alfredo borrelli università di salerno

Sole 24 Ore

Alfredo

By Alfredo
Published 21st November, 2010

Ventiquattro ore. Le sole, che ci separano (in avanti) dalla presentazione del lavoro svolto per rispondere all’invito alla gara per Neveralone.
Ventiquattro ore. Le sole, che ci separano (all’indietro) dalla chiusura del lavoro svolto per rispondere all’invito alla gara per Neveralone.
Neveralone è la prima opportunità che raccogliamo dalla campagna pianificata sul Sole 24 Ore.
Un’opportunità anche per misurare noi stessi, la nostra capacità di offrire ad un mercato per noi non certo usuale, progetti validi in tempi stretti.
Ho appena rivisto il pdf del progetto – che domani Teresa, Agostino e Lorenzo illustreranno a Milano – e posso dire di sentirmi molto soddisfatto.
Da testimone diretto di sette anni di lavoro, ritrovo in esso, passo dopo passo, tutto il percorso immaginato e compiuto. Le presenze che ci hanno affiancato e da cui abbiamo imparato. Gli errori cui siamo andati incontro e le soluzioni trovate per venirne fuori. L’identità riconosciuta e quella che, invece, intimamente, percepivamo nostra. La ricerca costante di un’ampiezza dell’offerta, in ragione delle domande sempre più mutevoli e complesse.
Questo rappresenta, oggi, per noi, Neveralone. Non creatività fine a se stessa ma pensiero (convenzionale e non) che scaturisce da elaborazione di voci quali mercato, posizionamento, budget, ritorno dell’investimento, media planning.
Per chi c’era e ha vissuto quei momenti di fatica ed entusiasmo, intendo dire Maresca più Sidercampania più Boffa più Elmeco.
Ventiquattrore ore. Qualsiasi cosa accadrà dopo, che si vinca o si perda, penso che toccherà cambiare la nostra presentazione istituzionale.
Non più leggera, Estrogeni è una profonda agenzia di comunicazione e marketing.

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Alfredo

By Alfredo
Published 4th November, 2010

Entry.
È Paola, 27 anni, laureata in Scienze della Comunicazione all’Università di Salerno. Come avevamo già accennato, si occuperà – con la supervisione di Lorenzo – dello sviluppo commerciale di Estrogeni. Un incarico non da poco, per una persona che, però, nel corso delle proprie esperienze, ha dimostrato di avere volontà, tenacia, intraprendenza. Quando l’ho incontrata la prima volta nella hall di un hotel di Milano, mi ha colpito la voglia di fare e di esserci. Con schiettezza, misura e senza alcuna smisurata velleità. Era lì per un lavoro a tempo di portalettere, tra porte e navigli. Ecco, mi è piaciuto subito immaginarla come latrice della nostra immagine in lungo e largo. Oltre le porte e i navigli.
Office.
A giorni, saremo in grado di dare avvio ai lavori per la ristrutturazione del nuovo ufficio. È stato necessario svolgere un accurato lavoro di screening (materiali, impianti, costi), in relazione alle offerte ricevute dalle tre ditte coinvolte.
Intanto, le rate del mutuo sono partite. Contando di arrivare a destinazione prima noi…
People.
Ho condiviso con i soci la necessità di uno sforzo economico, per far sì che Paola non sia l’unico nuovo ingresso. Abbiamo voglia di infilzare in contropiede la crisi e investire sui nostri sogni. Credo che con l’acquisizione di un altro paio di risorse (ben selezionate) nell’area webdesign e webmarketing, riusciremo ad essere ancora più competitivi. Superfluo, quasi, dire che la Campania (e, in particolare, per una serie di ragioni ampiamente comprensibili, Salerno, in senso lato) resta il bacino d’estrazione prediletto.

