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	<title>Estrogeni - Blog. CEO - Alfredo Borrelli. &#187; alfredo borrelli tecniche della comunicazione pubblicitaria</title>
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		<title>Comunicazione interna</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Nov 2010 11:46:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ci avviamo verso la chiusura dell’ottavo bilancio societario. Non so ancora esattamente se riusciremo a ripetere le performance dei tempi passati, che ci hanno visto crescere in media del 20% l’anno. Su questo, torneremo tra qualche settimana. Ho preso, invece, consapevolezza che da quella che ci piace definire economia di relazione, è giunto il momento...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci avviamo verso la chiusura dell’ottavo bilancio societario.<br />
Non so ancora esattamente se riusciremo a ripetere le performance dei tempi passati, che ci hanno visto crescere in media del 20% l’anno. Su questo, torneremo tra qualche settimana.<br />
Ho preso, invece, consapevolezza che da quella che ci piace definire economia di relazione, è giunto il momento di passare alla più ampia e meno protetta fase di economia di mercato.<br />
Come una molla tirata al massimo, abbiamo occupato tutti (e anche più di tutti, in certi frangenti) gli spazi che le nostre conoscenze, le nostre esperienze, il nostro (e altrui) passaparola potevano offrire.<br />
Da subito, se vogliamo mantenere il posizionamento acquisito (in termini di fatturato, qualità delle prestazioni, personale assunto), occorre agire.<br />
Per questo, da domani, avremo con noi una risorsa interamente dedicata ad una sistemica attività di new business. Per questo, mi piacerebbe che tutti noi Estrogeni, entro venerdì, fossimo in grado di indicarle un settore da puntare e due aziende da contattare, in base a quelle che riteniamo (motivandole) le nostre peculiarità più spendibili e &#8211; presumibilmente &#8211; più appetibili.<br />
Perché mi piace pensare che sia un dovere, per l’imprenditore responsabile, fare il primo passo (e investimento). Perché mi piace pensare che sia un’opportunità, per il dipendente consapevole, contribuire a tracciare il percorso. Perché mi piace pensare di poter costruire insieme ciò che insieme potrà darci serenità.<br />
Vi aspetto.</p>
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		<title>Mollo tutto</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Aug 2010 14:02:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;abbiamo detto tutti. L&#8217;abbiamo minacciato tutti. L&#8217;abbiamo sognato tutti. In verità, l&#8217;hanno fatto in pochi. Prendersi un anno per cambiare vita. Dedicarsi un anno. Fermarsi per muoversi davvero, ri-partendo dal profondo. Partire per un viaggio in tre tappe. Con tre obiettivi apparentemente facili innati naturali profondamente umani.  Un anno per assaporare il gusto delle cose...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;abbiamo detto tutti.<br />
L&#8217;abbiamo minacciato tutti.<br />
L&#8217;abbiamo sognato tutti.<br />
In verità, l&#8217;hanno fatto in pochi.<br />
Prendersi un anno per cambiare vita. Dedicarsi un anno. Fermarsi per muoversi davvero, ri-partendo dal profondo. Partire per un viaggio in tre tappe. Con tre obiettivi apparentemente facili innati naturali profondamente umani.  Un anno per assaporare il gusto delle cose vere e imparare ad essere, se non felici, almeno sereni.<br />
Elizabeth Gilbert, Liz per gli amici, il suo viaggio l&#8217;ha fatto davvero. La storia l&#8217;ha raccontata in un libro da cui è stato tratto il penultimo <a href="http://www.facebook.com/home.php?#!/mangiapregaama?ref=ts">film </a>che sono andata a vedere, ieri,  in anteprima.<br />
Entriamo in sala con qualche minuto di ritardo, ci accoglie una New York profondamente business e una donna sull&#8217;orlo di un divorzio, ma è una premessa che sembra insignificante, siamo lì per capire come si fa quello che tutti, almeno una volta nella vita, abbiamo pensato di fare.<br />
