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Lavorare insieme. Da Aversa a Milano

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Quando Alizia mi lesse la mano otto anni fa, circa, sorrisi. Era esattamente quello che desideravo: una vita senza soluzione di continuità tra affetti e lavori. Un unicum, una convivenza di coppia casa&ufficio.
Quando con Alfredo abbiamo fatto la scelta di lavorare insieme, la collaborazione è iniziata come uno stage, un periodo di prova. All’epoca in tanti, spaventati per esperienze dirette o racconti di terzi, provarono a farci desistere. Abbiamo sentito di tutto sulle disastrose conseguenze del lavorare insieme, dello stare insieme 24 h su 24, sullo spegnimento della passione, sul rischio di parlare sempre e solo di lavoro, sulla fine di uno dei due rapporti. O di entrambi!
Non siamo ancora arrivati alla crisi del settimo anno ma ci uniscono 5 anni di vita casa&ufficio e, sabato, dopo aver  letto l’articolo del Wall Street Journal riportato da La Repubblica, abbiamo trovato spunti noti.
Mentre Alfredo rifletteva che il punto è come consideri il lavoro e noi lo viviamo come strumento per affrontare la realtà, come sguardo sul mondo non staccato dal resto, non so perché, nella mia mente, si sono affacciate una serie di immagini di coppie al lavoro. Legate ai miei giorni ad Aversa, coincidevano con volti sereni, con immagini che si completavano.
La profumeria L., dove Ludovico ti suggeriva l’intimo e la moglie i cosmetici, o la salumeria  Andreozzi (oggi pizzeria) dove don Biaggio (con due g) alla cassa, con un occhio all’ingresso/uscita imbustava quello che la moglie aveva preparato.
Lui sempre più alla mano, magari più socievole e divertente, lei più preoccupata e tendenzialmente più fredda. Coppie belle, abituate a condividere tutto. Dalle gioie ai dolori, dalle preoccupazioni alle soddisfazioni.
Se oggi, dopo Roma, abbiamo ancora voglia di investire su Milano, di inventarci cose nella vita e nel lavoro, se abbiamo mille cose da dirci anche dopo 10 ore di lavoro insieme, credo che il segreto sia da cercare in una base solida di rapporto, nel profondo rispetto che ci lega, nel riconoscimento di ruoli e talenti, nella capacità di ridere e sdrammatizzare, nella voglia di condividere e accogliere  tutto come una opportunità per svolgere, come diceva Pavese, l’unico grande mestiere: vivere.

p.s.

Mentre scorro il decalogo per non far naufragare l’unione – tenere a bada la competitività, lavorare anche con altri, mischiare gli stili, evitare di parlare troppo di lavoro -, mi accorgo che l’unico che mi manca è l’ultimo, prendersi delle pause dalla vita di coppia. Vorrà dire qualcosa?

