alfredo borrelli scienze della comunicazione salerno

Aperti per ferie

Daniela

By Daniela
Published 7th August, 2009

Dal 10 al 21 agosto, anche se i nostri uffici saranno chiusi, noi in realtà saremo aperti. Al mondo, ai rumor, alle sensazioni, agli odori, ai colori, alla gente e ai posti nuovi in cui ci imbatteremo, ai libri che leggeremo, alle storie che sentiremo. Fuori dagli uffici, dentro le strade, al mare, in montagna, in città, apriremo gli occhi e la mente all’ozio creativo. Arte, musica, tradizioni, contaminazioni. Liberi di pensare, sognare, immaginare, oziare. Liberi di accogliere il nuovo e dare il via al processo creativo.
Riapriremo l’agenzia il 24, carichi di novità e con una lunga lista di cose da fare: trovare una nuova sede, un nuovo account, una nuova risorsa per i new media, nuovi clienti, girare il nuovo spot di Apurimac, finalizzare la pianificazione Soratte, seguire La ragazza che giocava con il fuoco e tanto altro. Ma questo è un altro post. E forse, anche più d’uno.
Buone vacanze a tutti.

Uno scandalo lungo tredici anni

Alfredo

By Alfredo
Published 31st July, 2009

Di off-topic in off-topic, sento anch’io di voler dire qualcosa sulla vicenda Parent Project. Dove la vergogna è trasversale e non etichettabile. Riguarda tutti e coinvolge tutti. Destra, sinistra, centro, alto, basso, avanti e indietro.
Ho letto gli appelli di Davide e Daniela, concordo con loro.
Sono solo un po’ più pessimista, se possibile.
Perché in una città in cui la giunta al governo alimenta la propria ricerca del consenso attraverso una campagna che nella sostanza premia l’illegalità; in un paese che si fa scudo fiscale per evasori incontrollati e che mai saranno controllati, dal rientro in poi; in un mondo in cui una persona può morire in spiaggia e lì beatamente restarci steso nell’indifferenza totale; la chiusura di un’associazione seria, pulita, motivata, fatta da chi la sofferenza la vive in prima persona e non ha la fortuna (tra virgolette) di potersene fare una ragione professionale di vita, è nell’ordine delle cose.
Lo scandalo, è che abbia retto più di un decennio.
Buona fortuna, Filippo. Noi meritiamo ben altro.

Più efficiente Brunetta o Twitter?

Daniela

By Daniela
Published 29th July, 2009

Per noi è diventato uno strumento abituale di comunicazione. Semplice e quotidiano come accendere il cellulare appena svegli o controllare la posta prima di andare a dormire. Qualcuno, nella terra in cui ci piacerebbe andare a vivere ne ha capito le potenzialità e ne fa un uso concreto e vantaggioso. Per la collettività. È il governo londinese che con Template Twitter Strategy for Government Departments, ha avviato una politica di sensibilizzazione dell’amministrazione pubblica affinchè i dipendenti utilizzino twitter – opportunamente formati dal libello di cui sopra – per comunicare in modo migliore con i cittadini, a patto che i messaggi postati siano umani e credibili. Se è un’attività che Atac svolge regolarmente, seguito dalla telefonica 3, di esempi di pubblica amministrazione efficiente si trova soltanto il profilo del ministro Brunetta, che, tra i 5 politici italiani presenti su Twitter ha il numero più alto di followers .Due considerazioni, anzi tre. 1) Quando vai all’estero o leggi di esperienze di altri paesi europei resti colpito e ti domandi: come può un politico che ha sempre e solo fatto il politico avere a cuore la res publica se non ha mai camminato a piedi per le strade della città, o non ha mai utilizzato gli autobus? Come può comprendere il disagio di una strada trafficata se si muove in auto blu, o temere furti, rapine e violenze se non vive in periferia ed è costantemente scortato? Aggiungo, se un politico è politico in Italia dove il merito è un’utopia e la carriera televisiva (…) è propedeutica a quella politica come fa a capire che gli stakeholder sono i cittadini che vanno ascoltati, seguiti, informati, coccolati come i primi e migliori clienti? Come fa a considerarli per quello che realmente sono? I tuoi datori di lavoro, i tuoi clienti, i membri del tuo board? 2) Gli uffici pubblici hanno orari pubblici. Nel senso che sono pubblicati, ma sono assolutamente fuori dalla realtà. Per richiedere un’informazione lo devi fare esclusivamente negli orari di lavoro. Loro. Dalle 8.30 alle 12, dal lunedì al venerdì, un paio di volte a settimana di pomeriggio. Dalle 15 alle 17! Qualcuno, lassù, è a conoscenza del fatto che normalmente le aziende fanno orari lunghi e che per andare a richiedere un certificato, che normalmente serve per un altro ufficio pubblico teoricamente già in possesso di chi te lo richiede, devi prendere un permesso al datore di lavoro? Ma se non comprendi questo non puoi immaginare che se ci fosse Twitter in tempo reale, senza spostarsi dall’ufficio, senza sprechi di carta, potresti avere informazioni, smistare richieste, fare operazioni, avere riscontri (audit, si direbbe). In tempo reale. Con un Twitt. Vantaggi infiniti: tempo risparmiato, costi abbattuti,  carta non sciupata, efficienza guadagnata. Ultima considerazione, una provocazione non mia, che trovo interessante e condivido. E se l’impiego pubblico fosse una opportunità per tutti e non un privilegio per pochi? Un’opportunità concessa, per legge, a tutti i cittadini italiani per un periodo definito della propria vita. Un fiume di know know, risorse, entusiasmo, passione civica sempre attiva sgorgherebbe dal popolo a favore del popolo.

