alfredo borrelli scienze della comunicazione

New

Alfredo

By Alfredo
Published 4th November, 2010

Entry.
È Paola, 27 anni, laureata in Scienze della Comunicazione all’Università di Salerno. Come avevamo già accennato, si occuperà – con la supervisione di Lorenzo – dello sviluppo commerciale di Estrogeni. Un incarico non da poco, per una persona che, però, nel corso delle proprie esperienze, ha dimostrato di avere volontà, tenacia, intraprendenza. Quando l’ho incontrata la prima volta nella hall di un hotel di Milano, mi ha colpito la voglia di fare e di esserci. Con schiettezza, misura e senza alcuna smisurata velleità. Era lì per un lavoro a tempo di portalettere, tra porte e navigli. Ecco, mi è piaciuto subito immaginarla come latrice della nostra immagine in lungo e largo. Oltre le porte e i navigli.
Office.
A giorni, saremo in grado di dare avvio ai lavori per la ristrutturazione del nuovo ufficio. È stato necessario svolgere un accurato lavoro di screening (materiali, impianti, costi), in relazione alle offerte ricevute dalle tre ditte coinvolte.
Intanto, le rate del mutuo sono partite. Contando di arrivare a destinazione prima noi…
People.
Ho condiviso con i soci la necessità di uno sforzo economico, per far sì che Paola non sia l’unico nuovo ingresso. Abbiamo voglia di infilzare in contropiede la crisi e investire sui nostri sogni. Credo che con l’acquisizione di un altro paio di risorse (ben selezionate) nell’area webdesign e webmarketing, riusciremo ad essere ancora più competitivi. Superfluo, quasi, dire che la Campania (e, in particolare, per una serie di ragioni ampiamente comprensibili, Salerno, in senso lato) resta il bacino d’estrazione prediletto.

Comunicazione interna

Alfredo

By Alfredo
Published 2nd November, 2010

Ci avviamo verso la chiusura dell’ottavo bilancio societario.
Non so ancora esattamente se riusciremo a ripetere le performance dei tempi passati, che ci hanno visto crescere in media del 20% l’anno. Su questo, torneremo tra qualche settimana.
Ho preso, invece, consapevolezza che da quella che ci piace definire economia di relazione, è giunto il momento di passare alla più ampia e meno protetta fase di economia di mercato.
Come una molla tirata al massimo, abbiamo occupato tutti (e anche più di tutti, in certi frangenti) gli spazi che le nostre conoscenze, le nostre esperienze, il nostro (e altrui) passaparola potevano offrire.
Da subito, se vogliamo mantenere il posizionamento acquisito (in termini di fatturato, qualità delle prestazioni, personale assunto), occorre agire.
Per questo, da domani, avremo con noi una risorsa interamente dedicata ad una sistemica attività di new business. Per questo, mi piacerebbe che tutti noi Estrogeni, entro venerdì, fossimo in grado di indicarle un settore da puntare e due aziende da contattare, in base a quelle che riteniamo (motivandole) le nostre peculiarità più spendibili e – presumibilmente – più appetibili.
Perché mi piace pensare che sia un dovere, per l’imprenditore responsabile, fare il primo passo (e investimento). Perché mi piace pensare che sia un’opportunità, per il dipendente consapevole, contribuire a tracciare il percorso. Perché mi piace pensare di poter costruire insieme ciò che insieme potrà darci serenità.
Vi aspetto.

