Home

Il futuro da condividere

Google Buzz

Stamattina, è passata di qui Chiara. Sebbene non abbia potuto (per tutta una serie di ragioni che spero di aver ben motivato) dire di sì ad una richiesta di stage, ho dato qualche suggerimento (spero utile) su come muoversi a Roma, tra eventi e non profit. Quello che le piace e su cui non siamo, al momento, concentrati in termini di business.
Domani, toccherà a Rocco. Gli proporrò uno stage retribuito nel reparto web-marketing. Che l’anno scorso non potei offrirgli.
In settimana, ho inviato qualche consiglio a Domenico per la tesi di laurea.
Vittorio e Francesco, ormai, sono in pianta stabile. Valentina c’è stata.
Penso che essere insegnanti è un po’ come essere imprenditori.
Ce l’hai dentro o no. Non inizi ad esserlo quando ti firmano un contratto. Non smetti di esserlo quando un contratto scade. Non guardi al profitto. Non guardi al domani. Rifletti sui contributi che puoi dare e non su quelli che ti spettano. Non vendichi né rivendichi.
Fai politica. Senza comizi, senza tessere, senza voti.
Ricordi le origini ma non ne sei schiavo. Sei consapevole del presente ma non te ne lasci condizionare. Il tuo orizzonte è il futuro.
Perciò, comprendi quando chi lavora con te non ti comprende. Sai che non è tenuto a farlo. Sai che comprenderà.
Perché sai che il futuro è anche suo. Soprattutto, suo.
Qui e altrove. Soprattutto, altrove.

Lavorare insieme. Da Aversa a Milano

Google Buzz
Quando Alizia mi lesse la mano otto anni fa, circa, sorrisi. Era esattamente quello che desideravo: una vita senza soluzione di continuità tra affetti e lavori. Un unicum, una convivenza di coppia casa&ufficio.
Quando con Alfredo abbiamo fatto la scelta di lavorare insieme, la collaborazione è iniziata come uno stage, un periodo di prova. All’epoca in tanti, spaventati per esperienze dirette o racconti di terzi, provarono a farci desistere. Abbiamo sentito di tutto sulle disastrose conseguenze del lavorare insieme, dello stare insieme 24 h su 24, sullo spegnimento della passione, sul rischio di parlare sempre e solo di lavoro, sulla fine di uno dei due rapporti. O di entrambi!
Non siamo ancora arrivati alla crisi del settimo anno ma ci uniscono 5 anni di vita casa&ufficio e, sabato, dopo aver  letto l’articolo del Wall Street Journal riportato da La Repubblica, abbiamo trovato spunti noti.
Mentre Alfredo rifletteva che il punto è come consideri il lavoro e noi lo viviamo come strumento per affrontare la realtà, come sguardo sul mondo non staccato dal resto, non so perché, nella mia mente, si sono affacciate una serie di immagini di coppie al lavoro. Legate ai miei giorni ad Aversa, coincidevano con volti sereni, con immagini che si completavano.
La profumeria L., dove Ludovico ti suggeriva l’intimo e la moglie i cosmetici, o la salumeria  Andreozzi (oggi pizzeria) dove don Biaggio (con due g) alla cassa, con un occhio all’ingresso/uscita imbustava quello che la moglie aveva preparato.
Lui sempre più alla mano, magari più socievole e divertente, lei più preoccupata e tendenzialmente più fredda. Coppie belle, abituate a condividere tutto. Dalle gioie ai dolori, dalle preoccupazioni alle soddisfazioni.
Se oggi, dopo Roma, abbiamo ancora voglia di investire su Milano, di inventarci cose nella vita e nel lavoro, se abbiamo mille cose da dirci anche dopo 10 ore di lavoro insieme, credo che il segreto sia da cercare in una base solida di rapporto, nel profondo rispetto che ci lega, nel riconoscimento di ruoli e talenti, nella capacità di ridere e sdrammatizzare, nella voglia di condividere e accogliere  tutto come una opportunità per svolgere, come diceva Pavese, l’unico grande mestiere: vivere.

p.s.

Mentre scorro il decalogo per non far naufragare l’unione – tenere a bada la competitività, lavorare anche con altri, mischiare gli stili, evitare di parlare troppo di lavoro -, mi accorgo che l’unico che mi manca è l’ultimo, prendersi delle pause dalla vita di coppia. Vorrà dire qualcosa?

