alfredo borrelli estrogeni

La creatività non è un lusso

Lorenzo

By Lorenzo
Published 11th January, 2011

Appare alquanto innaturale l’espressione di un mio concetto sulla creatività, ritenendomi una persona – sia per approccio comportamentale che per esperienza professionale – lontano da qualcosa che si fa fatica a definire, se non riferita ad un ambiente quale un’agenzia di comunicazione, in cui da qualche anno lavoro.
I partner di Estrogeni mi hanno spesso sentito dire che occorre fare lo sforzo di mutare pelle e passare dall’essere – appunto – un’agenzia di comunicazione ad un’azienda che fa comunicazione. Non mi soffermo sulla differenza e lascio a ciascuno imputarle un peso e un valore etimologico opportuno.
Questo preambolo mi serve per rimarcare la radice della mia estrazione professionale, a cui facevo riferimento. A distanza di tempo, riscopro che anche negli anni in cui ho lavorato in settori (apparentemente) lontani da quello della comunicazione, ad esempio logistica o internazionalizzazione della produzione vitivinicola italiana d’eccellenza, il tanto inflazionato termine creatività aveva, per il personale modo di affrontare le situazioni e le necessità che il lavoro propone nella sua quotidianità, un suo diritto ad esistere.
Certo, magari fino a qualche giorno fa, mi mancava la composizione verbale del concetto, ma ora sono sempre più certo e convinto che la creatività alla fine è qualcosa che, in forme diverse e in modi diversi, appartiene a chiunque appassionatamente (non necessariamente, quindi, in presenza di una passione dentro) si lega e si lascia avvincere dal meccanismo utile a trovare soluzione (o il second best, come direbbero gli economisti) al problema che si sta affrontando.
Quando, finalmente, proprio il 6 gennaio, mentre ero in sala d’attesa a Roma per prendere il treno per Napoli, leggo un bell’articolo sul Sole 24 Ore dal titolo “Napoli 2011: pizza, Vesuvio e un manager a Estée Lauder”. Mario Platero intervista Fabrizio Freda, ingaggiato qualche anno fa per portare ordine nella gestione di uno dei più grandi gruppi del lusso al mondo.
Sin dalle prime parole, il Ceo di Estée Lauder cita come componente essenziale dei suoi successi professionali l’equilibrio tra “il training di disciplina (appreso nella ventennale esperienza alla Procter&Gamble) e le mie origini napoletane, vale a dire lo spirito creativo dell’amore per la vita che è la parte positiva di Napoli”.
Continuando, mi sono sentito partecipe e orgoglioso che un conterraneo avesse riportato sui binari del successo un gruppo da 8 mld di dollari di fatturato, mettendoci anche qualcosa che la sua terra d’origine ha aiutato a formare nella propria coscienza.
Ma la sorpresa, quella vera, era prossima a venire ed è racchiusa nella parte centrale dell’intervista.
Prima, lo scenario. Che riguarda tutti.
“…La crisi del 2007-2009 ha messo in evidenza la fragilità di un sistema troppo loose, troppo decentrato quando occorreva serrare le fila per rispondere a due sfide sconosciute: la più grave recessione dagli anni Venti e una nuova sfida geografica e demografica in arrivo dai mercati asiatici. La crisi aveva messo a nudo debolezze invisibili negli anni buoni: poca coesione fra le varie divisioni, mancanza di un disegno organico di sviluppo. La creatività c’era ma, lasciata a se stessa, esprimeva anche forze centrifughe che poco si conciliavano con un’esigenza di centralità e di gestione e controllo in un momento difficile sia sul piano tattico sia su quello strategico. I valori di Estée Lauder sono nell’area del prestigio, del lusso, dell’alta qualità e quindi dell’esclusività ma il mondo del lusso e del prestigio può beneficiare di un modello di business più rigoroso. E questo accadrà un po’ dappertutto nei prossimi anni, perché il mondo del lusso è sempre più globale, e competitivo: l’aumento della competitività imporrà maggiore rigore e disciplina salvando imprenditorialità e creatività, più forti in questo mondo che in quello del largo consumo…”.
Poi, l’affondo. Che riguarda molti di noi.
“…La creatività nasce da due cose. Da un dono naturale, istintivo di immaginare una cosa che nessun altro aveva mai pensato prima. Oppure c’è chi esprime creatività connettendo punti che nessuno ha mai connesso prima. Questo secondo punto a Estée Lauder non c’era. Introdurlo mi ha consentito di conciliare creatività e disciplina…”.
L’articolo prosegue ma è quest’ultimo punto che ha aiutato (me, che non frequentavo Beniamino Placido), finalmente, a dare nome a ciò che costantemente – pur non riuscendo a verbalizzarla nella maniera opportuna – mi ha accompagnato negli anni sul lavoro, pur non svolgendo assolutamente compiti e mansioni che classicamente si pensa possano essere assistiti dalla creatività.
Oggi, sono contento di poter dare un nome a qualcosa che ho sempre pensato di avere, ovvero la capacità di mettere in relazione dei punti che esprimono per loro stessi già un pieno significato, ma che se posti in connessione probabilmente costituiscono la soluzione.

