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Il futuro da condividere

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Stamattina, è passata di qui Chiara. Sebbene non abbia potuto (per tutta una serie di ragioni che spero di aver ben motivato) dire di sì ad una richiesta di stage, ho dato qualche suggerimento (spero utile) su come muoversi a Roma, tra eventi e non profit. Quello che le piace e su cui non siamo, al momento, concentrati in termini di business.
Domani, toccherà a Rocco. Gli proporrò uno stage retribuito nel reparto web-marketing. Che l’anno scorso non potei offrirgli.
In settimana, ho inviato qualche consiglio a Domenico per la tesi di laurea.
Vittorio e Francesco, ormai, sono in pianta stabile. Valentina c’è stata.
Penso che essere insegnanti è un po’ come essere imprenditori.
Ce l’hai dentro o no. Non inizi ad esserlo quando ti firmano un contratto. Non smetti di esserlo quando un contratto scade. Non guardi al profitto. Non guardi al domani. Rifletti sui contributi che puoi dare e non su quelli che ti spettano. Non vendichi né rivendichi.
Fai politica. Senza comizi, senza tessere, senza voti.
Ricordi le origini ma non ne sei schiavo. Sei consapevole del presente ma non te ne lasci condizionare. Il tuo orizzonte è il futuro.
Perciò, comprendi quando chi lavora con te non ti comprende. Sai che non è tenuto a farlo. Sai che comprenderà.
Perché sai che il futuro è anche suo. Soprattutto, suo.
Qui e altrove. Soprattutto, altrove.

Pregiudizio e orgoglio

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Pregiudizio. Dei mediorientali, dei neri, della religione, del sesso, del cibo.
Orgoglio. Dei mediorientali, dei neri, della religione, del sesso, del cibo.
C’è tutto il bello dell’America, in Niente velo per Jasira.
Le contraddizioni che avvicinano e i contrari che uniscono. Il we can ma anche il we could. Un inno alla vita, insomma. Dal primo al centoundicesimo minuto.
Buona visione, se vi venisse voglia di prendervi una vacanza dalla vacanza e l’arena estiva più vicina non fosse presidiata dal maghetto o dalle scaglie caraibiche.
locandina niente velo per jasira1 210x300 Pregiudizio e orgoglioEstrogeni   Alfredo Borrelli   CEO

Più efficiente Brunetta o Twitter?

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Per noi è diventato uno strumento abituale di comunicazione. Semplice e quotidiano come accendere il cellulare appena svegli o controllare la posta prima di andare a dormire. Qualcuno, nella terra in cui ci piacerebbe andare a vivere ne ha capito le potenzialità e ne fa un uso concreto e vantaggioso. Per la collettività. È il governo londinese che con Template Twitter Strategy for Government Departments, ha avviato una politica di sensibilizzazione dell’amministrazione pubblica affinchè i dipendenti utilizzino twitter – opportunamente formati dal libello di cui sopra – per comunicare in modo migliore con i cittadini, a patto che i messaggi postati siano umani e credibili. Se è un’attività che Atac svolge regolarmente, seguito dalla telefonica 3, di esempi di pubblica amministrazione efficiente si trova soltanto il profilo del ministro Brunetta, che, tra i 5 politici italiani presenti su Twitter ha il numero più alto di followers .Due considerazioni, anzi tre. 1) Quando vai all’estero o leggi di esperienze di altri paesi europei resti colpito e ti domandi: come può un politico che ha sempre e solo fatto il politico avere a cuore la res publica se non ha mai camminato a piedi per le strade della città, o non ha mai utilizzato gli autobus? Come può comprendere il disagio di una strada trafficata se si muove in auto blu, o temere furti, rapine e violenze se non vive in periferia ed è costantemente scortato? Aggiungo, se un politico è politico in Italia dove il merito è un’utopia e la carriera televisiva (…) è propedeutica a quella politica come fa a capire che gli stakeholder sono i cittadini che vanno ascoltati, seguiti, informati, coccolati come i primi e migliori clienti? Come fa a considerarli per quello che realmente sono? I tuoi datori di lavoro, i tuoi clienti, i membri del tuo board? 2) Gli uffici pubblici hanno orari pubblici. Nel senso che sono pubblicati, ma sono assolutamente fuori dalla realtà. Per richiedere un’informazione lo devi fare esclusivamente negli orari di lavoro. Loro. Dalle 8.30 alle 12, dal lunedì al venerdì, un paio di volte a settimana di pomeriggio. Dalle 15 alle 17! Qualcuno, lassù, è a conoscenza del fatto che normalmente le aziende fanno orari lunghi e che per andare a richiedere un certificato, che normalmente serve per un altro ufficio pubblico teoricamente già in possesso di chi te lo richiede, devi prendere un permesso al datore di lavoro? Ma se non comprendi questo non puoi immaginare che se ci fosse Twitter in tempo reale, senza spostarsi dall’ufficio, senza sprechi di carta, potresti avere informazioni, smistare richieste, fare operazioni, avere riscontri (audit, si direbbe). In tempo reale. Con un Twitt. Vantaggi infiniti: tempo risparmiato, costi abbattuti,  carta non sciupata, efficienza guadagnata. Ultima considerazione, una provocazione non mia, che trovo interessante e condivido. E se l’impiego pubblico fosse una opportunità per tutti e non un privilegio per pochi? Un’opportunità concessa, per legge, a tutti i cittadini italiani per un periodo definito della propria vita. Un fiume di know know, risorse, entusiasmo, passione civica sempre attiva sgorgherebbe dal popolo a favore del popolo.

