Mollo tutto
Pubblicato da Daniela
L’abbiamo detto tutti.
L’abbiamo minacciato tutti.
L’abbiamo sognato tutti.
In verità, l’hanno fatto in pochi.
Prendersi un anno per cambiare vita. Dedicarsi un anno. Fermarsi per muoversi davvero, ri-partendo dal profondo. Partire per un viaggio in tre tappe. Con tre obiettivi apparentemente facili innati naturali profondamente umani. Un anno per assaporare il gusto delle cose vere e imparare ad essere, se non felici, almeno sereni.
Elizabeth Gilbert, Liz per gli amici, il suo viaggio l’ha fatto davvero. La storia l’ha raccontata in un libro da cui è stato tratto il penultimo film che sono andata a vedere, ieri, in anteprima.
Entriamo in sala con qualche minuto di ritardo, ci accoglie una New York profondamente business e una donna sull’orlo di un divorzio, ma è una premessa che sembra insignificante, siamo lì per capire come si fa quello che tutti, almeno una volta nella vita, abbiamo pensato di fare.
Il viaggio parte. E le atmosfere ti catturano. Mentre assecondi il dolce far niente, o, meglio, l’italico ozio, iniziano le chicche e i consigli. Scopri che puoi chiamare famiglia chi ti vuol bene, godere di una buona pizza senza preoccuparti della linea, vivere con equidistante equilibrio al centro tra Dio e l’Io. Mentre Liz entra nel vivo del suo viaggio tra commozione ed emozione, inizi a pensare con lei. Ogni battuta è preziosa; ogni incontro, comprendi, ha qualcosa da insegnarti. Nulla è come sembra e tutto è possibile, anche meditare, al caldo, tra gli insetti. E mentre la musica diventa il leit motiv (dalla canzone sbagliata del matrimonio fallito, alla musica yogi fino alla cassetta dell’incontro/scontro con l’uomo che forse sarà l’Amore) avverti che, alla fine puoi trovare l’equilibrio in te, e accogliere anche l’altro.
A fare da contorno, una Bali da visitare al più presto, la spiritualità indiana piena di ritmi e colori, la bellezza antica della città eterna.
Il film non perde il ritmo e in ogni scena si gode, si ride, si piange e, ovviamente si mangia, si beve, si prega e si ama. Ma la cosa più bella, per me, è che – per due ore – senza pudori e timori, vengono messi a tema quelle questioni che, raramente, mancano in una conversazione tra donne, amiche, confidenti. Si mette a tema l’io, si mettono a tema sogni, desideri, colpe o sensi di colpa, si mette al centro la vita con gioie e dolori, forze e debolezze. Si perdona e ci si perdona. Si rischia tutto per ritrovarsi e si decide di amare, perché “a volte perdere l’equilibrio per amore è parte del vivere una vita equilibrata”.
Finito il film, non resta che leggere il libro e guardare, con occhi diversi, il prossimo piatto di spaghetti al pomodoro. Assaporandolo.
Che razza di città
Pubblicato da Daniela
Scusate ma sento l’esigenza di un off-topic.
La capitale d’Italia è ancora chiusa per ferie. Oggi, lunedì 23 agosto continuiamo a muoverci in una città fantasma. Non un bar aperto, non un’edicola, non un alimentari, non un ristorante.
A farci compagnia e a garantire i servizi minimi – il pane, il latte, la frutta, un ristorante per chi ha ancora il frigorifero vuoto – sono solo loro, amati e odiati, oggetto di leggi e divieti, desiderati e temuti, indispensabili e ingombranti, oggetto e mai soggetto. Cittadini, essere umani con una marcia in più, venuti da lontano, ricchi di storie e tradizioni, sono gli unici che tengono in piedi l’Italia, E nessuno vuole riconoscerlo.
Arabi, indiani, cinesi, egiziani garantiscono la sopravvivenza in una città deserta. Cittadini del mondo, gran lavoratori, con una seconda generazione che prepotentemente si sta integrando, vivono con noi celando una potenza e un’energia che prima o poi emergerà. Uomini e donne dinamici e cosmopoliti, giovani in una città vecchia (perché al passo con i tempi), acuti in una città miope (perché capaci di cogliere le opportunità di una apertura fuori tempo), scattanti in un città grassa (perché mai sazi di ciò che hanno e tesi verso quello che potrebbe accadere), innovatori in una città ministeriale (perché consapevoli che ad agosto il mondo non si ferma).