Musica per le nostre orecchie

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È passato quasi un mese ma nonostante ciò, il Wind Music Awards si fa ancora sentire in rete. Segno di un evento musicale degno di nota, che ha emozionato 25.000 spettatori all’Arena di Verona e più di 2 milioni telespettatori sintonizzati ad ogni puntata su Italia 1, per potersi emozionare di fronte agli artisti preferiti.
Tutto è iniziato martedì 26 gennaio. Siamo stati chiamati da Wind, in fase di gara (di cui siamo, poi, risultati vincitori), per presentare un piano di comunicazione finalizzato al lancio e alla promozione on line di questo grande evento della musica italiana.
Il progetto, studiato per esaltare le potenzialità di tutti i settori dell’agenzia, è nato dall’ideazione di un claim posizionante quanto aspirazionale – Sulle tracce delle stelle (grazie, Matteo) – che è stato l’elemento portante di tutta la nostra comunicazione. Le tracce audio, le stelle e i colori brillanti, ripresi poi su tutta la comunicazione dell’evento, anche nell’allestimento del palco, sono stati gli elementi grafici che ricorderanno il WMA 2010.
È stato un lavoro che ha comportato la necessità di  un continuo confronto tra diverse professionalità e soggetti interessati, da noi a Wind, fino alla società organizzatrice dell’evento.
Da account ho seguito tutto l’evento, affezionandomi al progetto e facendo anche amicizia con i fan del WMA. Prima di tutto, abbiamo realizzato il sito ufficiale, aggiornandolo prontamente all’arrivo di ogni news (la grafica è stata persino riportata su diversi blog http://bit.ly/b7CDbi http://bit.ly/9wkUqa http://bit.ly/cGF94Z http://bit.ly/bexmTQ http://bit.ly/b5l2Ui http://bit.ly/bQpxna http://bit.ly/cZqRkc); in seguito, abbiamo svolto una mirata attività di PR online (grazie a Francesco, Ignazio e Vittorio), creando inoltre profili sui principali social network. Il tutto, supportato dal contest, che Wind ci ha affidato nel suo complesso, dall’ideazione alla gestione, anche burocratica, che si è rivelato un elemento di forte appeal garantendo al sito oltre 26.000 visualizzazioni. Quasi 2.000 utenti hanno giocato per aggiudicarsi uno dei cento biglietti d’ingresso omaggio e vincere il premio tanto ambito: un pass per assistere alle prove pomeridiane e visitare il backstage.
Il successo del concorso e di tutta l’operazione è stato ottenuto, oltre che per l’incisivo contributo di progettazione grafica (Agostino) e sviluppo (Albino), anche grazie al tematico, costante e talvolta immaginifico lavoro di content management (Alessia, cioè io).
Non è, dunque, un caso che la pagina del sito che ha ottenuto maggior successo sia stata quella dedicata alle news (notizie ma anche video, foto, testimonianze), con oltre 60.000 view, seguita dal divertente video del baronetto Jean Claude, realizzato da Marcello Cesena in esclusiva per Wind e la kermesse.
La sorgente di traffico che ha generato maggiori visite uniche è stata Facebook, che con i suoi 2.640 fan, ha portato più di 4.500 visite al sito, segno di una riuscita attività di promozione e interazione con gli utenti.
In totale, il sito ha raggiunto oltre 110.000 visite uniche e più di 340.000 visualizzazioni di pagina, lasciando in noi un’eco di suoni e divertimento.

WMAWMAWMAWMAWMA2 Musica per le nostre orecchieEstrogeni   Alfredo Borrelli   CEO

Un bacio a Corina

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“Un giorno d’estate una donna di cinquant’anni con un bellissimo nome greco passò accanto a un fiume e guardando un prato di erba alta con pioppi di là dell’acqua ricordò un bacio”.
Tra la a di antipatia e la b di bambino (ne vogliamo parlare?!…), spunta l’incipit di Bacio, tratto dai Sillabari di Parise.
Non c’è nulla di autobiografico, in questo racconto. Eppure, c’è tanto di noi.
Di me, Lucia, Daniela, Lorenzo, Agostino. Di Estrogeni che è stata e che è.
Da quei giorni lontani di settembre 2003, in cui Umberto mi contattava per presentarci una signora spagnola. Bruna, elegante, severa e gran fumatrice.
Bacio. Quante volte abbiamo chiuso così i nostri sms.
Bacio. Lo cercava sempre, allargando le braccia appena scorti all’orizzonte.
Bacio. Come un sigillo al bellissimo rapporto creato. Per caso, avviato. Con tenacia, costruito. Con passione, consolidato e tenuto vivo.
Corina, oggi che è un giorno d’estate ma non ha ancora cinquant’anni, se ne sta forse distesa in qualche parco nella sua splendida e caleidoscopica Granada. Un giorno cristiana, quello dopo ebrea, quello dopo ancora musulmana.
Corina, che me l’immagino con una tazza di caffè rigorosamente in tazza americana, seduta accanto o di fronte a Sofia, che invece preferisce il tè.
Corina, che il 2 aprile 2008, ci fece entrare (concretamente, impolverandoci sul cantiere) nel mondo allora sconosciuto degli outlet. Eravamo io e Davide, la prima volta, a guardare dall’alto lo scheletro che prendeva forma. Saremmo stati io, Daniela e Lorenzo, tante volte dopo, a guardarci negli occhi all’interno della baracca arredata con linee svedese e calore spagnolo.
Corina, che tanto ci manca e tanto manca al mercato. E che il mercato omaggia, parlando dei suoi progetti, così visionari, così affascinanti, così colti.
Corina, con il suo nome greco e il gelato da bambina al porto di Napoli.
Corina 300x225 Un bacio a CorinaEstrogeni   Alfredo Borrelli   CEO