Il viaggio parte. E le atmosfere ti catturano. Mentre assecondi il dolce far niente, o, meglio, l&#8217;italico ozio, iniziano le chicche e i consigli. Scopri che puoi chiamare famiglia chi ti vuol bene, godere di una buona pizza senza preoccuparti della linea, vivere con equidistante equilibrio al centro tra Dio e l&#8217;Io.  Mentre Liz entra nel vivo del suo viaggio tra commozione ed emozione, inizi a pensare con lei. Ogni battuta è preziosa; ogni incontro, comprendi, ha qualcosa da insegnarti. Nulla è come sembra e tutto è possibile, anche meditare, al caldo, tra gli insetti. E mentre la musica diventa il leit motiv (dalla canzone sbagliata del matrimonio fallito, alla musica yogi fino alla cassetta dell’incontro/scontro con l&#8217;uomo che forse sarà l&#8217;Amore) avverti che, alla fine puoi trovare l&#8217;equilibrio in te, e accogliere anche l&#8217;altro.<br />
A fare da contorno, una Bali da visitare al più presto, la spiritualità indiana piena di ritmi e colori, la bellezza antica della città eterna.<br />
Il <a href="http://blog.libero.it/mangiapregaama/">film </a>non perde il ritmo e in ogni scena si gode, si ride, si piange e, ovviamente<a href="http://www.mangiapregaama.it/"> si mangia, si beve, si prega e si ama</a>. Ma la cosa più bella, per me, è che &#8211; per due ore &#8211; senza pudori e timori, vengono messi a tema  quelle questioni che, raramente, mancano in una conversazione tra donne, amiche, confidenti. Si mette a tema l&#8217;io, si mettono a tema sogni, desideri,  colpe o sensi di colpa, si mette al centro la vita con gioie e dolori, forze e debolezze. Si perdona e ci si perdona. Si rischia tutto per ritrovarsi e si decide di amare, perché “a volte perdere l&#8217;equilibrio per amore è parte del vivere una vita equilibrata”.<br />
Finito il film, non resta che leggere il libro e guardare, con occhi diversi, il prossimo piatto di spaghetti al pomodoro. Assaporandolo.</p>
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		<title>Re-tuning</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Aug 2010 13:34:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Era un modello Autovox grigio e nero e captava i rumori di fuori attraverso un’antenna che svettava dal finestrino destro come una piuma dal cappello di un alpino. Era la prima autoradio che in famiglia abbiamo maneggiato. Proprio così, maneggiato. Due manopole. Una a sinistra (per il volume), l’altra a destra per la sintonizzazione. Il...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Era un modello <a href="http://www.autovox.it/">Autovox</a> grigio e nero e captava i rumori di fuori attraverso un’antenna che svettava dal finestrino destro come una piuma dal cappello di un alpino. Era la prima autoradio che in famiglia abbiamo maneggiato.<br />
Proprio così, maneggiato. Due manopole. Una a sinistra (per il volume), l’altra a destra per la sintonizzazione. Il display in mezzo, con la levetta a fare su e giù tra le due bande.<br />
Ascoltavamo poche musicassette, tempestati com’eravamo dai giornali radio che mio padre leggeva con le orecchie. Fino all’ultima notizia di sport. Dunque, l’ordine di arrivo di qualche corsa ciclistica preparatoria ai classici mondiali di settembre (tenevo per <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Francesco_Moser">Moser</a> anche se mi sembrava più prete di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Saronni">Saronni</a>, lui troppo italiano per imporsi a livello internazionale). Perché ad agosto, stavamo tutt’insieme e tutt’insieme ci muovevamo lungo la A1 o la E45, da sud a nord.<br />
Generalmente, considerati tempo e clima, si parlava di governi balneari che nulla avevano a che fare con la gestione dei litorali. Onde anomale della politica italiana, prima e più delle benedizioni montanare da ampolle scure o oscurantiste.<br />
Quando poi ci fermavamo da qualche parte e la estraevamo (l’Autovox) per paura che ce la rubassero, era un altro tipo di maneggiamento (il correttore automatico mi dà vaneggiamento e inquieto penso che il correttore automatico mi conosca più di quanto immagini). Si andava fieri, dell’Autovox sottobraccio, che ti faceva costruire un semicerchio sulla destra, con il gomito appuntito e pericolosamente proteso verso il fianco dei passanti di ritorno.<br />
Aspettando di risalire in auto, giocherellavo con il tasto eject.<br />