p.s. mentre scrivo leggo della firma del protocollo d’intesa su Reti Amiche. Confcommercio promuoverà l’installazione di punti di accesso alla pubblica amministrazione all’interno dei centri commerciali, con l’obiettivo di arrivare a 100mila punti di accesso entro l’anno, per offrire servizi nei fine settimana, senza code e senza un euro di costo in più, ai cittadini-clienti. Mentre verifico queste informazioni, soprattutto l’ultima, mi chiedo: caro Ministro, ma non potevi farlo su Twitter?!?

Noi, ragazzi di oggi, noi

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Ieri, due battute sul passato e sugli anni ‘80 mi hanno fatto scoprire che la Fox mi ha dedicato un canale Retrò e che, tanti, oggi, non sanno cosa siano i crystal ball. e allora ho pensato di dedicarci un post. A noi, nati e cresciuti nei mitici meravigliosi anni ’80. etichettati come generazione FB, 30enni bamboccioni, forse nessuno si è preso la briga di andare più a fondo. Abbiamo vissuto provato e sperimentato il massimo del benessere.
Figli di genitori euforici e con la mania del consumismo siamo quelli che, più di tutti, ci siamo visti cambiare le regole: della scuola, del lavoro, della famiglia. Ci siamo confrontati con le nuove tecnologie e abbiamo riscoperto il sapore delle cose semplici del passato: la nutella, i cartoni strappalacrime, le feste di compleanno a casa senza animatori, la barbie, i telefilm veri, i quiz di Mike, le vecchie lauree, madonna, jacko, i duran duran. Siamo stati accusati di essere ignoranti e lontani dalla politica: eravamo impegnati altrove, nel volontariato e nei servizi, in quelle attività che, oggi, sono diventate una professione. Chi ha lasciato la propria città, quelli senza una carriera padre/figlio avviata medico, avvocato, professore, oggi li ritrovo nelle attività di comunicazione, nei new media, nelle associazioni. Ci caratterizza una cultura più profonda e senza crediti, un’attenzione ai valori essenziali, un senso di rispetto per l’ambiente, un’apertura alle frontiere. Senza figli, viviamo in città grandi e in case piccole. Non abbiamo paura del futuro. La crisi l’abbiamo già vissuta quando abbiamo abbondanto il consumismo sfrenato per passare alla morigeratezza degli anni ’90. Ci avvaliamo dell’intelligenza virtuale dei giovani per riempirla di contenuti, mettiamo la logica al servizio dell’informatica, soli sperimentiamo la rete per creare network e relazioni e ci riprendiamo il potere della scrittura. Ridiamo vita a ciò che sembrava obsoleto valorizzandolo con la tecnologia. stiamo cambiando un’altra volta le regole?
Restiamo in attesa di comunicazioni.

Ascolta Anna dai capelli rossi

Save the future

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Tra poco meno di un’ora. Giornata di esami all’università. Giornata di appuntamento in costiera amalfitana, per un nuovo progetto di marketing territoriale. Giornata di novità.

Poco più d’una settimana fa. C’eravamo lasciati con un save the date, alla faccia della scaramanzia.

Quasi un anno fa. Quando abbiamo deciso di metter su questo blog, pensavamo ad uno spazio aperto e il più limpido possibile, dove non si parlasse esclusivamente di cose rientranti o incidenti la normale attività professionale. Ci siamo sempre sforzati di condividere umori, spostamenti, arrivi, partenze, commesse, fatturati, bilanci. Che poi, è il nostro tratto distintivo.
Quello che ci dà la possibilità – e quasi sempre la soddisfazione – di poter lavorare in trasparenza con giovani brillanti, educati, colti e appassionati. Investendo su di loro. E vedendoli crescere e pure andar via. E apprezzandoli in ogni caso.

Oggi, mi piace dire che questo percorso è stato riconosciuto e apprezzato anche al di fuori. Da chi socio non era e mai ha lavorato con noi. Ma che, a nostra insaputa, ci ha seguito per anni, da lontano e in silenzio. Con simpatia e affetto, nel tempo tramutatisi in interesse. Anche finanziario.

E che da poche ore, socio lo è. Al 10%.
Avendo deciso di investire, lui, su di noi

Si chiama Giovanni Diurni, avvocato, imprenditore e docente universitario.

Si traduce in enorme responsabilità, per tutti ma soprattutto per me. Il cedente.

Si legge con rispetto e il giusto distacco.

Si metabolizza con una soddisfazione per il percorso fin qui condotto.

Come tutto ciò possa trasformarsi in utilità (non solo economica), è cosa su cui lavorerò. D’ora in poi.

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