Comunicazione interna

Alfredo

By Alfredo
Published 2nd November, 2010

Ci avviamo verso la chiusura dell’ottavo bilancio societario.
Non so ancora esattamente se riusciremo a ripetere le performance dei tempi passati, che ci hanno visto crescere in media del 20% l’anno. Su questo, torneremo tra qualche settimana.
Ho preso, invece, consapevolezza che da quella che ci piace definire economia di relazione, è giunto il momento di passare alla più ampia e meno protetta fase di economia di mercato.
Come una molla tirata al massimo, abbiamo occupato tutti (e anche più di tutti, in certi frangenti) gli spazi che le nostre conoscenze, le nostre esperienze, il nostro (e altrui) passaparola potevano offrire.
Da subito, se vogliamo mantenere il posizionamento acquisito (in termini di fatturato, qualità delle prestazioni, personale assunto), occorre agire.
Per questo, da domani, avremo con noi una risorsa interamente dedicata ad una sistemica attività di new business. Per questo, mi piacerebbe che tutti noi Estrogeni, entro venerdì, fossimo in grado di indicarle un settore da puntare e due aziende da contattare, in base a quelle che riteniamo (motivandole) le nostre peculiarità più spendibili e – presumibilmente – più appetibili.
Perché mi piace pensare che sia un dovere, per l’imprenditore responsabile, fare il primo passo (e investimento). Perché mi piace pensare che sia un’opportunità, per il dipendente consapevole, contribuire a tracciare il percorso. Perché mi piace pensare di poter costruire insieme ciò che insieme potrà darci serenità.
Vi aspetto.

Immaturi a chi?

Daniela

By Daniela
Published 23rd September, 2010

Ho partecipato per la prima volta ad un focus group per il lancio di un nuovo film. Una bella iniziativa, un modo intelligente e coraggioso di confrontarsi con il mercato, lavorando, limando e rivedendo – alla luce dei commenti del pubblico – un prodotto in via di definizione.
Tornando a casa, alle riflessioni a caldo varie e sempre più numerose, si sono poi aggiunti – per quello strano gioco di coincidenze di cui è ricca la vita – due passi tratti da Nautilus di Beniamimo Placido.
Due riflessioni che hanno confermato, in modo definitivo, quanto il film appena visto fosse proprio giusto. Di quelli, e spero di non sbagliarmi, costruiti come un bestseller o un blockbuster americano.
La prima riflessione, forse attribuibile a Lina Wertmuller, recita che il cinema imita troppo spesso la televisione e la televisione dà troppo spazio al cinema (a discapito di entrambi); la seconda, invece, afferma che, in fondo in fondo, un film si pensa e si fa per portare gente al cinema e, prima ancora, per strappare soldi ad un produttore.
Partendo da queste due affermazioni e analizzando in modo scientifico il film, inizio con i complimenti a chi lo immaginato, scritto, diretto, prodotto e a chi lo distribuirà.
È un film tecnicamente perfetto, dalla scelta del titolo (il cui valore è troppo spesso sottovalutato), alle location fino agli attori. Un cast ricco di volti noti e amati, neanche a dirlo, anche e soprattutto dal pubblico televisivo: da Raul Bova ad Ambra, da Ricky Memphis a Luca Bizzarri, da Paolo Kessisoglu a Luisa Ranieri, passando per Barbara Boboulova.
Organizzato come una serie di spot, la storia vive attimo dopo attimo su meccanismi perfetti in cui, ad orologeria, scatta la risata, la lacrima, la commozione. Con un’alternanza ben dosata di sketch e product placament, il film si svolge come un oliato ingranaggio.
Ma chi sono i personaggi? Cosa fanno? Dove vivono? Cosa sognano?
Sono tutti fighi, hanno lavori giusti (dallo neuropsichiatria infantile alla chef, dall’esperta di marketing all’architetto) e come le professioni, così gli interni, le conversazioni, i locali, gli abiti, le auto, tutto è perfetto. Nulla è brutto, tutto è facile, tutto scorre veloce senza intoppi, non ci sono argomenti o temi tristi nelle conversazioni, non c’è una realtà politica o civile a dare adito a momenti di riflessione.
Mentre il filone del come eravamo e i luoghi comuni condiscono all’inverosimile le due ore di intrattenimento, scopri che la promozione è tutta già fatta. Prima. E pagata da un product placement correttamente integrato nella narrazione. Un product placement che, al naturale ritorno economico,  affiancherà – ne siamo certi – un passaparola tra i dipendenti che diventeranno pubblico. Quello stesso pubblico colpito e coinvolto dalle promozioni televisive che gli attori (legati a doppio filo con la tv) garantiranno.
Sarà un film che, da Domenica In a La7, da Le Iene a Verissimo, si presenterà e racconterà in maniera diretta e che, nell’emittente Rtl 102.5, elemento integrante del film, troverà anche una copertura radiofonica.
Le immagini vanno e, mentre viene fuori una commedia per chi non ha voglia di crescere (immaturi i personaggi, immature le vite, immaturi i sentimenti), scorrono vite diverse in cui ognuno può ritrovarsi, come nelle chat, nelle serate in discoteca, nel tempo che passa, nella comodità di una zuppa pronta per l’uso.
A chiudere, sui titoli di coda, l’ultimo anello della catena. La colonna sonora che sbanca, quella che passeranno le radio e che, in fretta, diventerà un tormentone. Anche qui una scelta in linea, il sempreverde (o immaturo, che dir si voglia) Alex Britti che, con il suo brano omonimo (Immaturi), sigla e sigilla il tutto.
Titoli di coda.
E dopo un film così, ve la sentireste di chiamarli ancora immaturi?!?