E mentre tutto continua a dormire (al 1 settembre mancano ancora otto giorni), li ringrazi ogni giorno e ti domandi cosa accadrebbe, cosa accadrà quando prenderanno in mano le sorti di questo paese, quando formeranno una rappresentanza politica, quando metteranno in campo – non solo economico – doti, attitudini, saperi, conoscenze e quella innata voglia di cambiare e crescere che, speriamo, passi per osmosi anche ai nostri figli.
Le vacanze (degli altri, per ora)
Pubblicato da Alfredo
Le vacanze (degli altri, per ora) sono spesso un viaggio nel tempo.
Tre, cinque, dieci anni indietro e, in assenza di Lucia, Matteo, Giada, ci ritroviamo, uno di fronte all’altro, io e Agostino, a pensare una creatività.
Cosa che non era in progress ma – nulla ci possiamo fare – il progress è così. Aperto per definizione. Anche quando pensavi di averlo chiuso.
Telefona il cliente e chiede ad Alessia, visto che siete aperti, ve la sentite di fare un campagna per domani? Vuoi dirgli di no?
No, appunto.
Le vacanze (degli altri, per ora) sono spesso un balsamo per lo spirito.
Tre, cinque, dieci anni, ti accorgi che sono passati, sì. Un capello bianco, qualche chilo di troppo, presbiopia questa conosciuta ma la testa funziona ancora. L’idea piace, ora tocca ad Albino prendersi il bravo dal cliente.
Le vacanza (degli altri, per ora) saranno anche le mie. E di Alessia, Chiara, Francesco, Ignazio, Albino, Lorenzo, Daniela e Agostino. Tra un giorno e poco più. Il tempo di un altro paio di campagne.
Shopping on the bus
Pubblicato da Daniela
Nelle attività di pianificazione, si è sempre alla ricerca di novità. Che si tratti di formati, strumenti, combinazione di mezzi. Si lavora in modo integrato, cercando di valorizzare il prodotto, esaltare la creatività, ottimizzare il contatto, razionalizzare i costi, segmentare il target, garantire l’efficacia. Un lavoro strategico e tattico insieme. Un mix di analisi, studio e conoscenza dei luoghi che, spesso, offre ritorni (per il cliente) e soddisfazioni (per entrambi). Da alcuni mesi, ad esempio, per Soratte Outlet Shopping, abbiamo deciso di investire sul 90, il filobus parzialmente elettrico che – da Termini a largo Pugliese – attraversa ogni giorno Roma. Una scelta innovativa che abbiamo sposato subito, rischiando e scommettendo su un prodotto nuovo. Lo avevamo già fatto, sempre con IGP-Decaux, per i big five e abbiamo deciso di riprovarci. Immaginando, così, la personalizzazione di un percorso. La sua trasformazione in uno strumento di comunicazione. Un viaggio lungo 16,4 km tra andata e ritorno e largo 31,36 mq. Un’esposizione che garantisce un GRP 398, copertura del 78,9% su un target di 2.221.980 abitanti, 8.849.800 contatti lordi, 1.753.558 contatti netti, 0,00233€ di costo per contatto.
Questi i numeri che ci hanno fatto scegliere il mezzo. Oltre alle tante analogie.
Una superficie grande, come grandi sono gli spazi di Soratte Outlet Shopping. Un mezzo ecologico, come rispettose dell’ambiente sono i materiali con cui è costruito Soratte Outlet Shopping. Un mezzo accessibile a tutti, come i parcheggi e i prezzi dei prodotti di Soratte Outlet Shopping. E se non bastasse, si trattava di una prima volta. Proprio come il primo outlet a nord di Roma.
Dedicato a Rocco
Pubblicato da Alfredo
Si sceglie il sud
quando il nord
è miraggio
si sceglie il sud
quando il centro
è già fuga
si sceglie il sud
quando il sud
è dolore
e il sole
non dà forza
e l’ombra
non fa ombra
sui vecchi
che nessuno
ha visto partire
sui giovani
che nessuno
vedrà tornare
si sceglie il sud
quando è il sud
a scegliere