L’ultimo post

Google Buzz

Il mio ultimo post risale al 21 maggio. Questo post è la sintesi di tutti quelli che prima e dopo ho preparato e abbozzato ma che non sono arrivata a concludere. Un collage di post iniziati e mai finiti. Ma sono lì e qualcosa dovremmo pur farci.
Cosa è successo dalla data di creazione del primo post non pubblicato ad oggi? C’è un filo? Una tendenza da cogliere? È stata pigrizia quella che mi ha fatto lasciare i post così o solo una maturazione in atto? E se, come ho già detto, penso alla vita come cerchi concentrici, c’è un senso in tutti i post inediti?
Provo a cercalo, proponendo una sorta di dialogo tra incompiuti. Senza sapere bene cosa verrà fuori.

Questa settimana ho imparato che (27 maggio)
Il cliente non ha sempre ragione.
Dire al cliente, con determinata ed educata fermezza, certe cose alla lunga premia.
Il cliente è difficile da conquistare, complesso da curare.
Ma poi, cross Over (9 giugno)
Un cliente ti segnala una cosa bella che ha visto in giro, senza sapere che la campagna di cui parla l’abbiamo realizzata noi, per un altro cliente. Parli con un altro e scopri che ti parla del film che stai promuovendo e lo definisce spettacolare, bellissimo. Piani che si intersecano, linee che si incontrano, identità uniche eppure unite.  Cogli nel segno e, mentre valorizzi l’unicità (il cliente non riconosce la firma Estrogeni, ma la qualità e il segno), ti accorgi di aver preservato un’identità di bellezza, di stile. Mi  piace pensarci così: unici e paralleli, tangenti e perpendicolari. Acuti e ottusi. Facce uniche della stessa medaglia. E quando qualcuno comincia a ricordarsi di noi (vi ho sentito nominare) e, a memoria, ti cita la head di una campagna che hai realizzato pensi che stai seminando qualcosa.
E mentre sei più tranquillo arriva giugno. E le provocazioni diventano stimoli (21 giugno)
Il mese di giugno è un mese particolare, sembra apparentemente immobile.
Quando ero piccola finivano le scuole e si partiva per le vacanze.
Quando lavoravo nel volontariato, si preparavano i campi estivi, che ci sarebbero stati a cavallo tra la fine del mese e i primi di luglio. Era tutto un fermento.
Quando ero nel terzo settore, si progettava il Natale: biglietti, mailing, pianificazione media tutto veniva deciso in quel mese.
Da quando sono ad Estrogeni, giugno è un mese di passaggio, apparentemente immobile può diventare ricco di spunti. In chi sa coglierli.
E l’unica è affidarsi e partire. Departures (2 luglio)
Questo film è un viaggio. Di ritorni più che di partenze. Di ritorni a casa di Dalgo, del padre scomparso, dei salmoni che ritornano dove sono nati per morire. È un ritorno alle origini.
È un film sui riti e sull’umiltà, sulla verità dei sentimenti e sulla capacità unica del protagonista di accettare la propria condizione: non un talento artistico ma un raffinato preparatore di morti.
E forse, questa è la serenità più grande. L’andare al di là dei luoghi comuni e scoprire che, a volte, quello che sembra lontanissimo e ostile ai più, è proprio quello che fa per noi. È aver fiducia in chi, conoscendoci, ci dice di fidarci. E di provarci.

Così nasce questo post. Per provarci, per guardare i mille punti che diventano linea, per riaffermare la bellezza di questo spazio di comunicazione solo nostro, senza bavagli, perché – come afferma Kawakumi -  il futuro dei corporate blog è proprio questo: diventare il punto centrale di un network multicanale di luoghi di conversazione attraverso cui l’azienda faccia sentire la propria voce (e ascolti l’eventuale voce dei suoi clienti).