Clicca sull’immagine per vedere il trailer

Mollo tutto

Daniela

By Daniela
Published 26th August, 2010

L’abbiamo detto tutti.
L’abbiamo minacciato tutti.
L’abbiamo sognato tutti.
In verità, l’hanno fatto in pochi.
Prendersi un anno per cambiare vita. Dedicarsi un anno. Fermarsi per muoversi davvero, ri-partendo dal profondo. Partire per un viaggio in tre tappe. Con tre obiettivi apparentemente facili innati naturali profondamente umani.  Un anno per assaporare il gusto delle cose vere e imparare ad essere, se non felici, almeno sereni.
Elizabeth Gilbert, Liz per gli amici, il suo viaggio l’ha fatto davvero. La storia l’ha raccontata in un libro da cui è stato tratto il penultimo film che sono andata a vedere, ieri,  in anteprima.
Entriamo in sala con qualche minuto di ritardo, ci accoglie una New York profondamente business e una donna sull’orlo di un divorzio, ma è una premessa che sembra insignificante, siamo lì per capire come si fa quello che tutti, almeno una volta nella vita, abbiamo pensato di fare.
Il viaggio parte. E le atmosfere ti catturano. Mentre assecondi il dolce far niente, o, meglio, l’italico ozio, iniziano le chicche e i consigli. Scopri che puoi chiamare famiglia chi ti vuol bene, godere di una buona pizza senza preoccuparti della linea, vivere con equidistante equilibrio al centro tra Dio e l’Io.  Mentre Liz entra nel vivo del suo viaggio tra commozione ed emozione, inizi a pensare con lei. Ogni battuta è preziosa; ogni incontro, comprendi, ha qualcosa da insegnarti. Nulla è come sembra e tutto è possibile, anche meditare, al caldo, tra gli insetti. E mentre la musica diventa il leit motiv (dalla canzone sbagliata del matrimonio fallito, alla musica yogi fino alla cassetta dell’incontro/scontro con l’uomo che forse sarà l’Amore) avverti che, alla fine puoi trovare l’equilibrio in te, e accogliere anche l’altro.
A fare da contorno, una Bali da visitare al più presto, la spiritualità indiana piena di ritmi e colori, la bellezza antica della città eterna.
Il film non perde il ritmo e in ogni scena si gode, si ride, si piange e, ovviamente si mangia, si beve, si prega e si ama. Ma la cosa più bella, per me, è che – per due ore – senza pudori e timori, vengono messi a tema  quelle questioni che, raramente, mancano in una conversazione tra donne, amiche, confidenti. Si mette a tema l’io, si mettono a tema sogni, desideri,  colpe o sensi di colpa, si mette al centro la vita con gioie e dolori, forze e debolezze. Si perdona e ci si perdona. Si rischia tutto per ritrovarsi e si decide di amare, perché “a volte perdere l’equilibrio per amore è parte del vivere una vita equilibrata”.
Finito il film, non resta che leggere il libro e guardare, con occhi diversi, il prossimo piatto di spaghetti al pomodoro. Assaporandolo.

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