Mi sono sempre piaciute le vacanze on the road, sin da allora.<br />
Mi piace guidare, mi piace fermarmi, mi piace guardare attorno, mi piace immaginare.<br />
Mi piace ascoltare la radio, mi piace ascoltare le notizie.<br />
Quest’estate, una grande novità ha sconvolto le mie abitudini di automobilista.<br />
Per la prima volta, una radio che non sia <a href="http://www.radio.rai.it/isoradio/index.cfm">Isoradio</a> è partner di Autostrade per l’Italia. Si tratta di <a href="http://www.rtl.it/index.php?m_id=0">RTL 102.5</a>.<br />
Al di là delle ragioni commerciali che hanno condotto alla scelta di una radio privata per la diffusione in via ufficiale di aggiornamenti sulla viabilità, abbiamo assistito ad un confronto aperto e forte (in termini di comunicazione) tra le due emittenti.<br />
Un’esemplare battaglia di posizionamento, talmente lampante da risultare addirittura accademica.<br />
Per RTL 102.5, la novità è così importante da lasciarle annunciare (nientedimenoche) <em>cancelliamo il passato</em>. Da oggi, nulla sarà come prima.<br />
Diretto, impattante, senza dubbio vero, abrasivo.<br />
Isoradio, invece, ha sentito l’esigenza di mutare il proprio. Non rinunciando al ruolo di servizio informativo ma puntando con maggiore forza sulla musica. Così da condividere un <em>più informazione sicura, più musica italiana</em>.<br />
Preciso, qualificante, furbo, direi quasi obbligato.<br />
Abbiamo assistito, dunque, ad un chiaro e voluto sconfinamento (pesante, in un caso; raffinato nell’altro) nei reciproci (e fino a ieri, distinti) campi d’azione. Capita sempre più raramente, perciò mi sono lasciato andare a queste riflessioni.<br />
Non sappiamo se sarà sufficiente per Isoradio un più o un sicura o un’italiana, per continuare a primeggiare nella memoria e nelle abitudini degli automobilisti (a partire da me); di sicuro, possiamo immaginare che, per RTL 102.5, saranno altissimi i ritorni in termini di branding (a partire dalla presenza del nome sui tutor lungo i tratti autostradali, dove è vietato altrimenti fare pubblicità).<br />
Anche perché, la sensazione che ho ricavato da automobilista e ascoltatore, è che RTL 102.5 non ha ancora saputo (o voluto? del resto, modificare un profilo consolidato e vincente è la cosa più difficile) dare un taglio alla propria programmazione utile ad esaltare il contenuto informativo di cui dispone in esclusiva.<br />
Mi ricorda il primo Milan berlusconiano (lo sapevo, che finivamo per parlare di calcio&#8230;), che acquistava grandi giocatori anche solo per tenerli in panchina. Dava prova di forza, otteneva titoli di giornale, incrementava il numero di abbonati, indeboliva la concorrenza.<br />
Ha sì vinto tanto, in Italia e nel mondo, ma oggi, a pochi anni di distanza, smarrendo quella parvenza di identità artificiosamente costruita con investimenti irrazionali, è ridotto a farsi dare in prestito giocatori dal Genoa e a vedere la rivale più importante, l’Inter, vincere in sequenza tutto il vincibile.<br />
Ma quelli, diranno con sicurezza a RTL 102.5, erano altri tempi.<br />
Ed è vero.<br />
C’era ancora l’Autovox con l’antenna da alpino. C’erano ancora le musicassette. C’era <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Fernando_De_Napoli">De Napoli</a>.<br />
Ma, al di là di ogni metafora, resta (centrale) il problema dell’identità. Della sua costruzione, della sua tutela. In auto e fuori.</p>
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		<title>Dedicato a Rocco</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Jul 2010 10:46:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si sceglie il sud quando il nord è miraggio si sceglie il sud quando il centro è già fuga si sceglie il sud quando il sud è dolore e il sole non dà forza e l’ombra non fa ombra sui vecchi che nessuno ha visto partire sui giovani che nessuno vedrà tornare si sceglie il...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si sceglie il sud<br />
quando il nord<br />
è miraggio<br />
si sceglie il sud<br />
quando il centro<br />
è già fuga<br />
si sceglie il sud<br />
quando il sud<br />
è dolore<br />
e il sole<br />
non dà forza<br />
e l’ombra<br />
non fa ombra<br />