Musica per le nostre orecchie

Google Buzz

È passato quasi un mese ma nonostante ciò, il Wind Music Awards si fa ancora sentire in rete. Segno di un evento musicale degno di nota, che ha emozionato 25.000 spettatori all’Arena di Verona e più di 2 milioni telespettatori sintonizzati ad ogni puntata su Italia 1, per potersi emozionare di fronte agli artisti preferiti.
Tutto è iniziato martedì 26 gennaio. Siamo stati chiamati da Wind, in fase di gara (di cui siamo, poi, risultati vincitori), per presentare un piano di comunicazione finalizzato al lancio e alla promozione on line di questo grande evento della musica italiana.
Il progetto, studiato per esaltare le potenzialità di tutti i settori dell’agenzia, è nato dall’ideazione di un claim posizionante quanto aspirazionale – Sulle tracce delle stelle (grazie, Matteo) – che è stato l’elemento portante di tutta la nostra comunicazione. Le tracce audio, le stelle e i colori brillanti, ripresi poi su tutta la comunicazione dell’evento, anche nell’allestimento del palco, sono stati gli elementi grafici che ricorderanno il WMA 2010.
È stato un lavoro che ha comportato la necessità di  un continuo confronto tra diverse professionalità e soggetti interessati, da noi a Wind, fino alla società organizzatrice dell’evento.
Da account ho seguito tutto l’evento, affezionandomi al progetto e facendo anche amicizia con i fan del WMA. Prima di tutto, abbiamo realizzato il sito ufficiale, aggiornandolo prontamente all’arrivo di ogni news (la grafica è stata persino riportata su diversi blog http://bit.ly/b7CDbi http://bit.ly/9wkUqa http://bit.ly/cGF94Z http://bit.ly/bexmTQ http://bit.ly/b5l2Ui http://bit.ly/bQpxna http://bit.ly/cZqRkc); in seguito, abbiamo svolto una mirata attività di PR online (grazie a Francesco, Ignazio e Vittorio), creando inoltre profili sui principali social network. Il tutto, supportato dal contest, che Wind ci ha affidato nel suo complesso, dall’ideazione alla gestione, anche burocratica, che si è rivelato un elemento di forte appeal garantendo al sito oltre 26.000 visualizzazioni. Quasi 2.000 utenti hanno giocato per aggiudicarsi uno dei cento biglietti d’ingresso omaggio e vincere il premio tanto ambito: un pass per assistere alle prove pomeridiane e visitare il backstage.
Il successo del concorso e di tutta l’operazione è stato ottenuto, oltre che per l’incisivo contributo di progettazione grafica (Agostino) e sviluppo (Albino), anche grazie al tematico, costante e talvolta immaginifico lavoro di content management (Alessia, cioè io).
Non è, dunque, un caso che la pagina del sito che ha ottenuto maggior successo sia stata quella dedicata alle news (notizie ma anche video, foto, testimonianze), con oltre 60.000 view, seguita dal divertente video del baronetto Jean Claude, realizzato da Marcello Cesena in esclusiva per Wind e la kermesse.
La sorgente di traffico che ha generato maggiori visite uniche è stata Facebook, che con i suoi 2.640 fan, ha portato più di 4.500 visite al sito, segno di una riuscita attività di promozione e interazione con gli utenti.
In totale, il sito ha raggiunto oltre 110.000 visite uniche e più di 340.000 visualizzazioni di pagina, lasciando in noi un’eco di suoni e divertimento.

WMAWMAWMAWMAWMA2 Musica per le nostre orecchieEstrogeni   Alfredo Borrelli   CEO

Un bacio a Corina

Google Buzz

“Un giorno d’estate una donna di cinquant’anni con un bellissimo nome greco passò accanto a un fiume e guardando un prato di erba alta con pioppi di là dell’acqua ricordò un bacio”.
Tra la a di antipatia e la b di bambino (ne vogliamo parlare?!…), spunta l’incipit di Bacio, tratto dai Sillabari di Parise.
Non c’è nulla di autobiografico, in questo racconto. Eppure, c’è tanto di noi.
Di me, Lucia, Daniela, Lorenzo, Agostino. Di Estrogeni che è stata e che è.
Da quei giorni lontani di settembre 2003, in cui Umberto mi contattava per presentarci una signora spagnola. Bruna, elegante, severa e gran fumatrice.
Bacio. Quante volte abbiamo chiuso così i nostri sms.
Bacio. Lo cercava sempre, allargando le braccia appena scorti all’orizzonte.
Bacio. Come un sigillo al bellissimo rapporto creato. Per caso, avviato. Con tenacia, costruito. Con passione, consolidato e tenuto vivo.
Corina, oggi che è un giorno d’estate ma non ha ancora cinquant’anni, se ne sta forse distesa in qualche parco nella sua splendida e caleidoscopica Granada. Un giorno cristiana, quello dopo ebrea, quello dopo ancora musulmana.
Corina, che me l’immagino con una tazza di caffè rigorosamente in tazza americana, seduta accanto o di fronte a Sofia, che invece preferisce il tè.
Corina, che il 2 aprile 2008, ci fece entrare (concretamente, impolverandoci sul cantiere) nel mondo allora sconosciuto degli outlet. Eravamo io e Davide, la prima volta, a guardare dall’alto lo scheletro che prendeva forma. Saremmo stati io, Daniela e Lorenzo, tante volte dopo, a guardarci negli occhi all’interno della baracca arredata con linee svedese e calore spagnolo.
Corina, che tanto ci manca e tanto manca al mercato. E che il mercato omaggia, parlando dei suoi progetti, così visionari, così affascinanti, così colti.
Corina, con il suo nome greco e il gelato da bambina al porto di Napoli.
Corina 300x225 Un bacio a CorinaEstrogeni   Alfredo Borrelli   CEO

Creative Commons License
Estrogeni blog by Estrogeni is licensed under a Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Condividi allo stesso modo 2.5 Italia License.
Based on a work at blog.estrogeni.net.
Permissions beyond the scope of this license may be available at http://www.estrogeni.net/.