Re-tuning

Alfredo

By Alfredo
Published 23rd August, 2010

Era un modello Autovox grigio e nero e captava i rumori di fuori attraverso un’antenna che svettava dal finestrino destro come una piuma dal cappello di un alpino. Era la prima autoradio che in famiglia abbiamo maneggiato.
Proprio così, maneggiato. Due manopole. Una a sinistra (per il volume), l’altra a destra per la sintonizzazione. Il display in mezzo, con la levetta a fare su e giù tra le due bande.
Ascoltavamo poche musicassette, tempestati com’eravamo dai giornali radio che mio padre leggeva con le orecchie. Fino all’ultima notizia di sport. Dunque, l’ordine di arrivo di qualche corsa ciclistica preparatoria ai classici mondiali di settembre (tenevo per Moser anche se mi sembrava più prete di Saronni, lui troppo italiano per imporsi a livello internazionale). Perché ad agosto, stavamo tutt’insieme e tutt’insieme ci muovevamo lungo la A1 o la E45, da sud a nord.
Generalmente, considerati tempo e clima, si parlava di governi balneari che nulla avevano a che fare con la gestione dei litorali. Onde anomale della politica italiana, prima e più delle benedizioni montanare da ampolle scure o oscurantiste.
Quando poi ci fermavamo da qualche parte e la estraevamo (l’Autovox) per paura che ce la rubassero, era un altro tipo di maneggiamento (il correttore automatico mi dà vaneggiamento e inquieto penso che il correttore automatico mi conosca più di quanto immagini). Si andava fieri, dell’Autovox sottobraccio, che ti faceva costruire un semicerchio sulla destra, con il gomito appuntito e pericolosamente proteso verso il fianco dei passanti di ritorno.
Aspettando di risalire in auto, giocherellavo con il tasto eject.
Mi sono sempre piaciute le vacanze on the road, sin da allora.
Mi piace guidare, mi piace fermarmi, mi piace guardare attorno, mi piace immaginare.
Mi piace ascoltare la radio, mi piace ascoltare le notizie.
Quest’estate, una grande novità ha sconvolto le mie abitudini di automobilista.
Per la prima volta, una radio che non sia Isoradio è partner di Autostrade per l’Italia. Si tratta di RTL 102.5.
Al di là delle ragioni commerciali che hanno condotto alla scelta di una radio privata per la diffusione in via ufficiale di aggiornamenti sulla viabilità, abbiamo assistito ad un confronto aperto e forte (in termini di comunicazione) tra le due emittenti.
Un’esemplare battaglia di posizionamento, talmente lampante da risultare addirittura accademica.
Per RTL 102.5, la novità è così importante da lasciarle annunciare (nientedimenoche) cancelliamo il passato. Da oggi, nulla sarà come prima.
Diretto, impattante, senza dubbio vero, abrasivo.
Isoradio, invece, ha sentito l’esigenza di mutare il proprio. Non rinunciando al ruolo di servizio informativo ma puntando con maggiore forza sulla musica. Così da condividere un più informazione sicura, più musica italiana.
Preciso, qualificante, furbo, direi quasi obbligato.
Abbiamo assistito, dunque, ad un chiaro e voluto sconfinamento (pesante, in un caso; raffinato nell’altro) nei reciproci (e fino a ieri, distinti) campi d’azione. Capita sempre più raramente, perciò mi sono lasciato andare a queste riflessioni.
Non sappiamo se sarà sufficiente per Isoradio un più o un sicura o un’italiana, per continuare a primeggiare nella memoria e nelle abitudini degli automobilisti (a partire da me); di sicuro, possiamo immaginare che, per RTL 102.5, saranno altissimi i ritorni in termini di branding (a partire dalla presenza del nome sui tutor lungo i tratti autostradali, dove è vietato altrimenti fare pubblicità).
Anche perché, la sensazione che ho ricavato da automobilista e ascoltatore, è che RTL 102.5 non ha ancora saputo (o voluto? del resto, modificare un profilo consolidato e vincente è la cosa più difficile) dare un taglio alla propria programmazione utile ad esaltare il contenuto informativo di cui dispone in esclusiva.
Mi ricorda il primo Milan berlusconiano (lo sapevo, che finivamo per parlare di calcio…), che acquistava grandi giocatori anche solo per tenerli in panchina. Dava prova di forza, otteneva titoli di giornale, incrementava il numero di abbonati, indeboliva la concorrenza.
Ha sì vinto tanto, in Italia e nel mondo, ma oggi, a pochi anni di distanza, smarrendo quella parvenza di identità artificiosamente costruita con investimenti irrazionali, è ridotto a farsi dare in prestito giocatori dal Genoa e a vedere la rivale più importante, l’Inter, vincere in sequenza tutto il vincibile.
Ma quelli, diranno con sicurezza a RTL 102.5, erano altri tempi.
Ed è vero.
C’era ancora l’Autovox con l’antenna da alpino. C’erano ancora le musicassette. C’era De Napoli.
Ma, al di là di ogni metafora, resta (centrale) il problema dell’identità. Della sua costruzione, della sua tutela. In auto e fuori.