sui vecchi<br />
che nessuno<br />
ha visto partire<br />
sui giovani<br />
che nessuno<br />
vedrà tornare<br />
si sceglie il sud<br />
quando è il sud<br />
a scegliere</p>
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		<title>Milano, riflessioni a freddo</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Jul 2010 10:47:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ci vorrebbero sette post per raccontare una trasferta a Milano. Sette post per raccontare gli incontri, le presentazioni, le emozioni, la preparazione e lo scouting. Sette post per descrivere gli approcci, le situazioni, le location e gli uffici, l&#8217;accoglienza e la disponibilità, l&#8217;ansia prima degli appuntamenti, l&#8217;aria di Milano, il layout e il posizionamento dei...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci vorrebbero sette post per raccontare una trasferta a Milano. Sette post per raccontare gli incontri, le presentazioni, le emozioni, la preparazione e lo scouting. Sette post per descrivere gli approcci, le situazioni, le location e gli uffici, l&#8217;accoglienza e la disponibilità, l&#8217;ansia prima degli appuntamenti, l&#8217;aria di Milano, il layout e il posizionamento dei negozi, la folla dei navigli, gli aperitivi, gli odori, i colori, i sapori, il metrò e le <a href="http://www.sevengroup.it/seven/">cene di lavoro</a>, i caffè e le sale riunioni.<br />
Ci vorrebbero sette post per condividere le sensazioni e le impressioni, per racchiudere due giorni e sei incontri, per sviscerare modalità e strategie.<br />
Ci vorrebbero sette post ma preferisco sette punti, un elenco dei must che ci accompagnano sempre e che le trasferte a Milano ci stanno confermando.</p>
<ol>
<li>Mettici la faccia, ovvero quando la cosa più spendibile (e acquistabile) che abbiamo sono i nostri volti.</li>
<li>Da incontro nasce spunto, da spunto nasce incontro ovvero nessun incontro è improduttivo.</li>
<li>Ogni contatto è un potenziale moltiplicatore di contatto, ovvero non esistono interlocutori preferibili o preferiti, esistono interlocutori.</li>
<li>Le relazioni sono come il vino, migliorano con il tempo, ovvero non aver fretta e lascia tempo al tempo.</li>
<li>Dietro un grande ingresso c&#8217;è sempre e soltanto un uomo,  ovvero non lasciarti spaventare dalla pomposità di un edificio.</li>
<li>Insisti e resisti, ovvero alla decima richiesta di contatto anche la più ligia delle segretarie proverà a fissare un appuntamento.</li>
<li>Credici e succederà, ovvero questo post non ci sarebbe se sette anni fa <a href="http://it.linkedin.com/in/alfredoborrelli">qualcuno </a> non ci avesse creduto.</li>
</ol>
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		<title>Il futuro da condividere</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Jul 2010 13:59:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Stamattina, è passata di qui Chiara. Sebbene non abbia potuto (per tutta una serie di ragioni che spero di aver ben motivato) dire di sì ad una richiesta di stage, ho dato qualche suggerimento (spero utile) su come muoversi a Roma, tra eventi e non profit. Quello che le piace e su cui non siamo,...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Stamattina, è passata di qui Chiara. Sebbene non abbia potuto (per  tutta una serie di ragioni che spero di aver ben motivato) dire di sì ad  una richiesta di stage, ho dato qualche suggerimento (spero utile) su  come muoversi a Roma, tra eventi e non profit. Quello che le piace e su  cui non siamo, al momento, concentrati in termini di business.<br />
Domani, toccherà a Rocco. Gli proporrò uno stage retribuito nel reparto  web-marketing. Che l&#8217;anno scorso non potei offrirgli.<br />
In settimana, ho inviato qualche consiglio a Domenico per la tesi di  laurea.<br />
Vittorio e Francesco, ormai, sono in pianta stabile.  Valentina c’è stata.<br />
Penso che essere insegnanti è un po’ come  essere imprenditori.<br />
Ce l’hai dentro o no. Non inizi ad esserlo quando ti firmano un  contratto. Non smetti di esserlo quando un contratto scade. Non guardi  al profitto. Non guardi al domani. Rifletti sui contributi che puoi dare  e non su quelli che ti spettano. Non vendichi né rivendichi.<br />
