema che a mio parere cozza con l’idea, o meglio, l’emozione della creatività. Ecco forse perché mi sono avvicinato a questo tipo di comunicazione. Per l’idea di diversità che mi ha dato, per la sensazione di potermi portare sempre oltre ciò che fanno tutti.

Per intenderci possiamo dire che chi pensa “virale” (e non è sempre il mio caso) si trova, come tutti, in un labirinto pieno di idee e spunti. Ma dove gli altri si affidano ai tentativi per trovare la propria strada, chi pensa virale cerca una scala che gli permetta di vedere l’uscita. Sale i gradini e salta di siepe in siepe fino all’uscita. Non è detto che arriverà per primo, ma gioverà del brio della scoperta.

Questo piccolo volo con la fantasia me lo sono concesso per introdurre il tema del post. Ovvero darmi una risposta a questa domanda: pensando ad una nuova campagna viene prima la creatività o prima la viralità? Fino a 15 anni fa, la creatività. Oggi, la viralità. Domani, l’alchimia perfetta.

Come altre volte ho già scritto su questo blog, ripeto che le mie opinioni sono quelle di un appassionato, non di un professionista del settore né di un guru presuntuoso. Detto ciò, argomento la mia risposta. L’ho trovata in rete, come al solito, e per spiegarmi meglio utilizzerò due video. Il primo è il commercial spot dei Lines Seta Ultra. L’altro è la rispettiva parodia online.

Il primo è il classico spot tv che nasce e muore con la somministrazione quotidiana ai telespettatori. Il secondo è un gioco, divertente e lucrativo. Un gruppo di ragazzi che vede lo spot in tv e decide di prendersi gioco del noto marchio. O così sembra…

Non è che quasi quasi, la Lines abbia chiesto ai suoi creativi di pensare non solo allo spot tv, ma anche alla sua possibile protesi virale? Non è che quasi quasi gli storyboard approvati per la campagna siano stati due. Uno per le reti e uno per la rete? Chissà…

Ma no dai, sono sempre il solito viralizzato che vede complotti oscuri e subdoli ovuque (beh…non sono né l’unico né il più famoso). Accetto la critica, e pongo una nuova domanda. Alla luce del milione di visualizzazioni ottenuto dalla lines-parody su youtube, qual è lo spot virale? Quello in rete o quello tv? “1…2…3…” (secondi sufficienti per pensarci). Lo spot tv, ovviamente.  Lì è da ricercare il meme virale che ha infettato 4 ragazzi e li ha spinti a riprodurre e trasmettere.

Queste sono solo mie elucubrazioni. Non ho modo di dimostrare ciò che ho provato a spiegare. Ma il morale della favola è che durante il brainstorming fatto per ideare lo spot è stato pensato qualcosa di virale, sia in un modo che nell’altro. Ecco perché Viralità > Creatività. Ragion per cui, il manuale è fondamentale, ma è fondamentale apprenderlo per saper quando è il caso di disimparare e provare a riscriverlo. È uno sforzo in più che a mio parere paga. Ben conscio del fatto che quando la viralità genera modelli, smette di essere virale.

La storia delle storie

Vittorio

By Vittorio
Published 13th July, 2009

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