Fronteretro

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Ricordo di averle viste tutte ma proprio tutte.
Ricordo che pure Lucia e Giuseppe, le hanno viste tutte.
Ricordo che in origine c’erano anche Daniele, Costanza, Letizia.
Ricordo che poi sono venuti Agostino e Daniela.
Ricordo l’arabo di via Merulana e le due stanze a via Corsica.
Ricordo Davide e Pietro.
Ricordo Giuseppe, Francesco, Luisa, Jelena, Anna Rosa, Rosalinda, Francesco, Carmine, Antje, Valentina, Laslo e Cristina.
Ricordo Andrea.
Ricordo Antonio.
Ricordo Riccardo.
Ricordo tutti i colloqui.
Ricordo i colloqui di tutti.
Ricordo tutti i contratti.
Ricordo tutte le assemblee.
Ricordo tutti i verbali.
Ricordo i business plan sui tovaglioli del bar.
Ricordo i bar.
Ricordo il primo sito.
Ricordo il primo post.
Ricordo la prima fideiussione.
Ricordo le gare.
Ricordo le vittorie e le sconfitte.
Ricordo le notti.
Ricordo i sogni.
Ricordo Behind Punto Comm.
Ricordo le buste paga di tutti.
Ricordo lo stipendio zero.
Ricordo gli zero stipendi.
Ricordo i sette anni di utili non distribuiti.
Ricordo il mutuo.
Ricordo che la banca mi ha chiesto di esserci fino all’estinzione.
Ricordo la scoperta dei covenant.
Ricordo i prossimi dieci anni di utili che ci siamo impegnati a non distribuire.
Ricordo l’aumento di capitale che ci toccherà fare.
Ricordo di essere il socio di maggioranza.
Ricordo che il ricordo, a un certo punto, si è interrotto.
E quando i ricordi non sono più sguardi, né volti, né profili, né sorrisi, né lacrime, né situazioni, è allora che smettono di essere impegni morali. E tornano ad essere passato.

New business. To you

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Riflettevo su Feedelity.
Il progetto nasce all’interno di un aggregato scientifico composto da aziende (Italsime, Estrogeni, Iniziativa) e università (Napoli, Benevento). Ha l’obiettivo primario di dar vita ad un sistema esperto che, secondariamente, consenta di creare un circuito ad elevata fidelizzazione tra esercenti commerciali al dettaglio di una determinata zona cittadina.
Come? Attraverso piani di marketing tailor made, elaborati da un consulente virtuale.Qualcosa, insomma, che sta a cavallo tra economia, sociologia, informatica e comunicazione.È stato bello esserci dentro. Ci ha offerto la possibilità di cimentarci con concetti ed esperienze ad oggi inesplorate ma, soprattutto, ci ha fatto comprendere il valore della nostra pratica quotidiana. È come se ci fossimo prestati a far da cavia, inferenziandoci l’un l’altro.
Poi, come sempre, ci siamo fermati a pensare. E di pensiero in pensiero (a cascata, proprio come un albero…), siamo giunti alla conclusione che abbiamo inconsapevolmente programmato un suicidio (altruistico, per dirla con Durkheim). Ci siamo, infatti, tagliati una fetta di mercato, che da oggi in poi farà affidamento su Feedelity.
Quando si dice l’eterogenesi dei fini.
Feedelity New business. To youEstrogeni   Alfredo Borrelli   CEO

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