Fai  politica. Senza comizi, senza tessere, senza voti.<br />
Ricordi le  origini ma non ne sei schiavo. Sei consapevole del <a href="http://miojob.repubblica.it/notizie-e-servizi/notizie/dettaglio/la-fine-del-posto-stabile-solo-al-6-dei-neolaureati/3813002?ref=HREC1-4">presente</a> ma non te ne  lasci condizionare. Il tuo orizzonte è il futuro.<br />
Perciò, comprendi  quando chi lavora con te non ti comprende. Sai che non è tenuto a  farlo. Sai che comprenderà.<br />
Perché sai che il futuro è anche suo.  Soprattutto, suo.<br />
Qui e altrove. Soprattutto, altrove.</p>
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		<pubDate>Mon, 05 Jul 2010 09:15:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Ricordo di averle viste tutte ma proprio tutte.<br />
Ricordo che pure Lucia e <a href="http://it.linkedin.com/pub/giuseppe-principe/a/346/b17">Giuseppe</a>, le hanno viste tutte.<br />
Ricordo che in origine c’erano anche Daniele, Costanza, Letizia.<br />
Ricordo che poi sono venuti <a href="http://it.linkedin.com/in/agostinosantacroce">Agostino</a> e <a href="http://it.linkedin.com/in/danielagirfatti">Daniela</a>.<br />
Ricordo l’arabo di via Merulana e le due stanze a via Corsica.<br />
Ricordo <a href="http://www.kawakumi.com/">Davide</a> e <a href="http://www.pietrodesiato.com/">Pietro</a>.<br />
Ricordo Giuseppe, Francesco, Luisa, Jelena, Anna Rosa, Rosalinda, Francesco, Carmine, Antje, Valentina, Laslo e Cristina.<br />
Ricordo Andrea.<br />
Ricordo <a href="http://antoniolieto.blogspot.com/">Antonio</a>.<br />
Ricordo Riccardo.<br />
Ricordo tutti i colloqui.<br />
Ricordo i colloqui di tutti.<br />
Ricordo tutti i contratti.<br />
Ricordo tutte le assemblee.<br />
Ricordo tutti i verbali.<br />
Ricordo i business plan sui tovaglioli del bar.<br />
Ricordo i bar.<br />
Ricordo il primo sito.<br />
Ricordo il primo post.<br />
Ricordo la prima fideiussione.<br />
Ricordo le gare.<br />
Ricordo le vittorie e le sconfitte.<br />
Ricordo le notti.<br />
Ricordo i sogni.<br />
Ricordo <a href="http://www.behindpuntocomm.it/">Behind Punto Comm</a>.<br />
Ricordo le buste paga di tutti.<br />
Ricordo lo stipendio zero.<br />
Ricordo gli zero stipendi.<br />
Ricordo i sette anni di utili non distribuiti.<br />
Ricordo il mutuo.<br />
Ricordo che la banca mi ha chiesto di esserci fino all’estinzione.<br />
Ricordo la scoperta dei covenant.<br />
Ricordo i prossimi dieci anni di utili che ci siamo impegnati a non distribuire.<br />
Ricordo l’aumento di capitale che ci toccherà fare.<br />
Ricordo di essere il socio di maggioranza.<br />
Ricordo che il ricordo, a un certo punto, si è interrotto.<br />
E quando i ricordi non sono più sguardi, né volti, né profili, né sorrisi, né lacrime, né situazioni, è allora che smettono di essere impegni morali. E tornano ad essere passato.</p>
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		<title>In conclusione</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Mar 2010 22:54:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Dedicato a Francesco (e lui sa perché&#8230;) e a tutti quelli che, ben prima di lui, mi hanno scelto, per disperazione o coraggio, quale relatore della propria tesi di laurea. Sono stati due anni intensi, vivaci, stimolanti, dialettici, chilometrici. Talvolta, volutamente disaggreganti.<br />
Ci torneremo. Per il momento, grazie a tutti.<br />
&#8220;Parlava con tutti. Perché appartiene a questa cultura di ebeti. Bla, bla, bla. Appartiene a questa generazione che è fiera della propria superficialità. La performance. La performance sincera è tutto. Sincera e vuota, completamente vuota. La sincerità che va in tutte le direzioni. La sincerità che è peggio della falsità e l&#8217;innocenza che è peggio della corruzione. Tutta l&#8217;avidità che si nasconde sotto la sincerità. E sotto il gergo. Questo splendido linguaggio che hanno tutti &#8211; in cui sembrano credere -, queste chiacchiere sulla loro mancanza di autovalorizzazione, quando l&#8217;unica cosa di cui sono sempre convinti, in realtà, è di avere diritto a tutto. L&#8217;impudenza la chiamano tenerezza, e la crudeltà è camuffata da autostima perduta. Anche Hitler mancava di autostima. Era