p.s. mentre scrivo leggo della firma del protocollo d’intesa su Reti Amiche. Confcommercio promuoverà l’installazione di punti di accesso alla pubblica amministrazione all’interno dei centri commerciali, con l’obiettivo di arrivare a 100mila punti di accesso entro l’anno, per offrire servizi nei fine settimana, senza code e senza un euro di costo in più, ai cittadini-clienti. Mentre verifico queste informazioni, soprattutto l’ultima, mi chiedo: caro Ministro, ma non potevi farlo su Twitter?!?

Buttiamola in politica. Ovvero PD for President

Alfredo

By Alfredo
Published 28th July, 2009

Tessere, risse e angosce.
Ci diciamo da sempre stanchi dei soliti volti e lo sogniamo dunque giovane, deciso e coraggioso.
Ci diciamo da sempre stanchi dei soliti pavidi e lo cerchiamo dunque attraente e incurante del pericolo.
Ci diciamo da sempre stanchi dei soliti freddi e lo immaginiamo dunque bello e seducente.
Ci diciamo da sempre stanchi dei soliti politici di carriera e lo descriviamo dunque libero e impolitico.
Ci diciamo da sempre stanchi dei soliti arroganti e lo identifichiamo dunque affabile e cortese.
Ci diciamo da sempre stanchi dei soliti compromessi e lo sentiamo dunque ambizioso e carismatico.
Ci diciamo da sempre stanchi dei soliti frigidi e lo ascoltiamo dunque sensuale e appassionato.
Ci diciamo da sempre stanchi dei soliti seriosi e lo attendiamo dunque carico e spiritoso.
Ci diciamo da sempre stanchi dei soliti uomini e lo vogliamo dunque donna.
Diciamocela tutta. Al dunque, Patrizia D’Addario sarebbe il miglior leader del Partito Democratico.
Giovane, decisa, coraggiosa, attraente, incurante del pericolo, bella, seducente, libera, impolitica, affabile, cortese, ambiziosa, carismatica, sensuale, appassionata, carica, spiritosa.
Infine. Ce lo vedete Berlusconi sostenere un face to face con PD? In tv, intendo…

 

Ancora noi: bastoncini e big babol

Daniela

By Daniela
Published 24th July, 2009

Sull’onda del post di due giorni fa che ha riscosso successo e commenti, e che oggi a pranzo ci faceva parlare di piedone, girella, tegolino e bastoncini fritti, passando per le big babol, ritorno sul tema. Anzi su uno e mezzo. Il mezzo è la segnalazione di un interessante articolo sulla generazione Y, quella che segue la nostra, la X. Ad essi ci lega il senso di nostalgia. Più spauriti di noi, fanno i conti con il passato recente. Ventenni nostalgici, ma di una nostalgia rapida, veloce, istantanea, ventenni da tenere d’occhio. Lettori di Harry Potter si affidano al potere della magia per sfuggire a una realtà di incertezza.L’uno è più metodologico e lo ritrovo nella frase dello stesso articolo: La scoperta, per la gioia dell’industria sempre in cerca di un pubblico nuovo, arriva proprio dal successo di Harry Potter. Banale, ma non scontata. Stamattina mi confrontavo con Alfredo sul fortissimo appeal degli anni ’80 e sull’apparente totale assenza di strategie di marketing per questo segmento della popolazione.  Da comunicatore mi domando quanto questo target sia influenzabile (ne faccio parte e, come tutti, credo di non esserlo…). Prosaicamente ne traccio un profilo e apro una riflessione, sperando che sfoci in una discussione con i nostri lettori. Profilo: uomo donna, 30/35 enne, vive nelle grandi città (dove è arrivato per studio o lavoro), ha un’interessante potenziale capacità di spesa, viaggia, passa molto tempo fuori casa, si nutre di cultura, sperimenta cucine di tutte le etnie, è radical chic nella scelta degli abiti, attento al benessere del corpo, conosce e pratica filosofie orientali, suona, canta, legge, segue Obama e spera nel futuro. Non guarda la tv. Fa una spesa etica, ricicla, ama le cose semplici e genuine. E, allora, dove forma i suoi gusti? Dove lo si intercetta? Perché indossa le Camper e legge Repubblica? Perché non fuma e beve moderato?
Come si avvicina il ragazzo degli anni ’80? Il successo è semplicemente il revival? Una semplice replica di quello che ama? O la leva è la rete, come ci ha insegnato l’ultima campagna elettorale americana?
Si attendono confronti.

p.s. Ieri sera a cena con due matematici puri. Mi citano un testo che non conoscevo: Gödel, Escher, Bach: un’eterna ghirlanda brillante. Se dovessi sintetizzarlo in una parola direi contaminazione, se dovessi visualizzarlo direi sperimentazione. I due aggettivi della nostra generazione.

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