When I web

Alfredo

By Alfredo
Published 23rd March, 2010

Divertente, quest’iniziativa del Moma di New York.
Leggendo, mi sono allora chiesto cosa l’@ rappresenti per me.
Mi sono risposto domandami ulteriormente (capita spesso) quand’è che mi senta web.
Mi sento web, quando esco di casa la mattina e saluto il vicino.
Mi sento web, quando passo davanti alla scuola Charlie Chaplin e sorrido ai bambini.
Mi sento web, quando mi fermo subito dopo a salutare il venditore di calzini.
Mi sento web, quando prendo al volo l’autobus, mi siedo ma alla fermata successiva mi alzo per lasciar sedere un uomo con le buste della Sma.
Mi sento web, quando entro dal salumiere che sembra uscito da un telefilm ed è lui a decidere nella scena successiva cosa e quanto debba mangiare a pranzo.
Mi sento web, quando arrivo in ufficio e saluto i ragazzi.
Mi sento web, quando mi accaloro in discussioni con clienti e fornitori.
Mi sento web, quando Marco porta Il Messaggero (del giorno prima) e do una sbirciata al Giorno (prima) di Branko.
Mi sento web, quando il giorno dopo dico che Branko non capisce nulla.
Mi sento web, quando scrivo un post.
Mi sento web, quando leggo i post degli altri.
Mi sento web, quando Daniela entra con una scusa qualunque solo per vedermi.
Mi sento web, quando vado da Daniela con una scusa qualunque solo per vederla.
Mi sento web, quando chiudiamo un lavoro.
Mi sento web, quando faccio new business.
Mi sento web, quando fatturo.
Mi sento web, quando controllo il conto online e vedo che il cliente si è attenuto ai tempi di pagamento.
Mi sento web, quando torno a casa a piedi.
Mi sento web, quando la sera riesco a pensare ma non al giorno dopo.
Mi sento web, quando la notte penso al giorno dopo.
Mi sento web, quando la mattina ricordo i sogni che ho fatto pensando al giorno dopo.
Mi sento web, quando a colazione il latte è caldo abbastanza.
Mi sento web, quando il caffè che preparo è così buono che si può bere amaro.
Mi sento web, quando l’acqua della doccia è calda.
Mi sento web, quando sono vivo (e mi sento vivo, quando provo emozioni).
Non mi sento web, quando prevale la retorica del web.

In conclusione

Alfredo

By Alfredo
Published 18th March, 2010

Dedicato a Francesco (e lui sa perché…) e a tutti quelli che, ben prima di lui, mi hanno scelto, per disperazione o coraggio, quale relatore della propria tesi di laurea. Sono stati due anni intensi, vivaci, stimolanti, dialettici, chilometrici. Talvolta, volutamente disaggreganti.
Ci torneremo. Per il momento, grazie a tutti.
“Parlava con tutti. Perché appartiene a questa cultura di ebeti. Bla, bla, bla. Appartiene a questa generazione che è fiera della propria superficialità. La performance. La performance sincera è tutto. Sincera e vuota, completamente vuota. La sincerità che va in tutte le direzioni. La sincerità che è peggio della falsità e l’innocenza che è peggio della corruzione. Tutta l’avidità che si nasconde sotto la sincerità. E sotto il gergo. Questo splendido linguaggio che hanno tutti – in cui sembrano credere -, queste chiacchiere sulla loro mancanza di autovalorizzazione, quando l’unica cosa di cui sono sempre convinti, in realtà, è di avere diritto a tutto. L’impudenza la chiamano tenerezza, e la crudeltà è camuffata da autostima perduta. Anche Hitler mancava di autostima. Era il suo problema. È una truffa, quella che questi ragazzi hanno messo in piedi. L’iperdrammatizzazione delle emozioni più insignificanti. Relazione. La mia relazione. Chiarire la mia relazione. Devono solo aprire bocca per mettermi con le spalle al muro. Il linguaggio che usano è una summa della stupidità degli ultimi quarant’anni. Conclusione. Eccone una. I miei studenti non sono capaci di stare in quel posto dove deve svolgersi il ragionamento. Conclusione! Sono fermi al racconto tradizionale, con il suo principio, la sua parte di mezzo e la fine: ogni esperienza, per quanto ambigua, per quanto intricata o misteriosa, deve prestarsi a questa normalizzazione, a questo cliché formalizzante da anchorman televisivo. Ogni ragazzo che dice conclusione, lo boccio. Vogliono la conclusione? L’avranno”. (P. Roth, La macchia umana)

123