il suo problema. È una truffa, quella che questi ragazzi hanno messo in piedi. L&#8217;iperdrammatizzazione delle emozioni più insignificanti. Relazione. La mia relazione. Chiarire la mia relazione. Devono solo aprire bocca per mettermi con le spalle al muro. Il linguaggio che usano è una summa della stupidità degli ultimi quarant&#8217;anni. Conclusione. Eccone una. I miei studenti non sono capaci di stare in quel posto dove deve svolgersi il ragionamento. Conclusione! Sono fermi al racconto tradizionale, con il suo principio, la sua parte di mezzo e la fine: ogni esperienza, per quanto ambigua, per quanto intricata o misteriosa, deve prestarsi a questa normalizzazione, a questo cliché formalizzante da anchorman televisivo. Ogni ragazzo che dice conclusione, lo boccio. Vogliono la conclusione? L&#8217;avranno&#8221;. (P. Roth, La macchia umana)</p>
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		<title>We are the Word</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Mar 2010 18:50:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mi è capitato ancora ieri sera. Con Riccardo. Perché era capitato già ieri mattina, a Daniela, con Andrea. E pochi giorni fa, con Luigi. Tutti cari amici e tutti curiosamente a chiederci, ma come fate a gestire anche il blog? Dove trovate il tempo di scrivere? Si leggono sempre più spesso interventi interessanti e approfonditi...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi è capitato ancora ieri sera. Con <a href="http://it.linkedin.com/pub/riccardo-garbarino/5/498/974">Riccardo</a>.<br />
Perché era capitato già ieri mattina, a Daniela, con <a href="http://it.linkedin.com/pub/andrea-vidoni/0/524/42b">Andrea</a>.<br />
E pochi giorni fa, con <a href="http://it.linkedin.com/in/luigilingelli">Luigi</a>.<br />
Tutti cari amici e tutti curiosamente a chiederci, ma come fate a gestire anche il blog? Dove trovate il tempo di scrivere?<br />
Si leggono sempre più spesso interventi interessanti e approfonditi sul senso e la struttura di un corporate blog. Da <a href="http://www.kawakumi.com/2010/02/24/corporate-blog-3-motivi-per-crederci-ancora/">Kawakumi</a> a <a href="http://www.linkedin.com/groups?gid=1957109&amp;trk=anetsrch_name&amp;goback=%2Egdr_1268417037837_1">LinkedIn</a>.<br />
Non intendo ora, in chiusura di settimana, entrare nel merito delle argomentazioni. Lo farò, a vita bassa (cito Arbasino), com&#8217;è nel mio stile.<br />
La risposta che, invece, voglio ora dare a Riccardo, Andrea e Luigi, me l&#8217;ha suggerita Word.<br />
Aprite un file, uno qualsiasi. Bianco. Provate a scrivere corporate blog. Fatto?<br />
Cosa leggete? Esatto, lì sta la risposta.<br />
Non è un gioco, non è una battuta.<br />
Ma è proprio in quell&#8217;ostinato Corporale che Word fa di tutto per non lasciarvi correggere, perfetto e inumano come un qualsiasi programma, il senso del nostro blog. Del nostro blog inoltre, vien da dire.<br />
Corporale è l&#8217;approccio. Con tutti i sensi. Con tutte le vene. Con tutti i muscoli. Con tutte le ossa. Con tutto il fiato.<br />
Con la viscerale curiosità che ci anima.<br />
E che condividiamo con Riccardo, Andrea, Luigi e il Word intero.</p>
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		<title>Ascesa agli inferi</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Feb 2010 14:43:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sede dei Radicali. Quel trasandato di sinistra che non mi piace (anche se alle elezioni voterò Bonino), il fumo di sigarette. E poi il caldo e la gente, tanta. Le condizioni non solo delle migliori. Finalmente, la sala si calma e s&#8217;inizia. Qualcuno prende la parola e avverte: la proiezione durerà due ore e mezza,...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sede dei <a href="http://www.radicali.it/">Radicali</a>. Quel trasandato di sinistra che non mi piace (anche se alle elezioni voterò Bonino), il fumo di sigarette. E poi il caldo e la gente, tanta.<br />
Le condizioni non solo delle migliori. Finalmente, la sala si calma e s&#8217;inizia.<br />
Qualcuno prende la parola e avverte: la proiezione durerà due ore e mezza, seguirà il dibattito.<br />