Goodbye, Soratte

Daniela

By Daniela
Published 1st January, 2011

Erano le donne con le foglie.
Era la ragazza sull’albero.
Era la ragazza con l’uccello.
Era l’inizio della stagione dello shopping selvaggio.
Era il primo concorso per modelle online. Era il sostegno ad Unicef.
Era la prima pista gratuita di pattinaggio sul ghiaccio.
Era l’inaugurazione. Erano i primi eventi. Era lo shoptainment.
Era la donna sulla poltrona. Era la pagina Facebook. Era la ragazza in bici.
Era la parete, gigante, di Corso Francia. Era il 90, la metro, l’A1.
Era l’anteprima di Eurochocolate.
Sono state 65 creatività, 910 adattamenti, 41 eventi. Un day by day fatto di aggiornamento sito, pagina Facebook, gestione concorsi, invio dem, sms, pianificazione media, produzione materiali, gestione pista, illuminazioni natalizie.
Ci dicevano, eravate ovunque. Vi abbiamo visto sui flyer, sui giornali. Vi abbiamo sentito alla radio.
Era il 26 novembre 2008. Era il Soratte Outlet Shopping. Erano le nostre idee. Era il nostro cliente.
Da oggi, non lo è più.

Fotogrammi ormonali

Alfredo

By Alfredo
Published 28th December, 2010

Relativamente ai film per cui abbiamo lavorato nel 2010, ricordo.
La passione di Soul Kitchen.
La sobrietà del Riccio.
L’energia del Concerto.
La temerarietà del Profeta.
L’allegria del Piccolo Nicolas.
La verità di Draquila.
La compiutezza della Regina dei castelli di carta.
La profondità di Niente Paura.
La vitalità di Resident Evil Afterlife.
La leggerezza di Mangia prega ama.
L’urgenza della Pecora Nera.
L’attesa dell’Ultimo esorcismo.
L’eleganza di Potiche.
La forza di The Killer inside me.
La lezione delle Avventure di Sammy.
Tra di essi, scelgo quale film dell’anno Il profeta.
Visionario ma reale, raffinato mai lezioso. Duro, a tratti ironico. Come la vita, dentro e fuori.
E voi, cosa ricordate? Quale preferite?

Un tranquillo weekend di Natale

Chiara

By Chiara
Published 23rd December, 2010

Le nostre scrivanie sembrano campi di battaglia, fogli dappertutto, buste di wafer, un bonsai, pacchi regalo, fogli excel.
Lo Spirito del Natale aleggia nel disordine e ci ricorda che è tempo di pausa. Non vorremmo certo fare la fine di Ebenezer Scrooge.
Solo pochi giorni da dedicare alle nostre famiglie, partenze e ritorni, poi dal 27 dicembre siamo nuovamente qui.
Lo Spirito del Tempo Passato ci ricorda dei progetti da portare a termine, consegne e scadenze che non posso aspettare il nuovo anno.
Lo Spirito del Tempo Presente ci porta a visitare l’azienda Leda, ultimo cliente acquisito nel 2010, segno che il buono di un anno lo si può cogliere fino all’ultimo dei suoi giorni.
Infine, lo Spirito del Tempo Futuro. Sguardo puntato all’orizzonte e il desiderio di fare sempre meglio. Offrire la qualità del nostro lavoro a coloro che finora hanno seguito il nostro cammino e a quelli che si uniranno lungo il viaggio.
A tutti, intanto, auguriamo un tranquillo weekend di Natale.

Temporaneamente irraggiungibili

Daniela

By Daniela
Published 21st December, 2010

Il pranzo, tutti i giorni.
C’è chi lo salta, chi lo utilizza per nuotare, chi lo trascorre dal parrucchiere e chi dall’estetista.
C’è chi lo attende già dalle 11 e chi lo rimanda.
C’è chi non lo fa mai fuori e chi lo fa sempre al parco.
C’è chi lo condivide, chi lo fa seduto e chi solo in piedi.
C’è chi lo fa monotematico, chi macrobiotico e chi probiotico.
C’è chi lo fa solo dolce e chi solo salato.
C’è chi lo scongela, chi lo riscalda e chi semplicemente lo assaggia.
Il pranzo, a Natale.
È aziendale e lo faremo tutt’insieme, domani, 22 dicembre. Dalle 13 alle 15.
Non ce ne vorrete ma, per un paio d’ore, saremo temporaneamente irraggiungibili.