Sento che voglio andar via! È un attimo. Quando inizia <a href="http://www.mymovies.it/ilprofeta/trailer/">Il Profeta</a>, il protagonista è solo un ragazzo, ha fatto resistenza ad un pubblico ufficiale, gli toccano sei anni.<br />
È diventato maggiorenne, sarà trasferito in centrale. Alla prima vera scena di violenza fisica (una di due), l&#8217;iniziazione avviene. Il ragazzo smarrito e spaurito, diventa un assassino. Da quel momento, è tutto uno schivare colpi. Per resistere. Per sopravvivere. Corso-arabo, <a href="http://www.facebook.com/pages/Il-Profeta/271784074453">Malik </a>ha nelle vene una doppia natura. E la usa. Protetto da un corso, è grazie all&#8217;arabo che uccide che inizierà il suo processo di formazione. Una formazione al bene e al male. Parallela.<br />
È una crescita bilaterale quella a cui assistiamo, con un ritmo serrato, interrotto dai super che introducono i nuovi personaggi.<br />
È un mondo di valori  capovolti quello che impariamo a conoscere, in cui all’aumentare della protezione del protagonista aumenta la profondità del crimine. È un mondo, quello dietro le sbarre, in cui i criminali, comandano, ricevono nello studio medico, decidono spostamenti di detenuti e secondini, uccidono. E allora sembra normale fare il tifo per Malik, salvo ricordarti, che quello per cui tifi è un pluriassassino.<br />
Il film continua  e godi per le capacità del ragazzo che ragiona come un vero stratega: osserva, ascolta, progetta, pianifica. Fa il doppio gioco con arabi e corsi, li manipola, li guida, li adula e punisce, in un delicatissimo equilibrio dove si rischia la pelle. Ad ogni nuova attività pensi sia l&#8217;ultima e ti accorgi che stai sperando che lui non muoia. Gli anni passano, maturano i permessi, la condizionale, il lavoro, arriva l&#8217;amicizia e il riconoscimento della natura araba e di pari passo cresce la posta in gioco. Il potere, il comando supremo. Il rispetto. La libertà e ciò che sarà dopo. Dalla galera esce un uomo criminale, un uomo con una donna e un bambino al fianco e una scorta alle spalle. La rieducazione è fallita! In carcere è entrato un adolescente e ne è uscito un criminale provetto. L&#8217;unico contatto con la realtà è il ricordo costante, in forma di allucinazione, dell&#8217;arabo ucciso. Una presenza inquietante, una coscienza parlante, un delitto e castigo dei giorni nostri. In carcere, si muore, in carcere dove si finisce per morire alla vita criminale e rinascere uomini nuovi. Ma non è sempre così. In carcere si muore per corruzione, violenza, per l&#8217;assenza di una qualunque forma di affettività (notevole il traffico di dvd porno), per l&#8217;uso di droga, per le lotte intestine di chi continua ad esercitare il potere dentro e fuori, per le contese tra etnie la cui forza risiede nel numero di detenuti e di guardie amiche.<br />
Mentre fuori dal film, qui, nella nostra realtà, la politica rifiuta di migliorare le carceri e propone la costruzione di nuove sedi, associazioni come <a href="http://www.associazioneantigone.it/">Antigone </a>e il <a href="http://detenutoignoto.blogspot.com/">Detenuto Ignoto</a> chiedono l&#8217;istituzione di una commissione di inchiesta per le morti in carcere. Un mondo parallelo, opaco, un universo chiuso in cui è difficile osservare cosa accade. Perché la pena  non sia l’unica soluzione (a volte fallimentare). Perché un uomo che ha sbagliato, e deve pagare ed essere rieducato, possa sempre e comunque conservare la propria dignità.</p>
<p>p.s. Coincidenze. Al termine della proiezione, in bus, incontro una mia compagna di liceo. Non la vedevo da vent’anni. Alfredo mi chiede, chi è? È Stefania, quella che leggeva romanzi russi. Dostoevskij è tra noi.</p>
<p>p.p.s. Galimberti, su d di Repubblica, pubblica una <a href="http://d.repubblica.it/dmemory/2011/10/29/lettere/lettere/230umb765230.html">lettera</a>, pertinente, e, illuminante su pena morte e carcere</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2010/02/Il-profeta.-jpg.jpg" rel="lightbox[2636]"><img class="alignleft size-full wp-image-2637" title="Il profeta" src="http://blog.estrogeni.net/wp-content/uploads/2010/02/Il-profeta.-jpg.jpg" alt="" width="200" height="280" /></a></p>
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